NO PAIN NO GAIN

É bello vincere, è bello essere “campioni”, sono belli i complimenti, i sorrisi e le pacche sulle spalle, ma l’invidia no, quella non è bella.Ci sono persone che si allenano duramente, che vincono e raggiungono risultati invidiabili. Eppure non tutti li stimano, c’è chi li odia e chi fa di tutto per screditarli.

Non so se a voi è mai capitato di sentirvi dire -Bello vincere facile- Ecco, a me è capitato e me l’ha detto un mio compagno di Karate: avevo vinto due primi posti ai Campionati Regionali Lombardi…devo ammettere che in effetti ho vinto abbastanza facilmente ma almeno IO ero presente quel giorno alla gara, IO ho partecipato (e ho vinto facile!) alla gara e mi sono impegnata. Lui, invece, aveva paura. Si, paura. Paura di venire alla gara, paura di perdere; non ha avuto fiducia in sé stesso a differenza mia!

Vi sembra il caso che la lezione dopo la gara mi venga a dire -Bello vincere facile-? No, a me non sembra.

Ora che ho vinto i regionali mi sento trattata diversamente dai miei compagni di Karate: alcuni mi stimano e sono un idolo per loro, per altri (che apprezzo) sono l’Alexia di sempre, mentre per altri ancora sono diventata quella che “sta sulle scatole” e sapete perché? Perché alla gente, da specificare certa gente, non piace quando altri riescono a raggiungere risultati per loro irraggiungibili; e c’è un motivo per cui quella gente non riesce a raggiungere quei risultati: mancanza di impegno? Mancanza di perseveranza? Mancanza di determinazione? Mancanza di volontà?

Forse. Ma la cosa che manca maggiormente è una, una cosa che io riassumo con “NO PAIN NO GAIN”. La voglia di allenarsi, ecco cosa manca!

A scuola c’è lo stesso problema: mi prendete in giro perché non esco mai: va bene, avete ragione ma sapete quanto mi importa delle vostre stupide e inutili prese in giro? Sapete quanto mi importa dei vostri giudizi (e pregiudizi…)? Nulla, non me ne importa niente! E comunque in quel tempo che voi state fuori a “farvi le canne” o al cinema o che so io dove, IO, faccio qualcosa, qualcosa che mi aiuta a raggiungere obbiettivi per cui mi odierete: magari studio e approfondisco un determinato argomento per la verifica, magari leggo un bel libro per arricchire il mio vocabolario, magari mi alleno per raggiungere dei risultati che voi non potete neanche sognare… per esempio diventare Campionessa Mondiale; a proposito, i vostri stupidi commenti -non c’è la farai mai- o -hai iniziato troppo tardi- non fanno altro che accrescere la mia determinazione, non pensate che ci rimango male! Ma non preoccupatevi, ci sarà un bel giorno in cui vi pentirete di queste cose che mi state dicendo, in cui chiederete di essere miei amici, in cui chiederete il mio aiuto, ma io certe cose le ricordo e, quel giorno, si fa sempre più vicino.

Ma ora basta parlare di me, del mio sogno e dei vostri stupidi (ci tengo a precisarlo) commenti, ho scritto tutto ciò per poter darvi dei consigli per voi che mi odiate o magari odiate qualcun altro:

Non odiate qualcuno perché è bravo, si allena e raggiunge ottimi risultati. Stimatelo, prendete il suo esempio! Fate come lui. So che non è facile, ci vuole sacrificio, forza di volontà, impegno, costanza e determinazione ma voi provateci e i risultati si vedranno e… magari… diventerete anche voi un idolo per qualcun altro!

Ci tengo a concludere con degli aforismi e delle citazioni famose:

  • NIENTE È FACILE E NULLA È IMPOSSIBILE.
  • CHI DICE CHE UNA COSA È IMPOSSIBILE NON DOVREBBE DISTURBARE CHI LA STA FACENDO.
  • VINCERE NON SIGNIFICA BATTERE IL PROPRIO AVVERSARIO MA BATTERE SE STESSI.

E ricordate “No pain no gain” perché chi non si allena non merita di vincere!!!

 

Alexia B. , 

team del giornalino

CAMPIONESSA ITALIANA (QUASI)   

Sabato e domenica 08-09 aprile, a Bellaria Igea Marina, si sono tenuti i 38° Campionati Italiani di Karate.

L’Heijo Shin Dojo ha partecipato con cinque allieve che hanno ottenuto un totale di otto medaglie, tra cui due ori, tre argenti e tre bronzi.

Io ho gareggiato la domenica nella categoria 0-13 anni cinture blu 4°kyu Kata. Una volta arrivata in finale, ero decisa a vincere: se vincevo sarei arrivata terza ma se perdevo… niente podio.

Le mie compagne mi incoraggiavano, non potevo deluderle, anche perché una di esse è il mio idolo. Inoltre sarei stata l’unica senza medaglia.

Allora ho tirato fuori tutta la mia grinta, la mia forza e la mia determinazione e ho fatto un Heian Godan degno di un terzo posto.

Ero contenta, la mia prima medaglia agli Italiani, un bel bronzo! Salendo su quel gradino del podio mi sono sentita felice, perché avevo raggiunto un risultato invidiabile, perché ero soddisfatta, perché anche il mio idolo ci era salita…

Per quest’anno, forse, le gare sono finite ma non importa: a giugno c’è l’esame per la cintura marrone e l’anno prossimo un’altra stagione di gare.

Bisogna sempre impegnarsi, dare sempre il massimo e non mollare mai. Se quest’anno ho preso un terzo, l’anno prossimo prenderò un primo.

Si può sempre migliorare e si DEVE sempre migliorare!

“NO PAIN NO GAIN”

Alexia B., Secondaria, team del giornalino

A SCIARE IN PRIMAVERA

La terza settimana di marzo sono partita per la settimana bianca con la mia famiglia. “Vai a sciare a marzo?!”, penserete voi. Ma non ho passato la mia vacanza senza sciare, anzi, il fatto di essere andata fuori stagione ha fatto sì che non si morisse di freddo sulle piste e che non si aspettasse in coda agli impianti perché non c’era tanta gente. Anche per questi motivi la settimana è stata fantastica, ma mi è piaciuta soprattutto perché ho sciato tantissimo: ci svegliavamo presto alla mattina, colazione abbondante e poi sulle piste fino alla chiusura degli impianti.

Di notte spesso nevicava e il giorno dopo avevamo il piacere di sciare sulla neve appena caduta.

Quest’anno è stata anche aperta una nuova pista nera:

Ovviamente, essendo una pista nera, l’ho fatta come minimo una decina di volte solo nei primi tre o quattro giorni: è molto bella ed emozionante.

Ricordo ancora tutti i suoi muri e il divertimento soprattutto quando li facevo velocemente, e ricordo anche quando andando forte non ho visto un cumulo di neve fresca per cui sono quasi “volata”… sulla Volata!

Il gioco di parole è divertente, ma io mi sono un po’ spaventata perché se fossi caduta, sarei scivolata per un bel pezzo del muro. Per fortuna non è andata così e ho finito la pista e anche la vacanza senza rompermi niente.

Ho sciato per sette giorni e mi sono divertita tantissimo: non volevo più venire via. Ho fatto quasi tutte le piste e, nella mia famiglia, sono quella che ha sciato di più: ben 251,4 km.

Avrei voluto sciare ancora, ma purtroppo sono dovuta tornare a casa con la consapevolezza che avrei dovuto aspettare un altro anno per sciare di nuovo, ma anche con impressi nella mente i bei momenti trascorsi.

E chi l’ha detto che a marzo si scia male?!

Lucilla C., Secondaria, team del giornalino

 

CAMPIONESSA LOMBARDA

L’ultima competizione a cui ho partecipato è stato il Trofeo Subaru a fine gennaio, da allora mi sono allenata e impegnata al massimo per ottenere dei bei risultati alla competizione seguente, ovvero i Campionati Lombardi…

La sveglia puntata alle sette, un po’ assonnata ma carica di energia: mi sentivo pronta, pronta ad affrontare nuovi avversari, pronta a vincere.

Una volta fatta la sfilata delle varie palestre di Karate è iniziata la gara. Nella mia categoria, cinture blu sino a tredici anni, non eravamo in molti e avere il mio Maestro come arbitro centrale mi ha fatta sentire più sicura: è un Maestro severo e preciso ma so che se faccio le cose per bene, lui è fiero di me.

Con sicurezza e coraggio sono salita sul tatami e ho fatto il mio Kata, ovvero Heian Godan.

L’ho fatto per bene, forse anche meglio del solito, solitamente alle gare mi sentivo tremante ed emozionata ma questa volta sono stata in grado di controllare le mie emozioni e mi sono semplicemente impegnata.

La seconda volta che ho eseguito il Kata ero ancora più determinata: già sapevo che il primo posto era assicurato ma io volevo fare ancora meglio, prendere un punteggio ancora più alto… e ci sono riuscita.

È stato bello sentir dire: “E al primo posto… Branzea Alexia!”, sentire i complimenti da parte dei miei compagni di Dojo e dai miei genitori ma ho avuto soltanto pochi minuti di questa felicità poiché sono stata chiamata per fare la gara di Kumite.

Mi sono messa il corpetto e i guantini abbiamo fatto il saluto. Avevo un po’ di paura, ma mi sentivo lo stesso pronta e decisa a battere le mie avversarie: erano soltanto due, una cintura arancione e… una marrone.

Un combattimento l’ho vinto io con un punteggio di tre a uno mentre l’altro l’ho pareggiato due a due: prima o seconda? Continuavo a fare i conti ma non sono comunque riuscita a capire su che posizione mi trovavo…

WOW! Due medaglie d’oro in un solo giorno! Ero felicissima, non potevo crederci… Campionessa Lombarda sia di Kata che di Kumite, che emozione!

