INTERVISTA A GIACOMO LEOPARDI

leopardi

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” che poesia! La conoscono tutti, ma possiamo dire che è di proprietà di una sola persona: Giacomo Leopardi.

Il Corriere della Sera ha avuto l’opportunità di intervistare Giacomo Leopardi. Tutto è pronto, due sedie, la luce della candela sul protagonista e iniziamo.

Salve signor Leopardi, come sta?

Bene. Sono felice di stare con lei.

Prima di tutto volevo chiederle se posso darle del tu.

Per me va bene. Come stai?

Bene grazie. Iniziamo: vieni da una famiglia nobile, raccontami qualcosa.

Sono nato a Recanati nel 1798 da una famiglia nobile. Mio padre un conte e mia madre una marchesa.

Ti sei “istruito” da solo. Come hai fatto?

Recanati è un posto chiuso e io stavo per tutto il giorno in biblioteca a studiare. Ho imparato bene sei lingue. Per me era affascinante conoscere fino a quando non ho avuto problemi agli occhi e al sistema nervoso; in aggiunta avevo il morbo di Pot e la gobba (sono arrivato a essere al 139 cm).

Ci sono voci che dicono che hai cercato di fuggire da Recanati. E’ vero?

Sì. Ero stanco di stare a Recanati … diciamo che volevo cambiare aria, ma fui fermato perché i miei genitori lo vennero a scoprire. Solo al secondo tentativo, col consenso dei genitori, ho fatto un viaggio in tutta Italia.

Quali sono le città che hai visitato?

Roma, Bologna, Napoli, Firenze, Pisa, Milano.

Bene, cambiamo argomento. Ti sei mai innamorato?

Sì, una volta. Me lo ricordo alla perfezione, il suo sguardo e il battito del mio cuore al solo pensiero di poter stare insieme a lei (si chiamava Teresa) finché la natura non ha agito: la mia amata si è ammalata e infine è morta.

Quindi tu sei contro la natura?

La definisco una “matrigna malvagia”. Forse sono esagerato perché comunque la natura dà la vita ma porta a false illusioni e anche alla malattia.

E invece, cosa ne pensi della felicità?

La vera felicità? L’attesa stessa della felicità.

Hai scritto molte poesie, quali sono le tue preferite?

Mmmm … difficile. Per me sono come figli, tutte bellissime ma forse potrei dire che mi emozionano di più “L’infinito”, “A Silvia” e “Il sabato del villaggio”.

A te si sono ispirati molti spettacoli tra cui “Fuori Misura” al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano. Sei andato a vederlo?

Sì. Mi è piaciuto molto anche come hanno trasformato uno spettacolo che descriveva qualcosa di triste (la mia vita ha avuto molte scosse, ah ah ah) in qualcosa di bello e a tratti divertente.

Sei stato “paparazzato” che andavi da un veggente. Perché?

Volevo farmi leggere la mano per poter vedere quando sarei morto. La signora mi ha detto che la mia morte avverrà nel 1837. Chissà se sarà vero.

Ah ah ah. L ‘intervista è finita. Grazie mille del tempo che mi hai dedicato. Arrivederci.

Mi sono divertito molto. Arrivederci.

 

Irene Casalino, III D Secondaria

VI SIETE MAI SENTITI “FUORI MISURA”?

leo“Fuori misura”, ecco come si sentiva Giacomo Leopardi, 1 metro e 39 di uomo, malato e con la gobba, protagonista dello spettacolo al quale le classi terze hanno assistito il giorno 4 del febbraio di quest’ anno, interpretato da Andrea Robbiano al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano.

“Fuori misura” è uno spettacolo che ci è piaciuto molto perché vuole mostrare agli spettatori come un personaggio, che viene descritto in un modo e visto dagli studenti come una persona “noiosa”, possa diventare un’occasione per svolgere una piacevole lezione di italiano.

Andrea, l’attore protagonista del monologo, e Valeria Cavalli, la sceneggiatrice, hanno voluto dimostrare al pubblico di alunni e professori come leggere l’altra faccia della medaglia: Leopardi non è solo uno dei tanti personaggi della nostra letteratura, spesso non amato dagli studenti, ma è una persona che ha sofferto e che ha vissuto in solitudine.

