CON LA MUSICA NEL CUORE

Anche quest’anno, con mia grande soddisfazione, si realizzerà un progetto a cui tengo molto: il progetto delle “Lezioni Concerto” e sono sicura che riscuoterà grande successo. L’iniziativa si è svolgerà in sei incontri tematici dedicati alla musica con esecuzioni di altissimo livello eseguite da Maestri e Professori d’orchestra di grande fama, alla quale parteciperanno gli alunni della Scuola Secondaria di Primo grado dell’Istituto “Rita Levi Montalcini”.

Mi sento in dovere di ringraziare in primis, il nostro Dirigente Scolastico, la Professoressa Margherita Fazio, il Maestro Rocco Carbonara e la Scuola Civica Musicale di Peschiera Borromeo. Sono convinta che per gli studenti e i docenti sarà una nuova ed entusiasmante avventura!

Non smetterò mai di sostenere questa iniziativa che incoraggia l’esperienza della musica con dei “piccoli” spettatori o forse meglio dire ascoltatori sempre più esperti. Non è la musica che incontra la scuola, ma come ormai succede da anni saranno i nostri studenti ad incontrare  la musica, vivendo un percorso carico di emozioni.

Come docente di musica della Scuola Secondaria ho sempre avuto un sogno: che i giovani possano scegliere che musica ascoltare, dopo averla conosciuta tutta però, Mozart e Beethoven compresi! Vorrei dare ai miei studenti la possibilità di scegliere quale musica amare. Non importa che la musica sia classica, jazz o rock, l’importante è che sia bella. Un universo da esplorare interamente, senza limitarsi a …. qualche pianeta.

La musica come dialogo…. lo stiamo purtroppo perdendo sempre più! Per questo voglio che i miei studenti ascoltino musica da camera: così imparano che la libertà di uno strumento deve tenere conto di quella dell’altro. Un dialogo a tutto tondo, anche con le partiture dei grandi capolavori musicali espresso attraverso l’esecuzione di arie liriche tratte dalle più famose opere.

Un esecutore deve sapersi mettere al servizio della composizione avendo l’umiltà di non sentirsi mai il protagonista assoluto della musica e di non smettere mai né di studiare né di apprendere, tanto dai propri professori che dai propri allievi. Quanti insegnamenti!

Per queste emozioni regalate a me, ai docenti ma soprattutto agli studenti dell’istituto Montalcini; per una iniziativa in cui ho sempre creduto ed attivato, confido con speranza e desiderio che il progetto delle Lezioni Concerto continui per tanti altri anni ancora unitamente ai miei più sinceri e  GRANDI RIMGRAZIAMENTI.

 

Prof.ssa Roberta Bolzoni

PRESEPE – Ovvero, il Natale che non c’è più

presepeBene, è sera, la bambina è andata a dormire insieme alla mamma e io finalmente mi posso godere in pace le luci del presepe allestito con pazienza ed entusiasmo solo poche ore or sono.

Quello di quest’anno è quasi il doppio di quello dell’anno scorso, tuttavia non è eccessivo e non risulta invadente allo sguardo. Anzi, appare gradevole anche all’occhio più abituato alle linee pulite e asettiche della mobilia moderna.

Sul lato sinistro si vede la vita caotica del mondo: un’osteria dove Ciccibacco solleva allegro il boccale di vino in mezzo a pagnotte e a forme di formaggio, re Erode nervoso sul limitare di una grande fòrnice, un legionario romano che monta la guardia alla stessa e poi gente che va e che viene, una fontana gorgogliante, mura scrostate, un carretto carico di imballi e tanto altro; sulla destra invece, oltre uno sperone di roccia collocato ad arte a coprire parte della struttura del mobile che ospita la scena, si apre un paesaggio più agreste con al centro la capanna della Natività e poi, a seguire, un focolare di pastori e una malandata bottega agreste mezzo diroccata, non manca Benino, il pastorello addormentato (guai a svegliarlo, perché ciò comporterebbe l’istantanea sparizione di tutta la scena!).

