STOP ALL’INGIUSTIZIA

“Una ragazza come tutti noi, con voglia di vivere e divertirsi, con un’intera vita davanti e tante opportunità, viene strappata dalla sua famiglia per un errore.”

Annalisa Durante era una ragazza di Forcella (Napoli) con tanti desideri nel cuore, e alcuni si realizzarono mentre altri non hanno fatto in tempo…

Questa giovane scriveva in diario segreto, era un libricino dalla copertina blu con un cuoricino rosso. Annalisa ci scriveva dentro i suoi desideri, come un piercing o uno scooter, i suoi segreti come l’amore per Francesco ma anche cose a dir poco inquietanti. Sembrava sapesse che non avrebbe vissuto a lungo, aveva paura di stare a Napoli, non riusciva ad immaginarsi lei da adulta; era come un presentimento che l’aveva avvisata, lei non avrebbe vissuto ancora per molto tempo e non sarebbe mai diventata adulta.

Il 27 Marzo 2004 Annalisa e una sua amica uscirono senza sapere che quel giorno ci sarebbe stata una sparatoia che presumibilmente voleva come vittima Salvatore Giuliano. E mentre passeggiavano per Forcella partirono quattordici colpi, uno di essi colpì la povera Annalisa.

La famiglia si affacciò dalla finestra e la vide, stesa sull’asfalto, immobile. Gli occhi verdi spenti, i capelli dorati incollati alla strada. Morta.

Annalisa Durante era morta, e perché? Per un errore, si è trovata al posto sbagliato nel momento sbagliato e questo ha causato la sua morte.

Eppure, anche se è morta ben tredici anni fa lei è ancora viva in sette persone abitanti questo pianeta: la famiglia della ragazza ha deciso di donare i suoi organi ancora funzionanti, così che Annalisa non sia morta invano e infatti ha salvato ben sette vite.

Lei era innocente, non meritava una pallottola in testa.

Il problema più grave è che lei non è l’unica vittima innocente della mafia, ci sono tanti, uomini e donne, ma anche altri ragazzi che hanno abbandonato questo pianeta per uno sbaglio, proprio come Annalisa.

Dobbiamo portare rispetto ed avere pietà per queste persone, e dobbiamo combattere questa mafia. Non possiamo stare a guardare mentre i mafiosi si uccidono l’un l’altro o uccidono persone che camminano da quelle parti. Non possiamo stare a guardare mentre persone, che potremmo essere noi, muoiono per un errore.

Non possiamo stare a guardare, dobbiamo agire.

Alexia B., team del giornalino

LA LETTURA È UN DIRITTO DELL’UOMO

Scoprire il mondo per rallentarlo

È una verità piuttosto ovvia che una qualsiasi attività smette di essere piacevole e dilettevole nel momento stesso in cui si è costretti a praticarla. La scuola un tempo era considerata un diritto, spesso un onore per cui sacrificarsi. Col tempo poi, in Paesi sviluppati, come l’Italia, ha assunto la denominazione insopportabile di “scuola dell’obbligo”: è passata dall’essere un privilegio, qualcosa di cui andare fieri e da trattare con premura, all’essere un diritto già garantito, che non richiede impegno in quanto spetta a tutti indipendentemente, in quanto esseri umani. Stesso discorso riguarda tutti i famosi diritti dell’umanità (che dovrebbero essere imprescindibili), inclusa la lettura.

Spesso si tende a restringere il campo ai giovani, sempre tartassati di accuse, capro espiatorio di quell’enorme fetta di popolazione che ormai ha perso il gusto di un buon libro. In un mondo che scorre veloce, in cui tutto si può decidere in due secondi, in cui la gente ha bisogno di risposte immediate a poche domande precise, è normale che questo diritto venga trascurato. Il fatto però si complica quando una simile opportunità -perché la lettura non è altro che questo in fondo: una porta su infiniti possibili mondi- viene completamente denaturata e trasformata in un dovere. Tutti i ragazzi prima o poi vengono posti di fronte alla tragedia di dover imparare una poesia a memoria e, in base alla clemenza delle insegnanti, possono scoprirsi fantastici canzonieri di una filastrocca per bambini oppure pessimi imitatori di Benigni nel primo canto dell’Inferno, con tanto di falso accento toscano. In ognuno dei due casi, salvo eccezioni di chi sia stato investito da Omero con corredo di tecniche mnemoniche,  nel giro di pochi giorni il ricordo di quanto studiato diventerà sempre più fievole, sino a sparire del tutto, per essere archiviato in quell’anticamera della memoria dove sono conservate anche tutte le conoscenze dettagliate sull’era giurassica o sugli organuli della cellula, insieme ad altre informazioni aliene che un tempo padroneggiavamo con nonchalance, come il metodo di Ruffini o il triangolo di Tartaglia.

In un mondo dominato dal “pragma,” solo pochi cenni nozionistici, pochi dettagli, qualche rima e un paio di metodi essenziali rimangono e permangono attivi nel nostro cervello e, di norma, sono i particolari che più ci hanno colpito. È anche vero però che spesso l’interesse va scaturito e fomentato, perché “l’ozio è il padre dei vizi” e anche il più radicato in noi. Abbiamo una mentalità pigra e la lettura è uno stimolante straordinario: seppure con la vista sortisce l’effetto opposto, un libro è in grado affinare tutti gli altri organi di senso. Mentre leggiamo ci dissociamo dall’universo circostante e impariamo a selezionare i suoni, filtrando il caos, a capire quanto un silenzio misurato sia preferibile a un discorso vuoto; il libro ci fa quindi assaporare di gusto ogni sfumatura delle parole che snoccioliamo rapidamente nella quotidianità, come fossero scioglilingua. Leggere ci rallenta i modi, distende il tempo, massaggia l’ansia e leviga le asprezze della vita, ma soprattutto, rende più libero il pensiero. Si dice che “chi legge i libri che leggono tutti pensa quello che pensano tutti” e credo sia vero: entrare in contatto con altre opinioni può influenzare la propria e aiutare a forgiarla, quindi sarebbe bello poter leggere tutto, saccheggiare le biblioteche mondiali e estrapolare i tratti salienti delle varie culture. Aiuterebbe anche a combattere il triste fenomeno dell’analfabetismo di ritorno, ovvero la scarsa conoscenza della lingua e della grammatica diffusa ad oggi, specie nelle nuove generazioni. Queste ultime si limitano a comunicazioni rapide, spesso puramente onomatopeiche, con l’uso dei suoni propri di quella che viene definita lalingue, cioè il substrato da cui attingiamo naturalmente per esprimere emozioni, ma anche necessità ed esigenze (come per esempio un bambino strilla per dire che ha fame). Tuttavia penso che questa sia una speranza futura improbabile, almeno fintanto che i ragazzi non verranno educati innanzitutto alle proprie facoltà, tra cui i celebri “10 diritti imperscrutabili del lettore”, promulgati dallo scrittore Daniel Pennac: il diritto di non leggere, di saltare pagine, di non finire un libro, di rileggere, di leggere qualsiasi cosa, il diritto al bovarismo (tendenza a sfuggire la realtà), il diritto di leggere ovunque, di spizzicare, di leggere a voce alta e di tacere.         

                                                           Chiara Valnegri e Valeria Tosini,

IIIE Liceo Scientifico Machiavelli

INTERVISTA AD UNO STILISTA DI ALTA MODA

Ho avuto la possibilità di poter fare un’intervista ad uno stilista che lavora nella moda, si tratta di MARIO CHIAREZZA. Mario lavora per “Ferutdin Zakirov” e ha lavorato precedentemente per “Billionaire”, per linee di alta moda maschile.

  • Quale professione svolge?

Lavoro nella moda, sono un direttore creativo

  • Quando ha capito che le sarebbe piaciuto fare questo lavoro?

Subito, praticamente quando ho iniziato il liceo scientifico

  • Quali motivi l’hanno spinta a fare questa scelta?

Non è che qualcosa mi abbia spinto, ci sono arrivato da solo, perché era quello che volevo fare.

  • Qualcuno le ha consigliato di non farlo?     
  • Come si è preparato per fare questo lavoro?

Ho fatto una scuola, la “Marangoni”. Arrivando da un liceo scientifico non avevo basi di disegno perché è una scuola completamente diversa, non sapevo che esistessero le scuole di moda, ho conosciuto una persona che faceva questa scuola e l’indomani a mezzogiorno ne ho parlato a casa dove ho avuto da mia mamma la risposta: “No, prima ti laurei “e da mio papà invece un “Fai quello che ti piace di più”

  • Rifarebbe questa scelta?      
  • Quali consigli darebbe ai ragazzi della nostra età?

Di essere umili, perché i giovani quando escono da scuola, ho notato in tutti questi anni in tanti ragazzi, non sono umili, escono e dicono “Io faccio questo “ o “Io so fare quest’altro” invece il lavoro dalla scuola è completamente diverso, ci vuole umiltà, per andare avanti, perché c’è sempre da imparare e se tu sei arrogante nessuno ti insegna niente.

  • Che lavoro voleva fare da bambino?   L’archeologo

Carbonari Giulia, III C Secondaria, team del giornalino

“SIATE PROTAGONISTI DELLA VOSTRA VITA”

LE PAROLE DI UNA MADRE AI GIOVANI

“Siate protagonisti della vostra vita, cercate la straordinarietà”. Queste le parole di una madre ai giovani, venuti ad assistere al funerale di suo figlio.

