LA MIA TRISTEZZA, LA MIA MALATTIA

depression21/08/’16

Non so spiegare questa mia tristezza, mi stanca. La tristezza per me è una malattia, dalla quale non puoi essere guarito, che porta dolore, infelicità e amarezza.

Per altri più fortunati, la tristezza è semplicemente leggere un libro di Sepúlveda la domenica pomeriggio, è guardare il tramonto da soli, è accorgersi che con settembre l’estate se ne va, è ricordare i bei momenti trascorsi in compagnia di chi si ama, è rimanere delusi da qualcuno a cui si vuole bene, è guardare fuori dal finestrino viaggiando in autostrada, è trovarsi in stazione e sentire il rumore dei treni, è salutare la propria famiglia con il sorriso sulle labbra e le lacrime negli occhi, è mangiare un panino ai tavolini dell’autogrill, è guardare gli ombrelloni chiusi sulla spiaggia, è ascoltare le canzoni di Marco Masini mentre aspetti l’autobus, è sentire la pioggia battere sui vetri della tua stanza, è pareggiare al novantaduesimo nel derby, è perdere una partita ai videogiochi……

Insomma, la tristezza è un appetito che nessun dolore sazia. Secondo me il momento della tristezza rappresenta l’incontro tra il desiderio e i suoi limiti. La tristezza non viene dall’ esterno ma dall’ interno, infatti quando un desiderio non viene avverato nel mio cuore, si presenta uno stato di tristezza maggiore di quello naturale, quando sono semplicemente depresso. Eh sì, io sono proprio così: depresso ed è molto brutto esserlo.

Questa malattia può essere curata solo con molte risate, molto divertimento e tanto gioco. Ma io non rido, non mi diverto e non gioco, e come tutte le persone tristi passo tutto il giorno a pensare di non dover essere così, penso di dover far qualcosa per guarire, penso di dover uscire di casa e di dover fare come fanno tutti (o quasi) i miei coetanei.

Ma io non ci riesco e questa cosa mi rende ancora più triste! Non ricordo quando sono uscito l’ultima volta di casa o l’ultima volta che ho giocato e parlato con miei coetanei, non so neanche quando mi sono ammalato, ma so solo che questa malattia mi ha cambiato la vita.

Da quel giorno non sono più me stesso. A causa di questo mio stato non parlo neanche più con nessuno perché la gente preferisce parlare con persone felici e non con persone tristi. Ognuno ha la propria tristezza, ma nessuno deve essere una persona triste e depressa come me. La tristezza mi induce alla stanchezza, sono stanco di stare solo, di non giocare e di fare sempre le stesse cose: mangiare, bere, dormire, andare in bagno e intristirmi giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo. Facendo solo queste cose le persone tristi come me ingrassano, diventando ancora più tristi.

Infatti, secondo alcune ricerche chi non pratica nessuno sport e non gioca ha maggiori probabilità di ingrassare di una persona che pratica sport e che mangia il doppio del non-praticante.

In teoria non sono tanto grasso (49 kilogrammi per 1,67 metri ď altezza), forse non sono così grasso perché è da poco che ho questa forte e dolorosa sensazione, e ogni giorno che passa, ormai (forse) ne soffro ancora di più.

22/08/’16

 Ieri mia madre mi ha fatto vedere delle fotografie di quando ancora ero un ragazzino sano, e questo mi ha reso ancora più triste.

È molto triste, come tutte le cose che faccio, vedersi normale e non malato quando soffri della malattia più dolorosa. È brutto ricordarsi, a volte, di essere stato normale e di non esserlo più. Mi dice sempre un mio caro amico (l’unico che ho) “La vita è breve, non c’è tempo di essere tristi” oppure:” Ricordati sempre che non sei solo, e questo ti renderà un po’ più felice”.

