TUTTO IL MONDO VA A SCUOLA … E UNA SCUOLA PER TUTTI

Al ritorno dalle vacanze estive, il primo giorno di scuola molti dei miei alunni della classe VB di Mezzate, con il viso triste e un po’ imbronciato, mi chiedevano:

“Perché maestra dobbiamo studiare e venire a scuola?”

Così è iniziata una discussione che li ha portati a capire quanto sia importante andare a scuola:

  • per istruirsi e imparare tante cose nuove,
  • per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato,
  • per decidere con la propria testa e per poter fare scelte giuste.

Andare a scuola è un diritto–dovere, come è scritto nella nostra Costituzione, che stabilisce che la scuola è obbligatoria per almeno 8 anni, (ora fino a 16 anni) ed è aperta a tutti: maschi, femmine, ricchi, poveri, italiani, stranieri, di qualunque religione.

Hanno scoperto che nel mondo ci sono milioni di bambini che vanno a scuola. Tanti devono fare molti chilometri a piedi per andarci e non hanno aule e banchi; in alcuni luoghi gli scolari stanno addirittura seduti sulla sabbia del deserto o tra giganteschi alberi di una foresta …

Incuriositi da queste notizie, insieme ai compagni della classe VA, sono stati spinti a fare delle ricerche per conoscere com’è la scuola in altre parti del mondo.

Ecco il risultato del loro lavoro:

 

Anche Oumy, la mia alunna senegalese, ci ha raccontato di com’era la scuola nel suo paese e ci ha spiegato perché preferisce frequentarla in Italia.

 

LA BACCHETTA PER CHI NON STUDIA

SCUOLA SACRA: VIA LE SCARPE IN BIRMANIA

IN MEZZO ALLA FORESTA AMAZZONICA

NIENTE DISCUSSIONI IN CLASSE

UNA SCUOLA IMPEGNATIVA

 

POCHE VACANZE IN AUSTRALIA

NIENTE SCUOLA PER LE BAMBINE

Grazie al progetto “Bibliotecando” gli alunni hanno avuto la possibilità di conoscere la storia di Malala, la ragazza pakistana ferita dai Talebani che ha avuto il coraggio di gridare al mondo i suoi diritti e l’importanza dell’istruzione.

«Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono cambiare il mondo»

«Dateci penne per scrivere prima che qualcuno

metta armi nelle nostre mani»

Malala

 

DIRITTO ALL’EDUCAZIONE

«Se mi insegni, io lo imparo
Se mi parli, mi è più chiaro
Se lo fai, mi entra in testa e con me tu impari, resta»

Bruno Tognolini

 IMPARARE è un DIRITTO

per tutti i bambini e le bambine del mondo

Studiando gli antichi Romani e leggendo com’era la scuola a quei tempi  i bambini hanno creato delle divertenti storielle.

Testo storico: Una bella lezione

Ave, sono Caio Marcellus, ho dieci anni e appartengo a una famiglia patrizia; vivo a Roma. Questa mattina sono andato a scuola, avevo molto sonno perché ieri era un giorno di festa e avevo giocato con i cavalli insieme ai miei amici fino a tardi. Nel pomeriggio avevamo visto le gare di bighe con i nostri padri; aveva vinto Sempronio il Magnifico con il suo cavallo Brutus.  Il maestro, Publio Scoppellatus, ci ha subito fatto fare un lungo dettato su una famosa battaglia vinta dai Romani; io da quanto ero stanco, mi sono distratto rimanendo indietro. Quando il maestro se n’è accorto, con la sua ferula, mi ha dato due bacchettate sulle mani. Ho sentito un gran bruciore e a stento ho trattenuto le lacrime. Poi il maestro mi ha fatto rifare il dettato. Tornando a casa ho raccontato l’accaduto ai miei genitori che avevano visto le mie mani gonfie. Dopo qualche istante mia madre, invece di consolarmi, ha preso il battitappeto e mi ha percosso dandomi un colpo sul sedere. Grazie a questa punizione ho capito che bisogna sempre stare attenti a scuola.

Questa è la vita di noi studenti dell’antica Roma.

