UNGARETTI E LA GUERRA

Succede, a volte, che durante una delle cose più brutte che l’umanità abbia creato, nasca una delle cose più belle che l’umanità abbia creato.

Succede, a volte, che nel bel mezzo di una guerra nascano delle poesie.

Succede che un uomo, disperato, logorato dal dolore e dalla fatica, arrivi a pensare che la morte sia un premio, perché dà finalmente pace e che la vita sia solo d’intralcio.

E poi succede che quell’uomo raccolga un pezzo di carta e, tra un tiro e l’altro, scriva “Sono una creatura” e succede che in quella poesia quell’uomo riversi tutto il suo dolore a la sua disperazione.

Sembra strano, ma può succedere. È successo.

Un uomo o un soldato o un poeta o Ungaretti, chiamatelo come volete, è riuscito durante una guerra a regalare all’umanità delle poesie. A  farci comprendere cosa sia una guerra, come sia sentire il proprio cuore desolato come “qualche brandello di muro”, cosa voglia dire “non essersi mai sentito così attaccato alla vita” come quando si vede un proprio compagno morire accanto a sé.

E, forse, quest’uomo è davvero riuscito a farci capire cosa si provi a “stare come d’autunno sugli alberi le foglie”.

Elisabetta M.,

Secondaria, team del giornalino