LA NOSTRA PRIMA VISITA ALLA SCUOLA SECONDARIA

I giorni 13 e 14 gennaio 2017 noi alunni delle classi quinte della scuola primaria di Mezzate e di Monasterolo siamo andati alla scuola secondaria di primo grado per il raccordo e per l’open day.

Il primo giorno abbiamo conosciuto alcuni insegnanti e abbiamo assistito a delle lezioni, il secondo abbiamo partecipato anche a dei laboratori.

La scuola secondaria dell’ I.C.S. Montalcini, dall’esterno non era molto accattivante, era infatti un edificio a due piani, tutto grigio che ci metteva anche un po’ di paura.

Il giorno dell’open day, appena entrati, ci hanno accolti dei simpatici ragazzi di terza media, che ci hanno rassicurati e fatto da tutor per tutta la mattinata.

Erano molto eleganti, vestiti tutti uguali: indossavano una camicia bianca, gonna o pantaloni neri e alcuni portavano anche il gilet o la giacca.

Subito dopo, ci hanno divisi per gruppi e ci hanno portati nelle classi per assistere e partecipare alle lezioni e ai laboratori.

La prima classe nella quale ci hanno accompagnati era una prima; il prof. Boschetti stava spiegando una lezione di storia molto interessante sulle monete antiche.

Il professore ci ha dato una moneta a testa che dovevamo descrivere: la mia si chiamava “2500 Binlira” ed era una moneta usata dal popolo vichingo.

Poi siamo andati nell’aula di educazione artistica dove c’ era la professoressa Ducco, una donna bionda, alta e magra molto elegante; ci ha fatto fare un disegno molto bello, un grappolo d’ uva con la tecnica dello sbalzo su rame. Peccato che il tempo a disposizione sia stato troppo poco e pertanto non siamo riusciti a terminarlo.

In seguito abbiamo partecipato al laboratorio di tecnica con la prof. Ripamonti, una simpatica signora con gli occhiali, alta, magra, con i capelli lisci e biondi; con lei ed i suoi alunni abbiamo costruito un solido, una piramide che poi abbiamo portato a casa.

La lezione di musica con l’ insegnante Bolzoni è stata molto interessante: ci sembrava di essere ad un vero concerto! … E che  bravi i suoi ragazzi a suonare il flauto, non sbagliavano una nota! La canzone che ci è piaciuta di più era la “Marcia di Topolino”.

C’erano anche due laboratori di lingue straniere: d’inglese e di spagnolo.

In quello d’inglese, tenuto dalla prof. Campeti, abbiamo parlato dei modi di dire, ad esempio “the big cheese”, letteralmente “grande formaggio”, che abbiamo rappresentato come un grosso formaggio con le gambe e le braccia. Che ridere!!! … In realtà questo termine si usa per indicare ”un pezzo grosso”, cioè una persona molto importante.

In quello di spagnolo dei ragazzi ci hanno fatto vedere due spettacolini divertenti: uno riguardava una torta da cucinare, l’altro un mercatino.

Poi la prof. Molfetta ci ha fatto fare un gioco detto “taboo”, dovevano dire i numeri in spagnolo, ma ai multipli del cinque si doveva dire “taboo”; chi sbagliava la pronuncia o non diceva “taboo” veniva eliminato.

Tutte le lezioni ed i laboratori sono stati molto interessanti, ma quello che ha attirato di più la nostra attenzione è stato il laboratorio di scienze organizzato dalle prof. Rampolla e da un’altra di cui non ricordiamo il cognome,  due giovani insegnanti.

I ragazzi grandi ci hanno mostrato diversi simpatici esperimenti come quello dell’ uovo sodo, della candela … il più divertente è stato quello del vulcano.

Essi hanno costruito un vulcano di cartapesta, al suo interno hanno  inserito una bottiglia nella quale era stata messa acqua, aceto e un colorante rosso, poi hanno aggiunto un pizzico di bicarbonato e … come per miracolo, pochi secondi dopo, è avvenuta una cosa straordinaria: dal  vulcano è fuoriuscita della schiuma rossa, sembrava proprio un’eruzione vulcanica!

L’ esperienza alla scuola secondaria è stata bellissima e molto importante per “rompere il ghiaccio” con la nuova scuola nella quale l’anno prossimo andremo.

Ora non vediamo l’ora di andarci, anche se ci dispiace lasciare le nostre maestre della scuola primaria che ci mancheranno, ma che comunque ci rimarranno sempre nel cuore.

Bonatti Arianna, Guglielmo Elisa, D’Onofrio Sara, Angelino Matteo,

Classe V B, Primaria, Mezzate

L’UNIONE FA LA FORZA

INCONTRO CON I BAMBINI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Mercoledì 14 dicembre 2016 io, i miei compagni di V A e la classe V B della Scuola Primaria di Mezzate abbiamo incontrato i bambini che l’anno prossimo frequenteranno la prima elementare nella nostra Scuola.

Appena arrivati, ognuno di noi ha preso un bambino per mano per fargli da guida; erano tenerissimi.

Io non conoscevo nessuno, ma poi ho alzato la testa e ho intravisto il mio vicino di casa che ha un fratello che va in classe di mia sorella. Ogni volta che mi vede, in piazza, nel condominio o in piscina, mi abbraccia!

Mi sono accorto che nemmeno lui conosceva nessuno e appena mi ha visto è corso ad abbracciarmi. Così ho capito che dovevo essere il suo tutor. Si chiama Lorenzo e ha cinque anni.

Per prima cosa abbiamo fatto un “tour” della scuola. Durante il tragitto io gli ho ricordato che quel giorno era venuto alla scuola Primaria perché l’anno prossimo sarebbe andato in 1^ elementare, ma lui non faceva altro che abbracciarmi!

Siamo andati a vedere le classi prime e l’aula informatica, ma lui non faceva altro che dire: “Quando si gioca?”. La nostra visita è proseguita con la palestra ed è finita in mensa.

Finito il “tour” siamo risaliti e abbiamo suonato per loro con il flauto “L’Inno alla gioia” di Ludwing van Beethoven. Ad un certo punto, mentre suonavo, ho provato come la sensazione che da un momento all’altro Lorenzo mi sarebbe corso incontro per abbracciarmi, ma mentre si stava alzando, io ho scosso la testa in segno di no e lui si è riseduto.

In cambio del nostro “Inno alla gioia” i bambini della scuola Buzzoni ci hanno cantato e ballato una canzone in inglese!  Mentre i bambini della scuola Montalcini ci hanno cantato e ballato “Giro giro tondo”. Sono stati tutti bravissimi!

Poi siamo entrati in classe e la nostra compagna Alice ha letto ai bambini una storia, mentre la maestra faceva vedere le immagini del libro sulla Lim.

La storia parlava di un pesciolino nero di nome Guizzino, che insieme ai suoi amici pesciolini rossi esplorava l’oceano. Un brutto giorno però arriva un grosso tonno che si mangia tutti i pesciolini rossi e solo Guizzino riesce a salvarsi. Guizzino si sente solo e triste, ma dopo aver scoperto alcuni abitanti dell’oceano, è più sereno. Poi incontra degli altri pesciolini rossi e spiega loro che non si può vivere nella paura. Infatti li convince che insieme possono formare un grande pesce e cacciare via i grossi tonni.

La morale della storia è veramente “grande”: l’unione fa la forza!

Infine la maestra ci ha dato dei pesci da colorare di rosso; Lorenzo ha colorato benissimo!

Poi li abbiamo ritagliati e incollati su un cartellone, dove hanno formato un grande pesce, come nella storia.

Le maestre hanno detto che appenderanno questo cartellone all’entrata della nostra Scuola. È proprio una bella idea! Così quando l’anno prossimo i bambini della Scuola dell’Infanzia arriveranno alla Scuola Primaria, lo potranno rivedere e ricordarsi dei bei momenti vissuti assieme a noi.

La giornata non poteva andare meglio e infine noi ragazzi di V A e V B abbiamo regalato ai “nostri” bambini una coccinella porta-fortuna realizzata in cartoncino.

I bambini della Montalcini ci hanno dato un lavoretto a forma di mano con su scritto “IO & TE”, dove all’interno Lorenzo aveva scritto il suo nome vicino al mio.

I bambini del Buzzoni ci hanno regalato un disegno di un alberello di Natale avvolto da un nastrino.

È stato bellissimo incontrare Lorenzo, mi ricordava me da piccolo. Sono convinto che abbia imparato molte cose e mi è dispiaciuto quando è andato via. (RICCARDO)

Quest’esperienza mi è piaciuta moltissimo anche perché ho rivisto le mie maestre dell’Asilo; è stata una grande emozione! (ALICE)

Quest’incontro è stato bellissimo, perché mi sono ricordata quando anche io sono venuta in visita alla scuola Primaria; che batticuore! (VALERIA)

Riccardo e i compagni della V A E V B, Primaria, Mezzate

BENTORNATA PRIMAVERA!

Primavera

Il bel, tiepido mattino;

il sonoro richiamo dell’uccellino;

il venticello fresco che soffia fra i rami non più innevati

degli alberi ormai ripopolati.

 

Il prato è tinto di mille colori

emana un profumo che arriva dai fiori.

Loro son testimoni dell’arrivo della primavera

insieme alla lieve aria leggera.

 

Le coccinelle dal dorso puntinato,

volano in mezzo al paesaggio incantato,

finché i bambini, allegri, le prendon sulle dita;

addio inverno, ricomincia la vita!

Agnese Silvestri, IV A Primaria, Monasterolo

 

Sorriso

Sorriso splendente

come il sole,

sorriso dolente,

di chi troppo non ha e non vuole.

 

Sorriso dolce

di chi ti vuol bene,

che dona luce

a chi intorno viene.

 

Sorriso colorato

come un arcobaleno,

che splende sul tuo viso illuminato

e ti rende sereno.

Agnese Silvestri, IV A Primaria Monasterolo

 

La primavera

In primavera sbocciano fiori

che risplendono di mille colori.

Gli uccellini si mettono a cantare

e ai bambini viene voglia di giocare.

Ci vestiamo con abiti leggeri

e non abbiamo brutti pensieri.

Il sole risplende nel cielo

e non c’è più traccia di gelo.

Le giornate si riempiono di allegria

e nell’aria c’è tanta magia.

Leonora Cnapich, IV A Primaria, Monasterolo

L’Amicizia

L’amicizia non significa scegliere un amico

ma neanche fare ciò che ti dico.

 

L’amicizia è volersi bene,

e stare sempre insieme.

 

A volte capita di litigare

ma poi si ritorna l’amico ad abbracciare.

Sarah Jaghl, IV A Primaria, Monasterolo

 

La difficoltà

Ognuno di noi ha una propria difficoltà,

ma insieme la affrontiamo con tanta felicità.

 

Quando uno ha difficoltà

lo aiutiamo con tanta sensibilità.

Sarah Jaghl, IV A Primaria, Monasterolo

 

La Stella Cometa

Scende una scintilla

e pare un fuoco che cade

veloce cadendo brilla

e taglia il cielo come una lama che rade.

 

Un desiderio e un sogno avveri

Corri! Insegui le stelle bambino!

I desideri son dolci pensieri

e la tua vita sembra un sogno assai carino.

Ester Delfi, IV A Primaria, Monasterolo

 

Le foglie

Le foglie piccole danzatrici

ballano in cielo serene e felici.

Quando è autunno cadono in giardino

senza accorgersi che le raccoglie un bambino.

Tommaso Ferrari, IV A Primaria, Monasterolo

 

L’Arcobaleno

Quando spunta fra i cespugli,

fa svegliare tutti i conigli.

Li fa uscire dalle grotte

per far loro vedere i suoi colori a frotte.

 

In una brutta giornata di malinconia

se c’è lui, la tristezza può andare via

e con i suoi colori, tutto splendente,

rende luminoso il sorriso della gente.

 

Per iniziare c’è il rosso, che è

come il cielo che tramonta sul mare mosso.

Di seguito l’arancione

come l’orologio che fa tic tac all’inizio della lezione.

 

Poi c’è il giallo,

che quando mi alzo la mattina, fa cantare il gallo.

Dopo c’è il verde

e quando l’arcobaleno appare il tempo non si perde.

 

Infine c’è l’azzurro, il blu e il viola

e quando penso all’arcobaleno penso a una cosa sola:

la felicità, l’emozione e la compagnia, è l’arcobaleno

quando lo vedo e ho qualcuno accanto.

Lara Ruffini, IV A Primaria, Monasterolo

 

Primavera

Aspetto da tanto la primavera

con la luna che illumina ogni sera,

le foglie iniziano a brillare

e i fiori si preparano a sbocciare.

 

Voglio vedere le nuvole danzare

e la pioggia mai più tornare;

le giornate che si allungano portano sempre allegria

ti prego, primavera, non andare via!!!

Giada Guerini, IV A Primaria Monasterolo

 

La Felicità

La felicità

è come un dolce pieno di golosità

e quando la mangerà ogni bambino

si sentirà un biscottino.

 

La felicità

è come una luce nel cuore

che ti libera dal dolore.

La felicità è dolce come il tè

e come il latte nel caffè.

 

La felicità è un fuoco di stupore

che di luce si forma un bagliore

la felicità ti fa provocar meno danni

ed è come un amico fino a cento anni.

Daniel Antenucci, IV A Primaria, Monasterolo

 

Carnevale

Oggi mi vesto da fata turchina

e trasformo la sera in mattina.

Io scherzo e rido: sono un pagliaccio

ho un gran nasone e un cappellaccio!

Col mio mantello volo sui tetti

e a tutti i gattini faccio scherzetti!

Tanto si sa che a carnevale

ogni battuta e ogni scherzo vale!

Michelle Di Napoli, IV A Primaria, Monasterolo

 

Mi piace il vento

Mi piace il vento

perché vuole giocare,

mi piace il vento

perché ama scherzare,

mi piace il vento

perché fa volare,

mi piace il vento

perché senza di lui

in autunno le foglie mentre cadono

non possono danzare.

Tabatha Torri, IV A Primaria, Monasterolo

L’ISTRUZIONE È PER TUTTI

“Essere la prima della classe non ha nessuna importanza, se non puoi studiare   affatto. Quando qualcuno ti toglie la penna di mano, allora sì che capisci davvero quanto sia importante l’istruzione.”

Malala Yousafzai

 

“Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna.”

Malala Yousafzai

 

“Sedermi a scuola a leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no.”

Malala Yousafzai

 

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti.”

Malala Yousafzai

“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare ”

Jhon Lubbokj

 

“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.”

Nelson Mandela

 

“Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”

Plutarco

 

Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere.”

Piero Calamandrei

“L’istruzione è la migliore arma per combattere il nemico ”

Adelina

 

“Le fondamenta di ogni stato sono l’istruzione dei suoi giovani”

Digione il Cinico

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita non con la scuola”

Lev Tolstoj

                                                                                                              

 “L’istruzione è ciò che resta dopo che uno ha dimenticato tutto quello che ha imparato a scuola.”

Albert Einstein


Giorgia Fossati, I B Secondaria, team del giornalino

UN VIAGGIO NEI NOSTRI LIBRI PREFERITI- Episodio 2

Ci incamminiamo verso la stazione di King’s Cross, pensando a quello che ci avevano detto i nostri genitori qualche giorno fa.

Era successo tutto così in fretta: eravamo in una famiglia di maghi e dovevamo andare in una scuola apposta per imparare a usare la magia, non ce lo saremmo mai nemmeno sognate!

Arrivate alla stazione, i nostri genitori ci salutano perché hanno impegni al Ministero della Magia e ci lasciano i biglietti per il treno.

Cerchiamo il binario 9 ¾ e quando finalmente lo troviamo ci mettiamo a correre verso di esso come ci è stato detto dai nostri genitori.

Il binario è sempre più vicino, dovremmo avere paura, ma sappiamo che ci passeremo attraverso e quindi acceleriamo; purtroppo sbattiamo contro il muro come delle stupide. Nonostante i bernoccoli facciamo finta di niente, ci guardiamo intorno e vediamo un tizio sparire in un muro: eccolo! Gli corriamo contro e finalmente vediamo l’Hogwarts Express!

Prendiamo il treno e andiamo in uno dei tanti scompartimenti dove c’erano due ragazzini (abbastanza carini) che stavano giocherellando con una rana marrone. Ad un certo punto uno l’acciuffa e se la mangia. Ah, allora era una cioccorana! Entriamo e ci sediamo.

-Ciao, io sono Giorgia e lei è Sofia.

-Ciao, io sono Marco e lui è Andrea.

-Piacere, possiamo sederci qua?

-Certo, fate pure. Volete una cioccorana?

-Sì, grazie.

Ci danno una cioccorana a testa, le apriamo, ma scappano. Mentre i due ragazzi ci dicono – Dai, succede!!!- noi ci mettiamo ad inseguirle.

Correndo dietro le cioccorane ci troviamo in un altro scompartimento, dove ci sono due nostri amici che le prendono, ce le ridanno e ci offrono due caramelle Tuttigusti +1. Sfortunatamente per noi sono alle caccole e ai calzini sporchi e vomitiamo tutto addosso ai nostri amici, sporcando tutto lo scompartimento. Ci guardano male e noi scappiamo per non farci prendere mentre loro ci rincorrono.

Noi, però, siamo più veloci e ci rifugiamo in uno scompartimento vuoto a sistemarci. Indossiamo le divise e finalmente sentiamo il treno che si ferma.

Continua

Lucilla Cnapich e Erica Calamoneri, II D Secondaria, team del giornalino

LA NOSTRA ISOLA

La Sicilia è secondo noi l’isola più bella del mondo, non solo perché c’è il mare ed è ricca di bellezza naturale, ma anche per l’accoglienza e l’affetto che si riceve da parte dei suoi abitanti.
Durante le vacanze andiamo frequentemente sia a Palermo ma anche a Messina, le città natale dei nostri genitori.

La Sicilia non è ricca solo di beni naturali come già detto, ma anche di cultura e di testimonianze storiche. Un’ importante sito di interesse storico in Sicilia, che abbiamo visto insieme a Caltanissetta, è una villa di un nobile romano, all’interno della quale c’erano degli imponenti mosaici, ma anche una cattedrale posta sopra  la costruzione costruita con 99 tipi di marmi diversi provenienti da 50 regioni del mediterraneo, cosa che ci ha incantati notevolmente. Abbiamo visto anche, a Sant’Andrea, un piccolo paesino in provincia di Messina, un presepe vivente dove venivano rappresentate le attività antiche riguardanti gli anni della nascita di  Cristo. È stato davvero bello, anche perché davano come assaggio gli “Sfinci”, un dolce tipico della regione.

A proposito di dolci, uno dei più famosi e deliziosi dolci siciliani è la cassata, che è una torta composta da ricotta con zucchero e vari canditi che rendono sempre più colorata. Un’ altra delizia sono i cannoli, che vengono serviti con un ripieno sempre di ricotta e a volte con del cioccolato e del pistacchio, che li rendono più buoni.

Durante le vacanze estive andiamo di solito nella spiaggia di Marinello a Messina: qui il mare è sempre calmo e limpido e ricco di pescispada che si possono anche pescare.

Andiamo anche alla spiaggia di Capaci, bella per i tanti pesci che ospita e per la sua fantastica acqua cristallina. Di solito quando andiamo a fare snorkeling troviamo pesci di varie specie fra cui il pesce gatto.

Quest’isola secondo noi è il paradiso per tutto ciò che ci offre, ma anche per tutte le emozioni che proviamo ogni volta che ci andiamo. Ogni volta che la visitiamo non vogliamo più andarcene.

Che dire di altro? Speriamo che questa magnifica regione vi piaccia e vi aspettiamo in tanti!

Sofia Malta e Alice Maio, I D Secondaria, team del giornalino

AD UNA PERSONA SPECIALE

16 marzo 2017

Cara migliore amica,

ti scrivo per ringraziarti. Ringraziarti perché mi aiuti e mi sostieni e gioisci con me anche quando sei triste; perché mi vuoi bene come una sorella e mi appoggi sempre.

Grazie per ogni sorriso, grazie di avermi dato fiducia e grazie di esistere. Grazie a te ho capito che le vere amiche sono quelle capaci di farti sorridere nei momenti belli e brutti, proprio come riesci a fare tu con me.

