STOP ALL’INGIUSTIZIA

“Una ragazza come tutti noi, con voglia di vivere e divertirsi, con un’intera vita davanti e tante opportunità, viene strappata dalla sua famiglia per un errore.”

Annalisa Durante era una ragazza di Forcella (Napoli) con tanti desideri nel cuore, e alcuni si realizzarono mentre altri non hanno fatto in tempo…

Questa giovane scriveva in diario segreto, era un libricino dalla copertina blu con un cuoricino rosso. Annalisa ci scriveva dentro i suoi desideri, come un piercing o uno scooter, i suoi segreti come l’amore per Francesco ma anche cose a dir poco inquietanti. Sembrava sapesse che non avrebbe vissuto a lungo, aveva paura di stare a Napoli, non riusciva ad immaginarsi lei da adulta; era come un presentimento che l’aveva avvisata, lei non avrebbe vissuto ancora per molto tempo e non sarebbe mai diventata adulta.

Il 27 Marzo 2004 Annalisa e una sua amica uscirono senza sapere che quel giorno ci sarebbe stata una sparatoia che presumibilmente voleva come vittima Salvatore Giuliano. E mentre passeggiavano per Forcella partirono quattordici colpi, uno di essi colpì la povera Annalisa.

La famiglia si affacciò dalla finestra e la vide, stesa sull’asfalto, immobile. Gli occhi verdi spenti, i capelli dorati incollati alla strada. Morta.

Annalisa Durante era morta, e perché? Per un errore, si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato e questo ha causato la sua morte.

Eppure, anche se è morta ben tredici anni fa lei è ancora viva in sette persone abitanti questo pianeta: la famiglia della ragazza ha deciso di donare i suoi organi ancora funzionanti, così che Annalisa non sia morta invano e infatti ha salvato ben sette vite.

Lei era innocente, non meritava una pallottola in testa.

Il problema più grave è che lei non è l’unica vittima innocente della mafia, ci sono tanti, uomini e donne, ma anche altri ragazzi che hanno abbandonato questo pianeta per uno sbaglio, proprio come Annalisa.

Dobbiamo portare rispetto ed avere pietà per queste persone, e dobbiamo combattere questa mafia. Non possiamo stare a guardare mentre i mafiosi si uccidono l’un l’altro o uccidono persone che camminano da quelle parti. Non possiamo stare a guardare mentre persone, che potremmo essere noi, muoiono per un errore.

Non possiamo stare a guardare, dobbiamo agire.

Alexia B., team del giornalino

NO PAIN NO GAIN

É bello vincere, è bello essere “campioni”, sono belli i complimenti, i sorrisi e le pacche sulle spalle, ma l’invidia no, quella non è bella.Ci sono persone che si allenano duramente, che vincono e raggiungono risultati invidiabili. Eppure non tutti li stimano, c’è chi li odia e chi fa di tutto per screditarli.

Non so se a voi è mai capitato di sentirvi dire -Bello vincere facile- Ecco, a me è capitato e me l’ha detto un mio compagno di Karate: avevo vinto due primi posti ai Campionati Regionali Lombardi…devo ammettere che in effetti ho vinto abbastanza facilmente ma almeno IO ero presente quel giorno alla gara, IO ho partecipato (e ho vinto facile!) alla gara e mi sono impegnata. Lui, invece, aveva paura. Si, paura. Paura di venire alla gara, paura di perdere; non ha avuto fiducia in sé stesso a differenza mia!

Vi sembra il caso che la lezione dopo la gara mi venga a dire -Bello vincere facile-? No, a me non sembra.

Ora che ho vinto i regionali mi sento trattata diversamente dai miei compagni di Karate: alcuni mi stimano e sono un idolo per loro, per altri (che apprezzo) sono l’Alexia di sempre, mentre per altri ancora sono diventata quella che “sta sulle scatole” e sapete perché? Perché alla gente, da specificare certa gente, non piace quando altri riescono a raggiungere risultati per loro irraggiungibili; e c’è un motivo per cui quella gente non riesce a raggiungere quei risultati: mancanza di impegno? Mancanza di perseveranza? Mancanza di determinazione? Mancanza di volontà?

Forse. Ma la cosa che manca maggiormente è una, una cosa che io riassumo con “NO PAIN NO GAIN”. La voglia di allenarsi, ecco cosa manca!

A scuola c’è lo stesso problema: mi prendete in giro perché non esco mai: va bene, avete ragione ma sapete quanto mi importa delle vostre stupide e inutili prese in giro? Sapete quanto mi importa dei vostri giudizi (e pregiudizi…)? Nulla, non me ne importa niente! E comunque in quel tempo che voi state fuori a “farvi le canne” o al cinema o che so io dove, IO, faccio qualcosa, qualcosa che mi aiuta a raggiungere obbiettivi per cui mi odierete: magari studio e approfondisco un determinato argomento per la verifica, magari leggo un bel libro per arricchire il mio vocabolario, magari mi alleno per raggiungere dei risultati che voi non potete neanche sognare… per esempio diventare Campionessa Mondiale; a proposito, i vostri stupidi commenti -non c’è la farai mai- o -hai iniziato troppo tardi- non fanno altro che accrescere la mia determinazione, non pensate che ci rimango male! Ma non preoccupatevi, ci sarà un bel giorno in cui vi pentirete di queste cose che mi state dicendo, in cui chiederete di essere miei amici, in cui chiederete il mio aiuto, ma io certe cose le ricordo e, quel giorno, si fa sempre più vicino.

Ma ora basta parlare di me, del mio sogno e dei vostri stupidi (ci tengo a precisarlo) commenti, ho scritto tutto ciò per poter darvi dei consigli per voi che mi odiate o magari odiate qualcun altro:

Non odiate qualcuno perché è bravo, si allena e raggiunge ottimi risultati. Stimatelo, prendete il suo esempio! Fate come lui. So che non è facile, ci vuole sacrificio, forza di volontà, impegno, costanza e determinazione ma voi provateci e i risultati si vedranno e… magari… diventerete anche voi un idolo per qualcun altro!

Ci tengo a concludere con degli aforismi e delle citazioni famose:

  • NIENTE È FACILE E NULLA È IMPOSSIBILE.
  • CHI DICE CHE UNA COSA È IMPOSSIBILE NON DOVREBBE DISTURBARE CHI LA STA FACENDO.
  • VINCERE NON SIGNIFICA BATTERE IL PROPRIO AVVERSARIO MA BATTERE SE STESSI.

E ricordate “No pain no gain” perché chi non si allena non merita di vincere!!!

 

Alexia B. , 

team del giornalino

UN CAVALLO DAL MANTELLO NERO

Il Frisone occidentale è una delle razze equine più antiche in Europa. Originario dei Paesi Bassi, è famoso per i suoi folti crini spesso ondulati. Il mantello tipico del frisone è il morello (simile al nero).

Cavallo robusto, possente e infaticabile, è stato utilizzato in passato, soprattutto durante il Medioevo, come cavallo da guerra. Oggi è particolarmente apprezzato nel dressage, negli attacchi e negli spettacoli equestri. Si distinguono tre linee nella razza: “barocco”, più robusto, “classico”, imponente ma slanciato, e “moderno”, più leggero.

Il cavallo frisone discende da una razza arcaica e si è sviluppato in Frisia, regione situata tra il nord dei Paesi Bassi e della Germania, nella quale sono stati trovati alcuni resti risalenti a circa 3000 anni fa. Le prime testimonianze scritte risalgono all’epoca romana, quando l’impero si espanse fino alla costa nord-atlantica dell’Europa: lo storico latino Tacito ne esaltò il valore e la forza, ma anche l’aspetto particolarmente sgraziato, risultati di una selezione che lo indirizzavano soprattutto al lavoro nei campi. Durante il Medioevo si presentava di diversi colori di manto e fu apprezzato come cavallo da combattimento per la sua frugalità e robustezza, che gli consentiva di portare in groppa il cavaliere con la sua armatura. Nel XVI secolo, sotto Carlo V, la dominazione spagnola si estese fino ai Paesi Bassi; furono quindi importati numerosi cavalli iberici che si incrociarono con i frisoni, dando origine ad un modello più leggero usato per trainare i cannoni o per le cerimonie. Numerosi quadri di pittori fiamminghi dell’epoca confermano l’evoluzione della razza. Nel XVII secolo i Paesi Bassi passarono sotto la dominazione francese e gli ufficiali ne gradirono molto il portamento fiero ed il trotto elegante.

Nel XIX secolo giunse in Europa la moda delle corse di trotto; così si cercò di migliorare le già buone prestazioni del frisone nel trotto, incrociandolo con cavalli più leggeri come l’Orlov. Fu a causa di ciò che la razza rischiò l’estinzione. Fortunatamente nel 1879 ventidue allevatori si riunirono e determinarono gli elementi caratteristici della razza. Durante la prima guerra mondiale rimanevano solo tre stalloni puri e un centinaio di giumente. Gli allevatori, per preservare il patrimonio genetico, esclusero qualsiasi incrocio con altre razze. La seconda guerra mondiale favorì la sua ridiffusione.

Alla fine del conflitto, nel 1954 la regina Giuliana dei Paesi Bassi concesse alla società di allevamento del cavallo frisone il titolo di “società reale” e ne divenne quindi la protettrice. Una seconda crisi colpì la razza quando si diffuse il salto ostacoli, perché la conformazione del cavallo non permetteva la pratica della disciplina se non a bassi livelli. Furono le sue doti per gli attacchi, questa volta a livello sportivo e non più utilitario, a salvarlo una seconda volta.

Al giorno d’oggi il frisone non è più a rischio, perché la sua bellezza e peculiarità gli hanno fatto guadagnare una fama mondiale. I frisoni hanno l’onore di trainare la carrozza della famiglia reale dei Paesi Bassi, oltre a quella del celebre grande magazzino inglese Harrods. A partire dal 1980 circa, l’allevamento è mirato soprattutto a migliorare il galoppo, punto debole della razza, e a sviluppare il potenziale nel dressage.

La loro potenza e la loro magnificenza sarà sempre un punto a favore per loro e continueranno a stupire generazioni su generazioni con la loro bellezza.

Il cavallo frisone discende da una razza arcaica e si è sviluppato in Frisia, regione situata tra il nord dei Paesi Bassi e della Germania, nella quale sono stati trovati alcuni resti risalenti a circa 3000 anni fa. Le prime testimonianze scritte risalgono all’epoca romana, quando l’impero si espanse fino alla costa nord-atlantica dell’Europa: lo storico latino Tacito ne esaltò il valore e la forza, ma anche l’aspetto particolarmente sgraziato, risultati di una selezione che lo indirizzavano soprattutto al lavoro nei campi. Durante il Medioevo si presentava di diversi colori di manto e fu apprezzato come cavallo da combattimento per la sua frugalità e robustezza, che gli consentiva di portare in groppa il cavaliere con la sua armatura. Nel XVI secolo, sotto Carlo V, la dominazione spagnola si estese fino ai Paesi Bassi; furono quindi importati numerosi cavalli iberici che si incrociarono con i frisoni, dando origine ad un modello più leggero usato per trainare i cannoni o per le cerimonie. Numerosi quadri di pittori fiamminghi dell’epoca confermano l’evoluzione della razza. Nello stesso periodo il frisone fu anche importato, per via sia terrestre, che marittima, dai porti del mare del Nord e a sua volta migliorò numerose razze europee, quali il Dales e il Fell (la somiglianza salta subito agli occhi), lo Shire, il Wurtemberg e l’oldemburghese. Nel XVII secolo i Paesi Bassi passarono sotto la dominazione francese. Gli ufficiali ne gradirono molto il portamento fiero ed il trotto elegante.

Nel XIX secolo giunse in Europa la moda delle corse di trotto; così si cercò di migliorare le già buone prestazioni del frisone nel trotto, incrociandolo con cavalli più leggeri come l’Orlov. Fu a causa di ciò che la razza rischiò l’estinzione. Fortunatamente nel 1879 ventidue allevatori si riunirono e determinarono gli elementi caratteristici della razza. Durante la prima guerra mondiale rimanevano solo tre stalloni puri e un centinaio di giumente. Gli allevatori, per preservare il patrimonio genetico, esclusero qualsiasi incrocio con altre razze. La seconda guerra mondiale, con la sua scarsità di mezzi di trasporto e carburante, favorì la sua ridiffusione.

Alla fine del conflitto, nel 1954 la regina Giuliana dei Paesi Bassi concesse alla società di allevamento del cavallo frisone il titolo di “società reale” e ne divenne quindi la protettrice. Una seconda crisi colpì la razza quando si diffuse il salto ostacoli, perché la conformazione del cavallo non permetteva la pratica della disciplina se non a bassi livelli. Furono le sue doti per gli attacchi, questa volta a livello sportivo e non più utilitario, a salvarlo una seconda volta.

Questi magnifici cavalli continueranno a stupire per la loro bellezza e per la loro potenza.

Valentina F.,

team del giornalino

SEMPRE + INTELLIGENTI

Oggi vi voglio parlare dell’intelligenza. Molto probabilmente fate parte delle tante persone che credono che l’intelligenza sia un dono che il buon Dio offre solo ad alcuni di noi ma vi sbagliate.

Se pensate di non ottenere buoni risultati a scuola perché, “poveri voi”, non siete intelligenti, vi sbagliate: nella maggior parte dei casi il basso rendimento scolastico è dovuto alla mancanza di impegno e costanza nello studio e, talvolta, addirittura totale mancanza di studio. Quindi se date colpa alla vostra intelligenza per i vostri voti non avete ancora capito che l’intelligenza non frutta buoni voti senza un po’ di sforzo!

Pensate che l’intelligenza sia un muscolo, cosa dovete fare per svilupparlo e potenziarlo? Ovviamente allenarlo.

Di conseguenza alla domanda “come faccio a diventare intelligente?” la risposta sarà: “Allena il cervello”.

A questo punto dobbiamo porci un’altra domanda: “come faccio ad allenare il cervello?” Bisogna farlo lavorare quotidianamente affinché non perda alcune delle sue capacità e bisogna fare degli esercizi di logica, di abilità verbale, di memoria e di osservazione.

In poche parole per diventare più intelligenti bisogna allenare il cervello con semplici e man mano che si va avanti, sempre più difficili esercizi.

Esistono dei test che calcolano il quoziente intellettivo (QI) ma sono a pagamento. L’unico metodo che secondo me è affidabile per calcolare il QI è il canale youtube di Marco Ripà: un uomo plusdotato che pubblica online dei test e degli allenamenti per il cervello (tra cui anche test per calcolare il QI).

É da qualche mese che ho iniziato ad allenare il cervello e i risultati sono sorprendenti.

Avevo un QI che si aggirava intorno a 110 (poco più della media) e ora è tra 120 e 130 (livello da GIFTED ovvero plusdotato).

Inoltre allenando il cervello molte delle nostre capacità miglioreranno; si impara a ragionare usando la logica e la memoria migliora notevolmente!

Insomma… se vi impegnate e iniziate ad allenarvi anche voi sicuramente diventerete più intelligenti! 😉

Tanto che siamo qui possiamo provare a risolvere insieme due semplici test, alla fine vi svelerò la soluzione.

PROBLEMA 1

Ci sono tre scatole A B C.

  1. A contiene monete da 1$
  2. B contiene monete da 2$
  3. C contiene monete sia da 1$ che da 2$

Tenendo conto che le affermazioni 1-2-3 sono false come faccio a scoprire dove si trovano le monete? (PER ARRIVARE ALLA SOLUZIONE BISOGNA PESCARE UNA MONETA DA UNA DELLE SCATOLE).

Avete trovato la risposta a questo, all’apparenza difficile, quesito?

Dovete pescare una moneta dalla scatola C (che sicuramente NON contiene monete da 1$ e 2$) e a questo punto le possibilità sono due:

  1. Se la moneta che avete pescato è da 1$ di conseguenza in A ci saranno quelle da 2$ mentre in B quelle da 2$ (LE AFFERMAZIONI ERANO TUTTE FALSE!)
  2. Se la moneta che avete pescato è da 2$ di conseguenza in A ci saranno quelle da 1$ e 2$ mentre in B quelle da 1$ (LE AFFERMAZIONI ERANO TUTTE FALSE!)

Ti si è fuso il cervello e non hai capito i ragionamenti? Migliorerai nel tempo…

Se invece hai trovato la soluzione Complimenti!

Ora passiamo al secondo quesito: questa volta si tratta di un’operazione matematica banalissima che la maggior parte degli adulti ha sbagliato.

PROBLEMA 2

9 – 3 : 1∕3 + 1

All’apparenza può sembrare difficile ma è semplicissima!!! INDIZIO: c’è una frazione…

La soluzione è molto semplice: cosa si fa quando avete una divisione con le frazioni? Si invertono i termini e il diviso diventa una moltiplicazione!!!

Ora l’operazione è

9 – 3 x 3 + 1

Come sapete spero, le moltiplicazioni e le divisione hanno la precedenza su addizioni e sottrazioni quindi eseguiamo il calcolo “3 x 3” e l’operazione che resta è

9 – 9 + 1

Il risultato ora lo sapete tutti, è 1!

Incredibile pensare che la calcolatrice di google sbaglia questo calcolo…

Se vi piacciono test simili a questi e volete diventare più intelligenti vi consiglio vivamente il canale youtube di Marco Ripà, sotto vi lascio l’indirizzo di uno dei suoi video:

https://youtu.be/8fVvGI5y5n0

 

Alexia B., team del giornalino

CIAO, IO MI CHIAMO SMS

Essere il giornalino dell’istituto Rita Levi Montalcini è forse la cosa più bella tra tutte quelle riguardanti il web, almeno secondo me, e merita di essere preso in considerazione anche da chi non fa parte della redazione … ma se stai leggendo questo articolo significa che sei sul sito o che è tornato quello cartaceo, in qualunque caso, grazie per la tua attenzione! Io mi chiamo Simone, Jacopo, Lucilla, Alexia, Federico, Victor, Veronica, Erica, Daniel, Giulia, Michele, Sara e tanti altri, ma puoi chiamarmi semplicemente “SMS”.

Hai capito bene, non sei impazzito, almeno non troppo, invece tu come ti chiami?

Non devi per forza dirmi il tuo nome, non devi neanche parlarmi se vuoi, se proprio devi, puoi scrivermi in tutte le lingue, perfino in cinese se lo conosci e vuoi essere originale.

La verità è che vorrei che tu commentassi anche in modo negativo se non ti piacciono gli articoli e in positivo se invece ti piacciono, decidi tu, anche se per la maggior parte io trovo i miei articoli molto, ma mooolto belli, da quelli riguardanti lo sport a quelli riguardanti i videogiochi, dagli articoli riguardanti gli animali a quelli che parlano della scuola, dalle favole remixate alle poesie più commoventi.

Così è come sono io, cioè questa che vedi sopra è la mia foto. Baci

SMS

Jacopo B., team del giornalino

MUSICA È EMOZIONE

Anche quest’anno la nostra prof di musica, la professoressa Roberta Bolzoni, ha organizzato le bellissime lezioni concerto.

Nella prima lezione concerto abbiamo ascoltato due strumenti meravigliosi: il pianoforte e il violino (un violino che risaliva addirittura al 1756).

Mi stupisco di come le persone facciano delle generalizzazioni sulla musica di altri tempi definendola semplicemente “classica”. Ma come si fa a definire simili le composizioni dell’agitato Schuman e quelle del perfetto Mozart?

Si tratta di musica completamente diversa, Schuman componeva melodie “agitate” che creavano ansia a chi le ascoltava, mentre Mozart componeva melodie dolci e calme che facevano rilassare l’ascoltatore.

Le lezioni concerto che ci vengono fornite dalla scuola sono a dir poco meravigliose, abbiamo la possibilità NON SOLO di ascoltare dal vivo strumenti che si possono sentire in grandi concerti, ma abbiamo l’opportunità di sentirli a pochi metri da noi e questo mi sembra semplicemente fantastico!

