LIBERI DI RACCONTARE

UNA CADUTA DALLE SCALE

Un giorno d’estate, in montagna, ero in compagnia dei nonni, di Gioele, di Elio e della zia.

Io stavo giocando con il mio cuginetto Gioele lanciandogli aeroplanini di carta giù per una collinetta, non poco ripida, e c’erano anche le scale di cui mio cugino non era un professionista. Gioele è paffutello con due belle guanciotte☺, ma è un vero terremoto e certe volte mi piace di più chiamarlo uragano. Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi e riccioluti.

Mentre giocavo ho tirato un aeroplanino giù per la collinetta e lui voleva andarlo a prendere, quindi ha cercato di recuperarlo.

Io avevo paura che cadesse giù dalle scale e perciò gli ho dato la mano, ma lui ha tentato di svincolarsi e ci è riuscito alla grande, soltanto che nell’ attimo in cui mi è sfuggito è caduto giù dalle scale e ha iniziato a piangere e strillare.

In quel momento è arrivata la zia: una donna con i capelli quasi rossi, credo che sia una tintura, è molto gentile con me e pensa sempre positivo; ha preso Gioele e l’ha allattato, immediatamente così il suo broncio si è trasformato in una risata piena di felicità.

Per questa vicenda il mio senso di colpa è salito alle stelle★ perché mi sa proprio che non si sarebbe fatto nemmeno un graffio e non gli sarebbe scesa una sola lacrima dagli occhi se, non avessi interferito con la sua discesa dalle scale.

Jacopo F., classe quinta B, Scuola Primaria di Monasterolo

UN POMERIGGIO DA INFARTO

Io ho una sorella molto vivace, si chiama Alice ha i capelli ricci e marroni, è un po’ grassottella, è molto affettuosa e furba, ha gli occhi marroni e vispi e porta gli occhiali che le danno un’area da perfettina. Era un pomeriggio come altri, all’improvviso ci mettemmo a litigare per un gioco, io entrai in cucina e chiusi la porta a vetri. Lei non la vide e con le mani in avanti per acciuffarmi, andò a sbattere contro la porta e la sfondò, tagliandosi il braccio sinistro. Alice si spaventò e si agitò, allora chiamammo mio nonno che venne in casa e le fasciò il braccio. Io per poco non svenni, invece mia nonna stette per avere un infarto. Subito mio nonno la portò all’ospedale dove poi lo raggiunsero i miei genitori.

Immediatamente mia sorella venne operata d’ urgenza e mia mamma dovette tenerla ferma perché Alice si muoveva cercando di liberarsi. Dopo averle cucito la ferita le misero delle fasce. Molto spaventati, mia sorella, mio padre, mia mamma e mio nonno tornarono a casa a mezzanotte e io corsi incontro a tutti e li abbracciai.

Lorenzo P., classe quinta B, Scuola Primaria di Monasterolo

 

L’INTERROGAZIONE

 Sono a scuola e dal mattino so che devo essere interrogata, seduta al banco con la mia compagna Giulia ripasso la lezione di Storia: i Greci.

La maestra seduta alla cattedra fa i bigliettini e per fortuna non esce il mio nome, esce quello di Beatrice.

Io il giorno prima ho studiato tantissimo, quindi, il ripasso è stato facilissimo.

Finita l’interrogazione di Beatrice la maestra pesca di nuovo, Ilda con gran voce pronuncia “Ludovica!”. Sono  agitata, mi alzo e vado, ma nel frattempo tutto quello che sapevo si richiude dentro uno scrigno.

Per fortuna a poco a poco mi ricordo tutto.

Torno al posto felice e contenta. A casa la mamma mi avvolge come una biscia in un abbraccio di felicità e mi dice: “Fai sempre così!”.

Io mi sento superfelicissima e per questo continuerò  a studiare così perché lo studio è importante!!

Ludovica R., classe quinta B, Scuola Primaria di Monasterolo

 

UN VECCHIETTO “ANTICO”

Era l’otto gennaio e a scuola Nadia, la mia migliore amica, mi raccontò di Natale e di suo nonno.

Appena arrivata con la mamma Luisa, magra, occhi azzurri, alta come una vedetta, il nonno stava lì ad osservare Nadia, suo padre Francesco che, salutata zia Rossella, subito si fiondò sul buffet.

Poi salutò Giorgia e Chiara le sue cugine e infine, Andrea il suo migliore amico e vicino di casa. Ora c’ erano tutti!