È successo in questi giorni di febbraio, un ragazzino di 16 anni ha deciso di dare fine alla sua vita buttandosi dal balcone di casa sua. È una storia molto triste ma è successo. Il motivo è molto semplice: quel ragazzo aveva dei problemi, era diventato tossicodipendente. Da ormai qualche anno aveva questo problema e non riusciva a smettere; la sua passione per la droga era come la passione di un ragazzino quando gli arriva un nuovo videogame.

È riuscito a tenere il segreto per molto tempo, però un giorno è stato colto sul fatto dalla madre che, dopo quella scoperta, ha deciso che DOVEVA farlo smettere. Dopo qualche tempo, ha deciso di fare una cosa che, secondo lei, era la cosa migliore da fare, ha chiamato i carabinieri. Questi ultimi lo hanno perquisito e poi hanno perquisito casa sua trovando dieci grammi di hashish, una droga che fa molto male. Mentre i finanzieri perquisivano la sua casa, lui ha deciso di fare una cosa che lo ha portato alla morte: ha deciso di suicidarsi buttandosi dalla finestra di casa sua.

Al funerale c’erano tantissime persone, parenti e persone conoscenti. La madre ha deciso di fare un discorso rivolto a grandi e soprattutto ai ragazzi della sua età. Un discorso molto bello e commovente, mi cui ha detto tante cose belle e vere, per esempio: “Fate emergere i vostri talenti, siate protagonisti della vostra vita, cercate ogni giorno la straordinarietà …”. Poi ha iniziato a parlare per suo figlio dicendogli: “Speriamo che ora che sei andato in cielo tu riesca a incontrare la tua prima madre…..” la prima madre è la Madonna.

Speriamo che le sue parole siano d’esempio per tutti noi ragazzi.

Tommaso Repetto, II D Secondaria, team del giornalino

LA DIVERSITA’ CI RENDE UNICI

Pensando alla disabilità vissuta nella società di adesso, non si può non associarla ai pregiudizi, perché purtroppo ancora oggi, nel 2017, spesso i disabili vengono trattati senza le dovute accortezze.

La diversità è un fattore molto importante della nostra vita, perché ci rende unici al mondo.

Pertanto, abbiamo bisogno della diversità proprio per mettere in evidenza la nostra individualità e per far emergere la nostra personalità laddove c’è il confronto con gli altri; non sarebbe noioso se nel mondo fossimo tutti uguali, con le stesse idee, gli stessi gusti e le stesse abitudini?!

La parola “disabile” è la crasi di “diversamente abile”, che significa che una persona presenta menomazioni fisiche, psicologiche o sensoriali di vario grado.  Nella vita di ogni giorno non si hanno sempre le capacità per svolgere tutto, ma questo vale in generale per ogni persona, normodotata o meno.  E poi non tutti sono capaci alla stessa maniera; c’è chi è più bravo in qualcosa che in un’altra .. ed anche chi è proprio negato !

Perciò, sulla base di queste considerazioni, saremmo praticamente tutti “diversamente abili”,  quindi tutti uguali; solo che le persone realmente “diversamente abili” riescono a guardare il mondo meglio di  noi “non diversamente abili” e riescono a sfruttare le altre capacità che hanno e proprio per questo dovrebbero esserci di grande esempio.

Nel mondo esistono persone disabili sin dalla nascita, persone che diventano disabili in seguito ad incidenti stradali o incidenti sul lavoro e poi quelle persone che se ne approfittano e si fingono disabili per ottenere la pensione di invalidità, togliendola a chi ne ha veramente bisogno, magari per comprare attrezzature apposite, adattare l’arredamento ed i servizi della propria casa, che è una cosa veramente difficile, economicamente parlando, senza l’aiuto dello Stato. E poi ci sono quelle persone che forse hanno una noce al posto del cervello, che ostacolano la vita ai disabili, occupando il posto auto a loro riservato….

Essere disabili e cercare di fare una vita il più normale possibile è veramente difficile quando ci sono delle barriere architettoniche che lo impediscono; esse sono, ad esempio, le scale, perché se non c’è un ascensore o una rampa, le persone sulla sedia a rotelle non possono entrare in questi posti, che possono essere teatri, cinema, musei….. o i marciapiedi, o porte strette, o semafori privi di segnalatori acustici…

Le istituzioni devono intervenire per abbattere queste barriere e garantire la manutenzione dei servizi per i disabili; infatti, a volte, sono guaste e quindi è come se non ci fossero.

Spesso le persone diversamente abili hanno doti straordinarie ed un quoziente di intelligenza altissimo ed alcuni esempi di persone con queste doti furono Ludwig Van Beethoven, che sebbene fosse sordo, riuscì a comporre della bellissima musica, oppure Jorge Luis Borge, che sebbene fosse cieco, fu uno degli scrittori più importanti ed influenti del XX secolo, oppure tutti gli atleti disabili che partecipano alle Paraolimpiadi, fronteggiandosi in svariate discipline; significativo a questo proposito il caso del pilota automobilistico Alex Zanardi, che in seguito ad un brutto incidente nel corso di una gara, è diventato disabile, ma non per questo ha rinunciato a sciare, a comparire come testimonial in parecchie manifestazioni, sbalordendo per la serenità ed il coraggio con cui vive la sua condizione.

Sulla base di queste considerazioni è evidente che la società e le istituzioni hanno il dovere di integrare pienamente i disabili (anche in ambito scolastico e lavorativo, oltre che nella vita di tutti i giorni), e lo Stato ha il dovere di agevolare le famiglie, stando loro accanto, anche economicamente.

Le persone “diversamente abili”, che hanno semplicemente capacità diverse possono e devono realizzarsi in tutto quello per cui sono portate, come i normodotati, del resto , manifestando le loro emozioni  e vivendo come vorrebbero, o almeno provandoci.

 

                          Ragusa Chiara,  III E Secondaria,

team del giornalino

TECNOLOGIE DEL FUTURO: QUALI SAREBBERO UTILI?

Ormai al mondo ci sono moltissime invenzioni che ci stupiscono continuamente, ma nel futuro potranno esserci invenzioni o idee che cambieranno completamente il nostro modo di vivere? Insomma, davvero utili all’ uomo? Alcune di esse che potrebbero essere inventate o sviluppate nel futuro sono le seguenti:

  • Teletrasporto: potrà sembrare scontato e sciocco, ma potrebbe davvero aiutare l’umanità se pensate che con questa invenzione si ridurrà drasticamente l’inquinamento terrestre, dato il minor numero di viaggi effettuati. Inoltre si potrebbero teletrasportare carichi pesanti e si semplificherebbe la spedizione di pacchi dai corrieri espressi. Potrebbe aiutare, insomma.
  • Esoscheletro- con esso si potranno aiutare le persone che non riescono a camminare o con problemi ad una determinata parte del corpo. Un altro uso molto importante di questa invenzione potrebbe essere anche quello di aiutare i pompieri piuttosto che la protezione civile ad affrontare situazioni di soccorso nelle quali bisogna sollevare detriti o macerie. Di questa invenzione ci sono già molti progetti ancora da perfezionare:

  • Macchine volanti- anche questa potrebbe scontatissima, ma con essa si potrebbe diminuire il traffico ed esse potrebbero sostituire quasi del tutto gli aerei. Ovviamente esse potranno essere usate a terra tramite ruote, che non verranno tolte. Anche qui c’è già qualche progetto che andrà ovviamente migliorato, ma sono sicuro che in futuro le macchine volanti imperverseranno

  • Sviluppo di nuovi metodi di produzione di energia- al mondo d’oggi si sfruttano moltissimo i combustibili fossili come il petrolio, ma tutti sappiamo che hanno un processo di formazione lentissimo e che prima o poi li esauriremo. Proprio per questo motivo bisogna sviluppare al massimo le altre già presenti nuove forme di produzione di energia, come l’energia eolica e quella solare. Dovremmo abituarci ad usare solo quei tipi di energia, influendo positivamente sul combattimento contro l’inquinamento.

  • Macchine elettriche- torniamo sul lato macchine, questa volta con una proposta altrettanto buona che si aggancia con le macchine volanti: macchine ad impatto zero con l’ambiente. Ormai in qualche paese sono presenti, ma non sono ancora sviluppate al massimo in modo che la gente voglia comprarle. In effetti la loro batteria ha una scarsa durata, ma magari in futuro questo tipo di macchina diventerà di uso comune, oltre ad essere volante

 

  • Città ecologiche- un’altra idea contro l’inquinamento: città a impatto zero. Grandi aree verdi e qualche piccolo laghetto, senza ovviamente la mancanza di grattacieli, ville, uffici, stazioni, strade ecc… ma tutto con un moderato livello di inquinamento: che bello, vero?

E queste erano alcune delle invenzioni o idee che potrebbero aiutare l’uomo e la Terra in futuro e che speriamo un giorno possano essere realizzate.

Federico Castellani,

II D Secondaria, team del giornalino

IL GENOCIDIO DEGLI INDIANI D’AMERICA

Ultimamente, non si parla d’altro che di terrorismo e bullismo, ma io vorrei ricordare che anche in passato ci furono forme di sopraffazione di un gruppo su un altro, una di queste è il genocidio degli indiani.

La gente, nel famoso “ Far West” ci furono centinaia di attacchi a riserve e villaggi indiani, per non parlare del fatto che molta gente appena vedeva un indiano, anche un vecchio o un bambino, sputava addosso a lui o, nel peggiore dei casi, gli sparava: se questo non è bullismo!