Alcuni compagni considerano noiose queste lezioni, ma non capisco perché! Anzi, sono bellissime! Forse pensano che sia una musica “brutta” e che solo la musica di Ariana Grande o Justin Bieber o, peggio ancora, Bello Figo sia bella. Se devo esprimere la mia opinione, la musica dei musicisti di oggi è pessima in confronto a quella dei Grandi Musicisti. Ma questi sono i miei gusti…

Le emozioni provate durante gli ascolti sono indescrivibili, ansia e paura con Schuman, calma e relax con Mozart, e poi agitazione, stupore, gioia e tristezza. Ascoltando questa musica puoi fare degli sbalzi d’umore esagerati, questa musica ti fa immaginare una tempesta in corso o, magari, un bel venticello di primavera. Sono emozioni uniche … E questa musica è vita perché ti accompagna in ogni situazione, ti può consolare se sei triste, ti può far arrabbiare, ti può far provare di tutto e di più…!

Un grazie speciale alla professoressa Bolzoni che organizza le lezioni concerto!

Alexia B., Secondaria, team del giornalino

IL CAMBIAMENTO NASCE DA OGNUNO DI NOI

Il 10 aprile le classi seconde della scuola “Rita Levi Montalcini” si sono recate ad una conferenza sulla mafia al teatro degli Arcimboldi a Milano.

Appena entrati a teatro le classi si sono accomodate su una balconata da cui, grazie anche ad un proiettore, si poteva seguire in modo chiaro la conferenza.

Gli ospiti presenti alla conferenza erano la referente di Libera a Milano, Lucilla Andreucci, Don Luigi Ciotti e Don Virgilio. Per inconvenienti non sono potute essere presenti Simona Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e la sorella di Paolo Borsellino, Rita.

Una suora ha iniziato la conferenza premettendo che qualcosa sarebbe cambiato in noi dopo avervi partecipato. Di seguito sul grande schermo è stato proiettato un video di Rita Borsellino, in cui lei stessa diceva che i fatti importanti non devono essere solo ricordo, ma memoria per il futuro.

La conduttrice della conferenza, Lucilla Andreucci, ha iniziato col chiedere a Don Luigi e a Don Virgilio quali furono i fatti che li indussero a scegliere di vivere e combattere da preti contro la mafia.

L’esposizione di Don Luigi ha colpito in particolare per due fatti raccontati: il prete ha infatti narrato all’auditorio la sua esperienza di gioventù, quando a diciassette anni viveva a Torino in una baracca, con una famiglia povera, ma dignitosa. Fu proprio lì, a Torino, che tornando da scuola vedeva sempre un barbone seduto sulla stessa panchina che leggeva e sottolineava un giornale. Un giorno, ritrovandolo ancora da solo sulla panchina, gli offrì un caffè e diventarono amici, così il barbone, che in verità era un dottore povero, chiese a Don Luigi di aiutarlo a salvare coloro che si drogavano.

Il secondo incontro significativo fu quello di Don Luigi con una donna povera di campagna che perse il figlio, agente di scorta di Falcone, nella stessa maniera in cui morì il magistrato a Palermo. Questa donna presa dalla disperazione afferrò le mani del prete e gli chiese come mai il nome di suo figlio non venisse mai nominato quando anche lui aveva il diritto di essere ricordato.

Il pubblico ha ascoltato in silenzio la testimonianza di Don Luigi, affascinato dal racconto e dall’emozione che traspariva dalle parole del prete.

Poi i relatori hanno lasciato spazio alle domande ed un ragazzo della nostra scuola ha chiesto che cos’era la mafia. Don Virgilio e Don Luigi Ciotti hanno spiegato che la mafia è un insieme di persone criminali la cui forza sono le relazioni sociali e il cui  copo è quello di fare denaro e avere potere attraverso forme di intimidazione e violenza nei confronti dei più deboli. Chi si oppone e non si piega alla mafia viene ucciso.

La mafia sceglie delle date precise per uccidere le persone che hanno il coraggio di combatterla, come per esempio Don Pino Puglisi che venne ucciso il giorno del suo compleanno. Il suo scopo è quello di ricordare a chi resta la potenza del clan mafioso e la punizione che verrà inflitta a chi non obbedisce alle sue regole.

Da questa conferenza si possono trarre alcuni messaggi:

  • DOBBIAMO RIEMPIRE LA VITA DI VITA;
  • NON POSSIAMO PERMETTERCI DI ESSERE SPETTATORI E DI ESSERE OMERTOSI;
  • IL CAMBIAMENTO CHE DESIDERIAMO NASCE DA OGNUNO DI NOI;
  • LA MAFIA È PIU’ DEBOLE SE TUTTI NOI SIAMO CORAGGIOSI;
  • LA LOTTA ALLA MAFIA È UNA LOTTA DI LEGALITA’ E CIVILTA’.

Posso concludere dicendo che la conferenza mi ha insegnato a capire meglio cos’è la mafia e come tutti insieme possiamo combatterla.

Sara M., Secondaria

IL 25 APRILE, GIORNO DI MEMORIA E DI PACE

Il 25 aprile, ovvero pochi giorni fa, io sono andato al parco della pace per sentire leggere i miei compagni delle lettere di partigiani uccisi. Alle 11.30 e sono andato a casa di Federico perché sarebbe stato lui ad accompagnarmi. Abbiamo parlato del 25 aprile: il 25 aprile ’17 è il giorno della memoria e si ricorda delle fine del nazifascismo e il ricordo dei partigiani morti. Persino lo zio di mia nonna, Rinaldo Laudi era partigiano ma lui è morto in guerra.

Quando sono arrivato al parco della pace, c’era il sindaco che stava leggendo. Mi sono messo nella mia posizione d’ascolto e sono rimasto lì fino a quando il presentatore non ha chiamato i miei compagni.

Hanno letto Federico, Elisabetta e Elen della mia classe e altri ragazzi di altre prime e seconde. Inizialmente l’agitazione era nell’aria, ma non ha preso il sopravvento: sono riusciti tutti a leggere con espressione. È stato un momento di silenzio e di riflessione, perché faceva tristezza sentire lettere di persone che poco dopo sono morte … Hanno letto lettere di partigiani, pronti per essere giustiziati. Erano lettere molto commoventi, ogni partigiano diceva che andava a morire convinto di aver fatto la cosa giusta e di aver lottato fino in fondo per la libertà, sicuro che il suo sacrificio non sarebbe stato vano e sarebbe stato ricordato nel tempo.

Alle 12.30 io, Federico e Alessandro, un mio compagno venuto come me a sostenere i miei compagni, siamo tornati a casa. Sono un po’ triste di non aver letto quest’anno. L’anno prossimo mi prenoto per leggere.

Tommaso R., Secondaria, team del giornalino

GENITORI E FIGLI: ISTRUZIONI PER L’USO

Come sanno tutti gli adolescenti al mondo, le mamme sono le persone più stressanti sulla terra, che ti fanno fare figuracce con ogni persona che si incontra, che ti scoprono subito appena fai una stupidata e che non hanno il rispetto della nostra privacy …

Ecco come, secondo noi adolescenti, dovrebbero comportarsi le mamme:

  • Trattateci da dodicenni

Visto che ormai abbiamo dodici anni e non più sei, dovrebbero trattarci da perone tali. Intendo che non devono chiederci, ad esempio, se volgiamo gli spaghetti tutti tagliati a pezzettini, perché ormai la nostra bocca è abbastanza grande per mangiare gli spaghetti interi.

  • Rispettate la nostra privacy

Privacy: rispetto dell’intimità personale. Ecco questo è quello che non capiscono le mamme (ovviamente però noi dobbiamo rispettare la loro di privacy, anche se è giusto). Un esempio di rispetto della nostra privacy è di non aprirci la porta quando siamo in bagno perché c’è il pericolo che potremmo essere o nudi o sul water a fare i nostri bisogni. Non dovrebbero neanche aprirci la porta quando siamo in camera o da soli o con gli amici perché magari ci stiamo facendo un selfie o ci stiamo confidando qualche segreto intimo.

  • Abolite le figuracce

La figuraccia peggiore al mondo per un adolescente è essere chiamati dai genitori “Ciccio, cucciolo, amore, topo, pupetto” e con molti altri appellativi davanti agli amici, fidanzati, professori o amici della mamma.

  • Non stressateci

Appena tornati da scuola, le mamme ci chiedono com’è andata o che voti abbiamo preso, ma dovreste smetterla con queste domande noiose, insomma va bene che siete curiose ma lasciateci la nostra privacy e il nostro spazio ma soprattutto rileggete la regola 2!

  • “Karaoke Shower”

Quando siamo nella doccia e iniziamo il nostro splendido Karaoke serale, non dovete urlare dalla cucina di smetterla o di abbassare la voce, perché sinceramente la nostra voce è angelica. Bisognerebbe anche aggiungere che a questa età si deve iniziare a scoprire i propri talenti (in questo caso magari un ragazzo/a potrebbe appassionarsi al canto).

  • In caso di note o brutti voti

Care mamme, prima o poi arriverà sempre il nostro brutto voto o nota quindi non dovreste sgridarci. Se non li prendiamo mai ed una volta capita, capita perché è normale, nessuno è perfetto.

P.S., CONSIGLIO PER ADOLESCENTI: rispondete alle vostre mamme con la faccia da angioletti, facendo gli occhi dolci dicendo che tutti gli esseri umani hanno preso un brutto voto nella loro vita.

  • Se ci conosceste veramente, lo sapreste

Questa cosa molti di noi la odiano, cioè farci mangiare cose che non ci piacciono, perché insomma, dopo tutto questo tempo, dovreste conoscere i nostri gusti.

  • Nostra camera, nostra decisione

Non dovete aprire le finestre della nostra camera perché voi avete caldo o perché bisogna cambiare l’aria, se no ci dobbiamo rintanare in bagno con la copertina seduti sul water a non fare niente.

  • I vestiti ce li compriamo noi

Mamme, senza offesa, ma i vostri gusti di abbigliamento non ci piacciono, sapete a quest’oggi non vanno molte di moda le calze lunghe fino al ginocchio, le tuniche, le gomme lunghe fino alla caviglia e il poncho; ma vanno di moda jeans strappati, maglioni larghi da ragazzo, giacche di pelle, e qualche nuova collezione ci sia in negozio.

Come sanno tutte le mamme al mondo la parte peggiore della vita con un figlio è l’adolescenza. Ovviamente noi sappiamo anche che i nostri ragazzi e ragazze sono troppo egocentrici, combina guai e vogliono troppa libertà. Ecco come secondo noi mamme dovrebbero essere i figli adolescenti:

  • Ubbidienti

Appena diciamo loro: “Andate in bagno, in camera o da qualche altra parte” devono rispondere “Sì, signora mamma“ e filare.

  • Casalinghi

Dovrebbero pulire la casa, spolverare, lavare i piatti, stendere, piegare i vestiti e mettere a posto la camera e tutto questo devono farlo senza ribattere e senza storie oppure dicendo: “Un minuto che arrivo”, “Due secondi, che sono su Clash Royale e sto per perdere”

  • Non devono essere “combina guai”

Tutti gli adolescenti hanno provato a fumare, uscire di nascosto o magari di peggio; ma diciamo che è “normale” anche se è brutto scoprirlo, quindi vorrei che non fossero così “combina guai” e così pasticcioni da farci arrabbiare ogni giorno.

Tutti i figli credono che fare la mamma sia semplicissimo, ma è completamente falso e ora vi elencherò tutto quello che dobbiamo fare ogni giorno:

  • Apparecchiare e sparecchiare
  • Lavare i piatti della colazione pranzo e cena
  • Sgolarci con voi
  • Mettere a posto le cose nella lavastoviglie
  • Stendere i vestiti
  • Piegare i vestiti
  • Sgolarci ancora con voi
  • Mangiare senza riposare
  • Andare a lavoro e arrabbiarci pure lì
  • Sgolarci di nuovo con voi
  • Pulire la casa
  • Spolverare
  • Cucinare
  • Sgolarci per l’ennesima volta con voi
  • Andare a letto stanchissime

Martina G., Secondaria

PAURA NEL BOSCO FANTASMA– IV episodio

“-C’è sempre una via d’uscita. In tutti i libri che ho letto il protagonista riusciva sempre a tirarsi fuori dai guai. Insomma, non sappiamo nemmeno se quello che ci sta accadendo sia reale!

Inizio a pensare e a ripensare a tutto quello che mi è accaduto da quando è iniziata la mia avventura. Tutti i cambiamenti di luogo sono avvenuti in un modo quasi magico. Forse sta succedendo tutto dentro la mia testa, che trova sempre un modo di sfuggire alla morte. Oppure tutto ciò è reale, anche se è la spiegazione meno logica perché la magia non può esistere.

Quindi mi focalizzo sulla prima ipotesi. Decido di chiedere alcune informazioni alla ragazza. -Puoi raccontarmi la tua storia?

-Allora, prima la mia vita era normale, andavo a scuola, uscivo con i miei amici… un giorno poi, mia madre mi ha mandato dal dottore perché avevo un fortissimo raffreddore. Mi ha fatto una puntura. Stavo ritornando a casa, quando mi sono ritrovata in un bosco. I fantasmi mi volevano divorare. Sono finita in una situazione assurda, in cui ogni volta che rischiavo di morire mi trovavo in un altro luogo pericoloso, finché non mi sono ritrovata qui. Ormai è molto tempo che sto qui, tanto che l’umidità che entra nella caverna ha cambiato il mio aspetto. All’inizio ho sperato di poter uscire da qui come mi è successo per le altre volte, ma purtroppo non è stato così. Ormai le poche provviste che avevo sono terminate, e morirò.

Paragono quanto è successo a me con la sua storia e trovo molti elementi comuni. Anche io, prima di tutto questo, ho ricevuto un’iniezione da parte di mia madre.

E se questo c’entrasse qualcosa? Forse la puntura ha stimolato delle reazioni nel mio cervello e ha fatto sì che io mi trovassi in questa situazione assurda.

-Ho capito perché siamo qui e soprattutto ho trovato il modo di uscire! – esclamo, quando un’onda mi investe e mi fa sbattere la testa a terra. Sento l’acqua riversarsi su di me, non respiro più. Perdo i sensi…”

Continua…

Lucilla C.,

Secondaria, team del Giornalino

LA NOSTRA VISITA AL MUSEO EGIZIO DI TORINO

Martedì 28 Marzo noi alunni delle classi quarte dell’Istituto Comprensivo Statale Rita Levi Montalcini, ci siamo recati a Torino per visitare il Museo Egizio. Il viaggio in pullman è stato lungo, ma piacevole. Torino è una bella città, attraversata dal fiume Po, ha un bel centro storico con tanti monumenti importanti, palazzi antichi e sui tetti piccoli abbaini. Dopo aver percorso un breve tratto a piedi, siamo giunti al museo e ogni classe è stata accolta da una guida archeologa che ci ha fornito un’audioguida per seguire meglio le spiegazioni. La nostra visita ha avuto inizio dall’ultimo piano dove è stata collocata una mummia che risale al 4500 a.C. cioè al periodo dell’Antico regno.

Lungo il percorso abbiamo visto i sarcofagi in pietra del Medio regno e quelli in legno del Nuovo regno. Ci ha colpito molto una mummia avvolta in lunghe bende di lino. Tra le bende gli archeologi hanno ritrovato degli amuleti come lo scarabeo, la chiave della vita o chiave di Iside che dovevano servire al defunto nell’aldilà. Accanto ai sarcofagi erano presenti altri oggetti di uso quotidiano: ciotole, vasi (detti portatori di offerte), vecchi sandali … un mondo in miniatura!

Le teche custodivano tanti oggetti e la curiosità cresceva man mano si proseguiva la visita, ascoltando sempre con più interesse le notizie storiche dell’archeologa.

Dal suo racconto un particolare ci è rimasto impresso: a quel tempo si aggiravano i ladri di tombe, pertanto all’esterno del sarcofago venivano disegnati e dipinti gli occhi, e non solo, la mummia veniva deposta all’interno della cassa su un fianco con la faccia rivolta ad Est, in quanto si credeva che quest’ultima in caso di furto potesse lanciare, anche dall’aldilà, delle maledizioni al ladro!

Siamo quindi scesi al primo piano dove abbiamo visto le tombe dell’architetto Kha e sua moglie Merit. Si trattava di sarcofagi molto grandi in legno, uno esterno di dimensioni notevoli e uno interno dipinto in modo elegante con i colori nero e oro.

Altre teche custodivano gli oggetti appartenuti a loro, trovati all’interno di una pesante anfora chiusa con un sigillo di creta.

Per concludere la nostra visita abbiamo ammirato la sala che ospita lo statuario, realizzato nel 2006 dal famoso scenografo Dante Ferretti. Intorno a noi c’erano decine di statue tra cui quella della dea Sekhmet e di altri importanti e famosi faraoni dell’Antico Egitto, come: il re Tutankhamon, Ramesse II, Sethi II…

Nel pomeriggio ci siamo dedicati ad una attività laboratoriale intitolata “Alla ricerca dell’indizio perduto”. L’archeologa ci poneva delle domande a cui dovevamo rispondere. Poiché avevamo studiato abbiamo indovinato subito tutte le risposte. Successivamente abbiamo scritto con i geroglifici il nome di un defunto ed in ultimo ci siamo dedicati a realizzare un amuleto con un foglio di rame. La visita al Museo Egizio di Torino ci è piaciuta molto perché è stata interessante e ci ha permesso di conoscere meglio la civiltà degli antichi Egizi.

Gli alunni  delle classi quarte, Primaria, Mezzate

UN GIORNO VISSUTO “DA ERCOLE”

Il giorno 07/04/2017, due delle classi prime (compresa la mia), con due professori per classe, sono andate in gita al Museo archeologico di Milano.

Subito usciti da scuola siamo andati alla fermata dell’autobus più vicina che c’ era e abbiamo preso il primo bus che è arrivato; dopo qualche minuto arrivati a San Donato abbiamo preso la metropolitana.

Scesi dalla metropolitana alla fermata “Duomo”, abbiamo fatto un tragitto a piedi per arrivare direttamente a destinazione.

Già dall’ entrata si intuiva lo scopo dell’edificio, un’entrata senza porta, alta, larga e con delle colonne doriche con tanto di scale. Dopo aver varcato questa soglia, che già mi aveva fatto prestare attenzione, si scorgono dei reperti di origine romana; tutto ciò all’ aperto con tanto di prato.

Entriamo nel vero e proprio museo dove incontriamo la guida che ci spiega il programma: una classe farà il laboratorio mentre l’altra visiterà la parte della “Grecia antica” per poi fare a cambio.

Appoggiamo tutti gli zaini su dei ripiani; la mia classe ha fatto prima la parte “Grecia antica”: si sale al piano di sopra, ci sono scale e ascensore ma noi prendiamo le scale, per trovarci davanti una porta che ci conduce in un grande stanza piena di vetrine.

Queste vetrine contengono reperti con diverse forme e dimensioni, però principalmente uno stesso oggetto: anfore. Ci siamo fermati alla prima vetrina dove troviamo delle anfore di diversi tipi crateri, kyilix, brocche e piatti per mangiare pesci.

Ma la cosa che salta di più all’ occhio non sono la forma ondulata o le anse, bensì le decorazioni! Le decorazioni sulle anfore possono essere di due coppie di colori: arancione/rosso su nero oppure nero su arancione/rosso, ma come si faceva a rendere dei vasi d’ argilla colorati e disegnati così bene? La risposta è semplice: basta prendere il vaso d’ argilla modellato e cuocerlo poi dipingere solo la sagoma di un uomo per esempio e poi farlo ricuocere. Dopo la seconda cottura dell’anfora bisogna grattare con qualcosa di molto fine e grattare via il primo strato di colore. Dopo averci spiegato questo, la guida ci ha fatto fotografare la vetrina.

Va avanti così per ancora qualche vetrina e poi, arrivate le ultime due vetrine, c’è una sorpresa: non ci sono più solo anfore ma anche altri reperti che raccontano la storia di un personaggio famoso dell’epica: Ercole. Così la guida ci ha raccontato la storia di Ercole e delle sue fatiche.

L’ ultima vetrina è un po’ un riassunto di tutto, e c’è un oggetto particolare: era un oggetto in bronzo che serviva agli atleti greci per pulirsi dopo le gare, il kylix.

La parte sulla “Grecia antica” finisce qui e infatti è il momento di andare a fare la parte interattiva.

