UN AVVENTURA MAGICA- III PARTE

IO E TE

Per tutta la notte il mio pensiero si era fissato su un argomento solo, no, non il forziere, ma su un’altra cosa: Jim. Mi ero chiesta se anche lui in quel breve tempo passato insieme avesse provato le stesse cose che avevo provato io vedendolo per la prima volta.

Ero sdraiata sul letto, guardando il soffitto continuavo a vedere gli occhi di Jim che mi fissavano in maniera così dolce che mi sembrava di essere in un sogno, poi però ritornai nella realtà, mi alzai di scatto e mi diedi una botta sulla testa per il semplice fatto che non avevo chiesto il suo numero!!!

E ora come facevo a rintracciarlo?!?!?

Stavo per mettermi a piangere sul cuscino, quando mi venne un’idea, mi bastava andare in spiaggia l’indomani, alla stessa ora di ieri e vedere se c’era ancora, anche se le probabilità che fosse lì erano una su un miliardo, però valeva la pena tentare.

Avevo voglia di uscire per prendermi un buon gelato, così presi la mia borsa che era rimasta sul comodino dalla sera prima, cadde una mappa, la presi in mano e notai che era la stessa che avevo usato per trovare l’isola. Tutto ad un tratto passò per la mia mente un lampo che mi ricordò un argomento che avevo totalmente dimenticato: il forziere! Mi ero scordata, con tutto quello che era successo, di avvisare il museo della mia scoperta.

Ma non volevo abbandonare l’idea di prendermi un buon gelato, così decisi che avrei chiamato il museo la mattina successiva.

Mentre uscivo dall’hotel decisi di prendere la strada più lunga, giusto per farmi venire un po’ più di appetito.

Ok, la verità è che non volevo prendere la strada più lunga perché volevo che mi aumentasse l’appetito, ma per il semplice motivo che quella strada passava davanti alla spiaggia del giorno prima.

Jim non poteva essere lì, la probabilità era alquanto remota ma, dovevo almeno provarci.

Sì, era lì, come il giorno prima fissava l’oceano e le sue onde; appena mi vide mi fece un cenno di saluto io, mentre mi avvicinai, ricambiai.

Appena lo raggiunsi, mi disse: “Ciao Anna, sai ieri con te ho passato davvero uno stupendo pomeriggio e volevo chiederti se ti va adesso di venire in gelateria con me”

Non ci credo, mi stava chiedendo di uscire insieme!

Immediatamente gli risposi: ”Certo che mi va, avanti andiamo!”

Che meraviglia, avrei passato tutta la mattina insieme al ragazzo più bello che avessi mai visto, tutto il tempo parlammo della nostra vita, la nostra famiglia…

Eravamo tornati alla spiaggia, stavamo guardando per la milionesima volta l’oceano, ma stavolta in modo diverso: tenendoci la mano.

Stavo pensando se raccontargli tutta la verità sul forziere: d’altronde perché non mi sarei dovuta fidare??? Glielo stavo per dire quando mi accorsi che mi stava guardando, io mi girai verso di lui e mi disse: “Non so come dirtelo ma… MI PIACI!  Vuoi essere la mia fidanzata?”

Ero pietrificata, era la prima volta che mi capitava, e non sapevo come comportarmi quindi scelsi la risposta più banale che conoscevo: “SÌ”.

Lui mi abbracciò, io stavo vivendo il momento più bello e emozionante della mia vita, ma mancava ancora una cosa, quello che mi diede pochi secondi dopo: un bacio.

Il bacio sanciva che stavamo ufficialmente insieme: ora dovevo assolutamente raccontargli cosa avevo scoperto e quali erano le mie intenzioni a riguardo; allora subito gli dissi: “Posso dirti un segreto?” E lui dolcemente mi rispose: “Certo, avanti dimmi”.

Incominciai dal principio…

IL MUSEO

Pensai e ripensai mille volte alla mattinata di ieri e ogni volta che ci pensavo, mi sembrava sempre di più un sogno ma, per fortuna era la realtà.

Ora Jim sapeva tutto sul forziere così, si offrì di aiutarmi per portarlo sul motoscafo: prima però dovevo chiamare il museo.

Andai sul sito del museo per trovare il numero, appena lo vidi, presi il telefono e chiamai…

Fu un’attesa snervante, mentre, aspettando di ricevere una risposta, quella musichetta di attesa si ripeté più e più volte, ma finalmente, dopo mezz’ora, risposero…

“Buongiorno, sono la direttrice del museo, come posso aiutarla?”

“Salve, qualche mese fa ho visto sul sito del vostro museo un articolo che citava un forziere perso molto tempo fa…”

“Sì certo, il forziere della nave Fearless, ma cosa volevate sapere?”

“Quell’ articolo mi era piaciuto molto così, ho voluto fare qualche ricerca.”

“Scusi, ma non ho ancora capito cosa vuole”

“Quello che volevo dirle è che ho trovato il forziere.”

“Signorina, questo non è un gioco!”