Dal divano dove sono seduto ho una bella visione d’insieme.

Ma cosa fai mentre perdi tempo a guardare il piccolo frutto della tua creatività di fanciullo?

Niente. Magari, non avendo particolari vizi, potrei buttar giù un dito di Killepitsch o di Becherovka, che però mi disgusterebbero quasi subito obbligandomi ad alzarmi per andare a bere un po’ d’acqua.

Certo, di là sulla scrivania ho parecchie verifiche da correggere, documenti da mettere in ordine, impegni ed incombenze più o meno improrogabili, ma adesso sono cose così lontane, e poi questo è un momento solo per me, raro e prezioso: quello del libero fluire dei pensieri, dei ricordi, dell’anima che s’abbandona a un vorticoso scorrere di immagini, suoni ed emozioni.

Ma tirati su, perdigiorno! Non ti vergogni?

E di che? Di quei fogli accumulati? Ma va! Lasciali perdere, senti che bello questo pezzo di Piero Umiliani: roba anni ’70, molto progressive

Meraviglioso: deve essere la colonna sonora di uno di quei film che ogni tanto amo riguardare… ne ho parecchi anche in DVD visto che ormai in televisione non li passano più.

E il presepe, non lo guardi più?

Quale presepe? Quello a casa di nonna Lucia nel 1986, intendi? Io e mio fratello Francesco ogni tanto progettavamo di usarlo come campo di battaglia per i soldatini della Matchbox, ma la cosa non aveva quasi mai seguito per paura della disapprovazione silenziosa (e per questo tanto più grave) di nonno Arturo.

Accidenti, ma ti ricordi quello che facevamo a casa con quelle statuine di plastica tanto brutte comprate da Coìn?!

Avevano quell’odore strano…

Quanti odori aveva il mio Natale di bambino! Quello della legna scoppiettante che bruciava nel caminetto, quello delle bucce di mandarino e di arachidi nel piatto, quello del maglione marrone del nonno Vato con la lampo e le toppe sui gomiti, quello della nebbia ferrarese buia e fredda, delle briciole di panettone sulla tovaglia, dei piatti da lavare nel tinello, del lucido da scarpe nell’armadietto dell’ingresso, del corridoio buio, delle storie paurose che ci raccontava la bisnonna Alma, del cassettone pieno di lenzuola e santini, dei fucili da caccia oliati di zio Renzo.

Natali freddi e umidi quelli passati nella Bassa, con dei nebbioni vaporosi che nascondevano diavoli e streghe di altri tempi, uomini neri avvolti nei tabarri, dove i fanali delle biciclette sembravano lumini votivi, dove, finito il breve giorno, l’unica salvezza era tra le mura del focolare, nel cerchio magico delimitato dalle immagini del piccolo televisore in bianco e nero riflesse sugli occhiali dei nonni. Lì giocavi tranquillo, ma mai alzare lo sguardo verso il corridoio, cieco abisso.

Sdraiàti sul tappeto io e Francesco passavamo la prima parte della serata a giocare, poi però l’innata curiosità propria dei bambini ci spingeva ad affrontare l’oscurità del lungo ambiente che collegava casa dei nonni a quella della bisnonna Alma. Passo difficile all’andata, ma terribile al ritorno, dopo aver ascoltato con avidità i lunghi racconti di una volta, di quando il mondo non era così caldo e luminoso, di quando forze invisibili scorrevano forte ovunque, di quando ancora grandi distese di emozioni e mistero separavano le città le une dalle altre.

Erano storie di fienili e di granai, di parroci che pedalavano lungo un argine sul quale potresti incrociare un grosso cane nero, il più grande che tu abbia mai visto, o ragazze pallide di bianco vestite, belle da perdere il senno e -ahimè- l’anima. E allora era meglio correre dal nonno per farsi raccontare qualche più concreto episodio della Guerra da mettere in scena l’indomani giocando alla guerra con i coetanei del paese.

