UNA BELLISSIMA SERATA

Spento-acceso. Spento-acceso. Il tecnico delle luci sta avvisando il pubblico che è il momento di sedersi e di fare silenzio. L’ottava edizione del concorso di lettura “Con la mia voce” sta per cominciare. Ora è buio, un brusio corre veloce tra il gli spettatori e poi sale sul palco Alice, una ex studentessa della Montalcini, nonché vincitrice della scorsa edizione nella categoria “Lettere e discorsi pubblici”, che, illuminata da un occhio di bue, introduce il pubblico nello spirito del concorso. Poi, sulle note di Father and son, di Kat Stevens, uno ad uno entrano i ragazzi: appoggiano una piantina e un libro, inchino e tornano nelle quinte, perché poi parte subito il balletto.

Caparezza…azzardato, ma il ritmo è perfetto!

Brave, ragazze, brave! Così, ora alzate le braccia…sì ma coordinate…quelle braccia tutte insieme, altrimenti si perde l’effetto sincronico delle stelle nel cielo!

Guardo Liliana: è più sorridente di me. Le ragazze ed i ragazzi sono stati bravissimi, il balletto riuscito perfettamente. Marilù glielo ha insegnato proprio bene! Dopo prove durissime hanno portato a casa un grande risultato. Bravissima anche lei! Speriamo se la cavino bene anche nel balletto Karaoke I gotta reading…

Dopo? Bhe dopo è un susseguirsi di alunni che si presentano sul palco, eleganti, speranzosi, agitati, che leggono i loro brani. Le luci si alternano, Adriano e Martina sistemano i microfoni. Cristian, Francesca, Samantha e Margherita gestiscono le uscite e le entrate. Tutto funziona perfettamente. Mi rilasso e mi godo lo spettacolo. Avverto nell’aria l’attenzione e percepisco sulla pelle (nel vero senso della parola) le emozioni, che si diffondono a profusione: qualcuno tra il pubblico piange addirittura, perché la storia di Farid e sua madre Jamila che muoiono lentamente sul barcone non può lasciare indifferenti, o perché la lettera che Andrea legge per sua madre risveglia nei cuori dei genitori la fatica, ma anche la gioia infinita di svolgere il mestiere più difficile del mondo; qualcuno ride, perché Alessandro e Fabio fanno davvero morire dal ridere. E quello stacchetto introduttivo … semplicemente geniale. Gli sguardi sono assorti, le menti aperte ad accogliere le parole di Steve Jobs, che invita ad essere affamati di esperienza e di vita, o di Albert Einstein, che spiega al mondo intero che ognuno è diverso e per questo speciale e che la scuola gioca un ruolo di prim’ordine nel dare agli studenti questa consapevolezza. Si sogna con la musicalità dello spagnolo e si viaggia in Cina, terra misteriosa e lontana. E poi ci si indigna: perché la mafia ha ucciso una madre innocente e i suoi gemelli e perché il giudice Palermo, queste morti se le porterà per sempre sulla coscienza, in quanto bersaglio mancato. Poi però le parole del poeta siciliano ci fanno capire che c’è chi ha voglia di usale la letteratura per gridare al mondo ciò che non va.

La tensione si allenta, l’animo esulta: sta andando bene, sufficientemente scorrevole, spesso di contenuti, senza tempi morti.

I ragazzi sono più bravi che nelle prove. Sembrano sempre più a loro agio sul palco (guarda quello…che aveva quasi paura della sua ombra, guarda un po’ come è sicuro adesso, sotto i riflettori) sorridono. E io sorrido con loro. Sento una gratitudine immensa per quello che mi stanno regalando.

So che è la loro vittoria: non importa a questo punto chi arriverà primo.

Importa l’impegno che hanno dimostrato, la capacità di mettersi in gioco, la voglia di crederci fino in fondo. Ognuno di loro ha cominciato a prepararsi ad ottobre, scegliendo un brano, esercitandosi e superando due difficili selezioni. E poi è andato avanti ad esercitarsi ancora e ancora.

Alcuni hanno ballato, altri hanno lavorato al montaggio dei video, altri ancora hanno dipinto magliette, aiutato per le luci, elegantissimi e responsabili, nel servizio d’ordine, accompagnato la giuria al proprio posto e altri, che non sono passati, hanno sportivamente applaudito i loro compagni.

Chi pensa che la scuola sia solo lezioni frontali, contenuti nozionistici e compiti a casa, smetta di leggere questo editoriale, perché quello che ho da dire potrebbe non essere gradito. Non ho mai visto i ragazzi così partecipi, responsabili, attenti come in questa e nelle scorse edizioni del concorso di lettura. Credo che sia stata per loro un’esperienza di vita indimenticabile, che ha mostrato loro un altro aspetto della scuola. Una scuola che, attraverso la cultura è in grado di produrre altra cultura, una scuola che insegna facendo. Una scuola che insegna che la cultura è bellezza. E loro, i nostri ragazzi, la bellezza questa sera ce l’hanno regalata.

Cos’altro mi hanno regalato? La lettura di Baricco che (avevi ragione tu, Valentina, era tua, cucita addosso come una seconda pelle) mi ha fatto commuovere; una versione di Dante che ha messo in evidenza la bravura incredibile di Alessandra e Giordana, il filmato che non è partito nella lettura di Giulia e Marta, ma in fondo non è stato così importante, perchè molti mi hanno detto che questo ha permesso loro di dare importanza alle parole, meravigliose, salde e vere di Malala; Chiara ed Elisabetta che, mentre stavano per lanciarsi nel vuoto col paracadute, hanno urlato, perché lì, l’urlo ci stava proprio bene. I brividi che mi ha fatto venire Giorgia, leggendo la storia triste e faticosa raccontata dal padre di Ema. E ancora mi porterò nel cuore la passione di Francesca e Paolo, letta in maniera superba (brave ragazze! I consigli sono stati utili!), l’orgoglio di Tommaso e Matteo nel leggere il nostro inno e l’emozione di Simone e Nicolò  che non riuscivano ancora a crederci di essere arrivati in finale “con quelli grandi di terza media”.

Grazie ragazzi. Grazie di cuore.

 

Prof.ssa Luisa Muscillo