SEMPRE + INTELLIGENTI

Oggi vi voglio parlare dell’intelligenza. Molto probabilmente fate parte delle tante persone che credono che l’intelligenza sia un dono che il buon Dio offre solo ad alcuni di noi ma vi sbagliate.

Se pensate di non ottenere buoni risultati a scuola perché, “poveri voi”, non siete intelligenti, vi sbagliate: nella maggior parte dei casi il basso rendimento scolastico è dovuto alla mancanza di impegno e costanza nello studio e, talvolta, addirittura totale mancanza di studio. Quindi se date colpa alla vostra intelligenza per i vostri voti non avete ancora capito che l’intelligenza non frutta buoni voti senza un po’ di sforzo!

Pensate che l’intelligenza sia un muscolo, cosa dovete fare per svilupparlo e potenziarlo? Ovviamente allenarlo.

Di conseguenza alla domanda “come faccio a diventare intelligente?” la risposta sarà: “Allena il cervello”.

A questo punto dobbiamo porci un’altra domanda: “come faccio ad allenare il cervello?” Bisogna farlo lavorare quotidianamente affinché non perda alcune delle sue capacità e bisogna fare degli esercizi di logica, di abilità verbale, di memoria e di osservazione.

In poche parole per diventare più intelligenti bisogna allenare il cervello con semplici e man mano che si va avanti, sempre più difficili esercizi.

Esistono dei test che calcolano il quoziente intellettivo (QI) ma sono a pagamento. L’unico metodo che secondo me è affidabile per calcolare il QI è il canale youtube di Marco Ripà: un uomo plusdotato che pubblica online dei test e degli allenamenti per il cervello (tra cui anche test per calcolare il QI).

É da qualche mese che ho iniziato ad allenare il cervello e i risultati sono sorprendenti.

Avevo un QI che si aggirava intorno a 110 (poco più della media) e ora è tra 120 e 130 (livello da GIFTED ovvero plusdotato).

Inoltre allenando il cervello molte delle nostre capacità miglioreranno; si impara a ragionare usando la logica e la memoria migliora notevolmente!

Insomma… se vi impegnate e iniziate ad allenarvi anche voi sicuramente diventerete più intelligenti! 😉

Tanto che siamo qui possiamo provare a risolvere insieme due semplici test, alla fine vi svelerò la soluzione.

PROBLEMA 1

Ci sono tre scatole A B C.

  1. A contiene monete da 1$
  2. B contiene monete da 2$
  3. C contiene monete sia da 1$ che da 2$

Tenendo conto che le affermazioni 1-2-3 sono false come faccio a scoprire dove si trovano le monete? (PER ARRIVARE ALLA SOLUZIONE BISOGNA PESCARE UNA MONETA DA UNA DELLE SCATOLE).

Avete trovato la risposta a questo, all’apparenza difficile, quesito?

Dovete pescare una moneta dalla scatola C (che sicuramente NON contiene monete da 1$ e 2$) e a questo punto le possibilità sono due:

  1. Se la moneta che avete pescato è da 1$ di conseguenza in A ci saranno quelle da 2$ mentre in B quelle da 2$ (LE AFFERMAZIONI ERANO TUTTE FALSE!)
  2. Se la moneta che avete pescato è da 2$ di conseguenza in A ci saranno quelle da 1$ e 2$ mentre in B quelle da 1$ (LE AFFERMAZIONI ERANO TUTTE FALSE!)

Ti si è fuso il cervello e non hai capito i ragionamenti? Migliorerai nel tempo…

Se invece hai trovato la soluzione Complimenti!

Ora passiamo al secondo quesito: questa volta si tratta di un’operazione matematica banalissima che la maggior parte degli adulti ha sbagliato.

PROBLEMA 2

9 – 3 : 1∕3 + 1

All’apparenza può sembrare difficile ma è semplicissima!!! INDIZIO: c’è una frazione…

La soluzione è molto semplice: cosa si fa quando avete una divisione con le frazioni? Si invertono i termini e il diviso diventa una moltiplicazione!!!

Ora l’operazione è

9 – 3 x 3 + 1

Come sapete spero, le moltiplicazioni e le divisione hanno la precedenza su addizioni e sottrazioni quindi eseguiamo il calcolo “3 x 3” e l’operazione che resta è

9 – 9 + 1

Il risultato ora lo sapete tutti, è 1!

Incredibile pensare che la calcolatrice di google sbaglia questo calcolo…

Se vi piacciono test simili a questi e volete diventare più intelligenti vi consiglio vivamente il canale youtube di Marco Ripà, sotto vi lascio l’indirizzo di uno dei suoi video:

https://youtu.be/8fVvGI5y5n0

 

Alexia B., team del giornalino

GENITORI E FIGLI: ISTRUZIONI PER L’USO

Come sanno tutti gli adolescenti al mondo, le mamme sono le persone più stressanti sulla terra, che ti fanno fare figuracce con ogni persona che si incontra, che ti scoprono subito appena fai una stupidata e che non hanno il rispetto della nostra privacy …

Ecco come, secondo noi adolescenti, dovrebbero comportarsi le mamme:

  • Trattateci da dodicenni

Visto che ormai abbiamo dodici anni e non più sei, dovrebbero trattarci da perone tali. Intendo che non devono chiederci, ad esempio, se volgiamo gli spaghetti tutti tagliati a pezzettini, perché ormai la nostra bocca è abbastanza grande per mangiare gli spaghetti interi.

  • Rispettate la nostra privacy

Privacy: rispetto dell’intimità personale. Ecco questo è quello che non capiscono le mamme (ovviamente però noi dobbiamo rispettare la loro di privacy, anche se è giusto). Un esempio di rispetto della nostra privacy è di non aprirci la porta quando siamo in bagno perché c’è il pericolo che potremmo essere o nudi o sul water a fare i nostri bisogni. Non dovrebbero neanche aprirci la porta quando siamo in camera o da soli o con gli amici perché magari ci stiamo facendo un selfie o ci stiamo confidando qualche segreto intimo.

  • Abolite le figuracce

La figuraccia peggiore al mondo per un adolescente è essere chiamati dai genitori “Ciccio, cucciolo, amore, topo, pupetto” e con molti altri appellativi davanti agli amici, fidanzati, professori o amici della mamma.

  • Non stressateci

Appena tornati da scuola, le mamme ci chiedono com’è andata o che voti abbiamo preso, ma dovreste smetterla con queste domande noiose, insomma va bene che siete curiose ma lasciateci la nostra privacy e il nostro spazio ma soprattutto rileggete la regola 2!

  • “Karaoke Shower”

Quando siamo nella doccia e iniziamo il nostro splendido Karaoke serale, non dovete urlare dalla cucina di smetterla o di abbassare la voce, perché sinceramente la nostra voce è angelica. Bisognerebbe anche aggiungere che a questa età si deve iniziare a scoprire i propri talenti (in questo caso magari un ragazzo/a potrebbe appassionarsi al canto).

  • In caso di note o brutti voti

Care mamme, prima o poi arriverà sempre il nostro brutto voto o nota quindi non dovreste sgridarci. Se non li prendiamo mai ed una volta capita, capita perché è normale, nessuno è perfetto.

P.S., CONSIGLIO PER ADOLESCENTI: rispondete alle vostre mamme con la faccia da angioletti, facendo gli occhi dolci dicendo che tutti gli esseri umani hanno preso un brutto voto nella loro vita.

  • Se ci conosceste veramente, lo sapreste

Questa cosa molti di noi la odiano, cioè farci mangiare cose che non ci piacciono, perché insomma, dopo tutto questo tempo, dovreste conoscere i nostri gusti.

  • Nostra camera, nostra decisione

Non dovete aprire le finestre della nostra camera perché voi avete caldo o perché bisogna cambiare l’aria, se no ci dobbiamo rintanare in bagno con la copertina seduti sul water a non fare niente.

  • I vestiti ce li compriamo noi

Mamme, senza offesa, ma i vostri gusti di abbigliamento non ci piacciono, sapete a quest’oggi non vanno molte di moda le calze lunghe fino al ginocchio, le tuniche, le gomme lunghe fino alla caviglia e il poncho; ma vanno di moda jeans strappati, maglioni larghi da ragazzo, giacche di pelle, e qualche nuova collezione ci sia in negozio.

Come sanno tutte le mamme al mondo la parte peggiore della vita con un figlio è l’adolescenza. Ovviamente noi sappiamo anche che i nostri ragazzi e ragazze sono troppo egocentrici, combina guai e vogliono troppa libertà. Ecco come secondo noi mamme dovrebbero essere i figli adolescenti:

  • Ubbidienti

Appena diciamo loro: “Andate in bagno, in camera o da qualche altra parte” devono rispondere “Sì, signora mamma“ e filare.

