IN VIAGGIO CON LUDWIG

Vi faccio una domanda: esiste un modo per spiegare a dei tredicenni la musica?

Ma soprattutto: esiste qualche tredicenne che possa dire di aver mai provato la musica sulla propria pelle?

Dei ragazzi così esistono, datemi retta. E ve lo posso dire con assoluta certezza perché il 10 gennaio 2018, le nostre prof hanno avuto un’idea davvero splendida: portarci a vedere lo spettacolo “Io, Ludwig van Beethoven”

No, non sto esagerando: era davvero uno spettacolo che, oltre ad essere stupendo, ha fatto capire a molti di noi cosa fosse la musica.

E sapete come? Semplicemente raccontandocela.

Niente effetti speciali sofisticati, niente illuminazione pazzesca; solo un attore, Corrado d’Elia, che ci raccontava Beethoven recitando un monologo seduto su una sedia, con sette quadratini bianchi che gli fluttuavano di fianco per rappresentare le sette note musicali.

Eppure, grazie al quel monologo, per un’ora ragazzi e prof hanno smesso di essere al Teatro Litta; per un’ora abbiamo viaggiato attraverso l’Europa insieme a Beethoven e alla sua musica, siamo stati a Vienna, a Bonn, a Praga.

Ma il viaggio più bello non è stato questo, perché mentre giravamo per l’Europa abbiamo fatto anche un altro viaggio, ancora più emozionante: abbiamo viaggiato dentro alla mente di Beethoven, abbiamo scoperto quel che passava per la testa di quel genio, cosa pensava, cosa amava, abbiamo sofferto insieme a lui quando ha scoperto di essere sordo, abbiamo diretto insieme a lui l’orchestra che per la prima volta ha suonato la “nona sinfonia” e soprattutto abbiamo capito.

Abbiamo capito cosa significasse essere un genio della musica ed essere sordo, cosa volesse dire comporre della musica eccezionale senza neanche poterla ascoltare e, alla fine, abbiamo capito che la musica di Beethoven non era solo musica, ma un modo per parlare, per comunicare con un mondo che Beethoven non poteva più sentire.

Per questo penso che questo spettacolo non ci abbia spiegato solo Beethoven, la sua musica e la sua vita, ma la musica in generale, ci ha spiegato che per capire la musica bisogna entrare nel compositore, capire cosa provava, chiudere gli occhi e poi… lasciarsi stupire!

Elisabetta M., Secondaria, team del giornalino

I PASSI DELLA VENDETTA- PARTE I

Vincitori e vinti

Missouri, 1865

Un imprenditore nordista di nome Bill Douglas opprime una famiglia sudista per la cessione della loro tenuta per due dollari ad acro. Dopo varie minacce assolda un gruppo di cinque ex-soldati dell’unione per bruciare la casa, purtroppo l’incendio divampa uccidendo il padre, la madre e due bambini. Il figlio undicenne Mark James, però si salva e viene cresciuto dai coniugi Bradson. Quando, a vent’anni, scopre la storia della sua famiglia decide di vendicarsi uccidendo i cinque sicari e il ranchero.

“Mi diressi ad El Paso, poiché la signora Bradson diceva che lì si trovava Thomas Cobler, mio zio dalla parte di madre, che probabilmente aveva informazioni su Douglas e sulla sua attuale residenza. Entrai nella posada “cama negra”, dove questi riceveva vitto e alloggio in cambio di piccoli lavori. Lo ritrovai malridotto con una bottiglia di whisky appoggiata al pavimento, lo guardai, lui senza neanche aprire gli occhi, quasi avesse captato la mia presenza disse: “Orsù parla, nipote caro, cosa ti affligge in questo momento?”. Lo guardai ancora, esterrefatto per il fatto che avesse capito che ero lì e risposi: “Voglio vendicare la mia famiglia, dimmi quello che sai su  Douglas” d’un tratto aprì gli occhi e strinse i pugni e dopo aver ripetutamente insultato colui che gli uccise la sorella, mi disse: “Non so dove il tuo aguzzino si nasconda ora,  ma so dove uno dei cinque sicari vive, ormai si sono divisi ma sono comunque rimasti amici, quindi avendone uno, li troverai tutti e magari troverai anche Douglas; potrai trovare Ethan O’Neil  a Bozeman in Montana vive nel centro città ed è il direttore della banca cittadina; attento, è un ottimo spadaccino, l’apparentemente innocuo fioretto che porta sempre appresso ha fatto decine di vittime. Detto questo, fai come credi figliolo.” Così dicendo si coricò e cominciò a russare.

Uscii senza voltarmi e presi una diligenza per Houston. Il viaggio fu lungo e monotono, arrivato a Houston vidi una strana calca di gente attorno a un patibolo e chiesi a un passante cosa succedeva e lui mi rispose che impiccavano un pluriomicida, allora rimasi ad assistere. Pensai alle vite da lui stroncate, al lutto della famiglia e degli amici, alla morte della vittima, alle emozioni vissute dalla vittima tutte stroncate in un istante dove tutto si trasforma in dolore e sofferenza, mi chiesi se arrivato il momento in cui avrei dovuto sparare, ne avrei avuto il coraggio. Sentii le sue urla e rimasi molto colpito, persone che in vita hanno ucciso senza pietà, di fronte alla consapevolezza che moriranno, diventano bambini indifesi, perché alla fine tutti abbiamo paura della morte, perché è qualcosa che non capiamo fino in fondo, ma che alla fine arriva per tutti, nessuno escluso, e allora perché stavo facendo questo, perché stavo vendicando la mia famiglia? Semplice, la morte viene per tutti ma chi opprime la povera gente, chi si crede forte ammazzando senza motivo, non merita la vita.

Mi accorsi che dopo poco avrei dovuto prendere il treno per Cheyenne City, dove l’indomani avrei preso un altro treno per East Glacier per acquistare un cavallo con cui poi avrei proseguito fino a Bozeman. Arrivato alla fermata di Cheyenne, vidi subito la differenza tra vincitori e vinti: era una città nordista e molta gente era vestita bene e guardava sprezzante i veterani sudisti che, ridotti in povertà dalla guerra e alcuni rimasti mutilati di alcune parti del corpo, erano partiti per il nord a cercare lavoro. Passai accanto ad un uomo tutto benvestito con il pizzetto, il bastone da passeggio, che raccontava all’amico dei suoi anni da ufficiale. Ecco, anche se in una piccola cosa, la differenza: lui era ricco e benestante, mentre lì vicino c’era un uomo con indosso la divisa da colonnello dell’esercito sudista tutta sporca, mutilato del braccio e di un piede che chiedeva l’elemosina ai passanti. Diedi una moneta al militare e passai avanti, per raggiungere il mio albergo.

Fine prima parte

                                              Riccardo De A., Secondaria, team del giornalino

AFORISMI SULLO SPORT

 

 

Nello sport si vince senza uccidere, in guerra si uccide senza vincere.

Anonimo

 

Non abbiamo perso la partita; abbiamo solo esaurito il tempo.

Vince Lombardi

 

I campioni sono quelli che vogliono lasciare il loro sport in condizioni migliori rispetto a quando hanno iniziato a praticarlo.

Arthur Ashe

 

Fare sport è una fatica senza fatica.

Gabriele D’Annunzio

 

Lo sport non costruisce la personalità. La rivela.

Heywood Hale Brown

 

Sport: il reparto giocattoli della vita.

Jimmy Cannon

 

C’è un circolo virtuoso nello sport: più ti diverti più ti alleni; più ti alleni più migliori; più migliori più ti diverti.

Pancho Gonzales

 

Non è mai solo un gioco quando stai vincendo.

George Carlin

 

Quando un uomo vuole uccidere una tigre, lo chiama sport; quando una tigre vuole uccidere lui, la chiama ferocia.

George Bernard Shaw

 

Mi piace guardare lo sport in Tv. Contrariamente ai film non sai mai come va a finire.

Michel Douglas

 

Lo sport non fa vivere più a lungo, ma fa vivere più giovani.

Anonimo

Ci sono solo tre sport: il combattimento dei tori, le gare automobilistiche e l’alpinismo. Il resto sono semplici giochi.

Erners Hemingway

La mia vittoria all’Olimpiade di Londra del ’48: misi la testa fuori, vidi il punteggio e, per la seconda volta nella storia, un uomo camminò nell’acqua.

Sammy Lee

I record sono come le bolle. Scompaiono velocemente.

Ethelda Bleibtrey

a cura di Federico C. e Tommaso R., Secondaria, team del giornalino

PEDRO, IL MITICO CANTANTE

 

C’era una volta un giovane ragazzo di nome Pedro, che amava molto cantare anche se era stonato.

Un giorno si ritrovò con la sorella Laura a registrare il suo nuovo pezzo con la sua band. Laura non amava molto come cantava il fratello e lo disprezzava dicendo: “Allontanati subito nanerottolo! Non è posto per te! Va a pulire la stalla dei maiali!”. Loro vivevano in una fattoria e quello era il compito di Pedro.  Quindi il ragazzo se ne andava sempre via.

Un giorno si ritrovò in una stanza sconosciuta dove trovò un biglietto con scritto come riuscire a cantare bene. Improvvisamente Pedro si trovò davanti un coro di angeli che cantavano così bene che chiunque si fosse avvicinato, sarebbe rimasto incantato dal loro canto. Allora Pedro si avvicinò ad un angelo e gli chiese: “Puoi insegnarmi a cantare bene?”. L’angelo rispose: “Certo, ma perché vuoi imparare?”. Pedro allora gli disse che voleva battere sua sorella una volta per tutte in una grande gara di canto.

A quel punto l’angelo lo prese per mano e gli disse:  ”Vieni con me, ti insegnerò a cantare in un posto dove nessuno potrà sentirti”. Allora Pedro seguì l’angelo ed arrivò in uno strano posto in una foresta.

Appena si avvicinò, gli alberi intorno iniziarono a cantare e a fare muovere le foglie, che facevano un bellissimo suono. A quel punto l’angelo, che si chiamava Erick, disse: “Canta!”. Pedro iniziò a cantare, e non aveva una voce stonata, ma sottile, candida e soffice.

Tornò sempre in quel posto ad esercitarsi.  Quando tornava a casa chiedeva sempre se la sorella si fosse esercitata, ma lei con tono strafottente rispondeva: “Secondo te, io mi devo allenare?! No! Io sono tanto brava e soprattutto ho talento al contrario di te!”.  Allora lui rispondeva: “Meglio per te!”.

Il giorno dopo Pedro si iscrisse al “Sing top show”. Era venerdì ed alla gara mancavano solo tre giorni, Pedro si esercitava con molto impegno.  Il giorno della gara Pedro salì sul palco e iniziò a cantare.

Laura si stupì a vedere Pedro sul palco e pensò che Pedro sarebbe andato malissimo e che a tutti sarebbe venuto il mal di testa, ma quando lo sentì rimase a bocca aperta!  Pedro cantava benissimo!

Invece quando la sorella salì sul palco ed iniziò a cantare, tutti si tapparono le orecchie: quanto era stonata e rauca!

Pensava di essere brava senza neanche doversi esercitare. Si era fatta battere da suo fratello! Pedro vinse la gara, perché al contrario di sua sorella si era impegnato tanto!

 Camilla S. e Sara D’O., Secondaria

I TALENTI NASCOSTI

Tutti noi abbiamo un talento, solo che a volte pensiamo di non averlo.

Noi crediamo questo perché trovare il talento è come una sfida, e per vincerla dobbiamo trovare quello che ci piace, che ci appassiona e che ci fa sentire bene.

Ognuno di noi ha un talento diverso che con il passare del tempo, con coraggio e voglia si scopre.

Il talento cambia da persona a persona. Ci sono persone che hanno un talento artistico, altre uno intellettuale, altre sportivo e di tanti altri tipi. A volte pensiamo di essere le uniche persone al mondo a non avere talento, ma in realtà non è così perché alcuni fanno più fatica a trovarli mentre altri meno.

Uno dei tanti esempi potrebbe Albert Einstein, che da piccolo fu bocciato tante volte. Solo dopo ha capito il suo vero talento: la fisica e la filosofia.

Tutti abbiamo, dentro di noi, un talento nascosto. Bisogna solo cercare di non arrendersi al primo tentativo e sconfiggere le paure che ci impediscono di raggiungere i nostri obbiettivi.

                                                   Valeria C, Vittoria P., Secondaria,

team del giornalino

L’ETERNA LOTTA TRA BUONI E CATTIVI

Descendants è un musical Walt Disney del 2015 diretto da Kenny Ortega.

Attorno alle avventure di un gruppo di ragazzi, durante il primo episodio della saga, la storia affronta tematiche sociali importati quali il pregiudizio rivolto ai figli di genitori problematici definiti “I Cattivi” e per questo cacciati su un‘isola-carcere con le loro famiglie. Durante il secondo episodio, essi acquistano consapevolezza di se stessi, del fatto di non poter cancellare le priorie radici né il loro passato che, nonostante tutto, fa oggi di loro, per tanti motivi, le persone speciali che sono.

Tra balli e canti ha inizio la storia:

La Bestia (dalla fiaba La Bella e la Bestia), sovrano delle Nazioni Unite di Auradon, dopo aver sconfitto tutti i Cattivi, di tutte le fiabe, ha diviso lo Stato di Auradon in due: Auradon e L’ Isola degli Sperduti, contornata da una barriera magica che impedisce ai Cattivi e alle loro famiglie l’utilizzo della magia e la fuga.

Il principe Ben, figlio della Bella e la Bestia, che doveva essere incoronato re, decise come suo primo Decreto Reale di portare i figli dei Cattivi più temuti dell’Isola degli Sperduti ad Auradon per dare loro una nuova chance discolpandoli dalle condanne inflitte ai loro genitori.

Arrivati a Auradon, i quattro ragazzi: Mal, figlia di Malefica (La Bella Addormentata), Evie, figlia della Regina Cattiva (Biancaneve), Jay, figlio di Jafar (Aladin) e Carlos, figlio di Crudelia De Mon (La Carica dei 101) vengono catapultati in un mondo molto differente dal loro nel quale svolgere la missione malvagia affidatagli dai loro genitori: ovvero rubare alla Fata Smemorina, quella di “Bididi Bodidi Bu”, preside della Scuola, la sua sfolgorante bacchetta magica così da rompere la barriera protettiva dell’Isola consentendo la fuga a tutti i Cattivi. Questa missione però si dimostra molto più difficile di quanto avvessero mai potuto immaginare.

Non tutti i cittadini e i ragazzi della scuola di Auradon sono così ben predisposti verso di loro e tanti sono i pregiudizi da abbattere e le discriminazioni subite.

Ma, alla lunga, la gentilezza, il rispetto e la cortesia a loro riservata dal principe Ben e da alcuni compagni come Doug, figlio di Cucciolo (Biancaneve e i Sette Nani) e Lonny, filgia di Mulan (Mulan) li disorienta portandoli a conoscere nuovi sentimenti e nuovi modi per stare insieme agli altri senza rubare, ingannare, o provocare dolore.

Fallito il primo tentativo di rubare la bacchetta, i ragazzi si ritrovano per riprovarci il giorno dell’incoronazione del principe Ben a Re.

Nel frattempo Mal è diventata la fidanzata del principe Ben imparando l’amore, Evie ha capito che in lei c’è molto di più della sola e superficiale bellezza scoprendesi una talentuosa stilista e fidanzandosi con Doug, Carlos incontra Rudy, un cagnolino mascotte della squadra della scuola, che gli mostra il grande amore che possono dare i cuccioli e Jay, diventato capitano della squadra, sente per la prima volta la pienezza della condivisione e della collaborazione instaurata con i suoi compagni di squadra.

Il giorno dell’incoronazione ormai diversi, i ragazzi decidono di non mettere più in pratica il piano malvagio a loro affidato e affrontando la prova più dura e decisiva, quella di affrontare i loro genitori, “I Cattivi”.

Alla fine, uniti, riescono a sconfiggere Malefica e per loro la nuova vita può continuare, sino a quando …ma questo lo scoprirete solo nel prossimo articolo dove vi sveleremo le avventure del secondo episodio della saga, a presto!

                                     Chiara M. e Ludovica G., Secondaria, team del giornalino

GIOCA E VINCI CON FIFA 18

Questo gioco è uscito da poco ma è molto famoso quindi molte persone lo comprano. Rispetto a fifa 17 la grafica è migliorata infatti quando giochi ti sembra di guardare una partita vera.

In questo gioco ci sono diverse modalità tra cui la “Carriera allenatore”, in questa modalità tu fai la parte dell’allenatore e dopo che hai scelto la squadra, in base a quanti soldi hai, compri nuovi giocatori.

Una carriera simile è la “Carriera del giocatore”, rispetto all’altra qui fai la parte del giocatore e le squadre ti possono offrire offrire contratti. In questa carriera ti danno anche lo stipendio, però non vi ho detto che, se vi offrono un contratto, lo puoi anche rifiutare, proprio come fanno i giocatori veri!

Un’altra modalità è “Ultimate team”, in questa modalità si gioca online contro altri giocatori. Qui si possono comprare pacchetti e giocatori con i crediti di Fifa che si guadagnano vincendo le partite, ma se alcuni di voi pensano che sia simile alla modalità “Carriera allenatore” non è vero.

L’ultima modalità di cui vogliamo parlarvi oggi è il “Viaggio Hunter”.  Questa modalità è uscita insieme a fifa 17, all’inizio ti fa scegliere la squadra e ti fa tirare il rigore decisivo. Se sbagli questo rigore può essere un problema perché hai meno possibilità di andare nella squadra che hai scelto. Il brutto di questa modalità è che non si può giocare online ma per noi questa modalità è lo stesso bella.Vi consigliamo questo gioco, soprattutto se siete amanti del calcio!

Andrea E., Simone C., Secondaria, team del giornalino

FORTNITE, UN GIOCO “ESPLOSIVO”

“Un cataclisma ha colpito la Terra, il 98% della popolazione è scomparsa, e noi siamo tra i pochi sopravvissuti alla tempesta, un evento che teletrasporta gli zombie in ogni zona ancora popolata, per annientare gli ultimi uomini rimasti al mondo. Ovviamente toccherà a noi salvare l’umanità, costruendo un fortino in grado di difenderci e permetterci di contrattaccare.”

Fortnite è il gioco perfetto per gli appassionati di sparatutto, costruzioni e combattimenti.

Già da un po’ di mesi è uscito Fortnite Battle Royale, un gioco per console ma anche per PC, in cui ci si lancia in una mappa da un autobus volante e si va alla ricerca di armi per eliminare gli altri giocatori.

In questo gioco ci sono quattro tipi di armi: comune, raro, epico e leggendario. Si può inoltre decidere se giocare in singolo, in duo o in squadra. Un’altra modalità di Fortnite è Salva il mondo, dove si deve difendere un’isola dagli zombie, che per ora è a pagamento ma a breve diventerà gratuita e tutti ci potranno giocare.

Venerdì 8 dicembre è uscita un’altra modalità ancora: 50 vs 50 disponibile per un periodo limitato.

A ogni festa (Natale, Halloween, Pasqua…) generalmente modificano il gioco, ad esempio a Halloween hanno messo la schermata principale del gioco piena di zucche, luci, e spettri. C’è anche un negozio dove si possono comprare costumi, deltaplani, picconi… Su Fortnite raccogliendo i materiali (legno, pietra e metallo) con il piccone, si possono costruire fortini. A noi personalmente piace più la pietra per costruire dato che è resistente e non è difficile procurarsela.