Ti ho sempre considerata come una sorella e una persona a cui posso confidare di tutto; le altre persone non potranno mai sapere che noi, solo io e te, riusciamo a parlarci semplicemente con uno sguardo.

Adesso non siamo più in classe insieme, non ci vediamo spesso come prima, ma il nostro rapporto rimarrà, perché di storie come quella della nostra amicizia se ne sentono poche in giro, e io sono stata fortunata ad averti incontrato, sono fortunata ad averti come migliore amica.

Scrivo proprio a te, “a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…”. Non posso immaginare una vita senza te e la nostra amicizia, parte essenziale della mia vita.

Forse ora mentre starai leggendo questo ti starai chiedendo il perché l’ho scritto, beh, semplicemente per farti capire che io ci sarò sempre per te e anche per dirti che sei unica; ti voglio un mondo di bene.

“SEI QUELLA CURVA SUL MIO VISO, CHE TUTTI CHIAMANO SORRISO”

Beatrice Seganfreddo, I D Secondaria, team del giornalino

GIOCA E VINCI CON CLASH ROYALE

Il gioco “CLASH ROYALE” consiste nel vincere le battaglie attaccando gli avversari. Se distruggi la torre centrale e la sconfiggi, automaticamente le altre due torri si autodistruggono.

Per andare avanti nelle altre arene (che sono 9) bisogna vincere molte partite guadagnando tanti trofei, così si può passare nell’arena successiva.

Quando si vince, si guadagnano tante corone quante torri hai distrutto.   Quando arrivi a dieci corone, vinci il baule della corona. Ci sono molti bauli, tra i quali: omaggio, argento, oro, gigante, magico, super magico, epico e leggendario.

In questi bauli ci sono diversi tipi di carte tra cui: Comuni, Rare, Epiche e Leggendarie. Le Leggendarie sono le carte più forti. A volte escono delle nuove carte e nuove arene.

Per giocare bisogna creare un deck dove si possono mettere diverse carte.

Le carte si possono trovare in varie arene e tramite i bauli (elencati sopra).  Nel gioco ci sono le monete e le gemme e puoi comprarle con dei soldi veri, le gemme sono utilizzabili per comprare i bauli o dell’oro e servono anche per velocizzare l’apertura dei bauli. Per giocare a “Clash royale” bisogna avere un’ottima tecnica e conoscere molto bene le carte.

Luca Perin e Matteo Dianin, I D Secondaria, team del giornalino

INVERNO PER SEMPRE

Vorrei ricordare a tutti le grandi bellezze dell’ inverno, soprattutto per chi raggiunge le mete sciistiche preferite d’Italia come la Val d’Aosta, dove si può sciare, fare snowboard ed escursioni in montagna con la famiglia. Sciare è bellissimo, perché permette di fare sport in un contesto naturale meraviglioso.

Le piste da sci si dividono in tre categorie in base alla loro difficoltà.

Le piste blu sono le più facili, quelle rosse sono di media difficoltà, quindi arrivano le nere, le piste difficili. La difficoltà della pista dipende dalla pendenza della pista:

Le pendenze vengono riportate in percentuale, che rappresenta il rapporto tra la distanza percorsa e il dislivello.

Io in genere faccio le piste più facili, ma sta a voi decidere quale pista affrontare in base alla vostra esperienza, quindi buone vacanze invernali a tutti.

Gabriele Toselli, I D Secondaria, team del giornalino

AVVENTURA TRA LE ONDE

6 agosto 2016, Golfo Aranci, Olbia. Era una bellissima giornata di sole, l’ultima giornata delle nostre vacanze. Il mare era piatto, bello il silenzio della mattina sulla spiaggia vuota. Quel giorno avremmo fatto la nostra ultima gita in gommone.

Intorno alle 10,00 la partenza: costumi, asciugamani, maschere e pinne, crema solare, occhiali da sole, c’è tutto. Tra i ragazzi l’entusiasmo è alle stelle: Giulia e Chiara, splendenti nei loro tredici anni, si preparano a fare le sirene sulla prua e Federico e Nicola, complici e ilari come sempre, sono pronti per una nuova avventura.

Il nostro gommone si dirige verso l’isola di Tavolara, come abbiamo fatto milioni di altre volte, tutto è come sempre. Sembra di volare sulle onde, siamo circondati dal blu del mare e dall’azzurro del cielo, già si vede Tavolara, si avvicina, onda dopo onda.

È tardo pomeriggio, la giornata è stata piena. Faccio l’ultimo bagno lungo la riva, mentre il gruppo si avventura sulla terraferma per un sentiero a vedere il mare oltre le rocce. In lontananza creste bianche si vedono all’orizzonte. Lo zio Max, il nostro skipper, dice che non promettono nulla di buono, dice che al più presto dobbiamo tornare indietro perché il maestrale sta montando sempre più forte. Ancora allegri, tra una risata e l’altra, risaliamo sul gommone, costeggiamo Tavolara e siamo dall’altra parte dell’isola, puntiamo in direzione di Golfo Aranci.

Le piccole creste sulle onde in lontananza sono diventate muri altissimi. Il nostro gommone sembra una piuma che svolazza battuta dal vento, su e giù sulle onde. Spruzzi freddi e sgraditi ci arrivano sempre più forti addosso, siamo bagnati fradici. È difficile restare saldi sul gommone, ad ogni salto penso a cosa succederà al successivo, il mare è sempre più grosso e minaccioso, così il vento forte e ostile. Le risate dei bambini sono diventate pianto, i nostri visi abbronzati sono pallidi e contratti, il sole caldo e la serenità di quel giorno sono freddo e paura che ci fanno tremare. Penso che abbiamo fatto una stupidata ad affrontare il mare senza conoscere le condizioni meteorologiche, per la prima volta mi metto veramente nei panni degli immigrati che attraversano in barche sovraccariche il mare Mediterraneo, grande e aggressivo come non mi era mai sembrato… Sento quanto siamo fragili di fronte alla forza della Natura, penso che non può finire tutto così, ma è un attimo perché la paura non lascia molto spazio ai miei pensieri, saltiamo su onde sempre più alte.

Golfo Aranci alla fine è vicino. Dopo un tempo che mi è parso più lungo della giornata intera. E noi siamo salvi.

Funziona ancora il mio cellulare? Non lo so, non lo voglio sapere, con i piedi sulla terraferma sono contenta che siamo vivi!

Prof.ssa Sandra Biasiolo

L’AUTOSTRADA DELLA VITA

Fare attività fisica ci aiuta a crescere

Lo sport, l’anima di una guerra eterna. Non una guerra di frontiera ma una guerra contro pigrizia e sedentarietà. Inizialmente l’attività motoria era propedeutica all’esercizio militare e in tempi non troppo recenti si parlava di “Mens sana in corpore sano“: quindi, cosa significa “fare sport”?

Lo sport si può considerare una corsia preferenziale nella lunga autostrada della vita. Dopo aver preso il biglietto al primo casello, l’obiettivo di ogni guidatore è raggiungere il secondo (purtroppo o per fortuna, l’ultimo) nel maggior tempo possibile. Il significato dello sport è proprio questo: allungare il viaggio. Ovviamente capitano circostanze in cui ognuno “tifa” per sé stesso, ma esistono anche momenti di solidarietà quando, per esempio all’entrata dell’autogrill teniamo aperta la porta per uno sconosciuto. L’attività motoria è competitiva e solidale: un modo come un altro per vivere una lunga e sana vita felice e per conoscere altri viaggiatori.

Ciò che contraddistingue la “corsia” sportiva da quella sedentaria, oltre la lunghezza, è il doppio senso di marcia. C’è chi vede lo sport come un’occasione per esaltare il suo ego e umiliare gli avversari (in pieno spirito militare) e chi crede che sia solo un’opportunità in più per mantenersi in salute dimostrandosi rispettoso (in un’ottica più pacifica). Tra tutti i “corridori”, quali tornano indietro? Tante opinioni sono diverse: durante il viaggio c’è chi neanche si accorge della possibilità di fare un’ ”inversione a u” e c’è chi, alle olimpiadi, stringe la mano al primo ma abbraccia l’ultimo. In ogni modo lo sport era, è, e sempre sarà una delle più grandi invenzioni umane ma, così come la fisica nucleare o la democrazia, sta ad ognuno di noi decidere che significato attribuirgli.

                                                                 Giovanni Ristretta,  IV A

                                                                                      Liceo Scientifico Machiavelli

GIOVANI: SCUOLA, FAMIGLIA E AMICI… MA CHE STRESS!

Rilassarsi è l’unico modo per diventare adulti senza problemi.

Gli adolescenti si sentono più vulnerabili, e per questo possono essere influenzati da ciò che li circonda, perché si ritrovano di fronte ad un aumento di richiese e pressioni da parte dei genitori o di altri adulti. Recenti studi, hanno infatti dimostrato che lo stress eccessivo durante la crescita può avere un impatto negativo sulla salute sia fisica sia mentale. Inoltre rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere della depressione.

 Ma che cos’è lo stress?

Lo stress è una risposta agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno: è una reazione utile per adattarsi a nuove situazioni. Eventi traumatici, problemi familiari, insuccessi o la frenesia della quotidianità possono arrivare a generare tensioni fisiche e psichiche che dipendono molto dalla reazione di ogni singolo soggetto, in base alla sua personalità e storia di vita.  Per di più durante l’adolescenza si può iniziare ad avere a che fare con un’ansia lieve o moderata, che esattamente come gli effetti negativi dello stress può essere l’espressione di una difficoltà ad affrontare stimoli e situazioni.

Come può manifestarsi?

I sintomi dello stress sono: palpitazioni, senso di oppressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione e tendenza ad affaticarsi, o un particolare momento di fragilità. L’adolescente si trova a confrontarsi con la crescita, che comporta nuovi equilibri o adattamenti sociali, l’allontanamento dalla famiglia, la ricerca della realizzazione personale e professionale, il bisogno di confrontarsi con un gruppo e quindi con regole nuove e magari meno “protettive” rispetto all’infanzia.

Esther Sternberg, una ricercatrice presso i National Institutes of Health di Bethesda spiega che esiste un’area cerebrale, l’ipotalamo, predisposta a controllare la risposta dell’organismo allo stress. Precisa Sternberg che il sistema immunitario invia segnali al cervello e in questo modo le molecole del sistema immunitario possono attivare il centro dello stress il quale a sua volta agisce sui meccanismi immunitari. Quando siamo stressati, infatti, l’aumentata produzione ormonale rende più vulnerabile il nostro sistema immunitario, riducendo la produzione di anticorpi e rendendoci più sensibili alle infezioni.

I sintomi dello stress sono diversi tra l’uomo e la donna, e diversi sono anche i modi con cui essi reagiscono alle situazioni di stress e pericolo. Nelle giovani donne le situazioni stressanti prolungate sfociano in ansia, emicrania, insonnia, depressione, ma anche in disturbi del comportamento alimentare come anoressia, bulimia e obesità. Anche per gli uomini l’ansia è al primo posto nella loro quotidianità, ma in misura inferiore (nel 25% contro il 36% delle donne), seguita dall’abuso di alcol e di droghe, ipertensione, disturbi cardiovascolari, colesterolo alto.

Quali possono essere i rimedi?

Molti giovani trovano conforto nella musica fonte di completo distacco dal mondo che li circonda; un altro rimedio può essere anche lo sport che può diminuire lo stress, scaricando le varie tensioni, è infatti un’importantissima valvola di sfogo, specialmente se fatta all’aria aperta camminando o correndo e sudando un bel po’. L’attività fisica ha il dono di garantire il benessere e la salute del cuore, ma anche di favorire l’eliminazione delle tossine e della tensione accumulata. Inoltre la presenza di un forte e compatto sostegno sociale composto dai genitori, amici, familiari e gruppi associativi, può aiutare a ridurre la quantità di stress durante l’adolescenza. Il riconoscimento del problema e di conseguenza lo sviluppo nei giovani delle capacità di gestione dello stress, possono essere preziose misure preventive, anche se a volte è necessario l’intervento di un medico o un assistente sociale che può raccomandare trattamenti per ridurne i rischi a lungo termine.

Chiara Gamberini, Gaia Benaglio, IV A Liceo Scientifico Machiavelli

LA LETTURA È UN DIRITTO DELL’UOMO

Scoprire il mondo per rallentarlo

È una verità piuttosto ovvia che una qualsiasi attività smette di essere piacevole e dilettevole nel momento stesso in cui si è costretti a praticarla. La scuola un tempo era considerata un diritto, spesso un onore per cui sacrificarsi. Col tempo poi, in Paesi sviluppati, come l’Italia, ha assunto la denominazione insopportabile di “scuola dell’obbligo”: è passata dall’essere un privilegio, qualcosa di cui andare fieri e da trattare con premura, all’essere un diritto già garantito, che non richiede impegno in quanto spetta a tutti indipendentemente, in quanto esseri umani. Stesso discorso riguarda tutti i famosi diritti dell’umanità (che dovrebbero essere imprescindibili), inclusa la lettura.

Spesso si tende a restringere il campo ai giovani, sempre tartassati di accuse, capro espiatorio di quell’enorme fetta di popolazione che ormai ha perso il gusto di un buon libro. In un mondo che scorre veloce, in cui tutto si può decidere in due secondi, in cui la gente ha bisogno di risposte immediate a poche domande precise, è normale che questo diritto venga trascurato. Il fatto però si complica quando una simile opportunità -perché la lettura non è altro che questo in fondo: una porta su infiniti possibili mondi- viene completamente denaturata e trasformata in un dovere. Tutti i ragazzi prima o poi vengono posti di fronte alla tragedia di dover imparare una poesia a memoria e, in base alla clemenza delle insegnanti, possono scoprirsi fantastici canzonieri di una filastrocca per bambini oppure pessimi imitatori di Benigni nel primo canto dell’Inferno, con tanto di falso accento toscano. In ognuno dei due casi, salvo eccezioni di chi sia stato investito da Omero con corredo di tecniche mnemoniche,  nel giro di pochi giorni il ricordo di quanto studiato diventerà sempre più fievole, sino a sparire del tutto, per essere archiviato in quell’anticamera della memoria dove sono conservate anche tutte le conoscenze dettagliate sull’era giurassica o sugli organuli della cellula, insieme ad altre informazioni aliene che un tempo padroneggiavamo con nonchalance, come il metodo di Ruffini o il triangolo di Tartaglia.

In un mondo dominato dal “pragma,” solo pochi cenni nozionistici, pochi dettagli, qualche rima e un paio di metodi essenziali rimangono e permangono attivi nel nostro cervello e, di norma, sono i particolari che più ci hanno colpito. È anche vero però che spesso l’interesse va scaturito e fomentato, perché “l’ozio è il padre dei vizi” e anche il più radicato in noi. Abbiamo una mentalità pigra e la lettura è uno stimolante straordinario: seppure con la vista sortisce l’effetto opposto, un libro è in grado affinare tutti gli altri organi di senso. Mentre leggiamo ci dissociamo dall’universo circostante e impariamo a selezionare i suoni, filtrando il caos, a capire quanto un silenzio misurato sia preferibile a un discorso vuoto; il libro ci fa quindi assaporare di gusto ogni sfumatura delle parole che snoccioliamo rapidamente nella quotidianità, come fossero scioglilingua. Leggere ci rallenta i modi, distende il tempo, massaggia l’ansia e leviga le asprezze della vita, ma soprattutto, rende più libero il pensiero. Si dice che “chi legge i libri che leggono tutti pensa quello che pensano tutti” e credo sia vero: entrare in contatto con altre opinioni può influenzare la propria e aiutare a forgiarla, quindi sarebbe bello poter leggere tutto, saccheggiare le biblioteche mondiali e estrapolare i tratti salienti delle varie culture. Aiuterebbe anche a combattere il triste fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, ovvero la scarsa conoscenza della lingua e della grammatica diffusa ad oggi, specie nelle nuove generazioni. Queste ultime si limitano a comunicazioni rapide, spesso puramente onomatopeiche, con l’uso dei suoni propri di quella che viene definita lalingue, cioè il substrato da cui attingiamo naturalmente per esprimere emozioni, ma anche necessità ed esigenze (come per esempio un bambino strilla per dire che ha fame). Tuttavia penso che questa sia una speranza futura improbabile, almeno fintanto che i ragazzi non verranno educati innanzitutto alle proprie facoltà, tra cui i celebri “10 diritti imperscrutabili del lettore”, promulgati dallo scrittore Daniel Pennac: il diritto di non leggere, di saltare pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo (tendenza a sfuggire la realtà), il diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta e di tacere.         

                                                           Chiara Valnegri e Valeria Tosini,

IIIE Liceo Scientifico Machiavelli

RACCONTARE LA REALTÀ

UN TRASLOCO

All’epoca avevo quasi otto anni e i miei genitori avevano deciso di cambiare casa perché l’altra era troppo piccola. Abbiamo cercato tra molte case e un giorno l’abbiamo trovata.

Quando si avvicinò il momento del trasloco, impacchettammo ogni cosa: quadri, giocattoli, libri, abiti, piatti, pentole, bicchieri … insomma ogni cosa finì negli scatoloni.

La sera prima del trasloco, il papà mi ha portata a casa della nonna dove ho dormito. Il giorno seguente è venuto a prendermi per portarmi nella nuova casa.

Appena entrai, mi trovai davanti una marea di scatoloni; tutti avevano delle etichette su cui c’era scritto cosa contenevano al loro interno. Erano impilati uno sull’altro fino al soffitto; saranno stati quasi cento!

Solo grazie alle etichette ho potuto riconoscere quelli dei miei giochi.

Ero molto contenta di andare nella nuova casa perché era più grande più luminosa e con una mansarda dove poter giocare con le mie amiche.

Questo ricordo mi ha suscitato emozioni positive e mi ha fatto pensare a come il tempo è passato velocemente.

 Chiara Massoni, IV B Primaria,

Monasterolo

 

LA MIA SECONDA GITA

All’epoca avevo circa sei o sette anni, era la mia seconda gita alla scuola elementare.

Ero molto emozionata al pensiero di andare a vedere quella cascina e la zona umida di cui avevamo tanto parlato in classe.

Quel giorno c’era il sole: una giornata bellissima.

Arrivati, ho visto subito che il posto era stupendo, abbiamo visto un mulino, il fossato con il cancelletto che faceva entrare l’acqua in estate e che si chiudeva in inverno.

Abbiamo visto in sentiero che portava ad una radura piena di alberi, dove c’erano tanti uccellini e una puzza tremenda di umidità.

Mi sembrava di esserci sempre stata in quella cascina, anche se vivo in città, e mi sentivo proprio a mio agio.

Ricordo che a un certo punto abbiamo dovuto attraversare un ponte pieno di ragnatele, per arrivare ad un terreno dove ci hanno fatto toccare la terra secca, all’improvviso è saltata fuori una cavalletta e noi ci siamo tutti spaventati.

Questo ricordo mi suscita ancora adesso molta allegria e mi piacerebbe rifare altre gite divertenti con i miei compagni.

Arianna De Luca, IV B Primaria,

 Monasterolo

 

FAMIGLIA BOWLING

Evviva! Oggi è stato un bel sabato trascorso in compagnia con la mia famiglia e specialmente con i miei zii. Ci siamo organizzati per andare al bowling a fare una partita. Siamo arrivati per le 19:00 e abbiamo mangiato la pizza con le patatine, una rinfrescante Coca-Cola, e per finire una torta al cioccolato.
L’ ambiente era accogliente e pieno di bambini che correvano e giocavano nell’area feste.
Dopo aver mangiato, io e i miei zii siamo andati a ritirare le scarpe per poter fare una partita a bowling. Mia zia era molto brava a colpire i birilli. Lei è una persona molto allegra, sorridente e piena di armonia. Ha gli occhi marroni color cioccolato, i capelli castani e si veste sempre in modo sportivo. Io le voglio molto bene e mi trasmette simpatia. Per me è come una sorella.
Non dimentichiamoci dello zio Paolo, anche lui è molto bravo a giocare. Lui ha gli occhi azzurri come il mare, i capelli biondi. Sorride sempre ed è simpatico. Mi fa sempre ridere raccontandomi le barzellette. Infine ci sono io, Asia. Sono una bambina che adora stare con la propria famiglia e con i suoi amici. Alla fine della serata mia zia ha vinto la partita, e ha deciso di comprarmi con i punti guadagnati un pupazzo. Anche se felice, ero allo stesso tempo dispiaciuta che la serata fosse durata poco. Per le 23:00 ci siamo salutati e siamo tornati a casa.

