EXPO 2015: MILANO AL CENTRO DEL MONDO

Expo

Expo Milano 2015 è una esposizione universale e il tema di quest’anno è “Nutrire il pianeta energia per la vita”, lo scopo di questa iniziativa in questa edizione milanese è anche quello di riuscire a riflettere a livello mondiale su come garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Durerà 184 giorni, precisamente dal 1 maggio al 31 ottobre e si terrà a Milano, Ro-Fiera.

L’Expo si tiene ogni cinque anni in uno dei 130 paesi aderenti a questa esposizione. Ricordiamo che nel 1906 c’è stato l’ultimo Expo a Milano che come tema principale aveva “I trasporti , traforo del Sempione”.

Il logo che caratterizza l’Expo è formato da quattro lettere (expo) e quattro numeri (2015) che si sovrappongono e la simpatica mascotte Foody che è composta da 11 frutti e verdure.

foodyL’esposizione è formata da 144 padiglioni, uno per singola nazione, che hanno caratteristiche diverse che però sono unite da un unico tema: “il cibo”. Abbiamo letto un articolo sul quotidiano che classificava i padiglioni più belli dell’Expo, quelli che ci hanno colpito di più sono stati: l’Inghilterra, dove viene riprodotto un alveare colmo di luci e suoni, l’Olanda che è rappresentata da furgoncini colorati e accampamenti hippy e infine quello del Brasile che è composto da una grossa rete che percorre tutto il padiglione e sotto la quale si trovano vari tipi di piante di quel luogo.

Infine all’Expo possiamo trovare nove “cluster” che raggruppano diversi paesi con caratteristiche simili. Essi sono: quello del riso, del cacao, del caffè, della frutta e dei legumi, delle spezie, del bio-mediterraneo, delle isole, delle zone aride, dei cereali e dei tuberi.

A Milano, all’apertura dell’Expo, è scoppiata una protesta da parte dei Black Bloc. I Black Bloc hanno incendiato auto, ridotto vetrine in frantumi, hanno devastato strade e hanno incendiato diversi negozi, cassonetti dell’immondizia ecc. I Milanesi, con la loro consueta laboriosità e senso civico, hanno risposto alle loro devastazioni ripulendo la città.

Grazie all’Expo Milano sarà visitata da oltre 20 milioni di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo e per questo motivo è ora “ al centro del mondo”.

Ieri abbiamo visitato insieme l’Expo, vedendo finalmente dal vivo parte dell’esposizione (è grandissima!), è stato bello fare insieme qualche percorso che Expo 2015 propone per conoscere ed imparare nuove usanze diverse dalle nostre. Andateci anche voi e buon viaggio!

                                              Bianca Seganfreddo e Martina Dianin,

II D Secondaria

GIOCHI MATEMATICI 2015: UN’AVVENTURA FRA LOGICA E MATEMATICA

Questo è il primo anno che la nostra scuola partecipa ai giochi matematici organizzati dall’università Bocconi di Milano. Per chi non sapesse che cosa sono i giochi matematici, sono delle prove che testeranno la vostra capacità di calcolo, ragionamento e logica.

Questi giochi nella nostra scuola si sono svolti in aula magna, molti degli studenti di tutte le classi, armati di penna e matita si sono seduti sulle sedie arancioni dell’aula e hanno cominciato a risolvere i quesiti.

C’erano due categorie C1, prima e seconda media, e C2, terza media; la differenza principale era che la categoria C2 aveva quesiti un po’ più difficili.

Vi propongo ora un test di media difficoltà chiamato “LA PIANTA DI BANANE”:
“Tre amici si addormentano sotto una pianta di banane. Nella notte uno si sveglia e mangia un terzo delle banane che ci sono sull’albero. Poi si sveglia il secondo e mangia un terzo delle banane che sono restate. Infine, si sveglia anche il terzo e mangia un terzo delle banane che sono rimaste sull’albero. Quando si svegliano la mattina dopo, i tre amici trovano sull’albero 8 banane.
Quante banane c’erano la sera prima sull’ albero?”