Il momento più bello della gara è stato però il finale, quando ho contato tutti i successi ottenuti dall’Heijo Shin Dojo. Abbiamo fatto proprio un bel colpo! Tre medaglie d’oro, una decina d’argenti e due o tre bronzi!

È un buon inizio… credo… per il mio grande obiettivo di Campionessa Mondiale… sono orgogliosa di far parte dell’Heijo Shin Dojo e sono sicura che sarà un onore altrettanto grande quando farò parte della squadra Italiana…

Basta sognare, ora pensiamo a un futuro abbastanza vicino, ovvero i Campionati Italiani… FORZA!!!

            Alexia Branzea, II C Secondaria,

team del giornalino

INVERNO PER SEMPRE

Vorrei ricordare a tutti le grandi bellezze dell’ inverno, soprattutto per chi raggiunge le mete sciistiche preferite d’Italia come la Val d’Aosta, dove si può sciare, fare snowboard ed escursioni in montagna con la famiglia. Sciare è bellissimo, perché permette di fare sport in un contesto naturale meraviglioso.

Le piste da sci si dividono in tre categorie in base alla loro difficoltà.

Le piste blu sono le più facili, quelle rosse sono di media difficoltà, quindi arrivano le nere, le piste difficili. La difficoltà della pista dipende dalla pendenza della pista:

Le pendenze vengono riportate in percentuale, che rappresenta il rapporto tra la distanza percorsa e il dislivello.

Io in genere faccio le piste più facili, ma sta a voi decidere quale pista affrontare in base alla vostra esperienza, quindi buone vacanze invernali a tutti.

Gabriele Toselli, I D Secondaria, team del giornalino

L’AUTOSTRADA DELLA VITA

Fare attività fisica ci aiuta a crescere

Lo sport, l’anima di una guerra eterna. Non una guerra di frontiera ma una guerra contro pigrizia e sedentarietà. Inizialmente l’attività motoria era propedeutica all’esercizio militare e in tempi non troppo recenti si parlava di “Mens sana in corpore sano“: quindi, cosa significa “fare sport”?

Lo sport si può considerare una corsia preferenziale nella lunga autostrada della vita. Dopo aver preso il biglietto al primo casello, l’obiettivo di ogni guidatore è raggiungere il secondo (purtroppo o per fortuna, l’ultimo) nel maggior tempo possibile. Il significato dello sport è proprio questo: allungare il viaggio. Ovviamente capitano circostanze in cui ognuno “tifa” per sé stesso, ma esistono anche momenti di solidarietà quando, per esempio all’entrata dell’autogrill teniamo aperta la porta per uno sconosciuto. L’attività motoria è competitiva e solidale: un modo come un altro per vivere una lunga e sana vita felice e per conoscere altri viaggiatori.

Ciò che contraddistingue la “corsia” sportiva da quella sedentaria, oltre la lunghezza, è il doppio senso di marcia. C’è chi vede lo sport come un’occasione per esaltare il suo ego e umiliare gli avversari (in pieno spirito militare) e chi crede che sia solo un’opportunità in più per mantenersi in salute dimostrandosi rispettoso (in un’ottica più pacifica). Tra tutti i “corridori”, quali tornano indietro? Tante opinioni sono diverse: durante il viaggio c’è chi neanche si accorge della possibilità di fare un’ ”inversione a u” e c’è chi, alle olimpiadi, stringe la mano al primo ma abbraccia l’ultimo. In ogni modo lo sport era, è, e sempre sarà una delle più grandi invenzioni umane ma, così come la fisica nucleare o la democrazia, sta ad ognuno di noi decidere che significato attribuirgli.

                                                                 Giovanni Ristretta,  IV A

                                                                                      Liceo Scientifico Machiavelli

CHE COS’È L’HOVERBOARD?

overÈ una via di mezzo tra uno skate e un monopattino

Per chi? Per chi vuole un mezzo veloce e trendy per spostarsi.

Come? Si muove grazie al self balance e un motorino interno.

Quando? Quando vuoi spostarti in modo pratico e veloce.

Perché? Si vuol pensare anche al pianeta, è il trend della primavera.

Uno scooter elettrico autobilanciato anche comunemente definito “Hoverboard”, è un dispositivo di trasporto personale che sfrutta una combinazione di informatica, elettronica e meccanica. È costruito su due ruote collegate a due piccole piattaforme snodate tra loro il cui movimento viene azionato da un sensore di peso posto sulle piccole piattaforme e da un giroscopio. Nel 2014 molte “tavole” del genere sono state utilizzate in Cina, e dal 2015 sono diventate molto popolari nel USA grazie alle numerose celebrità che si fecero immortalare con questi scooter.

Shane Chen, un uomo d’affari americano, reclama la paternità dell’invenzione del dispositivo. Chen iniziò una campagna di raccolta fondi per il suo progetto “Hovertrax” nel 2013. In un’intervista sul Los Angeles Times, Chen dichiarava la propria frustrazione in merito ai diritti sul brevetto in Cina. Sosteneva che Solowheel, il suo monociclo autobilanciato, era stato copiato da altri aziende dopo la comparsa su Happy Show, uno show televisivo cinese. Nell’agosto del 2015 Mark Cuban ha annunciato l’intenzione di acquistare i brevetti Hovertrax da Chen. Il ritmo veloce dell’industria manifatturiera cinese rende difficile individuare quale società cinese sia stata la prima per la fabbricazione del dispositivo. Secondo Wired di David Pierce il dispositivo è stato probabilmente inventato come la “Smart S1” di Chic Robotics, una società di tecnologia cinese fondata nel 2013, e associato a Zhejiang University Lo Smart S1 è stato distribuito nel mese di agosto 2014 e ha avuto successo nel Canton Fair trade show del 2014. Le compagnie ha brevettato le tecnologie associate alla “tavola”, ma a causa della politica lassista della Cina sui brevetti, il prodotto è stato copiato da diversi produttori cinesi.

Nel giugno del 2015 la “tavola” è costruita da diverse compagnie cinesi. Le copie variano notevolmente di prezzo e qualità e possono presentare vari difetti. La maggior parte delle “tavole” è prodotta in fabbriche di produzione di massa in Shenzhen, China.Alcune delle più recenti hanno incorporato altoparlanti Bluetooth, consentendo al guidatore di riprodurre musica. La crescente popolarità dei dispositivi nei paesi occidentali è stata inizialmente attribuita al gran numero di personaggi famosi che hanno visto con i vari modelli del prodotto. Tra queste star ci sono Justin Bieber, Jamie Fox, Kendall Jenner, Chris Brown e Wiz Khalifa. I fondatori della società americana PhunkeeTree conobbero la “tavola” all’Hong Kong Electronics Show nel 2014 e furono subito coinvolti nella sua distribuzione. La società ha dato una “tavola” a Kendall Jenner, che ha pubblicato un suo video sullo scooter su Instagram. Il video è diventato un hit virale sui social media, portando altre celebrità a chiedere alla PhunkeeTree altri dispositivi.

Sara Inzadi e Valentina Favara,

 III B Secondaria, team del giornalino

LA PALLAVOLO NELL’ “HEART” DI TUTTI!!!

Iniziamo col dire a tutti, che la pallavolo è uno sport difficile, richiede concentrazione e impegno da parte di tutti i componenti della squadra. Il lavoro di squadra è una delle cose più importanti. Se non si comunica correttamente e in pochi secondi, c’è il rischio che la squadra avversaria faccia punto, e perciò,  avere tecniche e pensieri che girano per la testa crea davvero molto caos!!!

pallavoloEcco una nostra esperienza: era il 21 aprile, in partita, c’era molta tensione. Era ormai il momento di iniziare la partita. Tutta la squadra era pronta per vincere. Eravamo consapevoli che la squadra avversaria sarebbe stata un ottimo rivale. Ma sapendo questo, non ci siamo arrese, abbiamo combattuto. Ognuno, come è giusto che sia, ha il suo ruolo e il suo punto forte ma anche il suo punto debole, ovviamente!!! È assurdo come uno sport possa appassionare un sacco di gente! Per noi è la cosa più importante al mondo ed è anche il nostro futuro da pallavoliste, sempre se lo continueremo, ma ne sono certa che non la abbandoneremo mai per nessun motivo.

palla-2

LA DISPOSIZIONE IN CAMPO

campo

In campo si è in 6, la posizione 1 è dove si batte la palla all’esterno del campo. Poi c’è la 6  4 e la 2. Bisogna fare molta attenzione!!! C’è anche la posizione 5 dove arrivano i tiri molto lunghi e forti, infine la posizione 3, dove si alza la palla ,il giocatore che compie questo movimento si chiama alzatore. Questo è un compito che richiede molta precisione!

un componente, una squadra non è una vera squadra!

Non abbatterti solo quando le cose si fanno difficili, continua con il sorriso.

Anche se perdi la partita, non ti arrendere, continua a combattere … E ricordati: gioca sempre con coraggio!

La vera vittoria, non è vincere singolarmente, ma tutti insieme

TUTTI PER UNO UNO PER TUTTI !

                                                                               Elèna Marangoni e Alice Righini,

I B Secondaria, team del giornalino

 

IL CALCIO FEMMINILE

senza-titoloIl calcio femminile è una disciplina sportiva simile al calcio maschile, ma secondo me le ragazze sono più motivate, perché le ragazze ci mettono passione e impegno, mentre per alcuni ragazzi il calcio è solo una attività per tenersi in forma e non stare fermi.

Io ho cominciato a giocare cinque anni fa nella squadra dell’Oratorio San Luigi, con i ragazzi, molto bravi, e con cui mi sono divertita molto. Con loro ho giocato quattro anni fino a quando sono stata chiamata all’Oratorio Sant’Enrico a San Donato. Lì ho conosciuto molte altre ragazze più grandi di me. Per il fatto che non ci sono molte ragazze che giocano a calcio, il campionato partiva dalle ragazze del 1999 fino a quelle nate nel 2005 (di cui ero l’unica). Durante questo anno ho ricevuto una richiesta anche dal “Monza Fiamme”, una società esclusivamente femminile, ma che ho rifiutato, perché mi ero legata alle mie nuove compagne.

