INTERVISTE AI PERSONAGGI DI “IO ME NE FREGO”

fregoINTERVISTA A BIGLIA

– Ciao Biglia!

– Ehm, ciao….

– Che c’è? Tutto bene?

– Mah, insomma… Il solito, dai…

– Ancora Robertino? Ma perché non reagisci?

– Eh, io ci provo, ma è come se mi venisse un nodo alla gola e non riesco a rispondergli… Mi viene una rabbia!!!! A volte penso che vorrei ucciderlo!

– E cosa ne pensi di Rospo? Per te fa sul serio?

– Ormai non spero più che torni mio amico, non mi sembra più neanche lui… Fa le stesse cose che fa quel cretino.

– Vorrei poterti aiutare….

– Meglio di no, poi prenderebbero di mira anche te e io non voglio questo

– Ma ci deve essere qualcosa che si può fare!

– Puoi provare ad essere mio amico…. Ne ho proprio bisogno!

– Tranquillo, Biglia, lo siamo già!

DRIIIIIIIN!!!!!

– Oh, è suonata!

– Ok, ci vediamo dopo!

 

INTERVISTA A ROSPO

– Rospo!

– Cosa vuoi?

– Volevo intervistarti…

– E perché dovrei farmi intervistare?

– Volevo sapere cosa ti porta a voltare le spalle ad un amico…

– Eh? Ma cosa cavolo dici? Ma di chi parli?

– Parlo di Biglia … Perché stai dalla parte di Robertino? Ti diverti?

– Ma guarda questo! Io non ho amici, sto dalla parte del più forte! E il più forte è Robertino! Con lui si vince sempre!!!

– Ma tu pensi di contare qualcosa per lui?

– Certo! Lui ci tiene a me e mi stima! Siete voi che non valete niente, ve la fate sotto per qualsiasi cosa!!!!

– Pensa quello che vuoi…

– Penso che mi hai già rotto!!! Biglia è proprio come te, un perdente! Adesso me ne vado!

Tommaso Pezzoli, I D Secondaria

INTERVISTA A ROBERTINO

– Buonasera, signor Robertino.

– Ciao, ma perché hai una specie di gelato nero in mano?

– Mi racconti qualcosa della sua vita: come va la scuola? E i proff.?

– La sQuola? Ah già quel posto orrendo e inutile dove vado tutti i giorni; beh, non male, escludendo quel vecchio rimbambito del prof Esposito che continua a chiedermi chi sono Giosuè Leopardi e Giacomo Carducci….

– Ah, davvero? Io invece sapevo che era già stato bocciato due volte!

– Ma si faccia un po’ i c… suoi!

– Onestamente, signor Robertino, mi sembra che sia molto cafone!

– Grazie mille! Sa, io sono il capo di una gang di bulli e ne vado fiero.

– Evidentemente, i suoi genitori non l’hanno educata adeguatamente!

– Ah, ah, ah, i miei genitori, dice? Beh, quelli non sanno neanche che bevo birra e mi drogo tutti i giorni! Che rintronati!!E poi mia mamma pensa che io abbia delle difficoltà a studiare, ma invece non ha ancora capito che sono io che non voglio studiare!!!

– Quindi lei è fiero di essere un bullo?

– Logico! Con tutti quegli sfigati che mi danno retta, credono pure di essere miei amici! Ma io me ne frego, me ne frego di tutto e di tutti.

– Quindi lei mi starebbe dicendo che non ha alcun interesse per la scuola, lo studio, l’educazione…giusto?

– Eh già, è proprio così.

– D’accordo signor Robertino, ma tutto questo la dovrebbe interessare, visto e considerato che lei frequenta la scuola media e di conseguenza dovrebbe portare rispetto per i professori, ma vedo che per lei non è così. Vabbè, la ringrazio comunque per la sua attenzione; arrivederci.

– Ciao e a mai più.

INTERVISTA AL PROF. ESPOSITO

– Mi scusi, lei è il professor Esposito?

– Salve, sì sono io

– Buongiorno! Se non la disturbo troppo, mi permette di farle qualche domanda?

-Oh d’accordo! Di cosa si tratta?

– Beh, intanto volevo cominciare chiedendole come si trova nella sua scuola e che rapporto ha con gli alunni

– Allora… Innanzi tutto volevo dire che mi trovo molto bene con la mia classe e la scuola, anche se ogni tanto c’è qualche alunno che non ha voglia di studiare…Eh, sono costretto a mettere le insufficienze, ma tutto sommato quella di quest’anno è una classe molto allegra e carina.

– Bene, sono molto contenta. Ma riguardo alle pagelle, cosa mi dice?

– Ahhhhh…le pagelle… Beh che dire? Prima di tutto adesso non si chiamano più pagelle, ma si chiamano “Documenti di valutazione scolastica”, Comunque sono andate bene, tranne quelle di Tellari Filippo e del cosiddetto “Robertino” che non sono andate benissimo…

– Ah! Robertino! L’ ho incontrato proprio pochi minuti fa e… E’ proprio un ragazzo sgarbato! Non porta il minimo rispetto per gli adulti!

– Eh già, è molto maleducato!!!

– Lo penso anch’io.

– Beh signora, si è fatto tardi. Vado a correggere un po’ di verifiche. Arrivederci e grazie.

– Si figuri! Grazie a lei e buona giornata!

Elen Parla, I D Secondaria

LETTERA A UN BULLO

letteraMilano,  8/04/2016

Ciao Rospo,

sono un amico di Biglia, il tuo vecchio amico che hai preso in giro oggi per tutta la lezione, e ti scrivo perché volevo chiederti: perché fai queste cose? Lo sai che in realtà non sei divertente ma fai paura, vero? Ascolta, tu vorresti che gli altri ti rispettassero, no? Facendo così invece hanno solamente paura; prova a immaginare come ti sentiresti se arrivasse un ragazzo a cui gira male e solo perché gli gira così iniziasse a insultarti a caso e ti mettesse in ridicolo davanti a tutti … Tu saresti felice?

Quando qualcuno ti offende o ti attacca o magari ti picchia e nessun altro interviene a difenderti, ti senti solo, indifeso e provi una rabbia tale!!!!

Io penso che tu non ti renda proprio conto del male che fai. Penso che non osservi gli altri e ti accontenti di credere che ti vogliano bene, vuoi sentirti accettato dal gruppo. Però confondi il rispetto con la paura e le risate con l’allegria. So di cosa parlo perché anch’io ho commesso lo stesso errore e me ne sono vergognato.

E poi pensi che non si veda? Se gli altri non lo vedono, io sì: tu hai paura, paura che qualcuno prenda di mira te e che non ti lasci più stare giusto? E forse anche paura che gli altri non abbiano più paura di te. Io non sarò uno di quelli che ti daranno fastidio, anzi, pensa a quello che ti ho detto e saremo amici, OK?

Ciao da Tommy

Milano 09/04/2016

Ciao Tommy,

cosa provo? Sì, te lo dico quando ho voglia, visto che a momenti non ti conosco neanche … Però è la prima volta che qualcuno me lo chiede e questo vuol dire che tu non hai paura o rispetto o come cavolo dici tu.

Ah! Va bene, mi hai scoperto: io odio fare il bullo, è orrendo; disprezzare i compagni, insultarli, metterli in ridicolo davanti a tutti, ti sembra di essere un tipo figo, ma il momento dopo che l’hai fatto ti disgusti da solo … Però io pensavo che finalmente mi rispettassero. E invece hai ragione, non capivo la differenza.

Quello che mi piace è la sicurezza che ti dà il gruppo, la certezza che qualcuno prende sempre le tue parti, anche se mi chiedo se Robertino, il BOSS, mi difenderebbe … se anche tu hai fatto le stesse cose, allora sai di cosa parlo. Certo che mi vergogno, ma non riesco a staccarmi dal gruppo, ho paura anch’io, sai? Non è facile mollare il capo e pensare di passarla liscia. Forse se tutti insieme provassimo a fare qualcosa potremmo sentirci tutti parte di un nuovo gruppo, diverso. Io cercherò da adesso in poi di difendere chi sarà bullizzato e parlerò ai professori di questo gruppo di bulli e gli dirò che c’ero anch’io; mi prenderò le mie responsabilità.

Grazie per avermi aperto gli occhi,

Rospo

Tommaso Pezzoli, I D Secondaria 

TUTTA COLPA DI UNA BORSETTA!

borsettaEra un afoso giorno d’agosto, quando Mara decise di scrivere una lettera a sua sorella, che era andata ad abitare in un appartamento universitario a Londra.

La lettera iniziava così:

“Roma, 10 Agosto 2002

Cara sorellona,

mi scuso con te perché è da un po’ che non ti aggiorno su quello che sta succedendo nella mia vita movimentata. Beh, ne avrai capito la motivazione: la mia vita è troppo movimentata! Scherzo … Ma, proprio ieri, sono stata protagonista di una vicenda assai insolita.

Stavo guidando per le strade principali, sempre trafficate, di questa magnifica città.

Mi dovetti fermare perché il semaforo era rosso, essendo una giornata molto afosa, avviai il condizionatore della macchina, siccome non funzionava decisi di aprire il finestrino del sedile che mi stava di fianco. Sentii il rumore del motore di un motorino e vidi una mano entrare dal finestrino aperto e afferrare la mia borsa. Scandalizzata vidi passare un motorino, di colore verde acqua, con una targa ungherese, ma il resto era indecifrabile, su cui erano sedute due persone vestite tutte di nero con dei caschi uguali di colore blu scuro. Il veicolo andava ad alta velocità e aveva attraversato con il semaforo rosso!!!

In quel momento mi accorsi che non potevo più raggiungere il motorino perché aveva cambiato strada. Accostai la macchina e con mia fortuna avevo lasciato il mio telefono alla mia destra, senza pensarci due volte chiamai la polizia. Rispose un poliziotto, che mi disse di andare al commissariato di Massaia. Accesi il navigatore del mio telefono e in cinque minuti arrivai all’edificio. Mi accolse un poliziotto e mi portò dal commissario Simeon De la Cortè, che mi spiegò che altre persone erano state derubate nello stesso modo in cui mi avevano derubato e che il motorino e le persone che avevo descritto erano gli stessi.

Capii che i poliziotti ci avrebbero messo un po’ di tempo a smascherare i ladri, allora decisi di fare di testa mia.

Ritornai nel posto del furto e vidi l’insegna di una farmacia, vicino alla quale c’era una telecamera. Andai dentro alla farmacia e chiamai un’agenzia di investigatori dicendo che mi serviva un’investigatore. Mi chiesero informazioni e io gli raccontai del furto. Dopo un quarto d’ora arrivò un’investigatore, con il quale parlai di quello che mi era successo e che avevo intenzione di chiedere al proprietario della farmacia di farmi vedere le riprese della telecamera che era situata fuori dalla farmacia. Dopo una lunga discussione con il direttore della farmacia, ci fecero vedere la ripresa dell’ora del furto.

Bill Traky, l’investigatore che lavorava per me, guardava la ripresa e in tanto si segnava su un biglietto la targa del motorino.

Subito Bill chiamò un collega della sua agenzia, si fece dare delle informazioni segrete sul proprietario e in più la posizione precisa di dove si trovava il motorino in quel momento.

Andammo subito in quel posto, era un capannone abbandonato nella periferia di Roma, un posto silenzioso che dava una sensazione di inquietudine e allo stesso tempo paura. Parcheggiammo la macchina lontano dal capannone e ci avvicinammo silenziosamente all’entrata… sentimmo uno strano presentimento e subito dopo un rumore, che proveniva da quel posto lugubre.

Dammo una sbirciata attraverso l’apertura della porta e scorgemmo due persone con in mano degli oggetti. Chiamai la polizia e decidemmo di entrare di soppiatto, ci nascondemmo dietro delle scatole di legno, per sbaglio io feci cadere una scatola muovendo un piede. Si accorsero della nostra presenza e ci legarono intorno ad una colonna, ci dissero che avevano intenzione di ucciderci e proprio quando ci chiesero di pronunciare le nostre ultime parole, sentimmo la sirena della polizia che si avvicinava.

I due ladri non fecero in tempo a squagliarsela, che un poliziotto li arrestò e ci slegò, restiturendomi la mia borsa. Ringraziai il commissario Simeon De la Cortè e i polizziotti che erano venurti ad aiutarci.

Car, sorellona, spero che questa vicenda non ti abbia spaventato, ora ti saluto perché devo andare.

Baci da Mara”

 

   Ginevra Carbonari e Valentina Favara,

II B Secondaria, team del giornalino

ANCHE UN MALINTESO PUO’ AVERE UN LIETO FINE…

romaUn mio conoscente doveva buttare un’arma giocattolo, così io me la sono fatta dare per regalarla a mio figlio. Mi sono diretto alla metropolitana che mi avrebbe portato alla stazione di Termini, con lo zaino sulle spalle e il fucile giocattolo in mano.

Una volta arrivato alla stazione, dopo aver superato i vari controlli, ho chiesto informazioni a dei passanti sul treno che avrei dovuto prendere. Mi sono guardato intorno per cercare il binario del mio treno e ho notato che molte persone mi stavano osservando con timore e dopo aver fatto ciò scappavano. Mi sono domandato perché mi stessero guardando, pur non trovando il motivo, sono salito comunque sul treno. Quando è passato il controllore io gli ho dato il mio biglietto e poi il fucile giocattolo che ha voluto vedere per accertarsi che fosse finto. Il controllore ha capito che era finto e così me l’ha restituito. Quando è arrivata la mia fermata sono sceso e mi sono diretto verso casa. Volevo dare a mio figlio il fucile giocattolo, ma stava dormendo, così glielo avrei dato l’indomani.

Il giorno dopo mia madre mi ha chiamato al telefono per dirmi che ero in televisione, ero sorpreso, così quando abbiamo terminato la chiamata, ho acceso in fretta il televisore per guardare un telegiornale in modo da capire quello che mi riguardava. Contemporaneamente, quando ho capito quello che era accaduto con me come protagonista, è suonato il campanello; quando sono andato ad aprire mi sono trovato davanti due agenti della polizia, che mi hanno fatto delle domande.

Mi hanno portato in commissariato per degli ulteriori chiarimenti; ho spiegato quello che era successo e ho chiesto scusa agli agenti per aver fatto evacuare tutta quella gente dalla stazione. Anche loro si sono scusati per il malinteso che si era creato.

Quando sono arrivato a casa, mio figlio era seduto sul divano a guardare la televisione, allora io per fargli uno scherzo mi sono messo il passamontagna e col fucile giocattolo in mano ho urlato: “ Ehi, tu, mani in alto“. Lui ha risposto: “Io non ho paura, tanto mi verrà a salvare ‘la nuova star’ della televisione, mio padre”; allora mi sono tolto il passamontagna e commosso ho abbracciato mio figlio. Gli ho spiegato quello che era successo e gli ho dato il fucile giocattolo e lui mi ha risposto: “La guerra è un reato e nel mondo c’è bisogno della pace, perciò nemmeno le armi giocattolo si devono usare!”.

Infine orgoglioso di un figlio così pacifista gli ho proposto di andare a rompere il fucile giocattolo in cortile e lui ha accettato tutto contento.

Anche un malinteso può avere un lieto fine…

Chiara Ragusa E Giulia Carbonari, II E e II C Secondaria,

team del giornalino

POETI PER GIOCO

LA LUNA

luna

 

 

 

 

Ho visto la luna

È gialla

come una fetta di formaggio,

è allegra

come il sorriso di un bambino

è luminosa

come un lampione.

E di notte ti dondola

come un bambino nella culla del cielo.

 

Giulia Cappelletti, III B Primaria, Monasterolo

 

IL MARE

Ho visto il mare.

È azzurro come il cielo,

è allegro come un delfino.

Parla

con le parole dell’acqua.

Sorride

con le conchiglie

e quando credi che schizzi

è solo un tuffo.

Ludovica Rollo, III B Primaria, Monasterolo

 

SE FOSSI SAREI

Se io fossi squalo sarei bianco

Se io fossi ghiro sarei stanco

Se io fossi colore sarei verde

Se io fossi rettile sarei serpente

Se io fossi stagione sarei autunno

Se io fossi pianeta sarei Saturno

Se io fossi animale sarei notturno

Se io fossi uccello sarei diurno.

 

 

IO VORREI

Io vorrei andare

al mare

per nuotare,

io vorrei andare

al mare

per giocare,

io vorrei andare

al mare

per sognare.

 

MI DIVERTO

Squit squit,
bau bau,
miao miao,
tic toc,
bi bi,
ciuf ciuf,
din don dan,
toc toc,
drin drin,
trac trac.
Io son contento
non so tu
io però un po’ di più.

Jacopo Feole, III B Primaria, Monasterolo

 

IL CONCERTO DELLA PRIMAVERA

primavera

 

 

Cri, cri, cri,

fa il grilletto.

 

Cro, cro, cro,

risponde la rana ancora nel letto.