  • Casalinghi

Dovrebbero pulire la casa, spolverare, lavare i piatti, stendere, piegare i vestiti e mettere a posto la camera e tutto questo devono farlo senza ribattere e senza storie oppure dicendo: “Un minuto che arrivo”, “Due secondi, che sono su Clash Royale e sto per perdere”

  • Non devono essere “combina guai”

Tutti gli adolescenti hanno provato a fumare, uscire di nascosto o magari di peggio; ma diciamo che è “normale” anche se è brutto scoprirlo, quindi vorrei che non fossero così “combina guai” e così pasticcioni da farci arrabbiare ogni giorno.

Tutti i figli credono che fare la mamma sia semplicissimo, ma è completamente falso e ora vi elencherò tutto quello che dobbiamo fare ogni giorno:

  • Apparecchiare e sparecchiare
  • Lavare i piatti della colazione pranzo e cena
  • Sgolarci con voi
  • Mettere a posto le cose nella lavastoviglie
  • Stendere i vestiti
  • Piegare i vestiti
  • Sgolarci ancora con voi
  • Mangiare senza riposare
  • Andare a lavoro e arrabbiarci pure lì
  • Sgolarci di nuovo con voi
  • Pulire la casa
  • Spolverare
  • Cucinare
  • Sgolarci per l’ennesima volta con voi
  • Andare a letto stanchissime

Martina G., Secondaria

AD UNA PERSONA SPECIALE

16 marzo 2017

Cara migliore amica,

ti scrivo per ringraziarti. Ringraziarti perché mi aiuti e mi sostieni e gioisci con me anche quando sei triste; perché mi vuoi bene come una sorella e mi appoggi sempre.

Grazie per ogni sorriso, grazie di avermi dato fiducia e grazie di esistere. Grazie a te ho capito che le vere amiche sono quelle capaci di farti sorridere nei momenti belli e brutti, proprio come riesci a fare tu con me.

Ti ho sempre considerata come una sorella e una persona a cui posso confidare di tutto; le altre persone non potranno mai sapere che noi, solo io e te, riusciamo a parlarci semplicemente con uno sguardo.

Adesso non siamo più in classe insieme, non ci vediamo spesso come prima, ma il nostro rapporto rimarrà, perché di storie come quella della nostra amicizia se ne sentono poche in giro, e io sono stata fortunata ad averti incontrato, sono fortunata ad averti come migliore amica.

Scrivo proprio a te, “a te che sei, semplicemente sei, sostanza dei giorni miei…”. Non posso immaginare una vita senza te e la nostra amicizia, parte essenziale della mia vita.

Forse ora mentre starai leggendo questo ti starai chiedendo il perché l’ho scritto, beh, semplicemente per farti capire che io ci sarò sempre per te e anche per dirti che sei unica; ti voglio un mondo di bene.

“SEI QUELLA CURVA SUL MIO VISO, CHE TUTTI CHIAMANO SORRISO”

Beatrice Seganfreddo, I D Secondaria, team del giornalino

GIOVANI: SCUOLA, FAMIGLIA E AMICI… MA CHE STRESS!

Rilassarsi è l’unico modo per diventare adulti senza problemi.

Gli adolescenti si sentono più vulnerabili, e per questo possono essere influenzati da ciò che li circonda, perché si ritrovano di fronte ad un aumento di richiese e pressioni da parte dei genitori o di altri adulti. Recenti studi, hanno infatti dimostrato che lo stress eccessivo durante la crescita può avere un impatto negativo sulla salute sia fisica sia mentale. Inoltre rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere della depressione.

 Ma che cos’è lo stress?

Lo stress è una risposta agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno: è una reazione utile per adattarsi a nuove situazioni. Eventi traumatici, problemi familiari, insuccessi o la frenesia della quotidianità possono arrivare a generare tensioni fisiche e psichiche che dipendono molto dalla reazione di ogni singolo soggetto, in base alla sua personalità e storia di vita.  Per di più durante l’adolescenza si può iniziare ad avere a che fare con un’ansia lieve o moderata, che esattamente come gli effetti negativi dello stress può essere l’espressione di una difficoltà ad affrontare stimoli e situazioni.

Come può manifestarsi?

I sintomi dello stress sono: palpitazioni, senso di oppressione, irritabilità, difficoltà di concentrazione e tendenza ad affaticarsi, o un particolare momento di fragilità. L’adolescente si trova a confrontarsi con la crescita, che comporta nuovi equilibri o adattamenti sociali, l’allontanamento dalla famiglia, la ricerca della realizzazione personale e professionale, il bisogno di confrontarsi con un gruppo e quindi con regole nuove e magari meno “protettive” rispetto all’infanzia.

Esther Sternberg, una ricercatrice presso i National Institutes of Health di Bethesda spiega che esiste un’area cerebrale, l’ipotalamo, predisposta a controllare la risposta dell’organismo allo stress. Precisa Sternberg che il sistema immunitario invia segnali al cervello e in questo modo le molecole del sistema immunitario possono attivare il centro dello stress il quale a sua volta agisce sui meccanismi immunitari. Quando siamo stressati, infatti, l’aumentata produzione ormonale rende più vulnerabile il nostro sistema immunitario, riducendo la produzione di anticorpi e rendendoci più sensibili alle infezioni.

I sintomi dello stress sono diversi tra l’uomo e la donna, e diversi sono anche i modi con cui essi reagiscono alle situazioni di stress e pericolo. Nelle giovani donne le situazioni stressanti prolungate sfociano in ansia, emicrania, insonnia, depressione, ma anche in disturbi del comportamento alimentare come anoressia, bulimia e obesità. Anche per gli uomini l’ansia è al primo posto nella loro quotidianità, ma in misura inferiore (nel 25% contro il 36% delle donne), seguita dall’abuso di alcol e di droghe, ipertensione, disturbi cardiovascolari, colesterolo alto.

Quali possono essere i rimedi?

Molti giovani trovano conforto nella musica fonte di completo distacco dal mondo che li circonda; un altro rimedio può essere anche lo sport che può diminuire lo stress, scaricando le varie tensioni, è infatti un’importantissima valvola di sfogo, specialmente se fatta all’aria aperta camminando o correndo e sudando un bel po’. L’attività fisica ha il dono di garantire il benessere e la salute del cuore, ma anche di favorire l’eliminazione delle tossine e della tensione accumulata. Inoltre la presenza di un forte e compatto sostegno sociale composto dai genitori, amici, familiari e gruppi associativi, può aiutare a ridurre la quantità di stress durante l’adolescenza. Il riconoscimento del problema e di conseguenza lo sviluppo nei giovani delle capacità di gestione dello stress, possono essere preziose misure preventive, anche se a volte è necessario l’intervento di un medico o un assistente sociale che può raccomandare trattamenti per ridurne i rischi a lungo termine.

Chiara Gamberini, Gaia Benaglio, IV A Liceo Scientifico Machiavelli

GLI SCOUT: CRESCERE, CAMMINANDO INSIEME

  • CHE COSA SONO GLI SCOUT?

Gli scout sono un gruppo di bambini o ragazzi che giocano e stanno insieme divertendosi, rispettando allo stesso tempo l’ambiente e gli altri, come se stessi.

Lo scautismo è un movimento fondato nel 1907 da Lord Robert Baden Powell, B.P. per tutti gli scout e basato su “quattro punti” fondamentali: “formazione del carattere, abilità manuale, salute e forza fisica, servizio del prossimo”.

  • COME SONO ORGANIZZATI?

Un gruppo scout si differenzia dagli altri per via del suo fazzolettone, un quadrato di stoffa rilegato e cucito con colori diversi per ogni gruppo. Inoltre si divide in sottogruppi in base all’età: dagli 8 agli 11 anni i bambini/ragazzi giocano in branco o in cerchio rispettivamente come lupetti o coccinelle; dai 12 ai 16 anni i ragazzi e le ragazze passano nel reparto come esploratori e guide e si dividono in squadriglie. Dopo il reparto chi vuole continuare l’avventura scout passa nel noviziato dove per un anno ci si prepara ad entrare in clan come rover e scolte e prestare il proprio servizio fino ai 20/21 anni.

  • CHE COSA FANNO E QUALI SONO LE LORO PRINCIPALI ATTIVITÀ?

In branco o in cerchio i lupetti o le coccinelle giocano per la maggior parte del tempo, imparando a stare insieme e a rispettarsi gli uni gli altri. Infatti quando si entra come scout si recita la Promessa che dice: “Prometto con l’aiuto e l’esempio di Gesù di fare del mio meglio nel migliorare me stesso, nell’aiutare gli altri e nell’osservare la legge del branco/cerchio”.