Se qualcuna di voi vuole unirsi alla mia squadra, è la benvenuta!

Sara Zappettini, I D Secondaria, team del giornalino

LO SCI, LA MIA VITA …

sciCiao a tutti, mi chiamo Giulia, ho dodici anni e, come forse avrete già intuito, lo sci è la mia passione, anzi, la mia vita.

Ho cominciato a sciare all’età di cinque anni e mi sono subito appassionata, anche se in realtà non sciavo ma scivolavo giù da una discesa di nemmeno cinquanta metri continuando a cadere….

La mia prima maestra era sempre molto gentile e carina con me, nonostante questo però, ritenevo noioso fare ogni giorno sempre la stessa “pista”; così mi sono impegnata e il mio terzo anno di sci, a sette anni, è stato molto più divertente e eccitante: sono salita sulla seggiovia!!!

La mia vera e propria passione è nata a quel punto, mi piaceva così tanto sciare che nulla mi poteva fermare! Sciavo la mattina con il mio papà, il pomeriggio con il maestro e mi divertivo un sacco!!!

Un giorno mi sono svegliata prestissimo e ho sciato fino al tardo pomeriggio (avrei sciato ancora ma le piste stavano chiudendo…) con solo un’ora di pausa!!! Una volta tornata al camper e avevo i piedi talmente freddi e stanchi che non li sentivo più e non riuscivo nemmeno a camminare!!!

L’ unica cosa di cui non mi rendevo conto però, è che mia madre, non sciando, rimaneva sempre sola, infatti la nostra settimana in montagna, che io vedevo come una bellissima vacanza con i miei genitori, lei la passava nei caffè o in giro per il paese, da sola … Così sia per questo motivo, sia perché io preferisco godere lo sport che amo nel modo in cui lo sto facendo ora, cioè non a livelli agonistici, preferisco stare in compagnia dei miei genitori e bere una cioccolata calda insieme a loro, al posto di fargli passare una brutta vacanza. Sciare mi rilassa ma voglio rilassarmi anche insieme alla mia famiglia!!!

                                                                                    Giulia Salamina,  II C Secondaria, team del giornalino

CAMPESTRE – impegno e allenamento-

campestre                                                                             26/10/2016

Caro diario,

sai che per riuscire in qualcosa basta poco?

L’anno scorso la corsa campestre non è andata tanto bene, sono arrivata ventiduesima in quasi quattro minuti … Non voglio neanche parlarne …

Quest’anno però, le cose sono andate diversamente (molto). Mi sono detta: -Quelle ragazze che arrivano tra le prime sei, hanno fatto qualcosa per arrivare lì?!- E così ho iniziato ad allenarmi; ogni weekend andavo all’Idroscalo a correre con mio padre, ho aumentato da due a tre le ore settimanali di sport ma soprattutto mi sono impegnata e ho sudato tanto.

Tutto questo non è stato uno sforzo vano, anzi! Non solo oggi ho raggiunto un bel posto sul podio, ma ho scoperto che correre è un’attività molto piacevole e divertente.

Allo sparo sono partita carica di energia positiva, sicura di me e con lo sguardo puntato solo verso il traguardo. Nei primi duecento metri ho raggiunto la seconda posizione, ma Marta era a una distanza per me irragiungibile. Ero determinatissima, sentivo i miei compagni incoraggiarmi come delle belve, quando Lucilla mi ha superato: ero terza, il posto che odio di più.

Non potevo permettermi di ricevere una medaglia di bronzo ma Lucilla era sempre lì, qualche passo davanti a me; io ero sfinita ma lei per riuscire a starmi davanti lo era ancora di più e così, nello sprint finale, vicinissima al traguardo, l’ho superata! Non puoi immaginarti quello che ho provato in quel momento perchè sinceramente, neanch’io lo so: ero euforica, felice, gioiosa, elettrizata, emozionata, fiera di me…

Insomma, mi sentivo benissimo. Ma  l’emozione più bella, quella che mi ha fatto sprizzare felicità da tutti pori, è arrivata quando ho scoperto che le ragazze della mia classe hanno occupato gran parte del podio!

6°: Eva Endale   IIB

5°: Veronica Bianco   IIC

4°: Sofia Cetto   IIC

3°: Lucilla Cnapich   IID

2°: Alexia Branzea   IIC

1°: Marta Tassinari   l’imbattibile IIC

Ci tengo a dire Grazie a tutti coloro che mi hanno incoraggiata, che hanno creduto in me e soprattutto alla prof. Cavallini che ci ha allenati per poter raggiungere questo risultato, ma anche a quelli che hanno provato a scoraggiarmi perché mi hanno dato una spinta in più per raggiungere questo risultato. Complimenti a tutti e ricordate che per fare qualsiasi cosa, basta volerlo!

                                                                   Alexia Branzea,  II C Secondaria,

team del giornalino

UN’ATLETA DIVERSA DALLE ALTRE

samiaSaamiya Yusuf Omar. Maggiore di sei figli, nasce nel 1991 in una famiglia povera di Mogadiscio, figlia di un uomo e di una fruttivendola. Da sempre ha la passione e l’attitudine per la corsa; quando Mo Farah, celebre mezzofondista britannico di origine somala, appare su un giornale, lei appende una sua foto nella camera, che divideva con i suoi fratelli, nella speranza di poter diventare come lui ma gareggiando per il suo paese, la Somalia. Dopo aver vinto tutte le gare per dilettanti somale, inizia a partecipare a gare per professionisti con l’aiuto del Centro olimpico somalo, situato a Mogadiscio. Nel maggio del 2008 gareggia nei 100 m piani ai Campionati africani di atletica leggera, concludendo in ultima posizione la sua batteria. Partecipa alle Olimpiadi di Pechino 2008, nella gara dei 200 m, ottenendo il record personale di 32″16’, l’ultimo tempo di tutte le batterie, venendo però comunque incoraggiata e applaudita dal pubblico presente allo stadio. Successivamente tutti i giornalisti la intervistano, ma la sua risposta è: “Avrei preferito essere intervistata per essere arrivata prima, invece che venire intervistata per essere arrivata ultima”. La ragazza è diversa dalle altre atlete…lei è piccola, priva di muscoli, uno scricciolo in confronto a loro.

Nel 2012 la giornalista Teresa Krug, a lungo in contatto con lei, conferma che Saamiya avrebbe viaggiato attraverso Etiopia, Sudan e Libia con l’intento di giungere in Europa per trovare un allenatore che la renda in grado di partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012; ma all’inizio di aprile del 2012 muore annegata nel naufragio dell’imbarcazione diretta a Lampedusa. La notizia della morte è poi stata confermata dalle agenzie di stampa internazionali.

La vita di Saamiya Yusuf Omar è stata raccontata nel romanzo “Non dirmi che hai paura”, scritto da Giuseppe Catozzella .

Un animo forte e coraggioso. Una  ragazza che è morta … morta per raggiungere l’Occidente. Aveva preso una “carretta” del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un’atleta bravissima. Una splendida ragazza…

« Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese. » Saamiya Yusuf Omar (Mogadiscio, 25 marzo 1991 – Mar Mediterraneo, 2 aprile 2012) è stata un’atleta somala, specializzata nella velocità.

Ho voluto ricordarvi l’esistenza di queste persone che combattono contro tutti e tutto, ogni giorno.

                                                                                                         Valentina Favara,

III B Secondaria,

                                                                                                  team del giornalino

TUTTI ALL’IDROSCALO!

Senza titoloMartedì 17 maggio per noi della terza A e per la terza C è stato un giorno di riposo da scuola … anzi più o meno perché in realtà abbiamo faticato tutta la mattinata sulle canoe all’idroscalo. Fortunatamente per noi quest’anno non ha piovuto perché l’anno scorso non è andata molto bene a livello di clima, anche se ci siamo divertiti lo stesso.

Alle 10:00 circa siamo partiti con l’autobus e siamo arrivati dopo dieci minuti all’idroscalo, dove ci siamo divisi in due gruppi, uno molto grande, composto da chi faceva il giro in canoa, e uno molto più piccolo fatto da chi correva intorno all’idroscalo perché non sapeva nuotare o non era molto sicuro; io sono andato a fare il giro in canoa con la maggior parte dei compagni che erano accompagnati dalle prof.sse Cavallini e Cristiani, mentre chi faceva il giro di corsa era accompagnato dalla prof.ssa Pirali.

Noi canoisti abbiamo preso le nostre imbarcazioni e ci siamo avviati per un fantastico giro del lago. Io e un mio amico abbiamo preso la canoa doppia, anche se non eravamo molto coordinati. Arrivati al ponte chi voleva poteva continuare per un pezzetto extra, sennò ci si poteva fermare in quel punto. Io mi sono fermato con due miei amici di classe; mentre aspettavamo gli altri insieme agli altri ragazzi e ragazze della A o della C, abbiamo fatto diversi tuffi dalla canoa e un mio compagno di classe si è addirittura ribaltato.

Arrivati gli altri, siamo ripartiti e siamo arrivati all’area di gioco di canoa polo dove si è svolta una combattutissima partita tra canoe gialle e arancioni. Finita la partita e stremati dalla pagaiata, siamo tornati all’inizio dove, dopo esserci cambiati, abbiamo mangiato qualche spuntino. Finito di mangiare ci siamo riposati e abbiamo parlato un po’ per passare il tempo finché la prof.ssa Cavallini non ci ha avvertiti che erano quasi le due e non se ne era accorta. Allora di corsa siamo arrivati all’autobus che ci ha portati alla scuola dove ci siamo fermati al Borsellino per aspettare la fine della giornata scolastica.