Eppure anche la paura era dolce nei sogni di quelle sere magiche che precedevano la notte più incantata dell’anno, quando il Salvatore veniva al mondo là, in mezzo a quei senza Dio che bestemmiavano al bar della Casa del Popolo tra nuvole di fumo che parevano esalazioni d’inferno.

Natali diversi quelli presso i nonni materni, essi infatti baluginavano tutto il calore e il colore delle terre del Sud, magie di suoni, vociare di bambini, e processioni di piatti e vassoi. Durante il lungo pranzo di Natale ciò che più amavo era allontanarmi dal tavolo e andare in cucina a curiosare tra i reggimenti di pietanze schierati sul tavolo. Era la retrovia di una grande battaglia: da lì continuamente qualcosa partiva e vassoi semivuoti riaccompagnavano in mezzo ai tovaglioli, ai piatti e ai bicchieri di vino tinti i resti un po’ tristi e sbocconcellati di quelli che erano stati punti di orgoglio culinario dell’uno o dell’altro parente.

E c’era da mangiar dolci in barba ai moniti dei genitori!

Come mi mancano quei Natali, inni di un’Italia che non c’è più …

Ma che noia questa nostalgia? Ma il tuo è un Amarcord fuori luogo, guarda che non si torna indietro!

Amarcord… bella parola, vuol dire “mi ricordo”. Ma no, nessuno vuole tornare indietro: il tempo passa e il mondo cambia, per certi aspetti in meglio, per altri forse -ma non è detto- in peggio; quello che talvolta fa fatica a cambiare sono io che ho la malaugurata tendenza a pensare -ecco: pensare, una parola che non va più di moda!- che dimenticare significhi perdere e che cancellare il ricordo di certi momenti significhi rinunciare a noi stessi, alla nostra unicità per diventare l’ennesimo consumatore standardizzato il cui unico fine è comprare quello che grandi ricerche di mercato stabiliscono essere il prodotto del momento. La mia non è una lode sterile del passato, è che credo che il futuro, il migliore che ci si possa augurare, vada costruito su ciò che siamo.

Insomma, non si dice forse Historia magistra vitae? E se è vero, allora perché buttare via la nostra personale Storia? Siamo sinceri: da certe rinunce non ne viene mai fuori nulla di buono, e quindi no, no, grazie: il black friday, il Sottocosto, la Christmas Card, le offerte high tech del Natale digitale non mi renderanno mai felice quanto il sorriso di mia figlia che guarda curiosa le statuine del Presepe!

Professor Luca Boschetti

IMMORTALI ALL’INDIETRO

lettura“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.” È questa una delle pillole di saggezza che ci ha lasciato il grande Umberto Eco ed è quello che noi insegnanti di lettere cerchiamo di comunicare ai nostri studenti. Questa verità però è difficile da spiegare a qualcuno e l’unico modo per comprenderla fino in fondo è farne esperienza diretta.

Devo ammettere che quando avevo l’età dei miei ragazzi, mi piaceva leggere, ma spesso lo facevo per dovere, non per piacere (forse perché all’epoca non esisteva Harry Potter …). Il piacere è venuto più tardi, dopo i vent’anni, quando ho letto Il cielo è rosso di Giuseppe Berto e ho vissuto la seconda guerra mondiale con gli occhi smarriti di Daniele, un adolescente che nella guerra ha perso tutto, compresa la speranza; quando leggendo L’isola di Arturo di Elsa Morante, ho provato le emozioni di un giovane che si affaccia alla vita e scopre bellezza e delusioni dell’amore; quando insieme a Michele, protagonista di Io non ho paura di Niccolò Ammaniti, ho provato il dolore di un bambino che scopre che suo padre è un delinquente. Dico sempre ai miei alunni che leggere è come viaggiare, viaggiare in altri tempi, in altri luoghi, nella vita di altre persone, entrare nelle loro esperienze e viverle con tutta l’emozione e lo stupore di chi scopre qualcosa di nuovo, inaspettato e misterioso, a volte incomprensibile, così come è la vita per noi ogni giorno: nuova, inaspettata, misteriosa e incomprensibile, ma anche bellissima.

Se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra storia e letteratura, senza dubbio sceglierei la letteratura, perché la storia, certo interessante e affascinante, ci racconta fatti, dati, eventi che ci spiegano chi siamo oggi, ma la letteratura ci fa vivere questi fatti sulla nostra pelle, ce li fa scoprire con gli occhi di chi li ha vissuti. Se in un libro di storia leggo che la Shoah ha causato la morte di sei milioni di Ebrei, posso provare stupore e sdegno. Se invece leggo Il diario di Anna Frank, mi appassiono alla storia di Anna, leggo i suoi pensieri e li confronto con i miei, imparo a conoscerla e ad amarla, quando penso che è morta a quindici anni nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, non provo solo stupore e sdegno, soffro, come se avessi perso un’amica.

È la magia delle parola, che tesse con i suoi poteri evocativi dei legami invisibili, ma essenziali, che ci fanno volare in un’altra dimensione e ci rendono “immortali all’indietro”.

Prof. ssa Sandra Biasiolo, responsabile del team del giornalino

C’E’ QUALCOSA DI NUOVO OGGI NELL’ARIA…

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Come si dice…anno scolastico nuovo, vita nuova?

Ebbene è proprio quello che sta succedendo quest’anno all’ ICS Rita Levi Montalcini.

Noi docenti ci siamo lasciati a giugno con tanti grandi interrogativi: chi avrebbe preso il posto del nostro Dirigente? Chi quello del nostro DSGA? E quali sarebbero stati i nuovi colleghi o le nuove colleghe? Ma anche timore (chi lascia la strada vecchia per la nuova…) perché avevamo paura di essere lasciati a noi stessi, senza una guida che ci spronasse, ci coordinasse, come aveva fatto in tanti anni il nostro ormai ex Dirigente, il prof. Vincenzo Paladino. Gli ultimi giorni dell’anno li ricordo faticosi nella loro malinconia, anche perché il dispiacere di rompere un sodalizio così ben riuscito, pervadeva un po’ tutti. Non era difficile incontrare il nostro “Presidone” assorto nei suoi pensieri con le lacrime agli occhi, o essere convocati nel suo ufficio per quattro chiacchiere in puro stile Amarcord (le storie dei suoi studi romani, delle scuole di frontiera, delle attività pratiche e alternative che lui e un team di giovani insegnanti avevano proposto, come la costruzione di circuiti elettrici o lo sbalzo su rame).

Mai ho visto una persona essere più dispiaciuta di andare in pensione!

Sebbene venisse a lavoro con sgargianti polo casual e giacche di lino, come uno che ha già un piede sul lungomare per l’aperitivo, è sempre stato presente e operativo: ha cercato di lasciare tutte le cose a posto, fino all’ultimo giorno del suo mandato. In realtà lo ha fatto anche dopo. Senza pestare i piedi a nessuno, s’intende, ma ci è stato vicino nella fase di transizione. Con la scusa di farci vedere l’abbronzatura e di bere un ottimo caffè della macchinetta, si è costantemente informato di noi, delle nostre vicissitudini, degli inghippi irrisolti, cercando di sciogliere ancora nodi di matasse arruffate. E chi potrebbe biasimarlo! Questa scuola, lui, l’ha vista crescere e ha contribuito a renderla funzionale e competitiva: dai corsi pomeridiani alla promozione del concorso di lettura, dalla responsabilizzazione di ogni membro del corpo docente e ATA all’adesione alle numerose iniziative sul territorio. Lasciarla andare è stato un po’ come quando un figlio esce di casa: lo hai visto crescere, gli hai dato amore, ma ora è giusto che spicchi il volo! Orgoglio e malinconia allo stesso tempo.

Ma la Montalcini cade sempre in piedi! I docenti (come i figli responsabili quando restano a casa da soli) si sono organizzati, hanno tirato fuori tutte le loro risorse, ognuno ha messo a disposizione le proprie peculiarità e la macchina scuola ha continuato a funzionare con ingranaggi perfettamente oliati. Anzi se è possibile, il nostro team è più unito che mai.

E poi la Montalcini è anche fortunata, bisogna ammetterlo, perché la nostra nuova Dirigente reggente, la dott.ssa Giordana Mercuriali, è quella che nel gergo giovanile si direbbe “una tipa tosta”: pragmatica e pratica, presente sempre e già a conoscenza di tutte le situazioni e delle dinamiche della scuola; inoltre multimediale, tecnologica e attenta alle voci di ognuno di noi. Mettiamoci anche che è una sportiva, con tutto quello che ne consegue, e il gioco è fatto. Il clima è disteso e di grande collaborazione, anche perché le due collaboratrici (prof. Ripamonti e maestra Panucci) sono sempre “sul pezzo”, come si dice a Milano.

Dulcis in fundo, l’arrivo di Carmela Gallo, la nostra nuova DSGA, ha dato l’ennesima sferzata positiva alla scuola: professionale si è messa all’opera fin da subito per ripristinare l’ordine dell’amministrazione.

Non mi resta che augurare buon anno scolastico a tutti: a questa nuova squadra, ai genitori, spero un po’ più tranquilli e ai nostri ragazzi. Che sia una sfida e una bella avventura questo 2015-2016.

Prof.ssa Carmenluisa Muscillo 

MOLTO PIU’ CHE UN SMS

maggioCon grande soddisfazione e una punta di orgoglio ho il piacere di presentarvi la versione on line del nostro giornalino d’istituto, SMS, StudentsMontalciniSchool.

Il giornalino, nato nella sua versione cartacea otto anni fa da un’idea della professoressa Curatolo, è stato seguito e diretto con passione nei cinque anni successivi dalla prof. Muscillo e traghettato ora alla sua versione on line, dopo due anni di attività di caporedattrice, da me. Dal suo esordio ad oggi il nostro giornalino è cresciuto in partecipazione, idee e creatività. E’ lo specchio di una scuola viva che ha sempre voglia di migliorarsi e che si tiene al passo con i tempi.

L’esperienza di condurre e curare questo giornalino è stata per me un’esperienza impegnativa ed arricchente al tempo stesso. La nostra redazione è cresciuta – quaranta componenti-, ha perfezionato le tecniche di scrittura, ha lavorato con impegno e fantasia, ha rafforzato la sua collaborazione con gli altri ordini di scuola. Siamo arrivati oggi fino a qui, alla versione on line, una rivoluzione dalla quale credo sia impossibile tornare indietro. Con grande entusiasmo e senza nostalgie per la vecchia carta, i miei ragazzi si sono lanciati in questa avventura che sta muovendo i suoi primi passi e che d’ora in poi può solo migliorare. Io stessa, inizialmente tra i nostalgici della carta stampata e con mille perplessità, sono stata travolta dall’entusiasmo dei miei piccoli redattori e sono felice di mettere a disposizione della scuola uno strumento potente che ci offre la possibilità di raccontare chi siamo e come vive la nostra scuola e insieme di aumentare il grado della partecipazione di tutti alla sua vita stessa.

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SMSUn grazie particolare a Marco Dell’Omo, il nostro web project, ex alunno della Montalcini, che ha molto generosamente messo a disposizione della nostra scuola le sue competenze per farla crescere e per aiutarci a proiettare i nostri ragazzi verso il futuro.

Un grazie anche al Dirigente Scolastico, prof. Paladino, che sempre aperto alle novità ha appoggiato con lungimiranza il nostro progetto.

Ed ora buona lettura: assaggiate ciò che vi piace e partecipate con i vostri commenti alla vivacità di un anno scolastico pieno di novità e di piccoli grandi successi.

Grazie infine anche ai miei piccoli giornalisti e a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del nostro ultimo SMS, anno scolastico 2014/2015.

Buona estate a tutti

Prof.ssa Sandra Biasiolo