Mentre i grandi parlavano, Nadia, Giorgia e Andrea, corsero in giardino ,dove Chiara giocava con le bambole. Si arrampicarono sulla casetta che si trovava su un ciliegio forte, robusto e possente.

Lì giocarono a < POLIZIOTTO E LADRO >: Nadia e Chiara, dovevano scappare dai poliziotti Giorgia e Andrea. Si divertivano un mondo!

Era arrivata l’ora di mangiare: c’ erano spaghetti con le vongole, patatine al  forno con il cotechino. Era squisito☺.Finalmente arrivò il momento che Nadia aspettava ansiosamente. I Regali!!!

A Nadia regalarono una cover nuova con i diamanti a forma di orsetto, a Giorgia regalarono dei trucchi, A Chiara una bambola che parlava e ad Andrea un lego nuovo.

Alla sua mamma un calendario con sopra il suo viso, al suo papà una bottiglia di vino, a sua nonna uno scialle e al nonno un telefono nuovo .

Il giorno dopo, il nonno, provò ad accendere il cellulare:

–       Nadia! – urlò – Non riesco ad accendere questa pila … anzi mi sembra più un telecomando che una pila!.- Nadia andandogli incontro ridendo, gli spiegò che si trattava di un apparecchio per telefonare, ma cinque minuti dopo  il nonno la richiamò, allora Nadia decise di aiutarlo.

Non passava giorno che suo nonno le chiedesse aiuto.

Il nonno era un arzillo vecchietto ottantenne, sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e che per mantenere i suoi dodici figli lavorava anche di notte. Il suo hobby, nel pochissimo tempo libero, era leggere libri di botanica; per lui le piante erano la benzina del motore terrestre .

Era un curvo e tarchiato nonnino un po’ cicciottello, che non staccava mai la pipa dalla bocca.

Non aveva mai visto un computer o un tablet, figuriamoci un cellulare!

Il fatto più divertente è stato quando suo nonno la chiamò mentre era in bagno: doveva per forza andare da lui perché sul display erano comparsi strane immagini.

Nadia lo aiutò. E da quel giorno il nonno diventò un vero professionista, infatti per il suo compleanno Nadia chiese il Nintendo Swich e il nonno si prenotò per giocarci.

Per me due generazioni come la nostra e come quella dei nonni, potrebbero incontrarsi facendo così: noi insegniamo agli anziani ad usare le cose tecnologiche, e loro ci insegnano tutto quello che sanno, per esempio i nonni potrebbero insegnare ai maschi il giardinaggio, le nonne , invece , ci potrebbero insegnare a cucire.

Beatrice S. classe quinta B Scuola Primaria di Monasterolo

 

MAI LA GUERRA

Un giorno Federica decide di andare a ritrovare la nonna per farsi raccontare come ha vissuto la guerra.

All’inizio la nonna non vuole raccontare, ma ad un certo punto decide di farlo perché vede che Federica è molto interessata.

-Per fortuna la guerra non c’è più, ma quando c’era, era bruttissima e quando mio padre partì, ero molto in ansia per lui e visto che non sapevo cosa fare, allevavo i miei maiali e le galline.

La cosa che mi spaventava tanto erano i rastrellamenti dei soldati nemici che arrivavano dopo circa dieci minuti dal bombardamento e una volta, all’ora di pranzo, mentre mangiavo da sola nella mia casa, mi hanno rubato le galline e i maiali.

Alcune volte i soldati tedeschi mi rubavano anche il cibo, ma stavo zitta facendo finta che non fosse accaduto niente.

Tante volte, quando restavo senza mangiare, andavo di notte a prendere nella spazzatura le bucce di ortaggi.

C’erano diffuse tante malattie e non c’erano medicine come oggi e tanti morivano anche per la fame.

Era una sera il 4 giugno del 1944, alla porta bussarono due signori armati, ma mi dissero ” venga con noi, esca dalla casa “. Erano gli Alleati americani che ci salvarono, cosi ci sentivamo finalmente liberi, ero tanto contenta e due spararono in alto e in seguito invece delle pallottole misero dei fiori profumati in segno di libertà.

Quando seppi della morte di mio padre mi sentivo triste, non riuscivo a parlare come se il mio cuore…si fosse…spezzato.

Non sai cosa provai quel giorno – continua a raccontare- la guerra è una cosa bruttissima, spero che non accada mai più.