Anche a quel tempo questi massacri venivano mascherati da un falso motivo religioso: la diffusione del cristianesimo, così gli “scaldasedie” di Washington chiamavano la loro fame di territori e diffondevano questa idea alla gente comune e a soldati e sottoufficiali. C’è una celebre frase di Ta-Tanka I-Yotank

( più conosciuto con la traduzione lakota\italiano di “Toro Seduto”) che quest’uomo saggio disse, rivolto agli uomini bianchi: “Per noi i guerrieri non sono quello che intendete voi. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri . È suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità”; questo lo ha detto a persone senza onore: i bianchi dell’800.

Ma se passo il tempo qui a elencare gli indios più intelligenti di Einstein, più gentili di Madre Teresa di Calcutta e più saggi del Papa, finirei la pagina .

Ora scriverò alcuni esempi di capi o personaggi indiani all’epoca dell’arrivo dei coloni bianchi:

Piantatore Di Mais: fu un capo della confederazione Irochese che visse nel XVIII e durante la guerra civile americana, tra Americani e Inglesi, Piantatore di mais parteggiò per la popolazione Americana e, alla fine della guerra, gli fu data una riserva, ma dato che molte tribù irochesi si erano schierate dalla parte degli inglesi vennerono fuori dei gravi disaccordi e fratture all’interno della tribù.

Piantatore di mais è un esempio guerriero, poco saggio ma molto audace, valoroso e deciso; il che potrebbe essere molto utile davanti a una guerra sicura, ma il genocidio era una guerra di strategia dato che spesso, dopo circa un anno da un trattato di pace si arrivava a massacri come la Lunga Marcia*o il Sand Creek*.

Un esempio di personaggio indiano simile a Piantatore di Mais è Osceola, un capo Seminole

Hinmaton Yalaktit (battezzato con il nome di Giuseppe): capo Giuseppe dei Nez Percè che alla morte del padre disponeva di un esercito di 200 uomini, con cui resistette alle pressioni dei bianchi di trasferirsi in una riserva in Idaho lontano dalla terra natia; ma capo Giuseppe, da convinto sostenitore della pace qual era, si rifiutò di partecipare a spedizioni contro i bianchi. Capo Giuseppe è un esempio di capo saggio, che non permise agli uomini bianchi di invadere la sua terra ma si rifiuta di mettere mano alle armi, se non per legittima difesa.

Pocahontas: della tribù dei Powhatan la cui storia è diventata la trama di un film di Walt Disney, Pocahontas salvò un capitano inglese dall’ira del padre. Fu catturata dagli Inglesi per far soddisfare le loro richieste al popolo powhatan, lei sposò Jhon Rolfe e morì di vaiolo a ventidue anni, a Gravesend, nel Kent.

Pocahontas è la classica persona facilmente impressionabile che dà la vita per salvare qualcuno che poi la tradisce prendendola come ostaggio, poi morì di vaiolo, una malattia che i bianchi trasmettevano agli indiani , fingendo di rifornirli di coperte, per prendersi i loro territori di caccia che spesso erano molto fertili.

Ho voluto ricordare questi fatti storici, per dire che la gente è molto brava a puntare il dito contro chi compie atti di terrorismo e bullismo se quelli che li subiscono sono persone a loro vicine o loro stessi (o loro connazionali) , ma è altrettanto brava a girarsi dall’altra parte se a compiere atti di bullismo o terrorismo sono quest’ultime.

Riccardo De Ambroggi, I E Secondaria, team del giornalino

*Lunga Marcia: il popolo navajo viene massacrato senza pietà dai soldati americani, che bruciarono le case e uccisero il bestiame, i sopravvissuti camminarono per 500 km fino a Fort Sumner

* Sand Creek: 300 donne e bambini vengono barbaramente uccisi dagli americani

NUOVE TECNOLOGIE: SOLO UN VANTAGGIO?

 

tecnologieOrmai siamo abituati a condividere la nostra vita con cellulari, computer, social, internet. Queste tecnologie portano moltissimi vantaggi, ma non solo quelli. Molti pensano che siano solo fonti di lati positivi, ma siamo sicuri che sia davvero così?

Innanzitutto, usare ipad, cellulari, computer distrae dalla vita reale. Ti blocchi a guardare uno schermo invece di guardarti intorno. Con i cellulari e qualunque altro schermo si può giocare con gli amici, è vero, ma non sarebbe meglio giocare fuori, all’aperto? Quello è giocare. Giocare non significa stare incollati alla TV ore e ore con la Playstation o con qualunque altra diavoleria di gioco elettronico. Non dico che non lo si possa mai fare, anzi, è divertente guardare la televisione o giocare a qualche gioco elettronico, ma non bisogna esagerare.

Qualche giorno fa sono andato a teatro per vedere uno spettacolo e prima che esso iniziasse, mentre mi stavo sedendo, mi sono reso conto che almeno l’80% delle persone, tra ragazzi e adulti, aveva un cellulare in mano. Il loro sguardo era fisso sullo schermino luminoso. Magari molte persone stavano avvisando i parenti o chissacchì di essere arrivati a teatro, ma sono sicuro che per altra gente la faccenda non era così.

Personalmente sono un ragazzo che è interessato alla tecnologia ma di altro tipo rispetto a cellulari, videogiochi e Mp3, come robot, droni, videocamere e altro. Ho un cellulare, ma da pochi mesi e devo dire che sinceramente non ne ero così attratto e, anche se non lo avessi ricevuto, non sarei svenuto. Fin dalla prima media, ma anche in quinta elementare, molti avevano il cellulare; in prima media non ce lo avevamo in due o tre.

Io credo che le tecnologie stiano prendendo troppo il sopravvento su di noi, comunque. Basta pensare ai tablet per bambini piccoli di cui fanno pubblicità alla TV: ci abituiamo fin da neonati a giocare con tablet e cellularini! Dirò anche che in giro ormai si vedono bambini in carrozzella che giocano con i Nintendo! Spero che si capisca che questo è troppo, un’enorme esagerazione.

Ma ora parliamo dei lati positivi delle tecnologie moderne, anch’essi presenti: i cellulari permettono la comunicazione da parti del mondo diverse, per non parlare dei vantaggi di Internet, che dà notizie e informazioni in pochi secondi. Anche computer e Mp3 portano molti vantaggi, ma come sempre non bisogna esagerare.

Per finire, vi invito a vedere il video “Siamo schiavi della tecnologia?”, è molto interessante e educativo.

Federico Castellani,

II D Secondaria, team del giornalino

LUCI E OMBRE DEL BULLISMO

FullSizeRenderIl termine bullismo deriva dall’inglese “bullying” ed è il comportamento di chi, ritenendosi superiore, prende di mira una persona con comportamenti violenti o con parole offensive e denigratorie. Se il bullismo avviene tramite social network o chat si parla di “cyberbullismo”.

Se la persona presa di mira è debole e non sa difendersi, può pensare di essere inferiore ed arrivare anche a suicidarsi o tentare di farlo, come è successo recentemente ad una giovane di Pordenone.

Grazie ad un’uscita didattica e a un libro letto in classe, ho capito meglio cosa significa il termine “bullismo”.

Il libro che abbiamo letto si intitola “Camminare, correre, volare” di Sabrina Rondinelli e racconta degli episodi di bullismo al femminile, in cui la protagonista è stata considerata sin da piccola una “bambina cattiva” e crescendo diventa una bulla. La vittima, una sua compagna di classe, è invece timida e introversa ed è inizialmente costretta a fare quello che le chiede la bulla. Alla fine del libro la bulla e la vittima diventano amiche, perché entrambe hanno avuto la volontà di cambiare in meglio. La bulla in particolare capisce di avere sbagliato e grazie all’aiuto delle persone che le stavano vicine e alla sua volontà diventa una persona migliore.

Martedì 18 ottobre la mia classe è andata in uscita a Milano per partecipare ad una conferenza sul bullismo dal titolo “L’arte del ripetto”. La conferenza era tenuta da cinque persone: un sindaco, un avvocato di nome Cinzia Belloni, un critico d’arte di nome Giorgio Grasso, il presidente di sezione del tribunale di Milano, Fabio Roia, e Willy Barclé, presidente del movimento artistico “Spirale di Luce”.

Tutti loro hanno espresso opinioni diverse e concetti abbastanza complicati soffermandosi sulle caratteristiche del bullismo, quali l’intenzionalità, la reiterazione del comportamento nel tempo, l’asimmetria del potere e l’inconsapevolezza dell’autore. Dopo che il bullo (con un’età compresa fra i quattordici e i diciotto anni) ha commesso un atto di bullismo grave, viene invitato ad un percorso di giustizia riparativa che comporta il riconoscimento della vittima, la riparazione globale del danno, il riconoscimento di responsabilità del reo e il coinvolgimento della comunità nel processo di riparazione. Dopo di ciò il bullo viene rieducato in modo da spingerlo a cambiare.

luci e ombreAl termine della conferenza ci siamo recati ad una mostra dove Giorgio Grasso ci ha spiegato che l’arte è un modo per esprimere i propri sentimenti cercando di cambiare il mondo e se stessi in meglio per sconfiggere il bullismo. Un quadro che mi ha colpito visitando la mostra è stato un dipinto astratto che richiamava le sfumature del mare e del sole. Restando nell’ambito del bullismo, nel quadro che mi è piaciuto ho immaginato che le sfumature blu richiamassero la tristezza della vittima e le sfumature gialle la voglia del bullo di ritenersi superiore facendo del male alla vittima. Invece durante il processo di giustizia riparativa i ruoli si invertono: il bullo si rispecchia nella parte blu della tristezza perché comprende di avere sbagliato e la vittima, ritrovando finalmente la felicità, si ritrova nella parte della gioia e quindi della luce.

