I TEMPI IN CUI ERAVAMO UN “NOI”

London, 21 giugno 2014

Caro James,

sono appena entrata nel bar, in quel bar. Ti sto scrivendo questa lettera, non so se tu la leggerai e nemmeno m’importa, perché ho soltanto bisogno di chiudere questo capitolo della mia vita.

Esattamente due anni fa ci siamo parlati per la prima volta qui, in questo piccolo caffè nel centro di Londra; erano giorni che mi osservavi quotidianamente facendo finta di leggere il giornale, ma hai avuto il coraggio di aprire bocca soltanto quel 21 giugno, il giorno del mio ventisettesimo compleanno. Ancora non so come tu abbia scoperto la mia data di nascita, il mio nome e il mio colore preferito, fatto sta che sei venuto verso di me con una rosa in mano e una scatola rossa sotto al braccio e le prime parole che mi hai rivolto sono state “Buon compleanno, Carmen!”.

Allora non ti conoscevo ma già sapevo che tu eri l’unico per me, lo sapevamo entrambi da subito. Ed in quel frangente io l’ho capito e ti ho amato.

All’inizio tutto era semplicemente perfetto, io ti amavo e tu mi amavi. Pensavo che il nostro amore sarebbe durato fino alla fine del tempo e oltre, pensavo che nulla potesse separarci. Tu eri la persona alla quale potevo confidare tutti i miei segreti senza venire giudicata ed eri l’unico che mi amava per quella che ero realmente e non per la maschera che portavo sul volto. Pensavo che tu fossi l’uomo della mia vita.

La nostra era una relazione come quelle che si vedono nei film, tutto andava per il meglio; peccato che quel film sarebbe diventato una tragedia.

Dopo qualche mese da quel giorno, infatti, qualcosa è cambiato. Tu hai iniziato a trattarmi diversamente: ti comportavi come se non ti fidassi più di me e ti arrabbiavi ogni qual volta ti chiedessi perché non rispondevi alle mie telefonate.

Mi fidavo talmente tanto di te che ho solo pensato che stessi passando un brutto momento del quale non volevi dirmi niente per non farmi preoccupare e io ho continuato ad amarti.

Poi però hai iniziato a diminuire sempre di più il numero degli appuntamenti, e infine non ti sei più fatto vedere.

Non sai quanto piangevo… io non riuscivo proprio a capire perché. Che cosa avevo sbagliato, perché mi avevi abbandonata in quel modo? Mi sentivo delusa e incompresa, tu mi hai fatta sentire così. E non puoi immaginarti quanto sia stato doloroso, quanto sia stato doloroso sentirmi abbandonata dalla persona che consideravo la mia ragione di vita.

Persa. È così che mi sentivo, sola e persa. Ed è così che mi sento ancora. Eppure non ho mai smesso di amarti.

Quando mi hai abbandonata non ho dubitato di te, ma ho continuato ad amarti.

Il giorno in cui ho scoperto che mi avevi lasciata per un’altra donna mi sono sentita morire dentro, ma ho continuato ad amarti.

Ho sempre continuato ad amarti, anche quando settimana scorsa ho visto vostra figlia nascere.

Non ho mai smesso di amarti e invece tu … tu non mi hai più rivolto la parola. Nemmeno uno “scusa”, o almeno un “ti odio”, niente. Non mi hai più detto niente.

James, tu non sai quanto male mi faccia amarti, ma non posso farne a meno. Ho bisogno di te. Tu sei l’unico per me, nonostante tutto, nessuno è come te.

Vorrei riaverti nella mia vita accanto a me, ma ho capito che non posso.

Ho prenotato un aereo per andare a New York, lontano da Londra, lontano da ogni luogo in cui sono stata con te, lontano da te. Allontanarmi da te, penso sia questo l’unico modo per porre fine alle sofferenze che tu mi stai causando e, magari, riuscirò a dimenticarti e a farmi una nuova vita.

Grazie per avermi amata, anche se per poco, e grazie per i bei momenti passati assieme.

Sarà difficile dimenticarti, addio

                                                                                        Carmen

Alexia B., Secondaria, team del giornalino