I PASSI DELLA VENDETTA- PARTE I

Vincitori e vinti

Missouri, 1865

Un imprenditore nordista di nome Bill Douglas opprime una famiglia sudista per la cessione della loro tenuta per due dollari ad acro. Dopo varie minacce assolda un gruppo di cinque ex-soldati dell’unione per bruciare la casa, purtroppo l’incendio divampa uccidendo il padre, la madre e due bambini. Il figlio undicenne Mark James, però si salva e viene cresciuto dai coniugi Bradson. Quando, a vent’anni, scopre la storia della sua famiglia decide di vendicarsi uccidendo i cinque sicari e il ranchero.

“Mi diressi ad El Paso, poiché la signora Bradson diceva che lì si trovava Thomas Cobler, mio zio dalla parte di madre, che probabilmente aveva informazioni su Douglas e sulla sua attuale residenza. Entrai nella posada “cama negra”, dove questi riceveva vitto e alloggio in cambio di piccoli lavori. Lo ritrovai malridotto con una bottiglia di whisky appoggiata al pavimento, lo guardai, lui senza neanche aprire gli occhi, quasi avesse captato la mia presenza disse: “Orsù parla, nipote caro, cosa ti affligge in questo momento?”. Lo guardai ancora, esterrefatto per il fatto che avesse capito che ero lì e risposi: “Voglio vendicare la mia famiglia, dimmi quello che sai su  Douglas” d’un tratto aprì gli occhi e strinse i pugni e dopo aver ripetutamente insultato colui che gli uccise la sorella, mi disse: “Non so dove il tuo aguzzino si nasconda ora,  ma so dove uno dei cinque sicari vive, ormai si sono divisi ma sono comunque rimasti amici, quindi avendone uno, li troverai tutti e magari troverai anche Douglas; potrai trovare Ethan O’Neil  a Bozeman in Montana vive nel centro città ed è il direttore della banca cittadina; attento, è un ottimo spadaccino, l’apparentemente innocuo fioretto che porta sempre appresso ha fatto decine di vittime. Detto questo, fai come credi figliolo.” Così dicendo si coricò e cominciò a russare.

Uscii senza voltarmi e presi una diligenza per Houston. Il viaggio fu lungo e monotono, arrivato a Houston vidi una strana calca di gente attorno a un patibolo e chiesi a un passante cosa succedeva e lui mi rispose che impiccavano un pluriomicida, allora rimasi ad assistere. Pensai alle vite da lui stroncate, al lutto della famiglia e degli amici, alla morte della vittima, alle emozioni vissute dalla vittima tutte stroncate in un istante dove tutto si trasforma in dolore e sofferenza, mi chiesi se arrivato il momento in cui avrei dovuto sparare, ne avrei avuto il coraggio. Sentii le sue urla e rimasi molto colpito, persone che in vita hanno ucciso senza pietà, di fronte alla consapevolezza che moriranno, diventano bambini indifesi, perché alla fine tutti abbiamo paura della morte, perché è qualcosa che non capiamo fino in fondo, ma che alla fine arriva per tutti, nessuno escluso, e allora perché stavo facendo questo, perché stavo vendicando la mia famiglia? Semplice, la morte viene per tutti ma chi opprime la povera gente, chi si crede forte ammazzando senza motivo, non merita la vita.

Mi accorsi che dopo poco avrei dovuto prendere il treno per Cheyenne City, dove l’indomani avrei preso un altro treno per East Glacier per acquistare un cavallo con cui poi avrei proseguito fino a Bozeman. Arrivato alla fermata di Cheyenne, vidi subito la differenza tra vincitori e vinti: era una città nordista e molta gente era vestita bene e guardava sprezzante i veterani sudisti che, ridotti in povertà dalla guerra e alcuni rimasti mutilati di alcune parti del corpo, erano partiti per il nord a cercare lavoro. Passai accanto ad un uomo tutto benvestito con il pizzetto, il bastone da passeggio, che raccontava all’amico dei suoi anni da ufficiale. Ecco, anche se in una piccola cosa, la differenza: lui era ricco e benestante, mentre lì vicino c’era un uomo con indosso la divisa da colonnello dell’esercito sudista tutta sporca, mutilato del braccio e di un piede che chiedeva l’elemosina ai passanti. Diedi una moneta al militare e passai avanti, per raggiungere il mio albergo.

Fine prima parte

                                              Riccardo De A., Secondaria, team del giornalino