 

Pio, pio, pio,

dice il pulcino.

 

Oinc, oinc, oinc,

fa il maialino.

Trallalà, trallalà,

il concerto finisce qua!

 

LA PIOGGIA 

Ho visto la pioggia.

È trasparente,

come una piccola lacrima

di un bimbo scontento.

È triste,

come un fiore che d’inverno

sta morendo.

Parla,

con le parole arrabbiate del vento.

Piange,

con il grigio dei nuvoloni.

Quando credi che smetta,

è solo che si ritira da sola

nel nuvolone.

 

Beatrice Sacchi, III B Primaria, Monasterolo

 

MARE MARE MARE 

Mare mare mare

io voglio sognare.

Mare mare mare

io voglio nuotare.

Mare mare mare

io voglio navigare.

 

Mare mare mare

io voglio giocare.

Mare mare mare

io voglio guardare.

Mare mare mare

io voglio lavorare.

 

Mare mare mare

io voglio…scappare.

 

IL SOLE 

Il sole ho visto

su nel cielo azzurro

come una palla di fuoco brillante

come un disco volante

sorridete con i suoi raggi

e ti accompagna nei giorni di vita.

 

PAZZERELLA 

Cra cra cra,

io sono qua.

Ho visto papà

trotterellando.

Divento pazzo

se faccio una spaccata

e una bella mangiata.

Trallallà

la storia finisce qua.

 

Lorenzo Magnani, III B Primaria, Monasterolo

 

PAROLE

Parole d’amore e di pensieri

Parole di morte e di azioni

Parole di cose e di dolore

Parole di sonno e di vento

Parole di amicizia e di felicità

Parole di rabbia e di paura

Parole di tristezza e di disgusto

Parole chiuse in scatola

Parole di Europa e di Italia

Parole nascoste dentro al cuore

Parole di segreti e di pace.

Giorgia Mastropasqua, III B Primaria, Monasterolo

 

 

LA NEVE 

La neve è bianca

come lo zucchero a velo.

Oh! Com’è bella la neve

che scende placida e lieve,

che va sugli alberi e li decora,

come una brina che li colora

come un paesaggio che è lontano.

La neve è come una coperta

copre e tutto nasconde.

 

Alessia Caputo, III B Primaria, Monasterolo

 

C’È CHI…

C’è chi cuoce

C’è chi cuce;

c’è chi toglie le pulci al cane;

c’è chi sforna il buon pane;

c’è chi vende sardine;

c’è chi compra piantine;

c’è chi sente battere il cuore;

c’è chi fa il muratore;

c’è chi adora mangiare;

c’è chi adora guardare.

Io mi godo questi minuti

mentre gli altri stanno a far saluti.

 

IL CONCERTO DEGLI ANIMALI

concertoCra cra drin dren

la rana suona la chitarra,

cip cip tic tic

l’uccellino canta la melodia,

muu muu bom dom

la mucca risponde col tamburo,

io io fru fru

soffia nel flauto il mulo,

bau bau ciac ciac ciuu

le maracas agita il cagnolino.

Per finire c’è il topolino,

purtroppo è…

… inseguito dal gattino.

Sofia De Ambroggi, III B Primaria, Monasterolo

L’INVERNO

Ho visto l’inverno.

È bianco

come la panna montata.

È soffice

come le nuvole

che si muovono nell’aria.

Parla con le parole del vento.

Sorride

con i ghiaccioli,

quando sembra che pianga

è solo un fiocco di neve

che vola nel cielo.

Tommaso Locatelli, III B Primaria, Monasterolo

 

IL SOLE

Il sole assomiglia a una palla di fuoco,

rotola attraversando il cielo

come un valoroso guerriero.

È come un diamante che splende nel cielo,

e quando credi che stia tramontando,

rotola dietro le montagne,

per fare un sonnellino.

Chiara Massoni, III B Primaria, Monasterolo

IL CIELO

Il cielo è azzurro come

il mare quando è calmo.

È limpido come la fonte cristallina.

Parla con le parole del vento.

Sorride come l’acqua che scende

dalla sorgente montagna.

Quando ti sembra che stia per spegnersi

è solo per accendersi poi

con le mille lucciole della notte.

Lorenzo Paladini, III B Primaria, Monasterolo

IL SOLE

Ho visto il sole.

È giallo

come il polline di un fiore.

È allegro

come un pulcino che nasce.

Parla con i suoi raggi,

sorride con il calore

e quando credi che sparisca,

è solo una nuvola che lo copre.

 

Marco Pelati, III B Primaria, Monasterolo

 

L’AUTUNNO

Ho visto l’autunno.

È pieno di colori

come l’arcobaleno.

Arriva con il mantello carico di doni

pioggia, neve, gradine, vento.

Parla

con gli alberi che spoglia.

Parla

con gli animali per farli addormentare.

Quando credi che svanisca

è solo la nebbia che lo nasconde.

Nicolò Pezzoli, III B Primaria, Monasterolo

LA NEVE

La neve scende giù dal cielo

come batuffoli di cotone

accarezza dolcemente gli alberi,

le case, il terreno,

come una mamma

cura il suo bambino.

Tutto è bianco,

sembra che il pittore

abbia dimenticato …

i colori.

Nel buio della notte,

i cristalli di neve

luccicano come

piccoli diamanti.

 

IL CAPODANNO

Pham, pham,pham,

bum, bum ,bum

il cielo s’illumina

di stelline filanti.

Mentre la gente rimane a gridare,

gli animali iniziano a saltare,

plop, plap, plop

bisch, bisch, bisch

sc sc sc sc sc

l’anno vecchio vola via

ed inizia l’allegria.

Arturo Saccone, III B Primaria, Monasterolo

 

L’ESTATE

estate

 

 

 

 

Ho visto l’Estate.

È gialla come una stella,

come un sole splendente.

È allegra

con i raggi del sole.

Parla

con le parole del fuoco.

Sorride

con l’azzurro del cielo,

e quando credi che pianga,

è solo una goccia di pioggia.

Chiara Boffa, III B Primaria, Monasterolo

I CONCERTI DI PRIMAVERA

Bau bau fa il cagnolino,

miao miao fa il gattino,

cip cip fa il pulcino.

 

Iiihiiih fa il cavallo,

io io fa l’asinello,

chicchirichì fa il gallo.

Marco Briani, III B Primaria, Monasterolo

 

 

POESIE DEL LUOGO CHE AMO

MILANO, DUE CITTÀ

milano

 

 

 

 

Milano, due città messe insieme:

la prima grigia, bianca e blu

smog e lavoro son sempre di più;

piccioni, puzza e rumori insopportabili

questa non è una città amabile!

Tanta fretta e troppo lavoro,

di certo non è un gran capolavoro.

Macchine, tram e inquinamento

In questa Milano nessuno è contento.

 

La seconda verde, azzurra e colorata

E con i suoi parchi sembra incantata.

Ristoranti bar e biblioteche

Parchi giochi e discoteche.

Spettacoli teatrali e tanto divertimento,

eventi e feste ed ognuno è contento.

Biciclette e bambini, questa Milano è molto ambita

E di sicuro la mia preferita!!

 

La stessa città ha aspetti differenti,

ma ovunque qui le persone son molto diligenti.

Milano, risotto e cotoletta,

pandoro ed ossobuco da mangiare senza fretta.

Milano, Duomo, madonnina e castello

Navigli e immense ville, cosa c’è di più bello?

Milano è bella, Milano è casa mia

Ed è anche la città più speciale che ci sia!

 

Elisabetta Moiana, I D Secondaria, team del giornalino

 

MILANO

Milano con la borsa in mano,

a lavorare o a studiare.

Perché c’è sempre da fare.

 

Milano dal cuore pulsante,

eeeeeh, di mete turistiche ce ne sono tante.

E quando sei stanco dal luogo girare,

Nei parchi pubblici ti puoi riposare

 

Milano con il suo solito odore

Tanto lavoro e altrettanto sudore.

Milan l’é mé Milàn.

Mirko Garlasché, I D Secondaria

LA MIA MILANO

 I bambini la vedono grigia e noiosa,

gli adulti stancante e laboriosa.

Milano,

il Duomo e la sua madonnina.

Milano,

risotto e cotoletta,

da mangiare in tutta fretta!

Milano,

d’inverno raffreddata,

d’estate abbronzata.

Ma io vedo una Milano….

spensierata e rallegrata!!

Erica Calamoneri, I D Secondaria, team del giornalino

PECHINO, UNA CITTA’ SPLENDIDA

pechino

 

 

 

 

Pechino con i suoi monumenti

Gli odori e i profumi

Sono così fantastici

Come il cinguettio degli uccelli

 

Pechino una città spettacolare

Con palazzi e giochi da giocare

Pechino rosso e bianco

Bambino. Fiore. Banco.

 

Pechino città di speranza

Dove ho sperato con dolcezza.

Sabrina Zhang, I D Secondaria

 

SAINT GERVAIS

Saint Gervais, verde in estate, bianca in inverno.

Saint Gervais, versi di animali con la brezza del vento,

profumi di bosco e cuore contento.

Saint Gervais, passeggiate sui prati e sciate sui colli innevati.

Saint Gervais, crepes, galettes, omelettes,

Le terme la Rendon famosa e la vista del Bianco la fan favolosa.

Saint Gervais, con lo straniero san socializzare solo dicendo “ bonjour”.

Saint Gervais, una bella vita in una bella città.

Tommaso Repetto, I D Secondaria, team del giornalino

BISCEGLIE

Onde del mare
azzurro è il tuo colore.
Bianco il gabbiano,
come le spiagge al sole.
Il profumo del pane, i gelati
le piazze, la pesca sul mare,
ricordi lontani.
D’estate ti vedo, umida e calda.
D’inverno ti penso……
…..e mi vien da tornare !

Jacopo La Notte, I D Secondaria

IL POSTO PERFETTO

posto perfettoImmagina di andare

in un posto un po’ speciale

dove tutti si può fare

senza farsi male.

Usa un po’ di fantasia

e da quel posto non andrai via.

Un luogo adatto a te

in cui tutto possibile è.

Lì puoi parlare

e se vuoi gridare

nessuno ti giudicherà,

quanta libertà!

Lucilla Cnapich, I D Secondaria

 

TO BE HAPPY, YOU NEED A FRIEND

imagesIf you live on a beautiful island or in a big castle,

but you are alone, you are sad.

If you have lots of money,

but you are alone, you are sad.

If you are a king or the president of the USA,

but you are alone, you are sad.

To be happy, you need a friend.

You do not choose a friend for the color of his skin or for his language or religion,

but because you feel good with him.

It can be a girl, a boy, an old man or a dog.

A friend is always near you in good times and in bad times.

He listens to you, but he can keep secrets.

If you have a problem, you can ask him for advice

and he tells you when you are wrong.

A friend plays and laughs with you,

but he comforts you when you have a broken heart.

A friend is sincere and honest and does not tell lies.

A friend tells his opinions, but he respects your point of view.

However if you want to have a friend,

there is an important rule to follow:

you must be a friend for him.

Sara Malerba, I D Secondaria

FRIENDS

amicizia

For me to be a real friend

means to be ready to listen to her problems

you must be honest and sincere with her,

I can keep secrets,

respect her, help her,

give her tips that could be usuful and most important of all

I don’t betrary her.

Friendship is also a feeling that touches the heart

and it happens when two people love each other.

To be happy, you need a friend.

Martina Girelli,  I D Secondaria,

team del giornalino

LE NOSTRE POESIE

bimbaIO SONO UNA BIMBA

Io sono una bimba in movimento,

io sono una bimba molto attenta.

Io sono una bimba che fa sempre pace,

io sono una bimba che osserva e tace.

SE FOSSI… SAREI…

Se fossi un fiore sarei una viola,

se fossi un vento sarei una tempesta.

Se fossi un gatto sarei tigrato,

se fossi una montagna sarei innevata,

se fossi colore sarei giallo,

se fossi un animale sarei gatto,

se fossi fiaba sarei Biancaneve.

Se fossi cibo sarei spaghetti,

se fossi un pesce sarei un’anguilla,

se fossi bevanda sarei cioccolata,

e prima di andare a letto vorrei essere coccolata.

Viola Amoruso, III B Primaria, Monasterolo

IO SONO…

Io sono un birbantello

io sono piccolo e bello.

Io sono intelligente

io sono forte e impertinente.

Io sono attento e studioso

io sono allegro e brioso.

Matteo Di Pinto, III B Primaria, Monasterolo

 

SE FOSSI…SAREI…

Se fossi un fiore sarei rosa
Se fossi un animale sarei delfino
Se fossi un colore sarei verde
Se fossi mare sarei calmo
Se fossi cielo sarei sereno
Se fossi fiaba sarei  Biancaneve
Se fossi principessa sarei Ariel
Se fossi pianeta sarei Saturno
Se fossi pasta sarei spaghetti
Se fossi dolce sarei Nutella
Se fossi gelato sarei al cioccolato

Asia Maiolo, III B Primaria, Monasterolo

girotondoGIROTONDO

Girotondo mi piace guardare il mondo

Girotondo mi piace girare in tondo

Girotondo mi piace andare al mare

Girotondo mi piace navigare

Girotondo mi piace andare in montagna

Girotondo mi piace raccogliere la castagna

Girotondo mi piace guardare il prato pieno di fiori

Girotondo mi piace guardare tutti i suoi colori

SE FOSSI … SAREI …

Se fossi stella sarei cometa

Se fossi strada porterei alla meta

Se fossi fiore sarei margherita

Se fossi oggetto sarei matita

Se fossi colore sarei arancione

Se fossi giacca avrei un bottone

Giulia Cappelletti, III B Primaria, Monasterolo

ASCOLTO… E VORREI…

Ascolto il mare e vorrei nuotare

Ascolto il vento e vorrei volare

Ascolto il torrente e vorrei saltare

Ascolto gli uccelli e vorrei cinguettare

Ascolto le rane e vorrei gracidare

Ascolto le api e vorrei ronzare

Ascolto la gente e vorrei parlare

Ascolto il silenzio e vorrei sognare.

Ludovica Rollo, III B Primaria, Monasterolo   

LA MIA MAMMA

mammaLa mia mamma è bella

La mia mamma è una stella

La mia mamma è piena di trionfo

La mia mamma è piena profumi.

 

IL MIO PAPÀ

Il mio papà e grande e perfetto

Il mio papà mi abbraccia con affetto

Il mio papà è sempre al lavoro

Il mio papà ha un cuore d’oro.

MIO FRATELLO

Mio fratello è grande e riccioluto,

mio fratello è bello in assoluto.

Mio fratello è sempre attento,

mio fratello è bello e contento.

SE FOSSI… SAREI…

Se fossi un pesce sarei delfino

Se fossi mare sarei mosso dal vento

Se fossi un fiore sarei una primula

Se fossi un colore sarei arancione

Se fossi una mamma sarei contenta

Alessia Caputo, III B Primaria, Monasterolo   

IO VORREI ESSERE …

Se fossi colore sarei verde

se fossi mestiere sarei chi vende,

se fossi mare sarei calmo

se fossi cielo sarei sereno,

se fossi verdura sarei insalata,

se fossi acqua sarei salata,

se fossi cibo sarei un panino

se fossi animale sarei cagnolino

se fossi albero sarei abete

se fossi acqua non avrei mai sete.

C’É CHI …

C’è chi vende

c’è chi compra

c’è chi canta

c’è chi conta.

C’è chi mangia un bel panino

c’è chi compra un palloncino,

c’è chi spazza i pavimenti

c’è chi si lava i denti.

Marco Briani, III B Primaria, Monasterolo   

 

LA MIA MAMMA

La mia mamma è un arcobaleno

La mia mamma non mi lascia mai sola

La mia mamma è sempre vicina

La mia mamma è sempre carina.

 

La mia mamma è bella e coccolosa

La mia mamma è affettuosa

La mia mamma è dormigliona

La mia mamma è   una   golosona

 

La mia mamma ha un cuore d’oro

La mia mamma è un gran tesoro

La mia mamma è sempre serena

La mia mamma è un anello della catena.

 

SE   FOSSI … SAREI…..

Se fossi un bambino sarei birichino

Se fossi dolce sarei pasticcino

Se fossi cielo sarei sereno

Se fossi giacca avrei un bottone

Se fossi un orso sarei golosone

 

Se fossi colore sarei rosso

Se fossi un cane salterei il fosso

Se fossi grande diventerei veterinario

Se fossi pesci sarei in un acquario

Se fossi montagna sarei vetta

Se fossi uccello sarei gufetta.

Arianna De Luca, III B Primaria, Monasterolo

SE FOSSI…SAREI…

arlecchinoSe fossi un burattino sarei Arlecchino.

Se fossi un animale sarei un delfino.

Se fossi un fiore sarei un gelsomino.

Se fossi un prato sarei in giardino.

 

 

È PRIMAVERA QUANDO…

È primavera quando

il sole incomincia ad essere caldo.