Circa ogni settimana aggiungono armi o oggetti diversi per rendere il gioco meno monotono e appassionante. Ad esempio, ai primi di gennaio, è uscita la nuova patch che migliora lo stile di gioco, insieme al falò confortevole, questo oggetto potrà essere trovato ovunque sulla mappa e permetterà di curare giocatori nelle vicinanze, avrà la durata di 25 secondi, ciò significa che può guarire un massimo di 50 punti per giocatore. L’aggiornamento parla anche di una modifica alla bomba ballerina, il cui effetto viene rimosso non appena si subiranno danni. Inoltre i passi nemici sono anche più facili da sentire quando si eseguono determinati movimenti.

Se volete vivere un’avventura esplosiva, giocate a Fortnite!

 

Erik D., Secondaria, team del giornalino

UNO SPORT EMOZIONANTE SULLA NEVE

Lo sci è uno sport che per me trasmette un senso enorme di libertà. Le sciate, la neve e l’alta quota.

La passione per lo sci me l’ha trasmessa mio padre che infatti, prima che io nascessi, nel fine settimana faceva l’insegnante di sci. Fin da quando ero piccola mi ha sempre portato in montagna perché io prendessi delle lezioni per imparare a sciare e ora che so sciare abbastanza bene, andiamo ogni anno in Valle D’Aosta, nel periodo invernale, per sciare e quindi passare dei bellissimi momenti insieme.

Quando scii poi, vedi la montagna ai tuoi piedi, senti l’aria bella fresca e pulita sul viso, provi piccoli brividi di freschezza e un po’ di vertigini per l’altezza a cui ti trovi.

Ed è questo per me lo sci, uno sport che io vorrò continuare a praticare.

Sofia R., Secondaria, team del giornalino

TORNADO GIRLS

Due bambine di nome Blu e Pinky, un giorno mentre erano nel corridoio della scuola, vengono fermate da un loro amico di nome Sandro e si mettono a parlare.  Intanto, Nera, la bulla della scuola, inizia a prenderle in giro:

-Siete brutte! – Loro arrabbiate iniziano a girare su se stesse molto velocemente, fino a formare dei tornado colorati. Ma Nera non si arrende e continua a prenderle in giro.

Intanto, il loro amico Daniel non vedendo Pinky e Blu, preoccupato va a cercarle. Loro escono da una classe. Parlando con loro, però, non si accorge dell’esistenza di un muro proprio davanti a lui! Dopo essere andato in infermeria per farsi mettere un cerotto in testa, torna dalle sue amiche, Le Tornado Girls e tutti insieme si fanno una risata.

Elena R., Secondaria, team del giornalino

MA CHE BELLO ANDARE A SCUOLA!

“È successa una cosa speciale e ve la voglio raccontare. Questa mattina non avevo proprio nessuna voglia di andare a scuola. È arrivato ormai l’autunno e in più fuori è ancora tutto buio perché piove. Ma la mamma insiste: – Muoviti è tardi!!! –

E così molto, ma molto lentamente, mi preparo e con mantella, stivali e ombrello faccio il tragitto casa-scuola senza neppure dire una parola.

Siamo arrivati…eccomi sto entrando…ma…cosa è successo nella nostra scuola? C’è colore, c’è allegria, sembra di essere entrati in un mondo di magia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed è proprio una “magia” quella che è successa nella notte…il salone è TRASFORMATO…ci sono i delfini che nuotano nelle onde argentate, le giraffe che camminano nella savana, gli scoiattoli che spuntano da dietro gli alberi, i pulcini nel prato con i loro semini e le farfalle che svolazzano di qua e di là.

-Guarda mamma, questo l’ho fatto io!!!-

E sono entrato in classe con un sorriso dimenticando la pioggia e chiacchierando con i miei amici… -È proprio bello andare a scuola!”

È bello per noi insegnanti sentirsi dei piccoli maghi, ma è ancora più bello vedere i visi dei bambini sorridenti e gli occhi pieni di stupore. Ognuno di loro ha realizzato l’animaletto della propria sezione con le tecniche più varie…noi abbiamo solo messo insieme i…pezzi e il risultato è stato proprio una MAGIA.

È bellissimo vedere che si soffermano ad osservare, ad indicare a mamma, papà, fratelli o baby sitter il loro capolavoro.

Ognuna di noi ha aiutato come poteva, ma il lavoro di squadra è stato eccezionale e la cosa più bella……lo sguardo felice dei bambini!!!

È bello andare a scuola certo, ma è anche bello ESSERE la scuola.

Un grazie a tutte!!!

Le insegnanti della Scuola dell’Infanzia di Zeloforamagno

UNA BELLISSIMA SERATA

Spento-acceso. Spento-acceso. Il tecnico delle luci sta avvisando il pubblico che è il momento di sedersi e di fare silenzio. L’ottava edizione del concorso di lettura “Con la mia voce” sta per cominciare. Ora è buio, un brusio corre veloce tra il gli spettatori e poi sale sul palco Alice, una ex studentessa della Montalcini, nonché vincitrice della scorsa edizione nella categoria “Lettere e discorsi pubblici”, che, illuminata da un occhio di bue, introduce il pubblico nello spirito del concorso. Poi, sulle note di Father and son, di Kat Stevens, uno ad uno entrano i ragazzi: appoggiano una piantina e un libro, inchino e tornano nelle quinte, perché poi parte subito il balletto.

Caparezza…azzardato, ma il ritmo è perfetto!

Brave, ragazze, brave! Così, ora alzate le braccia…sì ma coordinate…quelle braccia tutte insieme, altrimenti si perde l’effetto sincronico delle stelle nel cielo!

Guardo Liliana: è più sorridente di me. Le ragazze ed i ragazzi sono stati bravissimi, il balletto riuscito perfettamente. Marilù glielo ha insegnato proprio bene! Dopo prove durissime hanno portato a casa un grande risultato. Bravissima anche lei! Speriamo se la cavino bene anche nel balletto Karaoke I gotta reading…

Dopo? Bhe dopo è un susseguirsi di alunni che si presentano sul palco, eleganti, speranzosi, agitati, che leggono i loro brani. Le luci si alternano, Adriano e Martina sistemano i microfoni. Cristian, Francesca, Samantha e Margherita gestiscono le uscite e le entrate. Tutto funziona perfettamente. Mi rilasso e mi godo lo spettacolo. Avverto nell’aria l’attenzione e percepisco sulla pelle (nel vero senso della parola) le emozioni, che si diffondono a profusione: qualcuno tra il pubblico piange addirittura, perché la storia di Farid e sua madre Jamila che muoiono lentamente sul barcone non può lasciare indifferenti, o perché la lettera che Andrea legge per sua madre risveglia nei cuori dei genitori la fatica, ma anche la gioia infinita di svolgere il mestiere più difficile del mondo; qualcuno ride, perché Alessandro e Fabio fanno davvero morire dal ridere. E quello stacchetto introduttivo … semplicemente geniale. Gli sguardi sono assorti, le menti aperte ad accogliere le parole di Steve Jobs, che invita ad essere affamati di esperienza e di vita, o di Albert Einstein, che spiega al mondo intero che ognuno è diverso e per questo speciale e che la scuola gioca un ruolo di prim’ordine nel dare agli studenti questa consapevolezza. Si sogna con la musicalità dello spagnolo e si viaggia in Cina, terra misteriosa e lontana. E poi ci si indigna: perché la mafia ha ucciso una madre innocente e i suoi gemelli e perché il giudice Palermo, queste morti se le porterà per sempre sulla coscienza, in quanto bersaglio mancato. Poi però le parole del poeta siciliano ci fanno capire che c’è chi ha voglia di usale la letteratura per gridare al mondo ciò che non va.

La tensione si allenta, l’animo esulta: sta andando bene, sufficientemente scorrevole, spesso di contenuti, senza tempi morti.

I ragazzi sono più bravi che nelle prove. Sembrano sempre più a loro agio sul palco (guarda quello…che aveva quasi paura della sua ombra, guarda un po’ come è sicuro adesso, sotto i riflettori) sorridono. E io sorrido con loro. Sento una gratitudine immensa per quello che mi stanno regalando.

So che è la loro vittoria: non importa a questo punto chi arriverà primo.

Importa l’impegno che hanno dimostrato, la capacità di mettersi in gioco, la voglia di crederci fino in fondo. Ognuno di loro ha cominciato a prepararsi ad ottobre, scegliendo un brano, esercitandosi e superando due difficili selezioni. E poi è andato avanti ad esercitarsi ancora e ancora.

Alcuni hanno ballato, altri hanno lavorato al montaggio dei video, altri ancora hanno dipinto magliette, aiutato per le luci, elegantissimi e responsabili, nel servizio d’ordine, accompagnato la giuria al proprio posto e altri, che non sono passati, hanno sportivamente applaudito i loro compagni.

Chi pensa che la scuola sia solo lezioni frontali, contenuti nozionistici e compiti a casa, smetta di leggere questo editoriale, perché quello che ho da dire potrebbe non essere gradito. Non ho mai visto i ragazzi così partecipi, responsabili, attenti come in questa e nelle scorse edizioni del concorso di lettura. Credo che sia stata per loro un’esperienza di vita indimenticabile, che ha mostrato loro un altro aspetto della scuola. Una scuola che, attraverso la cultura è in grado di produrre altra cultura, una scuola che insegna facendo. Una scuola che insegna che la cultura è bellezza. E loro, i nostri ragazzi, la bellezza questa sera ce l’hanno regalata.

Cos’altro mi hanno regalato? La lettura di Baricco che (avevi ragione tu, Valentina, era tua, cucita addosso come una seconda pelle) mi ha fatto commuovere; una versione di Dante che ha messo in evidenza la bravura incredibile di Alessandra e Giordana, il filmato che non è partito nella lettura di Giulia e Marta, ma in fondo non è stato così importante, perchè molti mi hanno detto che questo ha permesso loro di dare importanza alle parole, meravigliose, salde e vere di Malala; Chiara ed Elisabetta che, mentre stavano per lanciarsi nel vuoto col paracadute, hanno urlato, perché lì, l’urlo ci stava proprio bene. I brividi che mi ha fatto venire Giorgia, leggendo la storia triste e faticosa raccontata dal padre di Ema. E ancora mi porterò nel cuore la passione di Francesca e Paolo, letta in maniera superba (brave ragazze! I consigli sono stati utili!), l’orgoglio di Tommaso e Matteo nel leggere il nostro inno e l’emozione di Simone e Nicolò  che non riuscivano ancora a crederci di essere arrivati in finale “con quelli grandi di terza media”.

Grazie ragazzi. Grazie di cuore.

 

Prof.ssa Luisa Muscillo

L’ARAZZO DELLA MORTE

Quell’ anno andai in vacanza in un posto in cui non ero mai stata prima, era un paese di montagna chiamato Moena. Io e la mia famiglia affittammo una villa, Villa Corona. Era un’accogliente villetta, belle stanze calde, e soprattutto un grande giardino innevato. Era tutto al suo posto, tranne un grande e lugubre arazzo. Rappresentava un mare in tempesta.

Non c’entrava assolutamente niente con la bella villa, e, per un motivo ignoto, quando arrivammo ci fu proibito assolutamente di avvicinarci. Continuai a chiedermi il motivo e così una notte durante la quale non riuscivo a dormire, uscii di nascosto dalla mia stanza e andai a osservare l’arazzo. Era veramente strano e ogni tanto sembrava animarsi all’improvviso: apparivano lampi veri e mi sembrava di sentire in lontananza dei tuoni. Non potevano venire dall’esterno, poiché il tempo, quella notte, era sereno.

Ero così incuriosita da quell’arazzo che lo toccai. A quel punto accadde una cosa talmente spaventosa che anche io, una ragazza impavida e coraggiosa, mi spaventai un po’. L’arazzo si staccò dal muro, si trasformò in un vortice che mi scaraventò dentro la parete a cui era attaccato. Non ebbi il tempo di tranquillizzarmi che un precipizio apparve davanti a me. E fu allora che lo vidi sul fondo del burrone: quello che prima mi sembrava fuoco era diventato un mostro alato infuocato enorme, che volava verso di me facendo schioccare la sua frusta di serpenti.

Cercai di scappare, ma notai tutt’a un tratto che ero circondata dal vuoto: ero su uno spuntone di roccia che emergeva dal fondo del burrone. Iniziai a darmi dei pizzicotti sperando di svegliarmi e scoprire che era solo un sogno, ma, ahimè, non era così. A quel punto mi spaventai davvero: la mia vita stava per finire, per una mia stupida curiosità. Mi accasciai a terra a cominciai a piangere, comportamento che non approvavo affatto, infatti, per me, il pianto era una cosa solo per bambini piccoli. Però ero davvero triste, non solo per me, ma anche per tutti i miei cari: non avrei mai più rivisto la mia famiglia. Non avrei più abbracciato la mia migliore amica, che apettava con ansia il mio ritorno dalle montagne. Non avrei mai finito il libro che stavo leggendo, che chiedeva solo di essere letto.

Mentre piangevo, sentii la voce del mostro, profonda e minacciosa, che diceva: – Se vuoi avere salva la vita, va’ nell’Hotel Corona proseguendo per il corridoio, e sconfiggi il fantasma entro stanotte. Se non ci riuscirai, morirai. Conta su quest’ultima opzione: tutti gli altri che ci hanno provato, hanno fallito.

A quel punto il mostro e il burrone scomparvero e mi ritrovai In un corridoio in salita, stretto, lungo, buio e minaccioso. L’unica luce proveniva da i fantasmi disegnati sui dipinti rappresentanti scene terrificanti avvenute per mano di uno spirito. Questo aveva trasformato un uomo nel mostro che mi ha affrontato, quello alato e infuocato. Continuando il cammino, le scene dipinte cambiarono: si vedeva una persona senza volto nelle stanze di quello che credo sia il minaccioso Hotel Corona. Un altro dipinto raffigurava l’uomo uccidere una persona. Nel terzo e ultimo dipinto, il più grande, lo stesso uomo degli altri due quadri, era circondato da mucchi di ossa e pezzi di un corpo umano. Il personaggio era diviso a metà: una parte di lui era viva e l’altra era morta.

Dopo quel disegno, il corridoio si interrompeva bruscamente con una parete che mi augurava la fortuna che pensavo non avrei mai avuto. Le incisioni irradiavano una strana luce bianca e minacciosa, feci un passo per toccarle ma caddi nel vuoto per circa dieci metri. Ebbi paura dell’atterraggio ma fu meglio di quanto immaginassi: finii su un materasso, che era sporco e logoro, ma almeno ammorbidì il mio impatto con il terreno. Davanti a me si vedeva la scritta “Hotel Corona”.

Ancora un passo in quella direzione e sarei stata nell’hotel che mi avrebbe uccisa. Quell’hotel stava per porre fine alla mia vita e forse anche ai miei ricordi. Ma dovevo anche considerare l’un per cento di possibilità che uscissi viva da quel posto tornando a casa mia a vivere come prima. A rivedere la mia famiglia. Ad abbracciare e ridere ancora molte volte con la mia migliore amica. A finire il mio libro. C’era ancora speranza.

Entrai nell’hotel. Era peggio di come me lo immaginassi: completamente abbandonato, aveva su ogni mobile rotto almeno cinque centimetri di polvere. Il soffitto, fatto di travi di legno ormai marcio, sembrava sul punto di cedere. Le pareti, che un tempo dovevano essere di colore giallo, erano piene di ranatele. Qua e là, sul pavimento, cresceva l’erba, e l’unica porta esistente oltre a quella da cui ero entrata, era quasi interamente coperta dall’edera. Capii che dovevo oltrepassare quella soglia. Lo feci. Lì trovai il fantasma che era comodamente seduto su una poltrona a leggere un manuale sui fantasmi. Nonostante non si fosse accorto di me, rimasi paralizzata dalla paura. Improvvisamente un bagliore mi scosse: era una spada molto affilata, che poteva essere la mia salvezza contro lo spirito. Senza fare il minimo rumore, andai a prendere la spada e mi posizionai dietro la poltrona del fantasma per assassinarlo. Forse, dopotutto, sarei riuscita ad ucciderlo e sarei stata salva. Ma sembrava tutto un po’ troppo facile rispetto a quello che mi immaginavo. Nonostante il presentimento, calai la lama sul fantasma, ma… la lama oltrepassò completamente lo spirito, ed ebbe il solo effetto di farmi attaccare dal “lettore fantasma”, che aveva fatto sparire il suo libro.

Avrei dovuto immaginarlo! Uno spirito non si può uccidere, nemmeno con una lama affilata, perché essa lo avrebbe oltrepassato sicuramente. Una fantasma è un fantasma, ci si può passare attraverso. Ma adesso dovevo scappare. Oltrepassai una porta, e mi ritrovai in una stanza identica alla prima, ma senza nessun fantasma. Oltrepassai decine e decine di porte, finché non mi ritrovai in una stanza in cui potei nascondermi. Il fantasma che mi inseguiva, passò alla camera successiva senza notarmi e, quando fu molto davanti a me, uscii dal mio nascondiglio e vidi il corpo di una persona senza vita. Mi sembrava di aver già visto la sua faccia, ma dove? Pensai e pensai, poi mi ricordai: era uno dei pezzi di carne umana dell’ultimo dipinto. A quel punto mi venne in mente un piano. Era ovvio. E mi era anche stato suggerito come fare.

Tagliai a pezzi quel corpo e presi le ossa. Formai un cerchio perfetto intorno a me e chiamai il fantasma. Lui ci mise un po` ad arrivare, e quando finalmente mi trovò, io iniziai a tirargli addosso le ossa e i pezzi del cadavere. Questi, come speravo, non oltrepassarono il fantasma, ma gli si appiccicarono addosso, formandogli il corpo. Quando ebbi esaurito le ossa e i brandelli del cadavere, avevo davanti a me una persona normale. Era viva, e potevo ucciderla. Con la spada che avevo tenuto in mano da quando l’avevo presa, iniziai una lotta con il fantasma-cadavere vivo, e lo uccisi, trapassandolo da parte a parte. Dal suo corpo non uscì un altro fantasma. Ora l’uomo era veramente morto. Improvvisamente apparve il mostro che mi aveva affidato la missione. Egli si congratulò con me e mi disse che ero riuscita dove altri cento avevano fallito. Ero riuscita a vendicarlo. Così mi rimandò nella villa, dove l’arazzo era misteriosamente sparito.

In seguito scoprii che i mei genitori non si ricordavano della sua esistenza. Ma io mi ricordavo ancora la mia avventura, che racconto solo a voi lettori. La mia vita era tornata alla normalità. L’arazzo non l’aveva cambiata come pensavo. E da quel giorno la mia vita fu normale, anche se da allora ho sempre sperato in altre avventure come questa. Chissà! Nella vita non si sa mai cosa possa accadere!

Lucilla C., Secondaria, team del giornalino

LA MAGIA DELLA POESIA

IL FIORE

Io nasco in primavera.

Sono bello e colorato,

ma anche profumato.

Grazie a me, le apine producono il miele

Che piace tanto a Daniele.

Sono ammirato da tutti per la mia bellezza

E al mattino mi scompiglia una lieve brezza.

Leonora C., Primaria Monasterolo

PAPA’

Voglio bene al papà

Perché mi aiuta

Voglio bene al papà

Perché mi accarezza

Voglio bene al papà

Perché mi sta vicino

Voglio bene al papà

Perché lui mi vuole bene

Voglio bene al papà

Perché mi coccola

Quando è malato

Gli sto vicino

Quando è stanco

lo accarezzo

Quando è triste

Lo consolo

Quando gli serve aiuto

Subito gli sussurro

-Papà, ti voglio bene!