Io ho assistito a piccoli atti di bullismo fra compagni di classe a scuola nei quali avevo il ruolo di spettatore e mi sono pentita di non aver detto e fatto niente nei confronti della vittima.

Per sconfiggere il bullismo è in primo luogo necessario tenere presente che nessuno è superiore agli altri e può permettersi di prendere in giro gli altri. In secondo luogo, occorre poi parlare del problema con i genitori o con i professori senza paura di essere giudicati o minacciati.

Sara Malerba, II D Secondaria

I CELLULARI: UN BENE O UN MALE?

Forse leggendo il titolo, penserete: “Uffa, le solite perfettine che ci dicono che i cellulari sono inutili, che fanno male, che rimbambiscono, che fanno perdere tempo utile…”,  ma invece no!!

Secondo noi i cellulari sono utili, molto utili! Sono interattivi, sono un modo per comunicare…

Ma attenzione!  Non parliamo di questi orridi telefoni del 1700:

vecchio

Ma di questi stupendi cellulari ultra tecnologici:

 

nuovo cell

I nuovi cellulari permettono di chattare con gli amici (utilizzando l inimitabile Whatsapp), fare foto paragonabili a quelle delle macchine fotografiche, chiamare chiunque e anche, ovviamente, giocare.

I cellulari però vanno usati con moderazione: dite la verità, quante  volte avete visto la gente camminare con il cellulare a meno di 1cm dalla faccia?  Tantissime! Troppe!!

divieto

Questo cartello di Stoccolma dimostra che ormai la gente pensa solo ai cellulari! Poi però ci si stupisce se i ragazzini di oggi non leggono: e ci crediamo! Sono completamente  “telefono-dipendenti!!”

In effetti è difficile, anzi, quasi impossibile riuscire a staccarsi dal telefono, specialmente se si è iniziato a giocare ad un gioco interessante oppure se si sta guardando qualcosa di divertente su Youtube, però bisogna trovare un modo per staccarsi: non si può stare tutto il giorno attaccati al telefono! Ad esempio noi spegniamo il cellulare subito dopo cena e non lo accendiamo la mattina appena sveglie, ma dopo essere tornate da scuola; oppure evitiamo di scaricare giochi stupidi che facciano perdere tempo inutilmente.

Quindi possiamo concludere dicendo che i cellulari MODERNI sono una gran bella invenzione molto utile, ma vanno usati con moderazione!

E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti!

Erica Calamoneri & Elisabetta Moiana,

II D Secondaria, team del giornalino

CHIARA-KAMIKAZE, KAMIKAZE-CHIARA

bruxellesLA MIA LETTERA A UN KAMIKAZE

28/03/2016

Ciao,

mi chiamo Chiara e sono una ragazza italiana.

Ti sto scrivendo questa lettera per chiederti il PERCHE`delle tue azioni; perché sei andato per ben due volte a uccidere persone che non ti hanno fatto niente? Non riesco proprio a capirne il motivo! E PERCHE`l’altro giorno con i tuoi “amici” sei andato alla metro e all’aeroporto di Bruxelles? Immaginati che in quell’aeroporto ci fosse un ragazzo che doveva andare, ad esempio, a Madrid per incontrare la sua ragazza, ed ora lei sarà a casa sua, a piangere perché TU hai ucciso il suo fidanzato. Oppure, ti piacerebbe di essere al posto di un padre, che un semplice martedì aspetta a casa suo figlio che torna da scuola e il suo ultimo ricordo di lui sarà semplicemente il suo ragazzo la mattina che si lamenta del suo prof. di matematica…? Ti piacerebbe essere al suo posto?!?!?!?! Perché devi uccidere persone nel nome del tuo dio?

Sai, il mio Dio non ci dice di uccidere per andare in paradiso, il mio Dio dice che per guadagnarmi il paradiso devo aiutare il prossimo e non fare la guerra! Il mio Dio dice che devo aiutare TUTTI, senza considerare la loro provenienza, il colore della pelle, la religione… a Lui non interessa se tu sei musulmano, indiano, ebreo… Lui è sempre pronto ad aiutarti! E non ci credo proprio che Allah ti dica di uccidere, perché così ti assicuro che non ci vai in paradiso! Quello che ora ti chiedo, è di SMETTERLA di uccidere e di fare attentati. Ora, ti chiedo solo se ti farebbe piacere tornare a casa e sentirti dire da tua moglie che tuo figlio è morto… aspetto una tua risposta…

Chiara

RISPOSTA DEL KAMIKAZE:

Ciao Chiara, ho ricevuto la tua lettera e sai cosa ti rispondo? Penso che tu non abbia capito cosa intendiamo noi! Tu non credi nel mio Dio, quindi non sai cosa significa. Poi, pensi che per me sia facile? A volte mi sogno le persone che uccido: mi guardano supplicandomi di non farlo, ma io devo farlo! I miei capi, se non lo faccio, prima di uccidermi, mi torturerebbero! Poi, non è solo una questione di religione, è una cosa molto più complicata. Alla domanda che mi hai fatto, ti rispondo no, non sarei felice se mi morisse un figlio. Per questo mi pento di quello che faccio, ma devo andare,

Mohamed

IL RE DEL ROCK

Elvis 1Elvis Aaron Presley  è stato un cantante, attore e musicista statunitense.

È stato uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, fonte di ispirazione per molti musicisti e interpreti di rock and roll e rockabilly, tanto da meritarsi l’appellativo de “Il Re del Rock and Roll” o più semplicemente “The King”.

La sua presenza scenica e la particolare mimica con cui accompagnava le sue esibizioni, ha esercitato una notevole influenza sulla cultura mondiale. In particolare, i caratteristici movimenti oscillatori e rotatori del bacino, oltre che destare scandalo tra i benpensanti dell’epoca, poiché ai loro occhi essi richiamavano le movenze tipiche dell’amplesso, gli procurarono l’altro particolare appellativo, ossia “Elvis The Pelvis” (Elvis il bacino), anche se egli stesso non amava molto questo soprannome, come più volte ammise durante le rare interviste che concesse durante i primi anni della sua carriera artistica. Musicalmente, l’attività che ha svolto nel corso di in un arco temporale comprendente più di un ventennio ed è stata poliedrica e multiforme, poiché la sua notevole (quantitativamente parlando) produzione cinematografica, la sua intensa attività concertistica e i suoi molteplici interessi hanno spaziato da quel particolare genere musicale definito rock and roll (ossia la forma di espressione musicale della quale, complice il periodo storico durante il quale egli iniziò la sua attività canora, è solitamente considerato uno dei principali artefici e l’idolo indiscusso indiscusso) ai generi rhythm and blues, country and western, gospel, spiritual, traditional, melodico e pop, quest’ultimo inteso nel senso più ampio del termine.

Elvis 2In Italia fu fonte di ispirazione per cantanti quali Celentano, Little Tony e Bobby Solo. La sua figura, nell’universo dell’immaginario collettivo, ha oltrepassato nettamente il confine che divide un fenomeno di natura prettamente musicale da un fenomeno tipico della cultura pop, diventandone una vera e propria icona.

Il suo decesso avvenne in circostanze mai completamente chiarite il 16 agosto del 1977 e a partire da quella data si è ulteriormente intensificato un fenomeno già largamente in auge quando era ancora in vita, facendo in modo che Presley divenisse un vero e proprio oggetto di culto e di venerazione per molti dei suoi fan.

Eccetto sei concerti svoltisi in Canada verso la fine degli anni cinquanta, non si esibì mai al di fuori dei confini degli Stati Uniti, e nel corso della sua carriera ha visto le sue canzoni approdare più volte nella Top Chart della rivista “Billboard”, punto di riferimento per le vendite nel mercato discografico statunitense. Sul mercato britannico, Presley piazzò 21 singoli in vetta alle classifiche di vendita, a volte con permanenze di 80 settimane al primo posto. I suoi dischi a 45 giri rimasero in classifica per 1.277 settimane, mentre i long playing contenenti i brani da lui incisi stazionarono ininterrottamente nella Top 10 dal novembre del 1958 al luglio del 1964.

In 24 anni di carriera ha pubblicato 61 album, vendendo oltre un miliardo di dischi in tutto il mondo e conquistando il record di dischi venduti da un solo cantante, record peraltro condiviso con i Beatles e Michael Jackson !!!

Riccardo Signorotto, II C Secondaria,

team del giornalino

LA TERRA DEI FUOCHI

Con “terra dei fuochi” si individua una vasta area situata nell’Italia meridionale, in Campania, tra le province di Napoli e Caserta, famosa a causa della presenza di rifiuti tossici e numerosi roghi di rifiuti tossici.

La terminologia “terra dei fuochi” è stata utilizzata per la prima volta nel 2003 nel Rapporto Ecomafie 2003 curato da Legambiente. Successivamente è stata utilizzata da Saviano nel libro Gomorra, come titolo dell’XI ed ultimo capitolo.

Napoli appunto è detta anche la “terra dei fuochi” perché sia nei sotterranei che nelle parti più deserte (ci sono comunque delle persone che vivono da quelle parti), non c’è una zona dove non ci sia immondizia o spazzatura. I rifiuti si trovano anche nei vicoli di Napoli centrale e anche in altre parti della Campania.