Andrea Giammetti, III A Secondaria, team del giornalino

RUGBY VS CALCIO

calcio rugbyRugby o calcio? È questa la domanda che mi sono posto l’ultimo anno; in questi ultimi due anni ho praticato sia calcio che rugby, ma, all’inizio di quest’anno, mia madre mi ha comunicato che non avrei più potuto praticarli entrambi. E così ho passato i mesi successivi ad essere indeciso … molti di voi mi consiglierebbero di fare calcio, perché il rugby è “uno sport da selvaggi”. La verità è che è proprio per questo che mi piace il rugby, perché è “uno sport da selvaggi”, ma giocato da gentiluomini, al contrario del calcio (dove si fa di tutto per vincere). E poi nel rugby c’è il terzo tempo, un momento dove, dopo la partita, si mangia! Pensando al calcio poi un altro difetto di questo sport è che al primo tocco si cade come delle “ballerine”; si simula! Un altro motivo invece per cui mi piace più il rugby è che è più fisico e più intenso …

Io sono abbastanza bravo in tutti e due gli sport, ma un po’ di più nel rugby. Pensandoci e ripensandoci, ho deciso: giocherò a rugby e coltiverò questa passione per il futuro.

Michele Zermani, I A Secondaria, team del giornalino

GARA DI PASQUA, EMOZIONI

ossMi sentivo felice come non mai e più si avvicinavano le dieci e mezzo, più l’emozione aumentava. Era domenica primo Maggio, il giorno della Pasqua Ortodossa, il giorno di un’altra mia competizione di Karate.
Rintoccarono le dieci e mezzo e il Maestro ci chiamò per dare inizio alla gara; sentivo il cuore che mi batteva forte e il mio corpo iniziava a riscaldarsi, era come se una forza interiore mi avesse incoraggiata, era la voglia di vincere.
Poi ero lì, sul bordo del tatami, sapevo che i miei migliori amici erano venuti a darmi forza e così quando l’arbitro mi fece cenno di avanzare, mi sentivo pronta, decisa e motivata a far del mio meglio. Sapevo di aver sudato tanto per quella gara e quindi non lasciai che l’ansia mi assalisse ed infatti ebbi il punteggio più alto e così arrivai in finale. Sapevo di gareggiare per il primo posto e quindi, anche in finale, diedi il massimo, presi un punteggio ancora più alto e arrivai prima.
Il mio sogno si era avverato, avevo vinto il primo posto! Però dovetti concentrarmi perché mi aspettava una seconda gara, la gara dei migliori sei finalisti. Io facevo parte dei tre che si erano classificati al secondo posto, ma poi arrivò l’ultima che ci superò di 0.1; nonostante questo ero felicissima perché avevo ottenuto i risultati tanto desiderati quanto sudati.
Grazie di cuore ai miei migliori amici, ai miei compagni di Dojo e al mio Maestro, che mi hanno fatto provare emozioni bellissime.
Grazie, OSS!

Alexia Branzea, I C Secondaria, team del giornalino

IL SURF: PIÙ CHE UNO SPORT

surfIl surf è uno sport acquatico che consiste nel “cavalcare” le onde utilizzando una tavola da surf. Direte: “Questo lo sappiamo già!”, comunque continuate a leggere. La tecnica consiste nel planare lungo la parete dell’onda, restando in piedi sulla tavola. È possibile eseguire una serie di manovre a seconda della velocità. Le tavole hanno misure variabili non solo in base all’altezza e al peso dell’atleta, ma anche in base allo stile ed alla dimensione dell’onda. Per surfare le onde più grandi si usa una tavola gun, molto lunga e appuntita a prua e anche a poppa, dato che a volte l’onda è talmente alta e ripida, che l’unico contatto che si ha con la parete dell’onda rimane solo la punta posteriore.

Lo stile di surfing più classico e fluido è detto longboard, che si pratica con tavole molto lunghe e con la prua arrotondata. È molto diffuso nel mondo e ha delle competizioni dedicate.

Il surf è inserito nel programma dei giochi mondiali, manifestazione che racchiude sport non inclusi tra i giochi olimpici. Nella pratica agonistica, come in tutti gli sport, è vietato l’utilizzo di sostanze dopanti.

Ma leggiamo alcuni pareri di surfisti:

“La maggior parte della gente, specie se non lo conosce, ma anche praticanti e osservatori, vede il surf come uno sport. Trovo definirlo sport abbastanza limitativo, certo il surf può essere tranquillamente vissuto come sport, o come hobby, nessuno lo vieta, ma per afferrarlo fino in fondo, per capire cos’è veramente, bisogna viverlo. Essere surfista, o meglio, essere un surfista completo non vuol dire solo praticare il surf, vuol dire vivere in quel mondo, avere quella mentalità, e avere un ottimo rapporto col mare, con la natura, con Dio, con la propria anima, con se stessi e col prossimo.

“Essere surfisti, implica l’avere un certo rapporto col mare. Non si può andare in mare se non lo si conosce, se non lo si rispetta. Un’onda può spazzare via un uomo, può uccidere; un maremoto generando onde anomale, può spazzare via un’intera città o parte della costa. Il mare va sempre rispettato, e quando dà segnali di burrasca, non bisogna sfidarlo.”

Che ne pensate? Pratichereste questo sport?

Valentina Favara, II B Secondaria, team del giornalino

ARTI MARZIALI: KRAV MAGA

kravCredo di vedere le vostre facce mentre leggete il nome KRAV MAGA, sorprese, ecco siete sorpresi perché questo sport non lo avete mai sentito nominare. Credo che il 10% di voi sappia che cosa sia, ma io sono qui per spiegare all’altro 90% che cosa sia.

Il Krav Maga (קרב מגע) è un sistema di combattimento e autodifesa di origine israeliana, nato in ambienti ebraici dell’Europa centro-orientale e sviluppatosi in Israele durante la prima metà del ‘900. La parola “krav maga”, in ebraico, significa “combattimento con contatto/combattimento a corta distanza”.

Il krav maga è una “tecnica di combattimento” semplice e pratica (chi la insegna preferisce non chiamarla “arte marziale”). Il krav maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto orientali, tendono ad associare oltre all’insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il krav maga risponde a criteri di tipo militare, quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell’avversario.

Il krav maga punta ad una rapida neutralizzazione dell’avversario nel momento stesso in cui questi diventa una minaccia. Esso è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dal sistema del combattimento ravvicinato.

Vediamo i vari gradi delle cinture dal primo all’ultimo grado:

CINValentina Favara, II B Secondaria, team del giornalino

IL GHIACCIO: UNA PASSIONE

Il pattinaggio è lo sport più bello del mondo. Ammiriamo soprattutto i ballerini che fanno coreografie bellissime. La bellezza del pattinare è impossibile da dire ma è tantissima. Le persone che lo guardano in tv o dal vivo, vivono le stesse emozioni. Secondo noi la ballerina più brava è  Carolina Kostner , insieme a molti altri. Ci piacciono molto le pose iniziali e finali di un’esibizione.

Senza titolo PATIl pattinaggio è molto difficile ma molto bello. I balli di coppia sono bellissimi  e talvolta pericolosi.

Il pattinaggio sul ghiaccio è difficile però se ci credi, riuscirebbe a farlo chiunque. Per fare questo sport è necessario fare tanto esercizio ma molto, molto, molto, anzi moltissimo e bisogna imparare a stare in equilibrio.

Speriamo che il pattinaggio piaccia anche a voi.

Veronica Bianco e Arianna Mazza, I C e I D Secondaria, team del giornalino

RITMICA VS ARTISTICA

RITMICA“Ciao, io sono Martina e faccio ginnastica artistica.”

“Ciao, io sono Erica e faccio ginnastica ritmica.”

Martina: “Secondo me l’artistica è migliore della ritmica perché si fanno delle acrobazie sopra attrezzi alti e nella ritmica solo a corpo libero (pedana).”

Erica: “MA COSA STAI DICENDO? Nella ritmica ci sono gli attrezzi e sono cinque: il cerchio, il nastro, la fune, le clavette e la palla. E sono molto meno pericolosi di quelli dell’artistica!”

Martina: “Ma cosa stai dicendo TU? Lo so che nella rimica ci sono gli attrezzi, ma i vostri attrezzi si tengono in mano e noi ci dobbiamo starci sopra. Quindi l’artistica è più impegnativa ma stupenda…e soprattutto PIU’ BELLA della ritmica!”

Erica: “Nella ritmica gli attrezzi si tengono in mano, però si possono anche lanciare e se nella gara li fai cadere….. ti tolgono tantissimi punti, soprattutto se vanno fuori di pedana! Ah, era da un po’ che volevo chiederti una cosa…. Nella ritmica ogni errore che fai ti tolgono dei punti, in base alla gravità dell’errore. È così anche nell’artistica?”

Martina: “Si, ci tolgono punti in base alla gravità dell’errore e i punti vanno da uno a dieci. I giudici tolgono i punti, nell’artistica, se:

  1. Se non si tirano le punte
  2. Se non si tengono le gambe tese
  3. Se si cade o dalla parallela o corpo libero
  4. Se ci si tocca i capelli o il body
  5. Se ci si ferma, in gara, a pensare all’esercizio…….

Ora vorrei farti io una domanda: visto che noi dell’artistica non siamo grattacieli, voi siete alte o statura media? Un’altra cosa … lo so che vuoi dire che siamo meno magre di voi, ma noi siamo magre come voi, ESATTAMENTE COME VOI , QUINDI NON AZZARDARTI A SCRIVERLO”

Erica: “Allora meno male che me l’hai detto perché stavo proprio per scriverlo … Facciamo una cosa: noi siamo magre, alcune di voi sono un poco più “robuste”, perché siete anche più muscolose. Volevo dirti anche che il nostro punteggio massimo è 20,00: 10 punti massimi per l’esecuzione e altri 10 punti per le difficoltà.

Per risponderti alla domanda: certo che noi siamo alte!”