Sara J., Primaria Monasterolo

FILASTROCCA

Filastrocca divertente

Giocare allegramente

Filastrocca furbacchiona

Ogni giorno suona suona

Filastrocca scioccherella

Mangiare insieme una frittella

Filastrocca mattacchiona

Sempre un po’ burlona

Filastrocca un po’ monella

Che con me saltella

Filastrocca tontolina

Guarda sempre la stellina.

Sara J., Primaria Monasterolo

LA BARCA

Viaggio. Viaggio.

Realizzo i sogni.

Viaggio, viaggio

Con lei.

Vedo gente,

vedo pesci,

vedo squali,

vedo delfini.

Viaggio, viaggio

con lei.

Viaggio in Venezia.

Bello! Viaggio

Con lei

Sara J., Primaria Monasterolo

IL SOLE

Sono una palla infuocata e bollente,

bacio i brutti

perché i belli li baciano tutti.

Quando spunto, vedo la gente

Felice tutt’intorno a me.

Spunto e tramonto ogni giorno

Lara R., Primaria Monasterolo

LA LUNA

Di sera, di sera,

ti porta la fortuna,

la fortuna,

la fortuna!

Di sera, di sera,

porta fortuna.

Brilla, brilla,

porta fortuna!

Sara J., Primaria Monasterolo

LA MEZZALUNA

Luccica tutta la notte,

luccica sempre,

non smette più

con le sue amiche.

Michelle Di N., Primaria Monasterolo

LA GIORNATA DI UN REGALO DI NATALE

Caro diario,

oggi è il venticinque (credo) dicembre, quello di cui sono sicuro è che è Natale: il giorno più bello dell’anno, il giorno dove tutti sono più buoni ma soprattutto il giorno in cui si ricevono tanti regali e io sono un regalo.

I genitori del mio futuro padroncino mi hanno comprato in un negozio e proprio ieri sera mi hanno messo in un pacchetto, ma mentre mi impacchettavano, è scivolata loro una pallina dentro al pacco io… ho provato a ridargliela ma loro l’hanno fatta ricadere dentro al pacco, quindi ho deciso che me la dovevo tenere io. Non ho nulla da rimproverare ai genitori del mio futuro padroncino tranne una cosa: non potevano mettermi in un pacco più grande?!

Mi sono svegliato di prima mattina e ho aspettato e aspettato e, finalmente, qualcuno ha aperto il mio pacco: era un ragazzino e sembrava essere felicissimo di vedermi; anche lui era sbadato quanto i genitori, io mi sono divertito tutta la mattina a riportargli la pallina: ma lui continuava a farla cadere!

Poco dopo è arrivata tantissima gente che mi accarezzava, che mi prendeva in braccio ma, soprattutto, faceva cadere in continuazione la pallina: a quanto pare è una cosa di famiglia! Poi tutti si sono seduti a mangiare, beh, a dire il vero anche io avevo fame quindi ho sfoggiato la mia arma segreta: sono andato vicino alle sedie, ho messo la zampa sulle loro gambe e ho fatto la faccina dolce … Nessuno ha saputo resistere! Dopo pranzo tutti siamo usciti e abbiamo giocato con una cosa bianca e fredda che chiamavano “neve”, abbiamo giocato e corso tutto il pomeriggio poi è calato il sole e tutti i parenti se ne sono andati ed è proprio in quel momento che mi hanno fatto una bellissima sorpresa: sotto l’albero c’era un pacchetto con il mio nome (ah, io mi chiamo Marley, dato che Bob non gli piaceva), me lo hanno aperto loro (dato che come sai io non ho i pollici opponibili) e dentro c’era il regalo che ogni cane vorrebbe: un osso, un osso così grande che non mi stava neanche in bocca! Verso la fine della sera tutti sono andati a dormire e anche io sono andato a dormire e ho concluso quella magnifica giornata.

Un caro saluto a tutti e … Buon anno!

Marley

Matteo F., Secondaria

NATALE…

Un momento di gioia e allegria, una tradizione lunga 2017 anni, l’inizio e la fine dell’anno, l’attesa più spettacolare, è Natale.

Il momento magico per eccellenza, la festa di grandi e piccini, di famiglie che si riuniscono e tradizioni che magicamente ritornano. È il sogno che ci accompagna per la vita, il sogno che vogliamo tramandare di padre in figlio, il bisogno di credere in qualcosa ….

Da sempre è il periodo che più amo, anche più del mio compleanno; è il periodo in cui i sogni prendono forma e allora mi domando perché non credere nel Natale? Perché per credere dobbiamo necessariamente vedere. Sin da piccolo ho sempre fatto certe letterine che arrivavano in Lapponia da sole, ero e son certo che per credere non si deve esclusivamente vedere …. basta crederci con il cuore.

Il bello del Natale è che ci tiene uniti, il bello del Natale è il donare ciò che per te è importante, e non conta quanto è bello il tuo regalo, conta tutto l’amore che c’è al suo interno; questo è Natale, una festa di tradizioni che spero di poter continuare a trascorrere con tutti i miei cari e che in futuro spero di poter tramandare ai miei figli.

Buon Natale!

Riccardo P., Secondaria, team del giornalino

VIAGGIO NEL SISTEMA SOLARE

Il cielo stellato ha sempre affascinato lo sguardo dell’uomo, suscitando il desiderio di conoscere i misteri dello spazio infinito.

Così è stato anche per i nostri ragazzi delle quinte di Monasterolo e Mezzate, che con entusiasmo hanno studiato il sistema solare; si sono organizzati in piccoli gruppi e hanno realizzato dei piccoli capolavori.

Cristian, Stefano, Marco R., Riccardo, Primaria

“Il sole è rappresentato da una lampada che si accende. Per realizzare l’universo e le orbite abbiamo utilizzato una base di cartone e per i pianeti palline di polistirolo; per la luna, essendo un satellite piccolo, la capocchia di uno spillo. Abbiamo messo i brillantini che rappresentano le stelle e altri corpi celesti, infine con il sale grosso abbiamo fato la cintura asteroidale.”

Jessika, Tommaso, Ludovico, Federico, Primaria

“Questo è il mio sistema solare: l’ho realizzato con un pizzico di fantasia, perché ho creato i colori mischiandoli. Sono stata felice del risultato finale“.

Marta, Primaria

“Siamo state felici di vivere questa esperienza. È stato un ottimo stimolo per la nostra fantasia e creatività, l’abbiamo trovato molto divertente e ci ha aiutato a stare meglio insieme. Soprattutto siamo fiere di averlo fatto senza l’aiuto dei genitori e ciò ci ha dato tanta soddisfazione”

Ambra, Anna, Agata, Alice, Primaria

Stephen, Gabriele, Luca, Gianmarco, Primaria

Gloria, Marco C., Giuseppe, Francesco, Primaria

Emma, Francesca, Aurora, Elisa, Primaria

Mirko, Futura, Sara, Mohammed, Chiara, Primaria

“La base è di polistirolo ricoperta da una carta da regalo stellata, i pianeti sono palle di polistirolo dipinte con le tempere sorrette da un bastoncino di legno”.

Realizzato da Mattia R., Primaria

Base di compensato per sfondo stellato, sfere di polistirolo per fare i pianeti, appoggiate a lunghi stuzzicadenti, dipinti poi con le tempere.

Realizzato da Silverio S. e Dimitri H., Primaria

Materiale: polistirolo, vernice, scotch, stuzzicadenti, scatolone, bomboletta, spray blu, luci elettriche a led.

“Per fare il progetto abbiamo pitturato 10 palline di polistirolo con vari colori. Poi abbiamo fatto dei buchi in uno scatolone e nei pianeti, abbiamo usato del filo interdentale per attaccarli insieme, infine abbiamo colorato lo scatolone con la bomboletta spray blu e aggiunto le luci a led in fondo allo scatolone per le stelle.”

Realizzato da Tommaso F., Primaria

“Ho rivestito la base di polistirolo con della carta da pacco stellata, i pianeti con materiale di polistirolo dipinti con le tempere e appoggiati su stuzzicadenti lunghi. Per realizzare l’anello di Saturno ho usato del cartoncino bianco appoggiandoci sopra dei chicchi di caffè.”

“La base è un sottovaso capovolto e ricoperto  poi con della carta d’alluminio. Sopra il piatto viene appoggiato un tappo di sughero e su di esso a sua volta un “fidget spinner” che gira su sé stesso
All’interno dei fori vengono legati dei fili di ferro dove poi vengono infilati i pianeti realizzati con delle sfere di polistirolo dipinte con la tempera”.

Realizzato da Lorenzo, Primaria

 

Siamo molto soddisfatte del lavoro svolto dai ragazzi, che si sono impegnati nel realizzare questi fantastici plastici.

Il nostro intento è suscitare interesse e curiosità per tutta la realtà, perché il desiderio di conoscere si dilati sempre di più.

“A che tante facelle”, “Ed io che sono?” si chiede il pastore errante di Leopardi interrogando il firmamento.

“Tutto dipende dallo sguardo e da ciò che lo attrae: noi diventiamo ciò che guardiamo. I nostri telefoni spesso ci costringono al basso, a inarcare la schiena, ci fanno scordare di intercettare in orizzontale il volto altrui, in verticale la volta celeste…

Solo nel volto dell’altro si scopre la propria essenza umana, solo nella volta del cielo si scopre la propria essenza divina. ”

Tratto dal libro “Ogni storia è una storia d’amore”

di Alessandro D’Avenia

Primaria  Mezzate e e Monasterolo

RISPETTIAMO NOI STESSI

Nel corso del tempo, l’uomo ha avuto due diverse percezioni della natura: prima si pensava che fosse una forza minacciosa e potente dalla quale difendersi, oggi, al contrario, siamo noi che dovremmo difendere la natura dall’inquinamento e dalle azioni dannose che compiamo nei suoi confronti.

L’evoluzione di ciò che pensiamo della natura, secondo me, nasce quando l’uomo, con tutte le tecnologie, si è reso conto che stavamo distruggendo la natura, inquinandola e provocando maggior effetto serra e il buco nell’ozono. Abbiamo pensato che non avremmo più dovuto avere paura della natura, perché la stiamo distruggendo e lei è sempre più debole, non può più fare niente contro di noi. L’atteggiamento di rispetto nei suoi confronti di non molto tempo fa è completamente cambiato e ora ci sentiamo superiori a lei. Ci sentiamo come se lei non ci potesse più fare del male. Invece è esattamente il contrario. È proprio quando pensiamo di averla sconfitta, che la natura sferra il suo colpo più potente. Ci fa soffocare dal caldo con il riscaldamento globale, provoca sbalzi di temperatura, ci fa avere anche meno aria respirabile perché man mano che diminuiscono gli alberi, diminuisce anche la produzione di ossigeno.

“Ma allora era migliore la vecchia idea della natura, quella forte, minacciosa e potente?” Se mi ponessero questa domanda, io risponderei che penso che noi non ci dobbiamo sentire né inferiori né superiori alla natura semplicemente perché la natura siamo noi. Non esiste nessuna forza oscura e minacciosa, siamo solo noi. E ormai siamo noi quella forza che gli uomini del passato temevano. La sofferenza, la malattia, il dolore, la morte… siamo noi stessi. E stiamo anche diventando più forti e minacciosi non rispettando l’ambiente. Anzi, mi correggo, non rispettando noi stessi.

Perché è come se ci capitasse di vedere un’ombra, grande e minacciosa, e iniziassimo a prenderla a calci e pugni per distruggerla, ma poi ci accorgessimo che l’ombra era solo il nostro riflesso, il nostro fantasma, e le ferite che le avevamo inferto comparissero anche sul nostro corpo, facendoci soffrire.

È come se ci capitasse di incontrare una persona incappucciata dall’aria crudele e iniziassimo a tirarle contro coltelli, ma questi dopo averla ferita rimbalzassero e si conficcassero nella nostra carne, e poi la figura si togliesse il cappuccio e ci mostrasse la sua faccia. Ma la sua faccia è la nostra faccia, e sul viso è dipinta un’espressione di grande dolore, il dolore che stiamo provando anche noi.

Ci stiamo autodistruggendo, senza nemmeno accorgercene. Dobbiamo avere seri problemi. In teoria, dovremmo accorgercene subito se ci tirassimo una pugnalata nello stomaco, ma siamo troppo lenti e quando cominceremo a sentire dolore, il danno sarà ormai fatto e divenuto irreparabile.

Per concludere, vorrei dire soltanto una cosa alle persone che non pensano a questo pianeta, il nostro pianeta e alla sua sopravvivenza, quelle a cui non importa niente di come vivranno le future generazioni: se non vi interessa degli altri, di come vivranno, e non vi importa di rispettarle, almeno rispettate voi stessi. Perché non so fra quanto tempo, voi diventerete polvere, diventerete terra, sarete il suolo su cui i nostri figli cammineranno, sarete voi stessi l’ambiente che ora non state rispettando. Soffrirete, soffocherete, sarete bruciati dal calore del Sole che anche voi avete contribuito a catturare, e penserete che se aveste agito in modo diverso, stareste soffrendo di meno.

Questo è tutto quello che posso fare per voi. Non posso obbligarvi, non posso minacciarvi, ma posso parlarvi. Le parole sono più potenti di qualunque altra cosa, se riescono a colpire nel segno.

Questa è l’ultima cosa che posso dire. Se non volete, se non vogliamo rispettare l’ambiente, se non per amore degli altri, almeno facciamola per amor nostro questa piccola e semplice azione di rispettare noi stessi.

Lucilla C., Secondaria, team del giornalino

I videogioCHI

I videogiochi sono multi genere : horror, scienza, guerra, azione, auto, moto, avventura …

Piacciono molto perché quando non hai niente o quando hai troppo da fare, decidi di giocare dieci minuti e invece la mamma dopo quattro ore ti dice: “Smettila devi fare i compiti non è possibile che ti dico di smetterla da un’ ora e tu non mi hai mai riposto !!!”

Alcuni giochi che vi possiamo consigliare sono: Gran Theft Auto 5, è un gioco dove ci sono diverse modalità, online e storia.

Nella storia bisogna completare più di sessanta missioni  (consigliamo): le prime 10/15 missioni sono le più semplici , poi dalla 16 alla 36 sono di difficoltà normali e infine dalla 37 fino alla fine delle missioni sono complicate.

Invece nella modalità online bisogna crearsi un personaggio a piacimento e cercare di guadagnare più soldi possibili (per fare soldi bisogna completare altre missioni e eliminare gli  altri giocatori).

Un altro gioco che vi consigliamo è Call of Duty , anche in questo gioco ci sono due modalità : quella onlinela campagna, nella modalità online bisogna eliminare gli altri giocatori e nella campagna si devono completare delle missioni.

Se vi piacciono dei giochi di sport o di azione vi possiamo consigliare: Fifa 18 se vi piace il calcio, Gran turismo se vi piacciono le macchine, Topspin se vi piace il tennis…

 

 

 

 

 

Se vi piacciono i giochi di azione vi possiamo consigliare Assassins creed che è un gioco molto bello anche se un po’ violento!

I videogiochi sono molto belli e divertenti ma non devono diventare una dipendenza (non diventate come noi!)

Matteo e Francesco, Secondaria, team del giornalino

SOPHIE SUI TETTI DI PARIGI

Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna da Faber & Faber Limited nel 2013, Rooftoppers scritto da Katherine Rundell, ha raggiunto anche l’Italia con il nome di “Sophie sui tetti di Parigi”.

Una storia di amore, coraggio, amicizia e soprattutto tanta voglia di credere in un sogno all’apparenza impossibile, un romanzo coinvolgente da leggere tutto d’un fiato.

La giovane protagonista Sophie, e il padre adottivo Charles vivranno insieme con felicità in mezzo ai libri finché l’Ente Nazionale per l’Assistenza all’Infanzia deciderà di togliere Sophie dalla sua custodia.

L’impossibilità di vivere separati li farà scoprire qualcosa di incredibile che li porterà in un lungo e difficile viaggio verso Parigi. Lì Sophie farà conoscenza con Matteo e gli altri ragazzi dei tetti e racconterà loro la sua storia: racconterà della Queen Mary, della custodia del violoncello che si è rivelata un indizio per la ricerca di sua madre e del suo viaggio verso Parigi.

Insieme a loro Sophie vedrà il mondo da una prospettiva diversa e farà esperienze a dir poco elettrizzanti che l’aiuteranno nella sua ricerca.

In seguito a tante difficoltà, bugie e uno scontro con i Garier, Sophie non si arrenderà e il suo sogno diventerà realtà: un incontro più che emozionante che farà commuovere il lettore.

Questo libro insegna ad inseguire i propri sogni e ciò in cui si crede e, proprio come dice Charles, mai ignorare una possibilità.

Sophie ci insegna che l’amore è imprevedibile e può indurci a fare cose che non faremmo altrimenti.

Quest’opera mi è piaciuta molto perché dopo tante difficoltà e lezioni di vita, tutto si conclude con un lieto fine. Consiglio questo libro a chiunque!!!

“Sto cercando mia madre. E penso che sia tu la persona che sto cercando.”

  ~Sophie

 Alexia B., Secondaria, team del giornalino

IL NOSTRO AMICO BINNY

Il nostro amico Binny è un simpatico mostriciattolo del mondo incantato. Ha la carnagione azzurra, due corna di fuoco, un ciuffo color oro e le orecchie come quelle di un elfo. Inoltre ha tre occhi di cui uno può prevedere il futuro. Ha una maglietta strappata bianca e nera che rappresenta lo jing e lo jang, dei jeans tenuti in vita da una cintura con attaccato un sacchetto di cuoio contente polvere magica con cui aiuta i bisognosi. Indossa delle morbide pantofole rosa tenda. Porta sempre con sé uno scettro magico che crea oggetti e animali soprattutto PAPERE, ha anche due grandi ali con cui vola in giro in modo un po’ maldestro.

Abita in umile cassetta fuxia con un simpatico tetto di paglia, in giardino ha un piccolo tavolo dove lui si diverte a fare molti gustosi picnic insieme alla sua amica Dixy.

Dixy è la sua simpaticissima volpe domestica che vive con Binny da quando lui era piccolo; Binny l’aveva trovata quando anche lei era una cucciolotta: era affamata, aveva freddo ed era impaurita, Binny l’ha presa con sé e da quel giorno stanno sempre insieme.

Viaggia spesso, ha girato il mondo in cerca del paesaggio migliore dove vivere dopo qualche anno di viaggio insieme alla sua amica volpe l’ha trovato ma non ha smesso di viaggiare.

Il luogo in cui si è stabilito è formato da diversi paesaggi: ci sono le montagne, le colline, le pianure, un ruscello dove rinfrescarsi, farsi il bagno e prendere un po’ d’acqua, quel luogo è pieno di nascondigli per lui e Dixy per quando giocano a nascondino, a “ce l’hai” e a “mago ghiaccio”. Inoltre è comodo pe avvistare le altre fate, folletti, draghi e qualsiasi altro personaggio del mondo fatato o di qualsiasi altro mondo che stanno andando da quelle parti per vendere le loro merci, perché stanno facendo un viaggio, un party o che altro. Insomma quella zona è il luogo ideale per vivere.

Ed ecco finita la simpatica storia DEL NOSTRO AMICO BINNY.

 Margherita M., Secondaria, team del giornalino

WE WERE BORN TO DIE

Nascita, crescita, riproduzione e morte. È forse questa la vita?