Tornando a casa Federica quel giorno ebbe una grande idea e scrisse una lettera alla nonna.

” Cara nonna mi dispiace che tuo padre sia morto, quello che mi hai raccontato mi ha colpito molto e adesso nel profondo del mio cuore c’è un gran dolore per tutti quelli morti in guerra e io credo che la guerra non si deve fare e c’è dell’altro: ci siamo tu e io in un forte abbraccio.

Un caloroso bacio dalla tua nipotina Federica. “.

Tommaso L., classe quinta B Scuola Primaria di Monasterolo

 

UN CANE E …

Era l’estate dell’anno scorso ed io mi trovavo al secondo piano del mio condominio con mia mamma e mia sorella. Eravamo a casa di due persone che conoscevamo da molto tempo. Loro ci avevano invitato perché volevano una manicure e un pedicure ciascuna da mia mamma che fa l’estetista. Io ero felicissima perché loro hanno un cagnolino di nome Lucky di piccole dimensioni, tutto nero con macchie bianche sulle zampette e occhi vispi e marroni. Io non riuscivo a smettere di accarezzarlo!! Poi Lucky si sdraiò nel suo cuscinetto e chiuse gli occhi, io lo accarezzai, lui aprì gli occhi di scatto e mi morse sull’avambraccio sinistro!! I suoi padroni si arrabbiarono molto e lo misero in castigo. Mi fecero sedere sul divano, dove se schiacciavi un pulsante le gambe si alzavano, se lo schiacciavi di nuovo si abbassavano. Subito dopo mi portarono del ghiaccio mentre Lucky continuava ad abbaiare forte. Dopo un po’ arrivò mio papà e mi portò in ospedale. Sono stata lì per ore e ore e mi annoiavo, poi tornai a casa di notte distrutta. Mia sorella dormiva come un angioletto, io non avevo fame e così mi sono buttata nel letto. Da quella sera ho dovuto mettere un cerotto gigante e ogni giorno dovevo cambiarlo. Ho tenuto il cerotto anche durante la vacanza in montagna con zio Alessandro, zia Sara e la nonna, infatti ho ancora qualche foto dove il cerotto è in bella mostra.

Quando ho tolto la benda, Lucky è venuto a casa mia con i suoi padroni per regalarmi un cane giocattolo.

Io voglio bene a Lucky e credo che sia stata colpa mia se mi ha morso perché aveva gli occhi chiusi, quindi stava riposando e io non lo sapevo. Alla fine anch’io gli ho fatto un regalo: un disegno.

Giorgia T., classe quinta B, Scuola Primaria di Monasterolo

 OMICIDIO A SORPRESA

Una notte di luna piena un gruppo di visitatori si incamminò verso una casa abbandonata.

Dopo due ore i turisti arrivarono e si guardarono attorno, entrarono e ad accoglierli c’era un ragazzino che si chiamava Davide. Era alto, robusto, ma molto timido.

Il ragazzino fece vedere la casa ai visitatori, all’ improvviso uno di loro scomparve e  si sentì un urlo terrificante che proveniva dalla sala.

Davide andò subito a vedere cosa fosse successo.

Davanti ai suoi occhi una scena orribile: sul pavimento c’era il cadavere del signor Rossi, il capogruppo dei visitatori. Era accasciato sul pavimento con il braccio sanguinante: qualcuno gli aveva tagliato il polso.

Davide chiamò subito l’ispettore Jhonson che osservò la scena del crimine e vide una candela per terra e alcune gocce di cera sul pavimento.

L’ispettore fece chiudere tutte le porte e disse a Davide di tenere tutti i visitatori nello studio per l’interrogatorio.

Jhonson cominciò a fare le domande agli ospiti.

Chiese a tutti dove si trovavano al momento del delitto.

Tutti dissero che erano in cucina, solo due di loro erano usciti: uno era andato in giardino e l’altro era tornato in camera.

L’ ispettore osservandoli bene vide che uno aveva delle gocce di cera su una scarpa.

Jhonson subito lo ammanettò e lui confessò dicendo che aveva ucciso il signor Rossi perché, il giorno prima, lo aveva offeso davanti a tutto il gruppo.

Così il caso venne subito chiuso e ancora una volta l’ispettore Jhonson non aveva fallito.

Arturo S., classe quinta B, Scuola Primaria di Monasterolo