Lo spettacolo parla di un giovane uomo, laureato in lettere, con il sogno nel cassetto di fare l’insegnante. Questo “cassetto” un giorno viene aperto perché finalmente il protagonista ha la possibilità di insegnare, svolgendo una supplenza. Felice della proposta, accetta e la sua euforia è al massimo finché non scopre che cosa deve spiegare: Giacomo Leopardi. Il professore non si sente in grado di presentare un personaggio come lui.

Con molto coraggio riuscirà a presentarsi, ma svolgerà il compito assegnato? Riuscirà a far amare ai propri alunni la vera parte che non conoscono di Leopardi?

L’attore svolge anche un altro ruolo, quello di Salim, il suo portinaio egiziano che rappresenta la saggezza, ma anche una semplice persona che può dare grandi consigli e questo ci fa capire che tutti noi potremmo dare suggerimenti preziosi che dovremmo donare a chi ne ha bisogno. Salim aiuta il giovane prof. a capire che “non deve spiegare tramonto a chi a gli occhi per vedere …”, cioè che l’esperienza vissuta e la sensibilità innata in ciascuno di noi aiuta a comprendere nell’immediato il contenuto di una poesia che parla di vita.

I messaggi dello spettacolo sono molti:

  • Non abbattersi di fronte alle prime difficoltà
  • Inseguire i propri sogni
  • Non giudicare dalle apparenze e senza conoscere
  • Avere fiducia nelle proprie capacità

L’ opera, secondo noi, ha aiutato molti spettatori a non giudicare Leopardi solo come un poeta, ma anche come un animo sensibile, un uomo che non ha ricevuto amore e affetto, soffrendo molto per ciò di cui la vita l’ha privato.

Abbiamo capito che dobbiamo inseguire i nostri sogni e che non dobbiamo cadere di fronte ai primi ostacoli, ma se così accadesse, bisogna avere la forza di ricominciare fino a raggiungere il proprio obbiettivo.

Elisa Ragusa e Giulia di Nuzzo, III D Secondaria,

team del giornalino

AFORISMI SULLA GUERRA E SULLA PACE

La scuola sta finendo e in questo che è l’anno in cui ricorre il centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale per l’Italia, vorremmo parlare di pace. Abbiamo raccolto alcuni aforismi che parlano di guerra e soprattutto di pace. Raccontateci quale vi è piaciuto di più o aggiungetene uno che vi piace o che avete ideato voi. Vi aspettiamo!

L’umanità deve mettere fine alla guerra o la guerra metterà fine all’umanità.

John Fitzgerald Kennedy

In guerra, la verità è la prima vittima.

Eschilo

La via più rapida per porre fine a una guerra è quella di perderla.

George Orwell

È molto più facile fare la guerra che la pace.

Georges Clémenceau

In guerra e in amore sono le ritirate che scatenano le avanzate.

Antonio Fogazzaro

Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra. E’ sufficiente dire ciò che si pensa.

Martin Luther King

Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra.

Jim Morrison

Chi vuol la pace, prepari la guerra!

Gianni Rodari

Questa dannata guerra finirà quando saremo troppo vecchi per goderci la pace.

Jim Morrison

 La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro.

Karol Wojtyla

Vale la pena di lottare per le cose senza le quali non vale la pena di vivere.

Ernesto Che Guevara

Non parlare mai di pace e di amore: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso.

Jim Morrison

La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane.

Pablo Neruda

Per avere una vera pace, bisogna darle un’anima. Anima della pace è l’amore.

Papa Paolo VI

La vera felicità è la pace con se stessi. E per averla non bisogna tradire la propria natura.

Mario Monicelli

La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.

Gandhi

La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.

Nelson Mandela

La pace è come un bambino che sorride ogni volta che lo si guarda.

Toon Hermans

Bianca Seganfreddo e Martina Colombo,

 II D e II B Secondaria, team del giornalino

ECCO PERCHE’ NON VEDO L’ORA DI DIVENTARE GRANDE

ragazza

28 Aprile 2015

Caro diario,

non vedo l’ora di diventare grande, perché vorrei che i miei genitori mi dessero quel poco di fiducia e di indipendenza di cui ho bisogno.