Dal 1970 in poi nelle campagne della Campania sono stati abbandonati rifiuti industriali, rifiuti tossici e nucleari. In particolare, in alcune zone, si sono verificati roghi di rifiuti industriali, responsabili di un alto tasso di tumori che hanno colpito soprattutto giovani donne, al seno e alla tiroide, e bambini.

TERRA FUOCOI primi sospetti sull’attività illegale dello smaltimento dei rifiuti tossici furono evidenziati nella prima metà degli anni ‘90 da un’ indagine della Polizia di Stato condotta dall’allora ispettore della “Criminalpol” Roberto Mancini. La sua informativa del 1996 in cui presentava i risultati delle indagini e i dettagli sui reati e i presunti autori non ebbe però ulteriori importanti sviluppi fino al 2011 quando venne ripresa dal Pubblico Ministero Alessandro Milita che riavviò le indagini.

Nel 2015 nel comune di Calvi Risorta il Corpo forestale dello Stato ha scoperto un’area di sversamento dei rifiuti clandestina, ritenuta la più grande discarica sotterranea d’Europa di rifiuti tossici. Si ritiene sia opera della camorra.

È questo un problema grande che rovina la bellezza della nostra Italia.

 Valeria Bianco e Matteo Ferone,

I C e I D Secondaria, team del giornalino

DAL RACCONTO DI UNA TESTIMONE AL GIORNO DELLA MEMORIA

Questo è un racconto fatto da mia nonna. La nonna mi ha parlato di quanto era spaventata durante la guerra.

Nel 1940 aveva tre anni e di quel periodo ha solo qualche piccolo ricordo, ma dei suoi 4 anni la nonna si ricorda un giorno (un brutto giorno e lo ricorderà sempre): era con la sua famiglia, era un giorno come un altro, normalissimo. Improvvisamente dall’alto sentirono arrivare delle esplosioni: erano degli aerei TEDESCHI che stavano mitragliando tutta la popolazione. Il mio bisnonno spinse a terra la nonna per proteggerla, caddero in un fosso, però riuscirono a scappare. Più tardi, un giorno di maggio, dovettero dormire nella stalla perché era pericoloso stare a casa, e infatti la loro casa venne bombardata e distrutta. Dopo quell’episodio vennero sfollati in una scuola, dato che le case erano a rischio di bombe; la nonna non sapeva cosa stesse succedendo perché era piccola; lo capì qualche anno dopo. Quando finì la guerra lei aveva otto anni e si rese conto degli stermini orrendi che avevano fatto i TEDESCHI. Capì come mai un giorno avevano portato via dalla scuola un suo compagno EBREO, e anche quante persone avevano perso in quegli anni i loro diritti.

Nel 1938 infatti in Italia erano incominciate le LEGGI RAZZIALI contro gli EBREI: queste leggi erano un insieme di provvedimenti rivolti prevalentemente contro le persone di religione ebraica, ma non solo (erano vietati i matrimoni misti tra italiani ed ebrei, era vietato per un ebreo fare il giornalista o il notaio, i ragazzi ebrei non potevano frequentare la scuola pubblica …). Il 16 ottobre 1943, fu la data del rastrellamento del ghetto di Roma (oltre mille ebrei furono catturati e deportati dall’Italia ad Auschwitz): questa ricorrenza avrebbe permesso di focalizzare l’attenzione sulle deportazioni razziali e di sottolineare le responsabilità in parte anche italiane nello sterminio.

Senza titoloIn Italia, fortunatamente, queste leggi non hanno causato gli stermini di massa che ci sono stati in altri paesi come la Germania o la Polonia. Quando ci penso mi viene una rabbia pazzesca a pensare che qualcuno poteva essere convinto di appartenere a una razza superiore. Che cose orrende che sono successe! E la cosa che mi dispiace di più è che,nonostante tutto il terrore, gli orrori successi in passato, ancora oggi c’è chi uccide perché si crede superiore, per razzismo, come nel Darfur, in Burundi, in Siria.

La Shoah è stata la più atroce delle tragedie dell’Umanità, e il giorno della Memoria serve a ricordare, per non dimenticare cosa è stata in grado di fare la pazzia umana, e ricordare deve servire a non ripetere più gli stessi errori. 

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio  in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. È stato così designato dall’ONU il 1º novembre 2005. Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva contro la Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nel medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere »

 

Tommaso Pezzoli, I D Secondaria

SAPPIAMO VERAMENTE CHI E’ L’ISIS?

isis

Tutti sappiamo, ormai, dell’esistenza dell’ Isis, un gruppo terroristico islamico attivo in Siria e Iraq, il cui attuale capo Abu Bakral-Baghdadi, nel giugno 2014 ha proclamato la nascita di un Califfato nei territori caduti sotto il suo controllo.

Nel giugno 2014 l’Isis ha espanso il suo territorio Iracheno, proclamando la nascita del “Califfato”, le rapide conquiste territoriali dell’ Isis hanno finito per attirare la preoccupazione della comunità internazionale spingendo gli Stati Uniti d’America, altri stati occidentali e arabi ad intervenire militarmente contro l’Isis con bombardamenti aerei in Iraq da Agosto e in Siria da settembre 2014.

  • 10 ottobre 2015, Ankara (Turchia): un attacco kamikaze dello Stato Islamico durante una marcia della pace organizzata da filo-Curdi uccide almeno 128 persone.
  • 31 ottobre 2015, Sinai (Egitto): un aereo passeggeri russo precipita nel deserto del Sinai uccidendo tutte le 224 persone a bordo, l’ISIS dichiara sua la responsabilità nell’aver piazzato un ordigno che è esploso durante il volo disintegrando l’aereo.
  • 4 novembre 2015, Egitto: affiliati del califfato del Sinai in Egitto commettono un bombardamento suicida uccidendo 4 poliziotti.
  • 12 novembre 2015, Beirut (Libano): l’ISIS dichiara sua la responsabilità di un doppio bombardamento suicida che uccide almeno 43 persone in un distretto dello shopping nell’ora di punta a Beirut.
  • 13 novembre 2015, Parigi (Francia): attacco terroristico di Parigi, una serie di attacchi coordinati in vari punti della città portati a termine da un commando dell’ISIS formato da 9 esecutori materiali e da fiancheggiatori uccidono 130 persone e ne feriscono 350. Vengono colpiti da sparatorie a colpi di Kalasnikov il teatro Bataclan e vari ristoranti e locali nel centro parigino, 3 kamikaze si fanno saltare in aria all’esterno dello Stade de France durante l’amichevole di calcio Francia-Germania. Si tratta del peggior attentato mai avvenuto in Francia e il secondo più grave in Europa dopo quelli di Madrid del 2004.
  • 14 novembre 2015, sud-est Turchia: in concomitanza con l’inizio del G20 nella città di Antalya, un attacco suicida ferisce 4 agenti di polizia.
  • 24 novembre 2015, El Arish (Egitto): autobomba davanti ad un hotel provoca 6 vittime, tra cui due giudici. Un gruppo legato all’ISIS rivendica nelle ore immediatamente successive.
  • 24 novembre 2015, Tunisi (Tunisia): lo stesso giorno dell’attacco in Egitto un kamikaze si fa esplodere su un minibus di guardie presidenziali causando la morte di 12 persone, anche questo attentato viene rivendicato dall’Isis.

“Sono d’accordo con il generale Dunford che non abbiamo contenuto l’ Isis “, ha detto Carter, che ha spiegato di aver “personalmente contattato“ quaranta paesi per chiedere un maggiore contributo alla lotta contro lo Stato Islamico. S’impone, quindi, un incremento dello sforzo internazionale contro il califfato e per questo motivo gli Stati Uniti “sono pronti all’invio di elicotteri Apache e consiglieri militari in Iraq per aiutare le forze locali a riprendere il controllo di Ramari.”

Parole che si scrivono nel solco del messaggio che il 7 dicembre il presidente Obama ha rivolto all’America. Tredici minuti di discorso allo Studio Ovale per dire agli Stati Uniti “sono dalla parte giusta della storia. Ricordiamoci che la libertà è più forte della paura”, ha detto il leader democratico in riferimento alla strage di matrice Jihadista di San Bernardino, località della California dove due radicalizzati hanno ucciso quattordici persone pur chiedendo al congresso di autorizzare l’uso continuato della forza militare contro i terroristi. Obama aveva precisato che gli Stati Uniti non saranno “trascinati in una guerra lunga e costosa. Questo è quello che vuole l’Isis”. Partiamo da un assunto. Dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi, l’Occidente ha perso due occasioni determinanti.

Ecco, ora torniamo indietro. Il 13 novembre non ha rappresentato solo una brutale strage. È stata, più di ogni altra cosa, uno spartiacque, una di quelle date da scolpire nella memoria e per le quali è possibile identificare un prima e un dopo.

Dopo il 13 novembre, l’Occidente sa (o almeno è stato indotto a sapere) di non poter essere più al sicuro, nemmeno in un innocuo venerdì sera trascorso tra un baretto e un concerto.

Dopo il 13 novembre, l’Isis ha smesso di essere il gruppo di quelli che fanno i video brutali da vedere in versione integrale su Live Leak e che attacca i nemici dei musulmani, per diventare l’organizzazione che vuole distruggere l’intero Occidente.

L’ELABORAZIONE DEL LUTTO COLLETTIVO

Occasioni perse, dicevamo. L’elaborazione del lutto collettivo – che in questo caso è anche l’elaborazione della possibilità di subire lo stesso tipo di lutto – è stata manchevole, sbilanciata, aggressiva.

