AVVENTURA TRA LE ONDE

6 agosto 2016, Golfo Aranci, Olbia. Era una bellissima giornata di sole, l’ultima giornata delle nostre vacanze. Il mare era piatto, bello il silenzio della mattina sulla spiaggia vuota. Quel giorno avremmo fatto la nostra ultima gita in gommone.

Intorno alle 10,00 la partenza: costumi, asciugamani, maschere e pinne, crema solare, occhiali da sole, c’è tutto. Tra i ragazzi l’entusiasmo è alle stelle: Giulia e Chiara, splendenti nei loro tredici anni, si preparano a fare le sirene sulla prua e Federico e Nicola, complici e ilari come sempre, sono pronti per una nuova avventura.

Il nostro gommone si dirige verso l’isola di Tavolara, come abbiamo fatto milioni di altre volte, tutto è come sempre. Sembra di volare sulle onde, siamo circondati dal blu del mare e dall’azzurro del cielo, già si vede Tavolara, si avvicina, onda dopo onda.

È tardo pomeriggio, la giornata è stata piena. Faccio l’ultimo bagno lungo la riva, mentre il gruppo si avventura sulla terraferma per un sentiero a vedere il mare oltre le rocce. In lontananza creste bianche si vedono all’orizzonte. Lo zio Max, il nostro skipper, dice che non promettono nulla di buono, dice che al più presto dobbiamo tornare indietro perché il maestrale sta montando sempre più forte. Ancora allegri, tra una risata e l’altra, risaliamo sul gommone, costeggiamo Tavolara e siamo dall’altra parte dell’isola, puntiamo in direzione di Golfo Aranci.

Le piccole creste sulle onde in lontananza sono diventate muri altissimi. Il nostro gommone sembra una piuma che svolazza battuta dal vento, su e giù sulle onde. Spruzzi freddi e sgraditi ci arrivano sempre più forti addosso, siamo bagnati fradici. È difficile restare saldi sul gommone, ad ogni salto penso a cosa succederà al successivo, il mare è sempre più grosso e minaccioso, così il vento forte e ostile. Le risate dei bambini sono diventate pianto, i nostri visi abbronzati sono pallidi e contratti, il sole caldo e la serenità di quel giorno sono freddo e paura che ci fanno tremare. Penso che abbiamo fatto una stupidata ad affrontare il mare senza conoscere le condizioni meteorologiche, per la prima volta mi metto veramente nei panni degli immigrati che attraversano in barche sovraccariche il mare Mediterraneo, grande e aggressivo come non mi era mai sembrato… Sento quanto siamo fragili di fronte alla forza della Natura, penso che non può finire tutto così, ma è un attimo perché la paura non lascia molto spazio ai miei pensieri, saltiamo su onde sempre più alte.

Golfo Aranci alla fine è vicino. Dopo un tempo che mi è parso più lungo della giornata intera. E noi siamo salvi.

Funziona ancora il mio cellulare? Non lo so, non lo voglio sapere, con i piedi sulla terraferma sono contenta che siamo vivi!

Prof.ssa Sandra Biasiolo

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