Bene, ora che vi ho dato il quesito da risolvere vi dò pure la soluzione, ma guardatela solo per controllare le vostre risposte. Sapendo che ognuno dei tre amici mangia 1/3 delle banane, sappiamo anche che ne lascia 2/3. L’ultimo amico ne ha lasciate 8: vuole dire che ne aveva trovate 12 (8/2×3=12). Il secondo amico, avendone lasciate 12, ne aveva trovate 18 (12/2×3=18). Il primo amico, avendone lasciate 18, aveva a sua disposizione 27 banane (18/2×3=27).
Bene, ora che vi ho detto tutto, spero che parteciperete in numerosi ai giochi matematici del prossimo anno e soprattutto che li vinciate.

mate

Sebastian Gafita, II D Secondaria, team del giornalino

MONTALCINI: AL VIA LA SCUOLA DIGITALE

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Negli ultimi tempi è stata data possibilità ai genitori degli alunni della scuola secondaria “Rita Levi Montalcini” di accedere al registro elettronico Spaggiari, visualizzando voti, eventuali note e le lezioni di cui si è o si sta parlando in classe, con una sola firma dell’insegnante. Compilando il modulo consegnato e, tre giorni dopo, ritirando la password e il codice utente, nel registro si possono trovare funzioni interessanti! I genitori possono controllare i voti, vedendo sia quelli registrati nel I quadrimestre, sia quelli del pentamestre. Oltre a questo, si possono richiedere colloqui con i docenti con pochissimi… CLICK! E’ possibile visionare l’anno precedente, le lezioni, i voti. Queste sono solo alcune funzioni, rispetto a quelle sfruttate dall’editrice Spaggiari!

Io sono uno di quelli che hanno già consultato il registro, avendo già avuto la password e i codici scuola e utente. Ormai, se qualche alunno volesse evitare di scrivere voti e note … i genitori possono capire l’imbroglio andando su internet e cercando il sito o scaricando l’ app da App Store o da Google Play. Non si può più scappare!

Luca Innocenti, I A

Secondaria, team de giornalino

CONCORSO DI LETTURA … CHE PREPARAZIONE!

Il 14/1/15, la  professoressa Pirali ci ha consegnato una circolare riguardante il concorso  di lettura annuale organizzato dalla scuola. Io non appena l’ho ricevuta, ho pensato subito: “Devo partecipare! Devo farcela! “.

Io l’anno scorso, in quinta elementare, ho partecipato a questo concorso con i miei amici Alessandro e Gabriele, ma sfortunatamente,  siamo stati squalificati dal concorso alla prima selezione. Devo dire che non me lo aspettavo, perché quel giorno ci eravamo impegnati molto e, a differenza di noi, sono passati dei compagni che, da quanto ho sentito mentre si esercitavano, hanno letto perfino peggio di noi tre.

Quest’anno, io avrei pensato di partecipare di nuovo con Alessandro e Gabriele, ma quando la professoressa Pirali ci ha comunicato che non avremmo potuto leggere con ragazzi di altre classi, io mi sono molto dispiaciuto; adesso io ho deciso di partecipare con la mia amica Giulia e  anche con Matteo, compagno che legge con molta espressività in classe (chissà se lo farà anche quel giorno).

In questa settimana sono incominciate le selezioni del concorso di lettura e, per ora, non siamo ancora stati chiamati. Ma prima di questa settimana, sono successe molte cose. Per iniziare, io e Giulia abbiamo deciso di leggere con Matteo un testo comico e, con lui non è mica un’impresa facile: ogni parte in cui bisognerebbe ridere, lui incomincia a farlo e non riesce a smettere. Questo è il primo problema che ci poniamo. Un altro problema è il tempo, che ci fa molto preoccupare: per questo abbiamo deciso di trovarci a casa di Matteo, per fare molte prove. Di prove ne abbiamo fatte, anche tante, ma di esse una soltanto è venuta bene: dentro i tempi, senza ridere, con espressività e, la prova più complicata per noi tre (a causa di Matteo, che ci fa ridere senza motivo), recitando con serietà. Oltre che allenarci a casa di qualcuno, ci siamo anche allenati in classe, con la prof di italiano.

Fra battute, risate, serietà, adesso sono sicuro che siamo pronti per questa gara, e che, anche se non dovessimo vincere, mi sono molto divertito a leggere con Giulia e Matteo e spero di leggere ancora con loro l’anno prossimo, perché sono sicuro che vorranno partecipare ancora!

              Luca Innocenti,   

IA Secondaria, team del giornalino

LA STORIA DEL RISORGIMENTO VISTA PIU’ DA VICINO

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Il giorno 16 dicembre 2014 la classe III D è andata a Milano a visitare il Museo del Risorgimento. Gli alunni sono partiti alle ore 8:00 dalla scuola e dopo aver preso autobus, metro e aver camminato per un po’ di chilometri, finalmente sono arrivati.

La guida che ci ha acccompagnato lungo il nostro viaggio in quell’epoca antica, si chiamava Stefania. Ha detto che quel museo era una casa nobiliare che fu costruita dall’architetto che progettò il teatro “La Scala”, anche se a differenza di quest’ultima, gli spazi sono meno ampi.

Poi ha cominciato a raccontare di personaggi molto famosi tra cui Napoleone, Garibaldi, Mazzini e anche delle persone comuni che hanno partecipato al Risorgimento.

Di Napoleone ci ha raccontato che nel 1796 arriva con il suo esercito nel Ducato di Milano e scaccia gli austriaci. In quel periodo ci furono molti volontari che si volevano arruolare nell’esercito di Napoleone,  perché egli appassionava i giovani, parlando di libertà: una cosa che tutti sognavano e che volevano. immagine 2Arrivarono così più di tremilacinquecento uomini e lui come segno di riconoscimento regalò loro un pezzo di stoffa con i colori della bandiera italiana che avrebbero usato in ogni battaglia; era quindi uno stendardo militare che dava un simbolo di appartenenza. Su di essa, inoltre, c’era scritto una frase che diceva che si dava la propria vita come sacrificio per ottenere l’uguaglianza tra le persone e vi erano anche dei simboli tra cui il berretto frigio. Questo berretto fu usato nella rivoluzione francese dai sanculotti e per loro era un simbolo di libertà, era infatti il berretto che a Roma indossavano i liberti, quando il loro padrone li liberava. Il verde, invece, si presuppone che simboleggiasse la speranza, oppure venne scelto per indicare gli abiti bianchi e verdi delle milizie; inoltre i tre colori ricordavano il motto di Mazzini: Libertà, Indipendenza e Repubblica.  Prima però che questa bandiera nel corso del tempo e con le sue varie modifiche diventi la nostra bandiera, dobbiamo aspettare tutto il Risorgimento.

Uno dei personaggi che caratterizza quest’epoca, è Garibaldi un uomo che voleva la  Repubblica.  Incontra Gian Battista Cuneo in Russia e successivamente entra a far parte della Giovine Italia (fondata da Mazzini).  Da quel momento tutto cambia. Garibaldi partecipa ad una rivolta a Genova, ma avendo una condanna a morte pendente, scappa in Francia. Qui lavora nell’ospedale di Marsiglia, facendo volontariato.  In quel tempo iniziano ad esserci molte insurrezioni a Milano contro gli Austriaci, che poi sfociano in una rivoluzione. Ecco che iniziano le cinque giornate di Milano (18-19-20-21-22 Marzo 1848). Gli Austriaci chiudono tutte le porte comunicanti con l’esterno di Milano e circondano le mura con delle truppe. Per vincere i Milanesi usano nuove armi inventate al momento e con mobili, tavoli, sedie… costruiscono delle barricate, si può dire che in quella situazione la gente si dimostra molto solidale. Inoltre, fanno suonare durante quei giorni le campane delle chiese perché nessuno poteva risposare. I ragazzi hanno il ruolo di portare messaggi da una parte all’altra del territorio organizzando delle staffette; ad aiutare c’è gente di ogni tipo: donne, uomini, bambini, preti…

Infine, i Milanesi decidono di avvicinarsi al nemico difendendosi dietro a cilindri di legno mobili, che poi bruciano e gettano sui nemici. Così è conquistata una porta, Porta della Vittoria, e Milano diventa libera. A Garibaldi arrivano notizie che in Italia è iniziata la ribellione e allora egli decide di tornare nella sua madrepatria dal Brasile (era andato a combattere per l’indipendenza deli stati sudamericani anche lì). Il suo nome di battaglia era “Cleombroto”.

C’è poi la Prima guerra di indipendenza che gli Italiani hanno perso. Garibaldi abbandona sua moglie Anita e scappa, per poi dopo poco tornare e partecipare alla Seconda guerra d’indipendenza. Nel quadro della battaglia di Solferino (Seconda guerra d’indipendenza) si nota anche l’azione di soccorso da parte dei medici infatti in quest’epoca si fonda la “Croce rossa”.

Il dipinto Dell’ Armistizio di Villafranca rappresenta il momento dopo la guerra. La gente è triste tranne un uomo francese che festeggia. All’angolo del dipinto vengono raffigurati due bambini: una ricca e un povero divisi da un palo della luce. Ciò sta a indicare anche le diverse classi sociali che parteciparono ai vari movimenti risorgimentali.

Riprendendo il discorso di Garibaldi, lui decide di iniziare la Spedizione dei Mille con un esercito formato da 1089 volontari. Alla fine, dopo la sua vittoria, il Meridione viene annesso al Regno d’Italia. Nella Terza guerra d’indipendenza il Veneto entra anch’esso nel Regno d’Italia e con la breccia di Porta Pia si conquista Roma.

Alla fine la guida ha lasciato la classe e tutti sono andati a mangiare un panzerotto da Luini!

Gli alunni della III D sono stati molto felici e sono tornati a casa con un sorriso stampato in faccia come i vincitori delle guerre per l’Italia unita.

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Giulia di Nuzzo e Irene Casalino, III D Secondaria

INTERVISTA A GIACOMO LEOPARDI

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“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” che poesia! La conoscono tutti, ma possiamo dire che è di proprietà di una sola persona: Giacomo Leopardi.

Il Corriere della Sera ha avuto l’opportunità di intervistare Giacomo Leopardi. Tutto è pronto, due sedie, la luce della candela sul protagonista e iniziamo.

Salve signor Leopardi, come sta?

Bene. Sono felice di stare con lei.

Prima di tutto volevo chiederle se posso darle del tu.

Per me va bene. Come stai?

Bene grazie. Iniziamo: vieni da una famiglia nobile, raccontami qualcosa.

Sono nato a Recanati nel 1798 da una famiglia nobile. Mio padre un conte e mia madre una marchesa.

Ti sei “istruito” da solo. Come hai fatto?

Recanati è un posto chiuso e io stavo per tutto il giorno in biblioteca a studiare. Ho imparato bene sei lingue. Per me era affascinante conoscere fino a quando non ho avuto problemi agli occhi e al sistema nervoso; in aggiunta avevo il morbo di Pot e la gobba (sono arrivato a essere al 139 cm).

Ci sono voci che dicono che hai cercato di fuggire da Recanati. E’ vero?

Sì. Ero stanco di stare a Recanati … diciamo che volevo cambiare aria, ma fui fermato perché i miei genitori lo vennero a scoprire. Solo al secondo tentativo, col consenso dei genitori, ho fatto un viaggio in tutta Italia.

Quali sono le città che hai visitato?

Roma, Bologna, Napoli, Firenze, Pisa, Milano.

Bene, cambiamo argomento. Ti sei mai innamorato?

Sì, una volta. Me lo ricordo alla perfezione, il suo sguardo e il battito del mio cuore al solo pensiero di poter stare insieme a lei (si chiamava Teresa) finché la natura non ha agito: la mia amata si è ammalata e infine è morta.

Quindi tu sei contro la natura?

La definisco una “matrigna malvagia”. Forse sono esagerato perché comunque la natura dà la vita ma porta a false illusioni e anche alla malattia.

E invece, cosa ne pensi della felicità?

La vera felicità? L’attesa stessa della felicità.

Hai scritto molte poesie, quali sono le tue preferite?

Mmmm … difficile. Per me sono come figli, tutte bellissime ma forse potrei dire che mi emozionano di più “L’infinito”, “A Silvia” e “Il sabato del villaggio”.

A te si sono ispirati molti spettacoli tra cui “Fuori Misura” al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano. Sei andato a vederlo?

Sì. Mi è piaciuto molto anche come hanno trasformato uno spettacolo che descriveva qualcosa di triste (la mia vita ha avuto molte scosse, ah ah ah) in qualcosa di bello e a tratti divertente.

Sei stato “paparazzato” che andavi da un veggente. Perché?

Volevo farmi leggere la mano per poter vedere quando sarei morto. La signora mi ha detto che la mia morte avverrà nel 1837. Chissà se sarà vero.

Ah ah ah. L ‘intervista è finita. Grazie mille del tempo che mi hai dedicato. Arrivederci.

Mi sono divertito molto. Arrivederci.

 

Irene Casalino, III D Secondaria

VI SIETE MAI SENTITI “FUORI MISURA”?

leo“Fuori misura”, ecco come si sentiva Giacomo Leopardi, 1 metro e 39 di uomo, malato e con la gobba, protagonista dello spettacolo al quale le classi terze hanno assistito il giorno 4 del febbraio di quest’ anno, interpretato da Andrea Robbiano al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano.

“Fuori misura” è uno spettacolo che ci è piaciuto molto perché vuole mostrare agli spettatori come un personaggio, che viene descritto in un modo e visto dagli studenti come una persona “noiosa”, possa diventare un’occasione per svolgere una piacevole lezione di italiano.

Andrea, l’attore protagonista del monologo, e Valeria Cavalli, la sceneggiatrice, hanno voluto dimostrare al pubblico di alunni e professori come leggere l’altra faccia della medaglia: Leopardi non è solo uno dei tanti personaggi della nostra letteratura, spesso non amato dagli studenti, ma è una persona che ha sofferto e che ha vissuto in solitudine.

Lo spettacolo parla di un giovane uomo, laureato in lettere, con il sogno nel cassetto di fare l’insegnante. Questo “cassetto” un giorno viene aperto perché finalmente il protagonista ha la possibilità di insegnare, svolgendo una supplenza. Felice della proposta, accetta e la sua euforia è al massimo finché non scopre che cosa deve spiegare: Giacomo Leopardi. Il professore non si sente in grado di presentare un personaggio come lui.

Con molto coraggio riuscirà a presentarsi, ma svolgerà il compito assegnato? Riuscirà a far amare ai propri alunni la vera parte che non conoscono di Leopardi?

L’attore svolge anche un altro ruolo, quello di Salim, il suo portinaio egiziano che rappresenta la saggezza, ma anche una semplice persona che può dare grandi consigli e questo ci fa capire che tutti noi potremmo dare suggerimenti preziosi che dovremmo donare a chi ne ha bisogno. Salim aiuta il giovane prof. a capire che “non deve spiegare tramonto a chi a gli occhi per vedere …”, cioè che l’esperienza vissuta e la sensibilità innata in ciascuno di noi aiuta a comprendere nell’immediato il contenuto di una poesia che parla di vita.

I messaggi dello spettacolo sono molti:

  • Non abbattersi di fronte alle prime difficoltà
  • Inseguire i propri sogni
  • Non giudicare dalle apparenze e senza conoscere
  • Avere fiducia nelle proprie capacità

L’ opera, secondo noi, ha aiutato molti spettatori a non giudicare Leopardi solo come un poeta, ma anche come un animo sensibile, un uomo che non ha ricevuto amore e affetto, soffrendo molto per ciò di cui la vita l’ha privato.

Abbiamo capito che dobbiamo inseguire i nostri sogni e che non dobbiamo cadere di fronte ai primi ostacoli, ma se così accadesse, bisogna avere la forza di ricominciare fino a raggiungere il proprio obbiettivo.

Elisa Ragusa e Giulia di Nuzzo, III D Secondaria,

team del giornalino