Nel racconto degli attentati, e soprattutto nel post-attentato, i media mondiali – e italiani in particolare – hanno perso, in particolare, due occasioni fondamentali:

1)   L’attentato avrebbe potuto rappresentare un modo per raccontare cos’è davvero Isis, quali sono i suoi obiettivi, chi la sta combattendo. Si è risolto tutto in un’inutile chiacchiericcio di contorno, tra comunicazioni via Playstation, riproposizioni di propaganda anti-Occidentale e ridicoli servizi giornalistici il cui unico obiettivo è fomentare l’ansia sociale.

Qualcuno è riuscito davvero a capire cos’è e cosa vuole Isis dalla copertura giornalistica del post 13 novembre?

2)   L’attentato avrebbe potuto ugualmente rappresentare la chance per raccontare i motivi che portano i musulmani a radicalizzarsi. Evidentemente, però, è molto più facile raccontare di un terrorismo quasi insito nella natura stessa dell’Islam, citando a sproposito i deliri di una Fallaci sul viale del tramonto.

Ma chi ha capito, dal racconto dei media, il rapporto tra esclusione sociale e radicalismo? Chi ha capito che se una serie di francesi musulmani si fanno saltare in aria, è un gigantesco problema per la società francese?

 

                                                                                           Martina di Nuzzo II B, Giulia Carbonari IIC, Martina Brughieri IIC  Secondaria,  team del giornalino

JE SUIS PARIS

parisHo molte domande su questa strage e spero che un giorno possa finire tutto, anche se questo è soltanto un sogno perché purtroppo ci sarà sempre qualcuno che muore ingiustamente per colpa di qualcun altro. Ma noi siamo la nuova generazione e saremo i primi a non usare la vendetta, l’ira, la rabbia e l’ odio. Perché ognuno di noi è libero di credere nella propria religione e a me piacerebbe che un giorno ci fosse la pace nel mondo e che le persone morissero solo quando sarà giunta la loro ora.

Tommaso Pezzoli, I D Secondaria

Riguardo alla strage di Parigi ci sono molte cose che penso e che provo.

Penso che questa cosa sia veramente terribile: queste persone uccidono senza un motivo preciso, così, a caso, e questa cosa mi spaventa perché ora non posso essere tranquilla neanche se vado al supermercato o se vado allo stadio o se vado a teatro a Milano.

Credo anche che la Francia non stia facendo bene a sganciare bombe in Siria perché è ovvio che se loro continuano a bombardare la Siria poi l’Isis fa gli attentati e alla fine la conclusione sarà, come dicono molti, una terza guerra mondiale. Credo che l’unica strategia per sconfiggere l’Isis sia quella della non violenza, mi piacerebbe che tutto il mondo, ma soprattutto gli stessi musulmani, organizzassero grandi marce di protesta, in modo che prima o poi, tutti questi attentati finissero.

Un altro modo per porre fine agli attentati è, secondo me, spiegare ai bambini che vivono in Siria e in tutti i Paesi dove c’è l’Isis che l’Isis è una cosa orrenda enon devono farne parte

Elisabetta Moiana, I D Secondaria

Per me nessuno ha diritto di togliere la vita.

Questo è anche un momento in cui si ricordano anche gli altri momenti brutti della nostra storia come le guerre e l’Olocausto. Ora tutte queste sono ricordate come delle storie irreali, con dei film. Ma questo non deve diventare un film, non deve diventare una storia perché deve finire molto presto, anzi subito: deve scoppiare la pace!

Chiara Toffanello, I D Secondaria

Secondo me la cosa migliore sarebbe chiarire tutto, togliere l’odio e la violenza nelle teste delle persone che le usano. Ho paura che un giorno l’Isis potrebbe venire qui usando l’odio per la vendetta: rischiamo di finire in guerra!!. Desidero che la giustizia trionfi e che tutto finisca al più presto.

Arianna Vaccari, I D   Secondaria

Secondo me i terroristi non dovevano fare una cosa del genere perché, non solo a Parigi ma anche altri luoghi nel mondo sono stati attaccati, e questo porta alla vendetta.

Provo tristezza e non voglio che succeda più niente anche perché ho paura.

Alessandro Carciofi, I D Secondaria

Secondo me l’unica cosa che si può fare per sconfiggere questi terroristi è di non arrenderci, di non mostrare paura, anche se sarà difficile, e allearsi con la Francia, l’America, l’Inghilterra chiudendo le frontiere e aumentando i controlli.

Spero con tutto il cuore che riusciremo a sconfiggere questi terroristi spietati.

Sara Malerba, I D Secondaria

La strage di Parigi mi ha spaventato davvero tanto. L’Isis secondo me non è giusto, perché uccide persone innocenti. Spero che le vittime di queste stragi almeno siano in un posto migliore e spero che l’Isis si accorga che sta facendo la cosa sbagliata.

Arianna Mazza, I D Secondaria

 Ho paura che l’Isis arrivi anche a Milano, ho paura per la mia famiglia, mi dispiace moltissimo per i Francesi che sono morti. Spero che non ci sia un’altra guerra.

Federico Castellani, I D Secondaria

Noi conosciamo l’arma che potrebbe permettere di porre fine a questa storia, è l’amore, ma se la paura e la voglia di vendicarsi contageranno il mondo, tutto finirà. E’ giusto avere paura, perché nessuno desidera che la propria vita se ne vada.

Quindi dobbiamo reagire, ma per “reagire” non intendo vendicarsi e ammazzare a nostra volta gente innocente, dobbiamo volerci bene gli uni con gli altri. Infatti la vendetta porta alla guerra, e se non c’è amore, c’è vendetta.

Adesso è necessario pregare per i morti, ma soprattutto per i vivi, perché amandosi a vicenda portino la pace e annientino la guerra.

Lucilla Cnapich, I D Secondaria

LA STRAGE DI PARIGI

parisIl 13 novembre ’15, a Parigi, è successa una cosa tragica; volete sapere che cosa è successo?

Alle 21:15 c’è stata una prima sparatoria. Le persone credevano che fossero solo petardi, ma solo dopo si sono rese conto che non erano semplici petardi ma delle esplosioni provocate da terroristi. I terroristi erano otto.

Dall’ inizio del 2015 la Francia è stata vittima di numerosi attacchi, ad esempio a gennaio è stata colpita da un attacco terroristico una redazione giornalistica.

Il secondo attacco del 13 novembre è stato alle 21:20 in un ristorante, dove sono state uccise undici persone, poi ci sono state altre tre esplosioni all’esterno dello Stade de France

Alle 21:50 un’ altra sparatoria all’ esterno di un ristorante. Alle 22:00 hanno attaccato di nuovo: hanno lanciato una serie di granate al “Bataclan”, un teatro dove si stava svolgendo un concerto rock, e hanno ammazzato diverse persone.

In totale sono morte centoventinove persone, tra cui una ricercatrice italiana, Valeria Solesin, e ne sono state ferite oltre quattrocentocinquanta. E’ confermato che sono morte persone di 26 Paesi diversi.

Le poche cose che sappiamo sono che i terroristi erano alla guida di una Seat Leon nera e che cinque terroristi si sono fatti esplodere con le cinture esplosive, uno è stato ammazzato dalla polizia e due sono riusciti a fuggire.

Il presidente francese Francois Hollande, alle 23:58, ha dichiarato lo stato di massima allerta chiudendo addirittura le frontiere. Adesso c’è tantissima polizia, persone con il cuore a pezzi ma soprattutto paura; i terroristi sono riusciti a fare il proprio “lavoro”.

Probabilmente il venerdì 13 è davvero un giorno sfortunato!

Questi fanatici hanno fatto tante vittime in nome di Allah. Il motivo per cui l’hanno fatto, però, è per vendicarsi perché i francesi hanno aiutato gli americani in un impresa contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq.

Io per me non ho paura, ho più paura per mio padre che talvolta va al lavoro a Parigi e a Londra, una delle città che i terroristi hanno detto che colpiranno, insieme anche a Washington, Milano e Roma.

Sono sicuro però che riusciremo a sconfiggere i terroristi, così non ci riattaccano più!!!

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Tommaso Repetto, I D Secondaria, team del giornalino

CHE FINE FARA’ L’EXPO???

expoL’Expo è concluso… Che cosa ne faranno? A dir la verità il 1 Novembre 2015 sono stati iniziati i lavori di smantellamento dell’Expo e il 26 Giugno 2016 si concluderanno.

Ne è passato di tempo da quando i Francesi hanno deciso che la Torre Eiffel, costruita per l’esposizione universale e per la commemorazione del centenario della Rivoluzione Francese, inaugurata il 31 marzo 1889, rappresentasse il simbolo di Parigi. Ma, gli Italiani faranno come i Francesi, toglieranno definitivamente l’Albero della Vita o lo lasceranno lì dov’è per qualche altro scopo???

Non penso che i Milanesi vogliano che l’Albero della Vita diventi il simbolo di Milano. Parlando del suo destino, di cui si era cominciato a discutere prima ancora che venisse inaugurato, lungo il periodo dello smantellamento dell’Expo, l’albero della vita rimarrà «congelato» insieme a Palazzo Italia e al Padiglione Zero. Tutte e tre le attrazioni a maggio riprenderanno vita (speriamo!!!).

