A GIUSEPPE, PERCHÉ TU POSSA ESSERE PER SEMPRE UN BAMBINO

“Buon pomeriggio e ben venuti a tutti…” così è cominciato, il 23/05/2018, alle 17:30, nella sala consiliare del Comune di Peschiera Borromeo, l’incontro dedicato a Giuseppe Di Matteo, giovane vittima innocente di mafia, a cui gli studenti della Montalcini hanno scelto di dedicare un parco pubblico. Vi starete chiedendo chi è Giuseppe Di Matteo, Giuseppe ERA un bambino siciliano che AVEVA una grande passione per i cavalli … parlo al passato perché purtroppo Giuseppe non c’è più: suo nonno era un mafioso, il padre, Santino Di Matteo, un pentito, ma non uno qualunque, era colui che aveva premuto il pulsante dell’autobomba che ha ucciso Giovanni Falcone, sua moglie e la sua scorta. Santino stava cominciando a fare i nomi dei mafiosi che avevano architettato con lui il piano per la strage di Capaci e così facendo veniva protetto dalla polizia.

E come provare a fermarlo? Giovanni Brusca (grande amico di Santino e collaboratore nella strage di Capaci) trovò un modo: rapire il figlio.  Ed ecco che il 23 novembre 1993 dopo la sua solita lezione di equitazione Giuseppe di Matteo (ragazzino di 11 anni), uscendo dal maneggio fu rapito da due uomini travestiti da poliziotti. La madre non denunciò subito la sua scomparsa, in quanto il nonno del bambino le aveva detto che ci avrebbe pensato lui a riprendersi il nipote. A Santino arrivarono varie lettere in cui gli veniva detto che se avesse smesso di parlare, il figlio sarebbe stato liberato, lui non tacque, continuò a parlare abituato che Cosa Nostra non faceva del male a donne e bambini … ma si sbagliava.

Dopo 779 giorni e notti di prigionia, di spostamenti continui da un bunker all’altro, dopo 779 giorni  e notti di tristezza, solitudine, fame e dolore, Giuseppe Di Matteo fu  soffocato con una piccola corda e il suo corpo fu brutalmente sciolto nell’acido.

Di questo abbiamo parlato il 23 maggio, data scelta in quanto anniversario della morte di Falcone, o meglio questo è stato il tema, in realtà nell’incontro noi ragazzi abbiamo presentato dei video e letto delle lettere dedicate proprio a Giuseppe. Da due anni infatti nella nostra scuola viene attuato un progetto dal titolo “Toponomastica della memoria”, proposto dall’associazione Libera e realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale di Peschiera Borromeo, che consiste nell’intitolare un luogo del nostro Comune ad una vittima innocente di mafia, scelta dagli alunni di seconda e terza media. Quest’ anno la scelta è ricaduta su un bambino, Giuseppe, al quale abbiamo intitolato un parco. Tutti abbiamo scelto Giuseppe probabilmente perché ci ha colpiti il livello che può raggiungere la crudeltà della mafia.

Nella mia classe, la II B, abbiamo realizzato un movie maker in cui abbiamo confrontato come sarebbe potuta essere la vita di Giuseppe se la mafia non l’avesse ucciso e cos’è realmente accaduto. La classe II C ha ricostruito in un video la storia di Giuseppe e del suo rapimento e ha letto delle lettere immaginarie di Giuseppe alla sua famiglia, la seconda D infine ha pensato ad uno “Storytelling” in cui Giuseppe stesso ha raccontato le sua storia, e ha raccolto delle considerazioni emerse dagli scritti di alcuni compagni. Per realizzare la presentazione, ci siamo divisi in gruppi e ogni gruppo ha avuto il suo compito. Ci siamo molto divertiti a realizzare questo lavoro, anche se sotto un certo punto di vista avrei preferito non dover realizzarlo (non vorrei che esistesse la mafia e che dei bambini venissero uccisi, soprattutto in modi così brutali).

Non possiamo ridare la vita a Giuseppe, ma gli doniamo un parco, perché possa essere per sempre il bambino che avrebbe avuto il diritto di essere.

Giorgia F., Secondaria, team del giornalino