Tutti gli adulti pensano che sia meglio essere piccoli, senza pensieri, che sia meglio andare a scuola e studiare. Ma scommetto che anche loro da ragazzi avevano il mio stesso desiderio, quello di crescere, almeno un po’, per capire cosa c’è al di là di quella che tutti quelli chiamano “infanzia”.

Mi piacerebbe diventare grande per essere indipendente e per decidere da sola quello che vorrei. Tutte le volte che chiedo qualcosa a mia mamma lei mi risponde : ”Quando sarai più grande…” Se ogni volta ci ripetono questo, noi vogliamo crescere ancora di più per arrivare a tutte quelle cose che vogliamo fare.

Eh … diario quante volte abbiamo sentito dire: ”Quanto crescono in fretta!” dai nostri genitori? Non ce ne possiamo mica fare una colpa, in fondo è il ciclo della vita e nessuno ti può impedire di crescere (ad eccezione del vampiro nel film Twilight).

Tutti i “grandi”, che a volte sono più piccoli di noi, ci dicono che questi sono gli anni migliori, ma nessuno di noi la pensa proprio come loro, insomma andare a scuola sei ore per poi fare i compiti fino alle 16:30 per poi uscire meno di due ore, non è proprio il massimo.

Secondo me gli anni migliori sono dai 20 ai 30 anni, perché non si è né troppo giovani né troppo vecchi e perché ormai si è totalmente indipendenti.

Dai 20 anni inizi la continuazione della tua adolescenza e puoi iniziare a fare un sacco di cose anche da solo, per esempio potresti diventare mamma e trovare l’uomo giusto per te.

Puoi iniziare ad andare ai ristoranti con amici senza che i camerieri non ti guardino neanche, perché sei troppo piccola in tutti i sensi.

Crescere sarebbe proprio bello, ma se potessi crescere in questo preciso momento non lo farei perché la vita va vissuta tutta.

Ciao

la tua Lilla

 

Camilla Piatti, III D Secondaria

“DOVE PASSA ATTILA NON CRESCE PIU’ L’ERBA”

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Dove passa Attila non cresce più l’erba“: questo il famosissimo detto associato al celebre re degli Unni che ci fa intuire quanto temuto dovesse essere Attila al suo tempo.
Fu infatti l’avversario più irriducibile dell’Impero Romano d’Oriente e di quello d’Occidente.
Il suo soprannome era “flagellum Dei”, ossia flagello di Dio, gli deriva dalla sua malvagità, ma a lui vengono attribuite anche doti di grande e coraggioso condottiero. Il suo vastissimo impero si estendeva dall’Europa Centrale al Mar Nero, al Danubio al Baltico, unificando per la prima ed unica volta nella storia la maggior parte dei popoli barbarici dell’Eurasia settentrionale.

Tra il 404 e il 453 Attila scese con i suoi barbari sull’occidente: settecentomila uomini assetati di sangue con lo sterminio e il saccheggio nei loro cuori, distrussero senza pietà molte città, tra le quali Aquileia che fu rasa al suolo, devastarono e fecero razzia per molti anni nelle regioni dell’impero Romano.

Attila morì nei primi mesi del 453; la tradizione dice che la notte dopo un banchetto che celebrava il suo ultimo matrimonio (con un’ungherese di nome Krimhilda, poi abbreviato con Ildiko), egli ebbe una copiosa epistassi e morì soffocato dal suo stesso sangue.

Alcuni storici hanno provato a spiegare la tradizione dell'”epistassi” con una ipotesi di morte più credibile, probabilmente provocata da emorragia interna  , più precisamente di natura digestiva: Attila ritornato in patria carico di gloria e di bottino, si dedicò al trionfo, imbandendo, per giorni e giorni, colossali tavolate per festeggiare i suoi trionfi e durante uno di questi banchetti il re, esagerando oltre misura con il mangiare morì improvvisamente.

I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto così che il più grande di tutti i guerrieri doveva essere pianto senza lamenti femminili e senza lacrime, ma con il sangue degli uomini. Fu seppellito in un triplo sarcofago d’oro, argento e ferro con il bottino conquistato in anni di razzie e ruberie per tutta l’Europa e tutto il corteo funebre, gli uomini che avevano scavato la tomba e i guerrieri che vigilavano sulla sua persona, vennero uccisi e sepolti in sua compagnia, per rendere segreta la sua sepoltura. Secondo le leggende ungheresi il sarcofago si trova tra ilDanubio e il Tibisco, in Ungheria. La sua figura visse, dopo la sua morte, nelle parole dei cantastorie barbari, diventando, con il passare dei tempi, una saga che durò fino alla nascita di quelle su re Artù e i suoi cavalieri, continuò a vivere come figura leggendaria.