Asia Maiolo, IV B Primaria,

 Monasterolo

 

“Caro diario, ti scrivo …”

“Caro Diario ti scrivo

così ti racconto un po’

e siccome sei molto segreto

più volte ti scriverò… “

                                                                                     Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

mi chiamo Alessia ho nove anni. Ho deciso di tenere un diario per raccontare le mie avventure. Ora ti racconterò una mia esperienza bellissima. Quest’ anno io e la mia famiglia siamo andati a Miami.

Il primo giorno all’ acquario di Miami ero emozionatissima di baciare un delfino, era il mio sogno di una vita: finalmente ero in acqua con il delfino che alla fine mi ha portato in spalla. Questa esperienza l’ho vissuta con mio fratello Simone.

Da grande vorrei fare l’istruttrice di delfini perché dopo questa esperienza mi sono innamorata di questa attività, pensa, sarei sempre in acqua con i miei animali preferiti.

Oh quasi dimenticavo, ora ti presento la mia famiglia: la mia mamma Barbara, io, il mio papà Giovanni e mio fratello Simone. Ciao diario ti voglio un sacco di bene e … alla prossima!!!

Alessia Caputo, IV B Primaria, Monasterolo

20 gennaio 2017

Caro diario,

io mi chiamo Marco, ho nove anni.

Ho deciso di tenerti per far sapere agli altri le mie avventure, quelle belle e quelle brutte.

Sai che da grande vorrei fare il paleontologo, perché sono un vero appassionato di dinosauri da quando avevo sette anni.

Adesso ti racconterò una storia.

Ero al parco dei dinosauri e ad un tratto ho visto una roccia strana e siccome ero un po’ curioso sono andato a vedere, non sai che sorpresa! Era un fossile perché c’era l’immagine di un pesce, io lo volevo portare a casa, ma mia mamma non era d’accordo, che peccato!

Scusa, ma adesso devo andare, ciao a domani

Marco Pelati, IV B Primaria, Monasterolo

 

                                        19. 01. 2017

Caro amico diario,

io mi chiamo Jacopo e vado in quarta elementare, infatti ho nove anni e forse non ci crederai, ma sono nato il 07.07.2007 e per questo motivo il sette è anche il mio numero fortunato.

Ho deciso di tenere un diario per raccontare a te gran parte delle mie esperienze.

Sai che da grande vorrei fare o il paleontologo, per scoprire una nuova razza di dinosauri, o il fisico perché si studia un sacco di cose belle, come il magnetismo?

Ciao alla prossima, diarietto amico mio!

Jacopo Feole, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diarietto,

mi chiamo Viola, ho 9 anni. Ho deciso di tenere un diario per raccontare le avventure belle, ma anche spiacevoli della mia vita.

Sai che da grande vorrei fare la scienziata; forse farò chimica o farmaceutica. Lo so che ci sarà tanto da studiare, ma a me piace tantissimo ed è un mio desiderio questo perché se farò la chimica, scoprirò la materia, e se invece farò farmaceutica, preparerò le medicine per poi mandarle nelle farmacie e far curare le persone ammalate.

Come hobby mi piacerebbe fare  volontariato all’E.N.P.A, così aiuto gli animali e li salvo. Più avanti, ti racconterò tante avventure.

Ah dimenticavo, la mia famiglia è composta da mamma Monica, papà Emidio, io e il mio gatto Theo.

Ciao, alla prossima!

Viola Amoruso, IV B Primaria, Monasterolo

 

Giovedì 19 gennaio 2017

Ciao diario,

mi chiamo Ary e ho deciso che tu sarai il mio nuovo amico, però di carta. Ho nove anni, ho deciso di tenerti per raccontare le mie esperienze.

Ti ho visto in un’edicola e allora ti ho preso e da più vicino, tra le mani, eri ancora più bello.

Sai che io da grande vorrei fare l’attrice!!

È iniziato tutto quando ho visto che mio fratello doveva interpretare un personaggio, allora mi sono messa a farlo anch’io e mi sono resa conto che era bellissimo.

Ti presento la mia famiglia, siamo in quattro: io, mio fratello Ale, la mia mamma Patty e il mio papà Gerry, ah dimenticavo ci sono anche il mio cane Apple e il mio gatto Teo.

È stato un piacere scriverti caro diario, alla prossima!!!

Arianna De Luca, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

mi chiamo Giorgia, ho dieci anni, frequento la classe quarta “B” e ho deciso di tenere un diario per raccontare le mie esperienze e le mie avventure.

Da grande vorrei fare un sacco di cose come l’astronoma per studiare le stelle; la veterinaria perché ho scoperto che il mio nome in latino significa “amante della natura”; la pittrice perché credo di aver preso da mio nonno, lui faceva tante cose, dico faceva perché purtroppo è morto! Che peccato!

Oppure vorrei fare anche la profumiera.

È iniziato tutto a Natale quando Babbo Natale è passato anche dai miei zii e mi ha lasciato un pacco che poi ho scartato a casa di mia cugina perché ho festeggiato il Natale lì! A casa mia, con quel gioco ho provato a fare una crema e mi è piaciuto molto.

Ti voglio raccontare una delle mie esperienze! Ieri all’ultima ora di scuola io e la mia classe abbiamo incominciato karate.

Vorrei avere un animale domestico, ma la mia mamma me lo vieta. Mi basterebbe un cagnolino, però la mia mamma dice sempre di no!

Sai che suono il violino? Oggi ho proprio la lezione, che bello! Il maestro si chiama Roberto: è simpatico, scherzoso e soprattutto mangione!

Ho anche catechismo oggi. Lo so ho tante cose in programma, ma c’è la farò, tranquillo!

Ora ti presento la mia famiglia: io ovviamente, la mia mamma Francesca, mio papà Massimo che fa l’onomastico il giorno del mio compleanno e mia sorella Chiara che in questo momento è all’asilo.

Ah dimenticavo, sai quando io sarò in prima media, mia cugina sarà in prima superiore e mia sorella sarà in prima elementare e spero che avrà la mia maestra perché è davvero bravissima.

Ora ti lascio perché credo di aver scritto po’ troppo. Ciao, alla prossima!!!

Giorgia Turconi, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

io mi chiamo Giulia, gli amici mi chiamano Giuly, se vuoi puoi chiamarmi anche tu così, comunque ho nove anni.

A prima vista mi sei piaciuto tanto e ho deciso di tenerti perché ti voglio raccontare le mie avventure più belle e anche quelle più spiacevoli. Tipo quella volta a Natale che mi hanno regalato un libro intitolato “Diario delle ragazzine” era davvero bellissimo! Oh giusto … anche quando ho perso la mia bambola preferita di nome “Jenni” uffa! Mi è dispiaciuto molto.

Non ho ancora deciso cosa farò da grande, forse potrei fare la parrucchiera, beh perché adoro fare acconciature pazze.

Ehii, aspetta.. ti devo presentare la mia famiglia: mamma Simona, papà Fausto infine mio fratello Marco ed io ovviamente.

Non svelare a nessuno ciò che ti confido! Ciao, alla prossima.

Giulia Cappelletti, IV B Primaria, Monasterolo

 Giovedì 19 gennaio 2107

Ciao diario,

mi presento: sono Beatrice e tu? Ah giusto non puoi parlare, vabbè, ti troverò io un nome, ti chiamerò…, ci penserò dopo!

Se non ti dispiace, prima vorrei un po’ raccontarti di me.

Allora io ho deciso di avere un diario per scrivere sopra le mie emozioni, sentimenti, cosa mi succede, le cose spiacevoli e piacevoli, i viaggi e ricordare quello che faccio da bambina.

Io ho solo nove anni e quindi non ho proprio in mente quello che vorrei fare da grande, ma una piccola idea ce l’ho, vorrei fare la cantante insieme a Giorgia, una mia compagna di classe, io e lei siamo molto amiche! Noi in seconda abbiamo dato il via, nel senso che siamo state io e lei a incominciare a fare spettacoli in classe, adesso ti spiego bene.

Tutto è partito da un’idea che abbiamo avuto in mensa, abbiamo canticchiato insieme una canzone e abbiamo deciso di cantarla davanti a tutta la classe, è stato imbarazzante! Ma ci siamo divertite.

Ogni intervallo cantavamo una canzone e tutti ci chiedevano l’autografo. Ricordo ancora il ritmo che faceva, “pu-ci-pu-ci”. E anche ora lo facciamo.

Però la cantante non è l’unico mio sogno! Vorrei fare: la maestra, la stilista, la parrucchiera, l’attrice e altro che adesso non mi viene in mente.

Per fortuna nella mia vita non mi è successo niente di brutto, solo che litigo con mio fratello Emanuele.

La mia famiglia è composta appunto da lui, mia mamma Silvia, mio papà  Alessandro e Thor, il mio cane, che io chiamo Tortello e voglio a tutti un mondo di bene!

Ah, sai, ieri abbiamo fatto karate, quindi vorrei fare anche la maestra di karate. Non vedo l’ora che sia mercoledì prossimo! Per oggi penso che possa bastare, visto che ho scritto quattro pagine! Ciaooo!

Ah giusto dimenticavo, ho trovato un nome giusto per te, ti chiamerò “Tortello”, come il mio cane, visto che tu per me sei il mio amico e anche lui è sempre il mio amico, però a quattro zampe!!!

 Beatrice Sacchi, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

 

Caro diario,

mi chiamo Tommaso ho 9 anni e ho deciso di tenere un diario perché così i miei discendenti sapranno delle mie avventure.

Sai che da grande vorrei fare il calciatore. Tutto è iniziato dal mio primo allenamento di calcio quando mio papà mi ha iscritto. Io ho iniziato a sei anni a giocare. Quando ho segnato il mio primo goal, ero emozionatissimo e da quel momento penso sempre al calcio perché mi piace molto giocare in squadra.

Ah, dimenticavo, a me piacciono tanto gli animali e da grande vorrei anche fare lo zoologo perché mia mamma mi ha detto che ero innamorato degli animali fin da piccolo, ma anche adesso. Il mio animale preferito è il leone.

La mia famiglia è composta da mia mamma Nathalie, mio papà Riccardo e la mia gatta Mia.

Lei è tanto birichina e alcune volte fa disastri incredibili, ma le voglio bene comunque. Ciao e alla prossima!

 Tommaso Locatelli, IV B Primaria, Monasterolo

INTERVISTA AD UNO STILISTA DI ALTA MODA

Ho avuto la possibilità di poter fare un’intervista ad uno stilista che lavora nella moda, si tratta di MARIO CHIAREZZA. Mario lavora per “Ferutdin Zakirov” e ha lavorato precedentemente per “Billionaire”, per linee di alta moda maschile.

  • Quale professione svolge?

Lavoro nella moda, sono un direttore creativo

  • Quando ha capito che le sarebbe piaciuto fare questo lavoro?

Subito, praticamente quando ho iniziato il liceo scientifico

  • Quali motivi l’hanno spinta a fare questa scelta?

Non è che qualcosa mi abbia spinto, ci sono arrivato da solo, perché era quello che volevo fare.

  • Qualcuno le ha consigliato di non farlo?     
  • Come si è preparato per fare questo lavoro?

Ho fatto una scuola, la “Marangoni”. Arrivando da un liceo scientifico non avevo basi di disegno perché è una scuola completamente diversa, non sapevo che esistessero le scuole di moda, ho conosciuto una persona che faceva questa scuola e l’indomani a mezzogiorno ne ho parlato a casa dove ho avuto da mia mamma la risposta: “No, prima ti laurei “e da mio papà invece un “Fai quello che ti piace di più”

  • Rifarebbe questa scelta?      
  • Quali consigli darebbe ai ragazzi della nostra età?

Di essere umili, perché i giovani quando escono da scuola, ho notato in tutti questi anni in tanti ragazzi, non sono umili, escono e dicono “Io faccio questo “ o “Io so fare quest’altro” invece il lavoro dalla scuola è completamente diverso, ci vuole umiltà, per andare avanti, perché c’è sempre da imparare e se tu sei arrogante nessuno ti insegna niente.

  • Che lavoro voleva fare da bambino?   L’archeologo

Carbonari Giulia, III C Secondaria, team del giornalino

UN INCONTRO SPECIALE

Stavo passeggiando per una via quando le mie orecchie sentirono dei versi provenienti dal fondo della strada. Mi sembrò il miagolio di un gatto dal timbro troppo acuto e così mi avviai verso la possibile fonte sonora.

Mi ritrovai davanti a un alto cancello e soltanto allora mi resi conto che non si trattava di un gatto, ma bensì di un bambino che si lamentava. Cercai di guardare attraverso le sbarre e, in fondo a quel cortile malandato, i miei occhi riuscirono a scorgere la fonte sonora: un bambino a terra, in lacrime, pieno di lividi e ferite sanguinanti. Era di una tale magrezza che avrebbe quasi potuto passare tra le sbarre ma probabilmente, pensai, non aveva neanche la forza per alzarsi.

Una lacrima muta scivolò lungo la mia guancia e solamente allora il bambino si accorse della mia presenza.

– Signorina, per favore… i miei genitori mi hanno abbandonato sin da neonato e non so chi sono o che fine hanno fatto, l’orfanotrofio di Nantes mi ha preso e mi ha cresciuto… un giorno un signore ricco chiese all’orfanotrofio di portarmi con sé e io, quando seppi che mi avrebbe portato a Parigi, avrebbe trovato un posto di lavoro per me e sarei riuscito a vivere bene, non ho potuto fare altro che accettare.  Avevo sette anni quando ho accettato quella proposta e sono passati altrettanti anni da quando il mio padrone, quello che si era dimostrato falsamente gentile, mi tratta peggio di un cane! Non riesco a reggermi sulle gambe per tutto quello che ho subito fino ad adesso… lui pretende da me tanto lavoro e non gli importa che sono malato, che ho freddo, fame e sete. Mi frusta dieci volte al giorno da ormai una settimana dicendomi che così mi riprenderò. Io sto sempre peggio a ogni parola che dico, a ogni movimento che faccio. Al padrone non importa che nel giro di pochi giorni morirò perché andrà ad un altro orfanotrofio e prenderà con sé un altro poveretto che farà la mia stessa fine! Non è di certo la prima che ascolta attentamente la mia storia per poi andarsene a passi pesanti ma io sono speranzoso e sono sicuro che qualcuno mi aiuterà e che forse sarà proprio lei! La prego, mi aiuti!-

Mi resi conto che colui che consideravo bambino era in verità un ragazzo addirittura più grande di me.

Il cuore mi chiese di aiutarlo, ma la mia mente chiedeva come, dove lo avrei portato e che cosa avremmo fatto. I miei genitori non avrebbero mai accetto di accogliere in casa una persona da loro chiamata “nessuno”. Io però volevo veramente aiutarlo, ad ogni costo, e il buon Dio mi diede un’idea.

Provai a dare una spinta al cancello e quest’ultimo si aprì al minimo contatto. Forse il padrone lo teneva sempre così poiché era a conoscenza della debolezza del ragazzo e della sua incapacità di scappare o forse confidava che mai nessuno avrebbe provato ad aiutare il poveretto. Fatto sta che questo mi rese le cose molto più semplici.

Una volta varcato il cancello mi ritrovai in un cortile rettangolare abbastanza grande da ospitare un campo da tennis, con un pozzo centrale e svariati edifici ai lati.

Nella mia famiglia l’igiene era la cosa più importante, immediatamente dopo il rispetto, e in quel cortile ebbi l’occasione di vedere tutt’altro: la sporcizia era indescrivibile, feci e urina di cane ad ogni passo, polvere, oggetti rotti lasciati a giacere lì per sempre. Quella vista mi stupì talmente tanto che dimenticai il motivo per cui mi trovavo lì.

-Signorina, guardi! Il padrone sta arrivando, ha ancora tempo per slegarmi da queste deboli corde a portarmi in un luogo sicuro. Credo che sia meglio uscire dal retro … il padrone è molto lontano ma potrebbe comunque vederci … la imploro…-

Guardai dalla strada da cui ero venuta e in mezzo alla fitta nebbia riuscii a scorgere un puntino che col passare dei secondi si faceva sempre e sempre più grande.

Senza pensarci su due volte, presi tra le braccia il ragazzo e mi affrettai a raggiungere la casa di Don Paolo.

-Io mi chiamo Renée, tu chi sei?-. Con un po’ di fatica il ragazzo riuscì a trovare le parole per formulare la frase. -Non so come mi avrebbero chiamato i miei genitori e non ha alcuna importanza. Qui mi chiamano Jean-Pierre de Giraud … La ringrazio con tutto il cuore per quello che sta facendo per me, le prometto che un giorno, sono molto dispiaciuto di non saperle dire quando, la ripagherò come si deve-

“Nonostante tutto ha ancora un cuore nobile, Jean” pensai. Bussai forte alla porta che mi fu aperta dopo una leggera esitazione. In effetti non è da tutti i giorni vedere una ragazza con in braccio un ragazzino sporco e puzzolente.

-Buon giorno padre! Lui è Jean-Pierre de Giraud, la prego di concedergli un bagno caldo, dei vestiti puliti e del cibo. –

Mentre Jean-Pierre si stava lavando, raccontai al prete la storia del poveretto e lo ringraziai per la sua ospitalità.

-Non ringraziarmi, hai fatto un atto nobile e apprezzabile, il buon Dio ne terrà conto. Mi prenderò io cura di Jean-Pierre e lo tratterò come se fosse mio figlio, lo manderò a scuola e, se vorrà, lo indirizzerò alla carriera ecclesiastica. Vivrà bene e farò il possibile per denunciare Lord Giraud, anche se penso che non sarà affatto semplice, dati tutti i sostenitori che ha dalla sua parte… ma tutto questo a una sola condizione-

Con il cuore in gola mi chiesi cosa mai avrebbe chiesto in cambio, dopotutto non potevo mica aspettarmi che fosse andato tutto per il verso giusto…

-Renée ogni giorno devi venire da me e passare un po’ di tempo con lui, anche solo salutarlo, basta che vieni e state insieme. Io mi fido di te, Renée me lo prometti?-. -Padre, io glielo giuro, grazie mille!-

Jean finì di lavarsi e uscì dal bagno vestito per bene, pulito e angelico. Quando lo avevo visto per la prima volta, sporco dalla testa ai piedi, non mi ero resa conto della sua straordinaria bellezza: i capelli rossi e leggermente ricci come quelli di un vichingo, gli occhi azzurri e sicuri come quelli di un priore romano, il naso liscio e la bocca carnosa come quelli di un dio Greco. La sua carnagione pallida mi fece pensare al freddo e mi resi conto di trovarmi davanti a un uomo forte che sarebbe stato in grado di superare la freddezza della vita, il corpo slanciato verso l’alto, un po’ troppo magro ma a casa del prete avrebbe raggiunto la forma perfetta. Già da allora, a soli tredici anni, mi resi conto di essermi innamorata.

Da allora ogni mattina mi recai a scuola con mezz’ora di anticipo per stare con Jean che evidentemente gradiva la mia compagnia.

Già dai primi giorni Jean mostrò interesse verso tutte le materie e catturò l’attenzione di tutti i professori mostrando un livello di conoscenza stupefacente; mi disse che Lord Giraud era un uomo molto colto e che esso gli aveva insegnato tutto quello che sapeva.

In quel freddo novembre 1841 io e Jean ci baciammo ed è e sarà per sempre la cosa che tutti e due ricorderemo meglio della nostra storia.

Oggi, tre novembre 1861, è esattamente il ventesimo anniversario di quel lontano giorno in cui ho avuto l’immensa fortuna di conoscere e poter salvare il mio eterno marito.

Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

 

LA SCUOLA: UN TESORO INESTIMABILE

Jackson è un bambino africano, ha undici anni e tanta voglia di studiare. Ogni mattina con la sua sorellina Salomè cammina per due ore attraverso la savana per arrivare alla scuola lontana ben 15km.

Anche Carlos ha undici anni, ma è argentino e anche lui ogni mattina si sveglia all’alba pur di studiare. Prende sua sorella, monta il cavallo e cavalca per un’ora e mezza fino alla loro scuola.

Poi c’è Zahira, una dodicenne marocchina. Sua nonna e i suoi genitori non sono mai andati a scuola ed è proprio per avere un futuro migliore del loro che ogni lunedì attraversa le montagne per 22km; la scuola inizia alle dieci, ma per arrivare in orario deve partire quattro ore prima perché è quella la durata del viaggio.

Invece in India c’è un bambino disabile di tredici anni, si chiama Samuel e la sua famiglia è tanto povera ma ci tiene che studi perché è intelligente. Ma lui è su una sedia a rotelle quindi non riesce ad arrivarci da solo; sono i suoi fratellini che lo spingono per un’ora e un quarto tutte le mattine e tutti i pomeriggi.

Spesso ci lamentiamo quando dobbiamo andare a scuola, ma questi ragazzi sono la prova che andare a scuola è un diritto importante e che molti giovani, al contrario di noi, farebbero di tutto per crescere istruiti, come nel caso di Jackson, Carlos, Zahira e Samuel.

Ma loro non sono gli unici!!! Ci sono tantissimi altri ragazzi nel mondo che sono nelle loro stesse condizioni ovvero che ogni giorno rischiano la vita pur di andare a scuola, che non abbiamo neanche la minima idea di quanti siano!

Elisabetta Moiana, Carlotta Sposito, Federico Castellani

II D secondaria, team del giornalino

“SIATE PROTAGONISTI DELLA VOSTRA VITA”

LE PAROLE DI UNA MADRE AI GIOVANI

“Siate protagonisti della vostra vita, cercate la straordinarietà”. Queste le parole di una madre ai giovani, venuti ad assistere al funerale di suo figlio.

È successo in questi giorni di febbraio, un ragazzino di 16 anni ha deciso di dare fine alla sua vita buttandosi dal balcone di casa sua. È una storia molto triste ma è successo. Il motivo è molto semplice: quel ragazzo aveva dei problemi, era diventato tossicodipendente. Da ormai qualche anno aveva questo problema e non riusciva a smettere; la sua passione per la droga era come la passione di un ragazzino quando gli arriva un nuovo videogame.

È riuscito a tenere il segreto per molto tempo, però un giorno è stato colto sul fatto dalla madre che, dopo quella scoperta, ha deciso che DOVEVA farlo smettere. Dopo qualche tempo, ha deciso di fare una cosa che, secondo lei, era la cosa migliore da fare, ha chiamato i carabinieri. Questi ultimi lo hanno perquisito e poi hanno perquisito casa sua trovando dieci grammi di hashish, una droga che fa molto male. Mentre i finanzieri perquisivano la sua casa, lui ha deciso di fare una cosa che lo ha portato alla morte: ha deciso di suicidarsi buttandosi dalla finestra di casa sua.

Al funerale c’erano tantissime persone, parenti e persone conoscenti. La madre ha deciso di fare un discorso rivolto a grandi e soprattutto ai ragazzi della sua età. Un discorso molto bello e commovente, mi cui ha detto tante cose belle e vere, per esempio: “Fate emergere i vostri talenti, siate protagonisti della vostra vita, cercate ogni giorno la straordinarietà …”. Poi ha iniziato a parlare per suo figlio dicendogli: “Speriamo che ora che sei andato in cielo tu riesca a incontrare la tua prima madre…..” la prima madre è la Madonna.

Speriamo che le sue parole siano d’esempio per tutti noi ragazzi.

Tommaso Repetto, II D Secondaria, team del giornalino

L’ETERNA SFIDA

In un bel giorno d’autunno quando il Sol ormai tramontava, due ragazze si incontrarono. Si fissarono allungo contemplandosi l’un l’altra.

Una veniva dal Sud e l’altra dal Nord, una era snella e l’altra era goffa, una era alta e l’altra era bassa; eppure si assomigliavano parecchio. Soltanto guardandosi, tra loro si creò un legame molto potente ma per niente amichevole.

I loro nomi erano “Conoscenza” e “Sapienza”. Nonostante non si fossero mai incontrate prima d’allora, tutte e due sapevano che davanti ai propri occhi si trovava la loro più grande rivale.

Il grande Universo fece loro un numero assai alto di domande e una alla volta le due contendenti davano la propria risposta. Passarono le ore, poi i giorni a anche i mesi ma Conoscenza e Sapienza non avevano sbagliato la risposta di nessuna domanda.

Ormai anche Universo, il più saggio di tutti, si stupì che le due ragazze fossero in grado di rispondere correttamente a un tale numero di domande e quindi decise di chieder loro cose che mai aveva chiesto a nessuno.

Le sfidanti erano come due enciclopedie ma c’era una domanda a cui nessuna di loro, e neanche Universo, sarebbe stato in grado di rispondere: “É la Sapienza o la Conoscenza quella che dominerà?”.

Sono passati più di due secoli da quel quattordici settembre 1801, come sono passati più di due secoli da quando le due ragazze iniziarono la sfida credendo di essere ciascuna migliore dell’altra.

Ancora oggi la battaglia continua e questa guerra tra Sapienza e Conoscenza non cesserà mai di esistere.

                                                                                  Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

 

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”

Il 12 luglio 1997 veniva al mondo una bambina. Era solo una bambina. Chissà quante altre ne sono nate quello stesso giorno e con il suo stesso nome.

Ma lei non sarebbe stata come le altre. Perché lei era Malala, Malala Yousafzai.

“Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica. Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi. Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra. Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota. Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto. Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.

Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi.”

Facile recitare una frase del genere a memoria, senza neanche sapere cosa significhi non potere andare a scuola o sposarsi giovani, potremmo dire. Ma non possiamo dirlo, perché mentre leggeva questa frase dopo aver ricevuto il Nobel per la pace, Malala sapeva benissimo il significato delle sue parole.  Perché l’aveva provato sulla sua pelle.

Era il 9 ottobre 2012 e Malala si trovava sull’autobus che l’avrebbe accompagnata a scuola. “Niente di strano”, diremmo noi, ma ai Talebani che dal 2007 occupavano il suo paese vietando alle ragazze di andare a scuola, non andava affatto bene.

Cosi’ sono saliti su quell’ autobus e le hanno sparato alla testa.

Ma lei non è morta; è stata portata in un ospedale dove le hanno rimosso i proiettili dalla testa e si è salvata, anche se lei non sarà mai salva veramente, perché ogni giorno e in ogni momento continua a lottare.

In un altro discorso Malala dice: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” .

Ed è con questa semplice frase che Malala riesce a riassumere tutto ciò per cui sta lottando. Sta lottando perché ogni bambino in ogni parte del mondo tenga in mano una penna invece che un fucile. Sta lottando perché la nostra diventi la prima generazione di adulti con un’istruzione alle spalle, la prima generazione in grado di pensare con la propria testa.  E io lo trovo giusto.

Perché in fondo anche se non mi siederò mai al banco dicendo: “Che bello, come sono felice di essere qui!”, non mi dimenticherò mai che solo andando a scuola e imparando a pensare con la mia testa potrò avere un futuro migliore.

Non mi dimenticherò mai che più studiamo più avremo l’opportunità di ave un futuro migliore, di avere un buon lavoro e di non farci raggirare dalla gente.

Se abbiamo studiato non ci faremo mai convincere da qualcun altro di qualcosa che non è vero. Perché potrmo avere l’orgoglio di rispondergli: “No, non è vero, io ho studiato e so che quello che mi stai dicendo è una bugia.”

Elisabetta Moiana, II D Secondaria, team del giornalino

 

VITA NOVA

Quando ho aperto gli occhi il cielo era ancora scuro. Che fossero le quattro o le sei non aveva alcuna importanza, io non avevo più sonno e ho deciso di fare una passeggiata. Ho preso il cappotto e la sciarpa per essere sicura di non avere freddo e poi sono uscita con il mio solito zaino accompagnatore.

Non avevo mai visto Roma così vuota e silenziosa, non si udiva un minimo rumore nemmeno il “clic” di una foto o il rombo di una moto in partenza, soltanto il lieve fruscio delle foglie secche mosse dal vento e lo scorrere del Tevere un po’ agitato.

Mi sentivo libera in quel silenzio spezzato solo dalla Natura e ho iniziato a camminare senza meta, con mille domande e pensieri per la testa.

Camminando sono entrata nel centro storico della città finché non ho sbattuta contro qualcosa di duro. Si trattava di una colonna alta con delle incisioni raffiguranti la vita quotidiana di uomini e donne nell’antico Impero Romano. Solamente allora mi sono resa conto di essere entrata, senza accorgermene, nel Colosseo. Non capivo come fossi entrata, le porte erano chiuse, non c’era un minimo spazio per intrufolarsi eppure io mi trovavo lì senza sapere come ci fossi arrivata.

La colonna era divisa in più rettangoli e c’erano incise persone che mangiavano, che lavoravano e che lottavano, ma in ogni rettangolo c’era sempre l’imperatore che dava ordini; guardavo molto attentamente la colonna e ho visto, proprio nel punto più alto, alla fine di quelle incisioni, una scritta -VBI TV GAIVS, IBI EGO GAIA- “Ovunque tu sarai, io sarò”. Non avevo mai studiato latino ma io sapevo comunque il significato di quella frase, anche se non l’avevo mai incontrata prima d’allora, leggendola l’ho capita in automatico come se conoscessi già quella lingua.

Il Sole stava sorgendo e gli uccellini più mattutini già cinguettavano. Quando tempo era passato? Così ho lasciato alle spalle la colonna e il mondo antico e sono ritornata alla solita e noiosa realtà moderna. Feci un passo e il mio piede incontrò qualcosa di diverso dalla ghiaia, i sassi e la terra del Colosseo, al primo impatto sembrava legno.

In verità era una specie di tombino con la scritta “SENATVS POPOLVSQVE ROMANVS”- “Il senato e il popolo di Roma”, con una maniglia di ferro. Con un po’ di fatica ho alzato quel coperchio e, prendendo la torcia dal mio inseparabile zaino, mi sono calata giù.

Mi sono ritrovata in una galleria illuminata solamente dalla mia torcia, che puzzava come un cadavere marcio. Di tanto in tanto si udiva un ratto che scappava via spaventato dalla luce e un pipistrello che faceva altrettanto, ma per la maggior parte del tempo si potevano solo i miei passi che rimbombavano nel silenzio più assoluto.

Stavo sudando dalla paura ma ho proseguito lo stesso dritto per la galleria anche perché, con un po’ di fortuna, poteva essere più vicina l’uscita che l’entrata.

Quella volta la fortuna è stata dalla mia parte e ho visto, a meno di cento metri, una luce potente, sicuramente si doveva trattare dell’uscita.

Avvicinandomi ho sentito un odore finalmente diverso da quelle puzza ormai diventata nauseante e ho udito pure lo scorrere di un fiume.

Saliti dei gradini, ecco riapparire dinnanzi a me Roma, non la Roma che conoscevo io, piena di brutti grattacieli e macchine inquinanti ma l’antica Roma, quella originale, colorata, bella e scolpita.

Le persone entravano al Colosseo per assistere ai duelli dei gladiatori, andavano al Circo Massimo per assistere alle corse delle bighe e delle quadrighe. C’era gente che semplicemente camminava per le strade con la tunica bianca un po’ scolorita.

Sono rimasta su quella collina che mi permetteva di vedere tutta Roma forse per più di un’ora, e finalmente presi una decisione: in quella città io dovevo vivere, quella era la mia vera epoca. Quello che fino a qualche ora prima io chiamavo “passato” era diventato “presente” e quello che io chiamavo “presente” era diventata “un futuro molto lontano”.

Così ho disceso la collina e sono entrata nella Roma dell’origine, quella fondata da Romolo e Remo, la mia Roma.

Alexia Branzea, II C secondaria,

team del giornalino

LA DIVERSITA’ CI RENDE UNICI

Pensando alla disabilità vissuta nella società di adesso, non si può non associarla ai pregiudizi, perché purtroppo ancora oggi, nel 2017, spesso i disabili vengono trattati senza le dovute accortezze.

La diversità è un fattore molto importante della nostra vita, perché ci rende unici al mondo.

Pertanto, abbiamo bisogno della diversità proprio per mettere in evidenza la nostra individualità e per far emergere la nostra personalità laddove c’è il confronto con gli altri; non sarebbe noioso se nel mondo fossimo tutti uguali, con le stesse idee, gli stessi gusti e le stesse abitudini?!

La parola “disabile” è la crasi di “diversamente abile”, che significa che una persona presenta menomazioni fisiche, psicologiche o sensoriali di vario grado.  Nella vita di ogni giorno non si hanno sempre le capacità per svolgere tutto, ma questo vale in generale per ogni persona, normodotata o meno.  E poi non tutti sono capaci alla stessa maniera; c’è chi è più bravo in qualcosa che in un’altra .. ed anche chi è proprio negato !

Perciò, sulla base di queste considerazioni, saremmo praticamente tutti “diversamente abili”,  quindi tutti uguali; solo che le persone realmente “diversamente abili” riescono a guardare il mondo meglio di  noi “non diversamente abili” e riescono a sfruttare le altre capacità che hanno e proprio per questo dovrebbero esserci di grande esempio.

Nel mondo esistono persone disabili sin dalla nascita, persone che diventano disabili in seguito ad incidenti stradali o incidenti sul lavoro e poi quelle persone che se ne approfittano e si fingono disabili per ottenere la pensione di invalidità, togliendola a chi ne ha veramente bisogno, magari per comprare attrezzature apposite, adattare l’arredamento ed i servizi della propria casa, che è una cosa veramente difficile, economicamente parlando, senza l’aiuto dello Stato. E poi ci sono quelle persone che forse hanno una noce al posto del cervello, che ostacolano la vita ai disabili, occupando il posto auto a loro riservato….

Essere disabili e cercare di fare una vita il più normale possibile è veramente difficile quando ci sono delle barriere architettoniche che lo impediscono; esse sono, ad esempio, le scale, perché se non c’è un ascensore o una rampa, le persone sulla sedia a rotelle non possono entrare in questi posti, che possono essere teatri, cinema, musei….. o i marciapiedi, o porte strette, o semafori privi di segnalatori acustici…

Le istituzioni devono intervenire per abbattere queste barriere e garantire la manutenzione dei servizi per i disabili; infatti, a volte, sono guaste e quindi è come se non ci fossero.

Spesso le persone diversamente abili hanno doti straordinarie ed un quoziente di intelligenza altissimo ed alcuni esempi di persone con queste doti furono Ludwig Van Beethoven, che sebbene fosse sordo, riuscì a comporre della bellissima musica, oppure Jorge Luis Borge, che sebbene fosse cieco, fu uno degli scrittori più importanti ed influenti del XX secolo, oppure tutti gli atleti disabili che partecipano alle Paraolimpiadi, fronteggiandosi in svariate discipline; significativo a questo proposito il caso del pilota automobilistico Alex Zanardi, che in seguito ad un brutto incidente nel corso di una gara, è diventato disabile, ma non per questo ha rinunciato a sciare, a comparire come testimonial in parecchie manifestazioni, sbalordendo per la serenità ed il coraggio con cui vive la sua condizione.

Sulla base di queste considerazioni è evidente che la società e le istituzioni hanno il dovere di integrare pienamente i disabili (anche in ambito scolastico e lavorativo, oltre che nella vita di tutti i giorni), e lo Stato ha il dovere di agevolare le famiglie, stando loro accanto, anche economicamente.

Le persone “diversamente abili”, che hanno semplicemente capacità diverse possono e devono realizzarsi in tutto quello per cui sono portate, come i normodotati, del resto , manifestando le loro emozioni  e vivendo come vorrebbero, o almeno provandoci.

 

                          Ragusa Chiara,  III E Secondaria,

team del giornalino

DARTRED E LE QUATTRO PROVE

C’era una volta in un reame lontano, un vecchio re che da anni governava saggiamente insieme alla sua figliola, la principessa Diana. Un giorno però la bella principessina fu rapita dal grande orco che viveva nel castello sopra la collina.Da allora il re aveva chiamato in aiuto molti principi dei reami vicini, ma nessuno era mai riuscito a riportare indietro Diana. Finché un giorno bussò alla porta un giovane. Non era un principe e allora, quando fu entrato nella grande sala riscaldata da un camino, il re gli chiese: “Come ti chiami e cosa ci fai nel mio palazzo?”. “Mi chiamo Dartred e sono qui per salvare sua figlia” Il re rispose: ”Allora va e torna con la mia amata Diana, se ci riuscirai la avrai in sposa”. Allora Dartred partì. Ai piedi della collina si trovava un bosco e lì davanti c’era un pover uomo che chiedeva l’elemosina, con sé il ragazzo aveva solo una moneta d’oro, ma vedendo il poveretto si disse che sarebbe stato da egoisti non dargliela e quindi regalò la sua moneta al signore, il quale lo ringraziò molto. Subito dopo l’uomo era sparito e allora Dartred si incamminò nel bosco.

Dopo un po’ si trovò davanti ad un bivio: tutte e due le strade portavano al castello, ma una era sicura e molto lunga, l’altra era più breve però si doveva passare attraverso una grotta buia e inquietante. Senza pensarci due volte Dartred scelse quest’ ultima, sapeva che Diana era in pericolo e che quindi doveva metterci meno tempo possibile, anche se questo avrebbe potuto comportargli ferite, non aveva scelta. Attraversò allora la grotta e alla fine si ritrovò davanti ad una grande quercia” ti ho visto” disse l’albero. “Hai dimostrato di avere generosità e coraggio, ma per raggiungere il castello devi prima rispondere a questo indovinello:

Ci son tre fratelli a volte son brutti, mentre altre volte son belli. Il primo non c’è perché sta uscendo, il secondo non c’è perché sta venendo, c’è solo il terzo , che è il più piccolo dei tre, ma quando manca lui nessuno degli altri due c’è.

Dartred era bravo con gli indovinelli e ci mise poco ad indovinare” Il primo è il passato, il secondo il futuro e l’ultimo è il presente” la quercia parlante allora rispose: ”Bravo , hai dimostrato grande intelligenza, ora puoi andare, ma prima prendi questa” dal tronco estrasse una spada lucente che diede a Dartred. “ E’ una spada magica, ti aiuterà a sconfiggere l’orco”.

Il ragazzo ringraziò l’albero e partì per il castello, arrivato davanti all’ enorme portone bussò. Sentì i pesanti passi dell’orco avvicinarsi e poi la chiave girare nella serratura: davanti a lui apparve il malvagio rapitore, che quando lo vide si mise a ridere: ”Ah ,ah, ah, cosa ci fa un piccolo uomo qui, nel mio castello?” “Sono venuto per salvare la principessa Diana e per ucciderti” rispose sicuro Dartred. “Ah ,ah , ah, “ rise di nuovo l’orco, ma questa volta con una risata perfida, piena di odio. “Già altri sono venuti e tutti hanno fatto una brutta fine, quella che ora spetta a te se non te ne vai“. “Non ci penso proprio“ rispose e sfoderò la magica spada donatagli dall’ albero. L’ orco smise di ridere e si preparò anche lui a sconfiggere l’avversario. Iniziarono. Dartred era veloce e agile, al contrario dell’ orco che invece sferrava colpi a destra e a sinistra senza controllo. Il combattimento durò finche Darted  non ebbe la meglio, si scagliò contro l’avversario e lo uccise . Quindi felice della sua impresa, andò dalla principessa, la liberò e la portò a palazzo, da suo padre, che saltava dalla gioia di rivedere la sua figliola. Quello stesso giorno ci furono le nozze tra Diana e Dartred, che , per molti anni vissero felici e contenti.

Marta Paratore, I B Secondaria, team del giornalino

UNA MAGIA INASPETTATA

Prima della creazione della terra, l’universo era composto solo da un piccolo pianeta, di nome Mixin, popolato da minuscoli esserini che erano governati da un malvagio re, il cui figlio, Davide, era buono e adorava stare accanto al camino.