Secondo il pensiero di un materialista probabilmente sì, ma per me no.

Non voglio parlare dell’esistenza di un aldilà dopo la morte, ma voglio parlare dello scopo della vita.

Che sia la fine di un lungo percorso lo scopo della vita? Sì, ma non solo.

Siamo nati per morire, e questo non si può mettere in dubbio, ma qual è il vero motivo della nostra esistenza? Perché ci troviamo qui? Cosa dobbiamo farne della nostra vita?

Secondo me ognuno è nato per realizzare i propri sogni e diventare “Qualcuno” nella propria vita.

Non importa quali siano le nostre aspirazioni, i nostri desideri o che cosa faremo, importa solo come decidiamo di vivere la nostra vita, cosa facciamo per realizzare i nostri sogni e soprattutto come ci comportiamo di fronte alle difficoltà che incontreremo lungo la strada.

La vita è diversa da persona a persona: c’è chi la vive come una sfida, chi come uno scherzo, chi con indifferenza ma siamo sempre noi a decidere come viverla. Lei ci offre sempre una possibilità con l’oggi, ce ne ha offerta una ieri e ce ne offrirà un’altra domani; abbiamo circa 27.000 possibilità nella vita perché lei ogni giorno ce ne offre una nuova, sempre diversa dalla precedente, ma pur sempre un’altra chance.

Sappiamo tutti che queste possibilità non sono infinite, sono tante ma non infinite, quindi perché sprecarle?

Quando ci dicono che siamo tutti uguali ci dicono una grande bugia. E non mi riferisco al colore della pelle, al sesso o alla nazionalità, ma mi riferisco al carattere, alla personalità, al proprio essere se stessi.

C’è chi è più dotato e chi meno, chi è più intelligente chi meno, chi è sensibile, chi è indifferente. C’è chi è stato fortunato infatti la natura gli ha regalato un talento o una dote e riesce a farsi valere e riesce a realizzare i propri sogni senza riscontrare grandi difficoltà, mentre c’è chi deve lottare per riuscire e nulla gli viene dato senza sacrificio.

Se guardiamo la natura da questo punto di vista possiamo notare quanto questa sia ingiusta, ma questo è un altro discorso.

Per la maggior parte di noi la vita non è uno scherzo, tantomeno un gioco. É una montagna da scalare, piena di ostacoli da superare, salite ripide e fosse molto profonde nelle quali cadiamo e dobbiamo trovare modo di uscirne.

Però, alla fine, una volta in cima a quella montagna, è tutto finito. La vista dalla cima di quella montagna è meravigliosa e crea in noi una sensazione di quiete e calma, ci fa rilassare immersi nei ricordi e cadere in un sonno profondo. Ma quanto tempo è passato da quando abbiamo iniziato a scalare quella montagna?

Dipende. Dipende da quanto essa fosse alta e dipende dal modo in cui l’abbiamo scalata ma è comunque passato tantissimo tempo e quelle che ci sembravano tante opportunità sono finite. Dopo tanto, tantissimo tempo, sono finite.

E a questo punto ripropongo questa domanda: qual è lo scopo della vita?

Sicuramente la vita è qualcosa di ben più profondo della scalata di una montagna, la vita è un cammino lungo diversamente da individuo a individuo e prevede la scoperta di se stessi e degli altri.

La vita è un viaggio, una sfida, la nostra più bella esperienza… 

“Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo e pensa come se non dovessi morire mai.”

~Jim Morrison  

 

Alexia B., Secondaria,

team del giornalino

CORAGGIO E PAURA

Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.

Martin Luther King

Il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta.

Sir Winston Churchill

Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo.

Mahatma Ghandi

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Rita Levi Montalcini

Tieni per te le tue paure, ma condividi con gli altri il tuo coraggio.

Robert Louis Stevenson

Se non ti arrampichi, non puoi cadere. Ma vivere tutta la vita sul terreno non ti darà gioia.

Anonimo

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.

Seneca

Colui che è coraggioso è libero.

Seneca

Quando si perde la ricchezza, non si perde nulla; quando si perde la salute, si perde qualcosa; quando si perde il coraggio, si perde tutto.

Billy Graham

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.

Giovanni Falcone

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.

Paolo Borsellino

Troppi di noi non vivono i loro sogni perché stanno vivendo le loro paure.

Anonimo

Se c’è soluzione perché ti preoccupi? Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?

Aristotele

Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare.

Elbert Hubbard

 

O è il male ciò di cui abbiamo paura, o il male è che abbiamo paura.

Sant’Agostino

a cura di Arianna V., Secondaria, team del giornalino

LE AVVENTURE DI MAMMA E MAMMO DRAGO

 La mamma e il mammo drago sono due abitanti del mondo delle favole, hanno tre figli ma di questo parleremo dopo, ora direi di cominciare la storia.

La mamma e il mammo drago in realtà non si chiamano proprio “mamma e mammo drago” in realtà quelli sono solo i simpatici nomignoli che gli hanno dato i lori figli.

La mamma draga in realtà si chiama Cristal ed è un’elegantissima draga rosa con le squame e gli artigli fucsia, due ali e la coda dello stesso colore della pelle, inoltre ha due splendidi occhi color violetto e ha perfino una folta cresta.

La sua più grande passione è quella di volare in giro e aiutare le persone che sono in difficoltà, sin da piccola ha sempre avuto questo istinto altruista; mi raccomando però, state attenti a non farvi ingannare da questo suo aspetto buono e gentile perché se la fate arrabbiare, innervosire o fate qualcosa che in qualche modo le possa dar fastidio, potrebbe diventare il vostro peggior incubo: potrebbe diventare il pauroso orco del gatto con gli stivali che abita in un paesino lì a fianco, la strega con la sua mania di trasformare le persone (per esempio quel povero ragazzo che ha trasformato in un ferro da stiro), o addirittura rischiate che si trasformi in vostra zia Adele.

Ora però parliamo del mammo drago.

Il mammo drago invece si chiama in realtà Stronfolo lui ha la pelle, le ali e la coda blu e le squame e artigli azzurri inoltre ha anche due maestose corna anch’esse azzurre.

Lui da piccolo è sempre stato un po’ birbantello: insomma si divertiva a fare scherzetti di ogni tipo ai suoi amici, un giorno però fece uno scherzo alla persona sbagliata, ”Cristal”, stranamente però lei non si arrabbiò perché vide in lui del buono, lei se ne innamorò e in una maniera o nell’altra, con un po’ di pazienza lo aiutò a smettere di fare dispetti a tutti.

Ora Stronfolo non fa più dispetti e aiuta Cristal a aiutare chi è in difficoltà anche se a volte gli manca fare dispetti ma cerca di non pensarci.Con Stronfolo però potete stare tranquilli perché non si arrabbia quasi mai e se si arrabbia non diventa un mostro come sua moglie.

Ora però parliamo della loro storia:

come sapete Stronfolo e Cristal si sono conosciuti a causa di un simpatico scherzo che da ragazzino Stronfolo aveva fatto a Cristal, voi vi chiederete cosa aveva fatto Stonfolo. Beh, dovete sapere che Stronfolo erano mesi che progettava lo scherzo migliore che avesse mai fatt, “lo sgambetto” così, scelse l’unica persona a cui non aveva ancora  mai fatto nessuno scherzo: Cristal.

Cristal come ogni giorno stava andando in giro a cercare le persone più in difficoltà, Stronfolo la seguiva di nascosto mentre girava per il bosco, a un certo punto Stronfolo pensò: “Ora è il momento giuso” allungò la gamba (forse anche fin troppo) e fece volare Cristal per terra. “Cosa stai facendo?!” esclamò Cristal col ginocchio che le sanguinava e il fumo che le usciva dalle orecchie. “Scusa non volevo farti male era solo uno scherzo” affermò Stonfolo allungandole un fazzoletto con le guance rosse dall’imbarazzo e un espressione triste di scuse, in quello sguardo Cristal vide che a Stronfolo dispiaceva, smise di urlare e il fumo che le usciva dalle orecchie scomparve, nei suoi occhi si intravide un’espressione interrogativa, Cristal guardava Stronfolo che per il troppo imbarazzo scappò via.

Il giorno dopo Stonfolo si mise a cercare Cristal in giro per il bosco quando la trovò le chiese se era ancora arrabbiata con lui, lei rispose di no e gli disse : “Stai tranquillo ormai è acqua passata” a quelle parole Stronfolo si mise a urlare e a volare in giro col cuore colmo di felicità, quando si calmò chiese a Cristal se volesse un gelato, lei rispose di sì e da quel giorno divennero migliori amici, si divertivano a giocare sempre insieme e vissero per sempre felici e contenti.

No, scherzo, la storia non finì così, anzi ora è meglio continuarla.

Cristal e Stronfolo s’innamorarono l’uno dell’altra si sposarono e fecero tre uova da cui nacquero tre adorabili draghetti: Stella, la più grande, una draghetta un po’  vanitosa con la pelle di color rosso e con una folta criniera, forse la più bella dell’intero mondo incantato. Non sopporta le persone o le altre creature incantate che non sono oneste con lei, ma una cosa che odia di più è farsi vedere in giro con la criniera spettinata.

Il secondo si chiama Cancia, è un draghetto un po’ stupido ma con una gran voglia di fare sempre nuove amicizie anche di persone più grandi e più piccole di lui, ha la pelle verde e due corna di cui una gli si è rotta quando aveva poco più di un mese (forse per questo non è proprio un genio). A volte è un po’ fifone ma sa che può sempre chiedere aiuto alle sue sorelle o ai suoi amici e subito gli verrà dato.

L’ultima è Mollica una simpatica draghetta con la pelle gialla, una corta criniera e due piccole corna, Mollica ha un carattere molto avventuroso e come la madre anche molto altruista, non ha molti amici ma quelli che ha sono sinceri.

Stella, Cancia e Mollica litigano quasi sempre ma sanno che ognuno ci sarà sempre quando l’altro avrà bisogno.

Potrei continuarvi la storia degli altri personaggi che possiamo incontrare nel mondo incantato come ad esempio: Binny e la sua simpaticissima amica Dixy; Toffee, quella dolcissima ragazza fatta di caramelle che abita in un paesino poco lontano da dove abitano la mamma, il mammo drago e la loro famiglia; Lostris, quella bella fanciulla con un grande spirito guerriero e una gran passione per l’oceano e per l’avventura e che tra tutti è quella che abita più lontano in un mare pieno di avventure e di nuovi posti da esplorare (insomma il posto più adatto per una come lei); e infine il dio degli elementi così chiamato da tutti, è lo stregone più potente del mondo incantato, è perfino più potente di Merlino, ma è anche il più temuto da tutti, a causa del suo potere che è capace di mandare chiunque nel regno degli inferi.

Ma credo che per oggi siate stanchi delle mie storie quindi ora possiamo dire che la mamma, il mammo drago e tutta la loro famiglia vissero felici e contenti (per ora).

Margherita M., Secondaria, team del giornalino

DIVERTITI CON FAVIJ

“Bella a tutti ragazzi e benvenuti in questo nuovo video; io sono Favij e oggi siamo su…”

Sicuramente sentendo questa frase vi verrà in mente Favij e avete ragione.Favij, il cui vero nome è Lorenzo Ostuni, è lo youtuber italiano con più iscritti, 4 milioni e 100 mila e da cinque anni a questa parte fa video in cui gioca a vari videogiochi; infatti si può anche far chiamare player.

Inizialmente lavorava in un gruppo chiamato “the shared games”, poi si è staccato perché ha voluto vedere se avrebbe avuto successo a fare video da solo e direi che c’è riuscito.

Nel suo canale è riuscito a mettere dei contenuti anche non eccessivamente interessanti ma con il suo umorismo riesce sempre a renderli divertenti. Con una media di un video al giorno, è riuscito a postare quasi duemila video!

Favij non è solo un gamer perché nel suo canale, oltre a innumerevoli videogames che ha fatto nel corso della sua carriera da youtuber, come Happy Wheels, Turbo Dismount, Slither Io, Sumotori Dreams o Trollface quest e altri migliaia di video,  lui fa anche blog  dove commenta la sua vita.

Non solo, lui fa anche un altro genere di video, o almeno, faceva, chiamato “Favijrisponde” in cui si confronta con noi da amico e ci rende partecipi della sua vita.

Il bello dei suoi video è che, per ogni genere di contenuti, riesce a farci ridere e renderci felici.

Ovviamente dico “noi” perché io, essendo suo fan ed essendo iscritto al suo canale, so quello che scrivo.

Ad esempio due o tre giorni fa ha fatto un video di un videogame chiamato “Barbie Dreamhouse Party”; può sembrare la cosa più noiosa al mondo ma lui è riuscito a renderla divertente.

Non possiamo dire che lui si astenga quando in un videogame perde, dice tante parolacce. I suoi video non sono molto family friendly ma comunque bellissimi.

Mi sono iscritto al suo canale due anni fa e ho intenzione di rimanerci. fino a quando fa ridere e quindi … Quindi…

“Basta, spero che questo video vi sia piaciuto, lasciate un mi piace, anche alla pagina di facebook che come in ogni video trovate nella descrizione, se non siete ancora iscritti iscrivetevi e noi ci vediamo in un prossimo video; bella ragazzi”

Tommaso R., Secondaria, team del giornalino

DALLA PASSIONE PER LA MUSICA ALLA MUSICA DEL CUORE

Eccoci tornati con un’altra intervista, un’intervista con il signor Mario.

Salve signor Mario, le volevamo fare delle domande sul suo lavoro: perché ha scelto di fare questo lavoro, cioè l’infermiere?

Ho scelto questo lavoro perché mi piace aiutare le persone che soffrono e che hanno bisogno di cure.

Da piccolo pensava che avrebbe fatto l’infermiere?

No, io da piccolo pensavo che da grande avrei fatto il DJ radiofonico o il batterista perché sono un grande appassionato di musica.

Perché non ha coltivato queste passioni?

Il corso da musicista era troppo costoso e la mia famiglia non poteva permetterselo; mentre le radio un tempo non pagavano i dj come oggi.

Le piace il suo lavoro?

Sì, mi piace molto, e se fatto con passione, è ricco di soddisfazioni e io mi impegno tanto.

È pesante il suo lavoro?

Abbastanza, ma l’entusiasmo e l’impegno con cui lo faccio non mi fa pesare la fatica.

Le è mai capitato di salvare qualcuno dalla morte?

Sì tanti, ricordo con emozione di aver salvato, grazie ad un mio intervento tempestivo, un ragazzo di venti anni.

Che cosa era successo?

Mirco, un ragazzo ricoverato in cardiologia per un esame, ha avuto un arresto cardiaco e io con un massaggio cardiaco sono riuscito a tenerlo in vita sino all’arrivo dei medici.

Grazie quindi al suo intervento si è salvato?

Sì e ricordo ancora adesso le lacrime di gioia dei genitori nel ringraziarmi.

Grazie signor Mario, la nostra intervista finisce qui.

Arrivederci e grazie per averci dedicato il suo tempo.

 

Jacopo L. N., Secondaria

QUAL ERA IL TUO SOGNO?

Intervista a mio papà

Non ho mai intervistato nessuno e la cosa mi emoziona un po’, inoltre conosco già il lavoro che voleva fare mio padre da ragazzino: il giornalista, proprio come me, e quindi non so bene quali domande fargli e come fargliele.

Comunque mi  “faccio coraggio”, scendo le scale e mi piazzo davanti a mio papà, che sta guardando qualcosa al computer.  Lui sa già che avrei dovuto fargli questa intervista e quando mi vede con in mano il foglio per prendere gli appunti sorride; chissà, forse starà pensando a quando anche lui sognava di intervistare qualcuno…

– Che lavoro volevi fare da piccolo?

– Da piccolo volevo fare il calciatore, un po’ come tutti i ragazzi, ma, insomma, a un certo punto è arrivato un momento in cui ho capito che per riuscirci avrei dovuto avere tanto talento e io non lo avevo.

– E poi?

– Poi ho deciso che sarei voluto diventare un giornalista. Mi piaceva una scrittrice, Oriana Fallacci, che era un inviata di guerra e io avrei voluto fare proprio l’inviato di guerra, oppure l’inviato sportivo, sempre per restare in tema calcio.

– Ma alla fine non sei diventato un giornalista…

– No, sono un assicuratore. Ho iniziato a vendere assicurazioni durante l’università perché una compagnia mi aveva preso e poi ho deciso di continuare a farlo.

– Ma ti piace o no?

– Sì, sì.

– Ma se potessi cambiare, faresti il giornalista?

– Certamente!

– Quindi avresti voluto molto fare il giornalista… Hai scelto le scuole apposta per diventare giornalista o solo perché ti piacevano?>

– Beh, mi sono laureato in scienze politiche perché era una delle facoltà più complete e quindi avrei potuto avere più conoscenze e in più ambiti e questa era una buona cosa per un giornalista. Invece ho fatto il liceo scientifico perché mi piaceva.

– Quando hai capito di voler diventare un giornalista?

– Quando ho letto per la prima volta un libro della Fallaci, quindi in prima o seconda superiore.

– Ma quindi perché non sei diventato un giornalista?

– La verità è che alla fine non ci ho neanche provato. Forse avrei anche potuto farcela ma come assicuratore guadagnavo anche discretamente e poi sapevo che era una strada difficile.

Mio padre sembra essersi perso nei suoi ricordi, poi riprende:

-C’ era anche una scuola di giornalismo a Milano che partiva ogni due anni ma l’anno in cUi io avrei dovuto iniziare l’università non c’era e alla fine ho fatto scienze politiche. Diventare giornalista non era facile a quei tempi… avrei dovuto iniziare ad entrare in qualche redazione e scrivere qualche articolo ma io ho scritto solo qualche stupidata su dei giornaletti di musica.

-Ma quindi non ci hai veramente provato! 

-No, ma non credo che ce l’avrei fatta comunque. Era un mondo difficile e doevevi essere proprio bravo, insomma, la Fallaci era un genio, pensa che a cinque anni scriveva già delle storie e poi faceva delle interviste bellissime, era così brava che la gente voleva addirittura essere intervistata da lei.

-Ma i nonni erano d’accordo sul fatto che tu diventassi un giornalista?

 -Molto probabilmente non sapevano neanche cosa volessi fare, comunque a loro interessava solo che io fossi felice.

-E adesso sei felice del tuo lavoro?

 -In fondo sì, è divertente perché devi convincere la gente a comprare le assicurazioni, parli molto con le persone e poi è un lavoro che può anche tornare utile alle persone.

-In che senso?

-Quando compri un’assicurazione, ti impegni a versare dei soldi così se ti capita un incidente d’auto o qualsiasi incidente per cui hai l’assicurazione, ti vengono dati dei soldi per riparare i danni.  Ad esempio noi abbiamo l’assicurazione per la casa: nel caso prendesse fuoco la casa, l’assicurazione ce la ripagherebbe.

-Però comunque alla fine l’assicurazione ci guadagna.

 -Certo, vengono fatte delle indagini statistiche in base alle quali si riesce a stabilire tutti i prezzi in modo che le assicurazioni ci guadagnino. Poi noi vendiamo anche i fondi pensione che sono delle specie di pensioni, simili a quella che ti da lo Stato.

-Ho capito, quindi in conclusione possiamo dire che sei felice del tuo lavoro nonostante non sia quello che sognavi di fare.

 -Eh sì!

Elisabetta M., Secondaria, team del giornalino

INTERVISTA AD UN PADRE INTERNAZIONALE

Siamo qui, alle 10.05 nella cucina di casa mia davanti ad un piatto di “brutti ma buoni” per parlare del lavoro di mio padre.

Per la prima volta posso riuscire ad approfondire le mie conoscenze sul lavoro di mio padre tramite delle domande. Inizio l’intervista.

CHE LAVORO FAI?

Io sono lHead of consulting team, cioè sono responsabile del team dei consulenti di una società che produce una tecnologia informatica per lo sviluppo di Business Analitics.

I Business Analitics fornisco al management aziendale tutti quei supporti informativi per guidarli nelle decisioni e nelle azioni.

PERCHÉ HAI SCELTO QUESTO LAVORO?

Perché mi permette di lavorare in un ambiente internazionale svolgendo un’attivitá sempre varia con interlocutori diversi.

COME È LAVORARE IN INGHILTERRA (LONDRA)? QUALI SONO LE TUE ABITUDINI E COME COMUNICHI IN UFFICIO?

In due anni che lavoro in Inghilterra sono arrivato alla conclusione che si beve tanto tè, si parla parecchio Inglese, inizialmente mi veniva complicato riuscire a capire, mai a parlare, ma adesso riesco a comprendere bene e imparo continuamente cose nuove che in Italia nelle scuole non mi avevano insegnato.

Un’altra cosa che ho notato è che qui si passa tanto tempo a parlare del tempo e del weekend.

A Londra negli uffici non esiste la pausa pranzo: ognuno si compra il pranzo e se lo mangia alla propria scrivania.

Alla sera di solito si finisce di lavorare prima, raramente si fa tardi, in quanto i britannici cercano maggiormente di conciliare lavoro e qualità della vita, diversamente dagli Italiani.

Il venerdì pomeriggio, intorno alle 17.00 (per noi 18.00), è piuttosto comune ritrovarsi con i colleghi al pub con una pinta di birra prima di andare a casa. Io normalmente bevo del sidro o della birra senza glutine.

Un’ultima cosa è che solo in Inghilterra, in ufficio, ho la possibilità di mangiare porridge a colazione.

IN COSA CONSISTE UNA NORMALE GIORNATA LAVORATIVA?

Dipende se sono on site dal cliente ovvero se sono in ufficio. Se sono dal cliente, siccome spesso è lontano da Londra devo prendere il treno presto al mattino o partire presto con la macchina e poi la giornata viene dedicata interamente al cliente da cui mi sono recato parlando delle loro esigenze, analizzando insieme lo stato dei progetti in cui siamo impegnati o analizzando insieme i risultati ottenuti.

In ufficio invece tutti questi argomenti di cui mi sono occupato da un solo cliente vengono discussi e affrontati sulla base dell’esigenza del team.

COME TI SENTI A DOVER PRENDERE L’AEREO PER LONDRA OGNI SETTIMANA?

È molto stancante poiché arrivo tardi a casa venerdì sera e riparto presto in lunedì mattina per affrontare un viaggio che in totale dura più o meno cinque ora per dover essere puntuale in ufficio la mattina stessa.

Ci sono anche dei lati positivi: in aereo, non potendo comunicare, posso guardarmi le serie televisive scaricate in precedenza sul telefono senza distrazioni.

Alla luce di quello che mi ha risposto mio padre mi rendo conto della complessità e della particolarità del suo lavoro.

La cosa che mi dispiace di più è che, a causa della sua professione, non ci vediamo tutti i giorni, ma sono fiero del lavoro che fa.

Tommaso R., Secondaria, team del giornalino

VOLETE CONOSCERE LE STORIE DI ALEX, ELIGIO, LUCY E MAL?

Come spesso accade, la prof Biasiolo ha avuto un’idea divertente e alternativa per insegnarci a lavorare in gruppo: ci ha proposto di dividerci in quattro gruppi e di leggere un libro per gruppo, sulla base dei quali abbiamo realizzato dei booktrailer.

È stato un lavoro impegnativo, ma i risultati sono stati soddisfacenti, e ora… i ragazzi della IID vi augurano una buona visione e sperano di invogliarvi a leggere questi emozionanti libri!

-IID secondaria

SUPERMIND GIRL

Un giorno, mentre me ne stavo a casa mia, per i fatti miei, qualcuno bussò alla porta. “Chi è?” chiesi, nessuna risposta. “Chi è?” spazientita aprii la porta: per poco non mi venne un colpo! Fuori dalla porta vidi un uomo con un camice bianco, delle scarpe nere enormi, aveva dei capelli lunghi grigi e neri e dei buffi occhiali tondi che lo facevano sembrare una mosca.

Mi disse che era il nuovo vicino e voleva invitarmi per un thè, all’inizio rifiutai, poi però accettai la proposta di quello che mi sembrava un brav’uomo, solo un po’ bizzarro nell’abbigliamento.

Quando entrai in salotto, fui catapultata in un laboratorio che sembrava uscito da un film di fantascienza. Affascinata cominciai a camminare tra le macchine, sembravano molto strane e ce n’erano alcune piene di liquidi colorati, altre contenevano piccoli animali, che a prima vista mi apparirono mutanti.

Il professor Ka, così mi aveva detto di chiamarsi, mi spiegò che lui era un grande scienziato ma nessuno l’aveva preso sul serio nel suo paese: l’Ungheria. Allora lui aveva pensato che cambiando paese, forse qualcuno l’avrebbe considerato.

Mentre bevevo il thè che mi aveva offerto mi sentivo strana, cominciò a girarmi la testa e chiesi di andare a casa.

Mi sdraiai sul mio letto e mi addormentai.

Il giorno dopo mi alzai solo quando mi sentii la sveglia, o forse no?

Quando mi allungai per spegnerla mi accorsi che non ero nel mio letto ma stavo fluttuando nel vuoto! Caddi per lo spavento; continuai a ripetermi che era un sogno e tornavo a letto ma quando provavo ad aprire gli occhi mi ritrovavo in aria e la scena si ripeteva. Dopo una mezz’oretta di questo decisi che era reale: io volavo davvero!

Per poco non svenni, volare? È meraviglioso!

Capii subito che il professor Ka non era una persona qualunque.

Mi precipitai subito fuori ancora in pigiama. Il professore non sembrava sorpreso di vedermi. “Che cosa mi hai fatto?” urlai. Cominciò a raccontarmi la seconda parte della sua storia, disse che aveva scoperto un liquido in grado di dare dei super-poteri, ma dopo un piccolo incidente con un esperimento e un uomo-cane, nessuno volle fargli più da cavia e quando mi presentai pensò che fossi la candidata ideale. In effetti ho sempre voluto volare.

Il professor Ka volle che io diventassi il difensore della mia città, accettai però il nome lo sceglievo io.

Con una tuta azzurra e bianca, una corona oro e un paio di stivali sarei diventata “Supermind girl” che significa “ragazza super-cervello”.

Ancora oggi vado a lezioni di volo dal professore ma, grazie ai cinque mesi e le centinaia di cadute, oggi riesco a fluttuare come un uccellino.

E questa è la storia del perché mi ritrovo a salvare il mondo con una tutina e uno scienziato pazzo che mi fulmina ogni giorno “per sbaglio”.

Spero che non arrivino altri poteri!

Illustrazione: Elena R., Secondaria, team del giornalino

Testo: Emma C., Secondaria, team del giornalino

RIBELLI CONTRO LA MAFIA

Il giorno mercoledì 12 ottobre 2017 alle ore 10.00 le classi terze degli istituti “Montalcini” e “De André” si sono recate al teatro “De Sica” per assistere allo spettacolo “Ribelli contro la mafia”.

Si trattava di un evento organizzato da nove volontarie che hanno deciso di dedicare parte del loro lavoro a noi ragazzi per parlarci e per farci capire meglio cos’è e come agisce la mafia.

Sul palco le nove donne sono schierate con una sciarpa rossa legata al collo, in attesa di raccontarci delle storie, delle storie di coraggio, quel coraggio che quasi nessuno riesce a tirare fuori.

Prima che inizi la presentazione, Chiara Gatto, assessore dell’istruzione, fa un discorso a noi giovani dicendo che la mafia non è così lontana come crediamo, ma che anche a Milano è molto presente, evidenzia il fatto che solo a Peschiera Borromeo i beni confiscati alla mafia sono ben quattordici.

Così, viene fatto partire un video, dove Pietro Grasso parla delle prime donne che hanno avuto il coraggio di rompere l’omertà; fra queste c’è Serafina Battaglia, moglie di un pentito mafioso ucciso, è stata la prima donna a testimoniare contro la mafia.

Dunque, ci è viene raccontata la prima storia …

Rita Atria. Diciassettenne, di famiglia mafiosa, dopo la morte di suo padre e suo fratello decide di non sottomettersi a questo sopruso, parla.

Parla e raggiunge Borsellino che la accoglie a braccia aperte, diventando il suo punto di riferimento e quando Borsellino viene ucciso Rita non resiste e si lancia dal quinto piano di un palazzo, mettendo fine alla sua breve vita. Nonostante tutto, è stata di grande aiuto.  Al suo funerale nessuno del suo paese d’origine si è presentato, e nessuno si è mai presentato alla tomba, tranne una donna vestita di nero e incappucciata, sua madre. Con in mano un martello e in testa un’idea talmente viscida da portarla a distruggere la tomba, spaccando il marmo e cercando di cancellare per sempre il nome della figlia, quella figlia che dal momento in cui era andata contro le sue idee, lei aveva reputato il disonore della famiglia.

La seconda testimonianza è quella di Rosaria Capacchione, giornalista che ha indagato sui rifiuti tossici nella terra dei fuochi, ma le sue indagini sono andate troppo a fondo per i canoni della mafia, portandola a dover vivere sotto scorta. Ma, come dice Rosaria in un saggio, il lavoro del giornalista è uno: dire la verità. E a volte il prezzo da pagare per averla detta è alto. A Rosaria però non importa, lei continua a sostenere il fatto che il suo lavoro non sia niente di diverso, che lei lo stia semplicemente svolgendo.

Poi è il turno di Lea Garofalo, molti di noi forse l’hanno già sentita nominare, ma altri no e ascoltano attenti una storia di incredibile coraggio.

Lea Garofalo si era innamorata follemente di un uomo, e l’aveva sposato; peccato solo che quell’uomo fosse un boss mafioso e che ad un certo punto lei non ce l’abbia fatta più a resistere. Così Lea ha denunciato tutto alla polizia e ha preso la sua bambina, Denise, e insieme si sono rifugiate al nord, a Milano, per farsi una nuova vita.

Ma il  padre di Denise le ha raggiunte, ha cercato di riallaciare i rapporti con la donna che era stata sua moglie e ad un certo punto Lea ha ceduto, ha accettato di incontrarlo e una sera, mentre la figlia aspettava per prendere un treno che le avrebbe portate ancora in un’altra città, l’ha incontrato. Lea non ha mai preso quel treno. Perché quella sera è stata strangolata con una tenda e sciolta nell’acido proprio da suo marito. E tutto solo perché aveva avuto il coraggio di parlare, di dire le cose come stavano.

Un’ altra donna è Felicia Impastato, madre di Peppino Impastato, moglie di un boss mafioso.

Felicia è ricordata perché ha fatto di tutto per far sì che la morte di suo figlio non venisse dimenticata e ricordata come un suicidio. Infatti Peppino è stato ucciso sotto un treno perché aveva avuto anche lui il coraggio di denunciare la mafia. Mafia che aveva conosciuto fin da bambino, mafia che aveva in casa e addirittura “a soli cento passi” da casa.

Poi viene Maria Lanzetta, farmacista calabrese divenuta sindaco e minacciata dalla ‘ndrangheta che le ha bruciato la farmacia, ora vive sotto scorta.

E poi ancora Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, che ha applicato leggi che infastidivano la ’ndrangheta e ora vive sotto scorta.

Dopo di lei Renata Fonte, consigliera comunale e assessore alla cultura a Nardò, Lecce, che ha fatto rifiorire un parco dove i mafiosi gettavano rifiuti tossici, uccisa con tre colpi di pistola sotto il portone di casa sua.

È poi il momento di raccontare la storia di Carmela Iuculano, altra moglie di un boss mafioso che inizialmente sembrava opporsi al marito ma poi decise di appoggiarlo mentre lui era in carcere. Un giorno però, la polizia si presentò a casa sua, quella volta però non cercava suo marito, ma lei. Le diedero gli arresti domiciliari perché aveva tre figli e la sua vita sarebbe andata avanti così se un giorno la figlia più grande non le si fosse avvicinata e le avesse detto che lei felice non lo era, non lo era per niente. Solo a quel punto Carmela trovò il coraggio di essere libera, divenne una pentita e confessò tutto, accusando anche il marito. Ora vive sotto scorta.

E infine, Rosaria Costa, vedova dell’agente Schifani, ragazzo morto con il resto della scorta di Falcone. Rosaria era giovane ai tempi della sua morte, aveva un’idea ben chiara stampata in testa: “Io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio”. E questa frase, rivolgendosi ai mafiosi, Rosaria ha avuto il coraggio di urlarla tra le lacrime al funerale di suo marito. Adesso si è risposata e vive a Sanremo.

A questo punto, le biografie sono finite e le nostre interpreti si godono un meritato applauso. Poi inizia a sentirsi una musica e le protagoniste ci invitano ad alzarci in piedi e a camminare e ballare con loro il “ballo dei cento passi”, in onore di Peppino Impastato, all’inizio c’è un po’ di diffidenza ma alla fine tutti si alzano in piedi.

Dopodichè viene stilato un decalogo con delle regole per combattere la mafia tra cui è importante ricordare: non fare uso di droghe, non usare slot machine e non avere paura di parlare, perché la mafia esiste se le persone la lasciano esistere.

La conferenza termina con alcune nostre domande a cui le volontarie e l’assessore Gatti rispondono senza esitazione e  il tutto finisce alle 12.00.

Sono passate solo due ore da quando siamo entrati a teatro eppure in queste due ore abbiamo ascoltato storie che per noi erano forse inimmaginabili, due ore dopo le quali siamo diventati tutti un po’ più consapevoli.

Chiara T., Elisabetta M., Secondaria

QUANDO LA SCUOLA DIVENTA VITA

È bellissimo quando a scuola i libri non c’entrano più, o meglio sono un punto di partenza per fare di una proposta didattica un’occasione di vita: sono la creatività, il cuore, le esperienze che si incontrano e si confrontano a prendere il sopravvento e a far diventare appunto la scuola “vita”.

Così è stato per noi che abbiamo aderito al progetto “Toponomastica della memoria”, proposto da Libera sud-est Milano e sostenuto dall’Amministrazione Comunale di Peschiera Borromeo.  È stato chiesto agli studenti delle Scuole Secondarie di Peschiera, l’Istituto “Rita Levi Montalcini” e l’Istituto “De André”, di scegliere ciascuna il nome di una via tra una rosa di sei candidate, donne vittime innocenti di mafia. Questo ha offerto l’occasione agli studenti di Peschiera di essere protagonisti della vita della loro città e al tempo stesso di conoscere da vicino una vittima innocente di mafia. L’Istituto “De Andrè” ha scelto Lea Garofalo e noi della “Montalcini” Annalisa Durante. Per noi dell’Istituto Montalcini partecipare a questo progetto è stata un’esperienza forte, perché la vittima scelta all’unanimità dai nostri studenti, Annalisa Durante, era una ragazza di soli quattordici anni, uccisa il 27 marzo 2004, a Forcella, un quartiere di Napoli, durante uno scontro a fuoco tra fazioni di camorra.

Annalisa, come molte adolescenti scriveva un diario che i suoi genitori hanno deciso di pubblicare. Così noi abbiamo letto insieme quelle pagine e abbiamo sperimentato da vicino il potente potere della scrittura, che ci rende vivi oltre la nostra vita. Leggere il diario di Annalisa è stato come incontrarla di persona e questo ha rafforzato nei ragazzi la loro prima intuizione che li ha portati a scegliere tra quelle sei donne Annalisa Durante: lei era una di loro. Era innamorata della vita e di Francesco, a scuola amava ridere e scherzare, adorava gli animali, aveva tante domande e insieme tante certezze, aveva fiducia nel futuro, proprio lei che viveva in un quartiere difficile di Napoli.

Così alcuni dei nostri studenti hanno pensato di rivolgerle un’intervista immaginaria, mentre i miei studenti di seconda D hanno realizzato un video, che è come una lettera in cui parlano di e con Annalisa: questo video è veramente il frutto di un lavoro corale, ognuno di loro ha fatto qualcosa. Chi ha estrapolato frasi dal diario, chi ha cercato foto, chi ha scelto la musica, chi ha recitato, chi ha registrato audio, chi ha montato il video … a me il compito di “orchestrare” le loro idee.

Incontrare Annalisa, capire l’ingiustizia della sua morte e pensare all’ingiustizia della morte di tante altre vittime di mafia è stato immediato per i miei ragazzi, non ho avuto bisogno di spiegare nulla. La rabbia e la voglia di cambiare il mondo vengono di conseguenza nel cuore di tredicenni svegli e pieni di speranze.

Un grazie a Caterina Molinari, Sindaco di Peschiera Borromeo, a Margherita Fazio, nostro Dirigente Scolastico, a Leonardo La Rocca, responsabile di Libera sud-est Milano, a tutti i professori che hanno collaborato al progetto, agli alunni della scuola, in particolare agli alunni di terza B, di seconda C e ai miei meravigliosi alunni di seconda D.

Un grazie speciale a Chiara, Elisabetta e Martina e a tutti coloro che, come loro stesse hanno invitato a fare la sera del 31 maggio in Consiglio Comunale, decideranno “di essere felici e di godere della propria libertà in onore non solo di Annalisa, ma di tutte le vittime innocenti di mafia a cui libertà, felicità e vita sono state tolte”.

Prof.ssa Sandra Biasiolo

I NOSTRI AFORISMI

LA VITA È…

Come un uovo di Pasqua: è sempre piena di sorprese.

Come una pianta in fiore: se la curi bene, ti dà buoni frutti, ma se non fai attenzione, si secca.

Come un diamante prezioso da tenere, ma facile da perdere.

Come il cibo: devi provare ogni gusto.

Come il vino: più si avanza con gli anni, più si diventa buoni.

Come un foglio bianco, su cui noi scriviamo la nostra storia.

LA MORTE È …

Come una seconda chance, perché, una volta arrivata, la tua anima continua a vivere nei cuori di chi ti ha voluto bene.

Come il vento: ti porta via tutto.

 

 

L’AMICIZIA È …

Come la Nutella: non vivresti mai senza.

Come un diamante: è sempre desiderata.

 

 

L’AMORE È …

Come la guerra: devi combattere per vincere.

Come la vita: non puoi farne a meno.

Come le montagne russe: è tutto un saliscendi.

LE VACANZE SONO…

Come la pizza: piacciono a tutti!

 

 

 

LO SPORT È…

Coraggio come la vita.

IL MARE È…

Come la storia: svela tanti segreti, ma ne crea altrettanti.


LA NAUTRA È …

Come la speranza: non muore mai.

Classe I D, Secondaria

L’AMORE È…

L’amore è qualcosa di impalpabile, nessuno può capire che cosa stai provando finché non troverà a sua volta il primo vero amore.

Arianna V.

L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.

Paulo Coelho

L’amore è quando la felicità di un’altra persona è più importante della tua.

Jackson Brown

L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.

Albert Einstein

L’amore è quando non riesci a dormire perchè finalmente la realtà è migliore dei tuoi sogni.

 Dr Seuss

L’amore è l’ala che ci aiuta a volare verso l’infinito.