Non per caso nella parte precedente abbiamo ricordato le fatiche di Ercole: infatti il laboratorio era proprio su questo. Il laboratorio si è svolto così: prima un’attrice ci ha riassunto le fatiche con le rispettive storie, successivamente la classe si è divisa in gruppi, ogni gruppo doveva interpretare la fatica scelta. Abbiamo quindi preparato le nostre esibizioni e le abbiamo rappresentate ai nostri compagni, tra applausi e risate. Una volta finita la parte interattiva ce ne siamo andati dal museo.

Per tornare a scuola abbiamo fatto questa strada: prima di tutto siamo andati fino alla metro a piedi, fermandoci per fare una foto di classe poi, arrivati nuovamente a San Donato abbiamo ripreso l’autobus che ci ha lasciati un po’ lontani dalla scuola, ma nessun problema! Un po’ di moto non ci ha mica fatto male.

Insomma dopo una giornata piena di arricchimento culturale e nuove scoperte siamo tornati a scuola, dove abbiamo parlato di come era stata l’uscita per tutti, e al quanto pare i giudizi erano positivi.

Matteo M.,  Secondaria

CAMPIONESSA ITALIANA (QUASI)   

Sabato e domenica 08-09 aprile, a Bellaria Igea Marina, si sono tenuti i 38° Campionati Italiani di Karate.

L’Heijo Shin Dojo ha partecipato con cinque allieve che hanno ottenuto un totale di otto medaglie, tra cui due ori, tre argenti e tre bronzi.

Io ho gareggiato la domenica nella categoria 0-13 anni cinture blu 4°kyu Kata. Una volta arrivata in finale, ero decisa a vincere: se vincevo sarei arrivata terza ma se perdevo… niente podio.

Le mie compagne mi incoraggiavano, non potevo deluderle, anche perché una di esse è il mio idolo. Inoltre sarei stata l’unica senza medaglia.

Allora ho tirato fuori tutta la mia grinta, la mia forza e la mia determinazione e ho fatto un Heian Godan degno di un terzo posto.

Ero contenta, la mia prima medaglia agli Italiani, un bel bronzo! Salendo su quel gradino del podio mi sono sentita felice, perché avevo raggiunto un risultato invidiabile, perché ero soddisfatta, perché anche il mio idolo ci era salita…

Per quest’anno, forse, le gare sono finite ma non importa: a giugno c’è l’esame per la cintura marrone e l’anno prossimo un’altra stagione di gare.

Bisogna sempre impegnarsi, dare sempre il massimo e non mollare mai. Se quest’anno ho preso un terzo, l’anno prossimo prenderò un primo.

Si può sempre migliorare e si DEVE sempre migliorare!

“NO PAIN NO GAIN”

Alexia B., Secondaria, team del giornalino

UN CONSIGLIO COMUNALE MOLTO SPECIALE

Il  12 dicembre 2016 gli alunni delle classi quinte di Mezzate e di Monasterolo si sono recati  al Comune di Peschiera Borromeo per conoscere il Sindaco, i suoi collaboratori e per partecipare ad un “Consiglio Comunale speciale” organizzato per le classi quinte dell’I.C.S. Montalcini.

Appena arrivati il portiere ci ha condotti nella sala consigliare e ci ha fatto accomodare sulle panche delle tribune.

In mezzo alla sala, di fronte alle tribune, c’era un grande tavolo a forma di ferro di cavallo, al centro del quale si siede il Sindaco, a sinistra i consiglieri di minoranza e a destra quelli di maggioranza; i consiglieri di maggioranza sono quelli che hanno votato a favore del Sindaco e quelli di minoranza a sfavore.

Ad un certo punto è entrata una donna molto giovane, con i capelli lunghi e castani raccolti in una coda, portava un paio di occhiali blu con il contorno bianco, indossava una maglia bianca un po’ondulata, un paio di jeans e al collo aveva una sciarpa rosa.

Ma la cosa che le dava importanza era una fascia tricolore che portava a tracolla, con i colori della bandiera italiana.

Subito si è presentata e ci ha detto che era Caterina Molinari, il Sindaco di Peschiera Borromeo, dopo ci ha presentato anche Chiara Gatti, l’Assessore alla Pubblica Istruzione e Isabella Rosso, il Presidente del Consiglio comunale.

Successivamente dei nostri compagni le hanno rivolto alcune domande, ad esempio: da quanti anni è il Sindaco del nostro paese, come è stata eletta, quali sono i suoi compiti.

Lei ha risposto che dall’anno scorso è il Sindaco di Peschiera, che è stata eletta dai cittadini di Peschiera con le votazioni, che si occupa di migliorare Peschiera Borromeo e di soddisfare le esigenze dei suoi cittadini.

Poi il Sindaco e l’Assessore ci hanno fatto una bella sorpresa, non ci aspettavamo proprio che ci facessero giocare! Il gioco era quello “delle delibere”, una specie di caccia al tesoro all’interno del Comune.

Ci hanno divisi in otto squadre, dirette da un capitano e ad ognuna è stato affidato il compito di chiedere i permessi per realizzare dei progetti che ci avevano assegnato.

Ogni squadra doveva andare in determinati uffici del Comune per farsi firmare le autorizzazioni per il progetto; quello della nostra squadra era di costruire un nuovo centro commerciale.

Ci siamo davvero divertiti a girare per gli uffici, ma forse non è stato altrettanto divertente per gli impiegati che lavoravano in Comune e che sono stati disturbati dalla nostra presenza e dal gran chiasso che abbiamo fatto.

Finito il gioco, il Sindaco e l’Assessore hanno premiato la squadra che è arrivata prima con una copia della nostra Costituzione e hanno regalato delle caramelle a tutti i bambini.

Successivamente un rappresentante di ogni classe ha letto una lettera al Sindaco per manifestare i nostri desideri per migliorare Peschiera e la nostra scuola.

La nostra classe ha chiesto per la scuola di Mezzate: un cortile più grande per avere tanto spazio per giocare; aule più spaziose per lavorare meglio; un’aula di pittura attrezzata di tutto quello che serve per dipingere; un’aula di scienze per fare gli esperimenti; pannelli fonoassorbenti in mensa ed in palestra per non far rimbombare i suoni; di imbiancare le pareti della scuola che da anni non vengono rinfrescate.

Dopo aver ascoltato tutte le richieste il Sindaco ha affermato che terrà conto dei nostri desideri e cercherà di soddisfarli.

Alla fine della mattinata abbiamo salutato il Sindaco e siamo tornati a scuola pensando che questa uscita didattica sia stata istruttiva e divertente, e certi che Peschiera sia in buone mani.

Sofia R. e Michele S.,

Primaria, Mezzate

 

A SCIARE IN PRIMAVERA

La terza settimana di marzo sono partita per la settimana bianca con la mia famiglia. “Vai a sciare a marzo?!”, penserete voi. Ma non ho passato la mia vacanza senza sciare, anzi, il fatto di essere andata fuori stagione ha fatto sì che non si morisse di freddo sulle piste e che non si aspettasse in coda agli impianti perché non c’era tanta gente. Anche per questi motivi la settimana è stata fantastica, ma mi è piaciuta soprattutto perché ho sciato tantissimo: ci svegliavamo presto alla mattina, colazione abbondante e poi sulle piste fino alla chiusura degli impianti.

Di notte spesso nevicava e il giorno dopo avevamo il piacere di sciare sulla neve appena caduta.

Quest’anno è stata anche aperta una nuova pista nera:

Ovviamente, essendo una pista nera, l’ho fatta come minimo una decina di volte solo nei primi tre o quattro giorni: è molto bella ed emozionante.

Ricordo ancora tutti i suoi muri e il divertimento soprattutto quando li facevo velocemente, e ricordo anche quando andando forte non ho visto un cumulo di neve fresca per cui sono quasi “volata”… sulla Volata!

Il gioco di parole è divertente, ma io mi sono un po’ spaventata perché se fossi caduta, sarei scivolata per un bel pezzo del muro. Per fortuna non è andata così e ho finito la pista e anche la vacanza senza rompermi niente.

Ho sciato per sette giorni e mi sono divertita tantissimo: non volevo più venire via. Ho fatto quasi tutte le piste e, nella mia famiglia, sono quella che ha sciato di più: ben 251,4 km.

Avrei voluto sciare ancora, ma purtroppo sono dovuta tornare a casa con la consapevolezza che avrei dovuto aspettare un altro anno per sciare di nuovo, ma anche con impressi nella mente i bei momenti trascorsi.

E chi l’ha detto che a marzo si scia male?!

Lucilla C., Secondaria, team del giornalino

 

MERAVIGLIOSA LONDRA

Su suggerimento della professoressa Campeti, siamo rimaste entusiaste di organizzare un viaggio a Londra ed abbiamo affrontato il lavoro con grande impegno. Nel video che vedrete abbiamo cercato di raccontarvi Londra come in un album fotografico: da Buckingham Palace e il London Eye al gustosissimo Fish and Chips, fino ad arrivare alle tipiche cabine telefoniche e ai bus a due piani.

Londra vi aspetta, venite con noi! Buona visione!

BEAUTIFUL LONDON

We were enthusiastic to plan a trip to London and we worked very hard. In the video we have tried to tell you London as in a photo album: from Buckingham Palace and London Eye to the tasty fish and chips, from the typical telephone boxes to the two-floors bruses.

London is waiting for you, come with us!! Have a good vision!

Sara Malerba, Elisabetta Moiana, Martina Girelli, Radka Mladenova,

II D Secondaria

IL COCCODRILLO CAMPAGNOLO

In una calda giornata d’estate, alle sei del mattino, mi svegliò il campanello. Ancora del tutto assonnata, sono andata ad aprire la porta. Appena ho aperto la porta, mi sono trovata davanti una creatura verde, che sembrava un coccodrillo, ma non ne ero sicura, perché poteva essere il sonno che giocava un brutto scherzo. Allora mi sono strofinata gli occhi un paio di volte, e finalmente ho avuto la conferma che era un vero coccodrillo su due zampe con un cappello in paglia. L’ unica cosa che sono riuscita a dire era: “Posso aiutarla?”.

Il coccodrillo mi guardò per un istante e poi disse con una voce molto profonda: “Hai del rosmarino?” In quel momento mi veniva da ridere, perché, tra tutte le cose che mi poteva chiedere un coccodrillo, perché proprio il rosmarino? Doveva utilizzarlo per un contorno o per un primo piatto? Che cosa stramba!

Mentre ridacchiavo sotto i baffi, gli ho detto di no, perché non volevo sprecare un intero rametto di rosmarino per darlo al primo coccodrillo campagnolo che passa. Appena gli ho dato la mia risposta, lui se ne era andato, ma secondo me aveva in mente qualcosa.

Il giorno è passato velocemente, ma non la notte. Infatti quella sera sentivo continuamente dei rumori strani, così sono andata a controllare. Dopo venti minuti di rumore, ho realizzato che venivano dalla cucina. Dopo aver scoperto da dove provenivano questi suoni, mi sono diretta lì e sono rimasta scioccata.

Il coccodrillo campagnolo di quella mattina stava mangiando tutto il cibo al rosmarino che avevo, ecco cosa lo circondava: piatti rotti, bicchieri in pezzi, frigorifero aperto con dentro contenitori completamente vuoti e addirittura il coccodrillo aveva rotto il mio servizio da tè fatto in ceramica! Che disgrazia! Per chiudere in bellezza il campagnolo era sdraiato sul mio tavolo in vetro, ormai scheggiato, e russava a tutto volume.

Avevo voglia di trasformarlo in una borsa, ma era tardi e la mattina dopo dovevo andare dovevo andare a lavoro, così mi sono inventata uno stratagemma per spedirlo letteralmente via dalla mia vita.

Così, il pomeriggio del giorno seguente, sono andata al supermercato a comprare tutti i deodoranti spray al rosmarino che avevano. Quando sono arrivata a casa, il coccodrillo campagnolo stava dormendo. Mentre dormiva ne ho approfittato per spruzzare i deodoranti dentro una cassa destinata a Miami.

Quando il coccodrillo si è “finalmente” svegliato, ha sentito subito l’odore di rosmarino, come pensavo, ed è entrato nella cassa. Io in fretta e furia l’ho chiusa con più scotch possibile e l’ho consegnata alle poste.

So di essere stata un po’ crudele con quel coccodrillo, ma ho dovuto farlo. Alla fine di tutta questa storia mi sono chiesta solo un’ultima cosa: “Ma cosa è successo?”

Alice Maio, I D Secondaria, team del giornalino

LA PASSIONE SEGRETA DI BEATRICE

Per Beatrice non è stato facile esercitarsi per l’audizione, ma finalmente era lì, sul palco, dinnanzi alla giovane signora Barletti.

-Clavi Beatrice. Tredici anni. Pianoforte. La melodia è “Für Elise” di Ludwing Van Beethoven, dovresti conoscerla… inizia quando ti senti pronta, buona fortuna!-

Beatrice guarda il pianoforte con gli occhi di chi lo conosce bene, sfiora i tasti dal più grave al più acuto e inizia a suonare la semplice melodia; era la sua preferita, l’aveva provata un sacco di volte.

All’audizione ha suonato come non aveva mai suonato prima, non solo il pianoforte era di gran lunga superiore alla sua tastiera ma la musica che aveva suonato quel giorno non l’aveva mai suonata e ancora è tra le più belle che abbia mai suonato.

Quel giorno Beatrice aveva toccato i tasti del pianoforte con delicatezza ed evidente amore e, una volta finita la sua breve esecuzione, la signora Barletti, commossa e lacrimante, non ha potuto fare a meno di applaudire la ragazza.

-Cara ragazza… è stato bellissimo! Dovresti assolutamente frequentare il corso di pianoforte che si svolge qui ogni sabato, il maestro è un professionista… chiamo immediatamente i tuoi genitori per far sapere loro la stupenda notizia!-

Beatrice era fiera di se stessa, ma sapeva cosa sarebbe successo se la signora Barletti avesse chiamato i suoi genitori e lei non voleva assolutamente smettere di suonare, perché la musica era la sua ragione di vita e non avrebbe potuto vivere senza poter suonare.

-Professoressa, mi dispiace, mi dispiace tanto ma non può chiamare i miei genitori. Loro non sanno che io ogni giorno quando esco non vado a fare potenziamento di matematica ma suono la mia tastiera… non sanno nemmeno che la suono e tantomeno che la so suonare o che mi passa per la testa l’idea di suonarla! Considerano la musica una cosa spregevole, senza valore, se scoprissero che io suono e che ho questa passione verso la musica mi sequestrerebbero la tastiera e non mi farebbero più suonare! Io ci verrò a questo corso volentieri, molto volentieri ma la prego… non dica niente ai miei genitori o … o io… non potrò più suonare.-

Beatrice ha detto tutto velocemente, quasi facendo perdere il filo alla signora Barletti e all’ultima parola stava quasi per scoppiare a piangere.

La signora Barletti ha capito perfettamente la situazione in cui si trovava la ragazza e infatti ha fatto partecipare Beatrice al corso senza informare i genitori.

Dopo qualche mese….

-Mamma, papà! Il 6 giugno c’è lo spettacolo di fine anno, vi va di venire?-

I due genitori hanno accettato subito, entusiasti del fatto che la loro figlia si esibirà su un vero palcoscenico. Eppure loro non sapevano che cosa avrebbe fatto la figlia, forse recitazione, danza, lettura o poesia, di sicuro non pensavano che avrebbe suonato il pianoforte!

Beatrice era emozionatissima il giorno dello spettacolo e la signora Barletti sapeva benissimo perché: quel giorno i suoi genitori avrebbero scoperto che lei suonava il pianoforte ed esibirsi dinnanzi a loro avrebbe potuto provocare una brutta lite ma Beatrice non si sentiva più di nasconderlo, di mentire ai suoi genitori e allora invece di dirglielo a parole, ha deciso di dirglielo attraverso la musica.

-E ora è il turno di Beatrice Clavi che farà commuovere anche i cuori di pietra!-

Era seduta sullo sgabello e dinnanzi a sé c’era il pianoforte su cui aveva suonato quando aveva fatto l’audizione. Nel giro di un secondo per la mente di Beatrice è passata tutta la sua vita musicale, tutte quelle volte in cui era triste perché una determinata melodia non le usciva bene ma anche tutte quelle volte in cui era stata felice per i piccoli successi ottenuti. In quel momento si trovava alla sua prima esibizione che avrebbe potuto anche essere l’ultima.

Dopo un sorriso al pubblico Beatrice ha iniziato a suonare una delle più belle melodie che conosceva, L’Estate di Antonio Vivaldi.

L’aveva provata talmente tante volte nell’ultima settimana che lo spartito non le serviva più, la sapeva ormai a memoria. Si sentiva felice e il cuore non aveva mai battuto più velocemente, le sembrava che da un momento all’altro sarebbe uscito fuori dalla camicia.

Una volta finito di suonare, si è alzata in piedi e ha fatto un timido inchino al pubblico, tutti avevano un fazzoletto in mano e applaudivano come se avesse vinto l’oro alle Olimpiadi. Il suo sguardo era però rivolto ai genitori e quando ha visto che anche loro applaudivano con il sorriso stampato in faccia si è finalmente rilassata e sentita in pace dopo tanto tempo.

Beatrice ha poi fatto il conservatorio e ora è una delle migliori pianiste del mondo e i suoi genitori hanno capito che la musica è una cosa importante che suscita sentimenti ed emozioni in chi l’ascolta.

Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

LE BELLEZZE DELL’AUSTRALIA

In Australia vi sono alcuni fra gli ambienti naturali più particolari ed eterogenei del mondo, con una fauna introvabile altrove e paesaggi spettacolari, tra cui spiccano numerosi parchi nazionali e aree Patrimonio dell’umanità.

La fauna unica costituisce da sempre una delle principali attrattive di questo paese. In Australia vivono più di 378 specie di mammiferi, 828 specie di uccelli, 4000 specie di pesci, 300 specie di lucertole, 140 specie di serpenti, 2 specie di coccodrilli e 50 varietà di mammiferi marini.

L’outback del Red Centre e del Kimberley, nell’Australia occidentale, rinnoverà il vostro spirito. Si può fare snorkeling tra i coloratissimi pesci e coralli della grande barriera corallina nel Queensland; inoltre si possono ammirare da vicino koala, canguri, wallaby, leoni di mari, pellicani e pinguini nello stupendo paradiso faunistico delle Kangaroo Island. Si possono scoprire le zone umide e le cascate del Kakadu National Park, dove vivono un terzo di tutte le specie di uccelli australiani.

In Australia crescono circa 27.700 specie di piante, compresi fossili viventi come le palme Cicadi, la Xantorrea e meravigliosi fiori selvatici come i Waratah, i piselli di deserto dello Sturt, le Banksie e le zampe di canguro.

Inoltre abbiamo circa 2.800 specie di eucalipto (albero della gomma) e 1.000 specie di acacia che qui viene chiamata “wattle”. L’acacia dorata è l’emblema floreale dell’Australia. Gli eucalipti costituiscono circa l’80 percento delle foreste australiane. Acacie, melaleuca (albero del tè), casuarine, callitris (cipressi neri), mangrovie e foreste pluviali costituiscono il restante 20 per cento.

Un’altra bellezza naturale dell’Australia è Lake Hillier, un lago che si trova nell’Australia occidentale ed è facilmente riconoscibile per il suo insolito colore: il rosa.

Le ragioni di tale particolare tinta sono ancora misteriose, si tratta di un lago salato privo di affluenti situato a 600 metri dall’oceano sull’isola di Middle Island, la più grande tra quelle dell’arcipelago Recherche, nelle vicinanze di Carpe Arid.

Speriamo davvero che queste, anche se poche, informazioni che vi abbiamo mostrato, vi abbiano fatto notare quanto l’Australia sia interessante, misteriosa e soprattutto affascinante.

                                                                        Veronica Bianco, Fortunato Daniel, Salamina Giulia, II C Secondaria, team del giornalino

IL PAESE SENZA DIFFICOLTÀ

C’ era una volta, tanto tempo fa, un piccolo paese dove non esistevano le difficoltà.

Questo paesino era amato dai suoi abitanti, perché non dovevano preoccuparsi mai di niente, non dovevano avere paura di compiere dei rischi, non dovevano mai riflettere prima di agire e soprattutto potevano fare quello che volevano, perché tanto non c’erano difficoltà!

Per esempio, i cittadini potevano scalare le montagne più alte che avevano, perché non c’era alcuna difficoltà, o gli studenti potevano non studiare ma prendere sempre un dieci, perché le verifiche non erano difficili e così via…  Che dire? Un paese magnifico!

