GLI ANGELI DELLA DROGA

Fortunatamente nel mondo, e in questo caso proprio vicino a noi, a San Giuliano Milanese, esistono persone che si prendono cura e ne aiutano altre in difficoltà, più precisamente con dipendenze. Una dipendenza che sta molto a cuore al fondatore dell’associazione “Promozione Umana” Don Chino Pezzoli, è quella da sostanze stupefacenti. La comunità terapeutica, dagli anni ottanta fino ad oggi, infatti, offre alla persona dipendente la possibilità di riconoscere la sua “malattia” e curarla.

Ecco il tema di un nostra compagni sull’incontro con degli esperti dell’associazione.

“Durante l’adolescenza è importante sapere ciò che è corretto fare e ciò che invece andrebbe evitato completamente, una delle cose di questo tipo è la droga, un mondo dal quale dobbiamo stare il più lontano possibile.

Chi ci sta vicino ce lo insegna fin da subito, grazie alla scuola però ci si accorge realmente a cosa si va in contro seguendo questa strada.

Proprio per questo il 18 marzo nell’aula magna della nostra scuola si è tenuta una conferenza   presentata dall’associazione “Promozione umana”, un’associazione che si occupa del recupero, attraverso precorsi specifici in una comunità, di persone che hanno problemi di dipendenza in modo particolare da droga e bevande alcoliche.

Erano presenti un educatore, una psicologa e un ragazzo di circa ventiquattro anni che sta seguendo un percorso di recupero.

Per iniziare ci hanno mostrato un video, come prima cosa scorrevano i nomi di tutte le sostanze stupefacenti, seguivano poi varie interviste a ragazzi, ma anche adulti che stavano svolgendo un percorso di recupero e raccontavano come avevano iniziato a fare uso di queste sostanze per poi parlare della loro vita in comunità.

Al termine del video abbiamo ascoltato la storia di Stefano, un ragazzo di ventiquattro anni che ha ceduto alla tentazione della droga.

Ci ha raccontato che ha iniziato a fumare sostanze stupefacenti quando aveva tredici anni e frequentava una compagnia di ragazzi più grandi di lui, dopo le medie ha iniziato a lavorare nella panetteria di famiglia e frequentando sempre gli stessi amici ha continuato a fare uso di queste sostanze a volte anche esagerando.

Per procurarsele usava sia i suoi soldi che quelli della madre e del fratello, ai quali li sottraeva di nascosto.

La madre un giorno, dopo averlo visto agonizzante sul letto, lo ha portato in ospedale e dopo questo incidente la madre ha deciso di mandarlo in comunità.

In comunità ha iniziato il suo percorso di tre anni seguendo l’ergoterapia, ovvero una terapia che consiste nel far lavorare il “paziente” che riscopre se stesso svolgendo piccoli lavori all’interno della comunità, ora è al secondo anno.

Ci ha raccontato che piano piano sta riscoprendo se stesso e che alla fine del suo percorso sarà in grado di non commettere di nuovo gli sbagli del passato.

Terminata la conferenza abbiamo seguito in classe una breve discussione sulla ricerca della felicità, perché la maggior parte delle volte ciò che spinge i ragazzi a fare uso di queste sostanze è la mancanza di felicità.

La felicità sta infatti nelle piccole cose che ci offre la vita, molte cose possono essere per noi fonte di felicità, come raggiungere i proprio obbiettivi, amare una persona e essere amati, avere una famiglia con cui vivere, avere amici che ci possano aiutare…

Io credo che molte volte le cose che ci fanno sentire veramente felici non le possiamo comprare e sta a noi cercarle dentro di noi o negli altri.

Non bisogna mai dimenticare chi siamo veramente e dobbiamo sempre scoprirci e apprezzare i nostri pregi, ma anche i nostri difetti.

Credo anche che la droga è per le persone deboli, che non hanno la forza e il coraggio per risolvere i problemi che la vita ci procura.”

                                   Erika CordiscoFederica Leonetti III A, Erika Cordisco III D,

team del giornalino