SUPERMIND GIRL

Un giorno, mentre me ne stavo a casa mia, per i fatti miei, qualcuno bussò alla porta. “Chi è?” chiesi, nessuna risposta. “Chi è?” spazientita aprii la porta: per poco non mi venne un colpo! Fuori dalla porta vidi un uomo con un camice bianco, delle scarpe nere enormi, aveva dei capelli lunghi grigi e neri e dei buffi occhiali tondi che lo facevano sembrare una mosca.

Mi disse che era il nuovo vicino e voleva invitarmi per un thè, all’inizio rifiutai, poi però accettai la proposta di quello che mi sembrava un brav’uomo, solo un po’ bizzarro nell’abbigliamento.

Quando entrai in salotto, fui catapultata in un laboratorio che sembrava uscito da un film di fantascienza. Affascinata cominciai a camminare tra le macchine, sembravano molto strane e ce n’erano alcune piene di liquidi colorati, altre contenevano piccoli animali, che a prima vista mi apparirono mutanti.

Il professor Ka, così mi aveva detto di chiamarsi, mi spiegò che lui era un grande scienziato ma nessuno l’aveva preso sul serio nel suo paese: l’Ungheria. Allora lui aveva pensato che cambiando paese, forse qualcuno l’avrebbe considerato.

Mentre bevevo il thè che mi aveva offerto mi sentivo strana, cominciò a girarmi la testa e chiesi di andare a casa.

Mi sdraiai sul mio letto e mi addormentai.

Il giorno dopo mi alzai solo quando mi sentii la sveglia, o forse no?

Quando mi allungai per spegnerla mi accorsi che non ero nel mio letto ma stavo fluttuando nel vuoto! Caddi per lo spavento; continuai a ripetermi che era un sogno e tornavo a letto ma quando provavo ad aprire gli occhi mi ritrovavo in aria e la scena si ripeteva. Dopo una mezz’oretta di questo decisi che era reale: io volavo davvero!

Per poco non svenni, volare? È meraviglioso!

Capii subito che il professor Ka non era una persona qualunque.

Mi precipitai subito fuori ancora in pigiama. Il professore non sembrava sorpreso di vedermi. “Che cosa mi hai fatto?” urlai. Cominciò a raccontarmi la seconda parte della sua storia, disse che aveva scoperto un liquido in grado di dare dei super-poteri, ma dopo un piccolo incidente con un esperimento e un uomo-cane, nessuno volle fargli più da cavia e quando mi presentai pensò che fossi la candidata ideale. In effetti ho sempre voluto volare.

Il professor Ka volle che io diventassi il difensore della mia città, accettai però il nome lo sceglievo io.

Con una tuta azzurra e bianca, una corona oro e un paio di stivali sarei diventata “Supermind girl” che significa “ragazza super-cervello”.

Ancora oggi vado a lezioni di volo dal professore ma, grazie ai cinque mesi e le centinaia di cadute, oggi riesco a fluttuare come un uccellino.

E questa è la storia del perché mi ritrovo a salvare il mondo con una tutina e uno scienziato pazzo che mi fulmina ogni giorno “per sbaglio”.

Spero che non arrivino altri poteri!

Illustrazione: Elena R., Secondaria, team del giornalino

Testo: Emma C., Secondaria, team del giornalino