Martina: “ E’ vero che voi non siete basse, ma non siete mica delle giraffe!!!

Comunque … Perché stiamo litigando per questa cosa? Se una persona è alta dicono che è una giraffa e se una persona è bassa gli dicono che è un nano.”

Erica: “Sinceramente non so neanche io perché stiamo litigando! Comunque molte persone pensano che questi due sport siano uguali, ma in realtà sono completamente diversi! Adesso, dimmi SINCERAMENTE se ti piace o no la ginnastica ritmica, senza tener conto dello sport che fai tu.”

ARTISTICAMartina: “Beh… SINCERAMENTE la ritmica è un bello sport, sarebbe carino praticarlo. Ma ieri ad artistica la mia allenatrice mi ha detto che quando era piccola e praticava artistica, erano venute da loro le ginnaste della ritmica e ballavano con una musica noiosissima … E la mia allenatrice e tutte le sue compagne si stavano annoiando a morte. Quindi da un certo punto di vista la ritmica è un bello sport, ma da altri punti di vista non lo è. Invece a te piace l’artistica? “

Erica: “Allora, la musica che usano non sempre è noiosissima, dipende dall’esercizio che hanno. Comunque a me l’artistica piace, solo da vedere però.

Per curiosità, come si chiama la campionessa mondiale di ginnastica artistica?”

Martina: “La campionessa mondiale di artistica si chiama Vanessa Ferrari.

Però devo ammettere SINCERAMENTE che mi è antipatica, ora ti spiego il perché. Ho trovato un articolo che diceva: ‘Vanessa attacca la ritmica dicendo che la ritmica non è uno sport e che le ginnaste di ritmica sono delle ballerine fallite’.

Quindi, se dici che ti è antipatica, concordo con te!! Invece qual è la campionessa mondiale di rimica? Ti è simpatica o antipatica?

Secondo me risponderai che lei è SIMPATICA, DOLCE e che NON criticherebbe MAI l’artistica! ”

Erica: “Anch’io ho letto quell’articolo! Comunque la campionessa mondiale di ritmica si chiama Yana Kudryavtseva ed è russa, quindi non so se è simpatica oppure no! La campionessa italiana di ritmica si chiama Veronica Bertolini, immagino che quella di artistica sia sempre Vanessa Ferrari.

Veronica Bertolini è simpatica, dolce e non criticherebbe mai l’artistica!

Ho sentito da qualche parte che Vanessa Ferrari si è scusata con le ginnaste di ritmica venendo a un loro allenamento aperto, anche se penso che non ha ancora cambiato idea!”

Martina: “Lo sapevo che avresti scritto che una o quelle della ritmica sono simpatiche, dolci e gentili…ma vabbè!!! Tutti e due gli sport sono belli! !!”

Erica & Martina: “Sui commenti scrivete se preferite la ritmica o artistica”

Erica Calamoneri e Martina Girelli,

I D Secondaria, team del giornalino

 

LA MIA PIÙ GRANDE PASSIONE

karateI momenti della vita in cui mi sento davvero felice sono quelli in cui pratico ciò che è la mia più grande passione: il Karate.
Amo questa disciplina, sinceramente non so nemmeno come l’ho scelta; una cosa è certa: in terza elementare ero invidiosa perché quasi tutti i miei compagni praticavano sport e io no. Mi sentivo male e così sono andata alla ricerca dello sport adatto a me. Credo comunque che sia stato un caso che però ha dato una svolta positiva alla mia vita: sin la prima lezione mi è piaciuta e così ho continuato; ho fatto un anno e mezzo in una palestra a Mezzate ma poi ho cambiato per alcuni motivi ovvi (lì le cose non venivano spiegate tanto bene e qualsiasi cosa facevamo, bene o male, la maestra diceva “bravissimi”). Ho quindi cercato una nuova palestra e con l’aiuto dei miei genitori ho trovato “Heijo Shin Dojo”; la prima volta ho solo guardato la lezione e ho capito che lì si lavorava seriamente e quindi ho fatto la mia scelta: volevo far parte del “Heijo Shin Dojo”. Mi sono allenata duramente (all’inizio mi allenavo pure di notte!) e così a fine anno ho ricevuto pure il “Diploma di merito per la Costanza e l’Impegno”.
Anche quest’anno mi sto impegnando e competo sempre nelle gare a cui ho accesso; ci sono molti ragazzi a cui non piace questa disciplina (se la mia migliore amica sta leggendo sa che è riferito anche a lei), perché non capiscono in che cosa aiuta però aiuta molto! Comunque ognuno ha i suoi gusti e se qualcuno e interessato a fare Karate questo è il sito web che vi consiglio: www.heijoshindojo.it

Alexia Branzea, I C Secondaria,
team del giornalino

IL CALCIO (dal punto di vista di una femmina)

Senza titoloSe c’ è una cosa che ho imparato in 11 anni di vita, è di non parlare MAI, dico MAI di calcio con un maschio, ed ho molti buoni motivi per non farlo: basta pronunciare la frase “Hai visto il derby?” perché quello ti prenda per l’unica femmina che capisce qualcosa del calcio e si butti nella cronaca dettagliata della partita, raccontando nei minimi dettagli ogni singola azione, senza ovviamente tralasciare gli insulti all’arbitro; e posso assicurare che è molto, moltissimo noioso.

Del calcio capisco ben poco, bè, sono sicura che lo scopo è quello di tirare la palla in rete, ma ci sono alcune cose che ancora non capisco:

  1. Che cosa “cavolo” è il “fuorigioco”? Secondo me è solo une regola assurda inventata per far arrabbiare i tifosi annullando un sacco di goal e per far parlare tanto i signori che commentano la partita; mi sembra di aver capito che il calciatore può tirare la palla, però non deve avergliela tirata un certo calciatore che si trova in una certa posizione, mi pare che non possa essere dietro di lui. Bah… lasciamo perdere, proprio non lo capisco.
  2. L’ arbitro: perché mai se ne va in giro con: cartellini colorati, pennarelli con cui scrivere sui cartellini, il fischietto e una strana bomboletta spray che usa spruzzandola sull’erba? Allora, mi pare che i cartellini siano per espellere chi fa fallo, ma non capisco cosa ci scriva continuamente sopra; il fischietto è per fermare il gioco quando viene fatto fallo, mi pare, ma la bomboletta spray? Quello che c’è dentro sembra schiuma da barba e l’ arbitro lo usa quando ci sono i calci di punizione per far capire ai calciatori dove tirare, ma io mi chiedo: “loro non lo capiscono da soli??”. E poi, scusate, ma se all’arbitro viene tirata addosso la palla mentre corre per il campo e si fa goal, che cosa succede?
  3. Altra cosa sugli arbitri: perché alla fine della partita, per la squadra che ha perso, la colpa è sempre dell’ arbitro? Insomma, quel poveretto viene riempito di insulti durante tutta la partita, mi sembra logico che sbagli qualcosina!
  4. Come mai le ragazze non possono giocare a calcio o se ci giocano nessuno le considera? “Perché il calcio è uno sport per maschietti!” direbbe il mio papà. Ma allora perché la pallavolo maschile è importante come quella femminile e non è praticamente sconosciuta come il calcio femminile?! Boh!
  5. Quante competizioni ci sono: champions league, campionato, supercoppa italiana, coppa Italia, coppa Europa, tim cup (spero di averle scritte giuste)… Per non parlare delle partite: semifinale, andata, ritorno, anticipo, posticipo… ma io non ci capisco più nulla!
  6. Questa è l’ ultima cosa, ma è il quesito più grande: PERCHE’ QUESTO SPORT INCOMPRENSIBILE PIACE ALL’ 80% DELLE PERSONE ITALIANE ED E’ LO SPORT PIU’ GIOCATO IN ITALIA??? Se lo andassi a chiedere ad un calcio-dipendente sicuramente avrebbe molte cose da rispondere; ad esempio che lo si può giocare dappertutto, che è molto facile da giocare, che è uno sport appassionante… e altra roba del genere. Ma per favore! Come sarebbe a dire che è facile da giocare?! Allora perché tutte le volte che ho chiesto ad un maschio di giocarci mi è stato detto: “È difficile, non riusciresti!” Insomma: far capire a tutte queste persone che il calcio NON è lo sport migliore al mondo è un impresa… titanica!

Devo ammettere, però, che alla fine anch’ io un po’ mi diverto a vedere la partita, in fondo non è poi così male, dopo un po’ è noioso, certo, ma in fondo è divertente. Sono anche andata allo stadio, due volte, ma, onestamente, la prima volta ero più intenta a guardare lo stadio che la partita! E, in effetti, con un padre che si guarda tutte le domeniche il Milan, è impossibile non appassionarsi!

Elisabetta Moiana, I D Secondaria, team del giornalino

BASTANO UN PAIO DI PATTINI, DEL GHIACCIO ED E’ FATTA!

Senza titoloIl giorno 1 Febbraio 2016 io e la mia classe, la I D, siamo andati insieme ai prof. Tienghi e Cristiani alla Galleria Borromea durante il periodo “Galleria on ice” per pattinare sulla pista allestita nel grande spazio all’ entrata:

iceSiamo partiti da scuola intorno alle ore 11:00 per essere al centro commerciale circa alle ore 11:30. Arrivati abbiamo incontrato una ragazza che a seconda del numero del nostro piede ci ha dato un paio di pattini. Fuori faceva abbastanza freddo, lì dentro invece faceva molto caldo, meno male che mi sono subito tolto il giubbotto!

A scuola ci avevano detto di portare tuta pesante, calzoni pesanti e guanti per non avere freddo alle mani se si avesse avuto bisogno di rialzarsi in caso di caduta.