È primavera quando

incominci a sentire la brezza ogni tanto.

È primavera quando senti il profumo dei fiori.

È primavera quando il prato è di tanti colori.

 

LA MIA FAMIGLIA

Il mio papà un po’ cicciotto,

sembra proprio il mio orsacchiotto.

Il mio papà ha dei muscoli sorprendenti

e riesce a tenere trenta sacchi di cementi.

 

La mia mamma profuma di fiori,

è bella come i colori.

La mia mamma è bella come una stella,

sembra una pulzella

 

Mio fratello

è molto bello.

Mio fratello

è bricconcello.

 

Il mio cane di nome Thor,

è davvero un distruttor.

Il mio cane un po’ monello

per me è davvero bello.

Beatrice Sacchi, III B Primaria, Monasterolo

LA MIA MAMMA

La mia mamma è un tesoro,

la mia mamma ha un cuore d’oro.

La mia mamma è un arcobaleno

che risplende nel cielo sereno.

La mia mamma è un bel fiore

che sboccia nel mio cuore.

La mia mamma è molto carina

anche quand’era molto piccina.

La mia mamma fa l’estetista

le piace guidare, ma non fa l’autista.

Giorgia Turconi, III B Primaria, Monasterolo

SE FOSSI … SAREI…

Se fossi animale sarei delfino

se fossi colore sarei viola,

se fossi mare sarei tranquillo

se fossi burattino sarei Arlecchino,

se fossi albero sarei salice piangente,

se fossi fiore sarei rosa,

se fossi fiaba sarei Cenerentola,

se fossi montagna sarei innevata,

se fossi treno sarei Freccia Rossa,

se fossi uccello sarei rondine,

se fossi mestiere sarei scienziata,

se fossi spezia sarei basilico.

Beatrice Pavesi, III B Primaria, Monasterolo

 

SE FOSSI … SAREI…

CASCATASe fossi colore sarei rosso

Se fossi mare sarei mosso

Se fossi acqua sarei cascata

Se fossi bevanda sarei gassata

Se fossi legno sarei bastone

Se fossi maschera sarei Arlecchino

Se fossi erba sarei in giardino

Se fossi insetto sarei calabrone

Se fossi gioco sarei pallone

Se fossi uccello sarei pulcino

Se fossi pesce sarei delfino

Se fossi mestiere sarei dottore

Se fossi macchina sarei motore.

Lorenzo Paladini, III B Primaria, Monasterolo

 

C’È CHI FA …

C’è chi canta

C’è chi suona …

 

C’è chi fa il muratore

C’è chi fa il dottore …

 

C’è chi fa lo scrittore

E c’è chi fa l’inventore …

 

C’è chi fa il giocoliere

C’è chi fa il pallottoliere…

 

C’è chi fa…   C’è chi fa…

E quello che fa…   A tutti lo dà…

Giulia Salvadori, III B Primaria, Monasterolo

AMICI ALIENI

alienoUna notte ho sentito dei rumori ma non ci feci caso, mi dissi che erano i vicini. I rumori continuavano e avevo l’impressione di essere spiata da qualcuno, così una sera decisi di mettermi le pantofole e andare in corridoio a vedere se c’era qualcuno. Aperta la porta, mi ritrovai faccia a faccia con un essere grigiastro con una faccia gigantesca, dagli occhi profondi scavati dentro la faccia, una bocca piccola e niente naso, il corpo estremamente snello e alto: mi trovavo faccia a faccia con un alieno. Indietreggiai di qualche passo ma non avevo più scampo così quando l’alieno avanzò presi il bastone e provai a colpirlo. Lui bloccò il colpo e … parlò: – Non sono qui per farti del male! Sono qui con la mia famiglia perché il nostro pianeta Gastrox sta per entrare in guerra e non vogliamo morire e quindi ci siamo trasferiti qui, sulla Terra. Sentite queste parole, mi venne un colpo e pensando di avere le allucinazioni provai a toccare l’essere: aveva un corpo. Esisteva. Ho deciso di continuare a parlargli e lui mi ripetè che venivano da un pianeta che stava per entrare in guerra, aggiunse che lui si chiamava Rexus, che aveva quattro figli e una moglie che li avrebbe portati sulla Terra l’indomani e mi chiese di ospitarli a casa mia, perché non sapevano proprio dove rifugiarsi. Accettai la sua richiesta e così il giorno dopo ebbi la fortuna di conoscere gli altri membri della famiglia: il figlio maggiore Hetix, la figlia minore Laxad, il figlio minore Xores, la figlia maggiore Exelia e la moglie Grandaka proveniente dalla Luna. Li presi con me, ma loro dovevano ambientarsi al nuovo mondo e così insegnai loro come comportarsi, come fare i saluti e parlare meglio ecc…
Questo lavoro mi prese una settimana, poi era il momento del trucco e dei vestiti. Comprai pantaloni, giacche, piumini, golfini, magliette, pantaloncini, vestititi, gonne, intimo, scarpe, cappelli e cappellini. Presi anche un po’ di trucchi.
Arrivata a casa li truccai. Finito il lavoro, erano diventati esseri umani! Si comportavano come umani, erano come gli umani; niente traccia d’alieno. Adesso dovevo aiutarli a trovare la scuola e il lavoro: per Hetix ci voleva un istituto tecnico, per Exelia un liceo scientifico, per Xores una scuola media, per Laxad una scuola elementare, per Grandaka un lavoro con me in ufficio e per Rexus un lavoro come professore di chimica al liceo; per fortuna sapevano tutto: su Gastrox si facevano le stesse materie.
Prima però, bisognava dare loro dei nomi normali: Rexus ha deciso di chiamarsi Alessandro, Grandaka Alessia, Laxad Sofia, Xores Daniel, Exelia Martina e Hetix Andrea; a questo punto avevano dei nomi bellissimi e potevano iniziare a uscire nel mondo sociale.
Alessandra e suo marito iniziarono a lavorare ,mentre i ragazzi dovevano aspettare ancora un mese per andare a scuola. Nel frattempo comprarono il materiale scolastico, tablet, telefoni e giochi. I figli hanno deciso di fare sport: Andrea scelse rugby, Daniel e Sofia Karate, Martina danza e a fare sport si sono iscritti pure i genitori! Alessia scelse taekwondo mentre Alessandro kick boxing. Io mi sono unita a loro come se fossi la sorella di Alessia, sembrava che fossi la seconda madre dei ragazzi. Sapevo che loro non sarebbero mai tornati sul loro pianeta, ormai erano dei terrestri.
A dir la verità questo mi fa molto piacere.

Alexia Braveza, I C Secondaria,
team del giornalino

INVENTIAMO COME È STATA INVENTATA LA SCUOLA

scuolaSTEVE JOBS INVENTA LA SCUOLA

Nell’antichità non esisteva la scuola. Se tu vai a chiedere a un ragazzo che è vissuto 3.000 anni fa che cos’è la scuola, lui immediatamente, ti risponde: “Cosa? Che hai detto?” , “Cos’è la sQuola?” Ecco.

Ma noi, che viviamo dopo l’esistenza di molti scienziati, matematici e secchioni, sappiamo benissimo cos’è la scuola. Ad esempio: se non fosse esistito il signor Albert Colombo o Cristoforo Newton … aspetta, magari ho sbagliato qualcosa … faccio sempre confusione su questi nomi!

Comunque, tornando a noi, dicevo che se tutte le persone famose che conosciamo (e non sto parlando degli “One Direction”) non fossero esistite, noi ora non sapremmo cos’è la scuola.

Infatti, molti anni fa, si pensava che arrivati a una certa età le persone imparassero tutto quello che bisognava sapere per poter guadagnare da vivere per se stessi e per la propria famiglia.

Ma no, non era vero. Poi, fortunatamente, nacque Steve Jobs. Era un ragazzo come tanti altri tranne per una cosa: aveva una specie di dote speciale, era nato intelligente.

Nacque da una coppia molto popolare, perché i suoi genitori erano gentili e simpatici con tutti. Già da piccolo aveva fatto capire che era un genio: ad esempio, quando aveva quattro anni, da solo era riuscito a ritrovare la strada di casa con i suoi amici. Negli anni Steve, o meglio Mr. Jobs, diventò ancora più intelligente e pensò: “Non è giusto che solo io sia intelligente: voglio costruire qualcosa che insegni alle nuove generazioni tutto quello che io so”.

E’ per merito suo che ora esiste la scuola e tutti i grandi scienziati che ho citato prima. Così, con un gruppo di amici, raggruppò dei ragazzi e gli insegnò a scrivere, gli insegnò la matematica, scienze, geografia… ovvio, gli insegnò tutto tranne la storia, quella doveva ancora essere inventata.

Poi iniziarono ad esserci ragazzi che si impegnavano di più ed erano più intelligenti, mentre c’era qualcuno che non riusciva a capire bene. Così decisero di dividere tutti i ragazzi in gruppetti di circa venti e grazie alla scuola c’è anche stata l’evoluzione.

Diciamo che senza scuola, il mondo non esisterebbe.

Chiara Toffanello, I D Secondaria

LA “MONTALCINI” PORTA L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Tanto tempo fa l’Homo Sapiens non era soddisfatto delle sue conoscenze e delle sue capacità, perché si sentiva incompleto e vedeva gli dei che mandavano segnali che, però, lui non capiva.

L’Homo Sapiens allora si mise a pregare insieme ai suoi compagni, ma ancora niente: nulla accadde. Poi gli dei ascoltarono le sue preghiere e mandarono un messaggio sulla terra con un fulmine incidendo la corteccia di un imponente albero, per loro sacro, con una parola.

Gli Homines Sapientes andarono a vedere ma non capirono il messaggio e pensarono che l’unico che potesse farlo fosse il MAMMUMMIA, il più saggio dei più saggi, metà mammut e metà scimmia. Andarono nella sua caverna con l’intenzione di chiedergli di interpretare il messaggio, ma dovevano portare qualche cosa in cambio. Allora portarono trenta sacchi di grano e il MAMMUMMIA li fece entrare.

L’indovino chiese cosa volessero e loro gli domandarono se poteva andare a vedere l’incisione che gli dei avevano mandato sulla grande quercia della loro foresta. Il MAMMUMMIA accettò e si diresse lì con il suo scooter di legno.

Il MAMUMMIA arrivò all’albero e lesse, la scritta era “SCUOLA”. Loro continuarono a non capire, dato che non sapevano cosa fosse. Il grande saggio allora disse che avrebbe insegnato loro l’arte della scuola. Iniziò a costruire una scuola.

Con il passare del tempo gli Homines Sapientes divennero bravi perchè gli venne insegnato a leggere e a scrivere e nella pausa tra una lezione e l’altra imparavano il karatè.

Alla fine quella scuola ebbe un gran successo e ora quella scuola si chiama ICS “RITA LEVI MONTALCINI”. Essa nacque milioni e milioni di anni fa, circa a metà della preistoria.

Alessandro Carciofi, I D Secondaria

RACCONTI E LEGGENDE INTORNO AL FUOCO

IL CORNO DEL RINOCERONTE

Tanto tempo fa il rinoceronte era senza il corno.

Un giorno andò al centro della foresta e vide un elefante, che gli chiese: – Come fai a difenderti? Io mi difendo con le zanne e la proboscide.

– Io non riesco a difendermi, riesco solo a scappare da quelli che mi vogliono mangiare. – rispose il rinoceronte.

Poi incontrò un ippopotamo, che gli disse: – Tu cosa mangi? – Io mangio la carne che strappo con i miei denti.

– Io mangio solo piante– rispose il rinoceronte.

Infine incontrò il leone e gli disse: – Sai cosa mangio? Il rinoceronte rispose: – No!

Allora il leone ribatté: – I rinoceronti ingenui come te!

Il rinoceronte subito iniziò a correre, quando l’ebbe quasi seminato batté contro un albero e gli crebbe un bernoccolo che lo aiutò a sconfiggere il leone. E’ per questo che oggi rinoceronti hanno i corni.

Marco Briani, III B Scuola Primaria di Monasterolo

 

 IL GHEPARDO CON LE MACCHIE

ghepardo

C’era una volta un Ghepardo che viveva in India. Un giorno mentre riposava ad occhi aperti, passò vicino a lui uno scoiattolo di nome Pepe, che viveva nel buco dell’albero vicino. Lo scoiattolo era tutto sporco di vernice nera. Il Ghepardo lo vide e affamato e lo divorò all’istante in un sol boccone.

Dopo circa un mese il Ghepardo si accorse di essere ricoperto di macchie nere e si spaventò.

Quando gli altri animali lo incontravano gli chiedevano cosa gli fosse successo.

– Ero tanto affamato che ho mangiato uno scoiattolo sporco di vernice nera. Un leone gli rispose: – Ma sai che ti donano molto le macchie!? Ti fanno più bello!

Il Ghepardo disse: – Hai ragione, mi piacciono molto.

Ed è per questo che il Ghepardo ha il mantello con le macchie.

Viola Amoruso, III B Scuola Primaria di Monasterolo

 

IL PROFUMO DEI FIORI

Tanto tempo fa i fiori avevano una puzza incredibile, che teneva lontano tutti gli insetti.

Un bel giorno i fiori si stancarono di stare sempre soli, inoltre senza insetti stavano per morire tutti quanti, perché il vento non riusciva più da solo a spargere il polline.

La fata della primavera, di nome Fiorellina, vedendo che i fiori erano sempre stati buoni con tutti gli insetti, decise di offrire a loro un profumo meraviglioso.

Da quel giorno, ogni primavera, migliaia di insetti si appoggiano sui fiori profumati portando il loro polline ovunque.

Giulia Cappelletti, III B Scuola Primaria Primaria Monasterolo

 

IL SERPENTE SENZA ZAMPE

serpenteC’era una volta un serpente dalle zampe robuste e dagli artigli molto affilati.

Viveva in una foresta sconosciuta. Era molto veloce, però lui credeva che se fosse andato da mago Imperiale, lo avrebbe sicuramente aiutato ad essere ancora più veloce, così decise di andare da lui.

Per la strada trovò un ponticello stretto e instabile, però il serpente riuscì a superarlo. Dopo qualche ora si fece buio e il serpente si riparò sotto un pino e quando si svegliò vide il sole splendere nel cielo e si mise di nuovo in viaggio.

Dopo circa due ore vide qualcosa muoversi tra le foglie di qualche cespuglio e si sentì il bramito di un orso che subito lo attaccò, ma il serpente sfoderò gli artigli e lo colpì dritto, dritto sul petto e l’orso morì.

Più tardi avvistò il mago Imperiale, subito corse da lui e gli chiese: – Oh grande mago Imperiale mi daresti un po’ più di velocità?

– Io ti darò un po’ più di velocità quando tu avrai ucciso la Strega della Foresta che si trova molto lontano da qui, va verso il nord- . Il serpente, allora si diresse a nord come aveva detto il mago.

Qualche ora dopo si fece buio e si mise a dormire sotto un salice piangente.

Il mattino seguente si svegliò, riprese il suo viaggio e ben presto trovò la strega la quale cercò di incenerirlo con i suoi potenti getti di fuoco, ma il serpente li schivò tutti.

La strega allora con un incantesimo fece sparire le zampe del serpente che cominciò a strisciare. Il serpente nascondendosi tra i cespugli uccise la strega con un morso velenoso. Fiero di sé il serpente strisciò fino ad arrivare dal mago che gli diede un altro po’ di velocità.

Ed è così che il serpente non ha le zampe.

Jacopo Feole, III B Primaria Monasterolo

 

IL PUNGIGLIONE DELL’APE

Un giorno un’ape di nome Gaia volava in campagna sopra un campo di rose fiorite.

Gaia non aveva il pungiglione e per difendersi da rane, lucertole e gechi che volevano prenderla, ma poteva solo volare lontano. Gaia però si era stufata di volare via perché così facendo doveva abbandonare i fiori su cui si trovava. Aveva una vita piuttosto faticosa!.

Quel giorno stava per essere catturata da una rana e per scappare più in fretta, invece di volare in alto,andò a sbattere contro uno stelo di una rosa.

Gaia fu colpita proprio del fondoschiena da una delle spine di quella rosa.

– Che male! – disse Gaia che però si accorse subito che con quel pungiglione poteva attaccare la rana e farla scappare via. E così fece!

– Che bello! – disse Gaia – Poter avere sempre un pungiglione per difendermi!.-

Sentendo quelle parole una rosa le disse: – Sei proprio certa di perderlo?

Sappi che io sono una rosa magica e che posso esaudire un desiderio ogni anno ed oggi è il giorno speciale in cui posso fare accadere le cose più strane.

Gaia allora chiese alla rosa che lei ed anche tutte le sue amiche api, potessero avere un pungiglione lungo e robusto. E dal quel giorno le api ebbero tutte il pungiglione.