Romano Battaglia

L’amore è il nostro vero destino. Non troviamo il significato della vita da soli. Lo troviamo insieme a qualcun altro.

Thomas Merton

Il vero amore è come una finestra illuminata in una notte buia. Il vero amore è una quiete accesa.

Giuseppe Ungaretti

L’amore è il solo fiore che possa fiorire senza l’aiuto delle stagioni.

Khalil Gibran

L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.

Paulo Coelho

Amore non è guardarci l’un l’altro, ma guardare insieme nella stessa direzione.

Antoine de Saint-Exupéry

Ho scritto ti amo su un foglio e la mamma me lo ha strappato. Ho scritto ti amo sul mio cuore e nessuno me lo ha toccato.

Annalisa Durante

Aforismi scelti da Arianna V.,

team del giornalino

RABBIA, PAURA E SOLITUDINE DIVENTANO POESIA

LA MALEDIZIONE DELLA LUNA

In questi giorni  sono spesso arrabbiata,

a volte per una persona mancata,

altre per una brutta giornata.

Quando riesco a divertirmi in giardino,

risalendo in casa inciampo in un gradino;

più che rabbia sembra sfortuna,

ma credo che sia la maledizione della Luna.

                                                                                                                                                                                                                                                                                        Sara  Z., Secondaria

LA RABBIA

Tutto e tutti ti guardano,  ti scrutano

Vedono come sei nel tuo lato peggiore,

è come un rumore immenso di automobili impazzite,

provi una sensazione che parte da dentro, la “ rabbia”.

Proprio così, la rabbia

Quando il mondo si rivolge tutto contro di te

E tu sei da solo a combattere,

e nessuno ti aiuta

come una gazzella circondata da leoni affamati,

ma se provi paura sei morto.

                                                                                                                                          Tommaso F., Secondaria

LA MIA PAURA

Ogni volta che ho paura

La giornata diventa scura.

Quando ho paura,

penso solo a quella

come se fosse nel cielo

l’unica stella.

In quel momento

Per me

È l’ unica cosa presente

Ed è strano

Perché nessuno oltre a me

La sente

 

   Alice M., Secondaria

 

ERA LUI …

Era lui, quello solo,

quello che non aveva amici,

Era lui, quello che diceva di essere felice,

non lo era.

Pensava solo a loro,

a quelli felici e a tutti coloro che urlavano, strillavano

di felicità.

Quel sentimento, che non aveva mai condiviso con nessuno,

perché era solo e basta.

Sofia M., Secondaria

LA SOLITUDINE

Parlo tra me e me

E mi ritrovo a considerare

Che la solitudine non è mai assente,

è lì dietro l’angolo

come una tigre

pronta a scattare affamata di allegria.

E finché fai del bene non rischi mai

Ma quando il male fai

Infelice ti sorprenderà

Matteo  M., Secondaria

 

SOLO MI SENTO SOLO

Solo mi sento solo

La casa vuota deserta

Nicolò P., Secondaria

UN GIORNO DA CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

Il 4 maggio 2017 noi alunni delle classi prime della Scuola Rita Levi Montalcini ci siamo recati in visita alla Rocca d’Angera in provincia di Varese.Alle 8.00 del mattino siamo partiti con il pullman e siamo arrivati a destinazione alle ore 10.00 circa.

Appena siamo arrivati dopo aver fatto una piccola pausa ci hanno accolti due “cavalieri”, sì, erano proprio due cavalieri ed erano vestiti con abiti medioevali. Uno dei cavalieri ha diviso noi alunni in due gruppi: fanteria e cavalleria. Dopo averci diviso, ci hanno consegnato i vestiti, la spada e l’elmo e noi ci siamo vestiti da veri cavalieri della tavola rotonda. Il mio amico Mattia Gallo ha fatto la parte di re Artù ed ha estratto la spada Excalibur dalla roccia.

Le due guide ci hanno dato la possibilità di poter rivivere l’esperienza di essere veri cavalieri. Ser Mordret ha addestrato la fanteria e ha ingannato i cavalieri. Abbiamo formato due schieramenti e abbiamo lottato tra di noi. Abbiamo continuato il gioco e alla fine Ser Mordret è stato sconfitto.

Ci siamo fermati per il pranzo in un vasto giardino vicino al Lago Maggiore in compagnia dei cigni “mangiatori di panini al prosciutto e sottiletta”. Una volta finita la rappresentazione, una guida ci ha fatto vedere dove i contadini preparavano il vino e ci ha raccontato che i contadini, pagavano I Visconti con lo stesso vino per poter utilizzare il torchio.

Dopo ci hanno portati a vedere i vari giardini medioevali presenti nella Rocca e da muretto abbiamo visto le coltivazioni di vite e altri frutteti.

Abbiamo poi visitato l’interno dove abbiamo potuto ammirare le diverse sale dove sono esposti i vari quadri. Abbiamo anche ammirato il museo della bambola e del giocattolo, dove abbiamo visto sia bambole di bell’aspetto ma anche bambole inquietanti, abbiamo visto macchine, tricicli, cavalli di legno ecc.

Purtroppo ha cominciato a piovere e siamo ripartiti per ritornare a casa. Siamo saliti sul pullman e alle 19.00 circa siamo arrivati davanti alla scuola.

Per me è stata una bellissima giornata, mi sono divertito molto a fare il cavaliere e mi è piaciuto molto dividere il mio panino con i cigni. Del museo delle bambole e del giocattolo ho preferito i giochi alle bambole e soprattutto una delle macchine di metallo.

Mattia D., team del giornalino

UNA GIORNATA TRA MAGHI

Il 15 aprile 2017, noi, insieme a Rebecca, Flavia e Teresa siamo andate ad una manifestazione di Harry Potter. L’evento si è svolto in provincia di Pavia, al Castello di Belgioioso.

Era da mesi che aspettavamo quest’evento e finalmente è arrivato!

Alexia, Maya e Giulia:

“Ci siamo incontrate per le 10:00- 10:30 davanti alla biglietteria e siamo entrate.

Appena varcata la soglia del cancello, ci siamo ritrovate in un immenso giardino, pieno di piccoli, ma anche grandi maghetti. C’erano tanti ragazzi e adulti che erano travestiti da personaggi della celebre saga.

La prima cosa che abbiamo fatto è stata scattare una foto con Harry, e dobbiamo aggiungere che il ragazzo che era travestito non assomigliava molto a Harry però con la divisa, bacchetta e l’immancabile cicatrice si poteva vagamente notare una somiglianza.

Dopo siamo entrate all’interno del castello e ci siamo dirette verso il “Money Exchange”.

Un folletto della Gringott ha scambiato i nostri soldi con Galeoni, Falci e Zellini.  Dopodiché abbiamo cominciato il nostro fantastico giro: per prima cosa abbiamo fatto un test per lo smistamento e il cappello ha smistato Alexia in Corvonero, Maya e Rebecca in Grifondoro, Giulia e Flavia in Serpeverde e infine Teresa in Tassorosso.

Abbiamo incontrato un simpaticissimo professor Piton al quale abbiamo chiesto se potevamo scattare una foto e siamo scoppiate a ridere dopo che lui ci ha detto: “Vi tengo d’occhio”.

Poi siamo andate avanti e abbiamo scattato una foto dietro a delle sbarre per simulare la prigione di Azkaban. Andando avanti ci siamo ritrovate in un chiosco che vendeva tre tipi di bevande: Burrobirra Fresca, Ninbus e infine Manico Rosso. Noi abbiamo preso una Burrobirra e ci è piaciuta molto.

Dopodiché ci siamo divise, noi, Alexia, Maya e Giulia siamo andate in giardino a fare il corso base per maghi e streghe mentre Teresa, Flavia e Rebecca sono andate al secondo piano per fare compere.

Al corso base per maghi e Streghe ci hanno divise per Casate: Giulia con gli altri Serpeverde, Maya insieme agli altri Grifondoro e Alexia, dopo essere stata cacciata da quel buono a nulla di Allock dai Corvonero è andata insieme a Giulia tra i Serpeverde.

Dopo aver ripassato gli incantesimi base, ovvero Expelliarmus, Stupeficium, Petrificus e Protego i Serpeverde sono andati a sfidare i Corvonero, e dopo pochi minuti si sono aggiunti anche i Grifondoro.

Dopo aver schiantato il povero Hagrid un paio di volte, siamo entrati nella foresta proibita per cercare un Horcrux, il Diario di Tom Riddle.

Dopo averlo trovato sono arrivati i Mangiamorte, e mentre i Serpeverde, I Grifondoro e i Corvonero hanno combattuto, i Tassorosso si sono nascosti.

Inizialmente avevamo perso, ma poi li abbiamo battuti in onore di Albus Silente e di Hogwarts.

Dopo questa divertente avventura, siamo andate a pranzare al bar e abbiamo incontrato Fred e George Weasley, eravamo felicissime e abbiamo scattato una fotografia.

Finito di pranzare, siamo andate verso l’Aula Pozioni dove il professore ci ha mostrato alcune pozioni e poi ce ne ha fatte preparare alcune; a noi è capitata la pozione Polisucco e ci è venuta molto bene infatti il professore ci ha assegnato 15 punti per casata.

Dopo questo siamo andate a giocare a Quidditch e ovviamente la nostra squadra ha vinto!

Infine siamo tornate dentro al castello per terminare le ultime compere.

Pensiamo che sia stata un’esperienza divertente e che in questa giornata si sia espresso un nostro desiderio: ovvero diventare maghi e streghe!”

Rebecca, Teresa e Flavia:

“Dopo esserci divise da Alexia, Maya e Giulia siamo salite al secondo piano; lì innanzitutto abbiamo visto le varie bancarelle e poi ci siamo messe a giocare con un gioco simile a monopoli, ma in scala più grande, e basato a Harry Potter.

Poi siamo scese e siamo andate a vedere cosa facevano i ragazzi del Corso base per maghi e streghe ma non abbiamo partecipato perché eravamo andate solo a chiedere a che ora cominciava il prossimo turno. Cominciava alle 14:00, allora per passare il tempo siamo andate a mangiare un panino poi abbiamo deciso che non avevamo più voglia di andare perché volevamo andare a fare altre compere.

Uscite dal castello con altre compere, abbiamo visto dei signori con dei gufi allora ci siamo fermate per vedere.

Poi ci siamo ritrovate tutte insieme ma Alexia Maya e Giulia volevano giocare a un gioco, allora noi siamo state a guardare ma poi ci siamo annoiate e allora siamo rientrate nel castello e siamo andate a fare dei giochi di società e abbiamo giocato per tre ore.

Poi siamo andate dai nostri genitori a chiedere se potevamo andare a prendere un gelato, siamo andate e poi ci siamo salutate e siamo ritornate a casa.

Per noi è stata una giornata diversa dal solito: abbiamo sperimentato cose che prima non avevamo mai fatto.

                                                  Giulia S., Alexia B., Maya C., Secondaria

UN VIAGGIO NEI NOSTRI LIBRI PREFERITI- V Episodio

“-Non è possibile, ci dev’essere stato un errore!- Urliamo mentre le guardie ci spingono sul treno.

-Ora non si torna più indietro, i tributi sono quelli estratti, e non si cambia, a meno che non ci siano volontari.

-Ma noi siamo due ragazze!

-Se una di voi si è registrata insieme ai ragazzi sono affari suoi!

Non c’è niente da fare, qui la gente è molto testarda. E mentre siamo sul treno, guardiamo sospirando il paesaggio che almeno una di noi non vedrà mai più…

I nostri pensieri sono interrotti da una voce fastidiosa che ci chiama: -Ragazze, siete in ritardo per il pranzo!

La voce appartiene all’odiata Effie Trinket, quella che estrae i bigliettini e che, venendo da Capitol City, è fissata con la puntualità e le buone maniere.

Andiamo a pranzo e mandiamo giù qualcosa, solo per tapparci un buco nello stomaco. Ce ne andiamo non appena abbiamo finito di mangiare (cosa di cui Effie ci ha rimproverato tanto, ma noi non ce ne siamo curate). Abbiamo passato tutto il resto del nostro tempo nella nostra cabina, poi ci hanno fatto scendere dal treno e ci  hanno portato da uno stilista che ci ha preparate per la parata dei tributi. Anche quella, come tutte le altre cose che abbiamo fatto dopo l’estrazione, è stata solo un’immagine confusa che è scorsa sotto i nostri occhi.

Tutto quello che ci ricordiamo della parata dei tributi è che c’era una grande folla che ci guardava passare su un carro.

Adesso siamo all’ottavo piano del centro di addestramento, e ci stiamo preparando per andare ad addestrarci. Quando arriviamo giù siamo le ultime, ed iniziamo tre giorni di fatica per prepararci ad affrontare gli Hunger Games. ”

Erica C. & Lucilla C., team del giornalino

UN VIAGGIO NEI NOSTRI LIBRI PREFERITI- IV episodio

“Abbiamo iniziato a fare amicizia con gli altri ragazzi: a parte i due carini del treno (che sono stati smistati in Serpeverde), abbiamo conosciuto una ragazza della nostra casa che si chiama Emma, è simpatica ma è secchiona, abbiamo conosciuto anche due fratelli-gemelli che sono divertentissimi, si chiamano Fred e George <3.

Adesso è notte e stiamo provando un incantesimo per Trasfigurazione. Decidiamo di farlo insieme. Pronunciamo l’incantesimo e vediamo una luce abbagliante che ci obbliga a chiudere gli occhi. Quando li riapriamo non siamo più nel nostro dormitorio, ci troviamo in un posto che non abbiamo mai visto. Ci sembra un’industria tessile.  Ci appisoliamo su un mucchio di vestiti. Ci svegliamo perché sentiamo un annuncio che dice a tutti di andare in piazza per la Mietitura.

Che cos’è la Mietitura? Pensiamo a tutto quello che conosciamo e ci viene in mente un libro che abbiamo letto: “Hunger Games”. Ora tutto è chiaro: siamo nel Distretto 8, che è specializzato nella produzione di tessuti. Ci sale subito l’ansia, pensiamo che potremmo benissimo essere estratte per gli Hunger Games e se estraggono una di noi…

Corriamo in piazza appena in tempo per registrarci e andiamo ciascuna in due file diverse.

Iniziano le estrazioni: per le ragazze il nome è…

Sofia Cnamoneri.

Chiamano subito anche i ragazzi: il nome è…

Giorgia Cnamoneri.

Ci guardiamo con uno sguardo di panico, ci sentiamo sprofondare sempre più giù, senza accorgerci che i dev’essere stato un errore. Camminiamo sconvolte verso il palco delle estrazioni, con il terrore dipinto negli occhi…”

Continua…

Lucilla C. e  Erica C.,  team del giornalino

PAURA NEL BOSCO FANTASMA– V episodio

“Mi risveglio, sono in un tunnel, ma ora so che tutto quello che sta accadendo non è reale. Credo che sia una specie di allucinazione provocata dall’iniezione di mia madre.

La ragazza che ho conosciuto nella grotta è sparita. Sarà finita da un’altra parte. Ora non posso più fare niente per lei.

So che per uscire da questo incubo non devo far altro che pensare. Mi trovo quasi sempre nel luogo adatto al mio stato d’animo. E ora mi sento oppressa da queste allucinazioni. Niente di meglio che un tunnel, soprattutto per una che soffre un po’ di claustrofobia.

Penso a casa, a mia madre, ai miei amici. Non mi importa più di dove sono, voglio solo tornare a casa. Mi concentro su quel luogo con tutta la mia anima. Non succede niente, perciò mi incammino lungo il tunnel, sempre concentrata. La strada è molto lungo, ma finalmente vedo una luce. Quando sbuco dalla galleria, sono di nuovo nel punto in cui sono stata aggredita dai fantasmi. Il tunnel dietro le mie spalle è sparito, come se non fosse successo niente. Appoggiato su un masso c’è il mio zaino con l’acqua e le ciliegie. Lo apro. Dentro l’acqua è ancora fresca e le ciliegie sono ancora perfette come quando le ho prese. Mi incammino per il sentiero e sbuco subito nel villaggio in cui abito. Quando entro in casa controllo l’orario. Mezzogiorno e mezza, l’ora in cui torno sempre a casa. Sembra proprio che non sia successo nulla nel bosco. Tutte allucinazioni. Meglio non dire niente a nessuno.

-Brava, vedo che hai superato la prova. – è la voce di mia madre. Allora lei lo sa. Allora mi ha fatto quella puntura non per il mal di schiena ma per farmi fare questa “prova” come la chiama lei.

-Mamma. Perché?  Perché mi hai fatto fare questo incubo?

-Perché dovevo. È la prova per entrare nella nostra comunità. In realtà nel nostro villaggio non siamo solo persone normali. Facciamo parte di un gruppo di persone che protegge il mondo dall’autodistruzione. E tu ora sei una di noi.”

Fine

Lucilla C., team del giornalino

“VOGLIO FARE LA SCRITTRICE”

“Voglio fare la scrittrice”. Quattro parole. Ventidue lettere e due significati. Questo è da sempre il mio grande sogno: fin da piccola ho amato i libri e la lettura e da circa tre anni ho una grande passione per la scrittura. Per questo quando i miei genitori hanno visto due anni fa il libro di Paola Zannoner, hanno pensato a me. Ho ricevuto il libro “Voglio fare la scrittrice” come regalo di cresima e non me ne sono più separata. L’ho letto in pochissimo tempo ed ho imparato molto. Non è un libro comune, con un inizio, una storia e una fine, ma manda avanti due storie parallele, senza incroci, ma unite.

Inizia con una ragazzina di tredici anni che parla di sé in prima persona e racconta della sua passione per la scrittura e di come ha deciso di iscriversi segretamente ad una scuola per giovani scrittori, ma alla quale possono entrare solo coloro che passeranno alla selezione consegnando un proprio manoscritto. Alla ricerca disperata di qualche idea, mentre sistema la stanza dopo l’ennesima discussione con sua madre trova, nascosto da anni, il suo diario di bambina. Qui sono scritte tutte le avventure che la giovane Maria Veronica affronta all’età di dieci anni,  a partire dalla sua decisione di cambiare il suo “noioso nome” nel fantastico “Mia”. La tredicenne scoprirà così di aver provato a diventare una maga come la zia, di aver avuto una passione per il tango, o si ricorderà di tutti i pasticci in cui si era messa giocando con la sua migliore amica Genny… Tutto questo seguito da un commento della Mia adolescente alla fine di ogni capitolo. Intanto vengono alternati anche momenti che raccontano della sua vita da tredicenne, come il suo primo amore per un ragazzo del liceo di nome Sean e i litigi con la sua migliore amica. La ragazza conoscerà Sean sempre di più e arriverà a scoprire che anche lui ha intenzione di iscriversi al corso che lei tanto spera di frequentare. Alla fine sarà proprio lui che la aiuterà a scrivere una splendida storia per i giudici della selezione, ed insieme riusciranno a passare con ottimi risultati. Questo è un libro non solo emozionante per la storia in sé, scritta in modo fluido e divertente, ma ti aiuta anche a capire i valori dell’amicizia, dell’amore e della scrittura.

Marta P., team del giornalino

“L’AMICO RITROVATO”

Questo romanzo racconta di un’amicizia sofferta, per il fatto che, quando tutto sembra andar bene, i due protagonisti, Hans e Konradin, si devono separare: Hans infatti era ebreo e a quei tempi, gli ebrei non erano bene accetti nella Germania di Hitler.