Un giorno, il piccolo principe, figlio del grande re di questo paese, essendo un bambino molto intelligente, decise di fare uno scherzo agli abitanti del paese e a suo padre. Il ragazzino decise di far finta di aver superato una difficoltà, perché lui era stufo di vivere sempre in pace, era noioso!

Così quel pomeriggio pieno di sole, chiese al padre se poteva riunire tutti gli abitanti perché doveva fare un annuncio importante. Il re rimase un po’ in indeciso all’inizio, ma poi accettò. A quel punto mandò i messaggeri a far riunire tutti gli abitanti nella piazza e dopo cinque minuti arrivò il principe che, appena tutti lo osservarono, urlò:

“Ho superato una difficoltà! Sono diventato Grande!”.

A sentire quelle parole i paesani, compreso il re, si scandalizzarono. Non riuscivano a crederci. Nel loro paese una difficoltà, cosa?

Ma non finì qui, il principe continuò: “In questo paese le persone crescono fuori, non dentro. Senza le difficoltà, non si affronta la vita vera, non si cresce, non si diventa veri adulti.”

Quando il giovane finì di parlare, scattò un grande applauso che convinse il ragazzo di avere ragione, e questo lo rendeva felice.

Da quel giorno il paese cambiò nome, aspetto e abitanti: era finalmente diventato un paese come tutti gli altri, con le difficoltà, ma i suoi cittadini si resero conto che le difficoltà non erano poi così male!

Alice Maio, I D Secondaria, team del giornalino

UN VIAGGIO NEI NOSTRI LIBRI PREFERITI- III episodio

Abbiamo appena finito il viaggio in treno, dopo una scorpacciata di caramelle Tuttigusti +1 alle caccole e ai calzini sporchi, una vera delizia per il nostro stomaco, e se avete letto l’episodio precedente saprete già ciò che abbiamo combinato…

Ci siamo guardate un po’ intorno e finalmente lo vediamo: un castello enorme, magnifico e illuminato da tantissime luci.

Veniamo guidati da un mezzogigante di nome Hagrid alle barche che useremo per arrivare al castello.

Quando arriviamo veniamo guidati in una sala enorme in cui tantissimi maghi e streghe sono seduti ai tavoli. Una professoressa ci dice che due cappelli parlanti (diventati due per ottimizzare il tempo) ci smisteranno nelle nostre Case, in cui staremo tutto l’anno. Iniziano a chiamare: “Sofia e Giorgia Cnamoneri”.

Andiamo a sederci sulla sedia del Cappello Parlante e lui inizia a frugarci nella mente: ad un certo punto sentiamo la sua voce nella nostra testa che ci dice che siamo divergenti e che andiamo bene per tutte le case, ma che non dobbiamo dirlo a nessuno perché è pericoloso. Lui ci assegna a Grifondoro.

Ci andiamo a sedere al tavolo di Grifondoro confuse per quello che ci ha detto il Cappello Parlante…”

Continua…

Lucilla Cnapich e Erica Calamoneri, II D Secondaria, team del giornalino

IL MIO VIAGGIO- I Episodio

Tra venticinque nomi doveva scegliere proprio il mio! È ufficialmente iniziata la mia giornata, con un’interrogazione di storia, qualcosa di più invitante per iniziare una giornata non c’è?!

Comunque mi sono dimenticata di presentarmi, mi chiamo Eva, Eva Collins e vivo in Nord Dakota, Stati Uniti, evito di dirvi il nome del piccolissimo villaggio in cui abito, perché se non siete degli amanti di praterie in cui impera la natura selvaggia e rigogliosa, non lo conoscerete.

Ho diciassette anni, capelli castani lunghi, occhi azzurri, statura media e una gran voglia di scoprire il mondo. Ma adesso l’unica cosa che mi preoccupa è di avere almeno una sufficienza.

Dopo una mezz’ora di tortura la prof se ne esce con un annoiato e stanco: “Bene abbiamo finito … finalmente … portami il diario!”. Vado al banco e intanto la sento bisbigliare qualcosa di incomprensibile, le porgo il diario e lei con una penna rossa segna ufficialmente la mia fine, un bel tre era quello che ci voleva per dimostrare a mia madre di essere degna di fare l’esame per la patente.

Esco da scuola. Prendo il pullmino. Arrivo a casa. Mi cucino qualcosa. Mi butto sul divano. Accendo la televisione. Guardo una puntata di Friends . Faccio i compiti e finalmente ESCO, ora inizia ufficialmente la giornata!

Mi reco al solito bar in cui incontrerò il solito ritardatario Jhonatan , con cui farò la mia solita passeggiata al dirupo. Dopo una bellissima mezz’oretta trascorsa a mangiare il ghiaccio del mio cocktail, arriva Jhonatan e partiamo con la sua macchina per andare al “nostro posto”. Io invidio segretamente il mio amico perché, pur essendo stato bocciato, i suoi gli hanno fatto fare la patente e gli hanno comprato anche la macchina.

Stiamo per arrivare al dirupo quando notiamo due Harley Davidson  parcheggiate in lontananza, io e Jhonatan ci guardiamo: siamo molto curiosi di scoprire chi sono gli sconosciuti.

Parcheggiamo anche noi. Arrivati, notiamo due ragazzi che stanno accendendo un fuoco. “Chi siete voi?” dice Jhonatan con fare duro, ma il suo obbiettivo di incutere timore ha miseramente fallito. I due ragazzi si guardano e uno di loro sghignazzando gli risponde: “Guarda Ray, ci sono due piccioncini che sono venuti al loro posticino speciale! Che teneri!”, tutti e due iniziano a ridere con fare minaccioso. Guardo Jhonatan e gli dico con un tono di voce abbastanza alto: “Andiamocene, non sapevo che oggi ci sarebbe stato un raduno di dementi”. Faccio per andarmene ma sento una presa forte prendermi il braccio, mi giro e vedo uno dei due ragazzi, quello che dovrebbe chiamarsi Ray, che mi dice: “Senti ragazzina, non ti permettere più se no il tuo fidanzatino finisce male!”. Basta, questo è fin troppo! Prendo Jhonatan per un braccio e lo porto alla macchina, gli dico che me ne voglio andare e mi vado a sedere sul sedile affianco al suo.

Mentre Jhonatan mette in moto la macchina guardo i due ragazzi, Ray mi sta guardando da quando me ne sono andata, sentivo il suo sguardo seguirmi. Ci osserviamo per due secondi e distolgo lo sguardo. Ho questa strana sensazione: che lo rivedrò ancora…

Valentina Favara, III B Secondaria,

team del giornalino

CAMPIONESSA LOMBARDA

L’ultima competizione a cui ho partecipato è stato il Trofeo Subaru a fine gennaio, da allora mi sono allenata e impegnata al massimo per ottenere dei bei risultati alla competizione seguente, ovvero i Campionati Lombardi…

La sveglia puntata alle sette, un po’ assonnata ma carica di energia: mi sentivo pronta, pronta ad affrontare nuovi avversari, pronta a vincere.

Una volta fatta la sfilata delle varie palestre di Karate è iniziata la gara. Nella mia categoria, cinture blu sino a tredici anni, non eravamo in molti e avere il mio Maestro come arbitro centrale mi ha fatta sentire più sicura: è un Maestro severo e preciso ma so che se faccio le cose per bene, lui è fiero di me.

Con sicurezza e coraggio sono salita sul tatami e ho fatto il mio Kata, ovvero Heian Godan.

L’ho fatto per bene, forse anche meglio del solito, solitamente alle gare mi sentivo tremante ed emozionata ma questa volta sono stata in grado di controllare le mie emozioni e mi sono semplicemente impegnata.

La seconda volta che ho eseguito il Kata ero ancora più determinata: già sapevo che il primo posto era assicurato ma io volevo fare ancora meglio, prendere un punteggio ancora più alto… e ci sono riuscita.

È stato bello sentir dire: “E al primo posto… Branzea Alexia!”, sentire i complimenti da parte dei miei compagni di Dojo e dai miei genitori ma ho avuto soltanto pochi minuti di questa felicità poiché sono stata chiamata per fare la gara di Kumite.

Mi sono messa il corpetto e i guantini abbiamo fatto il saluto. Avevo un po’ di paura, ma mi sentivo lo stesso pronta e decisa a battere le mie avversarie: erano soltanto due, una cintura arancione e… una marrone.

Un combattimento l’ho vinto io con un punteggio di tre a uno mentre l’altro l’ho pareggiato due a due: prima o seconda? Continuavo a fare i conti ma non sono comunque riuscita a capire su che posizione mi trovavo…

WOW! Due medaglie d’oro in un solo giorno! Ero felicissima, non potevo crederci… Campionessa Lombarda sia di Kata che di Kumite, che emozione!

Il momento più bello della gara è stato però il finale, quando ho contato tutti i successi ottenuti dall’Heijo Shin Dojo. Abbiamo fatto proprio un bel colpo! Tre medaglie d’oro, una decina d’argenti e due o tre bronzi!

È un buon inizio… credo… per il mio grande obiettivo di Campionessa Mondiale… sono orgogliosa di far parte dell’Heijo Shin Dojo e sono sicura che sarà un onore altrettanto grande quando farò parte della squadra Italiana…

Basta sognare, ora pensiamo a un futuro abbastanza vicino, ovvero i Campionati Italiani… FORZA!!!

            Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

LA NOSTRA PRIMA VISITA ALLA SCUOLA SECONDARIA

I giorni 13 e 14 gennaio 2017 noi alunni delle classi quinte della scuola primaria di Mezzate e di Monasterolo siamo andati alla scuola secondaria di primo grado per il raccordo e per l’open day.

Il primo giorno abbiamo conosciuto alcuni insegnanti e abbiamo assistito a delle lezioni, il secondo abbiamo partecipato anche a dei laboratori.

La scuola secondaria dell’ I.C.S. Montalcini, dall’esterno non era molto accattivante, era infatti un edificio a due piani, tutto grigio che ci metteva anche un po’ di paura.

Il giorno dell’open day, appena entrati, ci hanno accolti dei simpatici ragazzi di terza media, che ci hanno rassicurati e fatto da tutor per tutta la mattinata.

Erano molto eleganti, vestiti tutti uguali: indossavano una camicia bianca, gonna o pantaloni neri e alcuni portavano anche il gilet o la giacca.

Subito dopo, ci hanno divisi per gruppi e ci hanno portati nelle classi per assistere e partecipare alle lezioni e ai laboratori.

La prima classe nella quale ci hanno accompagnati era una prima; il prof. Boschetti stava spiegando una lezione di storia molto interessante sulle monete antiche.

Il professore ci ha dato una moneta a testa che dovevamo descrivere: la mia si chiamava “2500 Binlira” ed era una moneta usata dal popolo vichingo.

Poi siamo andati nell’aula di educazione artistica dove c’ era la professoressa Ducco, una donna bionda, alta e magra molto elegante; ci ha fatto fare un disegno molto bello, un grappolo d’ uva con la tecnica dello sbalzo su rame. Peccato che il tempo a disposizione sia stato troppo poco e pertanto non siamo riusciti a terminarlo.

In seguito abbiamo partecipato al laboratorio di tecnica con la prof. Ripamonti, una simpatica signora con gli occhiali, alta, magra, con i capelli lisci e biondi; con lei ed i suoi alunni abbiamo costruito un solido, una piramide che poi abbiamo portato a casa.

La lezione di musica con l’ insegnante Bolzoni è stata molto interessante: ci sembrava di essere ad un vero concerto! … E che  bravi i suoi ragazzi a suonare il flauto, non sbagliavano una nota! La canzone che ci è piaciuta di più era la “Marcia di Topolino”.

C’erano anche due laboratori di lingue straniere: d’inglese e di spagnolo.

In quello d’inglese, tenuto dalla prof. Campeti, abbiamo parlato dei modi di dire, ad esempio “the big cheese”, letteralmente “grande formaggio”, che abbiamo rappresentato come un grosso formaggio con le gambe e le braccia. Che ridere!!! … In realtà questo termine si usa per indicare ”un pezzo grosso”, cioè una persona molto importante.

In quello di spagnolo dei ragazzi ci hanno fatto vedere due spettacolini divertenti: uno riguardava una torta da cucinare, l’altro un mercatino.

Poi la prof. Molfetta ci ha fatto fare un gioco detto “taboo”, dovevano dire i numeri in spagnolo, ma ai multipli del cinque si doveva dire “taboo”; chi sbagliava la pronuncia o non diceva “taboo” veniva eliminato.

Tutte le lezioni ed i laboratori sono stati molto interessanti, ma quello che ha attirato di più la nostra attenzione è stato il laboratorio di scienze organizzato dalle prof. Rampolla e da un’altra di cui non ricordiamo il cognome,  due giovani insegnanti.

I ragazzi grandi ci hanno mostrato diversi simpatici esperimenti come quello dell’ uovo sodo, della candela … il più divertente è stato quello del vulcano.

Essi hanno costruito un vulcano di cartapesta, al suo interno hanno  inserito una bottiglia nella quale era stata messa acqua, aceto e un colorante rosso, poi hanno aggiunto un pizzico di bicarbonato e … come per miracolo, pochi secondi dopo, è avvenuta una cosa straordinaria: dal  vulcano è fuoriuscita della schiuma rossa, sembrava proprio un’eruzione vulcanica!

L’ esperienza alla scuola secondaria è stata bellissima e molto importante per “rompere il ghiaccio” con la nuova scuola nella quale l’anno prossimo andremo.

Ora non vediamo l’ora di andarci, anche se ci dispiace lasciare le nostre maestre della scuola primaria che ci mancheranno, ma che comunque ci rimarranno sempre nel cuore.

Bonatti Arianna, Guglielmo Elisa, D’Onofrio Sara, Angelino Matteo,

Classe V B, Primaria, Mezzate

L’UNIONE FA LA FORZA

INCONTRO CON I BAMBINI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Mercoledì 14 dicembre 2016 io, i miei compagni di V A e la classe V B della Scuola Primaria di Mezzate abbiamo incontrato i bambini che l’anno prossimo frequenteranno la prima elementare nella nostra Scuola.

Appena arrivati, ognuno di noi ha preso un bambino per mano per fargli da guida; erano tenerissimi.

Io non conoscevo nessuno, ma poi ho alzato la testa e ho intravisto il mio vicino di casa che ha un fratello che va in classe di mia sorella. Ogni volta che mi vede, in piazza, nel condominio o in piscina, mi abbraccia!

Mi sono accorto che nemmeno lui conosceva nessuno e appena mi ha visto è corso ad abbracciarmi. Così ho capito che dovevo essere il suo tutor. Si chiama Lorenzo e ha cinque anni.

Per prima cosa abbiamo fatto un “tour” della scuola. Durante il tragitto io gli ho ricordato che quel giorno era venuto alla scuola Primaria perché l’anno prossimo sarebbe andato in 1^ elementare, ma lui non faceva altro che abbracciarmi!

Siamo andati a vedere le classi prime e l’aula informatica, ma lui non faceva altro che dire: “Quando si gioca?”. La nostra visita è proseguita con la palestra ed è finita in mensa.

Finito il “tour” siamo risaliti e abbiamo suonato per loro con il flauto “L’Inno alla gioia” di Ludwing van Beethoven. Ad un certo punto, mentre suonavo, ho provato come la sensazione che da un momento all’altro Lorenzo mi sarebbe corso incontro per abbracciarmi, ma mentre si stava alzando, io ho scosso la testa in segno di no e lui si è riseduto.

In cambio del nostro “Inno alla gioia” i bambini della scuola Buzzoni ci hanno cantato e ballato una canzone in inglese!  Mentre i bambini della scuola Montalcini ci hanno cantato e ballato “Giro giro tondo”. Sono stati tutti bravissimi!

Poi siamo entrati in classe e la nostra compagna Alice ha letto ai bambini una storia, mentre la maestra faceva vedere le immagini del libro sulla Lim.

La storia parlava di un pesciolino nero di nome Guizzino, che insieme ai suoi amici pesciolini rossi esplorava l’oceano. Un brutto giorno però arriva un grosso tonno che si mangia tutti i pesciolini rossi e solo Guizzino riesce a salvarsi. Guizzino si sente solo e triste, ma dopo aver scoperto alcuni abitanti dell’oceano, è più sereno. Poi incontra degli altri pesciolini rossi e spiega loro che non si può vivere nella paura. Infatti li convince che insieme possono formare un grande pesce e cacciare via i grossi tonni.

La morale della storia è veramente “grande”: l’unione fa la forza!

Infine la maestra ci ha dato dei pesci da colorare di rosso; Lorenzo ha colorato benissimo!

Poi li abbiamo ritagliati e incollati su un cartellone, dove hanno formato un grande pesce, come nella storia.

Le maestre hanno detto che appenderanno questo cartellone all’entrata della nostra Scuola. È proprio una bella idea! Così quando l’anno prossimo i bambini della Scuola dell’Infanzia arriveranno alla Scuola Primaria, lo potranno rivedere e ricordarsi dei bei momenti vissuti assieme a noi.

La giornata non poteva andare meglio e infine noi ragazzi di V A e V B abbiamo regalato ai “nostri” bambini una coccinella porta-fortuna realizzata in cartoncino.

I bambini della Montalcini ci hanno dato un lavoretto a forma di mano con su scritto “IO & TE”, dove all’interno Lorenzo aveva scritto il suo nome vicino al mio.

I bambini del Buzzoni ci hanno regalato un disegno di un alberello di Natale avvolto da un nastrino.

È stato bellissimo incontrare Lorenzo, mi ricordava me da piccolo. Sono convinto che abbia imparato molte cose e mi è dispiaciuto quando è andato via. (RICCARDO)

Quest’esperienza mi è piaciuta moltissimo anche perché ho rivisto le mie maestre dell’Asilo; è stata una grande emozione! (ALICE)

Quest’incontro è stato bellissimo, perché mi sono ricordata quando anche io sono venuta in visita alla scuola Primaria; che batticuore! (VALERIA)

Riccardo Porreca, Alice Uggeri e Valeria Corbelli, V A Primaria, Mezzate

BENTORNATA PRIMAVERA!

Primavera

Il bel, tiepido mattino;

il sonoro richiamo dell’uccellino;

il venticello fresco che soffia fra i rami non più innevati

degli alberi ormai ripopolati.

 

Il prato è tinto di mille colori

emana un profumo che arriva dai fiori.

Loro son testimoni dell’arrivo della primavera

insieme alla lieve aria leggera.

 

Le coccinelle dal dorso puntinato,

volano in mezzo al paesaggio incantato,

finché i bambini, allegri, le prendon sulle dita;

addio inverno, ricomincia la vita!

Agnese Silvestri, IV A Primaria, Monasterolo

 

Sorriso

Sorriso splendente

come il sole,

sorriso dolente,

di chi troppo non ha e non vuole.

 

Sorriso dolce

di chi ti vuol bene,

che dona luce

a chi intorno viene.

 

Sorriso colorato

come un arcobaleno,

che splende sul tuo viso illuminato

e ti rende sereno.

Agnese Silvestri, IV A Primaria Monasterolo

 

La primavera

In primavera sbocciano fiori

che risplendono di mille colori.

Gli uccellini si mettono a cantare

e ai bambini viene voglia di giocare.

Ci vestiamo con abiti leggeri

e non abbiamo brutti pensieri.

Il sole risplende nel cielo

e non c’è più traccia di gelo.

Le giornate si riempiono di allegria

e nell’aria c’è tanta magia.

Leonora Cnapich, IV A Primaria, Monasterolo

L’Amicizia

L’amicizia non significa scegliere un amico

ma neanche fare ciò che ti dico.

 

L’amicizia è volersi bene,

e stare sempre insieme.

 

A volte capita di litigare

ma poi si ritorna l’amico ad abbracciare.

Sarah Jaghl, IV A Primaria, Monasterolo

 

La difficoltà

Ognuno di noi ha una propria difficoltà,

ma insieme la affrontiamo con tanta felicità.

 

Quando uno ha difficoltà

lo aiutiamo con tanta sensibilità.

Sarah Jaghl, IV A Primaria, Monasterolo

 

La Stella Cometa

Scende una scintilla

e pare un fuoco che cade

veloce cadendo brilla

e taglia il cielo come una lama che rade.