Ritornando a noi, tutti ci siamo tolti le proprie scarpe e, messi i pattini, siamo entrati in pista. Io avevo pattinato solo una volta in tutta la mia vita e non ero molto entusiasta di rifarlo un’ altra volta. Però lo dovevo fare. All’inizio ero abbastanza impaurito, ma dopo un pochino ho cominciato a prendere equilibro e a stare in piedi sui pattini. Devo dire che la maggior parte dei miei compagni invece sapeva già pattinare sul ghiaccio per vari motivi (perché fa lezioni di pattinaggio, perché fa hockey o perché qualche volta pattina come svago) e certi di loro andavano a mille all’ora per poi frenare ad un centimetro dalla fine della pista. Io sinceramente avevo paura per loro.

Qualche minuto dopo la ragazza che ci aveva dato i pattini ci ha fatto una “mini lezione” di pattinaggio, in cui ha fatto pattinare i più esperti su un piede, saltare mentre si pattina, andare all’indietro, pattinare in ginocchio eccetera… Io non ho fatto niente di tutto ciò, perché prima di fare delle “acrobazie” volevo saper andare in avanti e non perdere l’equilibrio. Però devo dire che fino ad un certo punto non ero mai caduto ed ero così felice di questo che… ho perso l’equilibrio e sono caduto sul fondo schiena! Ahi che male! Mi sono rialzato qualche secondo dopo l’incidente barcollando verso il bordo della pista. Meno male che in poco meno di un minuto mi sono ripreso dall’inconveniente.

Cominciavo ormai ad aver ripreso confidenza con i pattini e ad andare abbastanza veloce e intanto il pubblico di tutte le età della Galleria Borromea ci guardava dicendo, da quello che capivo io, “Che bravi!”.

Il tempo passava ed io mi divertivo molto, quando la ragazza ci fece fare una staffetta su pattini. Ci dividemmo in due squadre e ci mettemmo in posizione: qui vinceva solo la squadra con i pattinatori più veloci. Io nella mia squadra ero uno degli ultimi ed ero un po’ nervosetto perché se andavo troppo veloce rischiavo di cadere. Quando toccò a me partii, anche se, a dire la verità, non mi sembrava di andare tanto veloce. Quando tornai, andavo talmente veloce per un “non esperto” come me, che feci un volo in cui non caddi grazie ad un mio compagno che mi teneva per il braccio. In quel giro la mia squadra perse. Nel secondo giro invece ritornando non caddi come una pera come prima e la mia squadra vinse (evviva!).

Era il momento di andarsene, l’ora era passata molto veloce, ma io volevo continuare ed insieme ad altri tre o quattro continuai a pattinare per qualche altro minuto. Feci allora un altro giro di pista e uscii.

Mi tolsi i pattini, mi misi scarpe e giubbotto e salutando la ragazza io, la mia classe e i prof. ce ne andammo verso le 12:30 per arrivare a scuola alle 13:00.

Questa esperienza mi è piaciuta davvero molto, vorrei rifarla e la consiglio a tutti i ragazzi e ragazze. Non avrei mai scoperto che mi piaceva il pattinaggio su ghiaccio, se i nostri professori non ci avessero fatto fare quest’esperienza!

Federico Castellani, I D Secondaria, team del giornalino

 

TENNIS CHE PASSIONE! CALCIO UN PO’ MENO…

confrontoIl tennis rispetto al calcio piace a molte meno persone. A me però sì. E’ da cinque anni che lo pratico con interesse. Meno male che ho scoperto che mi piace perché oltre al tennis e un po’ di sci non mi piace nessun altro sport. Ve lo dico, io sono negato per il calcio e non mi piace neppure. E questo quando sono al parco con i miei amici a giocarci si vede. Non azzecco una palla e quando pochissime volte mi capita di averla, faccio tiri o passaggi veramente orrendi. Però un tiro su mille mi va bene.
Comunque nella mia famiglia piace a tutti il tennis. Diciamo che siamo tennisti e non calciatori. Vi spiego meglio perché non ci piace molto: mi è capitato di sentire che a volte dei tifosi durante le partite se la loro squadra perde impazziscono fino ad accoltellare qualcuno. Oppure solo l’ambiente in cui si gioca a calcio: i giocatori alcune volte si mordono a vicenda e basta uno che fa un goal che la squadra impazzisce e quello che ha segnato si strappa la maglietta o continua ad urlare.
Insomma a me il calcio non piace e non piacerà mai. Non dico che sia uno sport brutto, è solo che per me è un po’ troppo violento come ambiente di gioco e i tifosi dovrebbero essere un po’ più “normali”, più “sportivi”. Non dico che tutti quelli che giocano a calcio siano così, anzi io ne conosco di bravi ragazzi che giocano a calcio.
I miei a volte però mi dicono che mi farebbe bene uno sport di squadra, e stanno pensando al basket. Questo sport per me non è male e forse lo potrei praticare.
Insomma, per me è W il tennis!

Federico Castellani, I D Secondaria

IL TENNIS, CHE PASSIONE!

La maggior parte delle persone preferiscono il calcio, ma fidatevi, il tennis non è solo uno sport che si pratica in pochi posti ma è uno sport che ha appassionato e appassiona ancora milioni di persone, e io sono una di quelle.

Ho iniziato a giocare a tennis a sei anni e non ho mai smesso.

All’inizio il tennis, come tutti gli altri sport, è difficile ma quando si impara a giocare diventa bellissimo.

Non è un gioco di squadra (una persona, massimo due persone), ma io preferisco giocare da solo contro il mio avversario.

Per giocare a tennis serve una racchetta, delle palline e molta pazienza; molta pazienza perché si è consapevoli che se si perde la colpa è solo tua. Ormai, dato che è da tanto tempo che gioco, faccio parte dell’agonistica e inizierò a fare i tornei. Anche se la prima partita l’ho persa, però io non mi arrendo, cosa che dovreste fare anche voi, ho ancora delle altre partite e mi impegnerò.

Il tennis è uno sport bellissimo, non solo quando si gioca ma anche quando si guarda in tv. Un esempio di partita che adoro vedere in tv è una partita del numero uno al mondo contro il numero due al mondo.

Ora devo andare a giocare, ma già che ci sono vi presento il mio giocatore preferito, si chiama Novak Djokovic, eccolo.

Senza titolo

Tommaso Repetto, I D Secondaria, team del giornalino

TROFEO NATALIZIO

karateAspettavo quel momento da tanto tempo, mi stavo allenando da tanto tempo, ero in ansia da tanto tempo.

Ma il giorno arrivò comunque. Era il 13 Dicembre 2015, il giorno della mia prima gara del mio terzo anno di Karate. Le emozioni erano al massimo, ma non avevo paura, non troppa. Anche se quasi per ultima, ad un certo punto toccò anche a me. Sono stata esplosiva, infatti ho sempre battuto i miei avversari, nonostante un arbitro volesse eliminarmi a tutti i costi, quindi votava sempre contro di me; io però non ho ceduto, ho continuato, ho fatto del mio meglio e di fatto sono arrivata terza.

Era la prima volta, al Heijo Shin Dojo, che salivo sul podio con la coppa in mano: ero felicissima, semplicemente non ci credevo, io sul podio con la coppa in man, WOW!!!

È stata un’esperienza bellissima, anche perché ho incontrato atleti più bravi o meno bravi di me e ho potuto confrontarmi con loro.

Insomma, non ho vinto un Campionato Mondiale, ma è comunque una vittoria anche se piccola, quindi voi che fate sport, che avete una vetta da conquistare non pretendete fin dall’inizio di battere uno che ha dieci anni di esperienza in più di voi ma partite dai piccoli obiettivi e arriverete in alto!

                                                             Alexia Branzea,

I C Secondaria, team del giornalino

LO SCI, LA MIA PASSIONE

sciQuando sono sulla neve dentro un paio di scarponi da sci con due bastoncini in mano, mi sento felice.
Tutto è iniziato quando dei miei amici mi hanno invitato nella loro casa in montagna a Rovereto, a Brentonico.
Prima di provare, ero eccitato, ma quando sono andato a sciare la prima volta, pioveva e faceva molto freddo, inoltre era noioso perché mio padre mi faceva fare le cose base e mi faceva fare la pista in diagonale fino ad un gruppo di alberi.
Il giorno dopo però, mio padre mi fece fare la pista intera e mi divertii un sacco. Quando sentii che i miei amici avevano fatto la funivia, mi arrabbiai perché volevo andarci anch’io ma mio padre mi disse di no.
L’ultimo giorno mio padre mi disse che forse avrei fatto la funivia. Ero così eccitato che lo tartassai tutto il giorno, ma alla fine non mi ci portò.
La seconda volta che andai a sciare fu l’anno scorso, con lo ”Sci Club Mediglia”. Il brutto di questa organizzazione era il fatto che dovevamo alzarci alle cinque del mattino della domenica e poi passare qualche ora sul pullman per arrivare a Foppolo o a San Simone, in Lombardia.
Il primo giorno ero stato messo nel gruppo degli esperti, ma quando caddi più volte sullo ski-lift, mi misero nel gruppo dei principianti. Ma poi fui rimesso nel gruppo degli esperti come doveva essere. Da subito dimostrai di essere meno bravo degli altri e inoltre una volta feci una bruttissima figura. Stavo andando su con lo ski-lift quando arrivai e non trovai nessuno. Aspettai un po’ e mi venne la voglia di scendere da solo, ma non lo feci. Quando arrivò un mio ”amico” – tra virgolette perché nel gruppo nessuno mi parlava e io non parlavo a nessuno – mi disse che erano già partiti. Vuol dire che non ci pensavano proprio a me! Quando arrivò su l’insegnante mi aspettavo che mi dicesse: – Scusa, nessuno si è accorto della tua assenza e allora siamo partiti. – No, mi disse: – Ma che fai, bell’addormentato nel bosco? Noi eravamo già partiti! – E io pensai: – Io non ho fatto niente! Siete voi che non mi avete aspettato e siete partiti lo stesso! –
Quando salii sul pullman mi chiesero di scegliere un numero della lotteria e io vinsi il primo premio, uno zaino. Quando andai a ritirare il premio pensavo fosse uno zaino normale, di quelli che si usano per le gite, insomma, avete capito, no?. Mi ritrovai invece davanti un catafalco più grande di me.
Mio padre: – Vedi, Leonardo, questo è un portascarponi –
– E io di cosa me ne faccio se ogni volta che andiamo a sciare andiamo a noleggiare tutto? –
– Lo terrai per il futuro –
– Meeeglio! Figurati se lo userò mai, non mi vuoi comprare niente per lo sci e ci ritroviamo a usare sempre le cose che hanno usato milioni di persone! –
– Te li comprerò quando sarai bravo! – la sua sgradevole risposta.
Per me lo sci è lo sport migliore del mondo e consiglio a tutti di provarci qualche volta perché, come ho già detto all’inizio, sulla neve si prova la sensazione migliore che si possa mai provare.