Una sera,Davide era seduto sulla poltrona accanto al maestoso fuoco del camino, quando vide che in mezzo alle fiamme ardeva un piccolo oggetto scintillante. In un primo momento pensò che i suoi occhi non vedessero bene, poi che c’era veramente qualcosa, così spense il fuoco e notò che si trattava di un oggetto oro; lo prese in mano e dopo averlo analizzato bene, arrivò alla conclusione che era una piccola monete d’oro che splendeva e luccicava come un diamante.

La mise in tasca e andò a cercare il suo perfido padre per avvisarlo che si sarebbe recato nella sua stanza da letto, ma nel percorso dalla sala del castello di Mixin, fino alla stanza reale, dove il re giocava e scherzava con altri nobili, sentì una vocina stridula e acuta. Molto dopo si accorse che la vocina proveniva dall’interno della tasca e che era la moneta che lo chiamava in modo persuasivo, la raccolse e tutto d’un fiato la moneta disse: “Ciao, sono Lelly, ti hanno detto che in un regno lontano vive una fanciulla la cui bellezza è indescrivibile?!”. Davide, un po’ incredulo che un oggetto potesse parlare, rispose che non ne aveva mai sentito parlare, ma che il giorno seguente avrebbe cominciato il cammino per trovarla; e così fece: il mattino dopo si alzò prima dell’alba e scappò con la moneta. Dopo ore e ore di cammino giunse in un villaggio, il cui nome era “Amicizia”; lì tutte le persone  andavano d’accordo; mentre, più avanti, c’era “Odio”, dove c’era litigio e scompiglio. In seguito ci furono “Noia”, “Passione e Generosità”, ma il luogo più pericoloso fu “Amore”.

Era sera e Lelly e Davide si fermarono in una piccola locanda dove spiegarono che tutti i paesi che i due amici avevano attraversato erano le conseguenze di Amore; perché gli uomini si fidanzavano con delle ragazze o donne, ma quando raggiungevano questo paese si innamoravano di un’altra (dato che in Amore le ragazze erano veramente belle, ma soprattutto simpatiche, che era la caratteristica che i ragazzi cercavano in una donna) e quindi si litigava e si finiva nei paesi come Odio dove non c’era la Pace. Non solo, ma spesso i ragazzi sposavano ragazze e dopo poco capivano di aver sbagliato e quindi si disperavano tanto da litigare e odiarsi e di conseguenza si finiva nei paesi tristi. Nelle ore in cui Lelly e Davide avevano sostato nella locanda, un piccolo ometto li aveva seguiti e osservati e vide che il principe aveva con sé qualche moneta d’oro che aveva preso prima di partire e con cui aveva pagato l’alloggio per la notte.

La notte entrò nella stanza da letto dell’avventuriero, che dormiva pesantemente e afferrò le monete, ma appena toccò Lelly,l ei si svegliò e urlò a squarciagola, così il suo padrone si svegliò e legò il criminale, che nonostante ciò riuscì a scappare. Il mattino seguente Davide si alzò ed era confuso e stordito, ma poi ricordò l’accaduto e in seguito notò che l’ometto era scappato, ma aveva lasciato le monete sul pavimento, si tranquillizzò e si recò nella stanza sottostante per consumare una sostanziosa colazione e per prendere qualcosa da mangiare durante il cammino.

Dopo moltissime ore trascorse ad attraversare i paesini, il principe giunse davanti ad un bosco che lui non voleva attraversare perché sapeva che era pieno di banditi, ma fu convinto da Lelly, così i due inseparabili amici si inoltrarono nella fitta foresta. A metà del bosco, circondati solo da vegetazione, l’ ometto sbucò da dietro un albero e prese la piccola borsa con le monete a Davide, che fece un salto per lo spavento, ma che purtroppo non riuscì a trattenerlo a lungo e che quindi si fece rubare Lelly; tirò un calcio e un pugno al ragazzo, che cadde a terra e  così , il ladro, corse via. Non molto dopo Davide riprese i sensi si immobilizzò per ascoltare se sentiva i passi del rapinatore e poco dopo senti…”AHI!” e riconobbe la voce dell’ ometto che prima gli aveva ordinato di dargli i soldi. Così si mise a correre, prima seguendo la voce dell’”avversario”, poi della moneta magica, che finalmente libera potè chiamare il suo padrone. Quando il ragazzo arrivò, trovò le monete, ma non il ladro; si guardò intorno e ricominciò la sua avventura. Scese la sera, così si fermò, sotto una grande pietra e anche se non voleva, si addormentò.

Il giorno seguente ripartì all’alba e (seguendo le indicazioni di Lelly), poche ore dopo, si trovò davanti ad un muro, forato completamente da pietre, allora i due si disperarono e una lacrima finì su una foglia abbastanza grande e il muro scomparve. Dietro c’era un albero grosso, maestoso e antico che tutto d’un tratto aprì un occhio e disse: ”Gentile io sarò e una possibilità ti darò;  se l’indovinello risolverete, la fanciulla conoscerete. Davide si girò di scatto e rispose che era pronto. L’albero espose l’indovinello: “Quale frase è quella giusta? 1) 8+8 fa 15    2)8+8 fanno 15. Davide era stanco e ancora dolorante per le forti botte ricevute dall’ometto,  ma pronto e concentrato sulla domanda dell’albero. Dopo un paio di minuti rispose che nessuna delle due perché OTTO Più OTTO FA SEDICI. L’albero, stupito, che un ragazzo così giovane fosse riuscito a rispondere in modo correttosi spostò con calma e Davide si trovò davanti ad una cascata dall’acqua limpida, dei verdi monti e prati e poco più lontano da lui, una fanciulla dai capelli marroni, legati in una treccia nella quale erano infilati piccoli fiorellini colorati. Indossava un vestito azzurro chiaro, lungo fino alle ginocchia e con le maniche in pizzo e con una profonda scollatura. Il suo viso era di carnagione chiara e le labbra erano color lampone. I suoi occhi avevano una forma come quelli di un cerbiatto e che splendevano come i raggi del sole sul vetro. Appena la vide Davide rimase abbagliato dalla sua bellezza e le corse incontro e intanto frugava nella tasca per trovare Lelly, ma non la trovò e dopo capì che quella fanciulla era la sua amica moneta.

Quando la raggiunse le chiese il suo vero nome e lei rispose “Miele” e gli spiegò che era vittima di un maleficio e che solo l’uomo che sarebbe stato in grado di rispondere all’indovinello dell’ albero magico l’avrebbe potuta incontrare. Nessuno li vide più, ma girarono, per molti anni, voci che dicevano che Davide e Miele si fossero spposati e si fossero scambiati affetto e amore per tutta la vita. Il re morì e tutto il popolo festeggiò molto per questo motivo e anche perché sperava di rivedere il principe scomparso.

Giorgia Fossati, I B Secondaria, team del giornalino

DUE DRAGHI SPECIALI

Mamma-draga e Mammo-drago sono due draghi ricoperti di squame rosso mattone e sulle dita di mani e piedi gli spunta qualche ciuffetto di peli color rosso vivo.

Mammo-drago, rispetto a Mamma-draga, è più grande e robusto, mentre lei è meno robusta e più raffinata. Gli occhi di lui sono di un colore verde/ocra giallo e il suo sguardo è freddo e sicuro; lo sguardo di mamma-draga, invece, è più calmo e dolce, i suoi occhi sono grandi e teneri e di colore viola/lilla.

La bocca di entrambi è larga se aperta, i denti sono un po’ ingialliti, grossi ed aguzzi. Al contrario degli altri draghi, loro non sputano fuoco o cose varie, perché sono buoni.

La coda, dello stesso colore del resto del corpo, è lunga e sul lato superiore è ricoperta da una specie di cresta appuntita quasi color beige.

Il loro odore non si può definire né puzza né profumo, è una sensazione soggettiva!  La particolarità più rilevante del loro odore è che odorano di elementi naturali, ad esempio, uno degli odori che si sente di più è quello della quercia, molto probabilmente perché la notte hanno l’abitudine di dormire affianco agli alberi; questo odore si mischia ad un odore di frutto, non si distingue quale, probabilmente per il loro nutrimento.

Essendo buoni, ovviamente, non mangiano altri draghi, persone e cose del genere, ma frutta e verdura; come tutti, anche loro hanno gusti diversi: a Mammo-drago piacciono gli arbusti in generale e la frutta, principalmente quella esotica; a Mamma-draga, invece, piacciono le foglie degli alberi alti e principalmente la frutta estiva, specialmente le fragole rosse e succose.

Nel corso della giornata, non sono fatti per stare fermi, infatti fanno un sacco di cose, a partire da una bella nuotata d’ estate, una passeggiata in primavera o in autunno e giochi con la neve d’inverno; ovviamente non rinunciano mai ad almeno un pasto quotidiano, dopo di esso a volte dormono, altre volte basta loro solo la dormita notturna.

Mammo-drago, pur essendo più robusto e con uno sguardo pauroso, perde quest’ultimo quando vede la sua più grande paura, infatti in questo caso è più fifone di Mamma-draga; la loro maggiore paura sono gli umani. Sono gli umani perché hanno molta paura che essi possano ucciderli, o rapirli, per questo motivo stanno sempre molto attenti.

Questi due draghi potranno sembrare spaventosi o freddi, ma in realtà sono simpatici e giocherelloni, e basta non mostrargli paura e diffidenza per conquistare la loro fiducia e diventare loro amici.

 Beatrice Seganfreddo, ID Secondaria, team del giornalino

IL POVERO MA RICCO

In un paese lontano lontano viveva un povero con una moglie molto bella e il principe lo invidiava per questo. Allora il principe mandò via dal paese il povero per tenersi la moglie anche se contro la sua volontà.

Durante il suo viaggio il povero incontrò uno scoiattolo e capì subito che voleva aiutarlo. Decise quindi di seguire lo scoiattolo che lo condusse ad un passaggio segreto per entrare di nascosto nel paese.

 

 

 

 

Prima di ritornare in paese, attraverso il passaggio segreto, il povero accompagnato dallo scoiattolo, trovò un oggetto fatato: una macchina fotografica speciale che quando scattava una fotografia trasformava un qualsiasi animale in quello che si desiderava.

Al povero venne un’idea; decise di fotografare lo scoiattolo per trasformarlo in una bellissima donna e portarla poi dal Principe in cambio della moglie tanto amata.

Il povero pensò quindi di entrare in paese attraverso il passaggio segreto, una volta arrivato, si trovò davanti al Castello e bussò al portone con grande forza.

Il Principe per ringraziare il povero, per avergli portato la donna dei suoi sogni, decise di donargli un forziere pieno d’oro e organizzò una festa in suo onore.

Dopo qualche giorno il Principe sposò con sontuose nozze la sua innamorata e vissero tutti felici e contenti.

Miguel Mascheroni e Mattia Dianin, I D Secondaria

UNA TENEBROSA SERATA

Avevamo appena iniziato la camminata di ritorno da casa di Andrea, quando ci mettemmo a parlare tra noi. Eravamo felici della bella giornata passata insieme, tra amici. Per tornare a casa nostra si doveva passare per un piccolo boschetto abbastanza tetro e oscuro, ma eravamo talmente presi nel parlare che non ci accorgemmo che stavamo sbagliando sentiero.

“Scusa se t’interrompo, Matte.” dissi al mio amico, Matteo. “Abbiamo sbagliato strada o è una mia impressione?”. “Sì, in effetti anche a me sembra che questa non si la strada che abbiamo fatto all’andata.” rispose lui. “Beh, allora torniamo indietro e prendiamo la strada giusta.” Lo dissi con troppa superficialità, perché con il buio che arrivava e con la luce che svaniva ritrovare il giusto sentiero era diventato quasi impossibile. Cominciammo a spaventarci.

“Guarda dove siamo sul tuo cellulare, Fede.” mi disse lui. Purtroppo avevo il cellulare scarico e Matteo non lo aveva portato.

Così cercammo fino allo sfinimento il sentiero che, ormai, era bello che perso. Il cuore mi batteva forte. Sempre più forte, quasi a rompermi il petto, sempre di più: ormai avevamo completamente perso il sentiero, e la notte stava calando sulle nostre teste, confuse e impaurite.

Stavamo uniti per non perderci, e cominciammo a cercare di uscire da quel bosco così intricato che neanche quello in cui Biancaneve si perse era peggiore. A un certo punto vidi un piccolo riflesso cristallino provenire poco lontano da noi. Ci avvicinammo, curiosi. Scoprimmo che era solamente il riflesso della luce lunare su un piccolo laghetto naturale.

Eravamo stanchi, camminavamo senza sosta da quello che, per noi, sembrava un’infinità di tempo. Così decidemmo di accamparci lì quella notte, vicino al laghetto, in modo da poter bere se necessario. Eravamo sempre molto spaventati, ma per noi era meglio cercare di ritrovare il sentiero di mattina, alla luce del sole.

Trovammo un bel prato vicino al laghetto, morbido e tiepido. Usammo come cuscino i nostri zaini con dentro delle patatine rimaste a casa di Andrea. Avremmo così anche potuto avere una specie di colazione la mattina, se così si può chiamare. Non eravamo messi così male, alla fine. Solo un po’di fresco. Ci addormentammo quasi subito poiché da Andrea avevamo corso e girato per la casa tutto il tempo.

Dormimmo per una decina di minuti o poco più, quando quello che prima era solo un po’di fresco diventò molto fresco, freschissimo. Mi svegliai, ma Matteo ancora dormiva.

Cercai di riaddormentarmi, ma quel freddo non abbandonava più il mio corpo. Mi accovacciai e mi chiusi completamente il giubbotto. Quel freddo però aumentava e aumentava, all’infinito. Non capivo il perché anche per il fatto che ero davvero stanco. Cominciai a tremare e il vapore iniziò a uscire dalle mie narici bagnate e dalla mia bocca tremante.

Sentii dei rumori provenire dai cespugli vicini. Tremai ancor di più. Nessun segnale da Matteo. Cercai di svegliarlo in tutti i modi, lo scossi e continuai a ripetere “Matte. Matteo!!! Svegliati, dai!”. Finalmente si svegliò e gli dissi “C’è qualcosa che si muove nei cespugli!”. Subito anche lui si spaventò e tremavamo come delle foglie in autunno.

Improvvisamente dal cespuglio uscirono due strane creature, metà fantasmi e metà scheletri. Urlammo come delle bambinette, ma ne avevamo la ragione.

Le creature si avvicinarono lentamente, puntando quella loro testa puzzolente e nera contro la nostra. Ce li ritrovammo a mezzo metro di distanza, quando la creatura che puntava su Matteo cominciò a succhiargli via non so cosa, ma la aspirava con la sua bocca rotonda. Capivo che dovevo aiutarlo, ma non riuscivo sia perché la creatura che puntava su di me si stava avvicinando sia perché ero completamente paralizzato dalla paura. Sussurrai: “Matte, Matte, Matteee…” non ebbi più le forze, cominciavo a sentirmi svenire anch’io.

Paura, terrore, tenebre, morte, malvagità, ingiustizia. Queste le parole che mi vennero in mente mentre quella creatura stava succhiandomi via quella che, stavo capendo, era la mia anima con tutti i miei pensieri felici e allegri: le risate con mio fratello, i giochi con il mio cane, i miei amici, gli errori su cui risi su, la mia fantastica famiglia. Tutti bei pensieri che quella creatura stava spazzando via dalla mia mente, lasciando solo pensieri tristi e inquietanti.

Non riuscivo a fermarla, quell’orrida creatura. Quando ebbero finito con entrambi quelle bestie se ne andarono strisciando nell’oscurità di quel bosco.

L’indomani ci svegliammo e da allora non fummo più gli stessi: senza felicità, senza sorriso, senza un solo briciolo di allegria, solo infinita tristezza ed eterna rabbia.
Non si poteva più tornare indietro con i Dissennatori. Solo disperazione.

Federico Castellani, II D Secondaria, team del giornalino

UN’AVVENTURA STRAODINARIA- Episodio I

In un pomeriggio d’inverno come tutti gli altri, ero seduta vicino alla mia scrivania a fare i compiti.

Però ad un tratto tutto diventò buio, come se fosse saltata la corrente. E quando la luce ritornò, scoprii che non ero più nella mia stanza, ma in un luogo circondato da una nebbia fittissima che non mi faceva vedere più niente, ma  riuscivo a sentire  solo soffiare un vento freddo.

Allora la paura iniziò a prendere il sopravvento, però per fortuna la nebbia iniziò a svanire e pian piano riuscivo a vedere sempre meglio il luogo in cui mi trovavo. Vidi un ambiente formato da mattoni, terra battuta, sassi e legno; però non riuscivo ancora a capire il luogo  preciso in cui io fossi. Quando poi la nebbia sparì del tutto, riuscii a vedere che davanti a me c’era un lunghissimo percorso e che ero circondata dalla natura. Allora capii che ero sulla Grande muraglia cinese!

E cominciai a domandarmi, tra me e me, come una ragazza di dodici anni senza poteri, poteva essere su un monumento che si trovava dall’ altra parte del mondo, rispetto al posto in cui ero prima, e soprattutto mi chiedevo per quale motivo io fossi lì.

All’ inizio non riuscivo a trovare la risposta, a nessuna delle due domande, ma dopo mi ricordai che da piccola mia madre mi raccontava molte volte delle storie sulla Cina e soprattutto sulla grande muraglia cinese, così mi ero innamorata di quel bellissimo monumento di cui lei mi parlava sempre e avevo cominciato anche a sognare di andare a vederlo, quando sarei diventata grande, con i miei amici. Allora forse capii per quale motivo ero lì, ma non riuscivo ancora a capire come avevo fatto ad arrivarci.

Dopo pensai che forse potevo trovare la risposta se provavo ad andare avanti e così cominciai a percorrere il percorso che avevo di fronte, senza sapere quale sarebbe stata la sua destinazione.

Camminai, camminai … E dopo quasi un’ora di camminata riuscii a vedere davanti a me una torre e allora pensai che forse lì c’era qualcuno che mi avrebbe potuto aiutare a ritornare a casa. Ma quando fui davanti alla porta della torre, scoprii che non c’era nessuno, ma c’era solo una scritta sulla porta, che diceva: ”Brava! Sei riuscita a superare la prova! Adesso entra in questa torre che ti attende la prova successiva”.

Allora mi chiesi: “Ma che cosa stava succedendo? Quali prove dovevo affrontare e perché le dovevo superare?” e mi feci molte altre domande, ma alla fine mi dissi che non potevo fare niente se stavo lì ferma. Allora mi feci coraggio e aprii la porta e vidi …

continua …                  

Sabrina Zhang, IID Secondaria,

team del giornalino

AVVENTURA NEL BOSCO – III episodio

“Sto piangendo, sono disperata, non so come uscire da questa situazione orribile. Vorrei arrendermi, ma ripenso a tutti quelli che mi vogliono bene, sono sicura che desiderano rivedermi sana e salva, e non in Paradiso! Decido di farmi coraggio, mi alzo in piedi decisa a trovare una soluzione, quando mi sento spingere giù dal burrone.

‘Di sicuro c’è qualcuno che mi vuole morta’, è il primo pensiero. Ora di sicuro riuscirà nel suo intento: se non sono riusciti ad uccidermi i fantasmi, ora lo farà l’impatto con l’acqua.

Chiudo gli occhi, preparandomi ad una triste fine, consapevole del fatto che le ultime cose che ricorderò della mia vita saranno il dolore e il gelo dell’impatto con l’acqua.

Se proprio devo, non è così che vorrei morire.

Sento un brivido e il rumore di un sassolino che cade in acqua. Cerco di assaporare i miei ultimi istanti di vita, prendo una profonda boccata d’aria… o almeno ci provo. La respirazione è molto difficile, come se fossi in un ambiente chiuso in cui sta finendo l’ossigeno a disposizione. Ma sto cadendo, di certo non sono in una stanza.

Mi accorgo solo ora che un caldo opprimente mi sta schiacciando.