I giochi che si fanno sono tutti di tipo educativo e sono guidati dagli educatori, chiamati Capi. Molti sono i momenti di condivisione tra i lupetti nel branco e le coccinelle nel cerchio: gli incontri al sabato o alla domenica pomeriggio in cui si gioca, si fa merenda e si va a Messa tutti insieme; le uscite di due giorni in cui, oltre alle solite attività di gioco, si dorme, si cena e si pranza tutti insieme. Spesso per raggiungere la località dell’uscita si viaggia in pullman o in treno. Ognuno nel proprio zaino porta con sé il sacco a pelo, lo stuoino, le gavette e tutto il necessario che serve per lavarsi e vestirsi.

Ci sono dei periodi in cui ogni lupetto/coccinella espone delle specialità al proprio gruppo. Ce ne sono diverse come per esempio quella di fotografo, di atleta o di cuoco e chi fa la specialità porta dei giochi collegati al suo tema.

In reparto invece le uscite si realizzano il più delle volte in tenda mentre durante il campo estivo i ragazzi dormono in sopraelevata (una struttura costruita molto saldamente con pali di legno uniti fra loro con corde e appunto sopraelevata da terra). Le loro attività sono un po’ più complesse rispetto a quelle che si fanno in branco perché preparano i ragazzi ad entrare in clan dove principalmente ci si pone al servizio del prossimo e di chi ha bisogno.

  • QUAL È LO SPIRITO DEGLI SCOUT?

Lo spirito degli scout infatti è proprio quello di essere leali, laboriosi ed onesti, ponendosi gioiosamente al servizio del prossimo, rispettando gli altri come se stessi, aiutando chi ha bisogno e amando la natura. Per questo mi piace far parte degli scout e consiglierei a tutti di provare questa fantastica esperienza.

Elena Giammetti, I A Secondaria, team del giornalino

VIAGGIARE IN MONDI DIFFERENTI

“Potresti vivere in un mondo senza libri?” A questa domanda, ho una risposta più che pronta, ossia no, non vivrei mai in un mondo senza libri, non sopravvivrei. Personalmente, credo che l’espressione “topo da biblioteca” sia la mia descrizione; so bene che quest’espressione molti ragazzi la usano come insulto, per descrivere quelle persone che stanno sempre sui libri, che studiano sempre, insomma, i classici e famosissimi “secchioni”. Ma penso che le due espressioni non significhino la stessa cosa. Io ho letto tantissimi volumi: dalle commedie, ai gialli, ai thriller e gli horror, ai romanzi di fantascienza e potrei continuare all’infinito (ma, senza dimenticare che “alcuni infiniti sono più grandi di altri”), però, il fatto che io ami la lettura, non significa che io sia una noiosa “secchiona”, anche perché molte volte mi capita di non finire in tempo i compiti perché non posso assolutamente lasciare che Katniss, Harry o Percy non sopravvivano, perché se io non continuo la lettura, nemmeno la loro storia può continuare.

Poi non riesco ad immaginare un mondo senza libri, perché i libri sono quelli che ti tirano su quando tutto va male, sono quelli che ci sono sempre, anche se tu alcune volte non ci sei per loro; i libri sono la chiave per entrare nel mondo ma attraverso un altra porta, sono loro che ti fanno viaggiare stando fermo, dalle fantastiche spiagge dell’Islanda alla bellissima New York, da Londra al misterioso Distretto 12, o ti portano fino a una Chicago del futuro, alla contea degli Hobbit oppure fino ad Hogwarts. Perché la lettura è quella che ti fa essere chi vuoi, da un semplice maghetto a una “divergente”, da un tributo a un surfista, da una “Shadowhunter” a una detenuta.

Quindi per concludere, incoraggio i miei coetanei ad assentarsi per dieci, quindici minuti, per tre ore, per tutto il giorno, a leggere, ma non a leggere per far felici i professori o i genitori, ma a leggere per vivere.

Chiara Toffanello, II D Secondaria

SCHOOL FOR ME, SCHOOL FOR ALL

Che cosa nella scuola mi piace talmente tanto che vorrei fare di più? Le risposte banali e ovvie che mi vengono in mente, secondo me, non sono abbastanza per la domanda posta, perché io interpreto ogni domanda come la possibilità di esprimere un desiderio, quindi la risposta che devo dare deve essere all’altezza, e credo che qualche ora in più di educazione fisica o di intervallo non mi servano veramente. Qualcuno pensa che si dovrebbero fare più lavori di gruppo e penso che sarebbe bella come risposta, ma non credo che sia quella adatta; non che non mi piaccia lavorare in gruppo, anzi, devo dire che mi piace molto, mi dà l’idea che nel momento in cui i gruppi si formano, le professoresse automaticamente ci diano la loro fiducia, per questo mi piace lavorare in gruppo. Ma no, comunque non è la risposta che voglio dare. Durante la mia giornata scolastica, ci sono momenti in cui mi annoio e momenti dove invece mi diverto, perché sì, la scuola non è solo quel posto noioso dove i professori parlano e tu cerchi continuamente un modo per comunicare con i tuoi compagni, ma per me è anche un luogo dove ci si può divertire anche ascoltando la lezione.

Credo che di tutte le materie che facciamo, sia aritmetica la mia preferita. Adoro il fatto che sempre, in ogni caso, in ogni modo, la risposta all’espressione, all’equazione, all’addizione e a qualsiasi operazione, il risultato deve sempre essere uno, non può cambiare, la risposta giusta è solo una. Già mi immagino che qualcuno potrebbe dire che anche la geografia e le coordinate, la storia e le date, antologia e il genere di un libro hanno una sola risposta, ma, per me, la cosa affascinante delle materie come letteratura, storia, geografia, antologia, narrativa  è che si potrebbero passare ore e ore per tentare di rispondere a una domanda, anche se la risposta è una sola. E questo perché attorno a loro ci sono collegamenti che arrivano dappertutto; quindi, per rispondere finalmente alla fatidica domanda iniziale, rispondo che l’unica cosa che vorrei aumentare nella scuola, è semplicemente la scuola.

Chiara Toffanello, II D Secondaria

 

L’AMICIZIA AD ETA’ DIVERSE

Io sono Giorgia, ho 11 anni, quindi frequento la classe prima media.

La ragazza di cui voglio raccontare ha quasi 14 anni, è mediamente alta, magra, molto simpatica, dolce e scherzosa.

La sua bocca è quasi sempre a forma di barca, cioè inarcata in un grande sorriso; sinceramente la conosco da più di quattro anni e non l’ho mai vista arrabbiata. Ha gli occhi lucidi e di colore castano, il suo naso non è né troppo grande né troppo piccolo.

Infine i suoi capelli (a dir poco bellissimi come lei) sono neri, lisci e lunghi fino alle spalle, anche con una specie di treccia blu. Il suo nome è Sara.

Ho conosciuto Sara al circo, poi siccome “piaceva” ad un mio ex-compagno di classe, tutte le volte che la vedevo le dovevo consegnare biglietti e bigliettini che lei non apriva neanche perché sapeva che erano le sempre le stesse stupidate, allora li prendeva e buttava direttamente.

Abbiamo più di una cosa in comune: la passione per il circo, lei pratica anche pattinaggio artistico ed io pallavolo (motivo per cui ho inventato: circo =passione, pallavolo=emozione), ma tornando a Sara, il nostro colore preferito è l’azzurro e come materia la preferita è scienze. Sara è nata precisamene undici giorni e due anni prima di me.

La mia stagione preferita è l’inverno, ma a me piace anche la sua preferita, cioè la primavera, ci piace perché i campi si riempiono di fiori colorati e profumati. Spero che la nostra amicizia non finisca mai, anche se tutte e due cresceremo, ma io vorrò sempre bene a Sara e spero che lei ne vorrà a me.

                                                                                                   Giorgia Fossati,  

I B Secondaria, team del giornalino

UN ARRIVEDERCI SPECIALE

nonnaL’abbraccio per più di cinque minuti con tutto l’amore che provo per lei. Il tempo passa e lo scuolabus arriva.

Ci diamo un ultimo bacio e la guardo negli occhi. Sorridendo scendo le scale e la saluto un’ultima volta, finché la sua ombra diventa invisibile. Da allora non mi giro più indietro, cammino con passo costante fino al cancello dove mi scende una lacrima.

Continuo il mio solito corto percorso mantenendo sempre la stessa velocità, ma piangendo. Ormai sono dinnanzi alla fermata, c’è pure Patrick. Odio sembrare una frignona, ricaccio indietro le lacrime.

Quando varcherò di nuovo la soglia di casa sarò sola, mia nonna pronta ad imbarcarsi e mia mamma di ritorno dall’aeroporto. Non abbiamo stabilito una data precisa in cui ci rivedremo, forse un anno intero, o magari… “solo” qualche mese.

Cerco di cacciare questo unico pensiero e mi concentro altrove. Inizio a ripassare il dialogo di Spagnolo, poi lo schiavismo, il to be going to e infine letteratura ma mia nonna mi rimane sempre in mente, anche una volta arrivata a scuola.

Lì ho trovato una calda accoglienza dai miei migliori amici Daniel e Maya, che mi hanno abbracciata e mi hanno fatta ritornare nel mondo reale, quello fatto di incontri ma anche di arrivederci.

Devo essere felice! Mia nonna non sarebbe neanche dovuta venire a trascorrere il Natale con noi, i miei genitori mi hanno fatta questa sorpresa e io ne sono rimasta commossa, stupita ma contenta.

Scusami nonna per quelle volte che faccio arrabbiare mamma o che non faccio quello che dice. Ora sto scrivendo su un sito Internet e ciò che scrivo può essere visto anche da centinaia di persone: TI AMO TANTO, AVREI VOLUTO CHE TU RIMANESSI ANCORA UN PO’, ALMENO PER ASSISTERE ALLA GARA DEL 29. MA FA NIENTE, IO VINCERÒ PER TE E PER IL COMPLEANNO DI MAMY. TI AMO TANTO, A PRESTO!

Alexia Braneza, II C Secondaria, team del giornalino

EMOZIONI SODDISFACENTI

scrittore15 dicembre 2016

Caro diario,

ti volevo informare che sono una dei sedici finalisti del concorso letterario organizzato dal Liceo San Raffaele.

Il mio compito era semplicemente quello di scrivere un racconto lungo quattro pagine che fosse introdotto da una delle seguenti frasi:

  1. Non so spiegare questa mia tristezza, mi stanca…
  2. Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili…
  3. Sarà dura, pensavano i parigini. Aria di primavera. Una notte di guerra, l’allarme. Ma la notte svanisce, la guerra è lontana…

Io ho scelto di iniziare il mio testo con la prima traccia, e questo è il finale:

“Con le lacrime agli occhi rimetto la lettera nella busta e capisco che l’amore non sempre è felicità.

Va bene… è colpa mia. Sono stata proprio infedele aprendo la lettera di un amico che si fidava di me. Ora devo pagare le conseguenze della mia infedeltà perché so che lui non mi ama e non mi amerà mai. Ma che ci posso fare, dopotutto la vita è fatta di cose belle e cose brutte e poi… se lui è felice così, devo accettarlo.

Anche se è stata una storia deludente io sono felice perché grazie a lui sono migliorata. Ora sono la vera Silena Monte, quella che non si arrende mai e che prosegue il suo percorso superando tutti gli ostacoli.

Penso che per adesso è meglio se lascio un po’ da parte i ragazzi perché davanti a me inizia un ripido percorso che mi porterà alla vera felicità, quella che soltanto i migliori sono in grado di provare…”

Quando mi è arrivata l’email che mi diceva questa bellissima notizia io mi sono sentita felicissima, emozioni bellissime hanno invaso il mio cuore…! La cosa più bella è che la posizione ottenuta mi verrà comunicata soltanto questo sabato e io adesso vivo nell’ansia di scoprirlo!

Anche il sedicesimo posto mi andrebbe bene, sono veramente molto felice! Scrivere questa storia non è stato semplice, ho dovuto usare tutto il vocabolario da me conosciuto, ho cancellato e riscritto cancellato e riscritto, ma alla fine vedo che il mio testo è piaciuto alla giuria! Per me ottenere questo è una grande vittoria, spero non l’ultima in questo bellissimo mondo della scrittura… Io voglio diventare una scrittrice e questo è soltanto l’inizio di un percorso pieno di ostacoli e di altrettante soddisfazioni!

Alexia Branzea, II C Secondaria, team del giornalino

LETTERA SEGRETA

Carissima,

ti scrivo per la prima volta.

Ciao, ti devo dire che mi manchi, ti vorrei vedere di persona;

non in un pezzo di carta …

mi manchi molto,

tu sai tutto di me e io niente di te ….

Non mi voglio limitare a vederti in un pezzo di carta…

Voglio abbracciarti e stringerti forte….

Ma non so se è possibile….

A volte penso che vorrei scappare via da questo mondo crudele.

 

Daniel Giuseppe Fortunato, II C Secondaria, team del giornalino

FRATELLO E SORELLA: AMICI O NEMICI?

sorella“Mio fratello è una peste!!!” frase classica che sentiamo ripetere ed è normale se viene detta dalla sorella maggiore di tre anni.

Fratello e sorella sono due mondi diversi che in occasioni rare sono d’accordo e in molte sono coinvolti in “guerre” per la tv o per il computer. Ma ci sono occasioni in cui scattano momenti di competizione o perfino di collaborazione.

Ecco alcuni aforismi sul tema:

Tratta bene i tuoi fratelli. Sono il migliore legame con il passato e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

I fratelli sono per te la forma più grande di felicità.

Ho cercato la mia anima, ma non riuscivo a vederla. Ho cercato il mio Dio, ma il mio Dio mi sfuggiva. Ho cercato mio fratello e ho trovato tutti e tre.

Un fratello è un amico dato dalla Natura.

Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricam­biargli il servizio, quanto l’ama quando è sano, e può ri­cambiarglielo. Beato il servo che tanto amerebbe e temerebbe un suo fratello quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui, e non direbbe dietro le sue spalle niente che con carità non possa dire in sua presenza.

Nessun amico come un fratello. Nessun nemico come un fratello.

Nessuno ti capirà mai come tuo fratello.

Tuo fratello nel bene o nel male ti vorrà bene.

Quando i fratelli vanno d’accordo, nessun fortezza è così solida come la loro vita in comune.

Si odia con eccesso quando si odia un fratello.

Fratelli un modo per essere uniti o lontani.

L’amore di tutto il mondo lo ricevi da un fratello.

Se tu vuoi qualcuno accanto non scegliere l’amore, se vuoi una persona che ti consoli non scegliere un amico scegli un fratello.

La persona che ti apprezza in tutto è un fratello.

La ferita nel cuore lasciata da un fratello non si può rimarginare se non con delle scuse sincere.

Tutto con un fratello si può fare.

Tu se non rispetti tuo fratello non sei un essere umano ma un primate.

E tu, anche pensando alla tua esperienza, cosa ne pensi?

Alice Chiello, II E Secondaria, team del giornalino

ANSIA DA INTERROGAZIONE

Ansia ansia 2Quando si deve studiare non se ne ha mai voglia ma quando poi si deve essere interrogati ci si pente di non averlo fatto. Quando entri in classe pensi: “Speriamo che non mi interroghi, visto che ieri sera non ho studiato molto…!” Ma quando dopo una lunga indecisione il prof. pronuncia il nome dell’interrogato, che ovviamente sei tu, senti il cielo che ti cade addosso come una doccia fredda e pensi: ”Ma perché proprio io?!! Tra tutti quelli della classe è riuscito a chiamare l’unico che non ha studiato”. Pian piano ti alzi dalla sedia con espressione innocente di chi non sa cosa stia succedendo e ti dirigi verso la cattedra con il quaderno in mano, mentre cerchi con uno sforzo immane di ricordarti la lezione, ma senza esito. Il prof ti guarda nel tentativo di capire se hai studiato oppure no. Poi inizia a fare delle domande sull’argomento da studiare, mentre tu inizi a pensare a qualche risposta da dare che sia credibile mentre una goccia di sudore ti scende lungo le tempie. Stanco di aspettare una risposta il prof ti rimanda a posto, dopo averti dato un impreparato.

Abbiamo svolto un’ indagine per sapere come si sentono i ragazzi del nostro corso prima di un’interrogazione: per la maggior parte si sentono agitati e ansiosi. Ecco alcuni consigli per affrontare serenamente un interrogazione:

  • Il nostro prima consiglio è: mai lasciarsi prendere dal panico poiché potrebbe rovinare la tua interrogazione, visto che potresti non riuscire a parlare per l’ansia. Ma se sai che non hai studiato, non preoccuparti e cerca di riassumere quello che hai imparato in classe (ti consiglio di associare i termini difficili o le date a parole semplici che ti aiutino a ricordarle; per le date invece associale ai tuoi numeri preferiti o alle date di nascita dei tuoi parenti, ti aiuterà!)
  • Il nostro secondo consiglio è: non nasconderti mai, perché sarai la prima persona ad essere interrogata. Gli insegnanti ti vogliono interrogare perché ti nascondi e sembra che tu non abbia studiato e poi rischi di mostrargli che è come pensano (come succede per la maggior parte dei casi).
  • Il terzo consiglio è: mostrarsi sempre sicuri quando si parla e evitare distrazioni come dare retta ai compagni. Concentrati sull’argomento dell’interrogazione, poiché potresti far confusione tra le informazioni sull’interrogazione con quelle appena percepite che potrebbero confonderti le idee. Non pensare ai suggerimenti, ma ripeti tranquillamente la lezione.

P. S .: studiate sempre e state attenti in classe poiché avrete svolto la maggior parte del lavoro!!!!!

Anna Governale e Martina Attinasi,

I A Secondaria, team del giornalino

LA MIA PRIMA ESPERIENZA ALLA MONTALCINI

montalciniIl mio primo anno scolastico alle medie è iniziato il 14 Settembre 2015. Ero molto eccitato perché sapevo che sarebbe iniziata una nuova esperienza.

La prima mattina mi sono svegliato molto gasato e in fretta e furia mi sono lavato, vestito e mi sono incamminato fino alla scuola. Non era la prima volta che la vedevo perché quando ero in quinta elementare l’avevo visitata con la scuola.

Appena arrivati, la vicepreside ci ha mandato all’interno dell’edificio e ha fatto le presentazioni e ci hanno fatto andare nella nostra classe. Io sono nella classe ID.

I primi giorni sono stati stupendi, siamo usciti presto e abbiamo fatto le presentazione dei compagni e delle prof.

I giorni seguenti abbiamo iniziato a fare lezione, anche se eravamo ancora un po’ in difficoltà con il materiale. In questi primi giorni ho iniziato a capire il carattere e il modo di insegnare delle prof.

Se devo essere sincero, all’inizio ero molto preoccupato perché le mie maestre delle elementari dicevano che le medie sarebbero state un inferno in confronto alle elementari e dicevano anche che le note di demerito sarebbero aumentate e che i buoni voti sarebbero diminuiti.

Dopo questi giorni di “paura” ho iniziato ad abituarmi e ho iniziato a capire chi erano i compagni con cui avrei fatto amicizia e i compagni che avrei dovuto frequentare meno.

Con il passare dei mesi, vedendo che non ho mai preso una nota e vedendo che i voti erano belli, meglio di quelli delle elementari, mi sono reso conto che tutte le cose brutte che dicevano le maestre erano tutte bugie e non ho più avuto neanche un po’ di ansia o paura, tranne il lunedì, ovviamente!

Le nostre prof. sono molto brave ad insegnare e sono molto simpatiche.

Ormai sono passati otto mesi, il comportamento va bene e i voti non peggiorano, sono sicuro che le medie sono molto meglio delle elementari, anche perché non c’è solo studio, ma anche momenti divertenti che nella mia classe di certo non mancano.

È il diciannove maggio e la scuola è quasi finita, è stato un ottimo periodo, ho imparato tante cose.

Adesso mi sembra così strano che tra un po’ farò la seconda media, a volte ricordo le maestre e le cose che facevo alle elementari come se le avessi fatte ieri.

Queste medie sono un’ottima scuola e la consiglio a tutti: i prof. e le prof insegnano davvero bene!!

Tommaso Repetto, I D Secondaria, team del giornalino

BARZELLETTE!!!

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bar2 bar3 bar4 bar5 bar6 bar7 bar8 bar9

  • bar1Il colmo per un tappo? Restare imbottigliato nel traffico.
  • Il colmo per un ladro? Svaligiare un negozio di valigie.
  • Il colmo per un fotografo? Mettere a fuoco un ghiacciaio!
  • Il colmo per un pizzaiolo? Avere la figlia di nome Margherita
    che ogni quattro stagioni fa la capricciosa.
  • Il colmo per uno scheletro? Avere un amico per la pelle
  • Il colmo per una disoccupata? Chiamarsi Assunta
  • Il colmo per un re nano? Farsi chiamare “altezza”
  • Sapete quale è il plurale di indù? Intrì.

Speriamo che vi siano piaciute e vi invitiamo a scriverne anche voi!

Sara Inzadi e di Nuzzo Martina, II B Secondaria, team del giornalino

 

IDOLI

benjMolti di noi ragazzi hanno uno o più idoli, che sia un cantante o un attore, uno scrittore italiano o straniero, un idolo può essere qualsiasi persona non per forza famosa.

Un idolo è una persona che nonostante noi sappiamo tutto di lei, è pur sempre una sconosciuta che riesce a capirci o ci può sembrare come noi.

Spesso è una persona che ha affrontato difficoltà per arrivare dov’è oggi.

Ci sono vari tipi di persone cha hanno idoli, ci sono le persone “normali” che non stalkerano l’idolo come invece fanno le fangirl, loro sanno tutto del proprio idolo, nome vero, se usa il nome d’arte, il motivo del nome d’arte, le date di uscita delle canzoni o dei film\serie tv di quell’idolo, sanno TUTTO, li seguono su ogni social, hanno come screen saver del cellulare e del computer la foto dell’idolo, ripetono frequentemente le loro citazioni ascoltano perennemente le loro canzoni.

Gli idoli per noi giovani sono importantissimi, ci aiutano a superare gli ostacoli nonostante la lontananza e nonostante non ci conoscano.

Un idolo per noi è quella persona che ti riempie la vita di emozioni, riesce a farci sorridere quando il mondo ci crolla addosso, è quella persona che ti porta a girare il mondo da seduto.

Secondo me in idolo è una delle cose più importanti da avere, perché ne prenderemo esempio, anche inconsapevolmente, ti fa sognare, ti fa credere nei tuoi sogni e molto altro.

Molti fan quando vengono offesi i loro idoli, sentono come se stessero offendendo una parte di loro, perché questo è un idolo, è una parte di te.

Alcuni dicono che noi giovani di oggi non abbiamo idoli, ma io credo che tutti noi abbiamo almeno un idolo, o una persona a cui facciamo riferimento.

Non c’è mai un fan che segue un idolo per moda, se è fan lo segue per vivere, perché ha davvero bisogno di lui. Ci sono persone che per incontrare il proprio idolo fanno pazzie.

Sara Tesei, III D Secondaria, team del giornalino

LETTERA AL MIO AMORE

amoreCaro amore ,

vorrei prendere coraggio e dirtelo in faccia quanto ti amo, ma non riesco, forse è per una mancanza di coraggio, anzi, ne sono sicura, è una mancanza di coraggio mischiata con la paura della tua reazione, ti metteresti a ridere come quando Simo fa una battuta, ecco, perché non te la dico in faccia quella parola formata da 5 lettere 2 parole e un immenso coraggio per dirla.

Io non sono per niente coraggiosa, anzi mi nascondo dietro bugie che so che sono esagerate , è solo che … vorrei essere trattata come le altre senza tutti quegli stupidi nomignoli che mi date, per una volta vorrei essere me stessa, Gaia, ma non quella falsa, quella vera, quella che anche se tu ami un’altra persona, a lei non interessa perché sono sicura che lei non ti amerebbe mai come avrei potuto farlo io, ma non mi importa perché se tu sei felice, lo sono anch’io, perché è questo il vero amore, la tolleranza verso le scelte altrui. Io sarei pronta a tutto pur di passare un solo secondo con te, guardarti negli occhi, quegli occhi immensi, e perdermi in un viaggio immaginario con te verso l’infinita felicità.

La felicita non esiste nel mio cuore come non esiste Harry Potter, Bella, ……… nella realtà (purtroppo), perché nel momento in cui voi mi toccherete senza fare storie della serie ”AAAAAH, HO LA TAVINITE” e tu mi guarderai sinceramente come guardi Emily, Gaia … In quel momento avrò raggiunto la vera felicità la felicità eterna che poi svanirà perché sicuramente mi innamorerò di un’altra persona e dovrò ricominciare tutto da capo, dovrò chiedere a Sofia di scrivermi un’altra poesia e Sofia si ritroverà come ha fatto alle 10:30 di sera a scrivere una poesia, ma per ora il mio cuore ha delle iniziali incise, sono S.B. e sono le tue.

By Gaia D.

Sofia Gallo, II D Secondaria, team del giornalino

NON SOLO UN LIBRO, MA MOLTO ALTRO

Senza titolo

Molte persone nell’immagine qui sopra vedono solo un libro, ma io e spero anche qualcun altro, vedo molto di più.

Per me un libro é un rifugio segreto, in cui mi posso rilassare senza che nessuno mi infastidisca quando sono triste o arrabbiata. Le pagine di un libro, con le parole che portano, con il loro profumo, hanno il potere di “scacciare via” da me i momenti tristi e riportarmi alla felicità. Sembra strano, ma è così.

Un libro è un amico, che mi permette di conoscere altre persone, e di fare amicizia con loro. Alcuni di questi amici, poi, me li ricorderò per sempre, e quando sarò triste penserò a loro e tornerò felice.

Un libro è un viaggio, grazie ai libri posso andare dove voglio, quando voglio, semplicemente leggendo una pagina che è il mio “biglietto” per un luogo qualsiasi. Posso vedere posti che non immaginavo nemmeno lontanamente come fossero, ma che dopo aver letto un libro, conosco come le mie tasche.

Un libro è storia provata sulla mia pelle, é la conoscenza di sensazioni sconosciute, è un’ altra vita e, per me è un elemento fondamentale nella vita.

Spero che molti di voi possano capire cosa intendo dire con questo articolo, ma per farlo é necessario che anche voi, se non l’avete già fatto, vi catapultiate in uno dei mondi fantastici che descrivono i libri. Buon viaggio!

Lucilla Cnapich, I D Secondaria

LE CHIAVI PER ENTRARE IN ALTRE DIMENSIONI

imageslibriÈ una cosa che si impara in prima elementare, è una cosa magica, è la lettura. Esistono vari tipi di libri, con diversi argomenti, diversi generi: fantasy, reale, realistico, biografico, autobiografico, avventura, giallo, drammatico, horror, fiabe, favole…..
Qualsiasi genere di libro, dalle fiabe al horror, stupisce con qualcosa. Ognuno di noi è appassionato verso uno di questi generi. Quando si legge un libro, non lo si deve leggere, perché lo ha detto il prof o solo perché fa bene al cervello ma per pura voglia di scoprire! Io, quando leggo un libro che mi piace, non posso fermarmi finché non scopro cosa viene dopo e dopo ancora, ed ecco perché finisco per leggere un libro in meno di un giorno. Sì è vero: trovo che leggere sia importante anche perché arricchisce il proprio vocabolario, ma secondo me la cosa più importante è divertirsi!
Non solo la lettura è magica! C’è un’altra attività che, proprio come la lettura, si impara in prima elementare e anch’essa è un incanto. È la scrittura! Scrivere un libro o un breve racconto è pur sempre frutto della fantasia. Quando si scrive un tema, la cosa più importante anche qui è divertirsi!

MIGLIOR CONSIGLIO PER SCRIVERE UN BUON TEMA:
“Divertitevi e mi raccomando usate la fantasia!”

Alexia Branzea, I C Secondaria,
team del giornalino

IT’S COOL!!!

figoIn una comunità, in un gruppo di amici, a scuola, a lavoro c’è sempre il ragazzo detto “figo”. Il “figo” viene chiamato in questo modo per il suo stile, per le sue caratteristiche fisiche e per il suo carattere. Il “figo” viene chiamato dai membri del gruppo in questo modo se fa azioni “mitiche”. Ma cosa vuol dire essere “figo”? ”; Ti sei mai chiesto come puoi essere “figo”? Beh ma per chi? Rispetto a chi o a che cosa? Cosa si intende per figo?

Negli anni 2000 il carisma dello studente si misura dal bullismo e dai telefonini alla moda, dai capelli o dall’abbigliamento; pare sia considerato un figo chi se ne freghi della scuola, dello studio e delle regole, perché agli occhi dei ragazzini è un ribelle, un “trasgre”, uno che secondo gli ingenui criteri di valutazione dei compagni “HA LE PALLE” e non teme le reazioni dei prof. e dei genitori nelle conseguenze del suo agire. E’ insomma una figura agli antipodi del “secchione”: serio, saputo, ubbidiente e affidabile, che proprio per queste caratteristiche è uno “sfigato”, un non modello.

Abbiamo chiesto ad alcuni nostri compagni chi è per loro il “figo”:

Il primo ragazzo ci ha risposto:Secondo me essere figo significa essere superiore a qualche tuo amico solo perché fai qualcosa che lui non sa fare o hai qualcosa che lui non ha.” Il secondo afferma: “Secondo me il figo è colui che piace al resto del gruppo per le sue caratteristiche fisiche o caratteriali.”

Una ragazza ci ha detto: “Il figo, secondo me, deve essere bello, divertente, in gamba e sveglio, deve avere fascino e dei bei capelli.” Un’altra: “Secondo me il figo è il ragazzo bello, simpatico che fa battute divertenti senza offendere i suoi amici.” Oppure: “A parer mio il ragazzo\alunno figo è il genere di persona che viene stimato dai compagni, dalle compagne, dai professori, e dagli adulti, ma senza essere uno sfigato modello.” L’ultima risponde: “Per me il ragazzo figo è un tipo alto, carino e divertente, è sempre al centro dell’attenzione in modo positivo; un tipo che sa stare nel gruppo da capo positivo”.

Per gli adulti il concetto di figo è ben diverso. Tanto per cominciare significa assumersi le responsabilità delle proprie azioni, non pensare al parere degli altri, essere consapevoli di valere quanto gli altri, avere alta autostima. Per sapere chi è il “figo” per gli adulti, abbiamo quindi chiesto ad alcuni professori cosa significa “figo” per loro:

Intervista alla Professoressa Biasiolo: “Secondo me il figo è chi ha fascino perché ha delle passioni e degli interessi, è una persona gentile e controcorrente.”

Intervista alla Professoressa Bolzoni: “Secondo me il ragazzo figo deve avere una personalità ferrea e originale, in più deve stare nel gruppo non perché deve sentirsi accettato, ma perché le sue caratteristiche sono tali da rendergli più favorevole l’andamento nel gruppo.”

Intervista alla Professoressa Campeti: “Secondo me il ragazzo figo ha una sua personalità estroversa e originale, deve farsi rispettare dal gruppo e deve coinvolgerlo positivamente. Deve avere fascino e non farsi coinvolgere dalle situazioni negative.”

Intervista al Professor Pepe: “Deve essere dinamico ed espansivo, simpatico, originale e sincero; elegante nei modi di fare e sicuro di se stesso… e naturalmente deve tifare la Juve!”

Intervista alla Professoressa Pirali: “Ha una personalità forte, non si fa influenzare dal parere degli altri, ma è coerente con le proprie idee e valori. Sa ascoltare e essere sensibile nei confronti degli altri. È intelligente e simpatico, piacevole da frequentare.”

Quindi il termine “figo” è relativo, dipende dall’età, dalla personalità e dalle idee. In un club di nerds il “figo” può essere colui che ha vinto l’ultimo livello di un videogioco, in un gruppo di punks quello con più piercing…

A questo punto non sforzarti di superare quello che sei e abbi fiducia in te stesso!!!

Riccardo Signorotto II C, Marco Cappelletti II E, Giulia D’Ippolito, II A Secondaria, team del giornalino

MEDIE O ELEMENTARI?

suolaAlla fine della quinta elementare avevo così tanta paura per l’inizio delle medie che mi dicevo sempre: – Se non sarò preparata? Se farò brutta figura fin dall’inizio?-. Mi facevo molte altre domande simili; ero talmente impaurita ed emozionata che l’ultimo giorno di vacanza feci un sacco di esercizi di ripasso!
Il giorno dell’entrata alle medie arrivò, ma le medie mi sono sembrate meno terrorizzanti di come me le immaginavo, questo il primo giorno …. Dopo un po’ di tempo ebbi conferma che le medie non sono per niente terrorizzanti anzi!
Riflettendo poi se sono più belle le medie o le elementari … Sono tanti i punti di vista da mettere a confronto: le medie sono migliori, ma sotto altri aspetti, le elementari sono migliori.
Le medie sono migliori perché: si fanno sempre sei ore di lezione ma a differenza delle elementari si esce alle due; nonostante ci siano solo due intervalli corti, è più rilassante perché c’è il cambio dell’ora in cui ci riposiamo; ci si può portare la merenda da casa; alle medie se ti “beccano” una volta disattento, ti sgridano e basta, alle elementari invece nella maggior parte dei casi ci si prendeva subito una nota; abbiamo dei professori bravissimi che spiegano benissimo gli argomenti, tra cui il nostro prof di matematica che è veramente bravo e la prof di musica che dedica tanta passione e interesse nel lavoro che fa (per l’amor del cielo! Anche quelli delle elementari erano bravi!) e perché nel week-end siamo più liberi.
Ma si potrebbe pensare che le elementari siano migliori perché: secondo me c’è un unico motivo per cui le elementari sono migliori, ma questo motivo è fondamentale. I rapporti con le maestre erano più stretti, la maestra era come una seconda mamma per noi, invece alle medie questo legame stretto fra alunni e insegnanti non c’è; ed è proprio a causa di questo legame stretto che le maestre, da quella che mi era più simpatica a quella che mi era meno simpatica, mi mancano in modo equo.
Alla fine concludo, che per me tra elementari e medie c’è parità.