 

Un desiderio e un sogno avveri

Corri! Insegui le stelle bambino!

I desideri son dolci pensieri

e la tua vita sembra un sogno assai carino.

Ester Delfi, IV A Primaria, Monasterolo

 

Le foglie

Le foglie piccole danzatrici

ballano in cielo serene e felici.

Quando è autunno cadono in giardino

senza accorgersi che le raccoglie un bambino.

Tommaso Ferrari, IV A Primaria, Monasterolo

 

L’Arcobaleno

Quando spunta fra i cespugli,

fa svegliare tutti i conigli.

Li fa uscire dalle grotte

per far loro vedere i suoi colori a frotte.

 

In una brutta giornata di malinconia

se c’è lui, la tristezza può andare via

e con i suoi colori, tutto splendente,

rende luminoso il sorriso della gente.

 

Per iniziare c’è il rosso, che è

come il cielo che tramonta sul mare mosso.

Di seguito l’arancione

come l’orologio che fa tic tac all’inizio della lezione.

 

Poi c’è il giallo,

che quando mi alzo la mattina, fa cantare il gallo.

Dopo c’è il verde

e quando l’arcobaleno appare il tempo non si perde.

 

Infine c’è l’azzurro, il blu e il viola

e quando penso all’arcobaleno penso a una cosa sola:

la felicità, l’emozione e la compagnia, è l’arcobaleno

quando lo vedo e ho qualcuno accanto.

Lara Ruffini, IV A Primaria, Monasterolo

 

Primavera

Aspetto da tanto la primavera

con la luna che illumina ogni sera,

le foglie iniziano a brillare

e i fiori si preparano a sbocciare.

 

Voglio vedere le nuvole danzare

e la pioggia mai più tornare;

le giornate che si allungano portano sempre allegria

ti prego, primavera, non andare via!!!

Giada Guerini, IV A Primaria Monasterolo

 

La Felicità

La felicità

è come un dolce pieno di golosità

e quando la mangerà ogni bambino

si sentirà un biscottino.

 

La felicità

è come una luce nel cuore

che ti libera dal dolore.

La felicità è dolce come il tè

e come il latte nel caffè.

 

La felicità è un fuoco di stupore

che di luce si forma un bagliore

la felicità ti fa provocar meno danni

ed è come un amico fino a cento anni.

Daniel Antenucci, IV A Primaria, Monasterolo

 

Carnevale

Oggi mi vesto da fata turchina

e trasformo la sera in mattina.

Io scherzo e rido: sono un pagliaccio

ho un gran nasone e un cappellaccio!

Col mio mantello volo sui tetti

e a tutti i gattini faccio scherzetti!

Tanto si sa che a carnevale

ogni battuta e ogni scherzo vale!

Michelle Di Napoli, IV A Primaria, Monasterolo

 

Mi piace il vento

Mi piace il vento

perché vuole giocare,

mi piace il vento

perché ama scherzare,

mi piace il vento

perché fa volare,

mi piace il vento

perché senza di lui

in autunno le foglie mentre cadono

non possono danzare.

Tabatha Torri, IV A Primaria, Monasterolo

L’ISTRUZIONE È PER TUTTI

“Essere la prima della classe non ha nessuna importanza, se non puoi studiare   affatto. Quando qualcuno ti toglie la penna di mano, allora sì che capisci davvero quanto sia importante l’istruzione.”

Malala Yousafzai

 

“Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna.”

Malala Yousafzai

 

“Sedermi a scuola a leggere libri insieme a tutte le mie amiche è un mio diritto. Vedere ogni essere umano sorridere di felicità è il mio desiderio. Io sono Malala. Il mio mondo è cambiato, ma io no.”

Malala Yousafzai

 

“Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti.”

Malala Yousafzai

“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare ”

Jhon Lubbokj

 

“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.”

Nelson Mandela

 

“Gli studenti non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”

Plutarco

 

Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere.”

Piero Calamandrei

“L’istruzione è la migliore arma per combattere il nemico ”

Adelina

 

“Le fondamenta di ogni stato sono l’istruzione dei suoi giovani”

Digione il Cinico

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita non con la scuola”

Lev Tolstoj

                                                                                                              

 “L’istruzione è ciò che resta dopo che uno ha dimenticato tutto quello che ha imparato a scuola.”

Albert Einstein


Giorgia Fossati, I B Secondaria, team del giornalino

UN VIAGGIO NEI NOSTRI LIBRI PREFERITI- I episodio

Ci incamminiamo verso la stazione di King’s Cross, pensando a quello che ci avevano detto i nostri genitori qualche giorno fa.

Era successo tutto così in fretta: eravamo in una famiglia di maghi e dovevamo andare in una scuola apposta per imparare a usare la magia, non ce lo saremmo mai nemmeno sognate!

Arrivate alla stazione, i nostri genitori ci salutano perché hanno impegni al Ministero della Magia e ci lasciano i biglietti per il treno.

Cerchiamo il binario 9 ¾ e quando finalmente lo troviamo ci mettiamo a correre verso di esso come ci è stato detto dai nostri genitori.

Il binario è sempre più vicino, dovremmo avere paura, ma sappiamo che ci passeremo attraverso e quindi acceleriamo; purtroppo sbattiamo contro il muro come delle stupide. Nonostante i bernoccoli facciamo finta di niente, ci guardiamo intorno e vediamo un tizio sparire in un muro: eccolo! Gli corriamo contro e finalmente vediamo l’Hogwarts Express!

Prendiamo il treno e andiamo in uno dei tanti scompartimenti dove c’erano due ragazzini (abbastanza carini) che stavano giocherellando con una rana marrone. Ad un certo punto uno l’acciuffa e se la mangia. Ah, allora era una cioccorana! Entriamo e ci sediamo.

-Ciao, io sono Giorgia e lei è Sofia.

-Ciao, io sono Marco e lui è Andrea.

-Piacere, possiamo sederci qua?

-Certo, fate pure. Volete una cioccorana?

-Sì, grazie.

Ci danno una cioccorana a testa, le apriamo, ma scappano. Mentre i due ragazzi ci dicono – Dai, succede!!!- noi ci mettiamo ad inseguirle.

Correndo dietro le cioccorane ci troviamo in un altro scompartimento, dove ci sono due nostri amici che le prendono, ce le ridanno e ci offrono due caramelle Tuttigusti +1. Sfortunatamente per noi sono alle caccole e ai calzini sporchi e vomitiamo tutto addosso ai nostri amici, sporcando tutto lo scompartimento. Ci guardano male e noi scappiamo per non farci prendere mentre loro ci rincorrono.

Noi, però, siamo più veloci e ci rifugiamo in uno scompartimento vuoto a sistemarci. Indossiamo le divise e finalmente sentiamo il treno che si ferma.

Continua

Lucilla Cnapich e Erica Calamoneri, II D Secondaria, team del giornalino

LA NOSTRA ISOLA

La Sicilia è secondo noi l’isola più bella del mondo, non solo perché c’è il mare ed è ricca di bellezza naturale, ma anche per l’accoglienza e l’affetto che si riceve da parte dei suoi abitanti.
Durante le vacanze andiamo frequentemente sia a Palermo ma anche a Messina, le città natale dei nostri genitori.

La Sicilia non è ricca solo di beni naturali come già detto, ma anche di cultura e di testimonianze storiche. Un’ importante sito di interesse storico in Sicilia, che abbiamo visto insieme a Caltanissetta, è una villa di un nobile romano, all’interno della quale c’erano degli imponenti mosaici, ma anche una cattedrale posta sopra  la costruzione costruita con 99 tipi di marmi diversi provenienti da 50 regioni del mediterraneo, cosa che ci ha incantati notevolmente. Abbiamo visto anche, a Sant’Andrea, un piccolo paesino in provincia di Messina, un presepe vivente dove venivano rappresentate le attività antiche riguardanti gli anni della nascita di  Cristo. È stato davvero bello, anche perché davano come assaggio gli “Sfinci”, un dolce tipico della regione.

A proposito di dolci, uno dei più famosi e deliziosi dolci siciliani è la cassata, che è una torta composta da ricotta con zucchero e vari canditi che rendono sempre più colorata. Un’ altra delizia sono i cannoli, che vengono serviti con un ripieno sempre di ricotta e a volte con del cioccolato e del pistacchio, che li rendono più buoni.

Durante le vacanze estive andiamo di solito nella spiaggia di Marinello a Messina: qui il mare è sempre calmo e limpido e ricco di pescispada che si possono anche pescare.

Andiamo anche alla spiaggia di Capaci, bella per i tanti pesci che ospita e per la sua fantastica acqua cristallina. Di solito quando andiamo a fare snorkeling troviamo pesci di varie specie fra cui il pesce gatto.

Quest’isola secondo noi è il paradiso per tutto ciò che ci offre, ma anche per tutte le emozioni che proviamo ogni volta che ci andiamo. Ogni volta che la visitiamo non vogliamo più andarcene.

Che dire di altro? Speriamo che questa magnifica regione vi piaccia e vi aspettiamo in tanti!

Sofia Malta e Alice Maio, I D Secondaria, team del giornalino

AD UNA PERSONA SPECIALE

16 marzo 2017

Cara migliore amica,

ti scrivo per ringraziarti. Ringraziarti perché mi aiuti e mi sostieni e gioisci con me anche quando sei triste; perché mi vuoi bene come una sorella e mi appoggi sempre.

Grazie per ogni sorriso, grazie di avermi dato fiducia e grazie di esistere. Grazie a te ho capito che le vere amiche sono quelle capaci di farti sorridere nei momenti belli e brutti, proprio come riesci a fare tu con me.

Ti ho sempre considerata come una sorella e una persona a cui posso confidare di tutto; le altre persone non potranno mai sapere che noi, solo io e te, riusciamo a parlarci semplicemente con uno sguardo.

Adesso non siamo più in classe insieme, non ci vediamo spesso come prima, ma il nostro rapporto rimarrà, perché di storie come quella della nostra amicizia se ne sentono poche in giro, e io sono stata fortunata ad averti incontrato, sono fortunata ad averti come migliore amica.

Scrivo proprio a te, “a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…”. Non posso immaginare una vita senza te e la nostra amicizia, parte essenziale della mia vita.

Forse ora mentre starai leggendo questo ti starai chiedendo il perché l’ho scritto, beh, semplicemente per farti capire che io ci sarò sempre per te e anche per dirti che sei unica; ti voglio un mondo di bene.

“SEI QUELLA CURVA SUL MIO VISO, CHE TUTTI CHIAMANO SORRISO”

Beatrice Seganfreddo, I D Secondaria, team del giornalino

GIOCA E VINCI CON CLASH ROYALE

Il gioco “CLASH ROYALE” consiste nel vincere le battaglie attaccando gli avversari. Se distruggi la torre centrale e la sconfiggi, automaticamente le altre due torri si autodistruggono.

Per andare avanti nelle altre arene (che sono 9) bisogna vincere molte partite guadagnando tanti trofei, così si può passare nell’arena successiva.

Quando si vince, si guadagnano tante corone quante torri hai distrutto.   Quando arrivi a dieci corone, vinci il baule della corona. Ci sono molti bauli, tra i quali: omaggio, argento, oro, gigante, magico, super magico, epico e leggendario.

In questi bauli ci sono diversi tipi di carte tra cui: Comuni, Rare, Epiche e Leggendarie. Le Leggendarie sono le carte più forti. A volte escono delle nuove carte e nuove arene.

Per giocare bisogna creare un deck dove si possono mettere diverse carte.

Le carte si possono trovare in varie arene e tramite i bauli (elencati sopra).  Nel gioco ci sono le monete e le gemme e puoi comprarle con dei soldi veri, le gemme sono utilizzabili per comprare i bauli o dell’oro e servono anche per velocizzare l’apertura dei bauli. Per giocare a “Clash royale” bisogna avere un’ottima tecnica e conoscere molto bene le carte.

Luca Perin e Matteo Dianin, I D Secondaria, team del giornalino

INVERNO PER SEMPRE

Vorrei ricordare a tutti le grandi bellezze dell’ inverno, soprattutto per chi raggiunge le mete sciistiche preferite d’Italia come la Val d’Aosta, dove si può sciare, fare snowboard ed escursioni in montagna con la famiglia. Sciare è bellissimo, perché permette di fare sport in un contesto naturale meraviglioso.

Le piste da sci si dividono in tre categorie in base alla loro difficoltà.

Le piste blu sono le più facili, quelle rosse sono di media difficoltà, quindi arrivano le nere, le piste difficili. La difficoltà della pista dipende dalla pendenza della pista:

Le pendenze vengono riportate in percentuale, che rappresenta il rapporto tra la distanza percorsa e il dislivello.

Io in genere faccio le piste più facili, ma sta a voi decidere quale pista affrontare in base alla vostra esperienza, quindi buone vacanze invernali a tutti.

Gabriele Toselli, I D Secondaria, team del giornalino

AVVENTURA TRA LE ONDE

6 agosto 2016, Golfo Aranci, Olbia. Era una bellissima giornata di sole, l’ultima giornata delle nostre vacanze. Il mare era piatto, bello il silenzio della mattina sulla spiaggia vuota. Quel giorno avremmo fatto la nostra ultima gita in gommone.

Intorno alle 10,00 la partenza: costumi, asciugamani, maschere e pinne, crema solare, occhiali da sole, c’è tutto. Tra i ragazzi l’entusiasmo è alle stelle: Giulia e Chiara, splendenti nei loro tredici anni, si preparano a fare le sirene sulla prua e Federico e Nicola, complici e ilari come sempre, sono pronti per una nuova avventura.

Il nostro gommone si dirige verso l’isola di Tavolara, come abbiamo fatto milioni di altre volte, tutto è come sempre. Sembra di volare sulle onde, siamo circondati dal blu del mare e dall’azzurro del cielo, già si vede Tavolara, si avvicina, onda dopo onda.

È tardo pomeriggio, la giornata è stata piena. Faccio l’ultimo bagno lungo la riva, mentre il gruppo si avventura sulla terraferma per un sentiero a vedere il mare oltre le rocce. In lontananza creste bianche si vedono all’orizzonte. Lo zio Max, il nostro skipper, dice che non promettono nulla di buono, dice che al più presto dobbiamo tornare indietro perché il maestrale sta montando sempre più forte. Ancora allegri, tra una risata e l’altra, risaliamo sul gommone, costeggiamo Tavolara e siamo dall’altra parte dell’isola, puntiamo in direzione di Golfo Aranci.

Le piccole creste sulle onde in lontananza sono diventate muri altissimi. Il nostro gommone sembra una piuma che svolazza battuta dal vento, su e giù sulle onde. Spruzzi freddi e sgraditi ci arrivano sempre più forti addosso, siamo bagnati fradici. È difficile restare saldi sul gommone, ad ogni salto penso a cosa succederà al successivo, il mare è sempre più grosso e minaccioso, così il vento forte e ostile. Le risate dei bambini sono diventate pianto, i nostri visi abbronzati sono pallidi e contratti, il sole caldo e la serenità di quel giorno sono freddo e paura che ci fanno tremare. Penso che abbiamo fatto una stupidata ad affrontare il mare senza conoscere le condizioni meteorologiche, per la prima volta mi metto veramente nei panni degli immigrati che attraversano in barche sovraccariche il mare Mediterraneo, grande e aggressivo come non mi era mai sembrato… Sento quanto siamo fragili di fronte alla forza della Natura, penso che non può finire tutto così, ma è un attimo perché la paura non lascia molto spazio ai miei pensieri, saltiamo su onde sempre più alte.

Golfo Aranci alla fine è vicino. Dopo un tempo che mi è parso più lungo della giornata intera. E noi siamo salvi.

Funziona ancora il mio cellulare? Non lo so, non lo voglio sapere, con i piedi sulla terraferma sono contenta che siamo vivi!

Prof.ssa Sandra Biasiolo

L’AUTOSTRADA DELLA VITA

Fare attività fisica ci aiuta a crescere

Lo sport, l’anima di una guerra eterna. Non una guerra di frontiera ma una guerra contro pigrizia e sedentarietà. Inizialmente l’attività motoria era propedeutica all’esercizio militare e in tempi non troppo recenti si parlava di “Mens sana in corpore sano“: quindi, cosa significa “fare sport”?

Lo sport si può considerare una corsia preferenziale nella lunga autostrada della vita. Dopo aver preso il biglietto al primo casello, l’obiettivo di ogni guidatore è raggiungere il secondo (purtroppo o per fortuna, l’ultimo) nel maggior tempo possibile. Il significato dello sport è proprio questo: allungare il viaggio. Ovviamente capitano circostanze in cui ognuno “tifa” per sé stesso, ma esistono anche momenti di solidarietà quando, per esempio all’entrata dell’autogrill teniamo aperta la porta per uno sconosciuto. L’attività motoria è competitiva e solidale: un modo come un altro per vivere una lunga e sana vita felice e per conoscere altri viaggiatori.

Ciò che contraddistingue la “corsia” sportiva da quella sedentaria, oltre la lunghezza, è il doppio senso di marcia. C’è chi vede lo sport come un’occasione per esaltare il suo ego e umiliare gli avversari (in pieno spirito militare) e chi crede che sia solo un’opportunità in più per mantenersi in salute dimostrandosi rispettoso (in un’ottica più pacifica). Tra tutti i “corridori”, quali tornano indietro? Tante opinioni sono diverse: durante il viaggio c’è chi neanche si accorge della possibilità di fare un’ ”inversione a u” e c’è chi, alle olimpiadi, stringe la mano al primo ma abbraccia l’ultimo. In ogni modo lo sport era, è, e sempre sarà una delle più grandi invenzioni umane ma, così come la fisica nucleare o la democrazia, sta ad ognuno di noi decidere che significato attribuirgli.

                                                                 Giovanni Ristretta,  IV A

                                                                                      Liceo Scientifico Machiavelli

GIOVANI: SCUOLA, FAMIGLIA E AMICI… MA CHE STRESS!

Rilassarsi è l’unico modo per diventare adulti senza problemi.

Gli adolescenti si sentono più vulnerabili, e per questo possono essere influenzati da ciò che li circonda, perché si ritrovano di fronte ad un aumento di richiese e pressioni da parte dei genitori o di altri adulti. Recenti studi, hanno infatti dimostrato che lo stress eccessivo durante la crescita può avere un impatto negativo sulla salute sia fisica sia mentale. Inoltre rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere della depressione.

 Ma che cos’è lo stress?

Lo stress è una risposta agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno: è una reazione utile per adattarsi a nuove situazioni. Eventi traumatici, problemi familiari, insuccessi o la frenesia della quotidianità possono arrivare a generare tensioni fisiche e psichiche che dipendono molto dalla reazione di ogni singolo soggetto, in base alla sua personalità e storia di vita.  Per di più durante l’adolescenza si può iniziare ad avere a che fare con un’ansia lieve o moderata, che esattamente come gli effetti negativi dello stress può essere l’espressione di una difficoltà ad affrontare stimoli e situazioni.

Come può manifestarsi?

I sintomi dello stress sono: palpitazioni, senso di oppressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione e tendenza ad affaticarsi, o un particolare momento di fragilità. L’adolescente si trova a confrontarsi con la crescita, che comporta nuovi equilibri o adattamenti sociali, l’allontanamento dalla famiglia, la ricerca della realizzazione personale e professionale, il bisogno di confrontarsi con un gruppo e quindi con regole nuove e magari meno “protettive” rispetto all’infanzia.

Esther Sternberg, una ricercatrice presso i National Institutes of Health di Bethesda spiega che esiste un’area cerebrale, l’ipotalamo, predisposta a controllare la risposta dell’organismo allo stress. Precisa Sternberg che il sistema immunitario invia segnali al cervello e in questo modo le molecole del sistema immunitario possono attivare il centro dello stress il quale a sua volta agisce sui meccanismi immunitari. Quando siamo stressati, infatti, l’aumentata produzione ormonale rende più vulnerabile il nostro sistema immunitario, riducendo la produzione di anticorpi e rendendoci più sensibili alle infezioni.

I sintomi dello stress sono diversi tra l’uomo e la donna, e diversi sono anche i modi con cui essi reagiscono alle situazioni di stress e pericolo. Nelle giovani donne le situazioni stressanti prolungate sfociano in ansia, emicrania, insonnia, depressione, ma anche in disturbi del comportamento alimentare come anoressia, bulimia e obesità. Anche per gli uomini l’ansia è al primo posto nella loro quotidianità, ma in misura inferiore (nel 25% contro il 36% delle donne), seguita dall’abuso di alcol e di droghe, ipertensione, disturbi cardiovascolari, colesterolo alto.