“Ma non sto mentendo! L’ho trovato vicino a un’isoletta non molto conosciuta dell’America, sott’acqua ovviamente”.

“Mi fido di lei, signorina, manderò una squadra a riprenderlo”.

“Grazie, le mando un’e-mail con tutte le coordinate e, ovviamente anche il numero della cabina e il posto in cui cercare il forziere”

Ora ero veramente soddisfatta, finalmente avevo concluso la mia prima vera Avventura, ma c’era ancora un problema, ora che ero fidanzata con Jim non volevo tornare a casa perché questo comportava come conseguenza il fatto di doverci lasciare.

Comunque dovevo dirglielo prima o poi…

Gli scrissi di incontrarci in spiaggia, lui aveva detto che aveva un po’ di cose da sbrigare, che potevamo andarci domani, ma non potevo aspettare così tanto, per fortuna riuscì a convincerlo.

“Ciao Anna, come mai tanta fretta di incontrarci?”

“Ti devo dire una cosa, prima che te la dica però devi sapere che con te ho passato momenti che non avevo mai passato con nessun altro”

“Anna, mi stai spaventando, cosa mi devi dire?”

“Torno a casa, lì ho la mia famiglia, non posso scomparire così”

“…”

“Scusa”

“Sei sicura di non poter rimanere? Potresti trovare un lavoro e poi, scusa, ma il forziere?”

“Ho chiamato il museo stamattina e mi hanno detto che lo avrebbero recuperato loro”

“Allora questo è un addio?”

“No, è un arrivederci”

Gli diedi un bacio sulla guancia e me ne andai, quando mi girai, lo vidi ancora lì seduto sulla spiaggia a osservare il nulla, non sapevo se stavo commettendo il più grande errore della mia vita ma sapevo, che non lo avrei dimenticato mai.

RITORNO A CASA

Ormai era tutto pronto, avevo preparato le valige, messo a posto tutto quello che era rimasto in camera e preso i biglietti per l’aereo, avevo pagato l’hotel e ora ero fuori ad aspettare la navetta che mi avrebbe portato in aeroporto.

La avvistai in lontananza, quando arrivò anche se con un po’ di esitazione salii, per tutto il viaggio pensai alla mia scelta, ma c’era una cosa che mi dava sollievo, ieri avevo messo nello zaino di Jim l’indirizzo di casa mia e un biglietto aereo per andarci, chissà magari un giorno lo avrei rincontrato.

Tornata a casa, i miei genitori mi chiesero del viaggio, io risposi che era andato tutto bene, che mi ero rilassata e che non avevo fatto altro che stare in spiaggia tutto il tempo.

I loro sguardi però mi preoccuparono, non erano facce arrabbiate, erano facce del tipo: “Tranquilla, Anna, sappiamo tutto”.

Io, anche se con un po’ di paura, risposi: “Che c’è?”

Loro tirarono fuori un giornale, io lo presi in mano e, con enorme stupore, vidi il mio nome e la mia foto su tutte le pagine, e con titoli del tipo: “Giovane ragazza di 20 anni ha trovato il forziere della nave Fearless!”  Oppure: “Ragazza di 20 anni originaria dell’Italia trova il forziere della nave Fearless da tanto tempo cercato!”

Non ci credo ero diventata famosa, ogni giornale del mondo citava la mia scoperta, ero al settimo cielo, i miei genitori mi fecero molti complimenti, anche se un po’ arrabbiati che non gli avessi detto nulla della mia iniziativa.

Tuttavia mancava ancora una cosa: Jim. Mi mancava, nonostante il biglietto e l’indirizzo che gli avevo lasciato non era venuto, ma a un certo punto mi venne un’idea: sul giornale c’era scritto che per la mia scoperta avrei ricevuto molti soldi, che di sicuro mi bastavano per andare a vivere in America!

Ci volle un po’ per convincere i miei genitori, ma quando ci riuscii, chiamai immediatamente Jim per dirglielo, non ci voleva credere!

UNA NUOVA VITA

Dopo aver salutato i miei genitori e aver loro promesso che sarei tornata a trovarli, andai subito in aeroporto e partii.

Appena arrivata incontrai Jim all’uscita che mi aspettava, subito corsi verso di lui e lo abbracciai; gli chiesi anche perché non fosse venuto a trovarmi, e lui mi rispose che, se fosse venuto, di sicuro non sarebbe più andato via tanto era la gioia di ritornare con me, ma lui aveva un lavoro, un fratellino da curare, non poteva rimanere in Italia.

Io comunque non mi arrabbiai: ero presa così tanto dalla felicità che non mi importava del fatto che non fosse venuto, ora l’importante era che ero con lui, che avremmo condiviso dei momenti magici che non avremmo dimenticato mai, e che avremmo camminato sulla spiaggia tenendoci la mano durante il tramonto.

Insomma avevo vissuto la mia prima vera Avventura, ma questa non mi aveva regalato soltanto una nuova esperienza, ma anche un amore che mi ha cambiato la vita.

Arianna V., Secondaria, team del giornalino