Apro gli occhi e vedo che non sto affatto precipitando, sono sospesa, a mezz’aria in una caverna, di fronte a me una ragazza molto bizzarra, con i capelli verdi, gli occhi azzurri e la pelle sudata. Ha gli occhi chiusi, forse sta dormendo. Mi guardo intorno. Nella caverna c’è un armadietto, un piccolo frigorifero. Cerco l’uscita. È molto strana, come se fosse chiusa dall’acqua. Provo a volare verso di essa e la raggiungo metto una mano attraverso e sento una scarica attraversarmi. Istintivamente ritraggo la mano e la trovo grondante d’acqua. Non mi sbagliavo: oltre l’ingresso della caverna c’è il mare, peccato che la barriera non si possa attraversare.

-Arrenditi, non c’è modo di uscire da qui. L’aria sta finendo, così come l’acqua e il cibo…

È stata la ragazza con i capelli verdi a parlare. La sua voce aveva un tono sconsolato, come se ormai si fosse arresa alla morte. Io invece ancora no.

-Troveremo un modo di uscire- dico.

-Te l’ho già detto e ora te lo ripeto: NON C’È SPERANZA!!!– risponde lei, mentre le lacrime iniziano a rigarle il viso.”

Continua…

Lucilla Cnapich, II D Secondaria, team del giornalino

AFFETTO PERICOLOSO

Tornando a casa, Laura sente qualche rumore provenire dalla sua stanza. Entrando vede Daniela frugare nei cassetti della sua stanza.

“Ciao”. Lei sobbalza. “Non ti avevo sentita arrivare”.“Che fai nella mia stanza?”. “Cosa vuoi da mangiare?”

“Ti ho chiesto un’altra cosa” lo richiese con più insistenza. “Stavo solo cercando una penna”. “Nel cassetto delle magliette?”. A un tratto nota un angolino lilla spuntare da dietro la ragazza.

“Perché hai il mio diario?”. La giovane donna non risponde. “Perché hai il mio diario????!”

Il piccolo quadernino colpisce la tredicenne in testa.

“L’ho letto e ho trovato conferma dell’idea che sei una pazza psicopatica come pensavo”

La ragazzina non rimane troppo scossa dalla botta anche se la ferita del quadernino le aveva perforato la pelle, l’odore del sangue la rendeva solo più forte.

La giovane donna ora, invece dell’aria fiera che aveva inizialmente, sembra spaventata, la ragazzina le si lancia al collo e le tira un pugno sul naso che inizia a grondare sangue, la donna fa volare via la ragazzina che si rialza e prende delle forbici dalla scrivania. La donna corre giù per le scale, ma la porta è chiusa a chiave, in quel momento l’ombra di Laura si intravede nell’ingresso e la sua voce mielosa e allo stesso tempo fredda si fa sentire.

“Avevo già in programma di ammazzarti” una risata diabolica si sente dal piano di sopra.  “Da quando MIO FRATELLO passa più tempo con te che con me ho capito come sistemare la faccenda” ora la risata sembrava un urlo satanico.  La giovane donna corre a nascondersi dietro la libreria.

“Allora vogliamo giocare a nascondino, eh?”. “Daniela, dai, vieni fuori non ti faccio niente”

“Daniela? PRESA!” la sua voce gelida e sussurrante è vicino alla libreria e poi appare il viso del mostro.

La donna grida e corre via . “Non mi separerai mai da Ivan”

La ragazzina per tutta risposta le lancia un vaso in testa e la donna cade svenuta e Laura si ferisce il braccio. La ragazza sta per affondare le forbici nella carne della donna quando il campanello suona, con un salto acrobatico lei prende lo scotch, lega e tappa la bocca alla donna, poi la lancia giù per le scale del seminterrato e chiude a chiave, poi la nasconde e va ad aprire. Con un faccino angelico saluta:  “Ciao Ivan, mamma e papà”

In un secondo Ivan esclama: “Ma cosa hai fatto al braccio e alla testa e poi dov’è Dani?”. “Mi sono graffiata con un vaso e poi sono caduta di testa e, in quanto a Dani, è uscita per lavoro e mi ha detto che non tornerà presto.

Alice Chiello, III E Secondaria, team del giornalino

CON LA MUSICA NEL CUORE

Anche quest’anno, con mia grande soddisfazione, si realizzerà un progetto a cui tengo molto: il progetto delle “Lezioni Concerto” e sono sicura che riscuoterà grande successo. L’iniziativa si è svolgerà in sei incontri tematici dedicati alla musica con esecuzioni di altissimo livello eseguite da Maestri e Professori d’orchestra di grande fama, alla quale parteciperanno gli alunni della Scuola Secondaria di Primo grado dell’Istituto “Rita Levi Montalcini”.

Mi sento in dovere di ringraziare in primis, il nostro Dirigente Scolastico, la Professoressa Margherita Fazio, il Maestro Rocco Carbonara e la Scuola Civica Musicale di Peschiera Borromeo. Sono convinta che per gli studenti e i docenti sarà una nuova ed entusiasmante avventura!

Non smetterò mai di sostenere questa iniziativa che incoraggia l’esperienza della musica con dei “piccoli” spettatori o forse meglio dire ascoltatori sempre più esperti. Non è la musica che incontra la scuola, ma come ormai succede da anni saranno i nostri studenti ad incontrare  la musica, vivendo un percorso carico di emozioni.

Come docente di musica della Scuola Secondaria ho sempre avuto un sogno: che i giovani possano scegliere che musica ascoltare, dopo averla conosciuta tutta però, Mozart e Beethoven compresi! Vorrei dare ai miei studenti la possibilità di scegliere quale musica amare. Non importa che la musica sia classica, jazz o rock, l’importante è che sia bella. Un universo da esplorare interamente, senza limitarsi a …. qualche pianeta.

La musica come dialogo…. lo stiamo purtroppo perdendo sempre più! Per questo voglio che i miei studenti ascoltino musica da camera: così imparano che la libertà di uno strumento deve tenere conto di quella dell’altro. Un dialogo a tutto tondo, anche con le partiture dei grandi capolavori musicali espresso attraverso l’esecuzione di arie liriche tratte dalle più famose opere.

Un esecutore deve sapersi mettere al servizio della composizione avendo l’umiltà di non sentirsi mai il protagonista assoluto della musica e di non smettere mai né di studiare né di apprendere, tanto dai propri professori che dai propri allievi. Quanti insegnamenti!

Per queste emozioni regalate a me, ai docenti ma soprattutto agli studenti dell’istituto Montalcini; per una iniziativa in cui ho sempre creduto ed attivato, confido con speranza e desiderio che il progetto delle Lezioni Concerto continui per tanti altri anni ancora unitamente ai miei più sinceri e  GRANDI RIMGRAZIAMENTI.

 

Prof.ssa Roberta Bolzoni

COSA PENSANO DI NOI?

OPEN DAY AL LICEO MACHIAVELLI: INTERVISTATI I FUTURI STUDENTI DELLE SUPERIORI

Il giorno 3 Dicembre 2016 e il giorno 14 gennaio 2017 si è tenuto l’ open day d’istituto. Molti giovani ragazzi, si spera futuri “Machiavellini”, sono venuti a vedere il liceo e i nostri compagni li hanno accompagnati a fare un “giro” per conoscere ogni luogo della scuola, dai laboratori alla palestra, e noi del giornalino scolastico “La Macchia” abbiamo colto l’occasione per intervistarli. Appena entrati la prima impressione è stata quella di un atrio grande e luminoso, un luogo molto accogliente e familiare; sia i genitori che i ragazzi delle scuole medie hanno apprezzato gli alunni della scuola impegnati nell’open day, i quali erano informati, gentili e utili nel risolvere gli eventuali dubbi. Durante il “giretto”, i laboratori di chimica e fisica sono stati gli spazi che hanno colpito maggiormente, insieme alla palestra, a volte reputata dai genitori troppo buia, e il bar, uno dei luoghi sempre apprezzati. Alcuni genitori, invece, hanno descritto la struttura della scuola un po’ vecchia, come tutte le scuole di Milano d’altronde, anche se allo stesso tempo si respirava una bella atmosfera, essa infatti ti avvolge come all’interno di una grande famiglia. Parlando con i futuri “primini”, essi hanno dimostrato timore per diverse materie del nostro indirizzo differenziandosi tra maschi e femmine. Infatti i primi hanno molto timore del latino, il quale è sempre stato ostile a molti studenti del liceo. Le femmine, invece, hanno maggiore paura per quanto riguarda le materie più scientifiche, come per esempio fisica. Alla domanda “Cosa pensano gli altri di noi ?”, rispondendo tutti con un sorrisetto sulla faccia, hanno espresso un giudizio positivo: il Liceo Machiavelli è reputato da molti un’ottima scuola, con insegnanti validi e allo stesso tempo comporta un elevato livello di ore di studio.

Infine, l’aspetto che può convincere a scegliere un istituto rispetto a un altro è senz’altro la vicinanza e la qualità della scuola stessa. Sperando che la nostra scuola abbia tutto ciò che i futuri liceali richiedano, l’ultima cosa che rimane da dire è “ci vediamo l’anno prossimo qui da noi!”.

Gaia Zamarioli , V A Scientifico Machiavelli

http://www.iismachiavelli.gov.it/la-scuola/strutture-rivoltana

“L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo”

“L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo”. Questa citazione di Nelson Mandela ci fa capire che l’istruzione è parte fondamentale dell’esistenza dell’uomo e con essa si possono fare grandi cose.

È vero quello che pensano alcuni, cioè che si può comunque sopravvivere grazie all’uso di caratteristiche primordiali (istinto ed esperienza), che sono molto importanti; ma è anche vero che è più importante la conoscenza, poiché grazie ad essa possiamo continuamente svilupparci ed innovarci.

Inoltre, noi esseri umani, possiamo acquisire dei valori molto importanti come l’educazione ed il rispetto; senza questi valori si rischia di “cadere” nell’inciviltà e nell’ignoranza.

L’istruzione dà conoscenza, senza di essa si è ignoranti ed è più facile essere manipolati e non si ha abbastanza cultura per poter pensare da soli. Quando invece si ha la conoscenza, si è liberi di pensare con la propria testa senza credere a tutto ciò che ci viene detto, si ha la libertà di poter prendere decisioni in base alle proprie conoscenze ed esperienze e ci si può inserire ed imporsi nella società moderna e nel mondo lavorativo. Inoltre l’istruzione ci dà la capacità di poter decidere del nostro futuro ed è il “motore principale per l’innovazione e l’evoluzione della società; infatti, il quarto componente di fondamentale importanza dell’economia mondiale è la conoscenza tecnica, tecnologica e scientifica, poiché maggiore è la conoscenza di cosa e come produrre, maggiore è la ricchezza e lo sviluppo del Paese.

La mentalità del 1870 era molto diversa dalla nostra sul tema dell’importanza dell’istruzione; infatti i genitori preferivano tenere a casa i figli e farli lavorare invece che mandarli a scuola, anche quando c’era la Scuola elementare obbligatoria.

Questo comportò che il 73% di italiani erano analfabeti e quando questi emigrarono verso Paesi stranieri vennero trattati assai male, anche perché, oltre ad essere analfabeti, non erano specializzati in nessun lavoro (infatti molti erano costretti a svolgere lavori molto umili) ed inoltre facevano fatica ad imparare la lingua del luogo.

Gli immigrati italiani erano, quindi, molto spesso vittime di razzismo.

Alcune famiglie poverissime, tuttavia, avevano capito che senza la Scuola non esisteva alcuna possibilità di riscatto sociale e facevano ogni sacrificio pur di garantire ai figli i primi due anni delle Elementari.

Per concludere, l’istruzione è fondamentale per la nostra vita, ma non tutti hanno la fortuna di riceverla, come succede ai bambini poveri del Terzo Mondo, quindi bisogna farne tesoro e non bisogna mai perdere la “fame di conoscenza”.

Chiara Ragusa, III E Secondaria, team del  giornalino

FUOCO E NEVE- Parte prima

Ansimavano chini lungo la salita che portava verso la cima scura di bosco della collina. Circondati dal buio della notte, tremolanti nel turbinio della tormenta affondavano gli scarponi consunti nella neve fresca imprecando per il freddo e i piedi già fradici.

“Ma dov’è che andiamo?” Fece Zecca con voce stanca e infantile. “A fare i conti di fine mese.” Gli fece Mondoboia senza voltarsi.

Erano già un paio d’ore che camminavano così, e almeno una che non ci si vedeva più niente o quasi. Delle pattuglie nemiche non se ne erano dati particolare cura confidando spavaldamente nelle avverse condizioni meteorologiche e nella scarsa attitudine alle marce notturne dei Fascisti.

Erano in quattro: in testa l’enorme stazza di Mondoboia ravvolta nel suo solito cappottone, con lo zaino di pelle consunto sulle spalle poderose, il cappello di lana calato sulla testa riccioluta e il fiato di lupo predatore che sbuffava di tra la barba ispida, lo Sten appena visibile tra le braccia. Seguiva Brina, ossuto e curvo sotto i suoi 45 anni da operaio, occhi chiari e dolci di chi ha visto troppo male per volerne ancora, la sua bocca sorrideva (o sembrava sorridere…) sempre su quel mento affilato digiuno di rasoio, senza zaino né tascapane e col solo moschetto appeso alla spalla; dietro di qualche metro Zecca e Valentino.

“Non potevamo venire qui in un altro momento?” Bofonchiava Zecca guardando il compagno e sperando in un qualche tipo di risposta che potesse dare un senso a quella scarpinata misteriosa.

Valentino non rispondeva, e non tanto perché non ne avesse voglia, ma perché non gli andava di parlare a un ragazzino quale era Zecca. Meridionale, per di più. Si vedeva che lui, lì, si trovava a disagio in mezzo a quelle montagne, a quei boschi e a quel freddo, lui che doveva essere abituato a scrutare il mare tra gli olivi, al dolce suono delle cicale. Forse il comandante avrebbe dovuto mandarlo via, o per lo meno avrebbe potuto dargli un incarico diverso, ma non ne aveva voluto sapere: servivano uomini, o, in mancanza di questi, ragazzi. Ragazzi da mandare a morire, se necessario. Stasera però non sarebbero morti, la bufera li avrebbe protetti con i suoi turbini e con il suo gelo.

“Perché veniamo quassù a quest’ora?” Ripeté. Valentino era stufo:”Perché certe cose è meglio farle di notte che di giorno, non trovi? Con la luce ci sono le pattuglie. Vuoi incontrare le pattuglie tu?” “No, no …”

Cercava di chiudere in fretta i tentativi di conversazione del ragazzo; non che gli dispiacesse o lo infastidisse in modo particolare, soltanto che quando si è partigiani e si è già sopravvissuti a tanti, giovani e meno giovani, un po’ si perde la voglia di far comunella.

Prima della guerra, anzi fino al ’42, non era così però, anzi gli piaceva stare in compagnia, far baldoria, bere il freisa in osteria e fare all’amore con la Gianna in certi fienili lontani da sguardi indiscreti. Gli piaceva indossare il vestito buono quando c’era la fiera e pedalare forte in piazza con l’aria che gli scompigliava il ciuffo. Ora però era diverso perché nel fienile ci dormiva solo, o al massimo con qualche compagno, con un occhio aperto e la mano poggiata sullo Sten, il freisa lo tracannava veloce da bicchieri sbeccati nei casolari dove si fermavano a chiedere da mangiare, le ragazze erano sfollate o chiuse nelle case e in piazza c’era la GNR.

Eppure sarebbe finito anche questo inverno e con esso se ne sarebbe pur dovuta andare anche la guerra, perché per l’estate sognava di ritornare quello di un tempo, di tornare a inforcare la bicicletta e a pedalare a perdifiato su e giù per le colline. Qualcuno, soprattutto fra i rossi, gli aveva detto che la Liberazione sarebbe stata solo l’inizio e che il vero lavoro c’era da farlo dopo, ma lui non ci pensava nemmeno, perché, ucciso l’ultimo fascista,  avrebbe dimenticato tutto all’istante. In fondo pensava che la guerra per lui fosse solo una parentesi, una penitenza inflitta da recitare macchinalmente, più o meno a cavallo tra la giovinezza e l’età adulta.

Ansimò un poco, rabbrividì per il freddo e gettò un’occhiata a Zecca: era visibilmente stanco ma si muoveva abbastanza veloce con l’energia di un giovane ingenuo; ogni tanto si fermava e controllava qualcosa sotto il giaccone, all’altezza della cintura; Valentino fu quasi tentato di chiedergli che cosa custodisse con tanta attenzione, ma l’idea di rischiare una pur breve conversazione lo spinse a tacere.

A un bel momento Brina si voltò e fece un segnale ai due, probabilmente Mondoboia aveva deciso di fermarsi. In effetti erano giunti a una specie di legnaia o capanno mezzo sepolto nella neve e nell’oscurità, Mondoboia era già dentro seduto su alcune pietre impilate.

“Allora, che si fa?” disse Zecca. Brina doveva già sapere perché lo guardò per qualche istante con disinteresse e poi si voltò silenzioso verso l’altro seduto. Valentino restò in piedi un po’ in disparte.

“Il fatto è -cominciò Mondoboia- che qui c’è da farla pagare a qualcuno, anzi a qualcuna…” Fucilare i Fascisti era una cosa, ma quando si parlava di punire una donna la faccenda non piaceva a nessuno. “Vi ricordate -riprese- di quei due che avevamo preso giovedì sulla provinciale?” “Il tenente e l’autista ?” Azzardò Valentino. “Sì, proprio quelli. Morti e sepolti, s’intende … bene, il tenentino ci aveva una di quelle cartelle di cuoio che usano quelli come te che hanno studiato.” disse additando Valentino. “Dentro c’erano tanti fogli importanti che poi li ha presi Perro, ma qualcosa l’ha tenuto e l’ha letto anche l’Annibale, e sapete che cosa ha scoperto?” Guardò Brina per esortarlo a continuare.

“C’è una signorina qua sopra che fa la spia per il nemico. E’ la Gisella, sicuro come il vino del sagrestano, abbiamo riconosciuto le sue iniziali sul documento. Fa il doppio gioco in cambio di razioni. Di quelle buone che hanno i Tedeschi.”

“Adesso avete capito perché si mangiava sempre così bene da quelle due arpie?” rincarò Mondoboia. Zecca si era fatto bianco.

“Piano, come fate a essere così sicuri? Le iniziali possono essere di chiunque.” Disse Valentino a Brina. “No, è lei, glielo abbiamo fatto confessare a uno dei due prigionieri.”

“Guarda che quelli prima di crepare le provano tutte, anche a dare la colpa al Papa.” “E’ lei!” Tagliò corto il più grosso. “Adesso andiamo là e le facciamo la festa.” “Guarda che bisogna prima farle il processo, non siamo mica assassini noialtri.” “E chi la uccide? Noi andiamo là, mangiamo, poi prendiamo lei e la vecchia, le facciamo parlare e poi vediamo se è il caso di portarle giù al comando o …”    “O?” “O non lo so!”

Mondoboia fece per alzarsi, poi si voltò verso Zecca:”Di’, tu: è vero che Lupo ti ha lasciato la pistola?”

Zecca non disse niente, ma annuì piano scostando il giaccone ed estraendo appena da un piccolo fodero marrone una pistola automatica.

“E’ fatta in Belgio quella lì – disse Brina- E’ una buona arma, tienila bene. Povero Lupo… Ti voleva bene, sai?” “Ci abbiamo sistemato un paio di militi con quella.” Indicò Mondoboia.

Restarono tutti fermi e in silenzio alcuni istanti.

“Eh, Lupo… Lupo! Lupo! Almeno non si è fatto prendere ed è spirato tra braccia amiche, a Miller e a Lampo è andata peggio: uno là per terra in una pozzanghera di sangue e fango e l’altro a morire contro un muro con tutto il viso pieno di cazzotti e gli occhi gonfi che non poteva neanche vedere il sole…”

Guardavano tutti Zecca. Quel mattino sventurato doveva accompagnare Lupo lungo il torrente fino all’altezza del ponticello della strada vecchia per controllare che le piogge e la piena non avessero guastato gli esplosivi collocati sotto  l’arcata, ma non c’era stato verso di farlo schiodare dal pagliericcio ché diceva di stare male e che forse era l’appendicite, che ogni tanto gli capitava che si infiammasse. Berto lo voleva tirare su di peso e lo prendeva a male parole, ma Lupo gli aveva detto di lasciarlo stare e che tanto si sarebbe tirato dietro Miller. Poi aveva sorriso a Zecca e gli aveva buttato una borraccia di Cognac. “Non sono mica un dottore io, ma questo cura quasi tutto!” Ed era partito con gli altri due.

