UNA TENEBROSA SERATA

Avevamo appena iniziato la camminata di ritorno da casa di Andrea, quando ci mettemmo a parlare tra noi. Eravamo felici della bella giornata passata insieme, tra amici. Per tornare a casa nostra si doveva passare per un piccolo boschetto abbastanza tetro e oscuro, ma eravamo talmente presi nel parlare che non ci accorgemmo che stavamo sbagliando sentiero.

“Scusa se t’interrompo, Matte.” dissi al mio amico, Matteo. “Abbiamo sbagliato strada o è una mia impressione?”. “Sì, in effetti anche a me sembra che questa non si la strada che abbiamo fatto all’andata.” rispose lui. “Beh, allora torniamo indietro e prendiamo la strada giusta.” Lo dissi con troppa superficialità, perché con il buio che arrivava e con la luce che svaniva ritrovare il giusto sentiero era diventato quasi impossibile. Cominciammo a spaventarci.

“Guarda dove siamo sul tuo cellulare, Fede.” mi disse lui. Purtroppo avevo il cellulare scarico e Matteo non lo aveva portato.

Così cercammo fino allo sfinimento il sentiero che, ormai, era bello che perso. Il cuore mi batteva forte. Sempre più forte, quasi a rompermi il petto, sempre di più: ormai avevamo completamente perso il sentiero, e la notte stava calando sulle nostre teste, confuse e impaurite.

Stavamo uniti per non perderci, e cominciammo a cercare di uscire da quel bosco così intricato che neanche quello in cui Biancaneve si perse era peggiore. A un certo punto vidi un piccolo riflesso cristallino provenire poco lontano da noi. Ci avvicinammo, curiosi. Scoprimmo che era solamente il riflesso della luce lunare su un piccolo laghetto naturale.

Eravamo stanchi, camminavamo senza sosta da quello che, per noi, sembrava un’infinità di tempo. Così decidemmo di accamparci lì quella notte, vicino al laghetto, in modo da poter bere se necessario. Eravamo sempre molto spaventati, ma per noi era meglio cercare di ritrovare il sentiero di mattina, alla luce del sole.

Trovammo un bel prato vicino al laghetto, morbido e tiepido. Usammo come cuscino i nostri zaini con dentro delle patatine rimaste a casa di Andrea. Avremmo così anche potuto avere una specie di colazione la mattina, se così si può chiamare. Non eravamo messi così male, alla fine. Solo un po’di fresco. Ci addormentammo quasi subito poiché da Andrea avevamo corso e girato per la casa tutto il tempo.

Dormimmo per una decina di minuti o poco più, quando quello che prima era solo un po’di fresco diventò molto fresco, freschissimo. Mi svegliai, ma Matteo ancora dormiva.

Cercai di riaddormentarmi, ma quel freddo non abbandonava più il mio corpo. Mi accovacciai e mi chiusi completamente il giubbotto. Quel freddo però aumentava e aumentava, all’infinito. Non capivo il perché anche per il fatto che ero davvero stanco. Cominciai a tremare e il vapore iniziò a uscire dalle mie narici bagnate e dalla mia bocca tremante.

Sentii dei rumori provenire dai cespugli vicini. Tremai ancor di più. Nessun segnale da Matteo. Cercai di svegliarlo in tutti i modi, lo scossi e continuai a ripetere “Matte. Matteo!!! Svegliati, dai!”. Finalmente si svegliò e gli dissi “C’è qualcosa che si muove nei cespugli!”. Subito anche lui si spaventò e tremavamo come delle foglie in autunno.

Improvvisamente dal cespuglio uscirono due strane creature, metà fantasmi e metà scheletri. Urlammo come delle bambinette, ma ne avevamo la ragione.

Le creature si avvicinarono lentamente, puntando quella loro testa puzzolente e nera contro la nostra. Ce li ritrovammo a mezzo metro di distanza, quando la creatura che puntava su Matteo cominciò a succhiargli via non so cosa, ma la aspirava con la sua bocca rotonda. Capivo che dovevo aiutarlo, ma non riuscivo sia perché la creatura che puntava su di me si stava avvicinando sia perché ero completamente paralizzato dalla paura. Sussurrai: “Matte, Matte, Matteee…” non ebbi più le forze, cominciavo a sentirmi svenire anch’io.

Paura, terrore, tenebre, morte, malvagità, ingiustizia. Queste le parole che mi vennero in mente mentre quella creatura stava succhiandomi via quella che, stavo capendo, era la mia anima con tutti i miei pensieri felici e allegri: le risate con mio fratello, i giochi con il mio cane, i miei amici, gli errori su cui risi su, la mia fantastica famiglia. Tutti bei pensieri che quella creatura stava spazzando via dalla mia mente, lasciando solo pensieri tristi e inquietanti.

Non riuscivo a fermarla, quell’orrida creatura. Quando ebbero finito con entrambi quelle bestie se ne andarono strisciando nell’oscurità di quel bosco.

L’indomani ci svegliammo e da allora non fummo più gli stessi: senza felicità, senza sorriso, senza un solo briciolo di allegria, solo infinita tristezza ed eterna rabbia.
Non si poteva più tornare indietro con i Dissennatori. Solo disperazione.

Federico Castellani, II D Secondaria, team del giornalino