UNA MAGICA AVVENTURA- II PARTE

IL FORZIERE

Anche lì, niente squali e un sacco di pesci, ma la differenza sostanziale era che dopo circa una mezz’ora trovai la nave affondata, mi misi immediatamente a cercare il forziere, ci avrei messo sicuramente del tempo, ma ne sarebbe assolutamente valsa la pena!!!

La nave, anche se affondata, appariva immensa, c’erano un sacco di cabine e una di quella conteneva il forziere da me tanto cercato.

Incominciai a cercare, più o meno ci saranno state una quarantina di cabine, ma questo non mi demoralizzò per niente, anzi tutto il contrario.

Non avevo un orologio lì sotto, quindi non sapevo da quanto tempo fossi stata lì. Avevo controllato più della metà delle cabine, ero sfinita e d’aria nelle bombole ne rimaneva ben poca, ero molto in profondità e non potevo rischiare di rimanerne senza.

Risalii in superficie, mi tolsi le bombole, e con il motoscafo mi diressi velocemente verso il porto per poter così tornare in hotel. Durante quel breve tragitto riflettei molto; fino ad adesso non avevo trovato niente di interessante, però notai una cosa: tutte le cabine dove ero stata contenevano vestiti, documenti ormai illeggibili…

Ma tutto questo era dentro delle cabine che si aprivano molto facilmente, bastava una semplice girata della manopola: un forziere di sicuro poteva stare solo in una cabina molto ben sigillata e come minimo con una combinazione con cui accedervi.

Il mio ragionamento non faceva una piega, o passavo altre due ore abbondanti a cercare in altre venti cabine oppure mettevo in atto la mia idea: “Dovevo cercare l’unica cabina con un codice o un lucchetto”.

Appena scesi dal motoscafo lo restituii e mi diressi con un taxi in hotel, era sera, dopo poco senza accorgermene mi si chiudevano gli occhi dalla stanchezza, stare tutto quel tempo sott’acqua mi aveva fatto venire un gran mal di testa, era inutile continuare a pensare alla nave e al forziere, ora dovevo soltanto stendermi sul letto e riposarmi.

IN PROFONDITÀ…

Mi svegliai più in forma che mai nonostante la sera prima fossi andata a letto quasi a mezzanotte; ora però c’era un problema: non avevo più il motoscafo!

L’avevo noleggiato solo per un giorno con la speranza di trovare di già il forziere, ma purtroppo non è stato così.

Ancora una volta non mi demoralizzai, così più in fretta che potevo, chiesi a tutti i passanti se nelle vicinanze c’era un posto dove si poteva noleggiare sia l’attrezzatura da sub sia il motoscafo. Per fortuna incontrai un ragazzo, di età più o meno intorno ai vent’anni, molto simpatico e gentile che mi disse che ne avrei trovato uno al porto andando sempre avanti e poi girando a sinistra. Lo ringraziai, subito più forte che potevo corsi nella direzione indicata, presi tutto ciò che mi serviva, e già che c’ero presi anche un cavo di ferro molto resistente nel caso in cui avessi trovato il forziere, così avrei potuto portarlo in superficie molto velocemente e soprattutto senza fare troppi sforzi.

Accesi i motori e andai…

Mi immersi di nuovo e incominciai a cercare la cabina in cui molto probabilmente si trovava il forziere, esclusi diciotto cabine, ne rimanevano solo due, entrai nella prima, questa era chiusa da un lucchetto di quattro combinazioni che però per fortuna riuscii a togliere senza grandi problemi, cercai accuratamente, ma del forziere nessuna traccia…

Allora decisi di recarmi nella seconda cabina questa era chiusa da un lucchetto di nove combinazioni, ma come il primo si tolse molto facilmente essendo arrugginito e rovinato. Entrai, rispetto alle altre cabine questa non conteneva molto, però c’era una seconda porta, questa di dodici combinazioni: feci un po’ più di fatica a togliere il lucchetto, ma ci riuscii comunque. Nella seconda porta c’era un cofanetto che conteneva vari oggetti preziosi come bracciali o monete d’oro.

Del forziere non c’era traccia, stavo per andarmene, quando vidi un piccolo solco in mezzo al muro, tirai con tutta la forza che avevo e, dopo aver spostato il muro, trovai il forziere, era enorme e ovviamente aveva una serratura, ma c’era un piccolo problema, non avevo la chiave!

Mi misi a cercare, la trovai dentro un cassetto di una scrivania molto antica, non persi tempo, presi la chiave e aprii il forziere: era meraviglioso, pieno di diamanti.

Ma adesso avevo un insignificante problema:” Come potevo portare il forziere a riva senza attirare l’attenzione???”

In quel momento non potevo portarlo in superficie, non potevo di certo nasconderlo dentro l’hotel, così decisi di richiudere il forziere e di rimetterci su il pezzo di muro che avevo estratto, uscii dalla cabina e ritornai in superficie, salii in barca e ritornai in hotel. Questa volta ero stata più previdente, infatti decisi di prendere l’attrezzatura e il motoscafo per quattro giorni giusto per sicurezza.

Mi stesi sul letto, non passarono neanche cinque minuti che caddi in un sonno profondo, durante la notte feci un sogno, la mattina dopo però mi resi conto che quello che credevo di avere fatto non era un sogno, ma la pura verità: avevo trovato il forziere!

JIM

Ci riflettei a lungo, tutto ciò era un bel problema… Nel pomeriggio, ancora con le idee confuse uscii per andare in riva al mare: era una bellissima giornata e il vento fresco che volava tra i capelli era davvero piacevole. Arrivai in spiaggia, mi misi a guardare l’orizzonte e riflettei; all’improvviso sentii un pallone toccarmi il piede, mi guardai indietro e vidi un bambino di circa otto anni, di istinto presi il pallone e glielo riconsegnai; in quel momento sentii una mano poggiarsi sulla mia spalla, io mi girai di scatto spaventata, e, fu allora che il mio cuore si fermò per un instante: era bellissimo, un ragazzo apparentemente di due anni più grande di me, capelli biondi, occhi di un azzurro intenso come l’oceano…

“Scusa spero che mio fratello non ti abbia colpito con la palla”. Io, confusa, gli dissi un debole: “No, non preoccuparti”.

Senza accorgercene, ci mettemmo a parlare: era un surfista, mi parlò delle sue cavalcate sulle onde, di come, per poco, non rischiava di scivolare dalla tavola nel bel mezzo di un’onda… Era come me, con la stessa voglia di vivere delle avventure, mi rimisi a guardare le onde che si infrangevano sulle coste, erano davvero belle.

Vidi anche il tramonto che colorava il cielo di un arancione-rosso intenso, guardai l’orologio e con sorpresa scoprii che ero rimasta lì per ben due ore!!!

Dissi a quel ragazzo che dovevo andare perché si era fatto veramente tardi. Prima di andare però mi chiese di dirgli il mio nome, io questa volta risposi con un tono di voce un po’ più forte: “Anna”, lui rispose: “Jim”.

Ritornai all’hotel si era fatto veramente, ma veramente tardi, erano ormai quasi le nove di sera, mi sedetti nella poltrona della hall e, senza evidentemente rendermene conto mi addormentai, mi svegliò un cameriere chiedendomi se stavo bene io gli dissi di si e gli chiesi il perché di quella domanda. Lui disse che mi aveva fatto quella domanda perché diceva di avermi sentito dire più volte il nome Jim, io dissi che andava tutto bene; erano ormai le dieci passate, così andai in camera per dormire; per la prima volta nella mia vita mi ero innamorata!!!

Continua …

Arianna V.,  Secondaria, team del giornalino