Queste ultime righe le dedico alle maestre delle elementari, che ci hanno aiutato, insegnato e voluto bene fino in fondo. Ci hanno aiutato a raggiungere le medie, a superarle senza problemi e per questo un Grazie di cuore alle mie ex insegnanti della Scuola Primaria!

Alexia Braveza, I C secondaria,
team del giornalino

SIAMO DIVERSI DA QUELLO CHE ERAVAMO

rosaCaro diario,

ti voglio parlare di quello che mi è balenato in mente ieri: noi tutti da piccoli eravamo pieni di sogni, di speranze e di gioia e pensavamo già al nostro futuro. Ma molti sogni sono cambiati da allora, perché ormai noi ci sentiamo grandi: abbiamo perso quell’aspetto innocente e dolce, per abbandonarci a un carattere più forte e potente per affrontare le scuole medie.

Ci sentivamo molto felici in quei tempi “candidi” e siamo in molti ad aver cambiato il nostro modo di vedere le cose, perché da piccoli vedevamo un mondo pieno di colori e di sole, amavamo giocare e sapevamo guardare il mondo a modo nostro. Adoravamo poter sognare liberi e volare in alto, ma adesso per alcuni di noi il mondo è uguale in tutto, tutto dipinto di grigio e siamo così di fretta che non riusciamo più a guardare le cose meravigliose del mondo.

Noi ci siamo persi tanto della vita, ma dovremmo imparare a rimediare a quest’errore, invece di correre per la fretta, dobbiamo correre per la gioia di sentire il vento in faccia, dobbiamo sentire la libertà scorrere dentro di noi e sentire il cuore battere felice e giocondo, possiamo anche camminare per vedere i colori di questo mondo felice, osservare questa magia che ci circonda e che abbiamo dentro di noi, ma che non sappiamo tirare fuori.

Io me ne sono accorta ieri: correvo perché avevo fretta, ma mentre correvo, mi sono fermata e sono tornata indietro e ho visto una bellissima rosa di un rosso pastello acceso e ho riflettuto su ciò di cui ti ho scritto adesso.

Alice Chiello, II E Secondaria, team del giornalino

LA MAGIA DELLA LETTURA

libro

La lettura per me è una cosa speciale; spero anche per voi lettori!

Quando leggo mi incanto col libro davanti e non mi accorgo più di niente di tutto quello che mi succede intorno. È come un incantesimo che mi rende inconsapevole di quello che faccio o di quello che fanno gli altri.

La lettura per me è molto importante perché riesce, in qualche modo, ad alimentare la mia fantasia.

All’inizio i libri me li leggeva mia madre perché non sapevo ancora leggere. In prima elementare, quando ho imparato a leggere, ho incominciato a leggere solo alcuni libri semplici in stampatello maiuscolo, ma allora non mi piaceva molto!

In quarta elementare invece ho iniziato a leggere la famosa saga di “Harry Potter” (ben sette libri), di cui mi sono completamente innamorata e ho finito di leggerla durante le vacanze prima della quinta elementare.

Quando ho finito, non sapevo più cosa leggere perché pensavo di non poter più trovare un libro più bello di quello.

Disperata ho cercato un libro all’altezza, ma non trovavo niente. Allora ho chiesto a una mia amica, anche lei appassionata di libri e mi ha prestato un libro. Mi sono appassionata anche a quello e l’ho finito, anzi “mangiato”, in pochissimo tempo!

Allora ho chiesto alla mia amica il secondo e cos’ via. Anche quello mi è sembrato il mio libro preferito. Insomma praticamente tutti i libri, se scritti bene, possono diventare il tuo libro preferito!

Se leggi un libro vuoi sempre sapere, o almeno così succede a me, cosa succede dopo, perché un libro non è mai completamente finito, si può sempre cercare di aggiungere qualcosa!!

In poche parole, per me, questa è la magia della lettura!!!

Erica Calamoneri, I D Secondaria, team del giornalino

 

I PENSIERI DEI NUOVI ARRIVATI ALLE MEDIE

medieLe medie sono come delle gite. Mi ricordo ancora quando la mia maestra di italiano alle scuole elementari mi disse il giorno prima della nostra visita alle Scuole medie di portare un quaderno ed una penna blu o nera ma NON rossa. Momenti belli, indimenticabili. Allora il giorno dopo, la mattina presto ero pronta davanti agli autobus con il mio cappellino in testa, lo zaino pesante sulle spalle, con dentro panini, se necessario, soldi, QUADERNO E PENNA BLU. Ero praticamente attrezzata come per un giorno di scuola, ma non più della scuola Primaria, ma della scuola Secondaria di primo grado, la Rita Levi Montalcini. Il panino per gli intervalli, il quaderno per prendere gli appunti durante una spiegazione da parte del professore, e ovviamente la penna per scrivere. La libertà, la responsabilità che avevo in gita quando mi dicevano: “Fate attenzione, ogni tanto date un occhio per vedere se ci siamo tutti”, mi piaceva. Mi sentivo importante, come essere già alle medie.

Questa è la mia esperienza, ma adesso vorrei sapere le impressioni delle prime di quest’anno sulla nuova scuola, perciò ho fatto qualche domanda qua e là come se fossi una vera giornalista. Le domande che sono piaciute di più sono state: “Preferisci medie o elementari? Perché? Professori nuovi e compagni nuovi, come ti trovi?”. Alcuni hanno risposto che preferiscono le medie perché si diventa responsabili di se stessi, perché c’è più libertà per il semplice fatto che si esce alle 14.00 da scuola, e perché i compiti sono più concentrati durante lo svolgimento della settimana e meno nel weekend, ma la risposta più bella per me è stata quella di un ragazzo che mi ha detto che gli argomenti studiati sono molto più interessanti. Altri però preferiscono le elementari perché c’è più tempo di gioco ed il rapporto con le maestre è del tutto diverso rispetto a quello con professori e professoresse; anche secondo me questo è una delle cose più brutte delle medie, perché con le maestre magari si usciva fuori a cena o a prendere un gelato e si poteva scherzare, invece alle medie è del tutto diverso.

Concludendo, visto che quest’anno avete e abbiamo la possibilità di commentare un articolo, vorrei sapere come la pensate voi sul passaggio tra elementari e medie. Aspetto di vedere i vostri commenti!

 

Giulia D’Ippolito,

II A Secondaria,

team del giornalino

LE CINQUE COSE DA NON FARE ALLE MEDIE

schiappaLa prima cosa da non fare alle medie è andare dall’altra parte della scuola, perché, mentre alle elementari andavamo dove c’erano le prime e le seconde, se adesso andiamo giù, dove ci sono terze e una seconda, se i prof ci vedono, ci danno la nota.
La seconda è correre perché lo spazio è piccolo, i compagni ti odierebbero e i prof non vogliono e , se non la capiamo, ci danno una nota.
La terza è rispondere perché, se alle elementari ti sgridavano e tu rispondevi tranquillo non ti mettevano la nota, se invece adesso rispondiamo ai prof, anche tranquillamente, ti mettono la nota.
La quarta è picchiarci per gioco perché, se alle elementari ci picchiavamo per gioco ci dicevano di non esagerare, se adesso ci diamo anche solo un piccolo spintone ci sgridano e se alla terza non la capiamo, ci mettono la nota.
La quinta e ultima cosa è dare del tu perché alle elementari avevamo un legame diverso con le maestre più amichevole, con i prof non è possibile, e perciò, dobbiamo dare del lei, altrimenti ci sgridano.

Michele Zermani,
IA Secondaria,
team giornalino

ESSERE GEMELLE E’ UN SOGNO?

gemelle

Essere gemelle, anche non identiche, non è come una persona o un genitore pensa, i genitori pensano che due persone insieme stiano meglio al posto di una sola, che si facciano compagnia.

Ma la verità è che tutti i giorni e le ore della giornata si sta a litigare senza che i genitori lo scoprano, perché se venissero a conoscenza di questo, si infurierebbero, e a quel punto non importerebbe a nessuno dei due di chi era la colpa, ma metterebbero in punizione tutte e due fine del discorso, è per questo che fanno sempre buon viso a cattivo gioco.

Ma quello che la gente non sa veramente, è che successivamente alla punizione litigheranno su di chi è stata la colpa; si faranno facce, si diranno parole ironiche, e non faranno favori l’uno all’altro, la verità è che quando si è a quel punto non si pensa che si potrebbe tornare in punizione ma solo alla dolce vendetta.

Si può pensare anche di fare la cosa giusta quando si obbliga la coppia di gemelli a fare pace, infatti è raro che facciano pace loro da soli perché la vendetta è più facile, ma la verità è che comunque è bello fare pace… La verità, difficile da ammettere, è che è bello che ci sia uno come te!

Ginevra Carbonari, II B Secondaria,

team del giornalino

CARO DIARIO, TI RACCONTO LA MIA SCUOLA ELEMENTARE

scol6/10/2015

Caro diario,

ricordi quando ho iniziato le scuole elementari nel settembre 2010? Sono passati esattamente cinque anni! Eppure sembra ieri che sono entrata nella scuola dove ho passato così tanto tempo. Ricordo che fuori da scuola i nostri genitori continuavano a farci delle foto. Quando ci hanno fatto entrare, ricordi quanto ero spaventata??? Ad un certo punto il Preside ci chiamò tutti per nome e io ho conosciuto i bambini che non sarebbero diventati solo miei compagni, ma sarebbero diventati miei amici.

Ed ecco che un anno è volato via ed è arrivata l’estate… .

La terza è stato un anno molto importante: te lo ricordi??? Sono successe molte cose, sia belle che brutte: abbiamo iniziato a studiare (ovviamente non molto) e abbiamo iniziato a crescere.

Purtroppo “crescendo” siamo peggiorati nel carattere a tale punto che le nostre maestre hanno deciso di chiamare una psicologa per farci parlare e per farci ragionare su certe azioni sbagliate. So che tu tra le tue pagine hai tutto impresso nella tua soffice carta, indimenticabile; ma io sto cercando di dimenticare quei mesi dove avevamo dei pensieri di odio troppo brutti per dei bambini come eravamo noi. In quarta le nostre maestre hanno iniziato a parlarci delle medie e hanno notato che eravamo migliorati molto rispetto all’anno precendente.

Poi è arrivata la quinta. Penso che dei cinque anni la quinta è stato l’anno migliore.

Ricordi quanta felicità riuscivo a esprimere in quelle tue pagine? Il nostro “viaggio” lo abbiamo iniziato in 21 e allora eravamo rimasti in 15.

Abbiamo iniziato l’anno benissimo. Le nostre maestre erano davvero felici e soddisfatte di noi perché ci impegnavamo molto ed andavamo d’accordo.

Alla maestra che è stata con noi fin dalla prima venivano le lacrime agli occhi perché quello era l’ultimo anno che passavamo in quella scuola.

Già dall’inizio le maestre ci hanno detto che gite avevano intenzione di farci fare (se possibile) quell’anno. Ci hanno detto che avrebbero provato a portarci alla Scala; e ci sono riuscite! E’ stato bellissimo! Abbiamo visto il balletto dello “Schiaccianoci”. I ballerini erano bravissimi, i costumi e gli scenari fantastici: tutto era perfetto!!!!!!

Per la gita di fine anno siamo andati in Svizzera dove mi sono divertita molto; c’è stato anche il concorso di lettura dove sono anche arrivata seconda, portando una poesia creata dalla nostra stupenda classe. L’abbiamo scritta per partecipare a una gara di poesie dove siamo arrivati terzi in tutta la Lombardia!

Però è iniziato un nuovo anno che finora è bellissimo. Le medie mi piacciono molto e mi trovo bene con i miei compagni. Sono felice e soddisfatta e i nostri professori sono molto gentili.

Con affetto,

Chiara

Chiara Toffanello,   I  D Secondaria

AVREI VOLUTO, MA NON HO PIANTO

nonnoSono sicura che a tutti è capitato di voler piangere, ma di essersi trattenuti. In quei momenti ognuno di noi ha avuto stati d’animo e ragioni diverse.

In quel momento avrei voluto piangere, ma non lo feci, forse perché volevo dimostrargli che ero forte e non volevo sembrare davanti a lui una bambina troppo sensibile; allora mi feci coraggio e gli feci un cenno di saluto che conteneva tutta la tristezza e il dispiacere di non averlo ringraziato di quei bei giorni trascorsi insieme. Quando vidi l’aereo che stava decollando pensai che ero stata ingenua e che quel saluto lo avrebbe ricordato per sempre.

Mi girai e guardando quel bel peluche di orsetto, regalatomi da lui, scese un lacrimone, poi un altro e poi un altro ancora fino a bagnare tutta la spalla di mia madre. Lo so, avevo sbagliato, avrei dovuto pensare a quanto tempo sarebbe passato senza rivederlo, un anno, ed io, invece, lo avevo salutato con una faccia seria e cupa.

Ovviamente, mio nonno senza neanche pensarci due volte mi avrebbe perdonata… avevo sette anni.

Valentina Favara, I B Secondaria, team del giornalino

 

 

VACANZE … CHE DIVERTIMENTO!!!!!!

Questa parola per noi ragazzi è una parola magica. Dopo dieci lunghi mesi di scuola finalmente le vacanze. Vacanze, vuol dire niente più scuola, verifiche e studio, ma soprattutto tanto tanto divertimento.

Dopo essere stati per tanto tempo seduti, finalmente si va al mare a fare il bagno, in montagna, le passeggiate… gli amici che non si vedevano da tanto tempo e tutte le emozioni che durante l’estate si vivono.

Però, adesso, dobbiamo sperare che l’estate arrivi in fretta perché non abbiamo più pazienza per aspettare. L’ estate a me piace molto, credo anche agli altri, perché secondo me è il periodo più bello dell’anno, la stagione più bella.

Ora però parliamo del divertimento … la seconda parola magica. Siamo felici perché sappiamo che finiremo la scuola ma anche perché sappiamo che qualunque sia il posto in cui trascorreremo le nostre vacanze ci divertiremo andando al mare o in piscina, in Italia o all’Estero, da parenti, amici o solo con i nostri genitori e fratelli niente di ciò ci importerà perché la compagnia la avremo in tutti i casi e se andiamo solo con i genitori, in qualunque posto andremo faremo sempre nuove amicizie.

Io, personalmente, vado sempre al mare e nello stesso posto, ma ogni anno ci sono sempre nuove cose che imparo, nuovi amici che incontro, nuove esperienze.

Certe volte però abbiamo un po’ di nostalgia per gli amici che vediamo tutto l’anno e per tutta l’estate non vediamo, ma quando poi andiamo via dal posto della nostra vacanza, siamo felici di tornare alla nostra routine e siamo anche tristi perché dobbiamo lasciare il luogo a cui da poco tempo eravamo riusciti ad abituarci.VACANZE

Camilla Angiuli, I D Secondaria,

team del giornalino

ECCO PERCHE’ NON VEDO L’ORA DI DIVENTARE GRANDE

ragazza

28 Aprile 2015

Caro diario,

non vedo l’ora di diventare grande, perché vorrei che i miei genitori mi dessero quel poco di fiducia e di indipendenza di cui ho bisogno.

Tutti gli adulti pensano che sia meglio essere piccoli, senza pensieri, che sia meglio andare a scuola e studiare. Ma scommetto che anche loro da ragazzi avevano il mio stesso desiderio, quello di crescere, almeno un po’, per capire cosa c’è al di là di quella che tutti quelli chiamano “infanzia”.

Mi piacerebbe diventare grande per essere indipendente e per decidere da sola quello che vorrei. Tutte le volte che chiedo qualcosa a mia mamma lei mi risponde : ”Quando sarai più grande…” Se ogni volta ci ripetono questo, noi vogliamo crescere ancora di più per arrivare a tutte quelle cose che vogliamo fare.

Eh … diario quante volte abbiamo sentito dire: ”Quanto crescono in fretta!” dai nostri genitori? Non ce ne possiamo mica fare una colpa, in fondo è il ciclo della vita e nessuno ti può impedire di crescere (ad eccezione del vampiro nel film Twilight).

Tutti i “grandi”, che a volte sono più piccoli di noi, ci dicono che questi sono gli anni migliori, ma nessuno di noi la pensa proprio come loro, insomma andare a scuola sei ore per poi fare i compiti fino alle 16:30 per poi uscire meno di due ore, non è proprio il massimo.

Secondo me gli anni migliori sono dai 20 ai 30 anni, perché non si è né troppo giovani né troppo vecchi e perché ormai si è totalmente indipendenti.

Dai 20 anni inizi la continuazione della tua adolescenza e puoi iniziare a fare un sacco di cose anche da solo, per esempio potresti diventare mamma e trovare l’uomo giusto per te.

Puoi iniziare ad andare ai ristoranti con amici senza che i camerieri non ti guardino neanche, perché sei troppo piccola in tutti i sensi.

Crescere sarebbe proprio bello, ma se potessi crescere in questo preciso momento non lo farei perché la vita va vissuta tutta.

Ciao

la tua Lilla

 

Camilla Piatti, III D Secondaria