Quali possono essere i rimedi?

Molti giovani trovano conforto nella musica fonte di completo distacco dal mondo che li circonda; un altro rimedio può essere anche lo sport che può diminuire lo stress, scaricando le varie tensioni, è infatti un’importantissima valvola di sfogo, specialmente se fatta all’aria aperta camminando o correndo e sudando un bel po’. L’attività fisica ha il dono di garantire il benessere e la salute del cuore, ma anche di favorire l’eliminazione delle tossine e della tensione accumulata. Inoltre la presenza di un forte e compatto sostegno sociale composto dai genitori, amici, familiari e gruppi associativi, può aiutare a ridurre la quantità di stress durante l’adolescenza. Il riconoscimento del problema e di conseguenza lo sviluppo nei giovani delle capacità di gestione dello stress, possono essere preziose misure preventive, anche se a volte è necessario l’intervento di un medico o un assistente sociale che può raccomandare trattamenti per ridurne i rischi a lungo termine.

Chiara Gamberini, Gaia Benaglio, IV A Liceo Scientifico Machiavelli

LA LETTURA È UN DIRITTO DELL’UOMO

Scoprire il mondo per rallentarlo

È una verità piuttosto ovvia che una qualsiasi attività smette di essere piacevole e dilettevole nel momento stesso in cui si è costretti a praticarla. La scuola un tempo era considerata un diritto, spesso un onore per cui sacrificarsi. Col tempo poi, in Paesi sviluppati, come l’Italia, ha assunto la denominazione insopportabile di “scuola dell’obbligo”: è passata dall’essere un privilegio, qualcosa di cui andare fieri e da trattare con premura, all’essere un diritto già garantito, che non richiede impegno in quanto spetta a tutti indipendentemente, in quanto esseri umani. Stesso discorso riguarda tutti i famosi diritti dell’umanità (che dovrebbero essere imprescindibili), inclusa la lettura.

Spesso si tende a restringere il campo ai giovani, sempre tartassati di accuse, capro espiatorio di quell’enorme fetta di popolazione che ormai ha perso il gusto di un buon libro. In un mondo che scorre veloce, in cui tutto si può decidere in due secondi, in cui la gente ha bisogno di risposte immediate a poche domande precise, è normale che questo diritto venga trascurato. Il fatto però si complica quando una simile opportunità -perché la lettura non è altro che questo in fondo: una porta su infiniti possibili mondi- viene completamente denaturata e trasformata in un dovere. Tutti i ragazzi prima o poi vengono posti di fronte alla tragedia di dover imparare una poesia a memoria e, in base alla clemenza delle insegnanti, possono scoprirsi fantastici canzonieri di una filastrocca per bambini oppure pessimi imitatori di Benigni nel primo canto dell’Inferno, con tanto di falso accento toscano. In ognuno dei due casi, salvo eccezioni di chi sia stato investito da Omero con corredo di tecniche mnemoniche,  nel giro di pochi giorni il ricordo di quanto studiato diventerà sempre più fievole, sino a sparire del tutto, per essere archiviato in quell’anticamera della memoria dove sono conservate anche tutte le conoscenze dettagliate sull’era giurassica o sugli organuli della cellula, insieme ad altre informazioni aliene che un tempo padroneggiavamo con nonchalance, come il metodo di Ruffini o il triangolo di Tartaglia.

In un mondo dominato dal “pragma,” solo pochi cenni nozionistici, pochi dettagli, qualche rima e un paio di metodi essenziali rimangono e permangono attivi nel nostro cervello e, di norma, sono i particolari che più ci hanno colpito. È anche vero però che spesso l’interesse va scaturito e fomentato, perché “l’ozio è il padre dei vizi” e anche il più radicato in noi. Abbiamo una mentalità pigra e la lettura è uno stimolante straordinario: seppure con la vista sortisce l’effetto opposto, un libro è in grado affinare tutti gli altri organi di senso. Mentre leggiamo ci dissociamo dall’universo circostante e impariamo a selezionare i suoni, filtrando il caos, a capire quanto un silenzio misurato sia preferibile a un discorso vuoto; il libro ci fa quindi assaporare di gusto ogni sfumatura delle parole che snoccioliamo rapidamente nella quotidianità, come fossero scioglilingua. Leggere ci rallenta i modi, distende il tempo, massaggia l’ansia e leviga le asprezze della vita, ma soprattutto, rende più libero il pensiero. Si dice che “chi legge i libri che leggono tutti pensa quello che pensano tutti” e credo sia vero: entrare in contatto con altre opinioni può influenzare la propria e aiutare a forgiarla, quindi sarebbe bello poter leggere tutto, saccheggiare le biblioteche mondiali e estrapolare i tratti salienti delle varie culture. Aiuterebbe anche a combattere il triste fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, ovvero la scarsa conoscenza della lingua e della grammatica diffusa ad oggi, specie nelle nuove generazioni. Queste ultime si limitano a comunicazioni rapide, spesso puramente onomatopeiche, con l’uso dei suoni propri di quella che viene definita lalingue, cioè il substrato da cui attingiamo naturalmente per esprimere emozioni, ma anche necessità ed esigenze (come per esempio un bambino strilla per dire che ha fame). Tuttavia penso che questa sia una speranza futura improbabile, almeno fintanto che i ragazzi non verranno educati innanzitutto alle proprie facoltà, tra cui i celebri “10 diritti imperscrutabili del lettore”, promulgati dallo scrittore Daniel Pennac: il diritto di non leggere, di saltare pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo (tendenza a sfuggire la realtà), il diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta e di tacere.         

                                                           Chiara Valnegri e Valeria Tosini,

IIIE Liceo Scientifico Machiavelli

RACCONTARE LA REALTÀ

UN TRASLOCO

All’epoca avevo quasi otto anni e i miei genitori avevano deciso di cambiare casa perché l’altra era troppo piccola. Abbiamo cercato tra molte case e un giorno l’abbiamo trovata.

Quando si avvicinò il momento del trasloco, impacchettammo ogni cosa: quadri, giocattoli, libri, abiti, piatti, pentole, bicchieri … insomma ogni cosa finì negli scatoloni.

La sera prima del trasloco, il papà mi ha portata a casa della nonna dove ho dormito. Il giorno seguente è venuto a prendermi per portarmi nella nuova casa.

Appena entrai, mi trovai davanti una marea di scatoloni; tutti avevano delle etichette su cui c’era scritto cosa contenevano al loro interno. Erano impilati uno sull’altro fino al soffitto; saranno stati quasi cento!

Solo grazie alle etichette ho potuto riconoscere quelli dei miei giochi.

Ero molto contenta di andare nella nuova casa perché era più grande più luminosa e con una mansarda dove poter giocare con le mie amiche.

Questo ricordo mi ha suscitato emozioni positive e mi ha fatto pensare a come il tempo è passato velocemente.

 Chiara Massoni, IV B Primaria,

Monasterolo

 

LA MIA SECONDA GITA

All’epoca avevo circa sei o sette anni, era la mia seconda gita alla scuola elementare.

Ero molto emozionata al pensiero di andare a vedere quella cascina e la zona umida di cui avevamo tanto parlato in classe.

Quel giorno c’era il sole: una giornata bellissima.

Arrivati, ho visto subito che il posto era stupendo, abbiamo visto un mulino, il fossato con il cancelletto che faceva entrare l’acqua in estate e che si chiudeva in inverno.

Abbiamo visto in sentiero che portava ad una radura piena di alberi, dove c’erano tanti uccellini e una puzza tremenda di umidità.

Mi sembrava di esserci sempre stata in quella cascina, anche se vivo in città, e mi sentivo proprio a mio agio.

Ricordo che a un certo punto abbiamo dovuto attraversare un ponte pieno di ragnatele, per arrivare ad un terreno dove ci hanno fatto toccare la terra secca, all’improvviso è saltata fuori una cavalletta e noi ci siamo tutti spaventati.

Questo ricordo mi suscita ancora adesso molta allegria e mi piacerebbe rifare altre gite divertenti con i miei compagni.

Arianna De Luca, IV B Primaria,

 Monasterolo

 

FAMIGLIA BOWLING

Evviva! Oggi è stato un bel sabato trascorso in compagnia con la mia famiglia e specialmente con i miei zii. Ci siamo organizzati per andare al bowling a fare una partita. Siamo arrivati per le 19:00 e abbiamo mangiato la pizza con le patatine, una rinfrescante Coca-Cola, e per finire una torta al cioccolato.
L’ ambiente era accogliente e pieno di bambini che correvano e giocavano nell’area feste.
Dopo aver mangiato, io e i miei zii siamo andati a ritirare le scarpe per poter fare una partita a bowling. Mia zia era molto brava a colpire i birilli. Lei è una persona molto allegra, sorridente e piena di armonia. Ha gli occhi marroni color cioccolato, i capelli castani e si veste sempre in modo sportivo. Io le voglio molto bene e mi trasmette simpatia. Per me è come una sorella.
Non dimentichiamoci dello zio Paolo, anche lui è molto bravo a giocare. Lui ha gli occhi azzurri come il mare, i capelli biondi. Sorride sempre ed è simpatico. Mi fa sempre ridere raccontandomi le barzellette. Infine ci sono io, Asia. Sono una bambina che adora stare con la propria famiglia e con i suoi amici. Alla fine della serata mia zia ha vinto la partita, e ha deciso di comprarmi con i punti guadagnati un pupazzo. Anche se felice, ero allo stesso tempo dispiaciuta che la serata fosse durata poco. Per le 23:00 ci siamo salutati e siamo tornati a casa.

Asia Maiolo, IV B Primaria,

 Monasterolo

 

“Caro diario, ti scrivo …”

“Caro Diario ti scrivo

così ti racconto un po’

e siccome sei molto segreto

più volte ti scriverò… “

                                                                                     Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

mi chiamo Alessia ho nove anni. Ho deciso di tenere un diario per raccontare le mie avventure. Ora ti racconterò una mia esperienza bellissima. Quest’ anno io e la mia famiglia siamo andati a Miami.

Il primo giorno all’ acquario di Miami ero emozionatissima di baciare un delfino, era il mio sogno di una vita: finalmente ero in acqua con il delfino che alla fine mi ha portato in spalla. Questa esperienza l’ho vissuta con mio fratello Simone.

Da grande vorrei fare l’istruttrice di delfini perché dopo questa esperienza mi sono innamorata di questa attività, pensa, sarei sempre in acqua con i miei animali preferiti.

Oh quasi dimenticavo, ora ti presento la mia famiglia: la mia mamma Barbara, io, il mio papà Giovanni e mio fratello Simone. Ciao diario ti voglio un sacco di bene e … alla prossima!!!

Alessia Caputo, IV B Primaria, Monasterolo

20 gennaio 2017

Caro diario,

io mi chiamo Marco, ho nove anni.

Ho deciso di tenerti per far sapere agli altri le mie avventure, quelle belle e quelle brutte.

Sai che da grande vorrei fare il paleontologo, perché sono un vero appassionato di dinosauri da quando avevo sette anni.

Adesso ti racconterò una storia.

Ero al parco dei dinosauri e ad un tratto ho visto una roccia strana e siccome ero un po’ curioso sono andato a vedere, non sai che sorpresa! Era un fossile perché c’era l’immagine di un pesce, io lo volevo portare a casa, ma mia mamma non era d’accordo, che peccato!

Scusa, ma adesso devo andare, ciao a domani

Marco Pelati, IV B Primaria, Monasterolo

 

                                        19. 01. 2017

Caro amico diario,

io mi chiamo Jacopo e vado in quarta elementare, infatti ho nove anni e forse non ci crederai, ma sono nato il 07.07.2007 e per questo motivo il sette è anche il mio numero fortunato.

Ho deciso di tenere un diario per raccontare a te gran parte delle mie esperienze.

Sai che da grande vorrei fare o il paleontologo, per scoprire una nuova razza di dinosauri, o il fisico perché si studia un sacco di cose belle, come il magnetismo?

Ciao alla prossima, diarietto amico mio!

Jacopo Feole, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diarietto,

mi chiamo Viola, ho 9 anni. Ho deciso di tenere un diario per raccontare le avventure belle, ma anche spiacevoli della mia vita.

Sai che da grande vorrei fare la scienziata; forse farò chimica o farmaceutica. Lo so che ci sarà tanto da studiare, ma a me piace tantissimo ed è un mio desiderio questo perché se farò la chimica, scoprirò la materia, e se invece farò farmaceutica, preparerò le medicine per poi mandarle nelle farmacie e far curare le persone ammalate.

Come hobby mi piacerebbe fare  volontariato all’E.N.P.A, così aiuto gli animali e li salvo. Più avanti, ti racconterò tante avventure.

Ah dimenticavo, la mia famiglia è composta da mamma Monica, papà Emidio, io e il mio gatto Theo.

Ciao, alla prossima!

Viola Amoruso, IV B Primaria, Monasterolo

 

Giovedì 19 gennaio 2017

Ciao diario,

mi chiamo Ary e ho deciso che tu sarai il mio nuovo amico, però di carta. Ho nove anni, ho deciso di tenerti per raccontare le mie esperienze.

Ti ho visto in un’edicola e allora ti ho preso e da più vicino, tra le mani, eri ancora più bello.

Sai che io da grande vorrei fare l’attrice!!

È iniziato tutto quando ho visto che mio fratello doveva interpretare un personaggio, allora mi sono messa a farlo anch’io e mi sono resa conto che era bellissimo.

Ti presento la mia famiglia, siamo in quattro: io, mio fratello Ale, la mia mamma Patty e il mio papà Gerry, ah dimenticavo ci sono anche il mio cane Apple e il mio gatto Teo.

È stato un piacere scriverti caro diario, alla prossima!!!

Arianna De Luca, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

mi chiamo Giorgia, ho dieci anni, frequento la classe quarta “B” e ho deciso di tenere un diario per raccontare le mie esperienze e le mie avventure.

Da grande vorrei fare un sacco di cose come l’astronoma per studiare le stelle; la veterinaria perché ho scoperto che il mio nome in latino significa “amante della natura”; la pittrice perché credo di aver preso da mio nonno, lui faceva tante cose, dico faceva perché purtroppo è morto! Che peccato!

Oppure vorrei fare anche la profumiera.

È iniziato tutto a Natale quando Babbo Natale è passato anche dai miei zii e mi ha lasciato un pacco che poi ho scartato a casa di mia cugina perché ho festeggiato il Natale lì! A casa mia, con quel gioco ho provato a fare una crema e mi è piaciuto molto.

Ti voglio raccontare una delle mie esperienze! Ieri all’ultima ora di scuola io e la mia classe abbiamo incominciato karate.

Vorrei avere un animale domestico, ma la mia mamma me lo vieta. Mi basterebbe un cagnolino, però la mia mamma dice sempre di no!

Sai che suono il violino? Oggi ho proprio la lezione, che bello! Il maestro si chiama Roberto: è simpatico, scherzoso e soprattutto mangione!

Ho anche catechismo oggi. Lo so ho tante cose in programma, ma c’è la farò, tranquillo!

Ora ti presento la mia famiglia: io ovviamente, la mia mamma Francesca, mio papà Massimo che fa l’onomastico il giorno del mio compleanno e mia sorella Chiara che in questo momento è all’asilo.

Ah dimenticavo, sai quando io sarò in prima media, mia cugina sarà in prima superiore e mia sorella sarà in prima elementare e spero che avrà la mia maestra perché è davvero bravissima.

Ora ti lascio perché credo di aver scritto po’ troppo. Ciao, alla prossima!!!

Giorgia Turconi, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

Caro diario,

io mi chiamo Giulia, gli amici mi chiamano Giuly, se vuoi puoi chiamarmi anche tu così, comunque ho nove anni.

A prima vista mi sei piaciuto tanto e ho deciso di tenerti perché ti voglio raccontare le mie avventure più belle e anche quelle più spiacevoli. Tipo quella volta a Natale che mi hanno regalato un libro intitolato “Diario delle ragazzine” era davvero bellissimo! Oh giusto … anche quando ho perso la mia bambola preferita di nome “Jenni” uffa! Mi è dispiaciuto molto.

Non ho ancora deciso cosa farò da grande, forse potrei fare la parrucchiera, beh perché adoro fare acconciature pazze.

Ehii, aspetta.. ti devo presentare la mia famiglia: mamma Simona, papà Fausto infine mio fratello Marco ed io ovviamente.

Non svelare a nessuno ciò che ti confido! Ciao, alla prossima.

Giulia Cappelletti, IV B Primaria, Monasterolo

 Giovedì 19 gennaio 2107

Ciao diario,

mi presento: sono Beatrice e tu? Ah giusto non puoi parlare, vabbè, ti troverò io un nome, ti chiamerò…, ci penserò dopo!

Se non ti dispiace, prima vorrei un po’ raccontarti di me.

Allora io ho deciso di avere un diario per scrivere sopra le mie emozioni, sentimenti, cosa mi succede, le cose spiacevoli e piacevoli, i viaggi e ricordare quello che faccio da bambina.

Io ho solo nove anni e quindi non ho proprio in mente quello che vorrei fare da grande, ma una piccola idea ce l’ho, vorrei fare la cantante insieme a Giorgia, una mia compagna di classe, io e lei siamo molto amiche! Noi in seconda abbiamo dato il via, nel senso che siamo state io e lei a incominciare a fare spettacoli in classe, adesso ti spiego bene.

Tutto è partito da un’idea che abbiamo avuto in mensa, abbiamo canticchiato insieme una canzone e abbiamo deciso di cantarla davanti a tutta la classe, è stato imbarazzante! Ma ci siamo divertite.

Ogni intervallo cantavamo una canzone e tutti ci chiedevano l’autografo. Ricordo ancora il ritmo che faceva, “pu-ci-pu-ci”. E anche ora lo facciamo.

Però la cantante non è l’unico mio sogno! Vorrei fare: la maestra, la stilista, la parrucchiera, l’attrice e altro che adesso non mi viene in mente.

Per fortuna nella mia vita non mi è successo niente di brutto, solo che litigo con mio fratello Emanuele.

La mia famiglia è composta appunto da lui, mia mamma Silvia, mio papà  Alessandro e Thor, il mio cane, che io chiamo Tortello e voglio a tutti un mondo di bene!

Ah, sai, ieri abbiamo fatto karate, quindi vorrei fare anche la maestra di karate. Non vedo l’ora che sia mercoledì prossimo! Per oggi penso che possa bastare, visto che ho scritto quattro pagine! Ciaooo!

Ah giusto dimenticavo, ho trovato un nome giusto per te, ti chiamerò “Tortello”, come il mio cane, visto che tu per me sei il mio amico e anche lui è sempre il mio amico, però a quattro zampe!!!

 Beatrice Sacchi, IV B Primaria, Monasterolo

Giovedì 19 gennaio 2017

 

Caro diario,

mi chiamo Tommaso ho 9 anni e ho deciso di tenere un diario perché così i miei discendenti sapranno delle mie avventure.

Sai che da grande vorrei fare il calciatore. Tutto è iniziato dal mio primo allenamento di calcio quando mio papà mi ha iscritto. Io ho iniziato a sei anni a giocare. Quando ho segnato il mio primo goal, ero emozionatissimo e da quel momento penso sempre al calcio perché mi piace molto giocare in squadra.

Ah, dimenticavo, a me piacciono tanto gli animali e da grande vorrei anche fare lo zoologo perché mia mamma mi ha detto che ero innamorato degli animali fin da piccolo, ma anche adesso. Il mio animale preferito è il leone.

La mia famiglia è composta da mia mamma Nathalie, mio papà Riccardo e la mia gatta Mia.

Lei è tanto birichina e alcune volte fa disastri incredibili, ma le voglio bene comunque. Ciao e alla prossima!

 Tommaso Locatelli, IV B Primaria, Monasterolo

INTERVISTA AD UNO STILISTA DI ALTA MODA

Ho avuto la possibilità di poter fare un’intervista ad uno stilista che lavora nella moda, si tratta di MARIO CHIAREZZA. Mario lavora per “Ferutdin Zakirov” e ha lavorato precedentemente per “Billionaire”, per linee di alta moda maschile.

  • Quale professione svolge?

Lavoro nella moda, sono un direttore creativo

  • Quando ha capito che le sarebbe piaciuto fare questo lavoro?

Subito, praticamente quando ho iniziato il liceo scientifico

  • Quali motivi l’hanno spinta a fare questa scelta?

Non è che qualcosa mi abbia spinto, ci sono arrivato da solo, perché era quello che volevo fare.

  • Qualcuno le ha consigliato di non farlo?     
  • Come si è preparato per fare questo lavoro?

Ho fatto una scuola, la “Marangoni”. Arrivando da un liceo scientifico non avevo basi di disegno perché è una scuola completamente diversa, non sapevo che esistessero le scuole di moda, ho conosciuto una persona che faceva questa scuola e l’indomani a mezzogiorno ne ho parlato a casa dove ho avuto da mia mamma la risposta: “No, prima ti laurei “e da mio papà invece un “Fai quello che ti piace di più”

  • Rifarebbe questa scelta?      
  • Quali consigli darebbe ai ragazzi della nostra età?

Di essere umili, perché i giovani quando escono da scuola, ho notato in tutti questi anni in tanti ragazzi, non sono umili, escono e dicono “Io faccio questo “ o “Io so fare quest’altro” invece il lavoro dalla scuola è completamente diverso, ci vuole umiltà, per andare avanti, perché c’è sempre da imparare e se tu sei arrogante nessuno ti insegna niente.

  • Che lavoro voleva fare da bambino?   L’archeologo

Carbonari Giulia, III C Secondaria, team del giornalino

UN INCONTRO SPECIALE

Stavo passeggiando per una via quando le mie orecchie sentirono dei versi provenienti dal fondo della strada. Mi sembrò il miagolio di un gatto dal timbro troppo acuto e così mi avviai verso la possibile fonte sonora.

Mi ritrovai davanti a un alto cancello e soltanto allora mi resi conto che non si trattava di un gatto, ma bensì di un bambino che si lamentava. Cercai di guardare attraverso le sbarre e, in fondo a quel cortile malandato, i miei occhi riuscirono a scorgere la fonte sonora: un bambino a terra, in lacrime, pieno di lividi e ferite sanguinanti. Era di una tale magrezza che avrebbe quasi potuto passare tra le sbarre ma probabilmente, pensai, non aveva neanche la forza per alzarsi.

Una lacrima muta scivolò lungo la mia guancia e solamente allora il bambino si accorse della mia presenza.

– Signorina, per favore… i miei genitori mi hanno abbandonato sin da neonato e non so chi sono o che fine hanno fatto, l’orfanotrofio di Nantes mi ha preso e mi ha cresciuto… un giorno un signore ricco chiese all’orfanotrofio di portarmi con sé e io, quando seppi che mi avrebbe portato a Parigi, avrebbe trovato un posto di lavoro per me e sarei riuscito a vivere bene, non ho potuto fare altro che accettare.  Avevo sette anni quando ho accettato quella proposta e sono passati altrettanti anni da quando il mio padrone, quello che si era dimostrato falsamente gentile, mi tratta peggio di un cane! Non riesco a reggermi sulle gambe per tutto quello che ho subito fino ad adesso… lui pretende da me tanto lavoro e non gli importa che sono malato, che ho freddo, fame e sete. Mi frusta dieci volte al giorno da ormai una settimana dicendomi che così mi riprenderò. Io sto sempre peggio a ogni parola che dico, a ogni movimento che faccio. Al padrone non importa che nel giro di pochi giorni morirò perché andrà ad un altro orfanotrofio e prenderà con sé un altro poveretto che farà la mia stessa fine! Non è di certo la prima che ascolta attentamente la mia storia per poi andarsene a passi pesanti ma io sono speranzoso e sono sicuro che qualcuno mi aiuterà e che forse sarà proprio lei! La prego, mi aiuti!-

Mi resi conto che colui che consideravo bambino era in verità un ragazzo addirittura più grande di me.

Il cuore mi chiese di aiutarlo, ma la mia mente chiedeva come, dove lo avrei portato e che cosa avremmo fatto. I miei genitori non avrebbero mai accetto di accogliere in casa una persona da loro chiamata “nessuno”. Io però volevo veramente aiutarlo, ad ogni costo, e il buon Dio mi diede un’idea.

Provai a dare una spinta al cancello e quest’ultimo si aprì al minimo contatto. Forse il padrone lo teneva sempre così poiché era a conoscenza della debolezza del ragazzo e della sua incapacità di scappare o forse confidava che mai nessuno avrebbe provato ad aiutare il poveretto. Fatto sta che questo mi rese le cose molto più semplici.

Una volta varcato il cancello mi ritrovai in un cortile rettangolare abbastanza grande da ospitare un campo da tennis, con un pozzo centrale e svariati edifici ai lati.

Nella mia famiglia l’igiene era la cosa più importante, immediatamente dopo il rispetto, e in quel cortile ebbi l’occasione di vedere tutt’altro: la sporcizia era indescrivibile, feci e urina di cane ad ogni passo, polvere, oggetti rotti lasciati a giacere lì per sempre. Quella vista mi stupì talmente tanto che dimenticai il motivo per cui mi trovavo lì.

-Signorina, guardi! Il padrone sta arrivando, ha ancora tempo per slegarmi da queste deboli corde a portarmi in un luogo sicuro. Credo che sia meglio uscire dal retro … il padrone è molto lontano ma potrebbe comunque vederci … la imploro…-

Guardai dalla strada da cui ero venuta e in mezzo alla fitta nebbia riuscii a scorgere un puntino che col passare dei secondi si faceva sempre e sempre più grande.

Senza pensarci su due volte, presi tra le braccia il ragazzo e mi affrettai a raggiungere la casa di Don Paolo.

-Io mi chiamo Renée, tu chi sei?-. Con un po’ di fatica il ragazzo riuscì a trovare le parole per formulare la frase. -Non so come mi avrebbero chiamato i miei genitori e non ha alcuna importanza. Qui mi chiamano Jean-Pierre de Giraud … La ringrazio con tutto il cuore per quello che sta facendo per me, le prometto che un giorno, sono molto dispiaciuto di non saperle dire quando, la ripagherò come si deve-

“Nonostante tutto ha ancora un cuore nobile, Jean” pensai. Bussai forte alla porta che mi fu aperta dopo una leggera esitazione. In effetti non è da tutti i giorni vedere una ragazza con in braccio un ragazzino sporco e puzzolente.

-Buon giorno padre! Lui è Jean-Pierre de Giraud, la prego di concedergli un bagno caldo, dei vestiti puliti e del cibo. –

Mentre Jean-Pierre si stava lavando, raccontai al prete la storia del poveretto e lo ringraziai per la sua ospitalità.

-Non ringraziarmi, hai fatto un atto nobile e apprezzabile, il buon Dio ne terrà conto. Mi prenderò io cura di Jean-Pierre e lo tratterò come se fosse mio figlio, lo manderò a scuola e, se vorrà, lo indirizzerò alla carriera ecclesiastica. Vivrà bene e farò il possibile per denunciare Lord Giraud, anche se penso che non sarà affatto semplice, dati tutti i sostenitori che ha dalla sua parte… ma tutto questo a una sola condizione-

Con il cuore in gola mi chiesi cosa mai avrebbe chiesto in cambio, dopotutto non potevo mica aspettarmi che fosse andato tutto per il verso giusto…

-Renée ogni giorno devi venire da me e passare un po’ di tempo con lui, anche solo salutarlo, basta che vieni e state insieme. Io mi fido di te, Renée me lo prometti?-. -Padre, io glielo giuro, grazie mille!-

Jean finì di lavarsi e uscì dal bagno vestito per bene, pulito e angelico. Quando lo avevo visto per la prima volta, sporco dalla testa ai piedi, non mi ero resa conto della sua straordinaria bellezza: i capelli rossi e leggermente ricci come quelli di un vichingo, gli occhi azzurri e sicuri come quelli di un priore romano, il naso liscio e la bocca carnosa come quelli di un dio Greco. La sua carnagione pallida mi fece pensare al freddo e mi resi conto di trovarmi davanti a un uomo forte che sarebbe stato in grado di superare la freddezza della vita, il corpo slanciato verso l’alto, un po’ troppo magro ma a casa del prete avrebbe raggiunto la forma perfetta. Già da allora, a soli tredici anni, mi resi conto di essermi innamorata.

Da allora ogni mattina mi recai a scuola con mezz’ora di anticipo per stare con Jean che evidentemente gradiva la mia compagnia.

Già dai primi giorni Jean mostrò interesse verso tutte le materie e catturò l’attenzione di tutti i professori mostrando un livello di conoscenza stupefacente; mi disse che Lord Giraud era un uomo molto colto e che esso gli aveva insegnato tutto quello che sapeva.

In quel freddo novembre 1841 io e Jean ci baciammo ed è e sarà per sempre la cosa che tutti e due ricorderemo meglio della nostra storia.

Oggi, tre novembre 1861, è esattamente il ventesimo anniversario di quel lontano giorno in cui ho avuto l’immensa fortuna di conoscere e poter salvare il mio eterno marito.

Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

 

LA SCUOLA: UN TESORO INESTIMABILE

Jackson è un bambino africano, ha undici anni e tanta voglia di studiare. Ogni mattina con la sua sorellina Salomè cammina per due ore attraverso la savana per arrivare alla scuola lontana ben 15km.

Anche Carlos ha undici anni, ma è argentino e anche lui ogni mattina si sveglia all’alba pur di studiare. Prende sua sorella, monta il cavallo e cavalca per un’ora e mezza fino alla loro scuola.

Poi c’è Zahira, una dodicenne marocchina. Sua nonna e i suoi genitori non sono mai andati a scuola ed è proprio per avere un futuro migliore del loro che ogni lunedì attraversa le montagne per 22km; la scuola inizia alle dieci, ma per arrivare in orario deve partire quattro ore prima perché è quella la durata del viaggio.

Invece in India c’è un bambino disabile di tredici anni, si chiama Samuel e la sua famiglia è tanto povera ma ci tiene che studi perché è intelligente. Ma lui è su una sedia a rotelle quindi non riesce ad arrivarci da solo; sono i suoi fratellini che lo spingono per un’ora e un quarto tutte le mattine e tutti i pomeriggi.

Spesso ci lamentiamo quando dobbiamo andare a scuola, ma questi ragazzi sono la prova che andare a scuola è un diritto importante e che molti giovani, al contrario di noi, farebbero di tutto per crescere istruiti, come nel caso di Jackson, Carlos, Zahira e Samuel.

Ma loro non sono gli unici!!! Ci sono tantissimi altri ragazzi nel mondo che sono nelle loro stesse condizioni ovvero che ogni giorno rischiano la vita pur di andare a scuola, che non abbiamo neanche la minima idea di quanti siano!

Elisabetta Moiana, Carlotta Sposito, Federico Castellani

II D secondaria, team del giornalino

“SIATE PROTAGONISTI DELLA VOSTRA VITA”

LE PAROLE DI UNA MADRE AI GIOVANI

“Siate protagonisti della vostra vita, cercate la straordinarietà”. Queste le parole di una madre ai giovani, venuti ad assistere al funerale di suo figlio.

È successo in questi giorni di febbraio, un ragazzino di 16 anni ha deciso di dare fine alla sua vita buttandosi dal balcone di casa sua. È una storia molto triste ma è successo. Il motivo è molto semplice: quel ragazzo aveva dei problemi, era diventato tossicodipendente. Da ormai qualche anno aveva questo problema e non riusciva a smettere; la sua passione per la droga era come la passione di un ragazzino quando gli arriva un nuovo videogame.

È riuscito a tenere il segreto per molto tempo, però un giorno è stato colto sul fatto dalla madre che, dopo quella scoperta, ha deciso che DOVEVA farlo smettere. Dopo qualche tempo, ha deciso di fare una cosa che, secondo lei, era la cosa migliore da fare, ha chiamato i carabinieri. Questi ultimi lo hanno perquisito e poi hanno perquisito casa sua trovando dieci grammi di hashish, una droga che fa molto male. Mentre i finanzieri perquisivano la sua casa, lui ha deciso di fare una cosa che lo ha portato alla morte: ha deciso di suicidarsi buttandosi dalla finestra di casa sua.

Al funerale c’erano tantissime persone, parenti e persone conoscenti. La madre ha deciso di fare un discorso rivolto a grandi e soprattutto ai ragazzi della sua età. Un discorso molto bello e commovente, mi cui ha detto tante cose belle e vere, per esempio: “Fate emergere i vostri talenti, siate protagonisti della vostra vita, cercate ogni giorno la straordinarietà …”. Poi ha iniziato a parlare per suo figlio dicendogli: “Speriamo che ora che sei andato in cielo tu riesca a incontrare la tua prima madre…..” la prima madre è la Madonna.

Speriamo che le sue parole siano d’esempio per tutti noi ragazzi.

Tommaso Repetto, II D Secondaria, team del giornalino

L’ETERNA SFIDA

In un bel giorno d’autunno quando il Sol ormai tramontava, due ragazze si incontrarono. Si fissarono allungo contemplandosi l’un l’altra.

Una veniva dal Sud e l’altra dal Nord, una era snella e l’altra era goffa, una era alta e l’altra era bassa; eppure si assomigliavano parecchio. Soltanto guardandosi, tra loro si creò un legame molto potente ma per niente amichevole.

I loro nomi erano “Conoscenza” e “Sapienza”. Nonostante non si fossero mai incontrate prima d’allora, tutte e due sapevano che davanti ai propri occhi si trovava la loro più grande rivale.

Il grande Universo fece loro un numero assai alto di domande e una alla volta le due contendenti davano la propria risposta. Passarono le ore, poi i giorni a anche i mesi ma Conoscenza e Sapienza non avevano sbagliato la risposta di nessuna domanda.

Ormai anche Universo, il più saggio di tutti, si stupì che le due ragazze fossero in grado di rispondere correttamente a un tale numero di domande e quindi decise di chieder loro cose che mai aveva chiesto a nessuno.

Le sfidanti erano come due enciclopedie ma c’era una domanda a cui nessuna di loro, e neanche Universo, sarebbe stato in grado di rispondere: “É la Sapienza o la Conoscenza quella che dominerà?”.

Sono passati più di due secoli da quel quattordici settembre 1801, come sono passati più di due secoli da quando le due ragazze iniziarono la sfida credendo di essere ciascuna migliore dell’altra.

Ancora oggi la battaglia continua e questa guerra tra Sapienza e Conoscenza non cesserà mai di esistere.

                                                                                  Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

 

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”

Il 12 luglio 1997 veniva al mondo una bambina. Era solo una bambina. Chissà quante altre ne sono nate quello stesso giorno e con il suo stesso nome.

Ma lei non sarebbe stata come le altre. Perché lei era Malala, Malala Yousafzai.

“Che sia l’ultima volta che un bambino o una bambina spendono la loro infanzia in una fabbrica. Che sia l’ultima volta che una bambina è costretta a sposarsi. Che sia l’ultima volta che un bambino innocente muore in guerra. Che sia l’ultima volta che una classe resta vuota. Che sia l’ultima volta che a una bambina viene detto che l’istruzione è un crimine, non un diritto. Che sia l’ultima volta che un bambino non può andare a scuola.

Diamo inizio a questa fine. Che finisca con noi.”

Facile recitare una frase del genere a memoria, senza neanche sapere cosa significhi non potere andare a scuola o sposarsi giovani, potremmo dire. Ma non possiamo dirlo, perché mentre leggeva questa frase dopo aver ricevuto il Nobel per la pace, Malala sapeva benissimo il significato delle sue parole.  Perché l’aveva provato sulla sua pelle.

Era il 9 ottobre 2012 e Malala si trovava sull’autobus che l’avrebbe accompagnata a scuola. “Niente di strano”, diremmo noi, ma ai Talebani che dal 2007 occupavano il suo paese vietando alle ragazze di andare a scuola, non andava affatto bene.

Cosi’ sono saliti su quell’ autobus e le hanno sparato alla testa.

Ma lei non è morta; è stata portata in un ospedale dove le hanno rimosso i proiettili dalla testa e si è salvata, anche se lei non sarà mai salva veramente, perché ogni giorno e in ogni momento continua a lottare.

In un altro discorso Malala dice: “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” .

Ed è con questa semplice frase che Malala riesce a riassumere tutto ciò per cui sta lottando. Sta lottando perché ogni bambino in ogni parte del mondo tenga in mano una penna invece che un fucile. Sta lottando perché la nostra diventi la prima generazione di adulti con un’istruzione alle spalle, la prima generazione in grado di pensare con la propria testa.  E io lo trovo giusto.

Perché in fondo anche se non mi siederò mai al banco dicendo: “Che bello, come sono felice di essere qui!”, non mi dimenticherò mai che solo andando a scuola e imparando a pensare con la mia testa potrò avere un futuro migliore.

Non mi dimenticherò mai che più studiamo più avremo l’opportunità di ave un futuro migliore, di avere un buon lavoro e di non farci raggirare dalla gente.

Se abbiamo studiato non ci faremo mai convincere da qualcun altro di qualcosa che non è vero. Perché potrmo avere l’orgoglio di rispondergli: “No, non è vero, io ho studiato e so che quello che mi stai dicendo è una bugia.”

Elisabetta Moiana, II D Secondaria, team del giornalino

 

VITA NOVA

Quando ho aperto gli occhi il cielo era ancora scuro. Che fossero le quattro o le sei non aveva alcuna importanza, io non avevo più sonno e ho deciso di fare una passeggiata. Ho preso il cappotto e la sciarpa per essere sicura di non avere freddo e poi sono uscita con il mio solito zaino accompagnatore.

Non avevo mai visto Roma così vuota e silenziosa, non si udiva un minimo rumore nemmeno il “clic” di una foto o il rombo di una moto in partenza, soltanto il lieve fruscio delle foglie secche mosse dal vento e lo scorrere del Tevere un po’ agitato.

Mi sentivo libera in quel silenzio spezzato solo dalla Natura e ho iniziato a camminare senza meta, con mille domande e pensieri per la testa.

Camminando sono entrata nel centro storico della città finché non ho sbattuta contro qualcosa di duro. Si trattava di una colonna alta con delle incisioni raffiguranti la vita quotidiana di uomini e donne nell’antico Impero Romano. Solamente allora mi sono resa conto di essere entrata, senza accorgermene, nel Colosseo. Non capivo come fossi entrata, le porte erano chiuse, non c’era un minimo spazio per intrufolarsi eppure io mi trovavo lì senza sapere come ci fossi arrivata.

La colonna era divisa in più rettangoli e c’erano incise persone che mangiavano, che lavoravano e che lottavano, ma in ogni rettangolo c’era sempre l’imperatore che dava ordini; guardavo molto attentamente la colonna e ho visto, proprio nel punto più alto, alla fine di quelle incisioni, una scritta -VBI TV GAIVS, IBI EGO GAIA- “Ovunque tu sarai, io sarò”. Non avevo mai studiato latino ma io sapevo comunque il significato di quella frase, anche se non l’avevo mai incontrata prima d’allora, leggendola l’ho capita in automatico come se conoscessi già quella lingua.

Il Sole stava sorgendo e gli uccellini più mattutini già cinguettavano. Quando tempo era passato? Così ho lasciato alle spalle la colonna e il mondo antico e sono ritornata alla solita e noiosa realtà moderna. Feci un passo e il mio piede incontrò qualcosa di diverso dalla ghiaia, i sassi e la terra del Colosseo, al primo impatto sembrava legno.

In verità era una specie di tombino con la scritta “SENATVS POPOLVSQVE ROMANVS”- “Il senato e il popolo di Roma”, con una maniglia di ferro. Con un po’ di fatica ho alzato quel coperchio e, prendendo la torcia dal mio inseparabile zaino, mi sono calata giù.

Mi sono ritrovata in una galleria illuminata solamente dalla mia torcia, che puzzava come un cadavere marcio. Di tanto in tanto si udiva un ratto che scappava via spaventato dalla luce e un pipistrello che faceva altrettanto, ma per la maggior parte del tempo si potevano solo i miei passi che rimbombavano nel silenzio più assoluto.

Stavo sudando dalla paura ma ho proseguito lo stesso dritto per la galleria anche perché, con un po’ di fortuna, poteva essere più vicina l’uscita che l’entrata.

