DI LÀ DALLA MORTE

Sera, 05 luglio 1958    

All’inizio di un luglio straordinariamente caldo, verso sera, un giovane scese per strada dallo stanzino che aveva preso in affitto in vicolo S., e lentamente, come indeciso, si diresse verso il ponte K..

Normalmente avrebbe incontrato lì la sua tanto amata Elizabeth ma questo non sarebbe più successo; Vincent proseguì comunque verso il ponte sperando che Lei fosse miracolosamente lì, sperando che non l’avesse abbandonato per sempre.

Il viso gli si riempì di lacrime quando si rese definitivamente conto che non l’avrebbe più rivista, perché Lei non c’era più. Non c’era più, e in parte era colpa sua. Se loro due non si fossero mai incontrati, se loro due non si fossero innamorati, Elizabeth sarebbe stata ancora viva e forse felice.

La malinconia che il ponte gli trasmetteva lo assalì e capì che non ce l’avrebbe fatta. Nulla avrebbe potuto acquietare il suo animo e di sicuro non avrebbe potuto dimenticare ciò che era accaduto.

Così si diresse verso quel sottile limite che separava la vita dalla morte e, convinto di quello che faceva, si lasciò la vita alle spalle.

     “Non ho potuto fare niente per salvarti,

      O mia cara Elizabeth.

      Se solo avessi saputo quello che ti avrebbe fatto

      non avrei lasciato che questo accadesse.

      Meritavi di vivere, dolce fiorellino,

      meritavi una vita felice.

      Senza di te, la mia esistenza non ha alcun senso

      e perciò ti raggiungo… lì, dove sei ora.”

     … QUATTRO MESI PRIMA

Il loro primo incontro bastò per farli innamorare.

In quel nuvoloso giorno di inizio marzo Elizabeth stava passeggiando assieme alla gemella Elaine per le romantiche vie di Parigi, quando destino volle che anche Vincent stesse camminando da quelle parti; entrambe si persero nel suo sguardo misterioso come l’oceano, e lui non poté fare a meno di osservare quelle giovani damigelle che facevano ondeggiare dolcemente la loro chioma ma, nonostante fossero identiche, solo una attirò veramente la sua attenzione. Da allora non fece altro che pensare a lei, a quanto fossero meravigliosi i suoi capelli che svolazzavano camminando, a quanto fosse affascinante e carnosa la sua bocca e a quanto lei fosse semplicemente magnifica.

Elaine capì che lo straniero aveva rivolto le sue attenzioni ad Elizabeth e questo causò in lei una profonda gelosia, ma volendo bene alla sorella non lo diede a vedere.

Elizabeth era sempre stata la preferita, sia a scuola che in famiglia. Veniva vista come la ragazza dal cuore d’oro, dolce e sensibile, sempre con il sorriso sulle labbra e pronta ad aiutare gli altri. Elaine non aveva mai capito il perché di quelle preferenze ma ormai le delusioni erano diventate un’abitudine per lei.

“Elizabeth ti vedo molto affascinata da quello straniero. Anche lui ci sta guardando e penso stia osservando proprio te!”

Incredula alle parole della sorella, Elizabeth arrossì timidamente: “Mi sono persa nei suoi occhi, il suo volto angelico mi ha incantata, Elaine mi sono perdutamente innamorata di uno sconosciuto…”

Ogni giorno i due aspettavano l’ora del loro incontro per osservare il tramonto insieme sul ponte K. E quell’attesa che sembrava interminabile rendeva i loro appuntamenti ancora più magici.

Elizabeth rappresentava tutto per Vincent e da romantico poeta qual era iniziò a scrivere bellissimi versi dedicati a lei e al loro eterno amore. Per loro non esistevano più problemi perché assieme sarebbero stati in grado di superare ogni difficoltà e avrebbero affrontato tutte le sfide della vita. Con l’amore più nulla era impossibile e ogni obiettivo sembrava a portata di mano.

“Ti amo come non ho amato mai nessuno e come mai amerò. Sei la mia unica ragione di vita, il mio unico pensiero. Non lascerò che ti accada qualcosa di male e ti prometto che non ti farò mai soffrire, cara mia Elizabeth. Quello che provo per te è indescrivibile a parole, perciò io non posso fare altro che dimostrarti il mio amore amandoti, amando solo ed esclusivamente te.”

“Prima di conoscerti non avrei mai pensato che una persona potesse rendere così magnifica la mia esistenza perché non conoscevo il potere dell’amore. Vincent, come potrei vivere senza di te? Voglio trascorrere tutti i miei momenti insieme a te e ho paura che qualcosa possa separaci… Nel mio Io sei presente anche Tu.”

Una sera, mentre si stavano scambiando dolci pensieri e lievi carezze al chiaro di luna, Vincent invitò Elizabeth a teatro per vedere “Romeo e Giulietta” e, senza darle nessun’altra spiegazione, si congedò. Il giorno seguente Elizabeth si recò insieme alla sorella a teatro come le aveva chiesto la sera prima Vincent, ma di lui non vide nemmeno l’ombra.

Si sedettero in prima fila e per qualche istante Elizabeth si chiese se l’avesse abbandonata; pensava di aver trovato il vero amore, pensava che Vincent l’avesse amata per davvero…

E mentre lei piangeva silenziosamente, lo spettacolo iniziò e finalmente quel qualcuno che lei tanto desiderava si fece vedere, salendo sul palco con gli altri attori.

Questa volta Elizabeth non riuscì a trattenere le lacrime e scoppiò in un pianto di gioia attirando su di sé lo sguardo di tutti, ma a lei non importava minimamente di quello che gli altri avrebbero pensato. Il suo Vincent si trovava su quel palco per lei, solo ed esclusivamente per lei. Come aveva potuto credere che l’avesse abbandonata?