Una teoria alternativa sulla morte di Attila, registrata per la prima volta ottant’anni dopo il fatto, racconta che morì per mano di sua moglie Gudrun.

Tra le numerose leggende che circondano al sua morte, interessante quella ambientata ad Aquileia: qui Attila è ammirato da Odabella, una schiava scampata alla distruzione della città che in realtà intende vendicare il suo popolo. Ella è amata da Foresto, il quale arriva al campo di Attila per ucciderlo, ma Odabella sventa il suo piano: deve essere lei a distruggere Attila. Attila, per ringraziarla di averlo salvato, libera Foresto e decide di sposare Odabella. Ma lei fugge e va al campo dei romani, Attila la insegue, viene circondato dai romani e Odabella lo pugnala uccidendolo con la spada donatale dallo stesso Attila.

La maggioranza degli studiosi rifiuta comunque queste versioni come racconti leggendari, preferendo invece la versione data da Prisco di Panion, contemporaneo di Attila.

Riccardo Signorotto, I C Secondaria, team del giornalino

PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA: QUAL E’ IL VOSTRO PREFERITO?

 

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L’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2015, svoltasi tra il 29 e il 31 gennaio, è stata la tredicesima elezione del Capo dello Stato. Al quarto scrutinio Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica.

Sebbene la scadenza naturale del secondo mandato di Giorgio Napolitano fosse il 22 aprile2020, come largamente anticipato nei mesi precedenti il presidente della Repubblica, quasi novantenne, ha rassegnato le proprie dimissioni il 14 gennaio 2015, al termine del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea.L’Italia nel corso del tempo ha avuto molti presidenti della Repubblica, per l’esattezza undici prima del presidente Mattarella e ognuno di essi a segnato la storia italiana sia nel bene che nel male.

A scuola abbiamo parlato dell’elezione del presidente e ognuno di noi ha intervistato parenti ed amici, per sapere quale sia stato il presidente che li ha colpiti di più e perché.

Ecco la mia intervista ad una giovane mamma italiana:

  • Qual è stato il presidente della Repubblica che l’ha maggiormente colpita? Perché?

Sandro Pertini, il settimo presidente che fu in carica dal  perché ha fatto innumerevoli cose per l’Italia e secondo me si dovrebbe prendere esempio da lui.

  • Quale fatto compiuto da Pertini le è rimasto impresso?

Uno dei fatti per cui credo che Pertini sia il migliore è quello che egli si è fatto sentire dall’alto della Sua autorità di Capo dello Stato per denunciare altri capi di Stato o di Governo che calpestavano i diritti di democrazia e libertà.

  • Quale sue qualità crede l’abbia fatto ammirare da molte persone?

La sua incapacità di resa che fu “mostruosa”, nel senso latino della parola, cioè prodigiosa e l’enorme culto della propria personalità, infine le espressioni e i comportamenti di ambiziosa autocoscienza.

  • Direbbe che egli abbia dato una svolta all’Italia?

Credo di sì, se ricordiamo che quando fu eletto presidente, fin dai primi anni della Sua presidenza, durante la quale le regole democratiche erano minate dalla corruzione, dal terrorismo, da lobbies affaristiche; lui lottò senza tregua per il riscatto di tutti, tanto da ottenere anche piena stima dagli avversari politici, per la sua indiscussa rettitudine.

  • Cosa pensava lui dell’Italia?

Pertini diceva che l’Italia doveva essere portatrice di Pace, che non doveva essere sorgente di morte né di guerra. Sosteneva che il popolo italiano si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra e che tutti dovevano seguire questa strada.

  • Che idea ha lei di Pertini?

Sandro Pertini fu un patrimonio di storia, di idealismo puro, di cultura, di lotta, di nobiltà, di passione che abbiamo il compito di portare avanti.

  • Si può anche dire che era sostenitore dei giovani?