Siamo a Stoccarda, nel 1932. Tutto inizia con l’arrivo di un nuovo compagno di classe, Konradin, principino di nobile famiglia, nello stesso liceo che frequenta l’ebreo Hans. Hans trova subito qualcosa che lo colpisce in lui, tant’è che decide che prima o poi sarebbero dovuti diventare amici. All’inizio il nuovo arrivato lega solo con i ragazzi del suo stesso ceto sociale, ovvero ragazzi provenienti da  famiglie nobili e di certo non pensa a quelli come Hans, di famiglia borghese. L’amicizia fra i due nasce dopo svariati tentativi, compiuti da Hans per attirare l’attenzione del principino, dai capelli biondi e atteggiamenti perfetti.

Finalmente quando stringono un forte legame l’uno verso l’altro, Hans invita Konradin a casa sua e gli presenta i suoi genitori: sua madre, una bellissima e dolcissima donna e suo padre, un eccellente medico ebreo. Hans si aspetta che anche l’amico lo inviti a sua volta a casa sua, ma questo avviene solo dopo molto tempo, quando i suoi  genitori non erano in casa. Quando i due assistono al Fidelio di Beethoven, in un teatro della loro cittadina, Konradin, nell’intervallo finge di non vedere Hans e lo ignora per tutta la durata dello spettacolo. Giorni dopo Hans chiede spiegazioni all’amico dell’accaduto e questi gli rivela che i suoi genitori non vogliono che frequenti un ebreo, in particolare la madre, perché è una grande seguace di Hitler; e allora il dittatore sosteneva già le sue leggi razziali contro la razza ebrea. Dopo i primi episodi di discriminazione a scuola, i genitori di Hans, scelgono di mandarlo a studiare in America da alcuni parenti per cercare di dargli la possibilità di vivere un futuro migliore. Hans accetta, solo perché ormai aveva capito che tra lui e Konradin niente sarebbe stato più come prima. Hans prima di partire riceve due lettere e col tempo, queste diventano tre…                                                                                                                                                                                                 A parer mio, la parte più bella del romanzo è il finale, da cui si capiscono molte cose, e il tema della shoah, raccontato dal punto di vista di un ragazzo di sedici anni, così come  il tema dell’amicizia, arricchiscono le conoscenze del lettore, e  con un finale, sicuramente toccante, lo fanno riflettere molto; e questa cosa è molto importante, perché, imparando dagli errori del passato, si spera che in futuro questi errori, dalle gravi conseguenze, non si ripeteranno  mai più. Sicuramente, oltre a far riflettere sul tema dell’amicizia, il romanzo fa riflettere molto sul razzismo, nazismo e sulla bruttezza dei pregiudizi: dall’atteggiamento sbagliato della madre che impedisce al figlio di vedersi con il suo migliore amico solo perché era ebreo, rovinando la vita e l’amicizia ad entrambi, si capisce l’importanza di essi.

Quindi, invito voi lettori, del giornalino SMS, a non giudicare gli altri solo dall’apparenza, o avere pregiudizi sulle persone solo perché sono di razza, religione, nazione diversa; anzi, la diversità è fondamentale per rendere ogni singolo individuo unico!

Concludendo, vi consiglio vivamente di comprare e leggere questo libro, “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman, per capire l’importanza dell’amicizia, degli errori commessi in passato e in questo caso pensieri e azioni razziste, e  capire quanto è importante non avere nessun tipo di pregiudizio su nessuno!

Chiara R., team del giornalino

NOI E LA LEGALITÀ

Noi alunni delle classi terze della Secondaria abbiamo fatto due incontri educativi con gli avvocati di Milano: il primo, il sedici marzo 2017, e il secondo il sei aprile 2017.

Gli incontri si tenevano singolarmente nelle classi ovvero ogni classe terza aveva la sua ora per parlare con gli avvocati. Nel primo appuntamento abbiamo parlato di che cos’è la legalità e su come, secondo noi, come dev’essere rispettata. Dopo aver discusso di questo argomento, gli avvocati ci hanno dato dei questionari a cui rispondere.

La volta successiva abbiamo realizzato un processo con un giudice, degli avvocati, degli imputati e dei difensori. È stato davvero divertente ed interessante vedere come si svolgono i processi e come ogni singola persona abbia un ruolo preciso e determinante.

La mia classe ha simulato un processo per omicidio a scopo di furto. Purtroppo gli accusati, che secondo me erano colpevoli (io ho fatto parte dell’accusa) non sono stati puniti. Ma abbiamo capito che non sempre la giustizia vince.

Riguardo al questionario ho fatto una breve statistica sulle risposte selezionate tra le domande più significative, significative per vedere qual è il senso di legalità per noi adolescenti. Per fare questo ho deciso di fare una tabella per ciascuna domanda:

Domanda n.1 Risposta Percentuale
La legalità È un’imposizione 3%
Non saprei definirla 10%
Significa democrazia 2%
Significa vivere secondo la legge 85%
Domanda n.2 Risposta Percentuale
La legge Va sempre rispettata 81%
È uguale per tutti, ma vale per pochi 19%
È ammesso trasgredirla quando la si considera sbagliata 0%

 

Domanda n.3 Risposta Percentuale
Secondo te perché un ragazzo trasgredisce le regole sociali? Per noia 9%
Perché sa che non verrà mai scoperto 7%
Perché può essere divertente, se non è pericoloso per se stessi e per gli altri 15%
Per provare almeno una volta 14%
Perché crede di non avere alternative 4%
Perché tanto fanno tutti così 19%
Perché altrimenti gli amici non lo considerano coraggioso 27%
Altro (Per farsi notare) 5%
Domanda n.4 Risposta Percentuale
Secondo te, una condotta illecita è meno grave se commessa con gli amici? Dipende dal reato 21%
No, mai 58%
Sì, sempre 7%
Non so 14%
Domanda n.5 Risposta Percentuale
Se tu fossi vittima di un reato, cosa faresti? Denuncerei subito il fatto l’autore del reato alle Forze dell’Ordine 57%
Non conosco l’autore del reato, meglio lasciar perdere 3%
Non ho fiducia nella giustizia, non farei niente 1%
Non è grave, non denuncerei 4%
Farei finta di niente perché avrei paura di ritorsioni 7%
Dopo la denuncia incontrerei l’autore del reato per capire le ragioni del suo comportamento 18%
Vorrei solo vendicarmi 10%
Domanda n.6 Risposta Percentuale
Quali sono le caratteristiche che bisogna possedere per avere successo nella vita? Bellezza 9%
Onestà 32%
Altruismo 27%
Tanti soldi 8%
Arroganza 3%
Furbizia 21%
Domanda n.7 Risposta Percentuale
Chi non vorresti come vicino di casa? Persone di religione diversa dalla mia 2%
Ex-detenuti 16%
Alcolizzati 20%
Persone con disturbi mentali 13%
Preti/Suore 5%
Omosessuali 4%
Stranieri 2%
Anziani 1%
Tossicodipendenti 19%
Prostitute 18%
Domanda n.8 Risposta Percentuale
Come si potrebbero combattere le ingiustizie? Attraverso la presenza di più vigili / agenti nelle  vie 20%
Educando al rispetto del prossimo 48%
Attraverso leggi e pene più severe 24%
Facendosi giustizia da soli 8%

Da risultati ottenuti si può capire che la maggior parte dei ragazzi conosce il significato di legalità e sa come comportarsi in certe situazioni.

Sara I., team del giornalino

GIOCA A STEEP!

Amate la neve e gli sport estremi, ma non potete praticarli? Steep è il gioco che per fa per voi!

Steep (gioco sviluppato dalla Ubisoft) è ambientato sulle montagne comprese tra il nord Italia e l’ Austria. Per realizzare un gioco con una grafica magnifica come quella di Steep ci sono voluti anni di foto e di riprese per farci sembrare di vivere sulle Alpi e vedere tramonti fantastici. Come sport estremi ci sono: tuta alare, parapendio, sci e snowboard. Puoi muoverti liberamente anche a piedi o divertirti a scivolare sulle pendici del Monte Bianco o anche divertirti in gare con gli amici. Con sequenze di tasti si possono fare trick impossibili per atterrare o schiantarsi a terra.Io mi diverto a giocare a questo gioco perché io scio e mi diverto quindi poterlo fare anche in stagione estiva è molto divertente, poi i paesaggi molto realistici, mi fanno fermare molto spesso a guardarli, poi il poter praticare sport che non pratico mi apre altri mondi e mi fa provare l’ebrezza del brivido di rischiare la vita per gioco. Io vi invito a giocare a steep per poter provare a vivere una vita tranquilla o frenetica sulle montagne a passeggiare o a fare trick incredibili sulle pendici delle montagne più famose del mondo.

Matteo F., team del giornalino

SAPEVI CHE SONO STATI SCOPERTI SETTE NUOVI PIANETI?

“Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana … Furono scoperti 7 pianeti, di cui 3 abitabili che orbitano intorno ad una stella nana rossa, in una costellazione, quella dell’acquario, lontana  40 anni luce dal mondo conosciuto”. Non è Star Wars, è la realtà!

La NASA, guidata da Michaell Gillon ha scoperto che esistono 7 pianeti simili alla Terra; potrebbero avere acqua allo stato liquido. E potrebbero essere abitabili, ma la vita intorno alla più fredda e piccola stella nana rossa conosciuta non sarà uguale alla nostra e se le piante crescessero sarebbero o rosse o nere…

Il telescopio da cui è stato possibile effettuare l’osservazione si trova in Cile. I pianeti hanno una temperatura compresa tra 0° e 100° C. Quelli ritenuti più adatti a ospitare la vita sono E, F e G.

Ma scopriamo qualcosa di più su Trappist-1, la stella che potrebbe essere la chiave per la vita su nuovi pianeti.

Trappist-1 ha una temperatura che è meno della metà di quella del nostro Sole (2.400°) e la sua  massa è l’8% del Sole. I sette pianeti scoperti sono particolarmente vicini a Trappist-1, per questo la durata del loro giro è breve e mostrano sempre la stessa faccia alla stella.

Noi siamo solo dei ragazzi, ma ci è sempre stato detto che non esistevano pianeti abitabili oltre alla Terra e l’idea che ce ne siano altri ci interessa molto.

Purtroppo però si tratta forse solo di un sogno perché per capire se un pianeta è veramente abitabile bisogna conoscerne l’atmosfera e le prossime spedizioni avranno come obbiettivo quello di studiare la densità dell’atmosfera.

Noi siamo dell’idea che questa scoperta sia rivoluzionaria e che possa cambiare la vita delle persone del futuro!

  Federico C., Carlotta S. ed Elisabetta M., team del giornalino

TUTTO IL MONDO VA A SCUOLA … E UNA SCUOLA PER TUTTI

Al ritorno dalle vacanze estive, il primo giorno di scuola molti dei miei alunni della classe VB di Mezzate, con il viso triste e un po’ imbronciato, mi chiedevano:

“Perché maestra dobbiamo studiare e venire a scuola?”

Così è iniziata una discussione che li ha portati a capire quanto sia importante andare a scuola:

  • per istruirsi e imparare tante cose nuove,
  • per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato,
  • per decidere con la propria testa e per poter fare scelte giuste.

Andare a scuola è un diritto–dovere, come è scritto nella nostra Costituzione, che stabilisce che la scuola è obbligatoria per almeno 8 anni, (ora fino a 16 anni) ed è aperta a tutti: maschi, femmine, ricchi, poveri, italiani, stranieri, di qualunque religione.

Hanno scoperto che nel mondo ci sono milioni di bambini che vanno a scuola. Tanti devono fare molti chilometri a piedi per andarci e non hanno aule e banchi; in alcuni luoghi gli scolari stanno addirittura seduti sulla sabbia del deserto o tra giganteschi alberi di una foresta …

Incuriositi da queste notizie, insieme ai compagni della classe VA, sono stati spinti a fare delle ricerche per conoscere com’è la scuola in altre parti del mondo.

Ecco il risultato del loro lavoro:

 

Anche Oumy, la mia alunna senegalese, ci ha raccontato di com’era la scuola nel suo paese e ci ha spiegato perché preferisce frequentarla in Italia.

 

LA BACCHETTA PER CHI NON STUDIA

SCUOLA SACRA: VIA LE SCARPE IN BIRMANIA

IN MEZZO ALLA FORESTA AMAZZONICA

NIENTE DISCUSSIONI IN CLASSE

UNA SCUOLA IMPEGNATIVA

 

POCHE VACANZE IN AUSTRALIA

NIENTE SCUOLA PER LE BAMBINE

Grazie al progetto “Bibliotecando” gli alunni hanno avuto la possibilità di conoscere la storia di Malala, la ragazza pakistana ferita dai Talebani che ha avuto il coraggio di gridare al mondo i suoi diritti e l’importanza dell’istruzione.

«Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono cambiare il mondo»

«Dateci penne per scrivere prima che qualcuno

metta armi nelle nostre mani»

Malala

 

DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

«Se mi insegni, io lo imparo
Se mi parli, mi è più chiaro
Se lo fai, mi entra in testa e con me tu impari, resta»

Bruno Tognolini

 IMPARARE è un DIRITTO

per tutti i bambini e le bambine del mondo

Studiando gli antichi Romani e leggendo com’era la scuola a quei tempi  i bambini hanno creato delle divertenti storielle.

Testo storico: Una bella lezione

Ave, sono Caio Marcellus, ho dieci anni e appartengo a una famiglia patrizia; vivo a Roma. Questa mattina sono andato a scuola, avevo molto sonno perché ieri era un giorno di festa e avevo giocato con i cavalli insieme ai miei amici fino a tardi. Nel pomeriggio avevamo visto le gare di bighe con i nostri padri; aveva vinto Sempronio il Magnifico con il suo cavallo Brutus.  Il maestro, Publio Scoppellatus, ci ha subito fatto fare un lungo dettato su una famosa battaglia vinta dai Romani; io da quanto ero stanco, mi sono distratto rimanendo indietro. Quando il maestro se n’è accorto, con la sua ferula, mi ha dato due bacchettate sulle mani. Ho sentito un gran bruciore e a stento ho trattenuto le lacrime. Poi il maestro mi ha fatto rifare il dettato. Tornando a casa ho raccontato l’accaduto ai miei genitori che avevano visto le mie mani gonfie. Dopo qualche istante mia madre, invece di consolarmi, ha preso il battitappeto e mi ha percosso dandomi un colpo sul sedere. Grazie a questa punizione ho capito che bisogna sempre stare attenti a scuola.

Questa è la vita di noi studenti dell’antica Roma.

Testo storico: Una giornata fortunata

Quel giorno, mi ero svegliato all’alba; ero sceso giù in cucina per fare colazione, con indosso già la mia bella tunica blu fatta con le stoffe più preziose della mia città, la magnifica Roma. In cucina c’era mia madre Domitilla che, insieme alla schiava Demetra, mi stavano preparando il pasto da portarmi a scuola; mia mamma indossava la suo solita stola color arancio, la collana d’oro ed i sandali di pelle d’antilope. In quel momento arrivò anche mio padre,  CaioTerenzio, con   la sua lunga e preziosa toga rossa, per rammentarmi che dovevo uscire in fretta per arrivare in tempo a scuola, perché il mio maestro, Marco Porzio, che non era un tipo molto paziente, mi stava aspettando. Ma mi accorsi che ero in ritardo solo quando vidi, sulla porta della scuola, il mio maestro tirar fuori la ferula, una bacchetta che non perdona!!! Veloce come una saetta ero andato a sedermi al mio posto; avevo fatto però in tempo a notare con la coda dell’occhio che c’era un bambino nuovo, Amenofi, anche lui di famiglia nobile. Il maestro ci disse che la sua famiglia viveva ad Alessandria d’Egitto ed era venuto a Roma perché suo padre era stato chiamato per costruire l’Anfiteatro Flavio, cioè il Colosseo. A scuola Amenofi era molto bravo, riusciva molto bene a leggere e a scrivere e parlava molte lingue. Durante una pausa avevamo giocato insieme con: palle, cerchi trottole, dadi… Ci eravamo divertiti moltissimo! Finita la pausa avevamo continuato a scrivere con lo stilo, un bastoncino a punta, senza fare mai soste. A fine giornata, finalmente il nostro maestro ci disse che le lezioni erano finite e che potevamo riporre tutto nella capsa, una borsa rigida, a forma di cilindro. Dopo un istante era arrivato il mio schiavo a prendermi con la biga, una specie di cocchio trainato da cavalli. Quel giorno tornai a casa felice per aver schivato la ferula e per essermi fatto un nuovo e simpatico amico.

Sofia R.

DIRITTI PER TUTTI

Nell’ambito del Progetto: “Noi cittadini del mondo” gli alunni delle classi V di Mezzate, leggendo la Costituzione e La carta dei diritti del fanciullo, sono venuti a conoscenza dei loro diritti e si sono anche resi conto di essere fortunati perché ci sono tanti bambini che non godono di questi diritti.

Anzi, proprio i bambini sono le principali vittime dei conflitti che insanguinano tanti angoli del mondo.

Milioni di essi vengono uccisi nel corso di guerre, altri subiscono danni permanenti: arti amputati, danni celebrali, cecità, sordità a causa dei bombardamenti, degli scontri a fuoco, delle mine, delle torture.

Tanti sono rifugiati nei campi – profughi, altri hanno visto distrutte le loro case e disperse le loro famiglie.

Molti bambini rimangono traumatizzati per i combattimenti ed altri sono testimoni di uccisioni violente; altri diventano bambini soldato.

SOLDATO BAMBINO

Ci guardammo a lungo,

a quel posto di blocco, che sarebbe così simile a tanti altri,

se non ci fossi tu a controllare i miei documenti.

E’ difficile darti un’età,

ma sicuramente non hai

più di 10 anni.

Sei un bambino,

ma anche un soldato.

Sei piccolo, ma il tuo fucile è grande

e ti arriva fino ai piedi

Cerco di scambiare qualche parola,

ma non sai l’ inglese.

Non c’erano scuole nella foresta,

dove hai combattuto e vinto la guerra.

L’unica cosa che hai imparato a fare bene,

è obbedire ed uccidere.

“Non dire che non sono un bambino,

non scuotere la testa, pensando che sono troppo piccolo.

Sono un soldato

e l’età di un soldato

non si misura dai suoi anni,

ma dal numero dei nemici uccisi in battaglia.

E io so sparare ed uccidere come un adulto.

Anzi meglio.

Io non ho dentro di me i rimpianti di un tempo lontano,

in cui per i bambini la guerra era solo un gioco come tanti,

io non sono mai stato un bambino.

Io da sempre sono un soldato

Da “Italia Caritas”

L’articolo 38 della Convenzione Internazionale dei Diritti dei bambini dice:

BAMBINI E LE BAMBINE NON DEVONO ESSERE COINVOLTI IN CONFLITTI ARMATI O ESSERE RECLUTATI COME MILITARI.

IN CASO DI GUERRA GLI STATI DEVONO PROTEGGERLI E GARANTIRE LORO LE CURE NECESSARIE.

