VITA NOVA

Quando ho aperto gli occhi il cielo era ancora scuro. Che fossero le quattro o le sei non aveva alcuna importanza, io non avevo più sonno e ho deciso di fare una passeggiata. Ho preso il cappotto e la sciarpa per essere sicura di non avere freddo e poi sono uscita con il mio solito zaino accompagnatore.

Non avevo mai visto Roma così vuota e silenziosa, non si udiva un minimo rumore nemmeno il “clic” di una foto o il rombo di una moto in partenza, soltanto il lieve fruscio delle foglie secche mosse dal vento e lo scorrere del Tevere un po’ agitato.

Mi sentivo libera in quel silenzio spezzato solo dalla Natura e ho iniziato a camminare senza meta, con mille domande e pensieri per la testa.

Camminando sono entrata nel centro storico della città finché non ho sbattuta contro qualcosa di duro. Si trattava di una colonna alta con delle incisioni raffiguranti la vita quotidiana di uomini e donne nell’antico Impero Romano. Solamente allora mi sono resa conto di essere entrata, senza accorgermene, nel Colosseo. Non capivo come fossi entrata, le porte erano chiuse, non c’era un minimo spazio per intrufolarsi eppure io mi trovavo lì senza sapere come ci fossi arrivata.

La colonna era divisa in più rettangoli e c’erano incise persone che mangiavano, che lavoravano e che lottavano, ma in ogni rettangolo c’era sempre l’imperatore che dava ordini; guardavo molto attentamente la colonna e ho visto, proprio nel punto più alto, alla fine di quelle incisioni, una scritta -VBI TV GAIVS, IBI EGO GAIA- “Ovunque tu sarai, io sarò”. Non avevo mai studiato latino ma io sapevo comunque il significato di quella frase, anche se non l’avevo mai incontrata prima d’allora, leggendola l’ho capita in automatico come se conoscessi già quella lingua.

Il Sole stava sorgendo e gli uccellini più mattutini già cinguettavano. Quando tempo era passato? Così ho lasciato alle spalle la colonna e il mondo antico e sono ritornata alla solita e noiosa realtà moderna. Feci un passo e il mio piede incontrò qualcosa di diverso dalla ghiaia, i sassi e la terra del Colosseo, al primo impatto sembrava legno.

In verità era una specie di tombino con la scritta “SENATVS POPOLVSQVE ROMANVS”- “Il senato e il popolo di Roma”, con una maniglia di ferro. Con un po’ di fatica ho alzato quel coperchio e, prendendo la torcia dal mio inseparabile zaino, mi sono calata giù.

Mi sono ritrovata in una galleria illuminata solamente dalla mia torcia, che puzzava come un cadavere marcio. Di tanto in tanto si udiva un ratto che scappava via spaventato dalla luce e un pipistrello che faceva altrettanto, ma per la maggior parte del tempo si potevano solo i miei passi che rimbombavano nel silenzio più assoluto.

Stavo sudando dalla paura ma ho proseguito lo stesso dritto per la galleria anche perché, con un po’ di fortuna, poteva essere più vicina l’uscita che l’entrata.

Quella volta la fortuna è stata dalla mia parte e ho visto, a meno di cento metri, una luce potente, sicuramente si doveva trattare dell’uscita.

Avvicinandomi ho sentito un odore finalmente diverso da quelle puzza ormai diventata nauseante e ho udito pure lo scorrere di un fiume.

Saliti dei gradini, ecco riapparire dinnanzi a me Roma, non la Roma che conoscevo io, piena di brutti grattacieli e macchine inquinanti ma l’antica Roma, quella originale, colorata, bella e scolpita.

Le persone entravano al Colosseo per assistere ai duelli dei gladiatori, andavano al Circo Massimo per assistere alle corse delle bighe e delle quadrighe. C’era gente che semplicemente camminava per le strade con la tunica bianca un po’ scolorita.

Sono rimasta su quella collina che mi permetteva di vedere tutta Roma forse per più di un’ora, e finalmente presi una decisione: in quella città io dovevo vivere, quella era la mia vera epoca. Quello che fino a qualche ora prima io chiamavo “passato” era diventato “presente” e quello che io chiamavo “presente” era diventata “un futuro molto lontano”.

Così ho disceso la collina e sono entrata nella Roma dell’origine, quella fondata da Romolo e Remo, la mia Roma.

Alexia Branzea, II C secondaria,

team del giornalino