Chiara Massoni III B Primaria Monasterolo

 

LA PROBOSCIDE DELL’ELEFANTE

Si racconta che tanti anni fa un grosso elefante, con grandi orecchie e splendide zanne di nome Aldo, viveva libero nella savana africana.
Fin da piccolo sognava di avere un naso lungo, perché dovete sapere che una volta gli elefanti no lo avevano. Aldo era molto triste di non poter sentire tutti gli odori della natura.
Un giorno andò al ruscello per bere e disse fra sé e sé: – Chissà se anch’io e tutti gli elefanti potremo avere un naso lungo per sentire l’odore dei fiori!

All’improvviso arrivò un’elfa magica che si posò su un fiore lì vicino. L’elefante chiese: – Tu chi sei ? L’elfa rispose:- Io sono Bianca l’elfa dei desideri. Era vestita con un abito verde e brillante con due ali sottili e una bacchetta d’oro.

– Visto che sei un animale buono e gentile e vuoi sentire tutti i meravigliosi profumi che la natura sa regalare, io ti donerò un naso lungo e potente !- disse l’elfa. A Bianca bastò agitare la bacchetta e subito comparve un lungo naso che tutti oggi conosciamo.
Aldo disse: – Grazie, Bianca, per questo bel dono. Ti prometto che ne farò buon uso !

Magicamente come era arrivata, Bianca scomparve e dal quel giorno nessun animale della savana poté sentire meglio il profumo dei fiori rispetto agli elefanti.

Tommaso Locatelli, III B Primaria Monasterolo

 

IL GUSCIO DELLA TARTARUGA

C’era una volta una tartaruga di nome Lunetta che viveva nel bosco e non aveva il guscio.
La tartaruga era molto vivace e molto veloce e insieme ai suoi amici inseparabili, Milo il coniglio e Pablo lo scoiattolo, passava le sue giornate a ridere e scherzare. Un giorno Milo, sfidò Lunetta a fare una gara, per capire chi era il più veloce dei due. Allora iniziarono una folle corsa per tutto il bosco.
Lunetta era velocissima ma ad un certo punto, si ritrovò davanti a un pino gigantesco e non riuscendo a frenare, ci andò a sbattere contro con molta violenza. Sul Pino viveva Pablo che per lo spavento si affacciò e iniziò a tirare tante pigne contro la povera Lunetta che era ancora tanto stordita. Nei giorni successivi Lunetta non riusciva a muoversi per il dolore e mentre si toccava la schiena con le sue zappette la sentiva gonfia e dura.
Le pigne si erano trasformate in un guscio durissimo.
Quando Lunetta guarì del tutto, si accorse che non era più veloce come una volta. Era lenta e impacciata, ma dentro quel guscio si sentiva al sicuro, così decise che sarebbe stato la sua casa. Milo appena vide Lunetta iniziò a prenderla in giro perché era lentissima, mentre Pablo prima si spaventò e poi capendo che quel guscio era fatto di pigne che aveva lanciato, andò verso la tartaruga a chiederle scusa.
Lunetta però, era felice così, amava la sua nuova casa e dal quel giorno anche tutte le altre tartarughe se ne vanno in giro per il bosco portandosi sulla schiena la propria casa.

Ludovica Rollo III B, Primaria Monasterolo

 

IL COLLO DELLA GIRAFFA

C’erano una volta, nella giungla africana, le giraffe … che non avevano il collo lungo come le conosciamo noi…

La giraffa Lilly, che era molto curiosa, un giorno che era molto triste e solitaria, passeggiando per la savana, incontrò un coniglio bianco.

Gli chiese come si chiamava ed il coniglio rispose che si chiamava Federico. Il coniglio Federico le disse: – Laggiù… dentro a quel tronco, c’è il miele… è un miele buonissimo! Lo hanno fatto le mie amiche api. Mangiane un po’…. Vedrai che ti sentirai molto meglio”.

Allora la giraffa corse velocissima verso il tronco, ma rimase incastrata con la testa nel buco. – Oh nooooooo!!!! – disse la giraffa!!! – Ora come faccio ad uscire da questo buco???” … Tira, tira e tira… niente da fare!

Il tronco, che si era spaventato, disse al coniglio: “Coniglio … presto…. Vai a chiedere aiuto!!! Così il coniglio andò a cercare aiuto dal suo amico Gigino castorino che liberò Lilli mordicchiando il tronco con i suoi dentoni.

Federico e Gigino si accorsero che il collo della giraffa era lungo…. Lunghissimo …. E la guardarono con occhi meravigliati. I due dissero alla giraffa che il suo collo si era allungato!!!

Da quel giorno le giraffe hanno il collo lungo.

Giulia Salvadori, III B Primaria di Monasterolo

  

LE ORECCHIE DEL CONIGLIO

Molti anni fa i conigli non avevano le orecchie lunghe come oggi. Un giorno una coniglietta bianca di nome Lilly con un fiocco rosso in mezzo alle orecchie, invitò la sua amica Lulù a visitare il lago dei cigni.

Arrivando al lago Lulù disse:- Che meraviglia i cigni!

Lilly rispose:-Sì sono fantastici, ora però andiamo a raccogliere bacche, mirtilli, more e fiori colorati per la festa di Ginevra!

Lulù decise di fare una gara a chi raccoglieva più frutti e fiori per Ginevra, ma si accorse che Lilly era più veloce.

Allora Lulù cominciò a raccogliere frutti e fiori velocemente, così superò Lilly che, per raggiungerla, si arrampicò su un albero con le sue orecchie per poter vedere bene se c’erano ancora frutti da raccogliere. Quando arrivò in cima vide che Lulù aveva vinto, così scese dall’albero, intanto si accorse che le sue orecchie erano cresciute!

Ed è per questo che i conigli hanno le orecchie lunghe.

Giorgia Turconi, III B Primaria di Monasterolo

  

LO STRUZZO CORRE VELOCE

C’era una volta un cacciatore che era andato a caccia nella savana, dopo un po’ di tempo trovò uno struzzo che stava sonnicchiando sotto un albero parlante che, appena vide il cacciatore, avvisò lo struzzo, ma il povero animale non lo sentì.

Il cacciatore si avvicinò allo struzzo, tirò fuori la lancia, ma finalmente lo struzzo si accorse della sua presenza e cominciò a correre.

Il cacciatore lo inseguiva, ma dopo un po’ si stancò e non lo rincorse più.

Lo struzzo allora cominciò ad allenarsi per correre sempre più veloce e sfuggire al cacciatore e continuò a farlo per diversi di giorni.

Dopo un po’ di tempo il cacciatore decise di nuovo di cacciare lo struzzo.

Lo trovò e lo rincorse, però lo struzzo correva troppo veloce, così rinunciò per sempre. Per questo lo struzzo corre veloce.

Beatrice Pavesi III B, Primaria Monasterolo

 

PERCHÉ IL LEONE HA LA CRINIERA

Tanto tempo fa, quando la terra era ricoperta di ghiaccio, il leone non aveva la criniera e la sua pelliccia era liscia e corta su tutto il corpo.

Il suo problema era il freddo, soprattutto alla testa perché soffriva di sinusite e quindi aveva sempre mal di testa. Allora decise di chiedere aiuto a una donna del villaggio: – Per favore, potresti fare anche a me quel bel cappello di peli lunghi e caldi che hai sulla testa?

La donna rispose: – Questo non è un cappello! Sono i miei capelli. Però ho deciso di aiutarti: torna domani e avrai quello che hai chiesto.

Durante la notte la donna fece tagliare una ciocca di capelli a ogni donna e intrecciò una specie di parrucca.

Il giorno dopo la mise in testa al leone che ne fu molto contento perché non aveva più freddo. Anzi, ne era talmente orgoglioso che non la tolse mai più, e la porta ancora oggi che vive in paesi molto caldi.

 Nicolò Pezzoli, III B Primaria Monasterolo

 

LA PIANTA DI DOLCI

 C’era una volta un re che si chiamava Nicolò.

Re Nicolò era molto egoista perché una strega gli aveva fatto un incantesimo.

La moglie Federica lo aveva lasciato perché non sapeva che era stato maledetto dalla e non sopportava il suo egoismo.

Un giorno re Nicolò, passeggiando nel suo frutteto vide che un melo, al posto delle mele, era pieno di dolci: cioccolatini, caramelle, chupa-chupa…. Ognuno aveva un sapore diverso dall’altro.

Il re chiamò tutti gli abitanti del villaggio per far raccogliere i dolci dal magico albero.

Quando Federica scoprì che tutto il villaggio era al castello, andò a vedere cos’era successo.

Vide che Nicolò stava regalando i dolci a tutti gli abitanti del villaggio e capì che era diventato generoso.

Infine tornò da lui, si abbracciarono e vissero felici e contenti.

Giulia Salvadori, III B Primaria di Monasterolo

 

ANNA E LA BOLLA MAGICA

Un giorno una bambina di nome Anna uscì di casa per andare da una sua amica.

La giornata molto divertente passò in fretta e venne il momento di ritornare a casa.

Anna però non riuscì a ritrovare la strada tra i sentieri del bosco.

Mentre girovagava vide una grande bolla che luccicava.

Era bellissima pensò Anna. Quella bolla era magica scoprì Anna.

Dopo un po’ la bolla cominciò a luccicare: stava indicando ad Anna la strada di casa.

Quando arrivò davanti a casa Anna disse: “Grazie per avermi accompagnata, sei veramente magica!”.

La bolla cominciò a lampeggiare, girò velocemente su se stessa e schizzò via verso il cielo.

Chiara Massoni, III B Primaria di Monasterolo

 

LA STELLINA GIOVANNA E LO SPAZIO

universo

Una stellina di nome Giovanna molto curiosa

andava in giro a chiedere a tutti quelli che incontrava la stessa domanda: – Cos’è lo spazio?

Le stelle ed i pianeti che aveva incontrato fino a quel momento non avevano saputo risponderle perché le dicevano o che non lo sapevano spiegare oppure che non avevano tempo di farlo.

Giovanna decise allora di andare a trovare il vecchio e saggio pianeta che abitava molto lontano da lei.

Era sicura che lui avrebbe risposto alla sua domanda. Arrivata a casa del vecchio pianeta gli chiese: – Sai dirmi cos’è lo spazio?

Il pianeta comincio a dire: – Bella domanda… lo spazio è … ZZZZZZZZZ- . E all’improvviso si addormentò.

Giovanna allora ritornò a casa un po’ triste. La mamma quando la vide le spiegò che lo spazio era immenso, di colore blu, pieno di pianeti e stelle e circondava ogni cosa.

Giovanna finalmente aveva saputo cosa era lo spazio.

Chiara Massoni, III B Primaria di Monasterolo

UN’AVVENTURA STRAORDINARIA

Da un antico diario,
12 settembre dell’anno 1000

Caro diario,
ti racconto una strana storia.
Poco fa ero nella cantina di casa mia, a frugare tra tutto quello che c’era per fare pulizia, quando sulla mia testa è caduto un foglio di carta arrotolato. Si capiva dall’aspetto che era molto antico, quindi lo ho aperto curiosa. Ed ecco quello che c’è scritto sopra:

“IL FANTASMA DEI BOSCHI
Esiste una profezia molto antica che narra di un fantasma dominatore nel mondo e possessore di un tesoro. E adesso vi racconto la sua storia.
Nel V secolo, un uomo di nome Giorgio si perse nel bosco. Più camminava più la foresta diventava fitta e buia, più il sentiero si faceva tortuoso, più si sentivano rumori strani.
Improvvisamente Giorgio si trovò la strada sbarrata da una donna molto bella: aveva i capelli castani che ricadevano dolci sulle spalle, le labbra rosse, il vestito giallo, così intenso che sembrava diffondere la luce.
boscoAprì la bocca come per parlare, ma risucchiò l’aria portando con sé l’anima di Giorgio. Poi la depose in una grotta costringendola con un incantesimo a scavare ininterrottamente e iniziò a scrivere il suo diario.
Da quel giorno di Giorgio non si seppe più nulla.
In quel secolo altre anime furono rapite da quella donna incantevole, se così poteva essere definita.
Riguardo alla morte dello sfortunato ci furono molte teorie incerte: alcune persone pensavano che fosse scivolato battendo la testa, altre sono dell’idea che avesse mangiato un fungo velenoso, altre sono convinte che sia morto di fame e sete, ma sono solo in pochi che sanno che a rapirlo è stata quella creatura.”
Dopo la lettura, ho trascorso un po’ di tempo nel dubbio: chi è quella donna? Che cosa vuole fare?
Finalmente, poi, mi è venuta in mente la soluzione: ma certo! E` il Fantasma dei Boschi, che vuole dominare il mondo, ma per farlo ha bisogno di un tesoro potente!
Ma quando lo troverà, che cosa accadrà? C’è la possibilità che io viva sotto il dominio del Fantasma?
Oh, no, sento dei botti! Sembra che qualcuno stia bombardando. Aspetta che guardo fuori. Oh, no! C’è il Fantasma dei Boschi, credo che abbia trovato il tesoro. Ho paura! Addio, io mi vado a nascondere,

Beatrice”

P.S.
Avviso a tutti i lettori: è arrivata la Fine del Mondo. Dopo questi fatti, il Fantasma è diventato così potente da esplodere, dando origine al Big Bang, a cui solo quel diario è misteriosamente sopravvissuto. Poi è nata la Terra su cui ancora oggi viviamo.

Lucilla Cnapich, I D Secondaria

FABULANDO

La pecorella e il leone

pecoraPegghy la  pecorella era sempre nel suo recinto a brucare l’erba. Una mattina, stanca  di essere sempre rinchiusa in quello spazio così piccolo, decise di  scappare e andare a  esplorare il mondo.
Viaggiò per mari e per monti,  e un giorno,  Pegghy, mentre saltava su una grossa pietra, cadde e si fece male a una zampetta.
Pegghy belava così forte che svegliò il leone Leo che si riposava all’ombra di un albero. Leo si alzò e andò a vedere cosa fosse successo. Quando Pegghy vide arrivare Leo, pensò che era arrivata la sua ora e più guardava i grandi denti di Leo e più tremava per la paura.
Allora Leo, per tranquillizzare la povera pecorella, disse con la sua potente voce:

-Tranquilla io sono vegetariano…cosa ti è successo?
Pegghy, con la sua vocina tremante iniziò a raccontare la sua storia mentre Leo le curava la zampetta ferita . Dopo pochi giorni Pegghy guarì completamente e i due diventarono amici inseparabili.
Le apparenze a volte INGANNANO.

L. Rollo, III B Primaria, Monasterolo

 

Il leone Leo e la pecora Peggy

Pegghy una piccola pecorella un giorno decise di scappare dal suo recinto per andare a farsi un giro perché si annoiava.

Mentre passeggiava nella foresta incontrò un leone di nome Leo.

Terrorizzata dal feroce animale non riusciva più a muoversi, ma il leone aveva già mangiato e non aveva intenzione di fare del male alla pecorella, voleva solo trovare un’amica con cui giocare.

Alla fine il leone e la pecorella giocarono insieme tutto il giorno e poi ognuno tornò a casa propria promettendosi di incontrarsi ancora per giocare.

Non bisogna giudicare senza aver conosciuto chi incontri.

De Luca, III B Primaria, Monasterolo

 

Leo e Pegghy

leoneC’era una volta una pecorella di nome Pegghy che brucava l’erba dentro al suo recinto.

All’improvviso arrivò il leone che voleva entrare nel recinto per mangiarla. Il leone saltando si ruppe la zampa e iniziò a ruggire forte dal dolore. Allora la pecorella aiutò il leone spingendolo ad alzarsi su tre zampe. Il leone grato dell’aiuto si allontanò lasciando la pecorella.

Anche un piccolo animale pauroso e fragile può aiutare un animale più grande e feroce.

Amoroso,  III B Primaria, Monasterolo

AMICI DI PENNA

Fiaba a 50 gradi sopra lo zero

caldoFaceva un caldo davvero soffocante in quella fiaba: tutti i personaggi indossavano il costume da bagno, si portavano dietro sempre acqua e crema solare e mandavano dal naso sbuffi di fuoco da sembrare vulcani.
All’inizio del racconto ci si trovava già ad almeno 50 gradi sopra zero. Infatti cominciava così:
C’era un paese tutto accaldato, nel quale faceva sempre caldo.
Perfino le abitazioni erano fatte di materiale antincendio, a forma di forno a legna, e non solo il caldo afoso bruciava la pelle del viso, si scioglievano anche le parole e i sogni. Perfino gli animali stavano sempre nelle loro tane.
Bastava sentire l’inizio per avere mal di testa per il caldo e bisognava correre a mettersi subito il ghiaccio.
A leggerla, poi, appena le dita sfioravano le pagine per voltarle si ustionavano.
Un giorno arrivò il mago del ghiaccio che, per vendicarsi, fece tornare l’inverno.
Tutte le persone che erano in costume andarono subito a casa per coprirsi con pellicce e indossare stivali.
Alla fine arrivò il sole che combatté  contro il ghiaccio.
Dopo la lotta si misero d’accordo: insieme crearono una stagione chiamata Primavera, era bellissima, con i fiori colorati e tutte le farfalle che volavano.
Gli abitanti erano soddisfatti e da quel giorno vissero per sempre felici e contenti.