Se c’è la guerra, c’è:

POVERTA’

FAME

SFRUTTAMENTO

REPRESSIONE

TRISTEZZA

INSICUREZZA PERSONALE

Invece se c’è la pace, c’è:

AMORE

LIBERTA’

FELICITA’

BENESSERE

SICUREZZA PERSONALE

I nostri disegni

DIRITTO AD ESSERE BAMBINO

Chiedo un luogo sicuro dove posso giocare
chiedo un sorriso di chi sa amare
chiedo un papà che mi abbracci forte
chiedo un bacio e una carezza di mamma.
Io chiedo il diritto di essere bambino
di essere speranza di un mondo migliore
chiedo di poter crescere come persona
Sarà che posso contare su di te?
Chiedo una scuola dove posso imparare
chiedo il diritto di avere la mia famiglia
chiedo di poter vivere felice,
chiedo la gioia che nasce dalla pace
Chiedo il diritto di avere un pane,
chiedo una mano
che m’indichi il cammino.
Non sapremo mai quanto bene
può fare un semplice sorriso

Madre Teresa di Calcutta

Questo percorso, che si è svolto durante tutto l’arco dell’anno e che si concluderà con uno spettacolo al teatro De Sica, è nato dal desiderio degli alunni delle classi quinte di Mezzate di gridare a tutti che vogliono “Un mondo diritto” (così l’hanno definito), un mondo giusto, dove i bambini di ogni angolo del nostro pianeta possano godere degli stessi diritti.

Le classi quinte, Primaria, Mezzate

GUERRA E PACE

UN PROBLEMA MONDIALE

Morte, soldati, guerra

sono parole che uccidono la Terra.

Ci son persone di colore

che ogni giorno provano dolore.

La guerra è un mare di problemi

un campo dove non crescono semi.

 

Tutti hanno bisogno di un mondo

dove non ci si combatte neanche un secondo,

dove la pace c’è ogni giorno

e la guerra se ne va per non fare ritorno.

Un giorno questa cosa accadrà

e finalmente la guerra più non ci sarà !

 

                                               Riccardo  P., Primaria, Mezzate

W LA PACE!

Dev’esserci un posto,

un posto nel mondo,

dove il cuore d’ognuno sia più profondo,

e allora per mano teniamoci amici,

così per sempre saremo felici,

e quando ognuno in pace si sentirà,

un mondo d’amore come d’incanto sorgerà,

nessuno più per terra e …

solo un pensiero, resterà la guerra!

Penso ai bambini soldato,

il loro sangue rovina il creato.

Se mi ritrovassi a far la guerra,

BOOM ! Mi butterei a terra.

Ma perché il mondo non lo capisce?

In guerra si muore, si sparisce.

 Riccardo P., Primaria, Mezzate

 

VOGLIAMO LA PACE!

Ad ogni lacrima che cade sulla Terra

scoppia una guerra.

La guerra a nessuno piace,

noi vogliamo la pace.

La pace è un diritto

che va rispettato

e non sottovalutato.

La guerra prosciuga il fiume della vita,

la guerra non è ancora finita.

L’albero della pace nascerà

e tutto il mondo illuminerà

con gioia e serenità.

Camilla  B., Primaria, Mezzate

 

LA PACE

 

 

 

 

 

Oggi la guerra

è su tutta la Terra

ma sappiamo che il nostro cuore

è pieno d’amore.

 

Immagino un mondo in cui tutti sono amici

Un mondo in cui non cui siano nemici

Un mondo pieno di colore …

Basta dolore !!!

 

Apri la porta alle persone in difficoltà

vedrai che qualcuno

prima o poi ti ripagherà.

 

Per fare la pace non basta non litigare

per fare la pace bisogna amare.

Se un po’ d’amore a tutti potrai dare

la pace si potrà fare !

 

                                         Matteo B., Primaria, Mezzate

 

POESIA DELLA PACE

Fai la pace con me

portala nel tuo cuore

e avrai in cambio dell’amore.

 

Non fare la guerra

così distruggerai la Terra !

La pace è come un fiore

che sboccia come un sole.

Insieme agli amici saremo

tutti più felici.

Dai prendimi la mano

e portami lontano.

 

                                      Elisa  M., Primaria, Mezzate

 

LA PACE

La pace è come il sole

quando illumina la Terra

nessuno sente più, il dolore della guerra.

La pace è come un fiore

porta gioia e tanto amore.

Lottiamo per stare in armonia

tutti insieme in compagnia.

Se la guerra finisse saremmo più felici

Se la guerra finisse saremmo tutti amici

Andiamo ad annunciare ai popoli del mondo

di fare tutti insieme un grande girotondo,

il girotondo che fermerà la guerra

e tornerà la pace su tutta la Terra.

                                          Valeria  C, Primaria, Mezzate

 

IL MONDO CHE DESIDERO

Vorrei essere in un mondo di amore

dove tutte le persone possiedono un cuore.

Invece siamo in un mondo di guerra

che sommerge la Terra.

Il mondo è pieno di soldati

e anche di malati.

Se la guerra finisse

saremmo tutti più felici

e avremmo tutti più amici.

 

                                    Beatrice B., Primaria, Mezzate

POESIE

Io penso ai bambini soldato

che fanno la guerra

che distruggono la nostra Terra.

Loro vogliono la pace

che a tutti piace

piena di colore e amore

e non di dolore.

Spero che presto la guerra finirà

e tutta la Terra sarà piena di felicità !

                                  

 

Sulla nostra Terra

Sulla nostra Terra

c’è la guerra.

Ma io vorrei la pace contro la guerra.

In certi paesi c’è l’amore

e in altri il dolore.

In certi paesi ci sono amici

e in altri tanti nemici.

Ci sono dei bambini che si alzano la mattina

con i rombi delle bombe

della pace vorrei che sentissero le trombe.

Che bello se i bambini

si alzassero con il cinguettio degli uccellini

con tranquillità e serenità,

perché tutti hanno dei

DIRITTI

di non vivere nei conflitti.

                       Francesca R., V A Primaria, Mezzate

 

W LA PACE!

L’ AMICIZIA

L’ amicizia è come il sole,

le nuvole possono coprirlo,

ma mai spegnerlo.

L’ amicizia è come un fiore,

anche se sembra appassire,

poi rifiorirà.

L’ amicizia è come il mare,

a volte è in tempesta,

ma poi ritorna la quiete.

L’ amicizia è un dono importante,

da difendere e da coltivare

sempre e comunque.

Arianna B., Primaria, Mezzate

STOP ALLA GUERRA!

 

“Pace, amore, carità …” dice sempre la maestra;

mi guardo attorno e vedo che non è così:

“Morti, guerra, povertà …” dice sempre la tv.

Basta, non ce la faccio più!

Uniamoci insieme per fare

un grande girotondo,

per salvare il nostro mondo!

Sara D., Primaria, Mezzate

 

LA PACE

La pace è bontà

che si ottiene con la serenità.

La pace è amore

che viene dal cuore.

La pace è giustizia

però pochi l’hanno vista.

La pace è un grande mare

pieno di dolci parole che non fanno male.

Diamoci la mano è facciamo un grande girotondo

per portare la pace a tutto il mondo.

Matteo V., Primaria, Mezzate

 

VIVA LA PACE

La guerra non serve a niente,

solo a uccidere la gente.

Se avessi tutte le armi del mondo,

mi metterei a sparare fiori a tutti,

non proiettili per ferirli

ma fiori per divertirli.

E nel mondo ci sarebbe la pace!

Filippo S., Primaria, Mezzate

 

UTOPIE PER LA PACE

Se le utopie

fossero vere

il mondo sarebbe migliore.

Sofia R., Primaria, Mezzate

 

LA PACE È COME …

La pace è come un libro bianco da riempire

con: amore, gioia, amicizia e fratellanza,

è difficile da creare

ma tutti insieme ce la possiamo fare.

Restiamo uniti

non facciamoci coinvolgere

dall’odio, dal rancore e dalla guerra,

difendiamo la pace

è importante per tutta la terra.

Scriviamo questo libro

e facciamolo leggere al mondo intero!

Elisa G. e Matilde N., Primaria, Mezzate

 

LA GUERRA … CHE BRUTTA COSA!

Se la guerra sceglierai

un soldato diventerai,

tanti morti farai

e il mondo distruggerai!!

Se la pace sceglierai

molti amici troverai

e la vita porterai.

I soldati non sono felici

e non hanno tanti amici;

i soldati non sanno fare niente

se non uccidere la gente.

Mattia P e Kevin M., Primaria, Mezzate

 

SE LA GUERRA…

Se la guerra dal tuo cuore toglierai

il mondo salverai.

Se la guerra toglierai

la pace coltiverai.

Se la guerra toglierai

tanti amici troverai!

Se la guerra continuerai

il mondo distruggerai!!!

Se la pace promuoverai

una bella persona diventerai.

Matteo A., Primaria, Mezzate

 

CHE COS’È L’AMICIZIA?

Che cos’ è l’amicizia?

L’ amicizia non è odio

ma è grande affetto

che non si butta mai dietro le spalle.

L’ amicizia è solidarietà,

L’ amicizia è come le onde

che insieme affrontano

tutte le difficoltà.

L’ amicizia è come un sole brillante nel cielo,

che porta amore nella guerra.

L’ amicizia è come il fuoco dell’entusiasmo

che porta momenti di felicità.

La cosa bella dell’amicizia

è stare sempre insieme e condividere

TUTTE LE EMOZIONI.

Emanuele. E., Primaria, Mezzate

 

PACE E GUERRA

La guerra

influisce sulla terra

facendo male alla mente

e al cuore della gente.

 

Morti, guerra, povertà…

non c’è mai serenità!

La guerra porta l’ infelicità

mentre la pace porta la bontà.

 

Con amore e libertà

il mondo si salverà,

il sole splenderà

e la pace tornerà.

Perciò W LA PACE M LA GUERRA!

Giulia A. e Iris M., Primaria, Mezzate

 

Guerra contro pace

Quando c’è guerra

non c’è amore,

che ti riempie il cuore

ma solo dolore.

 

Quando c’è l’amore

c’è ricchezza, pace e non timore.

L’amore è meraviglioso

come il sole quando è luminoso.

 

Chi fa la guerra

spesso non pensa con la propria mente,

chi fa la pace

ragiona bene con la sua mente.

Leonardo A. Daniele L., Primaria, Mezzate

 

La pace è …

La pace è sentirsi bene

la pace è bontà

la pace è amore

la pace è amicizia

la pace è felicità

la pace è perdonare chi ti ha fatto del male

la pace bisogna sempre portarla nel cuore

Oumy

 

LA SCUOLA

La scuola sai che è una cosa importante?

A scuola si va per imparare

ma anche per stare con gli amici e giocare.

Non dire che la scuola è noiosa

la scuola serve a qualcosa,

non pensare di sapere tutto e che la scuola non sia importante

ma pensa che, purtroppo, qualcuno non ci può andare neanche.

Tu che la puoi frequentare, sii contento,

sei fortunato, con la camicia sei nato!

Daniele D., Primaria, Mezzate

 

LA LIBERTA’

Sai cosa significa libertà ?

La libertà è poter volare liberi come gabbiani,

la libertà non ha prezzo.

La libertà significa fare delle proprie scelte

senza condizionamenti.

Ma attenzione!

Non si può essere liberi

di fare sempre ciò che si vuole,

ricordate che la vostra libertà finisce

dove comincia quella di altri.

Thomas S. , Primaria, Mezzate

 

PACE O GUERRA

Che bella la pace,

non c’è cosa migliore,

io la vorrei a tutte le ore!

La guerra invece a cosa serve?

E’ solo una lotta in cui ognuno perde.

La guerra fa male e sai perchè?

Chi la fa non è più in sè.

Se scegli l’odio fai male alla terra

se scegli l’amore fai felice ogni cuore.

Quindi cosa scegli pace o guerra?

Mattia P., Primaria, Mezzate

 

LA GUERRA

La guerra non serve a niente,

la guerra spaventa solo la gente,

la guerra distrugge il mondo,

la guerra vuol dire paura, tristezza, fame, povertà,

con la guerra non si risolve niente.

Ma perché allora gli uomini continuano a farla?

Federico G., Primaria, Mezzate

 

LA PACE

La pace è un fiore che sboccia

quando non si litiga più.

La pace è un frutto dolcissimo

da assaggiare tutti.

La pace è un animale ferito

quando viene violata.

La pace è una fabbrica

che lavora in continuazione per ricostruirla.

La pace è un tesoro

da custodire sempre.

La pace è un arcobaleno

di genti di tanti colori.

La pace è una musica lieta

che parla dal cuore.

V B Primaria, Mezzate

 

COSA NE PENSIAMO DEI COMPITI?

Io e i compiti

 Quest’anno frequento la quarta elementare.

I compiti ovviamente sono aumentati rispetto agli anni precedenti.

Nella mia mente c’è un’organizzazione mentale sia dello studio orale che dei compiti scritti.

In genere mi piacciono tutte le materie, ma le mie preferite sono matematica e italiano.

Anche la geografia comincia ad interessarmi, poiché stiamo studiando i monti, i fiumi, le pianure del territorio italiano.

Di solito i compiti li svolgo da sola, ma a volte capita che chieda aiuto alla mamma.

Ad esempio, io scrivo i testi e poi lei me li controlla oppure, quando studio storia, geografia o scienze, mi interroga.

Fortunatamente non c’è nessuno che mi distrae. Anzi, sono io che mi distraggo!

A volte capita, soprattutto in una splendida giornata di sole, che guardi fuori dalla finestra e cominci a fantasticare e a sognare ad occhi aperti.

Normalmente eseguo sempre i compiti assegnati, ma è capitato una volta, forse in prima, che non avevo svolto una scheda. Mi sono sentita a disagio, è stato orribile!

Secondo me i compiti sono importanti perché senza di essi non potremmo esercitarci a casa, correndo così il rischio di non ricordarci più niente una volta a scuola.

Di conseguenza si rischierebbe di prendere un brutto voto nelle verifiche.

Beatrice S., Primaria, Monasterolo

 

Io e i miei compiti

Quest’anno sono in quarta e i compiti sono più difficili.

Io studio Storia durante il week-end perché il lunedì ho piscina, i compiti scritti li faccio il sabato pomeriggio.

I compiti che preferisco sono quelli di Matematica che faccio il venerdì durante l’intervallo lungo.

I compiti che però non sopporto sono quelli di inglese anche se è una delle mie materie preferite.

Mi aiuta a studiare il mio papà e i compiti scritti li faccio da sola.

A volte mi distrae mio fratello o il bel tempo: vorrei prendere la bici e andare all’Idroscalo per una gara di velocità!

Lo scorso lunedì mattina non avevo fatto i compiti di Italiano e mi sono sentita molto male, però io di solito li faccio sempre i compiti!

Per me i compiti servono per esercitazione a casa.

Giulia S., Primaria, Monasterolo

POESIE DI PRIMAVERA

UNO SQUALO SULLA SPIAGGIA

 

 

 

 

Uno squalo sulla spiaggia

rimasto un po’ spiaggiato

sulla sabbia scottante

scaldata dal sole

a sognare le sardine

sopra una sdraio.

Jacopo F., Primaria, Monasterolo

 

IL COCCODRILLO

Un coccodrillo sfidò un camaleonte

in una gara di corsa

a correre con le calze di cotone

fino alla cima della collina

vinse il coccodrillo e si chinò.

Jacopo F., Primaria, Monasterolo

 

LA TIGRE

La tigre rabbiosa

si aggira ringhiosa

col suo rapido scatto

raggiunge un cerbiatto.

Lorenzo P., Primaria, Monasterolo

 

L’UCCELLINO

Cip,cip,cip,

fa l’uccellino

cantando sul ramo

al fresco mattino.

 

Cip,cip,cip,

canta ogni giorno,

dando così un buon Buongiorno.

 

Cip,cip,cip,

che dolce melodia

sentendolo cantare

con una compagnia.

Giorgia T., Primaria, Monasterolo

LA ZEBRA

La zebra zampetta
mentre l’acqua zampilla
zigzagando qua e là.
Ha incontrato uno zoologo
con uno zaino zavorrato,
zelante cerca una zappa
ma nello zaino tocca uno zoccolo
zitta zitta se ne va
con la sua zeppa nuova di zecca.

Ludovica R., Primaria, Monasterolo

 

IL RATTO PAZZO

A Roma un ratto ruzzolò

come un razzo,

entrò in un regno di ragni

e rubò rubini rossi.

 

 

CHE PARAPIGLIA A FIRENZE

A Firenze una farfalla

si fermò

su un fiore appena fiorito,

vicino ad un fiume.

Si sentì il frastuono di un fulmine

su una pianta di fragole

che cadde

in un fossato.

Marco B., Primaria, Monasterolo

 

LA FOCACCIA…

La focaccia è filante

la frittata è fumante

i finocchi son come fiocchi

i fichi son festosi e

c’è un folletto grande come un fusto

sotto un fungo fungoso.

Arianna D., Primaria, Monasterolo

 

 

IL SOSPIRO

Soffia sugli scogli

Un sospiro silenzioso

Senza aspettare che

Si alzi il sole

Sulla sabbia.

Giulia C., Primaria, Monasterolo

 

NICOLÒ

Nanetto nervoso e non

noioso,

dico sempre di me

Faccio la nanna

in un nido di piume

mi nutro di Nutella

e da grande diventerò

un biologo marino.

 

LAURA

Per fare Laura

si prende una “L”

come luna, lucciola

e poi una “A”

come albero, amore, ala

dopo prendo una “U”

come urca, uva, uccellino

poi la “R”

come rosa, raggio, righello

e infine prendiamo la “A”

come aria, aiuola, arcobaleno

Basta metterli tutti insieme con amore

e vien fuori Laura che sta sempre nel mio cuore.

Nicolò P., Primaria, Monasterolo

 

PER FARE IL FUOCO

 

 

 

 

 

Per fare il fuoco si prende una  F

come fulmine, fiamma,

poi si prende una U

come uomo,

poi si prende una O

come orologio,

poi si prende una C

come calma,

poi si prende ancora una O

come occhio,

poi si mettono tutti insieme.

Basta poco per fare il FUOCO.

Arturo S., Primaria, Monasterolo

 

PER FARE BARBARA

Per fare Barbara

Si prende una B

Come bravura e bacio

Poi si prende una A

come abbraccio e amore

Poi si prende una R

Come raggio e rosa;

poi si prende una B

come brezza e bellezza;

poi si prende ancora A

come amicizia e ancora;

poi un’ altra R

come roccia e regola;

e poi un’ altra A

come arcobaleno e acqua;

poi si mettono tutti insieme nel cuore e formano BARBARA il mio Amore .

Alessia C., Primaria, Monasterolo

 

STEFANIA

Per fare Stefania

si prende una S

come sole, sorriso, sale

poi si prende una T

come tesoro, timone, tenerezza

poi si prende una E

poi si prende una F

come fanciulla, fulmine felicità

come emozione, entusiasmo, energia

poi si prende una A

come allegria, amore, abbraccio,

poi si prende una N

come natura, nave, nido

poi si prende una I

come idea, immagine, intelligenza

poi si prende ancora una A

come amica, aurora, arcobaleno

poi si mettono insieme

con allegria e simpatia

e viene fuori MAMMA MIA.

Asia M., Primaria, Monasterolo

 

L’AMICO

L’amico è un sole

l’amico è un guerriero

l’amico è

chi non ti lascia mai solo

chi ti dà un sorriso di colori

chi ti protegge

chi non ti offende mai

chi ti aiuta nei momenti difficili

chi ti incoraggia nello svolgere un compito

chi ti abbraccia

chi ti fa sentire felice

chi ti vuole un mondo d’amore

chi ti fa battere il cuore.

Tommaso L., Primaria, Monasterolo

 

LA PACE

La Pace è nei nostri cuori.

 

La pace è un mondo d’affetto

la pace è un abbraccio perfetto.

 

La pace è un aquilone nel cielo

la pace è un arcobaleno nel sereno.

 

La pace è un cuore d’amore

la pace è un’aquila che vola

la pace è un fiore pieno di colore.

Chiara B., Primaria, Monasterolo