Leonardo Cigni, I B Secondaria, team del giornalino

IL CALCIO

calciioLo sport del calcio è la mia passione e quella di tanti altri ragazzi. Io gioco da ben cinque anni, non sono proprio tanto forte però me la cavo.

Gioco nell’”Ausonia”, che si trova a Peschiera Borromeo in provincia di Milano; una società abbastanza grande per essere una società non professionistica.

Il calcio è nato nel XIX secolo in Inghilterra. L’obiettivo in questo sport è segnare mandando la palla attraverso due pali e una traversa, detta anche porta, difesa da un portiere. In campo di solito si schierano 11 giocatori.

II calcio purtroppo è uno sport molto faticoso e pericoloso a volte, infatti delle volte i professionisti si infortunano cioè si rompono qualcosa come l’omero, la tibia.

I giocatori di solito, o potrei dire anche “sempre”, hanno un fisico pazzesco per resistere a 90’ minuti di gioco (certo se si infortunano escono). Si allenano ogni giorno, comunque ne vale la pena.

Vi ricordo che, in competizioni internazionali (Champions League, mondiali, coppa del re) in caso di pareggio si va ai supplementari. Nel caso di pareggio anche dopo i supplementari, si passa ai rigori, questi ultimi sono sempre molto tesi.

Ora vi racconto l’andamento di una partita:

  • Le squadre entrano in campo (se c’è una partita internazionale, si canta l’inno nazionale di ciascuna Nazione).
  • Si gioca il primo tempo
  • Quando la partita arriva al 45’ minuto i giocatori si dirigono verso i propri spogliatoi con il mister per discutere sulla partita e prepararsi al secondo tempo.
  • Si gioca il secondo tempo, al 90’minuto finisce la partita.

In Italia come in altri paesi c’è una classifica per ogni categoria, per esempio il campionato (una competizione molto importante Italiana tra le squadre più importanti). Il campionato si basa su dei punti che si guadagnano con vittorie, pareggi e sconfitte:

  • Una vittoria equivale a tre punti
  • Un pareggio equivale a un punto
  • Una sconfitta equivale a zero punti.

Ci sono altre competizioni come Tim Cup e Coppa Italia.

Insomma consiglio a tutti questo sport, bello da praticare e da seguire come tifoso.

Mattia Gravina, I D Secondaria, team del giornalino

L’ ITALIA E I SUOI SUCCESSI SPORTIVI

Storia di una pallavolista italiana

palla

La tradizione sportiva italiana è lunga quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l’Italia può vantare molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una caratteristica maschile, eccezione fatta per la pallavolo, la pallanuoto e la scherma. Il colore sportivo nazionale dell’Italia è l’azzurro.

Uno sport di cui l’Italia si può vantare è la pallavolo; l’avvio della nazionale italiana di pallavolo femminile avvenne il 7 aprile 1951 ad Alessandria, contro la Francia, lo stesso anno l’Italia partecipò per la prima volta al campionato europeo chiudendo all’ultimo posto, andando via a testa alta per l’impegno e la grinta avuta nella partita.

Gli anni ottanta furono segnati dalle solite partecipazioni al campionato europeo e mondiale, senza però raggiungere traguardi rilevanti, eccetto l’ultimo campionato europeo del decennio, dove l’Italia, con alla guida Sergio Guerra, vinse la sua prima medaglia in campo internazionale, ossia il bronzo, superando in finale la Romania.

Un mondiale molto importante per le azzurre pallavoliste è stato quello del 2014 anche se si è terminato con una sconfitta contro il Brasile nelle finali al 3° posto, andando via a testa alta per la forza e la passione avuta durante il percorso verso la finale.

Una persona molto importante per la storia della pallavolo è Francesca Piccinini nata a Massa, il 10 gennaio 1979; gioca nel ruolo di schiacciatrice LJ Volley.

La carriera di Francesca Piccinini inizia nel 1991 con la squadra del Robur Massa, in Serie D, per poi passare nella stagione seguente nella squadra maggiore, militante nel campionato di Serie B1.

Nella stagione 1993-94 viene ingaggiata dalla Pallavolo Carrarese, fa il suo esordio in campionato il 7 novembre 1993, in una gara contro l’Olimpia Teodora di Ravenna, all’età di 14 anni. Nel 1995 ottiene le prime convocazioni in nazionale, dove esordisce precisamente il 10 giugno, in un match contro gli Stati Uniti.

Nel 1999, con la nazionale conquista la medaglia di bronzo al campionato europeo. Anche con la nazionale ottiene numerosi successi, a partire dalle vittorie al campionato mondiale 2002, alla Coppa del Mondo 2007 e al campionato europeo e Grand Champions Cup nel 2009: numerose sono le medaglie di bronzo e argento al campionato europeo.

Nonostante i piccoli incidenti di percorso, l’Italia può ostentare molti successi, molti trofei e per questo noi italiani siamo orgogliosi delle persone che scendono in campo per portare in alto la bandiera italiana.

Alessia Garzaniti, III A Secondaria, team del giornalino

LA JUVENTUS

juve

La Juventus Football Club S.p.A. (dal latino iuventus, gioventù) nota anche come Juventus o, più semplicemente, Juve , è una società calcistica italiani per azioni con sede nella città di Torino.

Fondata nel 1897 come Sport-Club Juventus da un gruppo di studenti liceali torinesi, si tratta del terzo club italiano per anzianità tra quelli tuttora attivi e, insieme al Torino, uno dei due che rappresentano nel calcio professionistico il capoluogo piemontese. Legata fin dagli anni venti alla famiglia Agnelli, il club ha militato stabilmente nella massima categoria del campionato italiano di calcio (dal 1929 denominata  Serie A) sin dalla sua fondazione, eccezion fatta per la stagione 2006-2007.

La Juventus è la squadra più forte del campionato, ha vinto tre scudetti consecutivi. La Juve ha avuto Del Piero come miglior giocatore. Adesso ha giocatori molto forti come: Tevez, Lliorente, Coman, Buffon, Pirlo, Vidal ecc. Conte è stato uno dei migliori di allenatori, diciamo che il più forte, per ora. La JUVENTUS ha battuto squadre forti del campionato come per esempio la ROMA. Per ora la juve è la squadra più forte del campionato, è arrivata perfino in Champions, anche se ahimé contro il Barcellona, la squadra più forte del mondo non ce l’ha fatta.

La Juventus è la società calcistica più titolata del Paese, nonché una delle più vittoriose e importanti del mondo, essendo stata nominata come miglior club italiano e secondo a livello europeo del XX secolo dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA. Nel 1988, la Juventus fu insignita di uno speciale riconoscimento come prima squadra nella storia del calcio continentale ad aver vinto tutte e tre le maggiori competizioni  gestite dall’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee, ovvero la Coppa dei campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa. Infine, con la conquista della Supercoppa UEFA 1984, della Coppa Intercontinentale del 1985 e della Coppa Intertoto 1999, la Juventus divenne il primo – e rimane tutt’ora l’unico- club al mondo ad avere conquistato almeno una volta tutti i trofei ufficiali messi in palio dalla confederazione di appartenenza.

In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos & Pi (settembre 2014), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 31% del campione. Inoltre, il club vanta uno dei maggiori bacini potenziali di simpatizzanti al mondo contandone circa 250 milioni – di cui 44,76 milioni nel resto del territorio europeo – in base a un rapporto della società tedesca di indagini sul mercato sportivo Sport+Markt AG del 2012.

Patrick De Simine, I A Secondaria, team del giornalino

IL VIET VO DAO: ARTI MARZIALI E DIFESA

Il Viet Vo Dao è una sintesi delle Arti Marziali vietnamite. Le sue origini si fanno risalire al 2879 a.C. quando l’imperatore Hung Vuong I fondò l’Accademia delle Arti Marziali. Col passare dei secoli le cognizioni filosofiche, mediche e marziali si fusero gradualmente realizzando un bagaglio culturale assai complesso; nacquero di conseguenza varie scuole che si specializzarono in tecniche e teorie differenti, a volte complementari.
Il Viet Vo Dao si basa sulla codifica delle tecniche marziali e dei principi di varie scuole che la rendono una disciplina ricca e completa sotto molteplici punti di vista. Molto di questo sviluppo moderno è dovuto al Maestro Phan Hoang, dottore in Scienze Ambientali attualmente residente in Canada, il quale ha dato vita, nel 1972, all’International Viet Vo Dao Federation.

Lo studente inizia a conoscere il proprio corpo con una completa ginnastica ed esercizi respiratori che saranno praticati in base alle proprie capacità. Gradualmente vengono insegnate tecniche di braccia, di gambe, tecniche volanti e di proiezione, lotta corpo a corpo, senza tralasciare gli esercizi di meditazione e lo studio delle cognizioni e delle teorie sottostanti la filosofia vietnamita.

Il Viet Vo Dao è un insieme di tecniche di difesa e un’Arte Marziale per tutti e con una costante pratica, accompagnata da una seria ricerca interiore, permette di comprendere e di sviluppare le proprie potenzialità.

