LA VITA È SOLTANTO UNA

21 luglio 2017

Ai posteri che leggeranno questa lettera,

la nave è affondata. Io sono riuscita a salvarmi anche se mi rendo conto che sarebbe stato meglio morire. Mi trovo su un’isoletta sperduta in mezzo al Pacifico. Non c’è niente da mangiare, niente da bere. Ci sono solo io ma, ben presto, scomparirò anch’io. Ho solo trent’anni e per me tutto è finito.

A voi, voglio lasciare un ricordo di me. Voglio salutarvi dandovi un’importante insegnamento tratto dalla mia sfortunatamente corta esperienza.

Avrò avuto circa quindici anni quando mi sono lasciata sopraffare dal pensiero degli altri. Ero sempre stata una ragazzina felice e spensierata, non avevo mai dato realmente importanza a quello che gli altri pensavano di me; e avevo fatto bene.

A quell’età tutti siamo molto interessati al pensiero che gli altri hanno di noi e tutto ciò che vogliamo è essere guardati con stupore e rispetto, ma io mi sono lasciata letteralmente condizionare dagli altri. Ho iniziato a vivere per gli altri, come volevano gli altri, come piaceva agli altri.

Odiavo sentire commenti negativi sul mio conto, ed è per questo che ho deciso di cambiare. Ho deciso di cambiare e all’inizio mi è sembrata la cosa giusta. Ma mi sbagliavo.

Ho cambiato il mio modo di vestire, ho iniziato ad ascoltare la musica che piaceva ai miei compagni “popolari”, ho smesso di studiare e ho iniziato a fumare. E tutto ciò per essere considerata popolare, bella, conosciuta.

Ora, che sono qui in punto di morte, mi rendo conto di aver fatto lo sbaglio più grande che abbia mai potuto fare.

Io non ho vissuto veramente, ho abbandonato la mia vita al pensiero altrui. E ora me ne pento, me ne pento tantissimo. Ma, ormai, che cosa posso fare? Ho passato metà della mia vita a preoccuparmi di quello che gli altri avrebbero pensato di me, senza mai fare ciò che realmente avrei voluto, dimenticandomi di vivere.

Avrei voluto studiare di più per ricevere una borsa di studio, ma non l’ho fatto perché sarei stata considerata una secchiona.

Avrei voluto non ubriacarmi quella sera che sono andata in discoteca, ma l’ho fatto perché tutti l’hanno fatto e se no sarei stata emarginata.

Avrei voluto essere me stessa, ma non lo sono stata semplicemente perché ho avuto paura di non essere abbastanza.

Sono stata codarda. Sono stata ingenua. Ho sprecato quella che avrebbe dovuto essere un’esperienza meravigliosa. Ho sprecato la mia vita.

Ora, finalmente, l’ho capito. Meglio tardi che mai, ma non posso più farci niente.

Credo che trascorrerò questi ultimi giorni di vita pensando a come sarebbe stata la vera me e spero che voi non facciate il mio stesso errore.

Ricordate che siete abbastanza e andate benissimo così come realmente siete; non c’è bisogno di fingere, di mascherarvi, siete perfetti. Non fatevi mettere i piedi in testa mai, da nessuno.

Vivete la vostra vita come desiderate e, per quanto sia difficile, cercate di non dare importanza alle cattiverie che gli altri dicono su di voi. La vita è soltanto una, non sprecatela.

Siate liberi, siate selvaggi, siate folli!

Buona fortuna,

Una persona che non è riuscita a realizzarsi

 

Alexia B., Secondaria,

team del giornalino

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