Sì, era uno dei suoi costanti pensieri quello di poter assicurare un posto di lavoro ad ogni cittadino, soprattutto ai giovani; che la disoccupazione era ed è tutt’oggi un male tremendo che può portare anche alla disperazione. Inoltre sosteneva che la più grande preoccupazione era quella che i nostri giovani potessero diventare emigrati della società e che potessero diventare violenti o sottomesi da corruttori senza scrupoli.

  • Pertini come può essere definito?

Egli fu un uomo semplice seguito per la sua concezione non complicata, la sua passionalità, il suo essere schietto, irascibile, a volte burbero, ma anche dolce, la sua etica, ma soprattutto il suo grande esempio di onestà.

  • C’era qualcosa che egli ripeteva sempre di sostenere?

Egli ripeteva che la Sua coscienza di uomo libero si era formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si era rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Filippo Turati ecc.

  • Per cosa lo ricorda?

Lo ricordo attraverso l’ultimo suo incontro al Quirinale in cui disse: ”Voi, giovani non venite meno all’impegno per la giustizia e la libertà, non scendete ai compromessi, difendete la vostra dignità, costi quello che costi!”. Grandi parole per una grande persona come lui.

Questo è ciò che pensa una persona italiana che ha visto Pertini quando era Presidente della Repubblica e che ringrazio per aver risposto alle mie domande a cui è stata sottoposta e per il tempo che mi ha dedicato per la riuscita di questa intervista.

 

Giulia di Nuzzo, III D secondaria, team del giornalino

 

 

 

UN MONDO A CUBI: MINECRAFT

minecraftMinecraft ps3 Edition è un gioco creato dalla Mojang da Notch, e si svolge in un mondo fatto di blocchi, la maggior parte dei quali sono cubici, a partire dalla skin, il personaggio che interpreti.

Esiste anche la versione per PC, solo che in questa il mondo è quasi infinito (alle coordinate il mondo è diverso e con una fine), per ps3 il mondo ha dei limiti.

Il personaggio che interpretiamo si chiamerà Steve e con lui andremo in giro per il mondo creato dal gioco per sopravvivere.

Per sopravvivere bisognerà cercare animali per mangiare, spaccare legna per costruire e crearsi un rifugio anti-mostri: un rifugio per difendersi dai mostri che si creeranno durante la notte, i diversi nemici che si creeranno saranno:

-creeper: mostri che sopravvivono anche di giorno e che quando ti avvicini a loro ti esplodono addosso, ogni volta che ne uccidi uno, ti rilascia polvere da sparo, utile per costruire TNT; sono una decodificazione malfunzionante di Minecraft;

-zombie: sono i più facili da sconfiggere perché, a differenza degli altri mob sono più lenti e ti attaccano solo venendoti contro, ogni volta che ne uccidi uno ti rilascia carne marcia, che per 30 secondi non ti fa soffrire la fame, la mattina prendono fuoco e muoiono da soli;

-scheletri: sono quelli che ti attaccano anche da lontano, questo a causa dell’arco che portano, sono gli unici che hanno un arma (nella modalità facile, nelle altre modalità anche lo zombi potrebbe avere un arma e un’armatura), quando li uccidi ti rilasciano degli ossi, utili per addomesticare i lupi, che ti aiutano e ti difendono se vieni attaccato o attacchi qualcuno, la mattina muoiono, ma non rilasciano nessuno osso;

-ragni: questi mob sopravvivono anche di giorno, solo che attaccano solo di notte (se però gli attacchi di giorno ti attaccano anche loro), questi sono uno dei più pericolosi, questo quando ti attacca ti salta addosso e ti manda molti metri rispetto alla posizione in cui eri, quando li uccidi ti lasciano una ragnatela, utile per costruire un arco, e un suo occhio, utile per creare pozioni;

-enderman: questi non attaccano almeno che o non li guardi negli occhi (se indossi una zucca anche se li guardi negli occhi non ti attaccano) oppure non li attacchi, questi mostri hanno la particolarità di trasportarsi e di raccogliere blocchi di qualunque genere, se cerchi di attaccarli da lontano con un arco loro si spostano evitando la freccia, ma non ti attaccano;

-streghe: vivono nelle paludi dentro una casa sopra l’acqua, dentro la casa puoi trovare un tavolo da lavoro e un calderone.

Nel mondo ci sono anche mob, cioè personaggi come i villici o animali, i diversi sono:

-maiali: sono dei mob che uccidendoli rilasciano della carne utile per sopravvivere;

-mucche: esistono due tipi di mucche: quella da latte e quella da funghi: quando uccidi quella da latte ti da della bistecca e della pelle, utile per farsi un’armatura (se hai in mano un secchio vuoto e premi L2 sulla mucca ti ritroverai con un secchio di latte, utile per guarirsi da pozioni spesso inflitte dalle streghe); se uccidi quella da fungo ti da della pelle e un fungo, utile per farsi una zuppa di funghi (se hai una scodella in mano e premi L2 sulla mucca ti dà una zuppa di funghi);

-pecore: ci sono tre tipi di pecore: bianca, nera e grigia… però puoi tu stesso renderle anche di altri colori come: rosso, blu, verde, rosa, viola e altri; questo grazie a delle porpore che se le hai in mano e premi L2 sulla pecora bianca, questa cambierà colore; di qualsiasi colore siano puoi lo stesso creare un letto con tre tipi di lana differenti, il letto serve per passare velocemente dalla notte al mattino e a ripristinare la vita senza mangiare;

-polli: quando li uccidi ti rilasciano un petto di pollo e una piuma con la quale, se hai anche dell’inchiostro, creare un libro;

-lupi: sono animali che si trovano nelle zone innevate, se attacchi uno di loro, ti attaccano in gruppo, puoi addomesticarli premendo L2 con un osso in mano, quando non ti seguono devi dargli della bistecca;

-ocealot: il corrispettivo dei gatti, si addomesticano premendo L2 quando hai un pesce crudo in mano, vanno dove vogliono loro e raramente ti seguono;

-calamari: quando li uccidi ti rilasciano dell’inchiostro e della seppia;

-villici: si trovano in comunità di circa 10 membri e abitano in villaggi, molto spesso nel deserto; puoi effettuare scambi con loro.

Questi sono tutti i mob che trovi nel mondo normale, ma ci sono anche diversi mondi in cui puoi accedere costruendo portali; i portali principali sono due (gli altri si possono scaricare); sono:

-il portale dell’Ender: si costruisce utilizzando occhi di enderman e frammenti del portale dell’Ender, nel quale devi mettere gli occhi , per attivarlo serve un acciarino; in questa dimensione ci sono solo enderman e il Drago dell’ Ender, boss che devi battere per forza per ritornare nel tuo mondo; i blocchi presenti qui sono tutti blocchi dell’Ender;

-il Nether: è costruibile con ossidiana e per attivarlo serve un acciarino, qui si trovano Vampe, mostri di fuoco, zombi pigman: maiali zombificati, non ti attaccano, ma se tu attacchi loro, loro attaccano in gruppo (portano con loro sempre una spada d’oro), Ghast, sono mostri volanti che ti attaccano con palle di fuoco; questo mondo è fatto con blocchi del Nether, lava, pietra lucente e slowstone.

Minecraft è un bel gioco a cubi, fluido e altro, puoi esplorare ovunque tu voglia, fare quello che vuoi e per noi è un ottimo passatempo da impegnare con gli amici.

Diego Lazzari e Riccardo Clemente,

III B e III C Secondaria, team del giornalino

FIVE NIGHTS AT FREDDY’S: LA VERITA’ E’ SVELATA

freddyFive Nights at Freddy’s è il nuovo gioco horror da poco uscito è diventato subito il più famoso e pericoloso gioco horror.

Noi andremo a scavare nella storia di questo gioco perché ogni gioco horror non è sempre solo un’idea del programmatore, ma una storia vera successa realmente.

Esiste un negozio chiamato “Freddy’s Fazbear Pizza” in America nel quale si svolge il gioco, questo ristorante un tempo era un famoso locale nel quale c’erano “animatroni’ robot che si muovevano e parlavano da soli. Un tempo però al posto degli animatroni, nei pupazzi recitavano persone e nel costume di Freddy si trovava un serial killer che sfruttando la fede che avevano i bambini in Freddy, li portò in uno stanzino chiuso dove poi li uccise e li nascose nei costumi di Freddy l’orso, Bonnie il coniglio, Chica il pollo e Foxi la volpe (solo Chica è femmina); i bambini uccisi erano 5 e il quinto si pensa che sia Golden Freddy, un costume uguale a Freddy ma oro e si pensa che le anime di questi bambini controllino i pupazzi e vengano ad ucciderci (nel gioco), si pensa questa cosa perché sulla maschera di Freddy ci sono impronte di mani di bambino.

Si scoprì che i bambini si trovavano nei pupazzi mesi dopo perché sui pupazzi iniziarono a formarsi delle macchie di sangue negli occhi ed essi iniziarono a puzzare di persone morte, tanto che una persona li definì “carcasse animate”.

Nell’87 alla pizzeria durante il giorno della riapertura del locale (Five Nights at Freddy’s 2) a Foxi avviene un cortocircuito e morde una bambina strappandogli il lobo dell’orecchio destro e un adulto, la roba più creepy è che prima di mordere la bambina sembra avere sentimenti (strano per un animatrone) e sembra impossessato e dice frasi strane: “Non mi accetteranno mai” “Non sono come loro” “Uccidili”, e prima di morderla quasi per avvertirla di scappare dice “Non ho il controllo”.

Durante il giorno dell’uccisione dei bambini, la madre di quello che sarebbe diventato Golden Freddy aveva perso il bambino all’entrata dalla pizzeria e sentiva dentro di sé che suo figlio rischiava di morire se entrava lì; la canzone di “Five Nights at Freddy’s 2” è s’intitolata “It’s been so long” e racconta l’episodio in cui vennero uccisi i 5 bambini.

Nel gioco si trova anche un altro personaggio: “The Puppet”, che è quello che ha ridato la vita a 4 dei 5 bambini che poi sono diventati Bonnie, Chica, Foxi e Freddy; questo spiegherebbe perché nel gioco Golden Freddy sembra morto, ma non specificherebbe perché si muoverebbe, infatti nel 2 alcune volte potresti vedere un animatrone senza vestito, appunto quello appartenuto a Golden Freddy

Gli animatroni stanno sotto al controllo di The Puppet ma questo sta sotto un’altra persona: il suo assassino.

Ancora prima dell’apertura del locale c’è stata un apertura alla quale ha partecipato il bambino che sarebbe diventato “The Puppet”: lui non voleva andare al Freddy Fazbear Pizza; infatti cercò di allontanarsi cercando un posto dove non stare ad ascoltare le canzoni cantate da Freddy, Bonnie e Chica (allora cantate ancora da persone umane), ma incontra una persona col costume di Golden Freddy, il quale dopo averlo condotto nella cucina gli tolse tutta la possibilità di muoversi e lo trasformò nel “The Puppet”. Nel gioco bisogna far andare una canzoncina per non farlo uscire dalla scatola in cui si trova; questa canzone è quella che canticchiò l’assassino mentre lo torturava

Allora tutti voi ormai vi chiederete chi sarà il misterioso assassino, basta provare a pensare (per chi ha il gioco): nel 2 la guardia che c’è stata prima di te in un messaggio ti dice “Hai visto Foxi muoversi su East Hall, non è possibile non possono muoversi” e lo dice in un modo quasi per dire che ti vuole morto; sempre nel 2 in uno dei mini-giochi devi inseguire The Puppet e interpreti Freddy, il livello non è possibile se eseguito in un certo modo e questo modo è seguire The Puppet. Ad un certo punto tuttavia, ti arriva incontro il Purple Man che ti ferma, se si esamina la figura si può notare che ha un distintivo sul petto che è quello per identificare la guardia che lavora alla pizzeria e in mano ha un telefono che è quello che usa per mandarti i messaggi, quindi i messaggi che ti invia non sono pre-registrati, ma detti in diretta. Questo poi non è l’unico assassino o Purple Man; infatti dopo che finisci di lavorare nel 2, il giorno dopo riapre il ristorante; ma come?! Vuol dire che noi in realtà non parliamo del fatto che gli animatroni si muovevano e quindi quello che interpretavamo era il Purple Man che si trova in Five Nights at Freddy 1.

Questa è la storia che io e i miei amici abbiamo scoperto riguardo alla vera storia di Five Nights at Freddy e spero che a voi risulti interessante.