23/08/’16

Sono andato da uno psicologo, per farmi diagnosticare il problema, mi ha detto che questa mia tristezza può derivare da:

1) perdita di persone care, ipotesi eliminata dato che non è mai morto nessuno che conosco;

2) traumi derivanti dal abbandono, non possibile visto che non sono mai stato abbandonato;

3) disagi familiari quali separazione, maltrattamenti, soprusi e uso di un vocabolario troppo volgare; anche questo non possibile dato che nella mia famiglia non diciamo parolacce e che i miei genitori si vogliono tanto bene e ne vogliono tanto anche a me.

24/08/’16

Sono andato da un altro psicologo che mi ha inviato questa lettera oggi stesso:

Caro Marco, penso di avere la diagnosi del tuo malessere:

Dopo averti interrogato e dopo essermi appuntato tutto sul mio quadernetto, non avevo capito subito il tuo problema, ma, rileggendo il tutto con molta calma, ho trovato la tua diagnosi: ti ricordi che ti eri arrabbiato molto dopo che il tuo allenatore ti aveva tenuto per sette partite di fila in panchina?

Ecco quello è il problema:

Rabbia + mancanza di gioco= tristezza

Tristezza + altra rabbia accumulata= depressione

Per guarire ti prescrivo 2 semplici rimedi:

Almeno 2 ore di gioco al dì e almeno 3 ore di divertimento con gli amici.

Se non guarirai entro un mese torna a trovarmi nel mio studio.

Cordiali saluti

Dottor Flavio Rossi.

Firma: Flaviorossi210977/ ¥/~○/

Buffa la firma, vero?

 

25/08/’16

La mamma mi ha iscritto in una squadra di basket, spera che mi passerà la malattia.

29/08/’16

Prima partita: sono un panchinaro.

Credo che rimarrò triste! Anche se spero proprio di guarire in fretta.

30/08/’16

Sono molto più triste di prima perché mi sono innamorato della ragazza del mio nuovo amico, che però non mi considera, anzi mi deride con le sue amiche perché mi considera “triste”.

Agli allenamenti il coach ha detto che forse prima della fine del anno metterò piede in campo…..

Sono diventato ancora più triste, ho deciso di non giocare più a basket e sono entrato in grande depressione.

24/09/’16

Sono tornato dal dottor Rossi. Mi ha detto che è una cosa normale essere tristi quando succedono queste cose e che devo giocare in oratorio con gli amici, in modo spensierato, senza troppi stress.

29/09/’16

Non ce la faccio più: sono triste da morire. Sono andato dal dottor Rossi. Dice che domani avrò il referto. Speriamo!

30/09/’16

È arrivato il referto del Dr. Rossi, che recita:

Caro Marco.

Ho riflettuto sul tuo problema e ho pensato e ripensato a te e al tuo stato d’animo.

Mi è venuto in mente che anche tutti i più famosi compositori e poeti hanno scritto le loro opere o poesie di maggior successo quando erano tristi.

Dovresti iniziare a scrivere anche tu, magari un diario di quello che hai passato durante il periodo della tua malattia.

Se non funziona neanche questa……

Mi licenzio!

 Distinti saluti, dottor Rossi.

Firma: Flaviorossi210977/ ¥/~○/

Buffa la firma, vero?

1/10/’16

Caro diario, pieno di pagine di tristezza e di malinconia, ecco come sei nato, avevo bisogno di trovare conforto e sfogarmi e tu sei sempre stato a sentirmi……

Adesso mi sento meglio perché non sono più triste e stanco e soprattutto ho trovato un amico.

Preso dall’emozione ho mandato questa lettera al Dr. Rossi:

Grazie dottore, sono guarito!!!!!!

Il tuo caro Marco.

Firma: ma/ma21/09/04orafelice😄.

Buffa la firma vero?

Ora sono in grado di affrontare la vita in modo più sereno e posso concludere dicendo che avendo vissuto in prima persona questa sensazione, penso che la tristezza sia la peggiore malattia, ma che se riesci a combatterla e a superarla avrai poi nella vita maggiori opportunità di fare successo!

Marco Maestranzi, II C Secondaria