Lo spettacolo si concluse con il tragico finale scritto qualche secolo prima dal grande Shakespeare e dopo interi minuti di applausi, Vincent, che era rimasto sul palco, prese la parola: “Oggi, tre luglio millenovecentocinquantotto, sono passati quattro mesi da quando ho scoperto cosa significa la parola Amore. Esattamente quattro mesi fa ho conosciuto una giovane damigella che oggi è seduta da qualche parte tra di voi, e non ho potuto fare a meno di innamorarmene. Ogni giorno, quando il Sole tramontava, noi ci incontravamo sul ponte K. e trascorrevamo insieme le ore più belle e magiche di tutta la giornata e poi ci salutavamo aspettando con impazienza il prossimo tramonto. Ma io voglio trascorrere ogni singolo istante della mia esistenza insieme a lei perciò, mia magnifica Elizabeth Lacroix, alla quale sarò sempre fedele e non permetterò che del male le venga inflitto finché la morte non ci separerà, mi vuoi sposare?”

Allora scese dal palco e, mettendole un bellissimo anello al dito tremante, le prese il viso fra le mani e la baciò. Un bacio candido e passionale, che racchiudeva tutto il sentimento e la magia di quel momento unico.

Elaine rimase pietrificata di fronte alla scena e non sapendo che cosa sarebbe stata in grado di fare uscì immediatamente dal teatro. Il suo amore era stato rifiutato quattro mesi prima e sapere che la sorella avrebbe vissuto il resto della sua vita insieme all’uomo che anche lei aveva amato sin dal primo incontro, la faceva sentire estremamente gelosa.

Avendo paura di fare del male ad Elizabeth, quella sera non tornò a casa e passò tutta la notte a piangere e a chiedersi perché Vincent non avesse scelto lei.

Talmente tanta era la gelosia che Elaine non riuscì più a contenersi. Iniziò a urlare e a strapparsi i capelli, odiava profondamente sua sorella ma allo stesso tempo era contenta per lei. Nella testa di Elaine odio e amore si scontrarono e capì cosa avrebbe dovuto fare. Al principio era un po’ titubante ma dopo tutto quella era l’alternativa che la faceva soffrire meno…

La mattina seguente tornò a casa e fortunatamente Elizabeth stava ancora dormendo. Vederla nel letto, così piccola e indifesa, fece sentire Elaine molto in colpa per quello che stava per fare ma ormai aveva già deciso.

“Buon mattino! Bellissima giornata ieri, vero? Ti ho preparato la colazione e per l’occasione la mangeremo a letto insieme! Sono molto contenta per te, chi non vorrebbe avere un marito come Vincent?”

Elizabeth accettò volentieri la colazione preparatale dalla sorella e, incosciente di quello che Elaine aveva messo dentro al suo pasto, mangiò.

Quel giorno Elizabeth avrebbe dovuto incontrare Vincent per scegliere dove sarebbero andati a vivere, ma sul ponte K. Vincent vide Elaine che stava piangendo. Non sapendo che cosa fosse successo andò da lei e la consolò amorevolmente, chiedendole il perché di quel pianto disperato.

“Oh, Vincent! Caro mio, io non so proprio come dirtelo… ieri notte non ho dormito a casa e quando sono ritornata Elizabeth stava ancora dormendo e… e… ho provato a svegliarla ma nulla, non si muoveva, non si svegliava… Sono andata nel panico, non sapevo che cosa fosse successo e mi sono disperata. Poi però ho visto un biglietto di fianco al letto e l’ho preso, Vincent… Elizabeth si è suicidata…!”

Elaine disse tutto molto velocemente singhiozzando e Vincent rimase senza parole. Perché Elizabeth avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Che motivo aveva? Vincent si rifiutò di credere a ciò che aveva appena sentito, perciò andarono insieme a casa di Elaine.

Elizabeth era nel letto, ormai morta da più di mezza giornata e il biglietto era sul comodino: Elaine lo aveva scritto quella stessa mattina.

Si avvicinò lentamente al letto e baciò dolcemente la fronte di Elizabeth, le lacrime minacciavano di uscire. Tremando prese il biglietto e lo lesse.

“Questo biglietto non lo ha scritto Elizabeth.”

Elaine andò nel panico, cosa gli aveva fatto capire che quel biglietto era falso?

“Circa due mesi fa Elizabeth mi ha mostrato un piccolo quaderno, io conosco la sua grafia… questo non lo ha scritto lei.”

Vincent scoppiò a piangere e spinse Elaine facendola cadere.

“Ho visto la gelosia sul tuo volto ieri sera e la rabbia con cui sei uscita dal teatro ma non avrei mai pensato che avresti potuto farle questo! Appena qualche ora fa le ho detto che non avrei permesso a nessuno di farle del male e a causa tua ho infranto questa promessa! Era tua sorella, era felice con me, perché non l’hai accettato? …Ti odio!”

Il giorno dopo Vincent partecipò al funerale della sua amata ma i suoi pensieri erano altrove: perché continuare a vivere quando la sua unica ragione di vita era morta? Come avrebbe potuto vivere senza di lei?

Prima che Elizabeth fosse messa nella bara, le mise fra le mani un mazzo di fiori bianchi e la baciò per l’ultima volta. Era morta con il sorriso sulle labbra, con i capelli scuri che le accarezzavano le guance rosee e con indosso il vestito preferito di Vincent.

“Ti amo Elizabeth. Non posso vivere senza di te, ci vediamo presto…”

Alexia B., Secondaria, team del giornalino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *