PRIMAVERA

primavera

 

 

 

 

 

Profumata, dolce fiorita

tutte le piante riprendono vita.

Le farfalle ritornano a volare

e gli uccellini a cantare.

Il sole riprende a brillare

mentre la pioggia scompare.

I petali di ogni colore

riflettono amore.

Questa è la primavera

che si diffonde nell’atmosfera.

Bianca Seganfreddo e Luana Raimondo,

II D secondaria, team del giornalino

 

 

 

IN ASSENZA DI TE

In una notte come quella anche la luna si nascondeva … Dal tuo sguardo potevo intuire solo un “mi dispiace”; tenevi lo sguardo basso perché neanche tu, grande e ammirevole, riuscivi a guardarci allontanare, vederci scivolare via dalle tue mani, strappati dal calore della famiglia.

Come sia potuto accadere ancora non lo so … ricordo solo che un tempo noi eravamo una normale famiglia felice, ma soprattutto felice. Aver perso prima i nostri genitori, poi la nostra casa ed infine anche te, il nostro fratellone, è angosciante. Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò? Pare quasi un castigo del destino. Mi sono ritrovato da solo, in un collegio, pieno di rabbia e dolore. Ho iniziato a trasformarmi in qualcosa che non sono. Mi sono ritrovato ad indossare una maschera che non mi appartiene. A soli nove anni, ho iniziato a provare piacere nel vedere la gente soffrire. Eppure, a volte mi fermo, tolgo questa maschera e riesco a sorridere per davvero, all’unico anello che ancora mi lega alla mia famiglia: il mio fratellino Michael.

Sai, è buffo : ricordo i giorni della mia infanzia trascorsi con la mia famiglia e ricordo quante gliene combinavo : gli facevo i dispetti, lo schernivo, gli rubavo i giocattoli…

Mentre ora, ora mi prendo cura di lui. Gli do affetto, gli dedico ogni mio sorriso e durante le notti di pioggia, lo accolgo fra le mie braccia, perché so quanto sia spaventato dai temporali…

Sono passati tre anni da quella tragica notte, ma la ricordo perfettamente: ricordo ogni lacrima versata, ogni grido disperato. Per quanto io possa essere cambiato, conservo ancora una parte del vero me, che qualche volta prende il sopravvento. Infatti, pur essendo diventato così maledettamente orgoglioso, non mi vergogno di dirti che mi manchi. Non mi vergogno di dirti che ho bisogno di te. Non mi vergogno di dirti che ti voglio bene, caro fratellone. Ma io lo so, un giorno noi torneremo ad essere una famiglia e finalmente potrò lanciarmi fra le tue braccia e bearmi di quel calore che i tuoi abbracci mi hanno sempre trasmesso.

Con tanto amore,

il tuo fratellino Thomas.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino

L’AVVENTURA DI GINNY

Era una mattina grigia e piovosa e Ginevra si era appena alzata; dopo essersi vestita e aver fatto colazione, aveva spazzolato con cura i lunghi capelli rossi e ora era pronta a uscire. ­­                                                                                                                “Ginevra, sei sicura che non vuoi un passaggio?” chiese la mamma della ragazza, una donna che aveva gli stessi capelli della figlia. “No, grazie mamma, vado da sola a scuola” borbottò Ginevra: non sopportava quando sua madre la chiamava col suo nome per intero; la ragazza si faceva infatti chiamare Ginny.

Ginny si incamminò verso la fermata dell’autobus; la sua figura alta si distingueva bene tra i piccoli ragazzini di prima media. Ginny scrutò il cielo grigio e pensò con nostalgia ai suoi due fratelli, William e Justin che si trovavano entrambi all’estero. Ginny adorava i suoi fratelli: erano sempre molto gentili con lei e di sicuro quel giorno uno di loro l’avrebbe potuta accompagnare a scuola in moto, se non si fossero trovati così lontano. La ragazza salì sul pullman ed arrivò presto a scuola; entrò nell’edificio e salì nella sua aula al terzo piano; si sedette al suo solito banco vicino alla finestra e, di malavoglia, tirò fuori i libri in attesa del prof di scienze. Il professor Thiro entrò in classe allegro come al solito e diede un annuncio inaspettato: in classe ci sarebbe stata una nuova alunna, di nome Luna. Dalla porta entrò una ragazza dai lunghi capelli neri e due grandi occhi blu; era vestita completamente di azzurro e argento e indossava una collana a forma di luna impreziosita da piccole pietre scintillanti. La nuova venuta si sedette vicino a Ginny, le sorrise e prese ad ascoltare il professor Thiro. Ginny tornò ad osservare fuori dalla finestra, e nella sua mente iniziarono ad affollarsi un sacco di domande sulla nuova venuta: e senza volerlo sprofondò nel sonno, con il viso schiacciato contro la finestra…

volava leggera sopra ad una terra sconosciuta, fatta di montagne di roccia rossa. Si guardò le spalle: aveva due meravigliose ali piumate, di un bel colore rosso acceso. Si sentiva libera e felice, quando improvvisamente le sue ali la fecero scendere in picchiata; atterrò sopra ad una montagna e davanti a lei vide un’apertura molto stretta. Avanzò di poco, per guardare dentro… una forte agitazione si stava impadronendo di lei… chissà cosa c’era oltre l’apertura… stava per muovere un altro passo, quando udì qualcuno che la chiamava…” <<Ginny! Ehi Ginny!>> la ragazza alzò la testa e vide la faccia di Luna che la fissava. Ginny si raddrizzò, imbarazzata, e vide che la lezione di scienze era finita.

Da quel giorno Ginny sognò spesso le montagne rosse, specialmente quando era in compagnia di Luna; Ginny non riusciva mai a finire il suo sogno e per questo stava sempre di più vicino a Luna, e ben presto le due ragazze diventarono amiche. Un giorno, Luna e Ginny si misero d’accordo per incontrarsi subito dopo la scuola a casa di Luna. Luna abitava in una graziosa villetta che aveva un grosso giardino fiorito; tutte le stanze della casa avevano forme bizzarre ed erano piene di oggetti strani ed insoliti. La camera di Luna aveva le pareti ed il soffitto nero, sul quale era disegnata un cielo stellato. Dopo aver pranzato, le due amiche andarono in giardino, dove c’era un’enorme piscina; Luna emise un fischio sommesso, e dalla piscina uscì la testa grigia di un delfino.                                                                                                                      “Lui è Blu” disse Luna. “Ti va di nuotare un po’ Ginny?”. Le due ragazze si misero il costume e poi entrarono in piscina. Per Ginny era strano sapere che sotto di lei nuotava un delfino; non sapeva come muoversi, a differenza di Luna, che continuava ad immergersi per chiamare Blue. Alla fine anche Ginny prese coraggio e buttò la testa sott’acqua; si spinse più in profondità per raggiungere Luna e il delfino. All’inizio Blue si dimostrò un po’ diffidente nei confronti di Ginny; ma poi si abituò alla presenza della ragazza e quel pomeriggio tutti si divertirono molto.                                 Passato un po’ di tempo, Blue iniziò a comportarsi in modo strano; agitava la coda provocando grandi onde e spingeva le due ragazze con il muso, come per incitarle a seguirlo. Quando le due amiche capirono le sue intenzioni, si immersero e seguirono il delfino fino a toccare il fondo della piscina; Blue stava picchiando il muso contro due piastrelle traballanti, come se le volesse togliere. Luna e Ginny sollevarono le due piastrelle, rivelando un passaggio; Luna stava per entrarci, quando Ginny, con i polmoni in fiamme, risalì bruscamente in superficie. Poco dopo la testa di Luna comparve accanto a lei, e le due ragazze cominciarono a discutere su cosa era meglio fare: secondo Luna bisognava andare a vedere, mentre Ginny credeva che così facendo si sarebbero cacciate nei guai. Alla fine le due amiche decisero di andare a dare solo un’occhiata, ma prima di immergersi Luna rientrò in casa e ne uscì con il medaglione a forma di luna al collo e con un altro medaglione dorato a forma di sole per Ginny.

Le due ragazze ritornarono sott’acqua e imboccarono il passaggio; nuotarono toccando con la pancia la superficie di roccia del tunnel e finalmente il passaggio finì; le due amiche nuotarono verso la superficie e uscirono da quello che sembrava un piccolo stagno. Ginny si guardò intorno: si vedevano solo tantissime montagne di roccia rossa, come quelle del suo sogno. Ginny guardò Luna, che non sembrava per niente stupita o spaventata; sorridendo sfiorò il suo medaglione e dal nulla comparvero una tunica blu e dei sandali d’argento, una cintura e una spada. Luna si vestì e poi sfiorò il medaglione di Ginny: anche per lei comparvero una tunica rossa e dei sandali dorati e un arco con delle frecce. Poi Luna si incamminò sicura verso il fianco di una montagna e ci girò attorno, per poi fermarsi vicino ad un’apertura che si apriva nella roccia; la indicò a Ginny, che rimase sorpresa e stupita, perché l’apertura era identica a quella del sogno. “Tu sapevi tutto!” esclamò Ginny “Sapevi del passaggio e del mio sogno!”                                                     “Certo” rispose Luna con semplicità “Ma non sapevo dove portava il tunnel. Pensavo arrivasse in città” la ragazza entrò nella spaccatura nella roccia, seguita da Ginny; il percorso era accidentato e tortuoso e le due ragazze camminarono fino a raggiungere una grossa stanza circolare, che aveva un soffitto altissimo e nessun’uscita.                                                        “Adesso devi andare al centro della stanza, Ginny, e scegliere una di quelle pietre” disse Luna “Ti spiegherò tutto più tardi” aggiunse, vedendo l’espressione stupita di Ginny.                                                                                                                                                                  Ginny camminò insicura verso il centro della caverna, dove c’era un piedistallo, sul quale c’erano tantissime pietre colorate; un diamante a forma di luna, uno smeraldo a forma di albero, uno zaffiro a forma di goccia e tante altre. Ma la pietra più bella era il rubino a forma di sole; Ginny l’afferrò e sulla parete di fronte si delineò il profilo di una porta, che aveva un buco a forma di sole al posto della serratura. La ragazza vi incastrò la pietra e la porta si aprì; lei e Luna entrarono e iniziarono a percorrere un lungo corridoio e Luna prese a spiegare a Ginny il significato di tutto quello che stavano facendo…

Le montagne sono solo una parte della terra in cui ci troviamo. Dopo le montagne ci sono la Città del Sole e la Città della Luna,; quest’ultima confina con il mare. Le due città hanno ciascuna una fenice protettrice, le quali garantiscono la pace. Purtroppo, poco tempo fa, arrivarono a governare sulle città due sorelle, che non si preoccuparono di curare le fenici, che ben presto si pietrificarono e vennero nascoste in luoghi poco conosciuti. Quando le due sorelle morirono, la Città della Luna trovò presto una nuova regina, mentre la Città del Sole…                                                                                                                     “Chi è la regina della Città della Luna?” chiese Ginny, curiosa. Luna trasse un lungo sospiro, come se rispondere gli costasse un enorme sforzo “E’ mia madre” rispose infine; poi continuò: “La Città del Sole non trovò nessuna regnante; ma il guaio peggiore era che si stava avvicinando un nemico potente e sconosciuto, che viene chiamato Caos. Il Caos si presenta sotto forma di una nube e ha fatto diventare rosso il mare, ha invertito le caratteristiche delle due città, ma non è ancora arrivato sulle montagne. Per fermarlo dobbiamo risvegliare le fenici e farle cantare, ed è proprio qui che ne troveremo una”. “Ma perché proprio noi?” chiese Ginny “Cioè, perché io e non qualcun altro?”                                                       “Quando mi sono seduta vicino a te, ho sentito che avevi l’energia necessaria per risvegliare la fenice” rispose Luna “e sei anche riuscita a usare il medaglione”.

Finalmente il corridoio finì e le due ragazze si trovarono in una stanza uguale alla prima; nella parete di fronte a loro c’era la statua di una fenice. Ginny guardò verso Luna che le fece un segno con la testa, per invitarla a proseguire. Ginny camminò verso la statua e la guardò: la fenice era molto bella, con le piume delle ali e della coda decorate da piccole pietre; il becco era molto affilato e sulla testa aveva una bella cresta. La ragazza toccò la pietra, e improvvisamente si ritrovò a galleggiare nel vuoto; davanti a lei c’era una grossa palla di fuoco che si muoveva. Con sua grande sorpresa Ginny vide che la sua mano toccava il fuoco senza bruciare; e poi, improvvisamente, la palla di fuoco si trasformò in una bellissima fenice rossa. Il buio intorno a Ginny sparì e lei si ritrovò nella stanza di pietra, con in mano una piccola fenice neonata. Luna si avvicinò “Mettila nel medaglione” disse. Poi prese l’amica per mano e toccò il suo medaglione: la caverna sparì per lasciare il posto ad una città fatta di belle casette bianche simili a templi; il sole splendeva alto nel cielo.                                                                  “Bene” disse Luna “Ora io andrò a cercare la mia fenice, mentre tu dovrai andare sul confine tra le due città e trovare una torre. Non è difficile” aggiunse “Ti guiderà il medaglione” E così dicendo toccò di nuovo il medaglione e sparì.

Ginny prese a correre verso il punto dove la struttura delle case cambiava; nelle strade c’erano poche persone, tutte con facce tristi. Quando Ginny arrivò al confine tra le due città, il suo medaglione prese a vibrare forte ed emanò un raggio di luce rossa, che andò a schiantarsi contro qualcosa di invisibile. Quel qualcosa prese la forma di una torre, e Ginny ci salì in attesa di Luna.

La ragazza non tardò ad arrivare; salì sulla torre con l’amica e le disse che aveva trovato la sua fenice; poi rivolse lo sguardo al cielo e indicò una grossa nube nera, che avanzava minacciosa verso le montagne rosse…

Erano passati cinque giorni da quando Ginny e Luna avevano sconfitto il Caos. La vita delle ragazze era cambiata: Ginny era la nuova regina della Città del Sole e viveva lì con tutta la famiglia. Luna aveva perso sua madre in battaglia ed era diventata la regina della Città della Luna.                                                                                                                                       Quella sera Ginny non si sentiva stanca. Era salita nella sua camera e guardava il cielo dal balcone; il sole stava tramontando. Ginny fece comparire le sue ali e volò sul tetto a cupola del palazzo. Si sedette e vide che Luna stava volando nel cielo della sua città, con la fenice blu. Ginny emise uno strano fischio, e la sua fenice rossa arrivò da lei. La ragazza spalancò le ali e volò nel cielo del tramonto con la fenice, per raggiungere Luna.

                                               Frazzini Chiara, II B Secondaria, team del giornalino

ALBA

alba

 

 

 

 

 

Cos’è l’alba?

È qualcosa di sensazionale,

un calore da amare.

È il canto degli uccelli,

i suoni più belli.

È il sorriso intraprendente,

sul tuo viso che si accende.

È la luce del domani,

il mondo nelle tue mani.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino