RISPETTIAMO NOI STESSI

Nel corso del tempo, l’uomo ha avuto due diverse percezioni della natura: prima si pensava che fosse una forza minacciosa e potente dalla quale difendersi, oggi, al contrario, siamo noi che dovremmo difendere la natura dall’inquinamento e dalle azioni dannose che compiamo nei suoi confronti.

L’evoluzione di ciò che pensiamo della natura, secondo me, nasce quando l’uomo, con tutte le tecnologie, si è reso conto che stavamo distruggendo la natura, inquinandola e provocando maggior effetto serra e il buco nell’ozono. Abbiamo pensato che non avremmo più dovuto avere paura della natura, perché la stiamo distruggendo e lei è sempre più debole, non può più fare niente contro di noi. L’atteggiamento di rispetto nei suoi confronti di non molto tempo fa è completamente cambiato e ora ci sentiamo superiori a lei. Ci sentiamo come se lei non ci potesse più fare del male. Invece è esattamente il contrario. È proprio quando pensiamo di averla sconfitta, che la natura sferra il suo colpo più potente. Ci fa soffocare dal caldo con il riscaldamento globale, provoca sbalzi di temperatura, ci fa avere anche meno aria respirabile perché man mano che diminuiscono gli alberi, diminuisce anche la produzione di ossigeno.

“Ma allora era migliore la vecchia idea della natura, quella forte, minacciosa e potente?” Se mi ponessero questa domanda, io risponderei che penso che noi non ci dobbiamo sentire né inferiori né superiori alla natura semplicemente perché la natura siamo noi. Non esiste nessuna forza oscura e minacciosa, siamo solo noi. E ormai siamo noi quella forza che gli uomini del passato temevano. La sofferenza, la malattia, il dolore, la morte… siamo noi stessi. E stiamo anche diventando più forti e minacciosi non rispettando l’ambiente. Anzi, mi correggo, non rispettando noi stessi.

Perché è come se ci capitasse di vedere un’ombra, grande e minacciosa, e iniziassimo a prenderla a calci e pugni per distruggerla, ma poi ci accorgessimo che l’ombra era solo il nostro riflesso, il nostro fantasma, e le ferite che le avevamo inferto comparissero anche sul nostro corpo, facendoci soffrire.

È come se ci capitasse di incontrare una persona incappucciata dall’aria crudele e iniziassimo a tirarle contro coltelli, ma questi dopo averla ferita rimbalzassero e si conficcassero nella nostra carne, e poi la figura si togliesse il cappuccio e ci mostrasse la sua faccia. Ma la sua faccia è la nostra faccia, e sul viso è dipinta un’espressione di grande dolore, il dolore che stiamo provando anche noi.

Ci stiamo autodistruggendo, senza nemmeno accorgercene. Dobbiamo avere seri problemi. In teoria, dovremmo accorgercene subito se ci tirassimo una pugnalata nello stomaco, ma siamo troppo lenti e quando cominceremo a sentire dolore, il danno sarà ormai fatto e divenuto irreparabile.

Per concludere, vorrei dire soltanto una cosa alle persone che non pensano a questo pianeta, il nostro pianeta e alla sua sopravvivenza, quelle a cui non importa niente di come vivranno le future generazioni: se non vi interessa degli altri, di come vivranno, e non vi importa di rispettarle, almeno rispettate voi stessi. Perché non so fra quanto tempo, voi diventerete polvere, diventerete terra, sarete il suolo su cui i nostri figli cammineranno, sarete voi stessi l’ambiente che ora non state rispettando. Soffrirete, soffocherete, sarete bruciati dal calore del Sole che anche voi avete contribuito a catturare, e penserete che se aveste agito in modo diverso, stareste soffrendo di meno.

Questo è tutto quello che posso fare per voi. Non posso obbligarvi, non posso minacciarvi, ma posso parlarvi. Le parole sono più potenti di qualunque altra cosa, se riescono a colpire nel segno.

Questa è l’ultima cosa che posso dire. Se non volete, se non vogliamo rispettare l’ambiente, se non per amore degli altri, almeno facciamola per amor nostro questa piccola e semplice azione di rispettare noi stessi.

Lucilla C., Secondaria, team del giornalino