Diego Lazzari e Matteo Tognolo,

III B Secondaria, team del giornalino

VOGLIO FARE LA SCRITTRICE

scrittrice

Il libro che oggi vi voglio presentare si intitola “Voglio fare la scrittrice” e l’autrice è Paola Zannoner. Visto che ho appena finito di leggerlo e mi è sembrato fantastico ed istruttivo volevo presentarvelo.

Questo libro racconta di una ragazza di nome Maria Veronica che ha deciso di cambiare il suo nome in Mia quando era piccola. Questa è una ragazza semplice, dolce, carina e ha un solo scopo nella vita: scrivere. Sogna di diventare una celebre scrittrice, ma ogni volta che legge i suoi libri si pente di ciò che ha scritto, non è mai soddisfatta. Il suo grande sogno, infatti, è anche entrare nella più celebre scuola di scrittori, non è del tutto sicura della scelta, ma, quando scopre che in quella scuola ci sarà anche Sean Hamilton, il ragazzo per il quale ha perso la testa, accetta e ne entra a far parte.

Tutto ciò che le accade, lo confida alla sua amica del cuore: Genni, di cui lei si fida ciecamente. Durante l’anno scolastico la ragazza scrive un libro, che racconta di una bambina che si chiama Mia e si ispira a un diario che ha scritto quando era piccola. In questo diario racconta di quando voleva fare la ballerina, la cantante, la maga e molte altre fantasie. Insieme a racconti in parte inventati racconta anche un po’ di realtà. Mentre scrive il suo libro non dice ai genitori della scuola per scrittori e fa finta di studiare, anche se alla fine dirà loro la verità. Dopo tante fatiche, Mia riesce ad entrare in quella scuola scrivendo di un’avventura in barca e nella lista degli ammessi trova anche il nome di Sean.

Spero che questo romanzo vi possa piacere perché a me ha aiutato a scrivere meglio i temi che la mia prof mi ha dato per compito e perché la storia narrata è molto interessante ed il confronto tra la realtà e la fantasia di Mia si mescolano formando un unico insieme, dando così alla storia originalità. Per finire vi raccomando di leggerlo insieme a gli altri libri dell’autrice, tra quelli “Lasciatemi in pace”.

 Valentina Favara, I B Secondaria, team del giornalino

IN GIRO PER LA SCUOLA … CON TOPOLINO !

topolino

Il 19/02/15, la mia classe, la I A, insieme alla I E, siamo andati in giro per la scuola a suonare con il flauto il brano “Mickey Mouse March”, ovvero la famosa ” Marcia di Topolino”. Ciò è stato organizzato dalla professoressa Bolzoni, insegnante di musica in queste due prime. Inizialmente, la prof. ci ha affidato quello spartito come brano da suonare durante le vacanze di Natale, per allenarci. Lei non ci ha detto che successivamente saremmo andati  a suonare in giro per la scuola Secondaria,  perciò al momento della rivelazione, c’è stata una grande sorpresa ed emozione. Oltre a questo la prof Bolzoni ci ha affidato un ulteriore compito: preparare a casa … nientemeno che le orecchie di Topolino! Perciò quel giorno, dalle 10:15 circa alle 10:25, siamo andati in giro per la scuola a suonare il flauto con le orecchie di Topolino.

Secondo i commenti delle prof e dei miei amici, eravamo proprio carini! Durante la suonata, molte classi sono uscite dalle aule battendoci le mani. A quel punto scattava un po’ di imbarazzo! Non troppo però! Partiti dalle nostre due classi, siamo passati dal nostro piano incontrando tutte le prime e tutte le seconde medie, ad eccezione della II D, che si trova a piano terra.

Dopo quel corridoio, siamo scesi dalle scale e siamo andati incontro all’ ultima seconda mancante e a tutte le terze. Siamo passati dal giardino e dalla stradina che porta alla finestre delle classi citate poco fa. Queste ultime hanno riso come se gli avessimo detto una barzelletta. Rientrando nella scuola abbiamo incontrato … il Preside. Ci ha detto di ritornare in classe paragonando la nostra marcia ad una “sfilata di Carnevale!” A quel punto siamo ritornati nelle nostre classi, noi abbiamo ripreso la lezione di storia, un po’ senza fiato. Mi sa che abbiamo distratto gli altri ragazzi dalle loro lezioni. Anche se è durato poco, mi sono divertito molto!

Luca Innocenti  IA

Secondaria, team del giornalino