Quella volta la fortuna è stata dalla mia parte e ho visto, a meno di cento metri, una luce potente, sicuramente si doveva trattare dell’uscita.

Avvicinandomi ho sentito un odore finalmente diverso da quelle puzza ormai diventata nauseante e ho udito pure lo scorrere di un fiume.

Saliti dei gradini, ecco riapparire dinnanzi a me Roma, non la Roma che conoscevo io, piena di brutti grattacieli e macchine inquinanti ma l’antica Roma, quella originale, colorata, bella e scolpita.

Le persone entravano al Colosseo per assistere ai duelli dei gladiatori, andavano al Circo Massimo per assistere alle corse delle bighe e delle quadrighe. C’era gente che semplicemente camminava per le strade con la tunica bianca un po’ scolorita.

Sono rimasta su quella collina che mi permetteva di vedere tutta Roma forse per più di un’ora, e finalmente presi una decisione: in quella città io dovevo vivere, quella era la mia vera epoca. Quello che fino a qualche ora prima io chiamavo “passato” era diventato “presente” e quello che io chiamavo “presente” era diventata “un futuro molto lontano”.

Così ho disceso la collina e sono entrata nella Roma dell’origine, quella fondata da Romolo e Remo, la mia Roma.

Alexia Branzea, II C secondaria,

team del giornalino

LA DIVERSITA’ CI RENDE UNICI

Pensando alla disabilità vissuta nella società di adesso, non si può non associarla ai pregiudizi, perché purtroppo ancora oggi, nel 2017, spesso i disabili vengono trattati senza le dovute accortezze.

La diversità è un fattore molto importante della nostra vita, perché ci rende unici al mondo.

Pertanto, abbiamo bisogno della diversità proprio per mettere in evidenza la nostra individualità e per far emergere la nostra personalità laddove c’è il confronto con gli altri; non sarebbe noioso se nel mondo fossimo tutti uguali, con le stesse idee, gli stessi gusti e le stesse abitudini?!

La parola “disabile” è la crasi di “diversamente abile”, che significa che una persona presenta menomazioni fisiche, psicologiche o sensoriali di vario grado.  Nella vita di ogni giorno non si hanno sempre le capacità per svolgere tutto, ma questo vale in generale per ogni persona, normodotata o meno.  E poi non tutti sono capaci alla stessa maniera; c’è chi è più bravo in qualcosa che in un’altra .. ed anche chi è proprio negato !

Perciò, sulla base di queste considerazioni, saremmo praticamente tutti “diversamente abili”,  quindi tutti uguali; solo che le persone realmente “diversamente abili” riescono a guardare il mondo meglio di  noi “non diversamente abili” e riescono a sfruttare le altre capacità che hanno e proprio per questo dovrebbero esserci di grande esempio.

Nel mondo esistono persone disabili sin dalla nascita, persone che diventano disabili in seguito ad incidenti stradali o incidenti sul lavoro e poi quelle persone che se ne approfittano e si fingono disabili per ottenere la pensione di invalidità, togliendola a chi ne ha veramente bisogno, magari per comprare attrezzature apposite, adattare l’arredamento ed i servizi della propria casa, che è una cosa veramente difficile, economicamente parlando, senza l’aiuto dello Stato. E poi ci sono quelle persone che forse hanno una noce al posto del cervello, che ostacolano la vita ai disabili, occupando il posto auto a loro riservato….

Essere disabili e cercare di fare una vita il più normale possibile è veramente difficile quando ci sono delle barriere architettoniche che lo impediscono; esse sono, ad esempio, le scale, perché se non c’è un ascensore o una rampa, le persone sulla sedia a rotelle non possono entrare in questi posti, che possono essere teatri, cinema, musei….. o i marciapiedi, o porte strette, o semafori privi di segnalatori acustici…

Le istituzioni devono intervenire per abbattere queste barriere e garantire la manutenzione dei servizi per i disabili; infatti, a volte, sono guaste e quindi è come se non ci fossero.

Spesso le persone diversamente abili hanno doti straordinarie ed un quoziente di intelligenza altissimo ed alcuni esempi di persone con queste doti furono Ludwig Van Beethoven, che sebbene fosse sordo, riuscì a comporre della bellissima musica, oppure Jorge Luis Borge, che sebbene fosse cieco, fu uno degli scrittori più importanti ed influenti del XX secolo, oppure tutti gli atleti disabili che partecipano alle Paraolimpiadi, fronteggiandosi in svariate discipline; significativo a questo proposito il caso del pilota automobilistico Alex Zanardi, che in seguito ad un brutto incidente nel corso di una gara, è diventato disabile, ma non per questo ha rinunciato a sciare, a comparire come testimonial in parecchie manifestazioni, sbalordendo per la serenità ed il coraggio con cui vive la sua condizione.

Sulla base di queste considerazioni è evidente che la società e le istituzioni hanno il dovere di integrare pienamente i disabili (anche in ambito scolastico e lavorativo, oltre che nella vita di tutti i giorni), e lo Stato ha il dovere di agevolare le famiglie, stando loro accanto, anche economicamente.

Le persone “diversamente abili”, che hanno semplicemente capacità diverse possono e devono realizzarsi in tutto quello per cui sono portate, come i normodotati, del resto , manifestando le loro emozioni  e vivendo come vorrebbero, o almeno provandoci.

 

                          Ragusa Chiara,  III E Secondaria,

team del giornalino

DARTRED E LE QUATTRO PROVE

C’era una volta in un reame lontano, un vecchio re che da anni governava saggiamente insieme alla sua figliola, la principessa Diana. Un giorno però la bella principessina fu rapita dal grande orco che viveva nel castello sopra la collina.Da allora il re aveva chiamato in aiuto molti principi dei reami vicini, ma nessuno era mai riuscito a riportare indietro Diana. Finché un giorno bussò alla porta un giovane. Non era un principe e allora, quando fu entrato nella grande sala riscaldata da un camino, il re gli chiese: “Come ti chiami e cosa ci fai nel mio palazzo?”. “Mi chiamo Dartred e sono qui per salvare sua figlia” Il re rispose: ”Allora va e torna con la mia amata Diana, se ci riuscirai la avrai in sposa”. Allora Dartred partì. Ai piedi della collina si trovava un bosco e lì davanti c’era un pover uomo che chiedeva l’elemosina, con sé il ragazzo aveva solo una moneta d’oro, ma vedendo il poveretto si disse che sarebbe stato da egoisti non dargliela e quindi regalò la sua moneta al signore, il quale lo ringraziò molto. Subito dopo l’uomo era sparito e allora Dartred si incamminò nel bosco.

Dopo un po’ si trovò davanti ad un bivio: tutte e due le strade portavano al castello, ma una era sicura e molto lunga, l’altra era più breve però si doveva passare attraverso una grotta buia e inquietante. Senza pensarci due volte Dartred scelse quest’ ultima, sapeva che Diana era in pericolo e che quindi doveva metterci meno tempo possibile, anche se questo avrebbe potuto comportargli ferite, non aveva scelta. Attraversò allora la grotta e alla fine si ritrovò davanti ad una grande quercia” ti ho visto” disse l’albero. “Hai dimostrato di avere generosità e coraggio, ma per raggiungere il castello devi prima rispondere a questo indovinello:

Ci son tre fratelli a volte son brutti, mentre altre volte son belli. Il primo non c’è perché sta uscendo, il secondo non c’è perché sta venendo, c’è solo il terzo , che è il più piccolo dei tre, ma quando manca lui nessuno degli altri due c’è.

Dartred era bravo con gli indovinelli e ci mise poco ad indovinare” Il primo è il passato, il secondo il futuro e l’ultimo è il presente” la quercia parlante allora rispose: ”Bravo , hai dimostrato grande intelligenza, ora puoi andare, ma prima prendi questa” dal tronco estrasse una spada lucente che diede a Dartred. “ E’ una spada magica, ti aiuterà a sconfiggere l’orco”.

Il ragazzo ringraziò l’albero e partì per il castello, arrivato davanti all’ enorme portone bussò. Sentì i pesanti passi dell’orco avvicinarsi e poi la chiave girare nella serratura: davanti a lui apparve il malvagio rapitore, che quando lo vide si mise a ridere: ”Ah ,ah, ah, cosa ci fa un piccolo uomo qui, nel mio castello?” “Sono venuto per salvare la principessa Diana e per ucciderti” rispose sicuro Dartred. “Ah ,ah , ah, “ rise di nuovo l’orco, ma questa volta con una risata perfida, piena di odio. “Già altri sono venuti e tutti hanno fatto una brutta fine, quella che ora spetta a te se non te ne vai“. “Non ci penso proprio“ rispose e sfoderò la magica spada donatagli dall’ albero. L’ orco smise di ridere e si preparò anche lui a sconfiggere l’avversario. Iniziarono. Dartred era veloce e agile, al contrario dell’ orco che invece sferrava colpi a destra e a sinistra senza controllo. Il combattimento durò finche Darted  non ebbe la meglio, si scagliò contro l’avversario e lo uccise . Quindi felice della sua impresa, andò dalla principessa, la liberò e la portò a palazzo, da suo padre, che saltava dalla gioia di rivedere la sua figliola. Quello stesso giorno ci furono le nozze tra Diana e Dartred, che , per molti anni vissero felici e contenti.

Marta Paratore, I B Secondaria, team del giornalino

UNA MAGIA INASPETTATA

Prima della creazione della terra, l’universo era composto solo da un piccolo pianeta, di nome Mixin, popolato da minuscoli esserini che erano governati da un malvagio re, il cui figlio, Davide, era buono e adorava stare accanto al camino.

Una sera,Davide era seduto sulla poltrona accanto al maestoso fuoco del camino, quando vide che in mezzo alle fiamme ardeva un piccolo oggetto scintillante. In un primo momento pensò che i suoi occhi non vedessero bene, poi che c’era veramente qualcosa, così spense il fuoco e notò che si trattava di un oggetto oro; lo prese in mano e dopo averlo analizzato bene, arrivò alla conclusione che era una piccola monete d’oro che splendeva e luccicava come un diamante.

La mise in tasca e andò a cercare il suo perfido padre per avvisarlo che si sarebbe recato nella sua stanza da letto, ma nel percorso dalla sala del castello di Mixin, fino alla stanza reale, dove il re giocava e scherzava con altri nobili, sentì una vocina stridula e acuta. Molto dopo si accorse che la vocina proveniva dall’interno della tasca e che era la moneta che lo chiamava in modo persuasivo, la raccolse e tutto d’un fiato la moneta disse: “Ciao, sono Lelly, ti hanno detto che in un regno lontano vive una fanciulla la cui bellezza è indescrivibile?!”. Davide, un po’ incredulo che un oggetto potesse parlare, rispose che non ne aveva mai sentito parlare, ma che il giorno seguente avrebbe cominciato il cammino per trovarla; e così fece: il mattino dopo si alzò prima dell’alba e scappò con la moneta. Dopo ore e ore di cammino giunse in un villaggio, il cui nome era “Amicizia”; lì tutte le persone  andavano d’accordo; mentre, più avanti, c’era “Odio”, dove c’era litigio e scompiglio. In seguito ci furono “Noia”, “Passione e Generosità”, ma il luogo più pericoloso fu “Amore”.

Era sera e Lelly e Davide si fermarono in una piccola locanda dove spiegarono che tutti i paesi che i due amici avevano attraversato erano le conseguenze di Amore; perché gli uomini si fidanzavano con delle ragazze o donne, ma quando raggiungevano questo paese si innamoravano di un’altra (dato che in Amore le ragazze erano veramente belle, ma soprattutto simpatiche, che era la caratteristica che i ragazzi cercavano in una donna) e quindi si litigava e si finiva nei paesi come Odio dove non c’era la Pace. Non solo, ma spesso i ragazzi sposavano ragazze e dopo poco capivano di aver sbagliato e quindi si disperavano tanto da litigare e odiarsi e di conseguenza si finiva nei paesi tristi. Nelle ore in cui Lelly e Davide avevano sostato nella locanda, un piccolo ometto li aveva seguiti e osservati e vide che il principe aveva con sé qualche moneta d’oro che aveva preso prima di partire e con cui aveva pagato l’alloggio per la notte.

La notte entrò nella stanza da letto dell’avventuriero, che dormiva pesantemente e afferrò le monete, ma appena toccò Lelly,l ei si svegliò e urlò a squarciagola, così il suo padrone si svegliò e legò il criminale, che nonostante ciò riuscì a scappare. Il mattino seguente Davide si alzò ed era confuso e stordito, ma poi ricordò l’accaduto e in seguito notò che l’ometto era scappato, ma aveva lasciato le monete sul pavimento, si tranquillizzò e si recò nella stanza sottostante per consumare una sostanziosa colazione e per prendere qualcosa da mangiare durante il cammino.

Dopo moltissime ore trascorse ad attraversare i paesini, il principe giunse davanti ad un bosco che lui non voleva attraversare perché sapeva che era pieno di banditi, ma fu convinto da Lelly, così i due inseparabili amici si inoltrarono nella fitta foresta. A metà del bosco, circondati solo da vegetazione, l’ ometto sbucò da dietro un albero e prese la piccola borsa con le monete a Davide, che fece un salto per lo spavento, ma che purtroppo non riuscì a trattenerlo a lungo e che quindi si fece rubare Lelly; tirò un calcio e un pugno al ragazzo, che cadde a terra e  così , il ladro, corse via. Non molto dopo Davide riprese i sensi si immobilizzò per ascoltare se sentiva i passi del rapinatore e poco dopo senti…”AHI!” e riconobbe la voce dell’ ometto che prima gli aveva ordinato di dargli i soldi. Così si mise a correre, prima seguendo la voce dell’”avversario”, poi della moneta magica, che finalmente libera potè chiamare il suo padrone. Quando il ragazzo arrivò, trovò le monete, ma non il ladro; si guardò intorno e ricominciò la sua avventura. Scese la sera, così si fermò, sotto una grande pietra e anche se non voleva, si addormentò.

Il giorno seguente ripartì all’alba e (seguendo le indicazioni di Lelly), poche ore dopo, si trovò davanti ad un muro, forato completamente da pietre, allora i due si disperarono e una lacrima finì su una foglia abbastanza grande e il muro scomparve. Dietro c’era un albero grosso, maestoso e antico che tutto d’un tratto aprì un occhio e disse: ”Gentile io sarò e una possibilità ti darò;  se l’indovinello risolverete, la fanciulla conoscerete. Davide si girò di scatto e rispose che era pronto. L’albero espose l’indovinello: “Quale frase è quella giusta? 1) 8+8 fa 15    2)8+8 fanno 15. Davide era stanco e ancora dolorante per le forti botte ricevute dall’ometto,  ma pronto e concentrato sulla domanda dell’albero. Dopo un paio di minuti rispose che nessuna delle due perché OTTO Più OTTO FA SEDICI. L’albero, stupito, che un ragazzo così giovane fosse riuscito a rispondere in modo correttosi spostò con calma e Davide si trovò davanti ad una cascata dall’acqua limpida, dei verdi monti e prati e poco più lontano da lui, una fanciulla dai capelli marroni, legati in una treccia nella quale erano infilati piccoli fiorellini colorati. Indossava un vestito azzurro chiaro, lungo fino alle ginocchia e con le maniche in pizzo e con una profonda scollatura. Il suo viso era di carnagione chiara e le labbra erano color lampone. I suoi occhi avevano una forma come quelli di un cerbiatto e che splendevano come i raggi del sole sul vetro. Appena la vide Davide rimase abbagliato dalla sua bellezza e le corse incontro e intanto frugava nella tasca per trovare Lelly, ma non la trovò e dopo capì che quella fanciulla era la sua amica moneta.

Quando la raggiunse le chiese il suo vero nome e lei rispose “Miele” e gli spiegò che era vittima di un maleficio e che solo l’uomo che sarebbe stato in grado di rispondere all’indovinello dell’ albero magico l’avrebbe potuta incontrare. Nessuno li vide più, ma girarono, per molti anni, voci che dicevano che Davide e Miele si fossero spposati e si fossero scambiati affetto e amore per tutta la vita. Il re morì e tutto il popolo festeggiò molto per questo motivo e anche perché sperava di rivedere il principe scomparso.

Giorgia Fossati, I B Secondaria, team del giornalino

DUE DRAGHI SPECIALI

Mamma-draga e Mammo-drago sono due draghi ricoperti di squame rosso mattone e sulle dita di mani e piedi gli spunta qualche ciuffetto di peli color rosso vivo.

Mammo-drago, rispetto a Mamma-draga, è più grande e robusto, mentre lei è meno robusta e più raffinata. Gli occhi di lui sono di un colore verde/ocra giallo e il suo sguardo è freddo e sicuro; lo sguardo di mamma-draga, invece, è più calmo e dolce, i suoi occhi sono grandi e teneri e di colore viola/lilla.

La bocca di entrambi è larga se aperta, i denti sono un po’ ingialliti, grossi ed aguzzi. Al contrario degli altri draghi, loro non sputano fuoco o cose varie, perché sono buoni.

La coda, dello stesso colore del resto del corpo, è lunga e sul lato superiore è ricoperta da una specie di cresta appuntita quasi color beige.

Il loro odore non si può definire né puzza né profumo, è una sensazione soggettiva!  La particolarità più rilevante del loro odore è che odorano di elementi naturali, ad esempio, uno degli odori che si sente di più è quello della quercia, molto probabilmente perché la notte hanno l’abitudine di dormire affianco agli alberi; questo odore si mischia ad un odore di frutto, non si distingue quale, probabilmente per il loro nutrimento.

Essendo buoni, ovviamente, non mangiano altri draghi, persone e cose del genere, ma frutta e verdura; come tutti, anche loro hanno gusti diversi: a Mammo-drago piacciono gli arbusti in generale e la frutta, principalmente quella esotica; a Mamma-draga, invece, piacciono le foglie degli alberi alti e principalmente la frutta estiva, specialmente le fragole rosse e succose.

Nel corso della giornata, non sono fatti per stare fermi, infatti fanno un sacco di cose, a partire da una bella nuotata d’ estate, una passeggiata in primavera o in autunno e giochi con la neve d’inverno; ovviamente non rinunciano mai ad almeno un pasto quotidiano, dopo di esso a volte dormono, altre volte basta loro solo la dormita notturna.

Mammo-drago, pur essendo più robusto e con uno sguardo pauroso, perde quest’ultimo quando vede la sua più grande paura, infatti in questo caso è più fifone di Mamma-draga; la loro maggiore paura sono gli umani. Sono gli umani perché hanno molta paura che essi possano ucciderli, o rapirli, per questo motivo stanno sempre molto attenti.

Questi due draghi potranno sembrare spaventosi o freddi, ma in realtà sono simpatici e giocherelloni, e basta non mostrargli paura e diffidenza per conquistare la loro fiducia e diventare loro amici.

 Beatrice Seganfreddo, ID Secondaria, team del giornalino

IL POVERO MA RICCO

In un paese lontano lontano viveva un povero con una moglie molto bella e il principe lo invidiava per questo. Allora il principe mandò via dal paese il povero per tenersi la moglie anche se contro la sua volontà.

Durante il suo viaggio il povero incontrò uno scoiattolo e capì subito che voleva aiutarlo. Decise quindi di seguire lo scoiattolo che lo condusse ad un passaggio segreto per entrare di nascosto nel paese.

 

 

 

 

Prima di ritornare in paese, attraverso il passaggio segreto, il povero accompagnato dallo scoiattolo, trovò un oggetto fatato: una macchina fotografica speciale che quando scattava una fotografia trasformava un qualsiasi animale in quello che si desiderava.

Al povero venne un’idea; decise di fotografare lo scoiattolo per trasformarlo in una bellissima donna e portarla poi dal Principe in cambio della moglie tanto amata.

Il povero pensò quindi di entrare in paese attraverso il passaggio segreto, una volta arrivato, si trovò davanti al Castello e bussò al portone con grande forza.

Il Principe per ringraziare il povero, per avergli portato la donna dei suoi sogni, decise di donargli un forziere pieno d’oro e organizzò una festa in suo onore.

Dopo qualche giorno il Principe sposò con sontuose nozze la sua innamorata e vissero tutti felici e contenti.

Miguel Mascheroni e Mattia Dianin, I D Secondaria