A. Maiolo/L. Rollo/B. Sacchi,

III B Primaria, Monasterolo

Il temperino magico

C’era una volta un temperino che faceva sempre magie.

Arrivò un giorno in cui il temperino era tanto pieno di trucioli di matite e le magie non funzionavano più.

Allora chiese a una tigre di aiutarlo, ma la tigre gli ruggì contro e il temperino scappò veloce dalla paura.

Più tardi incontrò un bambino che lo svuotò e infine il temperino ritornò a far magie come la lampada di Aladino.

Visaggi, III B Primaria, Monasterolo

La pianta dei giocattoli

alberoArianna nel suo giardino aveva una bellissima pianta, ma erano tanti anni che non faceva più i frutti.

Arianna allora decise di prendersene cura e di bagnarla tutti i giorni.

Ogni mattina prima di andare a scuola passava a salutare la pianta e augurarle un buon giorno.

Una domenica mattina Arianna dopo la colazione andò in giardino e vide che la pianta era tutta piena di giocattoli, felicissima chiamò tutti i suoi amici e incominciarono a raccogliere i giocattoli tutti insieme e giocarono intorno alla pianta.

De Luca, III B Primaria, Monasterolo

 

L’albero di Babbo Natale

Babbo Natale trovò un pacco davvero speciale davanti alla porta: dentro c’era un seme. Lui , allora, lo piantò; poi, quando la pianta era cresciuta, fece dei frutti che non erano proprio frutti: erano giocattoli di tutti i tipi, bambole, macchine, costruzioni e videogiochi.

Babbo Natale non credeva ai suoi occhi!

Arrivò la vigilia di Natale e lui ordinò ai suoi aiutanti di raccogliere e di impacchettare i giocattoli.

Da allora gli elfi di Babbo Natale devono solo incartare i regali, invece di costruirli, e nel tempo libero vanno a sciare.

Pezzoli, III B Primaria, Monasterolo

 

La ballerina e il topolino

L’anno scorso, alla scuola di danza di un piccolo paese, c’era una ballerina molto brava e preparata che si dava tante arie.

Ripeteva spesso: “Io sono la migliore e non ho paura di niente!”

Dopo diversi mesi di prove arrivò finalmente il giorno dello spettacolo.

La ballerina cominciò a danzare leggiadra sulle punte, ma improvvisamente si bloccò perché vide un topolino sul palco.

Fece un salto per lo spavento e scappò dietro le quinte, mentre le altre ballerine continuarono a danzare fino alla fine.

Subito dopo la ballerina, aiutata dalle compagne, ricomparve sul palco e il pubblico applaudì con entusiasmo.

A quel punto la ballerina si rese conto che lo spettacolo aveva avuto successo grazie alle altre ballerine.

Infine la ballerina decise di abbracciare e ringraziare le compagne e da quel giorno non si diede più arie.

Sacchi, III B Primaria Monasterolo

IL NATALE E’ ALLE PORTE

natale21 dicembre 2015

Caro diario,

il Natale è sempre più vicino e io lo sto aspettando ansiosamente. L’atmosfera del Natale è nell’aria: alcuni negozi hanno già messo le lucine, le persone stanno già pensando alle varie compere natalizie nei centri commerciali che sono sempre più pieni, alcuni condomini hanno l’albero con le lucine in giardino oppure le luci intermittenti sui balconi.                                                                                                                                    Io sento il Natale vicino, sento l’atmosfera del Natale vicina e questo mi rende felice; perché il Natale è magico, (almeno per me), tutti allegri e pronti per questa grande festa. A Natale si riesce a vedere il buon cuore delle persone che fra di loro in questo periodo sono più affettuose e dolci.                                                                       Io desidero tanto che arrivi il Natale, la neve, i regali, il cenone di Natale …                                                                    Non vedo l’ora che si prepari l’albero di Natale, che si mettano gli addobbi in giro per la casa. La parte che mi piace di più del Natale è l’apertura dei regali, l’ascolto di musica natalizia, il cenone di Natale, la messa natalizia, l’atmosfera natalizia (io preferisco quando nevica),…anzi a dire la verità mi piace tutto del Natale!

A volte mi tornano in mente i ricordi della preparazione al Natale quando ero più piccola; trascorrevo la Vigilia di Natale a casa dei miei nonni, io e mia sorella aiutavamo mia nonna a cucinare il cenone natalizio, poi eravamo soliti giocare a tombola o fare altro in attesa dello scoccare della mezzanotte per aprire i regali. In attesa della mezzanotte io e mia sorella recitavamo delle poesie studiate a scuola; il cenone era accompagnato da musica natalizia, ricordo che essa mi metteva sempre allegria.

Quest’anno a differenza dagli altri anni, i cuori di molte persone (compreso il mio) saranno più tristi per ciò che è accaduto in Francia. Bisogna comunque vivere il Natale ancora meglio degli altri anni, proprio perché i Francesi e altre persone, che sono state colpite al cuore per la perdita dei loro cari, per il terrore che li accompagna tutt’ora, non potranno viverlo come avrebbero voluto…

Al 24 di dicembre e al 25 di dicembre mancano solo pochi giorni. Saranno dei giorni lunghissimi perché attendo il Natale e quindi questi due giorni di gran festa, con ansia.

Diario mio, ti devo salutare, però non sono così dispiaciuta, perché ora devo andare a preparare il mio albero di Natale e poi metterò tutti gli addobbi natalizi in giro per la casa, ovviamente accompagnati da lucine natalizie… Auguri a tutti!

                                                                                                                                               Chiara Ragusa,

II E Secondaria, team del giornalino

SOTTO L’ALBERO DI NATALE

alberoUn giorno di dicembre Martina all’ipermercato vide un albero di natale con tanti pacchetti regalo, ma lei non sapeva che erano solo scatole ricoperte con la carta di natale, i suoi occhi brillavano, la bambina si chiedeva se avrebbe potuto avere tanti giochi come sotto quell’albero. Chiese alla mamma se poteva averne uno uguale, però lei le rispose di no.

Il giorno dopo, il 24 dicembre, la bambina voleva i regali ma non sapeva che la mamma gliela aveva già comprati e il giorno dopo glieli avrebbe messi sotto l’albero.

Era la mattina di Natale e Martina si svegliò e vide tanti regali quasi quanti quelli che aveva gli occhi al centro commerciale. La mamma si svegliò tardi perché é era stata tutta la notte sveglia per preparare, però la mamma le aveva detto che non doveva aprili prima che lei si fosse svegliata, la figlia ubbidì. Infatti quando la mamma si svegliò, aprì i regali: la mamma le gli aveva regalato una bambola molto bella. Invece la zia i vestitini per la bambola. La bimba urlò per la gioia e chiese alla mamma: “Ma è passato Babbo Natale? L’hai visto?”La mamma le disse: “Sì, certo che l’ho visto”.

Martina era estasiata non sapeva cosa dire. Il Natale era stato bellissimo per lei.

AUGURO ANCHE A TUTTI VOI UN BUON NATALE

Veronica Bianco, I C Secondaria,

team del giornalino

LE NOSTRE FAVOLE

MORALE: “TANTO VA LA GATTA AL LARDO, CHE CI LASCIA LO ZAMPINO”

Il gatto e il lupo

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C’era una volta un gatto che amava rubare.

Un giorno andò a rubare la carne del lupo mentre dormiva.

Il giorno seguente il gatto pensò: -Il lupo quando dorme non mi sente posso andare quando voglio!

Una sera entrò di nuovo e il lupo lo vide, gli saltò sopra e lo sbranò.

Sara J., III A Primaria, Monasterolo

Il gatto e l’ape

C’era una volta un gatto molto affamato.

Un giorno mentre camminava incontrò un’ape e le chiese di dargli un po’ di miele ma l’ape rispose di no.

Una notte il gatto andò all’alveare di nascosto e assaggiò un po’ di miele, gli piaceva così tanto che decise di tornare la notte seguente dove c’era la pentola di miele. Continuò così tutte le notti.

Finalmente una mattina le api, sapendo che era il gatto a rubare il miele, uscirono dall’alveare e lo punsero.

Tabatha T., III A Primaria, Monasterolo

La gatta ladrona

C’era una volta una gatta che andava sempre allo zoo. Un giorno vide un leone con una bistecca e gli chiese se gliene dava una fetta. Il leone rispose di no, allora la gatta ogni notte andava allo zoo e mentre il leone dormiva, rubava la bistecca. La prima volta e la seconda volta ci riuscì finché il leone si accorse che ogni notte la sua bistecca veniva rubata e si nascose dietro un cespuglio.

Quando arrivò la gatta il leone le diede una botta in testa e poi l’azzannò.

Tommaso N., III A Primaria, Monasterolo

La volpe e il cinghiale

C’era una volta un cinghiale che stava accumulando cibo per non averne più bisogno il giorno della festa degli animali, quando ci sarebbe stata confusione.

Una volpe che cercava da mangiare da giorni, si chiedeva cosa stesse combinando perché lo vedeva sempre in giro.

Così una notte andò a fargli visita e quando vide tutto quel cibo, decise di rubarne un pochino; lo stesso fece la sera dopo e l’altra ancora e così via.

Il cinghiale, che ogni mattina si accorgeva che il cibo era di meno, tese una trappola al ladro.

Scavò una grande buca, la ricoprì di foglie e ci mise sopra della carne. Quando arrivò la volpe, cadde nella buca e non ne uscì più.

Agnese S. , III A Primaria, Monasterolo

La volpe e il leone

C’era una volta nella foresta un leone che aveva cacciato per procurarsi il cibo. Una volpe, che passava di lì, vide tutto quel cibo e gli chiese se gliene dava un po’. Il leone rifiutò e disse che se lo voleva doveva cacciare.

La notte seguente la volpe, mentre il leone dormiva, gli rubò un pezzo di carne. Il leone di mattina non notò che il pezzo di carne era scomparso.

La volpe lo fece ancora, fino a che il leone notò che qualcuno gli rubava il cibo. Si nascose e aspettò che il ladro arrivasse. La volpe andò, ma il leone balzò fuori dal suo nascondiglio e divorò la volpe.

Martina C., III A Primaria, Monasterolo

La volpe e la tigre

In un bosco si aggirava una volpe in cerca di cibo. Un giorno la volpe incontrò una tigre che stava trasportando un pezzo di carne e affamata ne chiese un po’, ma la tigre rispose che doveva cercarsi qualcosa da mangiare da sola.

La volpe pigrona però sapeva che la tigre dopo pranzo faceva sempre un pisolino, così ne approfittò per rubare qualche pezzo di carne. La tigre non se ne accorse e la volpe continuò tutti i giorni a rubare il cibo alla tigre. Un cinghiale, amico della tigre, sospettava che la volpe rubasse la carne e si nascose dietro a un albero per coglierla sul fatto. La volpe anche quel giorno rubò la carne non sapendo che il cinghiale la stava osservando. Il cinghiale corse ad informare la tigre che preparò una trappola. La volpe come al solito andò a rubare la carne, ma finì nella trappola. Il cinghiale e la tigre dopo essersi svegliati, a causa di un campanello, catturarono la volpe.

Leonora C., III A Primaria, Monasterolo

MORALE: “CHI TROVA UN AMICO, TROVA UN TESORO”:

La formica e il cane

Un giorno una formica camminava su una foglia che a causa del vento a un certo punto iniziò a volare.

Quando il vento si calmò piano piano la formica scese fino a terra. Lì vicino la formica vide un cane con una spina nella zampa, gli andò accanto e gliela tolse.

Il cane la ringraziò e le disse cosa poteva fare per ringraziarla.

La formica gli rispose che il formicaio era lontano perché si era persa e non riusciva a ritrovare la strada per ritornare a casa.

Il cane la fece salire sul suo orecchio e la portò al formicaio.

Alessia P. , III A Primaria, Monasterolo

MORALE: “CHI VA PIANO, VA SANO E LONTANO”:

skateLa lumaca e il topolino

C’era una volta una lumaca che andava piano e tutti la sorpassavano. Un giorno andò in città dal suo amico topolino e gli chiese: -Mi costruisci qualcosa per andare veloce?

Il topolino le costruì lo skateboard e glielo diede.

La lumaca con lo skateboard però andava troppo veloce e cadeva sempre. Visto che cadeva aveva paura di rompersi il guscio. Riandò dal suo amico topolino e gli disse: -Tieni topolino a me non serve lo skateboard andavo troppo veloce e rischiavo di rompermi il mio prezioso guscio. Il topolino si riprese lo skateboard.

La lumaca agli appuntamenti arriva tardi ma senza rompersi niente.

Giorgia P. , III A Primaria, Monasterolo

 

MORALE: “QUANDO VUOI VERAMENTE QUALCOSA, DEVI INSISTERE PER OTTENERLA”:

La volpe e l’uva

volpe

Una volpe ingolosita dai bei grappoli d’uva che si trovavano vicino alla sua tana, si allontanava per tornare a casa e pensava. Decise che poteva usare una scala e il giorno dopo prese dello spago e dei legnetti grandi e piccoli: li legò tra loro con lo spago. Al primo tentativo la scala non venne bene, ma non si perse d’animo e ci riprovò finché non ci riuscì. La scala era pronta: la volpe soddisfatta salì sulla scala e colse il grappolo.

Quando poi tornò a casa si sedette sul suo morbido divano e cominciò a gustarsi l’uva dolce e pensò che era stata brava a non rinunciare al suo obiettivo.

Anche noi prima di rinunciare alle cose che vogliamo dobbiamo riprovare tante volte per ottenerle.

 

MORALE: “NON GIUDICARE MAI GLI ALTRI”

Una lezione per Leo

pecora

C’era una volta una pecorella di nome Pegghy che stava dormendo in un prato. Ad un tratto arriva un leone di nome Leo che la piglia in giro dicendole che è una pecorella che non serve a niente. La pecorella, sentendo il leone, si sveglia e si offende. La pecorella lo mette alla prova e gli propone di stare tutto l’inverno senza i maglioni di lana. Il leone accetta.
Arrivò l’inverno e il leone moriva di freddo nella sua tana senza i maglioni della pecora: così l’andò a cercare. Quando la trovò il leone le chiese scusa e lei gli disse che solo per quella volta gli avrebbe dato un maglione. Così il leone passò l’inverno al caldo e non giudicò mai più.