E che ne sarà dei 54 mastodontici padiglioni? Ci sono svariate scelte per far svolgere una nuova funzione a questi padiglioni: ai commissari dei Paesi, che sono stati scelti per rappresentarsi in un padiglione, è stato chiesto di indicare una destinazione futura per le proprie strutture, immaginandone una «seconda vita» o queste potrebbero essere vendute all’asta .

A rimanere quindi saranno solamente poche strutture: Palazzo Italia, Cascina Triulza, destinata al volontariato e al Terzo settore, il Padiglione Zero e l’Albero della Vita.

Valentina Favara, II B Secondaria, team del giornalino

UNA LOTTA SILENZIOSA

Da sempre il mondo è dominato da due forze, il bene e il male, sempre in continua lotta tra loro, ci dicono fin da piccoli che il bene trionfa sempre, ma quello che sta accadendo in questi giorni sembra smentire completamente questo detto.

Il terrorismo è oggi la più grande preoccupazione della maggior parte della popolazione e politici di tutto il mondo cercano una soluzione a questo problema che impaurisce interi paesi, rendendoli schiavi di questa paura, di questo male.

A Parigi, per esempio, dopo l’attentato a Charlie Hebdo, la gente per dimostrare ai terroristi che non si sarebbe fatta sottomettere da quel tipo di minacce, ha organizzato una grande manifestazione per dimostrare proprio ai terroristi che non approva ciò che loro fanno e che non ha paura delle loro azioni.

Ma cos’è il terrorismo e chi sono i seguaci di questa forma di male?

Non è certo facile dare un precisa definizione di questo termine, non è di certo un fenomeno nuovo, fin dalla rivoluzione francese ci sono stati atti di terrorismo, in epoca recente ricordiamo la guerra terroristica tra Irlanda del nord e il resto dell’Irlanda, per arrivare al più clamoroso attacco terroristico dei nostri giorni, quello alle Torri Gemelle di New York, l’11 settembre 2001.

Coloro che seguono questa forma di male variano di volta in volta, i principali gruppi terroristici di oggi sono seguiti da persone che vengono da tutto il mondo e che condividono idee di solito religiose portate all’estremo, che cercano di diffondere nel mondo con la forza e la guerra. Ciò che porta le persone a uccidersi tra di loro è il desiderio che tutti la pensino allo stesso modo.

Nel corso della storia ci sono stati diversi capi che volevano un mondo di persone tutti uguali tra di loro, come ad esempio i nazisti che volevano che prevalesse ed esistesse solo la razza ariana. Ecco possiamo paragonare l’intolleranza dei capi di una volta con i terroristi di oggi che creano scompiglio, solo per cercare di convincere le persone a credere nella loro religione e pensare come loro. Hitler prima di realizzare i suoi progetti avvisò il mondo con un libro scritto in prigione “Mein Kampf” (La mia lotta), forse se si fosse preso sul serio quello che aveva scritto, non giustificando tutto come il delirio di un pazzo, si sarebbero potute evitare molte atrocità, ecco evitiamo che oggi succeda così!

Con le loro bandiere nere che sventolano ormai dappertutto l’ISIS in particolare ci sta mettendo sotto il naso tutti i suoi assurdi progetti e sta a noi comprenderli, cercare di prevedere le sue mosse e quindi evitare che nel mondo si scateni un’altra guerra, perché sono morte già troppe persone innocenti nel mondo dalla creazione della Terra, non ne vogliamo altre.

Erika Cordisco, III D Secondaria, team del giornalino

LA SECONDA GUERRA MONDIALE RACCONTATA DA GABRIELE

In Europa nel 1939 si era andato definendo sempre più il disegno imperialistico tedesco, volto a espandere il territorio abitato dai tedeschi. Dopo aver annesso l’Austria, conquistato la Boemia, sottomesso la Slovacchia, nel settembre 1939 Hitler invase la Polonia, avendo prima firmato un’alleanza militare con l’Unione Sovietica di Stalin. Di fronte a questo ulteriore grave atto, le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, dichiararono guerra alla Germania, ma non riuscirono ad impedire la conquista, da parte dei tedeschi, della Polonia, della Danimarca e della Norvegia.

Nella primavera del 1940, Hitler volse l’esercito tedesco contro la Francia, che in poche settimane venne occupata. Il 10 giugno 1940, quando ormai la Francia era allo stremo, l’Italia fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Conquistata la Francia e la Danimarca cercò, inutilmente, di invadere la Gran Bretagna, mentre in Africa l’Italia perdeva la colonia etiopica a vantaggio degli inglesi. Nell’ottobre del 1940 l’Italia intraprese la conquista della Grecia, partendo dalla colonia albanese, ma, di fronte ai disastri militari italiani, dovette intervenire la Wehrmacht tedesca, che, in pochi giorni, conquistò la Jugoslavia e invase la Grecia. Nel giugno del 1941 la Germania iniziò l’invasione dell’Unione Sovietica, sostenuta anche in quest’opera dall’esercito italiano. Le armate nazi-fasciste giunsero fino a Mosca, Leningrado e Stalingrado, ma nel febbraio 1943 subirono una pesante sconfitta che le costrinse a ritirarsi disordinatamente verso ovest. In Oriente, frattanto, il Giappone nel dicembre 1941 aveva aggredito gli statunitensi, provocandone l’intervento in guerra.

Nel settembre 1943 l’Italia, dopo aver perso anche la colonia libica, venne occupata nella parte meridionale dagli alleati anglo-americani. Così il 25 luglio di quell’anno il re fece arrestare Mussolini, nominando Badoglio capo del governo e il fascismo venne dichiarato decaduto. Lo stesso governo Badoglio l’8 settembre 1943 firmò l’armistizio con gli alleati e subito dopo fuggì, assieme alla corte, a Brindisi nel territorio controllato dagli americani, mentre l’esercito tedesco invadeva l’Italia del centro-nord.
Iniziò così la guerra di Resistenza in Italia, che vide contrapporsi le truppe irregolari partigiane ai soldati tedeschi occupanti e al risorto esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Frattanto l’Armata Rossa sovietica avanzava da est e gli alleati erano sbarcati in Normandia.

Nel maggio 1945 ebbe termine la guerra in Europa con la conquista dell’intera Germania da parte degli eserciti alleati. Il Giappone continuò la guerra ancora fino ad agosto, quando le due bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki posero fine al conflitto mondiale.

Il mondo da allora non fu più come prima.

sec guerra

Gabriele Licitra, I C Secondaria, team del giornalino

LA PRIMA GUERRA MONDIALE: UN EVENTO DA RICORDARE

Quest’anno ricorre il centenario per l’Italia dell’inizio della Prima guerra mondiale. La Prima guerra mondiale non è famosa come la seconda , ma è sempre una guerra mondiale, una guerra che ha causato la morte di 9 milioni di persone e che ne ha ferite 20 milioni. Una guerra che ha fatto declinare l’Europa provocando una grande crisi economica e una grande inflazione. Una guerra che ha tolto il lavoro a tante persone e che ha rovinato la Germania per anni. Una guerra che ha fatto crollare quattro Stati ma che ne ha formati il doppio, e infine, una guerra che ha aiutato gli USA e il Giappone a diventare grandi.

Queste sono le conseguenze, ma pensiamo, tutto questo è cominciato per colpa di un ragazzo, Gavrilo Princip, che il 28 giugno 1914, a Sarajevo, ha ucciso il futuro erede a trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e sua moglie. Naturalmente non è solo questa la causa della guerra, questa è solo la causa occasionale, ma dietro c’erano delle cause che chiameremo “profonde” e che possiamo dividere in quattro categorie.

Le prime cause sono politiche, infatti la Francia voleva indietro dalla Germania l’Alsazia e la Lorena, che aveva perso con la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870, l’Italia voleva il trentino Alto Adige e Trieste. I Bosniaci volevano unirsi con i Serbi che erano appoggiati dalla Russia che voleva entrambe e infine la Gran Bretagna aveva paura della Germania e del Giappone e degli Stati Uniti.

La seconda causa è quella militare, infatti in quell’epoca in Europa si incominciò a fabbricare armi, mentre la terza è economica: le grandi potenze facevano a gara per espandere il mercato e le colonie.

L’ultima causa è quella culturale, perché si diffonde un’idea positiva a favore della guerra e prende piede ovunque il nazionalismo.

Quindi nel 1914 la guerra era nell’aria. Si sentiva che sarebbe scoppiata a breve, ma naturalmente c’era chi la voleva e chi no. In Italia quelli che la volevano erano gli interventisti e tra di essi c’erano i nazionalisti, i democratici, gli irredentisti, i liberali conservatori, i proprietari di industrie belliche, l’esercito e gli uomini di corte. Chi la guerra non la voleva erano i neutralisti, come i socialisti, i cattolici e i liberali progressisti.

Fatto sta, che la guerra incomincia il 28 luglio 1914. Subito si schierarono in guerra due alleanze: la Triplice Intesa e la Triplice Alleanza, che entra però senza la partecipazione dell’Italia. Ma perché l’Italia inizialmente non partecipa? La posizione del nostro paese in guerra è un po’ complicata, infatti l’Italia prima della guerra era con la Triplice Alleanza, quindi con la Germania e l’Austria. Era però un’alleanza di difesa, l’Austria attacca per prima, quindi l’Italia si dichiara neutrale, fino al 24 maggio 1915, giorno in cui l’Italia entra in guerra nella Triplice Intesa, dopo il patto di Londra. Nella Triplice Intesa c’erano la Gran Bretagna, la Francia, la Serbia, la Russia e il Giappone.