Testo storico: Una giornata fortunata

Quel giorno, mi ero svegliato all’alba; ero sceso giù in cucina per fare colazione, con indosso già la mia bella tunica blu fatta con le stoffe più preziose della mia città, la magnifica Roma. In cucina c’era mia madre Domitilla che, insieme alla schiava Demetra, mi stavano preparando il pasto da portarmi a scuola; mia mamma indossava la suo solita stola color arancio, la collana d’oro ed i sandali di pelle d’antilope. In quel momento arrivò anche mio padre,  CaioTerenzio, con   la sua lunga e preziosa toga rossa, per rammentarmi che dovevo uscire in fretta per arrivare in tempo a scuola, perché il mio maestro, Marco Porzio, che non era un tipo molto paziente, mi stava aspettando. Ma mi accorsi che ero in ritardo solo quando vidi, sulla porta della scuola, il mio maestro tirar fuori la ferula, una bacchetta che non perdona!!! Veloce come una saetta ero andato a sedermi al mio posto; avevo fatto però in tempo a notare con la coda dell’occhio che c’era un bambino nuovo, Amenofi, anche lui di famiglia nobile. Il maestro ci disse che la sua famiglia viveva ad Alessandria d’Egitto ed era venuto a Roma perché suo padre era stato chiamato per costruire l’Anfiteatro Flavio, cioè il Colosseo. A scuola Amenofi era molto bravo, riusciva molto bene a leggere e a scrivere e parlava molte lingue. Durante una pausa avevamo giocato insieme con: palle, cerchi trottole, dadi… Ci eravamo divertiti moltissimo! Finita la pausa avevamo continuato a scrivere con lo stilo, un bastoncino a punta, senza fare mai soste. A fine giornata, finalmente il nostro maestro ci disse che le lezioni erano finite e che potevamo riporre tutto nella capsa, una borsa rigida, a forma di cilindro. Dopo un istante era arrivato il mio schiavo a prendermi con la biga, una specie di cocchio trainato da cavalli. Quel giorno tornai a casa felice per aver schivato la ferula e per essermi fatto un nuovo e simpatico amico.

Sofia R.

DIRITTI PER TUTTI

Nell’ambito del Progetto: “Noi cittadini del mondo” gli alunni delle classi V di Mezzate, leggendo la Costituzione e La carta dei diritti del fanciullo, sono venuti a conoscenza dei loro diritti e si sono anche resi conto di essere fortunati perché ci sono tanti bambini che non godono di questi diritti.

Anzi, proprio i bambini sono le principali vittime dei conflitti che insanguinano tanti angoli del mondo.

Milioni di essi vengono uccisi nel corso di guerre, altri subiscono danni permanenti: arti amputati, danni celebrali, cecità, sordità a causa dei bombardamenti, degli scontri a fuoco, delle mine, delle torture.

Tanti sono rifugiati nei campi – profughi, altri hanno visto distrutte le loro case e disperse le loro famiglie.

Molti bambini rimangono traumatizzati per i combattimenti ed altri sono testimoni di uccisioni violente; altri diventano bambini soldato.

SOLDATO BAMBINO

Ci guardammo a lungo,

a quel posto di blocco, che sarebbe così simile a tanti altri,

se non ci fossi tu a controllare i miei documenti.

E’ difficile darti un’età,

ma sicuramente non hai

più di 10 anni.

Sei un bambino,

ma anche un soldato.

Sei piccolo, ma il tuo fucile è grande

e ti arriva fino ai piedi

Cerco di scambiare qualche parola,

ma non sai l’ inglese.

Non c’erano scuole nella foresta,

dove hai combattuto e vinto la guerra.

L’unica cosa che hai imparato a fare bene,

è obbedire ed uccidere.

“Non dire che non sono un bambino,

non scuotere la testa, pensando che sono troppo piccolo.

Sono un soldato

e l’età di un soldato

non si misura dai suoi anni,

ma dal numero dei nemici uccisi in battaglia.

E io so sparare ed uccidere come un adulto.

Anzi meglio.

Io non ho dentro di me i rimpianti di un tempo lontano,

in cui per i bambini la guerra era solo un gioco come tanti,

io non sono mai stato un bambino.

Io da sempre sono un soldato

Da “Italia Caritas”

L’articolo 38 della Convenzione Internazionale dei Diritti dei bambini dice:

BAMBINI E LE BAMBINE NON DEVONO ESSERE COINVOLTI IN CONFLITTI ARMATI O ESSERE RECLUTATI COME MILITARI.

IN CASO DI GUERRA GLI STATI DEVONO PROTEGGERLI E GARANTIRE LORO LE CURE NECESSARIE.

Se c’è la guerra, c’è:

POVERTA’

FAME

SFRUTTAMENTO

REPRESSIONE

TRISTEZZA

INSICUREZZA PERSONALE

Invece se c’è la pace, c’è:

AMORE

LIBERTA’

FELICITA’

BENESSERE

SICUREZZA PERSONALE

I nostri disegni

DIRITTO AD ESSERE BAMBINO

Chiedo un luogo sicuro dove posso giocare
chiedo un sorriso di chi sa amare
chiedo un papà che mi abbracci forte
chiedo un bacio e una carezza di mamma.
Io chiedo il diritto di essere bambino
di essere speranza di un mondo migliore
chiedo di poter crescere come persona
Sarà che posso contare su di te?
Chiedo una scuola dove posso imparare
chiedo il diritto di avere la mia famiglia
chiedo di poter vivere felice,
chiedo la gioia che nasce dalla pace
Chiedo il diritto di avere un pane,
chiedo una mano
che m’indichi il cammino.
Non sapremo mai quanto bene
può fare un semplice sorriso

Madre Teresa di Calcutta

Questo percorso, che si è svolto durante tutto l’arco dell’anno e che si concluderà con uno spettacolo al teatro De Sica, è nato dal desiderio degli alunni delle classi quinte di Mezzate di gridare a tutti che vogliono “Un mondo diritto” (così l’hanno definito), un mondo giusto, dove i bambini di ogni angolo del nostro pianeta possano godere degli stessi diritti.

Le classi quinte, Primaria, Mezzate