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Le tecniche del Viet Vo Dao sono state concepite in maniera ottimale. I principi su cui poggia questa disciplina provvedono ad una sequenzialità dei movimenti sempre chiara e sensata, di modo che ogni tecnica possa essere imparata facilmente e con gradualità, all’inizio persino dopo essere stati inattivi per qualche tempo a livello sportivo.

In particolar modo le donne trovano nel Viet Vo Dao un insieme di strumenti atti a proteggere in modo semplice ed efficace la propria vita, qualora ve ne fosse bisogno.

Le tecniche proposte nel Viet Vo Dao sono tante e diversificate e agiscono a tutto tondo; tutte le parti del corpo del praticante vengono messe in gioco: tecniche di pugno, di dita, di gomito, di gamba, leve articolari, proiezioni, cadute sono solo alcune di esse.

Quando si sceglie di praticare come sport la disciplina del Viet Vo Dao, occorre tenere presente che non si tratta solo di una valida ginnastica per il benessere fisico e di un’efficace forma di difesa personale, ma di una Arte Marziale completa che conduce il praticante in un contesto filosofico e spirituale di ricerca personale, di ascolto e di continua crescita.

Nel corso del tempo l’allievo praticante del Viet Vo Dao assiste ad una trasformazione corporea di un certo rilievo: aumentano sensibilmente le proprie potenzialità, quali la flessibilità, la capacità estensiva, la resistenza allo sforzo, la velocità di reazione, insieme ad un armonioso incremento del tono muscolare generale; viene inoltre favorito il rinnovo dei tessuti di tutto il corpo.

viet vo daoAllo stesso tempo si potenziano la volontà, l’autostima, l’autodisciplina, l’autocontrollo: gli esercizi di respirazione e di rilassamento conducono progressivamente ad uno stato di equilibrio e di serenità generale, migliorando la qualità della vita. Viet Vo Dao è una pratica sia per l’uomo che per la donna, sia per il giovane che per il meno giovane. Tuttavia per la disciplina, l’impegno e l’equilibrio che richiede è particolarmente indicato per le persone dal carattere forte e flessibile, e per coloro che per crescere sono disposti a mettersi in discussione.

Una volta non esisteva un abbigliamento specifico per i praticanti. Nel 1963 il Consiglio del Viet Vo Dao ha adottato due colori per la divisa di pratica: tenuta nera per l’allenamento in campagna, e blu, per la città (a causa del caldo in Vietnam).
Sul piano internazionale è adottata l’uniforme nera che in lingua vietnamita si chiama Vo Puch.

I gradi del Viet Vo Dao comprendono Cintura Bianca, Cintura Blu, Cintura Nera, Cintura Nera bordata di Rosso, Cintura Rossa e Cintura Rosso-Bianca.

Ci sono quattro gradi per le Cinture Bianche (dal I CAP al IV CAP), la Blu è una cintura facoltativa (che in pratica nessuno veste) prima della Cintura Nera. La Cintura Nera, anche nel Viet Vo Dao, così come in altre Arti Marziali, non rappresenta affatto un traguardo raggiunto, ma piuttosto semplicemente un nuovo inizio, un rimettersi al servizio dell’apprendimento, stavolta in modo ancora più serio con ancora maggiore impegno e dedizione.

Dopo la cintura nera ci sono vari gradi dal Primo DANG sino al Decimo. Il praticante, a questo livello, veste una cintura nera bordata di rosso con inserita una striscia verticale per ogni Dang raggiunto. Per i minorenni, fino al compimento della maggiore età questa cintura è invece bordata di blu.

I DIECI PRINCIPI DEL VIET VO DAO

Plurimillenaria, la via dell’arte marziale vietnamita Viet Vo Dao è oggi alla portata di tutti grazie alla sua filosofia pacifista ed al suo scopo umanitario.

Malgrado le sue tecniche più che temute, l’anima del Viet Vo Dao risiede profondamente nella ricerca dell’armonia tra l’intelletto ed il corpo, tra l’uomo e la società, tra l’uomo e la natura. Ogni praticante deve costantemente evolvere in questo senso. Le tecniche, qualunque sia il loro grado di efficacia, non sono che dei mezzi che permettono lo sviluppo della personalità del praticante in un’armonia generale. L’essenziale della questione è di trovare l’arte di vivere in armonia con ciò che si ha di più profondo in sé. Oggi il Viet Vo Dao deve essere inteso come un movimento mondiale dell’UOMO VERO e non come una semplice tecnica di combattimento.

1)• Raggiungere il più alto livello dell’arte per servire l’umanità.
2)• Essere fedele all’ideale Viet Vo Dao ed essere devoto alla sua causa.
3)• Essere sempre uniti, rispettare i Maestri, gli anziani, ed amare i condiscepoli.
4)• Rispettare rigorosamente la disciplina, porre l’onore al di sopra di tutto.
5)• Rispettare le altre Arti Marziali e non usare il Viet Vo Dao che per legittima difesa.
6)• Coltivare la conoscenza, forgiare lo spirito, progredire nella Via.
7)• Vivere con probità, semplicità, fedeltà e nobiltà d’animo.
8)• Sviluppare volontà d’acciaio, vincere le difficoltà.
9)• Essere lucido, perseverante ed attivo.
10)• Essere maestro di se stesso, modesto, rispettoso, tollerante e progredire giudicando se stessi.

Sara Tesei, III D Secondaria, team del giornalino

KARATE: CHE PASSIONE!

La nostra scuola ha organizzato un corso di karate, tenuto nella nostra fantastica palestra per quattro lezioni. Ma la cosa più entusiasmante è stata quella più inaspettata: come istruttore abbiamo avuto il nostro bidello preferito Domenico Carluccio che è cintura nera, quindi un vero fenomeno. Ci faceva molto ridere quando urlava i comandi in giapponese.

DSC_3206Inizialmente ci ha insegnato le cose base: le tre parate basse medie e alte. Nelle lezioni successive, invece, abbiamo imparato i calci e i pugni; una delle cose che ci ha insegnato subito, è il comportamento che bisogna tenere durante una lotta, ci ha spiegato che le tecniche da lui insegnate non vanno usate per attaccare ma SOLO per difendersi da attacchi altrui!

In una delle ultime lezioni, inoltre, Domenico ci ha consigliato l’urlo dopo i pugni, in modo tale da utilizzare la massima energia. La cosa divertente era che bisognava urlare “chyay” e quando lo gridavamo tutti insieme, veniva fuori un vero e proprio “macello” e noi non sorridevamo, non ridevamo, ma ci piegavamo in due dalle risate; a quel punto, però, Domenico, subito ci rincorreva per sgridarci.

Copia di DSC_3208Poi è arrivato il giorno dell’esibizione per i genitori. Non abbiamo fatto del tutto una figuraccia, anzi è stato anche molto divertente!!! Si sono esibite prima tutte le classi prime in una unica esibizione. Poi le seconde e poi e terze. Tutti hanno fatto le stesse cose ma con stili diversi. Tra le nostre esibizioni, c’erano anche quelle di tutti coloro che fanno karate come sport; è stato molto divertente guardarli, ma non perché facevano ridere (come noi), ma perché erano bravissimi!!!! Un’ altra delle cose migliori, è stata quella di avere ricevuto alla fine di tutta l’esibizione, un diploma. Anche se abbiamo fatto poche lezioni, hanno comunque deciso di premiarci per tutto il nostro impegno. È stata una giornata fantastica, piena di emozioni e momenti felici. Sicuramente l’anno prossimo ci piacerebbe rifare questa esperienza!!!!!!

DSC_3260Gaia Spina I D, Giulia D’Ippolito I A, Alessia Raimondi I D Secondaria,

SPORT, SPORT, SPORT E ANCORA SPORT!

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Lo sport per me è un momento per passare il tempo e per sfogarsi un po’. Io per ora ho fatto pochi sport ma diversi, tra cui nuoto, danza moderna, hip hop, pallavolo, circo, ginnastica ritmica e tennis che sono stati per me un mezzo per arrabbiarmi non più con me stessa, ma con un pallone, ad esempio, o con una racchetta per liberare ciò che mi turbava.

Lo sport è un attività educativa perché ti permette e ti insegna a stare bene con gli altri e a non buttarti giù quando perdi una partita o sbagli in uno spettacolo o in una gara e ti insegna anche a tener conto dei tuoi limiti e ad andare sempre avanti in qualsiasi modo o momento. Lo sport è un momento magico dove liberi la tua fantasia e la passione per qualcosa o per qualcuno e impari a renderti conto che anche se un giorno non riuscivi in qualcosa in quel momento, domani e per sempre ci riuscirai.

Ad esempio nel tennis io, pur mettendomi d’impegno, non riuscivo a fare il “rovescio” senza una mano, cioè a tener la racchetta con la mano sinistra, a prendere la pallina dopo un rimbalzo e poi a riuscire a ricacciarla dall’altra parte del campo, insomma una faticaccia! Ma, dopo che mi sono allenata ore e ore ogni mese, ho imparato e ora non ho più difficoltà. Oppure nel nuoto io non riuscivo a fare “lo stile libero” con la “respirazione” ma dopo che i sono allenata, ora, anche in mare ci riesco da sola senza che nessuno mi stia vicino per farmi vedere che movimenti fare. Anche nella pallavolo io non riuscivo a fare la “schiacciata” sotto rete o a “battere dall’alto” e a capire gli “schemi” del campo e, dopo che mi sono fatta spiegare e rispiegare tutto mentre giocavo a pallavolo, ci sono riuscita (poi ho smesso pallavolo quando il mio allenatore il papà di Luana, Luigi, è morto ma questa è un’altra storia…)

Comunque se in una cosa ci credi, ci riesci. Per me lo sport è un passatempo, uno sfogo e continuerò a fare sport fin quando questo non esisterà più.

Martina Dianin, II D Secondaria