Ma come fu questa guerra? All’inizio si pensava sarebbe stata una guerra di movimento, una guerra in cui si conquistavano territori velocemente, ma fu una guerra di logoramento o di trincea su vari fronti. C’era il fronte occidentale tra Francia e Germania, c’era il fronte orientale tra Germania e Russia, c’era il fronte italiano fra Italia e Austria, poi il fronte balcanico fra Austria e Serbia e infine il fronte giapponese fra Giappone e Austria.

Gli ultimi due anni furono decisivi per la Triplice Intesa, infatti nel 1917 gli USA entrarono in guerra, mentre si diffuse il malcontento in Europa contro la guerra e il 24 ottobre ci fu la disfatta a Caporetto dell’Italia.

Arriva il 1918 in cui a marzo si ritira la Russia, sempre il 24 ottobre (ma di un anno dopo appunto) c’è la vittoria dell’Italia a Vittorio Veneto e finalmente l’11 novembre 1918 finisce la guerra.

Di questa guerra sono rimaste le tracce in tutto il mondo, una di queste è il grande sacrario militare di “Redipuglia”, che si trova a Trieste e che è un grande cimitero a gradoni dedicato alla memoria di 100.000 soldati italiani caduti durante la Prima guerra mondiale. Lì sui gradoni del sacrario sono scritti tutti i loro nomi. Quelli di terza media sono andati a visitare il sacrario durante la gita di Trieste, e io ero uno di loro, la scalinata era grandissima e impressionante, ti sentivi una formica sulla scala di casa.

 

Davide Santalmasi, III D Secondaria,                                                                                team del giornalino

“DOVE PASSA ATTILA NON CRESCE PIU’ L’ERBA”

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Dove passa Attila non cresce più l’erba“: questo il famosissimo detto associato al celebre re degli Unni che ci fa intuire quanto temuto dovesse essere Attila al suo tempo.
Fu infatti l’avversario più irriducibile dell’Impero Romano d’Oriente e di quello d’Occidente.
Il suo soprannome era “flagellum Dei”, ossia flagello di Dio, gli deriva dalla sua malvagità, ma a lui vengono attribuite anche doti di grande e coraggioso condottiero. Il suo vastissimo impero si estendeva dall’Europa Centrale al Mar Nero, al Danubio al Baltico, unificando per la prima ed unica volta nella storia la maggior parte dei popoli barbarici dell’Eurasia settentrionale.

Tra il 404 e il 453 Attila scese con i suoi barbari sull’occidente: settecentomila uomini assetati di sangue con lo sterminio e il saccheggio nei loro cuori, distrussero senza pietà molte città, tra le quali Aquileia che fu rasa al suolo, devastarono e fecero razzia per molti anni nelle regioni dell’impero Romano.

Attila morì nei primi mesi del 453; la tradizione dice che la notte dopo un banchetto che celebrava il suo ultimo matrimonio (con un’ungherese di nome Krimhilda, poi abbreviato con Ildiko), egli ebbe una copiosa epistassi e morì soffocato dal suo stesso sangue.

Alcuni storici hanno provato a spiegare la tradizione dell'”epistassi” con una ipotesi di morte più credibile, probabilmente provocata da emorragia interna  , più precisamente di natura digestiva: Attila ritornato in patria carico di gloria e di bottino, si dedicò al trionfo, imbandendo, per giorni e giorni, colossali tavolate per festeggiare i suoi trionfi e durante uno di questi banchetti il re, esagerando oltre misura con il mangiare morì improvvisamente.

I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto così che il più grande di tutti i guerrieri doveva essere pianto senza lamenti femminili e senza lacrime, ma con il sangue degli uomini. Fu seppellito in un triplo sarcofago d’oro, argento e ferro con il bottino conquistato in anni di razzie e ruberie per tutta l’Europa e tutto il corteo funebre, gli uomini che avevano scavato la tomba e i guerrieri che vigilavano sulla sua persona, vennero uccisi e sepolti in sua compagnia, per rendere segreta la sua sepoltura. Secondo le leggende ungheresi il sarcofago si trova tra ilDanubio e il Tibisco, in Ungheria. La sua figura visse, dopo la sua morte, nelle parole dei cantastorie barbari, diventando, con il passare dei tempi, una saga che durò fino alla nascita di quelle su re Artù e i suoi cavalieri, continuò a vivere come figura leggendaria.

Una teoria alternativa sulla morte di Attila, registrata per la prima volta ottant’anni dopo il fatto, racconta che morì per mano di sua moglie Gudrun.

Tra le numerose leggende che circondano al sua morte, interessante quella ambientata ad Aquileia: qui Attila è ammirato da Odabella, una schiava scampata alla distruzione della città che in realtà intende vendicare il suo popolo. Ella è amata da Foresto, il quale arriva al campo di Attila per ucciderlo, ma Odabella sventa il suo piano: deve essere lei a distruggere Attila. Attila, per ringraziarla di averlo salvato, libera Foresto e decide di sposare Odabella. Ma lei fugge e va al campo dei romani, Attila la insegue, viene circondato dai romani e Odabella lo pugnala uccidendolo con la spada donatale dallo stesso Attila.

La maggioranza degli studiosi rifiuta comunque queste versioni come racconti leggendari, preferendo invece la versione data da Prisco di Panion, contemporaneo di Attila.

Riccardo Signorotto, I C Secondaria, team del giornalino

PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA: QUAL E’ IL VOSTRO PREFERITO?

 

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L’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2015, svoltasi tra il 29 e il 31 gennaio, è stata la tredicesima elezione del Capo dello Stato. Al quarto scrutinio Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica.

Sebbene la scadenza naturale del secondo mandato di Giorgio Napolitano fosse il 22 aprile2020, come largamente anticipato nei mesi precedenti il presidente della Repubblica, quasi novantenne, ha rassegnato le proprie dimissioni il 14 gennaio 2015, al termine del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea.L’Italia nel corso del tempo ha avuto molti presidenti della Repubblica, per l’esattezza undici prima del presidente Mattarella e ognuno di essi a segnato la storia italiana sia nel bene che nel male.

A scuola abbiamo parlato dell’elezione del presidente e ognuno di noi ha intervistato parenti ed amici, per sapere quale sia stato il presidente che li ha colpiti di più e perché.

Ecco la mia intervista ad una giovane mamma italiana:

  • Qual è stato il presidente della Repubblica che l’ha maggiormente colpita? Perché?

Sandro Pertini, il settimo presidente che fu in carica dal  perché ha fatto innumerevoli cose per l’Italia e secondo me si dovrebbe prendere esempio da lui.

  • Quale fatto compiuto da Pertini le è rimasto impresso?

Uno dei fatti per cui credo che Pertini sia il migliore è quello che egli si è fatto sentire dall’alto della Sua autorità di Capo dello Stato per denunciare altri capi di Stato o di Governo che calpestavano i diritti di democrazia e libertà.

  • Quale sue qualità crede l’abbia fatto ammirare da molte persone?

La sua incapacità di resa che fu “mostruosa”, nel senso latino della parola, cioè prodigiosa e l’enorme culto della propria personalità, infine le espressioni e i comportamenti di ambiziosa autocoscienza.

  • Direbbe che egli abbia dato una svolta all’Italia?

Credo di sì, se ricordiamo che quando fu eletto presidente, fin dai primi anni della Sua presidenza, durante la quale le regole democratiche erano minate dalla corruzione, dal terrorismo, da lobbies affaristiche; lui lottò senza tregua per il riscatto di tutti, tanto da ottenere anche piena stima dagli avversari politici, per la sua indiscussa rettitudine.

  • Cosa pensava lui dell’Italia?

Pertini diceva che l’Italia doveva essere portatrice di Pace, che non doveva essere sorgente di morte né di guerra. Sosteneva che il popolo italiano si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra e che tutti dovevano seguire questa strada.

  • Che idea ha lei di Pertini?

Sandro Pertini fu un patrimonio di storia, di idealismo puro, di cultura, di lotta, di nobiltà, di passione che abbiamo il compito di portare avanti.

  • Si può anche dire che era sostenitore dei giovani?

Sì, era uno dei suoi costanti pensieri quello di poter assicurare un posto di lavoro ad ogni cittadino, soprattutto ai giovani; che la disoccupazione era ed è tutt’oggi un male tremendo che può portare anche alla disperazione. Inoltre sosteneva che la più grande preoccupazione era quella che i nostri giovani potessero diventare emigrati della società e che potessero diventare violenti o sottomesi da corruttori senza scrupoli.

  • Pertini come può essere definito?

Egli fu un uomo semplice seguito per la sua concezione non complicata, la sua passionalità, il suo essere schietto, irascibile, a volte burbero, ma anche dolce, la sua etica, ma soprattutto il suo grande esempio di onestà.

  • C’era qualcosa che egli ripeteva sempre di sostenere?

Egli ripeteva che la Sua coscienza di uomo libero si era formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si era rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Filippo Turati ecc.

  • Per cosa lo ricorda?

Lo ricordo attraverso l’ultimo suo incontro al Quirinale in cui disse: ”Voi, giovani non venite meno all’impegno per la giustizia e la libertà, non scendete ai compromessi, difendete la vostra dignità, costi quello che costi!”. Grandi parole per una grande persona come lui.

Questo è ciò che pensa una persona italiana che ha visto Pertini quando era Presidente della Repubblica e che ringrazio per aver risposto alle mie domande a cui è stata sottoposta e per il tempo che mi ha dedicato per la riuscita di questa intervista.

 

Giulia di Nuzzo, III D secondaria, team del giornalino