Lo trovarono a metà argine vicino al castagno grande nella tarda mattina che si teneva le budella e ripeteva:”Ci hanno aspettati… ci hanno aspettati e ci han fatto la festa.”

L’avevano riportato al comando più morto che vivo che chiedeva un prete, poi aveva voluto consegnare qualcosa  a Perro da dare ai suoi ad Alessandria e aveva voluto dare la sua pistola a Zecca. “E’ belga, è una buona pistola, me la sono portata giù quando ho smesso di fare il minatore nel ’36, te la lascio che se no resti sempre senza. Quando vai giù in paese mica puoi portarti il moschetto, no?”

Spirò poco dopo, il prete arrivò il mattino successivo. “Andiamo, dài …” Riprese Brina con lo sguardo basso.

Salirono ancora nel buio, nella neve e nel silenzio, il casolare isolato si distingueva appena in quel paesaggio misterioso; si avvicinarono decisi.

Continua

Professor Luca Boschetti

LA SCONFITTA DEGLI ALIENI

C’era una volta una città invasa da alieni. Gli alieni erano pacifici ma occupavano ogni spazio possibile con le loro basi di atterraggio. Essi erano simpatici e ottimi cuochi di sushi. Ma agli abitanti non piaceva che sulle loro case atterrassero gli ufo e che usassero l’elettricità per ricaricarli perché la bolletta era aumentata drasticamente.

Il sindaco era disperato perché gli alieni erano troppi e occupavano tutto lo spazio. Un giorno un uomo apparentemente povero si presentò dal sindaco e disse: “Signor sindaco, io so come scacciare gli alieni”. Il sindaco rispose: “Tu che sei così povero, come farai?” E l’uomo rispose: “Se mi lasci provare in cambio voglio una cosa”.

Allora l’uomo allestì una finta festa a cui invitò tutti gli alieni. Essi ci andarono e caddero nella trappola. L’uomo li attirò tutti in una stanza dicendo loro che lì avrebbero trovato un grande buffet. Quando gli alieni furono tutti intorno alla tavola imbandita, l’uomo fece cadere sopra di loro delle grandi reti che li intrappolarono tutti.

In seguito l’uomo chiamò i rinforzi e tutti i cittadini presero gli alieni e li caricarono sulle loro navicelle. Fu allora che il gelataio della città chiese: “Cosa ne faremo di tutti gli alieni?”

E l’uomo rispose: “So che dentro queste navicelle c’è un dispositivo di autodistruzione che possiamo programmare col conto alla rovescia. Li rimanderemo nello spazio. Quando il conto alla rovescia finirà, essi saranno già lontani dalla terra e allora la navicella esploderà in mille pezzi e gli alieni moriranno.”

Tutti si trovarono d’accordo con l’idea e la realizzarono subito. Fu così che gli alieni furono rispediti nello spazio, mentre i cittadini osservavano la scena dal basso. E poco dopo che le navicelle furono sparite, essi festeggiarono cantando e mangiando il buffet che gli alieni non avevano fatto in tempo a mangiare.

Durante la festa il sindaco si avvicinò all’uomo che ormai era diventato l’eroe della città e gli disse: “Ora che ci hai liberato dagli alieni, che cosa vuoi in cambio?”

Ed egli rispose: “Dove prima c’erano le navicelle degli alieni, voglio che sia costruito un grandissimo e bellissimo parco giochi per bambini, con scivoli, altalene e dondoli per tutti. Poi dovrete costruire una statua con le mie sembianze in mezzo al parco e la dovrete dedicare a me, l’eroe di questa città”.

Il sindaco accettò e una settimana dopo fu posata nel parco ancora in costruzione la statua con una bella targa dedicata all’uomo con la scritta: L’EROE DELLA CITTA’. Il parco venne finito e tutti, i bambini e i loro genitori, vissero felici e contenti.

Mattia Abbagnato, Matteo Fontana, Nicolò Pristerà, Walid Tazi,

I D Secondaria

INCONTRO CON UNA TESTIMONE DEL DISASTRO DEL VAJONT

Il giorno 25 gennaio è venuta nella nostra classe la figlia di un testimone oculare della tragedia del Vajont.

L’ idea è partita dalla prof.ssa Biasiolo che ci ha fatto leggere “La storia di Marinella”, un libro che parla di una bambina vissuta a Longarone durante la catastrofe del Vajont. In seguito abbiamo visto un film riguardante l’argomento che ci ha fatto capire quanto fosse catastrofico questo avvenimento.

Il nome della testimone era Cristina, una giovane donna proveniente da Limana, un paese vicino a Longarone. Cristina ci ha parlato dell’impressione che ha avuto quando ha visto l’imponente diga e di quante volte l’aveva vista, dato che appena venivano degli amici a trovarla la diga era la prima tappa. La diga non è stata distrutta dalla catastrofe, solo la ringhiera del camminatoio, che però è stato ricostruito per le visite in quei luoghi.

Lei ci ha raccontato che suo padre e anche un po’ suo nonno le hanno molto parlato della diga e della sua maestosità, visto che è la diga più grande del mondo.

Cristina ci ha parlato anche del cimitero di Longarone, un cimitero tristemente famoso. Esso infatti stranamente ha tutte lapidi bianche messe in fila, e c’ è anche un porticato che non ha neanche le tombe ma soltanto i nomi delle persone residenti a Longarone, morte durante la strage del Vajont, di cui non è stato ritrovato il corpo.

Insieme a Cristina c’era anche la bibliotecaria, la dott.ssa Emanuela Scola, che ci ha aiutato a focalizzare bene l’argomento. Ci ha letto una testimonianza, un messaggio breve ma profondo, scritto da una persona che ha vissuto per davvero la tragedia ed è sopravvissuta. Questa lettura ha dato a tutti un’idea diversa da quella lasciata dal libro e dal film, facendoci vivere quei momenti da vicino, non dal punto di vista di osservatori esterni.

La mia opinione è che questo incontro non può che averci fatto del bene e credo che non ci ricapiterà più un’esperienza così e quindi sono felice di aver incontrato la figlia di un testimone oculare della catastrofe del Vajont e, quando dico ciò, credo di poter parlare a nome di tutta la mia classe.

                                                     Matteo Marino e Tommaso Ferrara,

I D Secondaria

GLI SCOUT: CRESCERE, CAMMINANDO INSIEME

  • CHE COSA SONO GLI SCOUT?

Gli scout sono un gruppo di bambini o ragazzi che giocano e stanno insieme divertendosi, rispettando allo stesso tempo l’ambiente e gli altri, come se stessi.

Lo scautismo è un movimento fondato nel 1907 da Lord Robert Baden Powell, B.P. per tutti gli scout e basato su “quattro punti” fondamentali: “formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo”.

  • COME SONO ORGANIZZATI?

Un gruppo scout si differenzia dagli altri per via del suo fazzolettone, un quadrato di stoffa rilegato e cucito con colori diversi per ogni gruppo. Inoltre si divide in sottogruppi in base all’età: dagli 8 agli 11 anni i bambini/ragazzi giocano in branco o in cerchio rispettivamente come lupetti o coccinelle; dai 12 ai 16 anni i ragazzi e le ragazze passano nel reparto come esploratori e guide e si dividono in squadriglie. Dopo il reparto chi vuole continuare l’avventura scout passa nel noviziato dove per un anno ci si prepara ad entrare in clan come rover e scolte e prestare il proprio servizio fino ai 20/21 anni.

  • CHE COSA FANNO E QUALI SONO LE LORO PRINCIPALI ATTIVITÀ?

In branco o in cerchio i lupetti o le coccinelle giocano per la maggior parte del tempo, imparando a stare insieme e a rispettarsi gli uni gli altri. Infatti quando si entra come scout si recita la Promessa che dice: “Prometto con l’aiuto e l’esempio di Gesù di fare del mio meglio nel migliorare me stesso, nell’aiutare gli altri e nell’osservare la legge del branco/cerchio”.

I giochi che si fanno sono tutti di tipo educativo e sono guidati dagli educatori, chiamati Capi. Molti sono i momenti di condivisione tra i lupetti nel branco e le coccinelle nel cerchio: gli incontri al sabato o alla domenica pomeriggio in cui si gioca, si fa merenda e si va a Messa tutti insieme; le uscite di due giorni in cui, oltre alle solite attività di gioco, si dorme, si cena e si pranza tutti insieme. Spesso per raggiungere la località dell’uscita si viaggia in pullman o in treno. Ognuno nel proprio zaino porta con sé il sacco a pelo, lo stuoino, le gavette e tutto il necessario che serve per lavarsi e vestirsi.

Ci sono dei periodi in cui ogni lupetto/coccinella espone delle specialità al proprio gruppo. Ce ne sono diverse come per esempio quella di fotografo, di atleta o di cuoco e chi fa la specialità porta dei giochi collegati al suo tema.

In reparto invece le uscite si realizzano il più delle volte in tenda mentre durante il campo estivo i ragazzi dormono in sopraelevata (una struttura costruita molto saldamente con pali di legno uniti fra loro con corde e appunto sopraelevata da terra). Le loro attività sono un po’ più complesse rispetto a quelle che si fanno in branco perché preparano i ragazzi ad entrare in clan dove principalmente ci si pone al servizio del prossimo e di chi ha bisogno.

  • QUAL È LO SPIRITO DEGLI SCOUT?

Lo spirito degli scout infatti è proprio quello di essere leali, laboriosi ed onesti, ponendosi gioiosamente al servizio del prossimo, rispettando gli altri come se stessi, aiutando chi ha bisogno e amando la natura. Per questo mi piace far parte degli scout e consiglierei a tutti di provare questa fantastica esperienza.

Elena Giammetti, I A Secondaria, team del giornalino

VIAGGIARE IN MONDI DIFFERENTI

“Potresti vivere in un mondo senza libri?” A questa domanda, ho una risposta più che pronta, ossia no, non vivrei mai in un mondo senza libri, non sopravvivrei. Personalmente, credo che l’espressione “topo da biblioteca” sia la mia descrizione; so bene che quest’espressione molti ragazzi la usano come insulto, per descrivere quelle persone che stanno sempre sui libri, che studiano sempre, insomma, i classici e famosissimi “secchioni”. Ma penso che le due espressioni non significhino la stessa cosa. Io ho letto tantissimi volumi: dalle commedie, ai gialli, ai thriller e gli horror, ai romanzi di fantascienza e potrei continuare all’infinito (ma, senza dimenticare che “alcuni infiniti sono più grandi di altri”), però, il fatto che io ami la lettura, non significa che io sia una noiosa “secchiona”, anche perché molte volte mi capita di non finire in tempo i compiti perché non posso assolutamente lasciare che Katniss, Harry o Percy non sopravvivano, perché se io non continuo la lettura, nemmeno la loro storia può continuare.

Poi non riesco ad immaginare un mondo senza libri, perché i libri sono quelli che ti tirano su quando tutto va male, sono quelli che ci sono sempre, anche se tu alcune volte non ci sei per loro; i libri sono la chiave per entrare nel mondo ma attraverso un altra porta, sono loro che ti fanno viaggiare stando fermo, dalle fantastiche spiagge dell’Islanda alla bellissima New York, da Londra al misterioso Distretto 12, o ti portano fino a una Chicago del futuro, alla contea degli Hobbit oppure fino ad Hogwarts. Perché la lettura è quella che ti fa essere chi vuoi, da un semplice maghetto a una “divergente”, da un tributo a un surfista, da una “Shadowhunter” a una detenuta.

Quindi per concludere, incoraggio i miei coetanei ad assentarsi per dieci, quindici minuti, per tre ore, per tutto il giorno, a leggere, ma non a leggere per far felici i professori o i genitori, ma a leggere per vivere.

Chiara Toffanello, II D Secondaria

SCHOOL FOR ME, SCHOOL FOR ALL

Che cosa nella scuola mi piace talmente tanto che vorrei fare di più? Le risposte banali e ovvie che mi vengono in mente, secondo me, non sono abbastanza per la domanda posta, perché io interpreto ogni domanda come la possibilità di esprimere un desiderio, quindi la risposta che devo dare deve essere all’altezza, e credo che qualche ora in più di educazione fisica o di intervallo non mi servano veramente. Qualcuno pensa che si dovrebbero fare più lavori di gruppo e penso che sarebbe bella come risposta, ma non credo che sia quella adatta; non che non mi piaccia lavorare in gruppo, anzi, devo dire che mi piace molto, mi dà l’idea che nel momento in cui i gruppi si formano, le professoresse automaticamente ci diano la loro fiducia, per questo mi piace lavorare in gruppo. Ma no, comunque non è la risposta che voglio dare. Durante la mia giornata scolastica, ci sono momenti in cui mi annoio e momenti dove invece mi diverto, perché sì, la scuola non è solo quel posto noioso dove i professori parlano e tu cerchi continuamente un modo per comunicare con i tuoi compagni, ma per me è anche un luogo dove ci si può divertire anche ascoltando la lezione.

Credo che di tutte le materie che facciamo, sia aritmetica la mia preferita. Adoro il fatto che sempre, in ogni caso, in ogni modo, la risposta all’espressione, all’equazione, all’addizione e a qualsiasi operazione, il risultato deve sempre essere uno, non può cambiare, la risposta giusta è solo una. Già mi immagino che qualcuno potrebbe dire che anche la geografia e le coordinate, la storia e le date, antologia e il genere di un libro hanno una sola risposta, ma, per me, la cosa affascinante delle materie come letteratura, storia, geografia, antologia, narrativa  è che si potrebbero passare ore e ore per tentare di rispondere a una domanda, anche se la risposta è una sola. E questo perché attorno a loro ci sono collegamenti che arrivano dappertutto; quindi, per rispondere finalmente alla fatidica domanda iniziale, rispondo che l’unica cosa che vorrei aumentare nella scuola, è semplicemente la scuola.

Chiara Toffanello, II D Secondaria

 

L’AMICIZIA AD ETA’ DIVERSE

Io sono Giorgia, ho 11 anni, quindi frequento la classe prima media.

La ragazza di cui voglio raccontare ha quasi 14 anni, è mediamente alta, magra, molto simpatica, dolce e scherzosa.

La sua bocca è quasi sempre a forma di barca, cioè inarcata in un grande sorriso; sinceramente la conosco da più di quattro anni e non l’ho mai vista arrabbiata. Ha gli occhi lucidi e di colore castano, il suo naso non è né troppo grande né troppo piccolo.

Infine i suoi capelli (a dir poco bellissimi come lei) sono neri, lisci e lunghi fino alle spalle, anche con una specie di treccia blu. Il suo nome è Sara.

Ho conosciuto Sara al circo, poi siccome “piaceva” ad un mio ex-compagno di classe, tutte le volte che la vedevo le dovevo consegnare biglietti e bigliettini che lei non apriva neanche perché sapeva che erano le sempre le stesse stupidate, allora li prendeva e buttava direttamente.

Abbiamo più di una cosa in comune: la passione per il circo, lei pratica anche pattinaggio artistico ed io pallavolo (motivo per cui ho inventato: circo =passione, pallavolo=emozione), ma tornando a Sara, il nostro colore preferito è l’azzurro e come materia la preferita è scienze. Sara è nata precisamene undici giorni e due anni prima di me.

La mia stagione preferita è l’inverno, ma a me piace anche la sua preferita, cioè la primavera, ci piace perché i campi si riempiono di fiori colorati e profumati. Spero che la nostra amicizia non finisca mai, anche se tutte e due cresceremo, ma io vorrò sempre bene a Sara e spero che lei ne vorrà a me.

                                                                                                   Giorgia Fossati,  

I B Secondaria, team del giornalino

UN LIBRO, UNA VITA

“Fatima sto arrivando”.

Queste sono le parole che il protagonista ha pronunciato, alla fine del libro, dopo aver raggiunto la propria “Leggenda Personale”.

L’Alchimista, secondo romanzo scritto dal grande Paulo Coelho, narra la storia di un uomo il cui nome viene scritto una sola volta all’inizio del libro: Santiago.

Chiamarlo romanzo, libro o racconto è sbagliato, neppure opera è una parola adeguata al contenuto di queste pagine. Oltre ad essere una storia molto accattivante, nel libro sono racchiusi, sotto forma non diretta, i segreti per il raggiungimento della propria “Leggenda Personale”. In queste pagine si trova la motivazione per andare avanti nonostante quello che sembra “tutto”, in queste pagine si trova il coraggio di provare qualcosa, in queste pagine si trova la Determinazione, l’Impegno e la Costanza. In queste pagine è racchiusa una Vita.

Si impara che qualsiasi cosa, nel vero senso della parola (anche trasformarsi in vento) indipendentemente dalla difficoltà, è possibile. Basta volerlo Veramente e tutto l’Universo trasformerà a nostro favore, in un modo o nell’altro. Perché noi siamo l’Anima del mondo e se noi, tutte creature popolanti questo pianeta, siamo felici, anche il mondo sarà felice.

Per leggere questo libro non c’è bisogno di essere dei fanatici della lettura come la sottoscritta, poiché è abbastanza corto e semplicemente bellissimo, anche per chi non ama leggere.

Basta poco, niente. Solo curiosità. Curiosità e voglia di vivere al meglio la propria vita!

                                                    Alexia Bronzea, II C Secondaria, team del giornalino

JOHNNY DEPP, UN MITO

Johnny Depp è un attore americano. Nel corso della sua carriera ha vinto numerosi Oscar come miglior attore protagonista. È nato il 9 giugno 1963 nel Kentucky da una famiglia di origine Irlandese. Con il trasferimento in Florida diventa un ragazzo chiuso. A 12 anni inizia a suonare la chitarra e fonda la sua prima rockband chiamata “The Flame”. Negli anni ‘80 si avvicina al mondo cinematografico e televisivo ma il grande successo arriva nel 1990 con il film di Tim Burton” Edward, mani di forbici”, sul set del quale conosce Winora Rider che diventerà la sua compagna. Negli anni a venire la sua carriera prosegue brillantemente e nel 1999 riceve una stella nella “Hollywood Walk of fame”. Negli anni 2000 Jonny Depp è considerato dalle riviste di moda un sex simbol, un “bello e dannato” per il suo look aggressivo a causa dei suoi numerosi tatuaggi, nonostante egli abbia dichiarato di odiare tale definizione.

Tra i maggiori successi degli anni 2000 ci sono: ”Chocolat”, ”Blow” e “Jack lo squartatore”. Nel 2003 ottiene dalla Disney il ruolo di Capitan Jack Sparrow nella serie “Pirati dei Caraibi “, che debutta con “La maledizione della prima luna”. Per il ruolo del capitano ottiene nel 2008 due MTV movie a Wards come migliore attore comico e come miglior cattivo per il ruolo del barbiere assassino nel musical “Sweeney  Todd – il diabolico barbiere di fleet  street”. Nel 2009 recita  al fianco di Angelina Jolie nel film “The tourist”.

Ho deciso di elogiarlo, perché come egli stesso dice “La bruttezza è meglio della bellezza”, dura più a lungo e alla fine ci prenderà tutti.

                                        Aurora Filocamo, I B Secondaria, team del giornalino

TECNOLOGIE DEL FUTURO: QUALI SAREBBERO UTILI?

Ormai al mondo ci sono moltissime invenzioni che ci stupiscono continuamente, ma nel futuro potranno esserci invenzioni o idee che cambieranno completamente il nostro modo di vivere? Insomma, davvero utili all’ uomo? Alcune di esse che potrebbero essere inventate o sviluppate nel futuro sono le seguenti:

  • Teletrasporto: potrà sembrare scontato e sciocco, ma potrebbe davvero aiutare l’umanità se pensate che con questa invenzione si ridurrà drasticamente l’inquinamento terrestre, dato il minor numero di viaggi effettuati. Inoltre si potrebbero teletrasportare carichi pesanti e si semplificherebbe la spedizione di pacchi dai corrieri espressi. Potrebbe aiutare, insomma.
  • Esoscheletro- con esso si potranno aiutare le persone che non riescono a camminare o con problemi ad una determinata parte del corpo. Un altro uso molto importante di questa invenzione potrebbe essere anche quello di aiutare i pompieri piuttosto che la protezione civile ad affrontare situazioni di soccorso nelle quali bisogna sollevare detriti o macerie. Di questa invenzione ci sono già molti progetti ancora da perfezionare:

  • Macchine volanti- anche questa potrebbe scontatissima, ma con essa si potrebbe diminuire il traffico ed esse potrebbero sostituire quasi del tutto gli aerei. Ovviamente esse potranno essere usate a terra tramite ruote, che non verranno tolte. Anche qui c’è già qualche progetto che andrà ovviamente migliorato, ma sono sicuro che in futuro le macchine volanti imperverseranno

  • Sviluppo di nuovi metodi di produzione di energia- al mondo d’oggi si sfruttano moltissimo i combustibili fossili come il petrolio, ma tutti sappiamo che hanno un processo di formazione lentissimo e che prima o poi li esauriremo. Proprio per questo motivo bisogna sviluppare al massimo le altre già presenti nuove forme di produzione di energia, come l’energia eolica e quella solare. Dovremmo abituarci ad usare solo quei tipi di energia, influendo positivamente sul combattimento contro l’inquinamento.

  • Macchine elettriche- torniamo sul lato macchine, questa volta con una proposta altrettanto buona che si aggancia con le macchine volanti: macchine ad impatto zero con l’ambiente. Ormai in qualche paese sono presenti, ma non sono ancora sviluppate al massimo in modo che la gente voglia comprarle. In effetti la loro batteria ha una scarsa durata, ma magari in futuro questo tipo di macchina diventerà di uso comune, oltre ad essere volante

 

  • Città ecologiche- un’altra idea contro l’inquinamento: città a impatto zero. Grandi aree verdi e qualche piccolo laghetto, senza ovviamente la mancanza di grattacieli, ville, uffici, stazioni, strade ecc… ma tutto con un moderato livello di inquinamento: che bello, vero?

E queste erano alcune delle invenzioni o idee che potrebbero aiutare l’uomo e la Terra in futuro e che speriamo un giorno possano essere realizzate.

Federico Castellani,

II D Secondaria, team del giornalino

IL GENOCIDIO DEGLI INDIANI D’AMERICA

Ultimamente, non si parla d’altro che di terrorismo e bullismo, ma io vorrei ricordare che anche in passato ci furono forme di sopraffazione di un gruppo su un altro, una di queste è il genocidio degli indiani.

La gente, nel famoso “ Far West” ci furono centinaia di attacchi a riserve e villaggi indiani, per non parlare del fatto che molta gente appena vedeva un indiano, anche un vecchio o un bambino, sputava addosso a lui o, nel peggiore dei casi, gli sparava: se questo non è bullismo!

Anche a quel tempo questi massacri venivano mascherati da un falso motivo religioso: la diffusione del cristianesimo, così gli “scaldasedie” di Washington chiamavano la loro fame di territori e diffondevano questa idea alla gente comune e a soldati e sottoufficiali. C’è una celebre frase di Ta-Tanka I-Yotank

( più conosciuto con la traduzione lakota\italiano di “Toro Seduto”) che quest’uomo saggio disse, rivolto agli uomini bianchi: “Per noi i guerrieri non sono quello che intendete voi. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri . È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità”; questo lo ha detto a persone senza onore: i bianchi dell’800.

Ma se passo il tempo qui a elencare gli indios più intelligenti di Einstein, più gentili di Madre Teresa di Calcutta e più saggi del Papa, finirei la pagina .

Ora scriverò alcuni esempi di capi o personaggi indiani all’epoca dell’arrivo dei coloni bianchi:

Piantatore Di Mais: fu un capo della confederazione Irochese che visse nel XVIII e durante la guerra civile americana, tra Americani e Inglesi, Piantatore di mais parteggiò per la popolazione Americana e, alla fine della guerra, gli fu data una riserva, ma dato che molte tribù irochesi si erano schierate dalla parte degli inglesi vennerono fuori dei gravi disaccordi e fratture all’interno della tribù.

Piantatore di mais è un esempio guerriero, poco saggio ma molto audace, valoroso e deciso; il che potrebbe essere molto utile davanti a una guerra sicura, ma il genocidio era una guerra di strategia dato che spesso, dopo circa un anno da un trattato di pace si arrivava a massacri come la Lunga Marcia*o il Sand Creek*.

Un esempio di personaggio indiano simile a Piantatore di Mais è Osceola, un capo Seminole

Hinmaton Yalaktit (battezzato con il nome di Giuseppe): capo Giuseppe dei Nez Percè che alla morte del padre disponeva di un esercito di 200 uomini, con cui resistette alle pressioni dei bianchi di trasferirsi in una riserva in Idaho lontano dalla terra natia; ma capo Giuseppe, da convinto sostenitore della pace qual era, si rifiutò di partecipare a spedizioni contro i bianchi. Capo Giuseppe è un esempio di capo saggio, che non permise agli uomini bianchi di invadere la sua terra ma si rifiuta di mettere mano alle armi, se non per legittima difesa.

Pocahontas: della tribù dei Powhatan la cui storia è diventata la trama di un film di Walt Disney, Pocahontas salvò un capitano inglese dall’ira del padre. Fu catturata dagli Inglesi per far soddisfare le loro richieste al popolo powhatan, lei sposò Jhon Rolfe e morì di vaiolo a ventidue anni, a Gravesend, nel Kent.

Pocahontas è la classica persona facilmente impressionabile che dà la vita per salvare qualcuno che poi la tradisce prendendola come ostaggio, poi morì di vaiolo, una malattia che i bianchi trasmettevano agli indiani , fingendo di rifornirli di coperte, per prendersi i loro territori di caccia che spesso erano molto fertili.

Ho voluto ricordare questi fatti storici, per dire che la gente è molto brava a puntare il dito contro chi compie atti di terrorismo e bullismo se quelli che li subiscono sono persone a loro vicine o loro stessi (o loro connazionali) , ma è altrettanto brava a girarsi dall’altra parte se a compiere atti di bullismo o terrorismo sono quest’ultime.

Riccardo De Ambroggi, I E Secondaria, team del giornalino

*Lunga Marcia: il popolo navajo viene massacrato senza pietà dai soldati americani, che bruciarono le case e uccisero il bestiame, i sopravvissuti camminarono per 500 km fino a Fort Sumner

* Sand Creek: 300 donne e bambini vengono barbaramente uccisi dagli americani

UN CAPODANNO CHE È APPENA ARRIVATO

gallo– Mamma dove si trova la Cina, è vicino all’Italia?

– No, non è per niente vicino all’ Italia, anzi è lontanissimo, perché si trova proprio dall’altra parte del mondo!

-Wow! Mi piacerebbe molto visitarla, sono davvero curiosa. Mamma, mi potresti dire com’è? Mi spieghi le sue tradizioni, i cibi che mangiano e quali sono i posti più belli da visitare?

– Certo, ti dirò tutto quello che so, però facciamo una cosa alla volta. Cominciamo dalle sue  culture e tradizioni.  Siccome è appena passato il capodanno, ti dirò le differenze tra il nostro e quello cinese.

-Come sai, da noi è già passato il capodanno, già da un mese, invece in Cina è stato festeggiato da poco, perché per festeggiare il capodanno i Cinesi usano un calendario diverso e infatti quest’anno la festa cade quando da noi è 27 gennaio: A ogni anno viene assegnato il segno di uno tra dodici animali: quest’anno è l’anno del gallo. Una delle tradizioni cinesi che rendono il loro capodanno così bello è quello di usare molto il colore rosso e fare nelle strade delle sfilate di uomini travestiti da drago o da leone.

-Mamma, ma perché fanno queste sfilate travestiti da drago e usano molto il colore  rosso?

drago– Perché in Cina c’è una leggenda che narra che un mostro chiamato “Niian” (che in cinese significa ”anno”) esce dalla sua tana ogni 12 mesi e va a mangiare esseri umani. Però si dice che questo mostro abbia paura del colore rosso e dei rumori troppo forti, perciò si usa questo colore per allontanare il mostro e il drago, se non mi sbaglio, rappresenta il mostro “Nian”.

-Wow! sembra interessante! Mamma, vai avanti.

-Di sera, l’ultimo giorno dell’anno, i Cinesi cenano insieme ai genitori e parenti, e a mezzanotte sparano i fuochi d’artificio proprio come noi. Prima, però, normalmente tutti i genitori e parenti chesi sono riuniti per cenare, danno a tutti ragazzi che conoscono una busta rossa con dentro del denaro per portare fortuna a coloro che la ricevono.

-Bello, la vorrei anch’io!

-No, non è ancora finita, il più bello deve ancora arrivare! Allora, nella sera del quindicesimo giorno del nuovo anno, si festeggia la“Festa delle lanterne”, dove si accendono un gran numero di  lanterne durante le ore notturne , formando un panorama spettacolare. Infatti questa è una delle feste più belle e divertenti da ammirare durante il  capodanno cinese!

– Che meraviglia! Mamma, prima mi hai parlato di un banchetto che i Cinesi fanno nella sera prima di capodanno, è come il nostro?

-Sì, è molto simile perché si sta insieme con i propri familiari, però i cibi sono un po’ diversi. Noi di solito andiamo a mangiare nei ristoranti con i nostri familiari, invece loro cenano a casa  e mangiano vari tipi di carne e come tradizione mangiano i ravioli cinesi, involtini di primavera, torte fatte con riso glutinoso , i “tangyuan” (palline dolci fatte di farina e riso glutinoso) e i “niangao”, polpette fatte sempre con il riso.

-Wow! Sembrano cibi deliziosi! Mamma, mi racconti ancora qualcos’altro?

-No, è tardi adesso devi andare a letto. Te li racconterò domani.

                                             Sabrina Zhang, II D secondaria, team del giornalino

CHE COS’È L’HOVERBOARD?

overÈ una via di mezzo tra uno skate e un monopattino

Per chi? Per chi vuole un mezzo veloce e trendy per spostarsi.

Come? Si muove grazie al self balance e un motorino interno.

Quando? Quando vuoi spostarti in modo pratico e veloce.

Perché? Si vuol pensare anche al pianeta, è il trend della primavera.

Uno scooter elettrico autobilanciato anche comunemente definito “Hoverboard”, è un dispositivo di trasporto personale che sfrutta una combinazione di informatica, elettronica e meccanica. È costruito su due ruote collegate a due piccole piattaforme snodate tra loro il cui movimento viene azionato da un sensore di peso posto sulle piccole piattaforme e da un giroscopio. Nel 2014 molte “tavole” del genere sono state utilizzate in Cina, e dal 2015 sono diventate molto popolari nel USA grazie alle numerose celebrità che si fecero immortalare con questi scooter.

Shane Chen, un uomo d’affari americano, reclama la paternità dell’invenzione del dispositivo. Chen iniziò una campagna di raccolta fondi per il suo progetto “Hovertrax” nel 2013. In un’intervista sul Los Angeles Times, Chen dichiarava la propria frustrazione in merito ai diritti sul brevetto in Cina. Sosteneva che Solowheel, il suo monociclo autobilanciato, era stato copiato da altri aziende dopo la comparsa su Happy Show, uno show televisivo cinese. Nell’agosto del 2015 Mark Cuban ha annunciato l’intenzione di acquistare i brevetti Hovertrax da Chen. Il ritmo veloce dell’industria manifatturiera cinese rende difficile individuare quale società cinese sia stata la prima per la fabbricazione del dispositivo. Secondo Wired di David Pierce il dispositivo è stato probabilmente inventato come la “Smart S1” di Chic Robotics, una società di tecnologia cinese fondata nel 2013, e associato a Zhejiang University Lo Smart S1 è stato distribuito nel mese di agosto 2014 e ha avuto successo nel Canton Fair trade show del 2014. Le compagnie ha brevettato le tecnologie associate alla “tavola”, ma a causa della politica lassista della Cina sui brevetti, il prodotto è stato copiato da diversi produttori cinesi.

Nel giugno del 2015 la “tavola” è costruita da diverse compagnie cinesi. Le copie variano notevolmente di prezzo e qualità e possono presentare vari difetti. La maggior parte delle “tavole” è prodotta in fabbriche di produzione di massa in Shenzhen, China.Alcune delle più recenti hanno incorporato altoparlanti Bluetooth, consentendo al guidatore di riprodurre musica. La crescente popolarità dei dispositivi nei paesi occidentali è stata inizialmente attribuita al gran numero di personaggi famosi che hanno visto con i vari modelli del prodotto. Tra queste star ci sono Justin Bieber, Jamie Fox, Kendall Jenner, Chris Brown e Wiz Khalifa. I fondatori della società americana PhunkeeTree conobbero la “tavola” all’Hong Kong Electronics Show nel 2014 e furono subito coinvolti nella sua distribuzione. La società ha dato una “tavola” a Kendall Jenner, che ha pubblicato un suo video sullo scooter su Instagram. Il video è diventato un hit virale sui social media, portando altre celebrità a chiedere alla PhunkeeTree altri dispositivi.

Sara Inzadi e Valentina Favara,

 III B Secondaria, team del giornalino

LA SETTIMA EDIZIONE DEL CONCORSO “CON LA MIA VOCE” DIETRO LE QUINTE

concorsoQuest’anno si è svolta la settima edizione del Concorso di Lettura espressiva “Con la mia voce”. Siamo liete di poter raccontare questa fantastica avventura, iniziata ad ottobre con la distribuzione di una circolare che invitava tutti i ragazzi dell’istituto R. L. Montalcini a partecipare a questo concorso.

Si sono fatti avanti in molti, ma solo in pochi sono riusciti ad arrivare in finale.

Tra gli studenti della Montalcini c’era chi aveva già trovato il brano, chi non riusciva a trovarlo e si scoraggiava, chi era impaziente di iniziare la sua avventura come concorrente, chi invece chiedeva il parere ai professori per la scelta del brano, per l’espressività della lettura…

Insomma l’atmosfera si era creata: l’impazienza, la sorpresa, la speranza, la voglia di fare, l’aspettativa riempivano i pensieri dei nostri cari lettori, i protagonisti del concorso.

La professoressa Muscillo con la classe III B ed altri ragazzi di diverse sezioni hanno iniziato a lavorare a questo progetto molto impegnativo; ogni ragazzo aveva un ruolo fondamentale, anche chi non partecipava come lettore, tra tecnici, fotografi, intervistatori, ballerine si è creata una mole di lavoro tale che ci ha fatto perdere alcune ore scolastiche.

Poi sono iniziate le selezioni, e dopo la prima e la seconda, si iniziava ad intravedere la serata della finale.

Prima della serata ci fu una grande preparazione a quest’ultima da parte dei professori, aiutanti e concorrenti.

E finalmente la finale è arrivata, è stata una vera e propria sorpresa per i genitori vedere l’impegno dei loro ragazzi. Sono stati tutti fantastici! Non dimentichiamoci anche delle hostess e dei bodyguard, che hanno fatto un ottimo lavoro nel mantenere il silenzio e la tranquillità nel teatro…

Sara Inzadi e Valentina Favara, IIIB Secondaria, team del giornalino

 

UN ARRIVEDERCI SPECIALE

nonnaL’abbraccio per più di cinque minuti con tutto l’amore che provo per lei. Il tempo passa e lo scuolabus arriva.

Ci diamo un ultimo bacio e la guardo negli occhi. Sorridendo scendo le scale e la saluto un’ultima volta, finché la sua ombra diventa invisibile. Da allora non mi giro più indietro, cammino con passo costante fino al cancello dove mi scende una lacrima.

Continuo il mio solito corto percorso mantenendo sempre la stessa velocità, ma piangendo. Ormai sono dinnanzi alla fermata, c’è pure Patrick. Odio sembrare una frignona, ricaccio indietro le lacrime.

Quando varcherò di nuovo la soglia di casa sarò sola, mia nonna pronta ad imbarcarsi e mia mamma di ritorno dall’aeroporto. Non abbiamo stabilito una data precisa in cui ci rivedremo, forse un anno intero, o magari… “solo” qualche mese.

Cerco di cacciare questo unico pensiero e mi concentro altrove. Inizio a ripassare il dialogo di Spagnolo, poi lo schiavismo, il to be going to e infine letteratura ma mia nonna mi rimane sempre in mente, anche una volta arrivata a scuola.

Lì ho trovato una calda accoglienza dai miei migliori amici Daniel e Maya, che mi hanno abbracciata e mi hanno fatta ritornare nel mondo reale, quello fatto di incontri ma anche di arrivederci.

Devo essere felice! Mia nonna non sarebbe neanche dovuta venire a trascorrere il Natale con noi, i miei genitori mi hanno fatta questa sorpresa e io ne sono rimasta commossa, stupita ma contenta.

Scusami nonna per quelle volte che faccio arrabbiare mamma o che non faccio quello che dice. Ora sto scrivendo su un sito Internet e ciò che scrivo può essere visto anche da centinaia di persone: TI AMO TANTO, AVREI VOLUTO CHE TU RIMANESSI ANCORA UN PO’, ALMENO PER ASSISTERE ALLA GARA DEL 29. MA FA NIENTE, IO VINCERÒ PER TE E PER IL COMPLEANNO DI MAMY. TI AMO TANTO, A PRESTO!

Alexia Braneza, II C Secondaria, team del giornalino

MARE O MONTAGNA? ECCO COSA NE PENSA LA REDAZIONE …

mareEcco il domandone a cui nessuno sa rispondere: preferisci il mare o la montagna?

Io sono il tipo di persone che le ama allo stesso modo e sono il tipo di persona che dirà sempre: sono due cose del tutto diverse, non posso scegliere.

In montagna faccio le gite, scio, prendo il fresco, annuso aria pulita e profumata, vado in Francia e mi godo una vita nuova, mentre al mare gioco in spiaggia con i racchettoni, faccio il bagno, prendo il sole, mi abbronzo e mi riposo.

Io non so cosa scegliere però adesso chiederò a dei miei compagni cosa preferiscono. Vediamo se vince il mare o la montagna. Ecco i risultati delle mie interviste: Federico è come me, gli piacciono allo stesso modo; a Christian piace tanto il mare perché, essendo nato in Puglia, è “mare forever”; Jacopo preferisce la montagna perché c’è un clima migliore e perché può fare le passeggiate;  la prof Biasiolo preferisce la montagna perché le piace camminare e quindi può fare le gite con dei bei panorami senza trovare troppa folla mentre il mare le piace meno perché c’è troppa gente. Elisabetta preferisce il mare perché le piace nuotare e quale posto è migliore del mare per nuotare liberi? Anche Carlotta preferisce il  mare perché si sente più sicura invece che in montagna dove ha l’ansia che possa partire una valanga che la investa. Giulia preferisce la montagna perché le piace sciare, le piace meno il caldo e perché pensa che, a differenza del mare, in montagna si possa andare sia in inverno, per sciare, sia in estate, per fare le passeggiate che hanno un bel panorama e perché ci si può staccare dal caldo umido della Pianura Padana. Arianna preferisce la montagna perché odia ma dico ODIA il mare, perché al mare fa sempre caldo e non le piace l’atmosfera, mentre la montagna le piace perché lì fa sempre fresco, si può sciare e si possono fare passeggiate con un bellissimo panorama. Sabrina infine preferisce il mare perché lì fa caldo e si può fare il bagno mentre in montagna fa freddo e non c’è niente di bello.

Queste sono le impressioni dei miei compagni di redazione che ho intervistato, i pensieri sono del tutto soggettivi. Dalle mie interviste è emerso che 4 persone hanno scelto il mare e 4 persone hanno scelto la montagna.

Alla fine di questa indagine quindi, abbiamo un pareggio. E voi che ne dite? Mare o montagna?

Tommaso Repetto, II D Secondaria, team del giornalino