Agnese S., III A Primaria, Monasterolo

 

VI RACCONTO L’ORRIBILE SERA DEL 13 NOVEMBRE A PARIGI

parisRicordo ancora come se tutto fosse accaduto ieri… Ero al Teatro “Bataclan” di Parigi con la mia amica Cleo e suo fratello Eduard, quando da fuori si sentì un forte rumore, come se fosse scoppiato qualcosa; tutto d’un tratto entrarono una decina di uomini con delle armi in mano. Iniziarono a sparare e ognuno si nascose dove poteva; io mi sono sdraiata sotto delle poltrone e mi sono finta morta, però ogni tanto quando i terroristi erano lontani da me, cercavo di vedere cosa stesse succedendo con la coda dell’occhio (ovviamente senza farmi notare). Quando ho aperto gli occhi, ho visto i terroristi che ammazzavano persone a freddo. In quei momenti volevo piangere, ma non potevo, dovevo essere forte e soprattutto dovevo sperare e pregare che quegli uomini non mi colpissero. C’erano persone che piangevano, che urlavano… Ho visto perfino una ragazza che aveva in braccio il suo fidanzato morto e che gli tamponava le ferite. Lei era ancora viva, ma secondo me, la sua anima era morta con il suo fidanzato.
Ad un certo punto ho incrociato lo sguardo di alcuni terroristi, quegli sguardi li ricordo ancora, erano uomini freddi e il loro cuore era gelido, questo lo avevo capito da come ammazzavano le persone senza alcuna pietà, ammazzare persone per la propria religione o per qualunque altro motivo è una cosa orribile, io rispetto queste persone e la loro religione, però non ammetto omicidi, perché nessuna religione e nessun essere umano ha mai detto che bisogna ammazzare persone.
Nel caos non trovavo più né Cleo né Eduard, ero preoccupata per loro, mi chiedevo dove fossero e se stessero bene. Non ebbi neanche più il tempo di pensare, che un terrorista colpì un ragazzo vicino a me che stava correndo per mettersi in salvo. Decisi di andarmene senza farmi notare troppo; sempre fingendo di essere morta, provai a scappare strisciando e muovendomi centimetro per centimetro, quando i terroristi erano molto lontani da me. Appena giunsi nei pressi dell’uscita, trovai Cleo che aveva gli occhi lucidi e tentava anche lei di scappare. Quando entrambe eravamo fuori dal teatro, le chiesi dove fosse suo fratello Eduard e lei piangendo mi rispose che non lo sapeva; ci guardammo in giro e lo trovammo seduto a terra con una ferita sulla pancia (quando ci eravamo persi di vista gli avevano sparato). Eduard sapeva che stava per morire, infatti ci disse che da quel momento avremmo dovuto correre più lontano possibile da lì per salvarci e che a lui ci avrebbe pensato più tardi la polizia; ci disse che aveva sempre voluto bene a noi e a tutti i suoi cari, ci ringraziò di tutto, si scusò per tutto e ci disse anche che nessuno avrebbe dovuto avere dei rimorsi per lui e soprattutto non avremmo dovuto sprecare il nostro tempo ad odiare quegli uomini. Finita questa frase, ci disse le ultime parole d’addio e subito dopo morì.
Io e Cleo iniziammo a piangere e a correre, mentre correvamo io mi feci forza e cercai di trasmetterla anche alla mia amica Cleo, stringendole la mano. Le dissi che dovevamo riflettere sulle ultime parole di Eduard “non sprecate il vostro tempo ad odiarli“, cercai di spiegargliele meglio per fargliele capire, così le dissi che perdere tempo ad odiarli non sarebbe servito a niente, perché quell’odio non sarebbe mai servito a far tornare in vita Eduard. Dopo aver corso molto, trovammo un signore affacciato alle porte di un hotel che ci fece segno di entrare velocemente; così entrammo e in quell’hotel finalmente eravamo al sicuro, poi io le rispiegai il concetto dell’odio, lei piangendo annuì e mi abbracciò. Fra lacrime, terrore, ansia, disperazione e sentimenti vari di panico e di tristezza aspettammo l’arrivo della polizia che sembrava non arrivare mai. Ad un tratto bussò un poliziotto che ci disse che tutto era finito. Ci si avvicinarono e ci chiesero se volevamo sapere tutto ciò che era successo quell’orribile sera. Così ci spiegarono che degli uomini con cinture esplosive si erano fatti esplodere ad inizio serata, in seguito c’erano stati attacchi terroristici al teatro, nei ristoranti e nei bar… Io e Cleo spiegammo ai poliziotti che Eduard, un mio carissimo amico e un carissimo fratello per Cleo, era morto. Gli spiegammo più o meno anche la zona dove lo avevamo visto l’ultima volta; essi ci risposero che se ne sarebbero occupati i loro colleghi che si trovavano in quel luogo e ci dissero anche di stare tranquille e cercare di dimenticare quella serata.
Dovevo dimenticare quella serata?!? Se per me è impossibile farlo ancora ora, come facevo a dimenticare tutto in quello stato d’animo?!? L’orribile serata si era conclusa con la morte di persone innocenti e con i loro cari che li rimpiangevano, ma che non sprecavano il loro tempo ad odiare quei terroristi che avevano ammazzato e spaventato i loro cari o loro stessi. Io mi sono chiesta come una serata di divertimento possa trasformarsi in una serata di terrore e di morte. Tutti gli spettatori del teatro erano andati lì per divertirsi e invece hanno passato momenti di paura, di terrore e di panico. Dal 13 novembre 2015 per tutti noi nulla sarà più come prima.

Chiara Ragusa, II E Secondaria, team del giornalino

IL MIO MONDO

sognareUn passaggio segreto si nasconde dietro alla parete di casa mia, e quel passaggio porta nel mio mondo: nel mondo dei miei sogni. Appena entrato, ti trovi in un giardino meraviglioso in cui basta pensare a un desiderio, e quello si avvera subito; però c’è una e una sola regola riguardo ai desideri: si possono desiderare solo cose materiali, oppure passare da un luogo all’altro. Non si può desiderare di essere un’altra persona oppure desiderare di raggiungere un obbiettivo all’istante.
In questo mondo si va lo stesso a scuola ma non alla scuola dove si fanno tutte le materie, in una scuola dove si fa ciò che si vuole. Io ho scelto di fare le cose che più mi appassionano: Karate, Parkour e un corso giornalino. Il bello è che in questo mondo vai a scuola solo nei giorni in cui ne hai voglia e non serve nessuna giustifica, studi quello che vuoi, quando vuoi; ma la cosa più sorprendente è che ad insegnare sono sempre i nostri stessi Prof della Rita Levi Montalcini che hanno voglio di divertirsi insieme a noi.
Non solo la scuola è il punto bello di questo mondo ma c’è un area dove noi possiamo giocare proprio come in “Super Mario Bros” o in un qualsiasi altro gioco che desideriamo. In questo Mondo la regola è una: divertirsi. Hanno diritto di accesso tutti, ma…… c’è solo una cosa che dovete fare per entrarci: sognare.

Alexia Branzea, I C Secondaria,
team del giornalino

UN MONDO FUTURO

futuro1Chiudiamo gli occhi e proviamo ad immaginare come sarà il nostro mondo nel futuro … Sarà   la fine del cemento, gli alti palazzi saranno costruiti solo in vetro, quindi con materiali puliti, virtuali e trasparenti. Le macchine fluttueranno nell’aria come navicelle spaziali aliene o su strade come liane sospese in aria, sarà un mondo senza inquinamento, niente traffico quotidiano, le città migliori che si possano immaginare. Viaggi senza aerei che saranno sostituiti da treni sottomarini dotati di una velocità capace di percorrere interminabili distanze, come dall’Italia alla Nuova Zelanda in pochi secondi, quasi alla velocità della luce e dotati di tutti i confort possibili e immaginabili anche per questo mondo.

futuro2Tutta la nostra vita sarà guidata dalla tecnologia, a scuola e sui posti di lavoro non si useranno più carta e penna ma solo Tablet ed apparecchiature virtuali. Un cip inserito sottopelle nell’indice della mano destra servirà per fornire tutti i nostri dati anagrafici, i titoli di studio, le patenti, i dati sanitari e servirà per effettuare i pagamenti. Un mondo senza guerre e pericoli dove regna la pace.

Potrà mai l’immaginazione diventare realtà? Oppure i difetti dell’uomo, l’avidità, l’ignoranza, la cattiveria e l’invidia faranno si che resti solo un sogno? Apriamo gli occhi e torniamo nel mondo attuale. Questo per ora è stato come essere in un bel sogno, ma dobbiamo impegnarci per realizzarlo!

Anna Governale e Martina Attinasi ,

I A Secondaria, team del giornalino

UN’AMICIZIA INASPETTATA


lumacaMolto tempo fa, le lumache erano di colori splendenti: gialle, arancioni, argento, oro puro…. Per la loro bellezza erano anche gli animali più vanitosi che esistessero a quel tempo.
Le lucertole invece erano animali umili, e, quando le lumache passavano per strada, non le degnavano neanche di uno sguardo pensando che fossero animali futili.
Un giorno, in un vastissimo terreno, una lucertola per sbaglio andò contro a una lumaca: “Stupida!” disse la lumaca arrabbiata dell’accaduto. “… Mi … dispiace…” disse la lucertola spaventata alla lumaca.
“Guarda dove metti i piedi; la prossima volta non ti risparmierò!”. E tutte e due tornarono a casa loro.
Il giorno seguente la lucertola uscì di casa per andare a trovare dei suoi amici vicino al fiume.
Sulla via per il fiume la lucertola sentì in lontananza una voce stridula che gridava: “Aiuto! Sono in pericolo! Aiutatemi!”
La lucertola corse subito in aiuto di questa voce.

lucertola

Quando la lucertola arrivò si trovò davanti una scena spettacolare, mai vista prima. Pensò tra sé e sé: “Non è possibile! Proprio lei!”
Eh già; la lucertola si trovò davanti la stessa lumaca che il giorno precedente l’aveva minacciata. Però il problema era che stava per essere divorata da un cane.
Alla lucertola venne un’idea geniale: avrebbe distratto il cane per far scappare la lumaca. In realtà la lucertola era insicura di mettere in atto il suo piano, visto che la stessa lumaca che stava per salvare, il giorno prima l’avrebbe voluta uccidere. Però la bontà prese il sopravvento e iniziò a correre verso il cane.
Il cane si accorse subito della presenza della lucertola e lasciò andare la lumaca alla rincorsa della lucertola. Quest’ultima passò affianco alla lumaca e le urlò: “Corri! Scappa!”.
La lumaca si accorse chi era la sua salvatrice e rimase sorpresa dal suo atto di generosità. Corse a più non posso e si nascose dietro a un cespuglio guardando la scena davanti ai suoi occhi: un cane stava inseguendo la sua “nemica”, ma anche la sua “salvatrice”.
Fortunatamente il cane lasciò perdere la lucertola e scappò via tornando dal suo padrone.
La lucertola, sfinita, raggiunse la lumaca che le chiese subito: “Perché mi hai salvato?” e la lucertola: “Perché non faccio distinzioni di razza ,pensando che se un giorno avessi bisogno di aiuto, qualcuno verrebbe da me con le braccia aperte in mio soccorso; voi lumache pensate di essere talmente brave, superiori a tutti, ma invece tutti vi vedono come degli animaletti artificiali e sempre con la puzza sotto il naso. Io ti ho salvato come avrei salvato chiunque altro. Spero che la prossima volta che vedrai qualcuno in pericolo correrai ad aiutarlo come ho fatto io con te… e ora possiamo andarci a divertire!”
Da quel momento in poi la lumaca non fu più superficiale e diventò la migliore amica dell’animale che l’aveva salvata, la lucertola!

Carlotta Sposito
&
Chiara Toffanello, I D Secondaria

UN DRAGO IN GIARDINO

dragoIl mio nome è James, ho 15 anni da 13 giorni e il mio animale domestico è un drago di nome Dark. Cosa, non ci credete?!
Invece è vero: 6 anni fa, un giovedì autunnale, trovai un bell’uovo, grande e grosso e me lo presi. Dopo una dozzina di giorni circa, l’uovo si schiuse e ne uscì fuori un draghetto; pensando di essere matto chiamai i miei genitori ma anche loro erano della stessa idea. Mi diedero il permesso di tenerlo in camera mia, ma, dato che i primi tempi cresceva in fretta, lo portammo in giardino e per non farlo scappare, abbiamo messo una specie di cancello. Scoprimmo pure che era onnivoro ma non ci faceva paura, perché noi eravamo come i suoi genitori. Un bel drago: nero con gli occhi che cambiano dall’azzurro al nero passando per il rosso e per fortuna è un drago che non cresce tanto in altezza. Dark non mi ha mai causato problemi, lo cavalco pure! Lo tratto come se fosse un qualsiasi animale domestico, cerco di farlo divertire e fargli fare ciò che vuole quanto più possibile; sono molto felice con lui, e mi sembra anche lui con me (ci facciamo le coccole a vicenda!) . Per questo non potrei mai abbandonarlo anche se penso starebbe meglio con quelli della sua razza, che a dir la verità non so dove trovarli.
Finché il mio cuore batterà ancora, lui sarà il mio migliore amico e anche da lassù in cielo lo proteggerò: Dark sarà per sempre il mio dolce Dark.

Alexia Branzea, I C Secondaria,
team del giornalino

AVVENTURA TRA I MILLE

MILLE

Oggi in paese c’è grande agitazione. L’ho notato subito, appena mi sono svegliata: il chiacchiericcio eccitato degli abitanti penetra dalla mia finestra, aperta sulla strada. Tra le persone che camminano frettolose sul lungomare, noto molte facce nuove. Chissà chi sono queste persone, vestite con una camicia rossa, che girano allegramente per il paese?                                                                                                                             Forse avrei scoperto qualcosa dai discorsi dei miei familiari, così mi affrettai a prepararmi per poi scendere al piano di sotto. In salotto, trovo riunita la mia famiglia; sono tutti seduti sui grossi divani verdi, e sussurrano concitati. Le cameriere continuano a portare una grande moltitudine di oggetti, che depositano sul tavolo e sul tappeto. Mio padre e mio fratello sono intenti a preparare due grossi zaini, e non prestano molta attenzione a quello che il resto della famiglia sta dicendo.                                                                      –Buongiorno! – esclamo, sedendomi su uno dei divani. I miei familiari smettono all’istante di sussurrare, e mi guardano perplessi.                                                                                                                                            –Angelica!- come mai sei… sei già sveglia?- chiede mia madre, balbettando.                                                                                                                          –Che succede qui?- chiedo, ignorando la domanda di mia madre. Mi alzo e mi dirigo verso mio fratello. –Dove dovete andare?- provo a riformulare, spazientita.                                                                                                                                          –Non sono cose che ti interessano- sbotta mio padre. Mi prende per il polso e mi trascina fuori dal salotto. Mi siedo sulle scale, pensierosa. Perché nessuno mi vuole dire cosa sta succedendo all’Italia? Ho visto la nonna tenere in grembo il tricolore, per cui sta succedendo per forza qualcosa. Mentre sono immersa nelle mie riflessioni, la porta del salotto si apre, e mio fratello si avvicina a me.                                                                                                                                                                                              –Angelica- dice- sono venuto a salutarti-.                                                                                                                                            Balzo in piedi, preoccupata. Dove devono andare mio fratello e mio padre?                                                                               -Garibaldi è arrivato qui, a Quarto, ieri sera, con molti volontari. Sono diretti in Sicilia, vogliono unire l’Italia- mi spiega mio fratello, senza che io gli abbia chiesto niente. Lo abbraccio di slancio; mio fratello e mio padre stanno per partecipare all’unificazione d’Italia! Sono così orgogliosa di loro…                                                                                                                                                                                                   -Voglio venire anch’io!- esclamo decisa. Mio fratello rimane scioccato.                                                                                                                                         –Ammiro il tuo coraggio ma…un esercito non è certo il posto adatto ad una giovane donna!- risponde lui.                                                                                                                                                                                      Inizio a salire le scale, diretta in camera mia. Non mi importa quello che ha detto mio fratello, voglio partecipare anch’io all’Unità d’Italia! Frugo nel mio armadio alla ricerca di un grande zaino, che riempio con tutto quello che mi potrebbe servire. Poi, cerco nell’armadio di mio fratello un paio di pantaloni comodi della mia taglia. Scendo silenziosamente in salotto, dove la mia famiglia non c’è più; saranno andati ad accompagnare mio fratello e mio padre al porto. Frugo in tutti i mobili del piano terra, e finalmente la trovo: una camicia rossa. mi sta un po’ grande, ma infilandola nei pantaloni e arrotolando le maniche, riesco a non farla sembrare così larga. Indosso un paio di stivali di mio fratello, afferro lo zaino ed esco di casa. Per strada, molti volontari garibaldini si stanno ancora affrettando verso la parte più ampia del porto. Seguo la folla di camicie rosse, e dopo poco tempo, arrivo al vero e proprio porto di Quarto. Due grosse navi sono ormeggiate lì, e tutti i volontari stanno salendo a bordo. Salgo sul ponte della seconda nave, e imito il resto dei volontari, che si sono seduti, in attesa del comandante. Accanto a me noto un ragazzo che ha circa la mia età, ovvero quindici anni. Quando nota che lo sto fissando, mi sorride incoraggiante e mi tira una pacca sulla spalla. Dopo qualche secondo però lo vedo sgranare gli occhi, per poi distogliere lo sguardo. Mi mordo il labbro, preoccupata. Spero che non vada a dire in giro che c’è una ragazza a bordo!                                                   Subito dopo sopraggiunge il comandante, che purtroppo non è Garibaldi, il quale si trova di sicuro sull’altra nave. Il comandante ci assegna gli incarichi che dovremo svolgere per i primi due giorni di navigazione. Io seguo gli altri giovani volontari; abbiamo il compito di controllare le vele, e dare eventualmente un aiuto alla vedetta. Imito gli altri ragazzi, e mano a mano che la navigazione procede, mi rendo conto che controllare le vele non è per niente facile. Fortunatamente, dato che i giovani sotto i diciotto anni sono tanti, il comandante ci ha ordinato di lavorare a coppie, per creare meno confusione. A me è toccato lavorare con il ragazzo che prima ha scoperto che sono una donna. Per fortuna mi ha assicurato di non aver raccontato a nessuno la mia vera identità.

Dopo qualche giorno di navigazione, finalmente approdiamo in Sicilia, in una città chiamata Marsala. La vita in mare è davvero dura, meno male che siamo arrivati! Durante il viaggio ho potuto conoscere meglio il mio compagno di lavoro. Si chiama Mattia, e viene da Genova; si è imbarcato assieme ai sui quattro fratelli, mentre suo padre, troppo vecchio per combattere, è rimasto a casa.                                                                                                                                                                                                          Prima di scendere dalla nave, il comandante ha distribuito a ciascuno un fucile. Io so usarlo, spesso seguivo mio nonno quando andava a caccia.                                                                                                                              Ora stiamo camminando per le strade di Marsala, ma non c’è nessuna traccia dell’esercito borbonico. I paesani ci hanno accolto festosamente, e molti di loro si sono uniti al nostro esercito. Proseguiamo dirigendoci verso il centro della Sicilia, attraversando campi coltivati, piantagioni di agrumi e piccoli boschetti.                                                                                                                                                        Piano piano scende la sera, e Garibaldi decide di fermarsi per la notte, presso una cascina in rovina, divorata dalla vegetazione. Gli uomini si riuniscono al fuoco, ed iniziano a cantare allegri, certi che presto l’Italia sarà unita. Noi ragazzi più giovani ce ne stiamo in disparte, molti di noi già si coricano, stremati dalla lunga marcia di oggi. I campi attorno alla cascina sono silenziosi e immersi nell’oscurità. Ad un tratto, Mattia attira la mia attenzione.                                                                                                      –Guarda! Laggiù tra gli alberi c’è una luce che si muove…-                                                                                             Non faccio in tempo a cercare la luce menzionata da Mattia, che si sente uno sparo. Poi un urlo, proveniente dal gruppo di uomini. Subito tutti balziamo in piedi, e, imbracciati i fucili, spariamo verso la vegetazione. Pochi attimi dopo, i nemici escono allo scoperto: sono soldati borbonici! Continuo a sparare con il fucile, colpendone alcuni. Nella confusione della battaglia, riesco solo a sentire i rumori degli spari e urla, e vedo gente cadere accanto a me.

La battaglia dura tutta la notte, ma alla fine, l’esercito borbonico viene sconfitto. Gli ultimi sopravvissuti si allontanano continuando a sparare. Sono tutta presa ad esultare con Mattia per la vittoria, quando sento un dolore acutissimo al fianco destro, e cado a terra, mentre tutto si fa buio.

Quando mi risveglio, noto subito che sono qualcosa che si muove. Il fianco mi fa malissimo, ma riesco ugualmente a tirarmi su a sedere. Mi guardo intorno: sono seduta su un piccolo carretto trainato da un cavallo, attorno a me ne vedo altri simili, con sopra adagiati dei feriti. Il resto dell’esercito marcia allegro, cantando e sbandierando dei tricolore. Insieme a me, sul carretto, è seduto Mattia. Gli metto una mano sulla spalla, e lui si volta. Appena mi vede, sorride radioso. –Angelica! Sei viva!- esclama- sei stata incosciente per due settimane!-                                                                           Ridiamo assieme a lui, e ci abbracciamo felici.                                                                                                                  –Ma dove siamo? E che giorno è?- chiedo, un po’ disorientata.                                                                                 –Oggi è il 20 settembre 1861- risponde lui- e siamo in Umbria. Oggi l’Italia è unita-.

Chiara Frazzini, III B Secondaria

DAL “Diario di Petrus”

cuori

CALENDE DI GENNAIO

Vale!!!! Io sono Petrus Cassius, cittadino romano, più specificatamente vivo in una grande casa a Mediolanum. Tu invece sarai il mio diario di bordo, ma anche un amico a cui raccontare le mie avventure ed il tuo nome sarà … Ettore. Mesi fa mia sorella Benedicta è venuta in contatto con il figlio di Attila, re degli unni, Tultilla, e se ne è FOLLEMENTE INNAMORATA, e poiché non potrà mai più rivederlo è molto depressa. Da varie fonti ho scoperto che Tultilla si è accampato a nord di Mediolanum. Quindi, da fratello maggiore, ho deciso di accompagnarla oltre le Alpi e portarla dal suo amato. Certo, so che i nostri genitori non saranno d’accordo, ma farei di tutto per quella “rompiscatole” di mia sorella!!!!!!

NONE DI GENNAIO

Vale! E’ mattina presto e stiamo partendo. Io e mia sorella non siamo soli, altri nostri amici sono voluti venire: Lucassio, l’amico di mia sorella, Mattheus, Massirium, Giorgitos, Davidium e Adrianus, i miei amici e compagni d’armi. Prima di partire vado a salutare la mia amata Lisa. Non posso svegliarla quindi le lascio un messaggio:

“Cara Lisa,

sto partendo, non so se tornerò entro le calande di aprile o se non tornerò. Ricordati sempre che ti amo follemente e quando arriverò ‘dove si puote ciò che si vuole’, tutti mi chiederanno di te e della tua bellezza. Ti amo

Petrus Cassius”

IDI DI SETTEMBRE

Sono sette giorni che non ti scrivo ed oggi ci è accaduta una cosa incredibile: stavamo consultando una mappa, quando dal bosco si sentì un boato ed i corvi spiccare il volo, arrivati lì, avvistammo i soldati di Cesare che scortavano Tultilla, sai dove? A Roma, dove avrebbe fatto il gladiatore. Pedinammo i soldati fino al Colosseo e ci accampammo lì davanti. Domani andremo a salvare Tultilla, ora dormo. Vale.

GIORNO DOPO LE IDI DI SETTEMBRE

Oggi abbiamo liberato Tultilla, adesso molto brevemente ti spiego come: siamo entrati furtivamente nel Colosseo, abbiamo aspettato che iniziasse lo spettacolo e abbiamo dato inizio all’inferno. Infine, dopo il combattimento, Tultilla ha scoccato una freccia dove avrebbe dovuto esserci Cesare e infine l’ha tagliata in due lanciando il gladio. È stato eccitante, ora siamo in viaggio verso la Valle d’Aosta dove si trova Attila. Benedicta è molto felice. Buonanotte.

CALENDE D’OTTOBRE

Finalmente arrivati, è accaduta una cosa terribile!!!!!! Attila è morto!!!!!!!!!

Sì, è morto davanti a i miei occhi, poco prima mi aveva nominato eroe e salvatore, poi è morto soffocato con un pezzo di carne di cavallo. Questo vuol dire solo una cosa: sono cognato del re degli Unni!

Sì, poiché andremo tutti a vivere, compresi i nostri familiari, con gli Unni ed saremo un grandissimo clan.

Riccardo Signorotto, I C Secondaria, team del giornalino

TRA IL SOGNO E LA FANTASIA

Caro diario,

mi capita tante volte di sognare ad occhi aperti, di visitare mondi sconosciuti e di fantasticare su alcuni lati della vita. Non è sempre facile quando alla mattina ti risvegli e capisci che il sogno non si potrà mai realizzare, ma è molto bello sognare ed entrare in un mondo che è interamente nostro.

Ieri mi è capitato di sognare, ancora una volta ad occhi aperti, ma questo è stato un sogno diverso, un sogno che mi ha fatto vivere nuove emozioni e avventure.

Mi trovavo a bordo di una grande nave, piena di persone, di bambini e strani oggetti, che probabilmente servivano per affrontare il viaggio.

La nave non aveva una direzione precisa, ma io ero sicura di voler scoprire un tratto di oceano che ancora non era stato solcato da nessuno, volevo essere la prima.

Sulla nave non era presente nessuno della mia famiglia, probabilmente nessuno si era accorto della mia assenza, probabilmente pensavano che avessi ritardato a tornare da scuola.

Chissà quando sarei tornata da quel lungo viaggio, magari i miei genitori mi avrebbero sgridata o castigata, o magari sarebbero stati semplice così felici di rivedermi che mi avrebbero perdonata all’istante senza farmi troppe domande.

Comunque sarebbe andata, in quel momento non mi importava, mi interessava solo partire e compiere quella magnifica esperienza che avrebbe lasciato un bellissimo ricordo nella mia memoria.

Ben presto la nave incominciò a muoversi, finalmente il viaggio decollò! Quel giorno il mare era limpido di un blu acceso, era calmo e la schiuma bianca circondava la nave, il cielo era azzurro chiaro, con un sottile strato di nuvole che avevano le più svariate e strane forme.

Era la giornata perfetta per una crociera!

Dopo ore di viaggio, però, il cielo iniziò a scurirsi e ben presto scoppiò un terribile temporale. Il mare era in burrasca e le alte e forti onde inondarono la grande nave riempiendola d’acqua e, più si cercava di rimandarla in mare, più ne saliva altra. Le persone erano spaventate e molte si ferirono nel tentativo di salvarsi la vita, così scendemmo tutti su alcune piccole scialuppe di salvataggio. Le scialuppe erano leggere, quasi delicate e quindi si sarebbero rotte presto a causa della potenza delle onde Tutti si allontanarono in diverse direzioni, chi a destra, chi a sinistra e io in poco tempo rimasi sola al centro dell’immenso e spaventoso oceano.

Dopo ore passate su quella piccola imbarcazione, scorsi un piccolo punto verde che non si doveva trovare troppo lontano da dove mi trovavo io. Remai e remai fino quando raggiunsi l’isola. Quando approdai, mi accorsi subito di quanto fosse magnifica e sorprendente: era tutta ricoperta da un soffice tappeto di erbetta verde, si poteva sentire il dolce profumo dei più svariati fiori e il tutto era incorniciato da alti alberi di bambù.

isolaL’intera isola era abitata da tanti piccoli uccelli di ogni specie; ce ne erano di tutti i colori: alcuni avevano piume morbide dai colori sgargianti che variavano dal giallo al rosso fuoco, altri avevano code lunghe di colori che sfumavano dal blu elettrico all’azzurro opaco, insomma ce ne erano per tutti i gusti!

Inoltre non era difficile incontrare grandi farfalle e cuccioli di volpe che passeggiavano e cercavano cibo. Mi resi conto che in quella piccola e colorata isola non era mai arrivato alcun essere umano: ero io la prima!

Qui si interruppe il mio sogno perché ero stata distratta da una voce che mi chiamava, ma ero sicura che, oltre ad essere arrivata per prima in quel luogo magico, sarei stata l’unica perché quello era il mio sogno e nessuno me lo poteva copiare o rubare.

Penso che sia importante riflettere sui sogni, perché un sogno che non viene capito e interpretato è come una lettera che non viene mai letta o come un libro che non verrà mai finito…

A presto

Tua Benny

 

Benedetta Cazzulani, II D Secondaria, team del giornalino

 

BOTIUS, L’APPLICAZIONE DELLA MORTE

Richard, giovane ragazzo figlio unico, perse il padre in un incidente stradale all’età di un anno senza nemmeno poterlo conoscere. La madre era una donna molto stressata dal suo lavoro che la teneva occupata per buona parte della giornata. Richard stando molto tempo della giornata in solitudine, passava molte giornate in compagnia del suo cellulare. Ogni anno aspettava con ansia un nuovo modello di cellulare da acquistare, era sempre alla ricerca di nuove applicazioni da scaricare, finché un giorno vide un’applicazione che lo incuriosì molto.

Il nome dell’applicazione era “Botius”. L’icona dell’applicazione era un piccolo animaletto che però aveva qualcosa di strano, metteva quasi inquietudine. Nella descrizione c’era scritto: “Botius, l’unico amico reale che ti terrà sempre compagnia senza lasciarti mai solo ”. Fu proprio questa parola che insospettì Richard e lui pensò a che cosa volesse dire REALE, l’applicazione non aveva nessuna recensione e l’inventore del gioco era del tutto sconosciuto, ma Richard decise comunque di scaricarla. All’avvio del gioco c’era una porta di legno, non veniva dato nessun comando su come iniziare a giocare, così Richard cliccò su una parte a caso dello schermo e improvvisamente si sentì bussare per tre volte e la porta si aprì cigolando, ora lo schermo del cellulare mostrava un animaletto i cui occhi volevano comunicare qualcosa, qualcosa di brutto. In sottofondo c’era una musichetta simile a quella del circo. Poco dopo sullo schermo comparve un messaggio “Tocca qui per parlare con Botius” , Richard cliccò su quella scritta e scrisse una parola: “Ciao”. Dopo aver inviato la parola, l’animaletto rispose: “Ciao sono Botius, piacere di conoscerti. Tu chi sei?”. E così iniziò una lunga conversazione fra i due e anche se qualche volta Richard riceveva risposte maleducate, lui non rifiutò l’applicazione. Passò anche le successive giornate a parlare con Botius. Finalmente credeva di aver trovato un amico con cui parlare.

Una notte Richard si ritrovò a casa da solo, perché sua madre doveva lavorare fino a tardi. Come al solito andò nella sua cameretta al piano di sopra e avviò Botius, ma c’era qualcosa di insolito che lo fece rabbrividire: il gioco questa volta non emise nessun suono e lo schermo del dispositivo era completamente nero ma con un pallino rosso. Richard spaventato cercò di capire cosa stesse succedendo, così decise di schiacciare su quel punto rosso, ma quando lo schiacciò, il telefono del suo dispositivo si spense senza alcun motivo. Poco dopo Richard iniziò a sentire rumori di passi provenienti dalle scale che portavano al piano di sopra. Immediatamente il ragazzo chiuse la porta e si nascose sotto il letto. Subito dopo gli successe qualcosa che gli fece ribollire il sangue. Sentì tre colpi alla porta di camera sua e questa si aprì cigolando come all’inizio del gioco. Ma la cosa che lo spaventò di più, fu quella di vedere un essere spaventoso. Nei giorni successivi il giovane Richard non fu più ritrovato e quella stessa notte, quando la madre tornò a casa, di lui trovò solo il telefono che emetteva lo stesso identico suono. Si sentiva la voce mostruosa di qualcuno sembrava quasi una registrazione.

Gabriele Licitra, I C Secondaria,  team del giornalino            

LA FAMIGLIA

Thomas, un ragazzo di dieci anni, vive solo con la mamma, Thomas è spesso solo in casa perché la mamma lavora tutto il giorno. Il ragazzo non hai mai conosciuto il papà che lo ha abbandonato a soli tre anni.

Un giorno, mentre faceva i compiti, si ritrova a dover scrivere un tema sulla famiglia. Lui molto imbarazzato non sa cosa scrivere, allora decide di cercare nell’armadio dove la mamma conservava tutte le foto, informazioni per poter svolgere il compito. Mentre sfogliava vari album, si imbatte in una foto dove c’era lui la mamma e un uomo. Dietro a questa foto c’era un indirizzo. Incuriosito incomincia a cercare su Google dove si trovi quel posto.

Quando capisce che quel luogo non è distante da casa sua, si veste come un fulmine ed esce di casa lasciando un biglietto alla madre che sarebbe tornato presto, di non preoccuparsi .

Arrivato in quella piazza , attorno a lui c’era un sacco di gente, all’inizio era un po’ intimorito ma dopo un bel respiro si fa coraggio e incomincia a camminare e a raggiungere il punto esatto della foto. Dietro le loro spalle, nella foto, c’era un enorme arco che separava la piazza da un grande parco.

Arrivato sotto a questo enorme arco, con molta delusione Thomas non trova nulla, forse nel suo inconscio pensava di trovare quell’uomo della foto, sperando che fosse suo padre.

Così si siede a terra con le ginocchia al petto, chiuso come un riccio, quando all’improvviso una mano si posa sulla spalla. Era la mamma che con un fazzoletto in mano gli asciuga le lacrime e lo abbraccia forte. Appena la vede, il ragazzo scoppia in un mare di lacrime e si stringe forte a lei. Insieme mano nella mano tornano a casa.

Io penso che a volte bisogna correre dei rischi per capire che la famiglia, come nel caso di Thomas, non è necessariamente mamma e papà, ma è fatta anche solo da una persona che ti ama, ti cresce e resta al tuo fianco in tutti i momenti della tua vita.

Mattia Mattei, II D Secondaria

IL MIO PAESE

perschiera

 

 

 

Peschiera in allegria

con il suo autunno dalle

foglie variopinte

di rosso di giallo e di verde

e dal profumo di funghi

e di muschio

Brezza di primavera

dai colori rosa azzurri e verde,

il rintocco del campanile

di san Pietro e Paolo,

Il profumo di polenta e risotto

Peschiera e le passeggiate

nel Carengione

All’ombra del castello

Peschiera cascine in mezzo

ai campi, la storia

Tra le vie con Renzo e Lucia.

Peschiera e i giochi di pallone

Sulla piazza.

Luca di Luccia, I B Secondaria

LA FAMIGLIA VOLPI

La nonna indossava sempre un grande ciondolo d’oro che racchiudeva la figura di un delfino, non se ne sarebbe mai separata, era affezionata a quell’oggetto più di ogni altra cosa. Le piaceva canticchiare e pensare sulla sua sedia a dondolo.

Ad un tratto fu distratta dalla voce di Magdalena, la sua cara nipotina, che le stava seduta accanto. Subito Magdalena ammise di annoiarsi, così la nonna decise di raccontarle una sua storia che non aveva mai raccontato prima d’ora e le fece promettere di mantenere il segreto. La nonna fece un grande sospiro e dopo poco iniziò a raccontare. “C’era una ragazza…” incominciò a dire la nonna “…di nome Marta che adorava nuotare e abitando vicino al mare ogni pomeriggio nuotava. Vicino a lei c’erano grotte e conche d’acqua; man mano che diventava più grande, esplorava sempre di più quell’ambiente e un giorno, insieme ai suoi amici, esplorò una grande conca e lì, nel fondale, trovarono monete antiche di ogni tipo e dimensioni e un ciondolo d’oro con raffigurato un delfino. Il giorno dopo fecero delle ricerche e scoprirono che quella conca, in verità, era stato un pozzo dei desideri dove la gente lasciava le monete esprimendo un desiderio. Scoprirono anche che per molti anni, scienziati e persone comuni cercarono quel pozzo non trovandolo mai e l’inizio di questa ricerca fu proposto dal sig. Filippo Volpi che trovò nella sua cantina, abitata da molte generazioni, un’antica mappa di quel posto. Marta sembrava l’unica che ne volesse sapere di più, agli altri bastava avere trovato il tesoro. Così decise di andare a trovare il sig. Volpi, lui l’accolse e gentilmente le mostrò la mappa, la quale era quasi indecifrabile perché molto vecchia, non trovando informazioni, Marta se ne andò. Decise allora di riesplorare il tesoro prima che gli amici prendessero i contenuti e pubblicassero la notizia. Lì trovo qualcosa di interessante: non solo il ciondolo raffigurava un delfino ma anche alcune monete sparse nel fondale. Marta suppose così che si poteva trattare di uno stemma di una famiglia nobile e andò a cercare su Internet la seguente parola:     “Nobile Famiglia antica con lo stemma di un delfino”. La risposta fu: “Famiglia Volpi, antica famiglia nobile che fa derivare la sua ricchezza da un delfino, la cui figura ne diventò lo stemma”. Marta, nonostante lo stesso cognome del sig. Filippo Volpi, pensò che fosse giusto raccontargli tutto e così andò a casa sua. Il sig. Volpi ascoltò attentamente e si fece subito coinvolgere, insieme si misero in viaggio verso il luogo dove prima vi era il grande castello della famiglia Volpi, ma non trovarono nulla se non una vecchia biblioteca, gli scaffali erano ricoperti da ragnatele e muffe che erano evidenziati dai fasci di luce che entravano obliqui dal lucernario. Un vecchio signore portò a Marta un libro il cui titolo era “I Segreti della famiglia Volpi”. In quel libro Marta trovò le sue risposte: il ciondolo d’oro era stato regalato da un fabbro alla principessa per dimostrarle il suo amore e le monete e il ciondolo si trovavano in quel pozzo perché la principessa, in una notte di cielo stellato, aveva desiderato di sposarsi con il fabbro e facendo cadere delle monete nel pozzo, per sbaglio, senza che se ne accorgesse, le cadde anche il ciondolo. La famiglia scomparve nel tempo perché l’unica erede si era sposata con un misero fabbro, non potendo così tramandare la sua nobiltà. Marta soddisfatta consegnò al sig. Volpi il ciondolo d’oro e il sig. Volpi medesimo lo regalò a Marta in segno di riconoscenza.

Marta e il sig. Volpi tennero per loro il segreto. Marta portò sempre con sé il ciondolo e ogni volta spera di rivivere un’avventura come quella che aveva vissuto. La nonna finì di raccontare la sua storia e passò il resto del tempo con la nipote fino a tardi a raccontare quei tempi andati, perché un’avventura così non l’aveva più vissuta. Magdalena mantenne il segreto e chiese alla nonna se da grande le avrebbe regalato quel ciondolo.

             Francesca Cammareri, II B Secondaria

PRIMAVERA

primavera

 

 

 

 

 

Profumata, dolce fiorita

tutte le piante riprendono vita.

Le farfalle ritornano a volare

e gli uccellini a cantare.

Il sole riprende a brillare

mentre la pioggia scompare.

I petali di ogni colore

riflettono amore.

Questa è la primavera

che si diffonde nell’atmosfera.

Bianca Seganfreddo e Luana Raimondo,

II D secondaria, team del giornalino

 

 

 

IN ASSENZA DI TE

In una notte come quella anche la luna si nascondeva … Dal tuo sguardo potevo intuire solo un “mi dispiace”; tenevi lo sguardo basso perché neanche tu, grande e ammirevole, riuscivi a guardarci allontanare, vederci scivolare via dalle tue mani, strappati dal calore della famiglia.

Come sia potuto accadere ancora non lo so … ricordo solo che un tempo noi eravamo una normale famiglia felice, ma soprattutto felice. Aver perso prima i nostri genitori, poi la nostra casa ed infine anche te, il nostro fratellone, è angosciante. Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò? Pare quasi un castigo del destino. Mi sono ritrovato da solo, in un collegio, pieno di rabbia e dolore. Ho iniziato a trasformarmi in qualcosa che non sono. Mi sono ritrovato ad indossare una maschera che non mi appartiene. A soli nove anni, ho iniziato a provare piacere nel vedere la gente soffrire. Eppure, a volte mi fermo, tolgo questa maschera e riesco a sorridere per davvero, all’unico anello che ancora mi lega alla mia famiglia: il mio fratellino Michael.

Sai, è buffo : ricordo i giorni della mia infanzia trascorsi con la mia famiglia e ricordo quante gliene combinavo : gli facevo i dispetti, lo schernivo, gli rubavo i giocattoli…

Mentre ora, ora mi prendo cura di lui. Gli do affetto, gli dedico ogni mio sorriso e durante le notti di pioggia, lo accolgo fra le mie braccia, perché so quanto sia spaventato dai temporali…

Sono passati tre anni da quella tragica notte, ma la ricordo perfettamente: ricordo ogni lacrima versata, ogni grido disperato. Per quanto io possa essere cambiato, conservo ancora una parte del vero me, che qualche volta prende il sopravvento. Infatti, pur essendo diventato così maledettamente orgoglioso, non mi vergogno di dirti che mi manchi. Non mi vergogno di dirti che ho bisogno di te. Non mi vergogno di dirti che ti voglio bene, caro fratellone. Ma io lo so, un giorno noi torneremo ad essere una famiglia e finalmente potrò lanciarmi fra le tue braccia e bearmi di quel calore che i tuoi abbracci mi hanno sempre trasmesso.

Con tanto amore,

il tuo fratellino Thomas.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino

L’AVVENTURA DI GINNY

Era una mattina grigia e piovosa e Ginevra si era appena alzata; dopo essersi vestita e aver fatto colazione, aveva spazzolato con cura i lunghi capelli rossi e ora era pronta a uscire. ­­                                                                                                                “Ginevra, sei sicura che non vuoi un passaggio?” chiese la mamma della ragazza, una donna che aveva gli stessi capelli della figlia. “No, grazie mamma, vado da sola a scuola” borbottò Ginevra: non sopportava quando sua madre la chiamava col suo nome per intero; la ragazza si faceva infatti chiamare Ginny.

Ginny si incamminò verso la fermata dell’autobus; la sua figura alta si distingueva bene tra i piccoli ragazzini di prima media. Ginny scrutò il cielo grigio e pensò con nostalgia ai suoi due fratelli, William e Justin che si trovavano entrambi all’estero. Ginny adorava i suoi fratelli: erano sempre molto gentili con lei e di sicuro quel giorno uno di loro l’avrebbe potuta accompagnare a scuola in moto, se non si fossero trovati così lontano. La ragazza salì sul pullman ed arrivò presto a scuola; entrò nell’edificio e salì nella sua aula al terzo piano; si sedette al suo solito banco vicino alla finestra e, di malavoglia, tirò fuori i libri in attesa del prof di scienze. Il professor Thiro entrò in classe allegro come al solito e diede un annuncio inaspettato: in classe ci sarebbe stata una nuova alunna, di nome Luna. Dalla porta entrò una ragazza dai lunghi capelli neri e due grandi occhi blu; era vestita completamente di azzurro e argento e indossava una collana a forma di luna impreziosita da piccole pietre scintillanti. La nuova venuta si sedette vicino a Ginny, le sorrise e prese ad ascoltare il professor Thiro. Ginny tornò ad osservare fuori dalla finestra, e nella sua mente iniziarono ad affollarsi un sacco di domande sulla nuova venuta: e senza volerlo sprofondò nel sonno, con il viso schiacciato contro la finestra…

volava leggera sopra ad una terra sconosciuta, fatta di montagne di roccia rossa. Si guardò le spalle: aveva due meravigliose ali piumate, di un bel colore rosso acceso. Si sentiva libera e felice, quando improvvisamente le sue ali la fecero scendere in picchiata; atterrò sopra ad una montagna e davanti a lei vide un’apertura molto stretta. Avanzò di poco, per guardare dentro… una forte agitazione si stava impadronendo di lei… chissà cosa c’era oltre l’apertura… stava per muovere un altro passo, quando udì qualcuno che la chiamava…” <<Ginny! Ehi Ginny!>> la ragazza alzò la testa e vide la faccia di Luna che la fissava. Ginny si raddrizzò, imbarazzata, e vide che la lezione di scienze era finita.

Da quel giorno Ginny sognò spesso le montagne rosse, specialmente quando era in compagnia di Luna; Ginny non riusciva mai a finire il suo sogno e per questo stava sempre di più vicino a Luna, e ben presto le due ragazze diventarono amiche. Un giorno, Luna e Ginny si misero d’accordo per incontrarsi subito dopo la scuola a casa di Luna. Luna abitava in una graziosa villetta che aveva un grosso giardino fiorito; tutte le stanze della casa avevano forme bizzarre ed erano piene di oggetti strani ed insoliti. La camera di Luna aveva le pareti ed il soffitto nero, sul quale era disegnata un cielo stellato. Dopo aver pranzato, le due amiche andarono in giardino, dove c’era un’enorme piscina; Luna emise un fischio sommesso, e dalla piscina uscì la testa grigia di un delfino.                                                                                                                      “Lui è Blu” disse Luna. “Ti va di nuotare un po’ Ginny?”. Le due ragazze si misero il costume e poi entrarono in piscina. Per Ginny era strano sapere che sotto di lei nuotava un delfino; non sapeva come muoversi, a differenza di Luna, che continuava ad immergersi per chiamare Blue. Alla fine anche Ginny prese coraggio e buttò la testa sott’acqua; si spinse più in profondità per raggiungere Luna e il delfino. All’inizio Blue si dimostrò un po’ diffidente nei confronti di Ginny; ma poi si abituò alla presenza della ragazza e quel pomeriggio tutti si divertirono molto.                                 Passato un po’ di tempo, Blue iniziò a comportarsi in modo strano; agitava la coda provocando grandi onde e spingeva le due ragazze con il muso, come per incitarle a seguirlo. Quando le due amiche capirono le sue intenzioni, si immersero e seguirono il delfino fino a toccare il fondo della piscina; Blue stava picchiando il muso contro due piastrelle traballanti, come se le volesse togliere. Luna e Ginny sollevarono le due piastrelle, rivelando un passaggio; Luna stava per entrarci, quando Ginny, con i polmoni in fiamme, risalì bruscamente in superficie. Poco dopo la testa di Luna comparve accanto a lei, e le due ragazze cominciarono a discutere su cosa era meglio fare: secondo Luna bisognava andare a vedere, mentre Ginny credeva che così facendo si sarebbero cacciate nei guai. Alla fine le due amiche decisero di andare a dare solo un’occhiata, ma prima di immergersi Luna rientrò in casa e ne uscì con il medaglione a forma di luna al collo e con un altro medaglione dorato a forma di sole per Ginny.

Le due ragazze ritornarono sott’acqua e imboccarono il passaggio; nuotarono toccando con la pancia la superficie di roccia del tunnel e finalmente il passaggio finì; le due amiche nuotarono verso la superficie e uscirono da quello che sembrava un piccolo stagno. Ginny si guardò intorno: si vedevano solo tantissime montagne di roccia rossa, come quelle del suo sogno. Ginny guardò Luna, che non sembrava per niente stupita o spaventata; sorridendo sfiorò il suo medaglione e dal nulla comparvero una tunica blu e dei sandali d’argento, una cintura e una spada. Luna si vestì e poi sfiorò il medaglione di Ginny: anche per lei comparvero una tunica rossa e dei sandali dorati e un arco con delle frecce. Poi Luna si incamminò sicura verso il fianco di una montagna e ci girò attorno, per poi fermarsi vicino ad un’apertura che si apriva nella roccia; la indicò a Ginny, che rimase sorpresa e stupita, perché l’apertura era identica a quella del sogno. “Tu sapevi tutto!” esclamò Ginny “Sapevi del passaggio e del mio sogno!”                                                     “Certo” rispose Luna con semplicità “Ma non sapevo dove portava il tunnel. Pensavo arrivasse in città” la ragazza entrò nella spaccatura nella roccia, seguita da Ginny; il percorso era accidentato e tortuoso e le due ragazze camminarono fino a raggiungere una grossa stanza circolare, che aveva un soffitto altissimo e nessun’uscita.                                                        “Adesso devi andare al centro della stanza, Ginny, e scegliere una di quelle pietre” disse Luna “Ti spiegherò tutto più tardi” aggiunse, vedendo l’espressione stupita di Ginny.                                                                                                                                                                  Ginny camminò insicura verso il centro della caverna, dove c’era un piedistallo, sul quale c’erano tantissime pietre colorate; un diamante a forma di luna, uno smeraldo a forma di albero, uno zaffiro a forma di goccia e tante altre. Ma la pietra più bella era il rubino a forma di sole; Ginny l’afferrò e sulla parete di fronte si delineò il profilo di una porta, che aveva un buco a forma di sole al posto della serratura. La ragazza vi incastrò la pietra e la porta si aprì; lei e Luna entrarono e iniziarono a percorrere un lungo corridoio e Luna prese a spiegare a Ginny il significato di tutto quello che stavano facendo…

Le montagne sono solo una parte della terra in cui ci troviamo. Dopo le montagne ci sono la Città del Sole e la Città della Luna,; quest’ultima confina con il mare. Le due città hanno ciascuna una fenice protettrice, le quali garantiscono la pace. Purtroppo, poco tempo fa, arrivarono a governare sulle città due sorelle, che non si preoccuparono di curare le fenici, che ben presto si pietrificarono e vennero nascoste in luoghi poco conosciuti. Quando le due sorelle morirono, la Città della Luna trovò presto una nuova regina, mentre la Città del Sole…                                                                                                                     “Chi è la regina della Città della Luna?” chiese Ginny, curiosa. Luna trasse un lungo sospiro, come se rispondere gli costasse un enorme sforzo “E’ mia madre” rispose infine; poi continuò: “La Città del Sole non trovò nessuna regnante; ma il guaio peggiore era che si stava avvicinando un nemico potente e sconosciuto, che viene chiamato Caos. Il Caos si presenta sotto forma di una nube e ha fatto diventare rosso il mare, ha invertito le caratteristiche delle due città, ma non è ancora arrivato sulle montagne. Per fermarlo dobbiamo risvegliare le fenici e farle cantare, ed è proprio qui che ne troveremo una”. “Ma perché proprio noi?” chiese Ginny “Cioè, perché io e non qualcun altro?”                                                       “Quando mi sono seduta vicino a te, ho sentito che avevi l’energia necessaria per risvegliare la fenice” rispose Luna “e sei anche riuscita a usare il medaglione”.

Finalmente il corridoio finì e le due ragazze si trovarono in una stanza uguale alla prima; nella parete di fronte a loro c’era la statua di una fenice. Ginny guardò verso Luna che le fece un segno con la testa, per invitarla a proseguire. Ginny camminò verso la statua e la guardò: la fenice era molto bella, con le piume delle ali e della coda decorate da piccole pietre; il becco era molto affilato e sulla testa aveva una bella cresta. La ragazza toccò la pietra, e improvvisamente si ritrovò a galleggiare nel vuoto; davanti a lei c’era una grossa palla di fuoco che si muoveva. Con sua grande sorpresa Ginny vide che la sua mano toccava il fuoco senza bruciare; e poi, improvvisamente, la palla di fuoco si trasformò in una bellissima fenice rossa. Il buio intorno a Ginny sparì e lei si ritrovò nella stanza di pietra, con in mano una piccola fenice neonata. Luna si avvicinò “Mettila nel medaglione” disse. Poi prese l’amica per mano e toccò il suo medaglione: la caverna sparì per lasciare il posto ad una città fatta di belle casette bianche simili a templi; il sole splendeva alto nel cielo.                                                                  “Bene” disse Luna “Ora io andrò a cercare la mia fenice, mentre tu dovrai andare sul confine tra le due città e trovare una torre. Non è difficile” aggiunse “Ti guiderà il medaglione” E così dicendo toccò di nuovo il medaglione e sparì.

Ginny prese a correre verso il punto dove la struttura delle case cambiava; nelle strade c’erano poche persone, tutte con facce tristi. Quando Ginny arrivò al confine tra le due città, il suo medaglione prese a vibrare forte ed emanò un raggio di luce rossa, che andò a schiantarsi contro qualcosa di invisibile. Quel qualcosa prese la forma di una torre, e Ginny ci salì in attesa di Luna.

La ragazza non tardò ad arrivare; salì sulla torre con l’amica e le disse che aveva trovato la sua fenice; poi rivolse lo sguardo al cielo e indicò una grossa nube nera, che avanzava minacciosa verso le montagne rosse…

Erano passati cinque giorni da quando Ginny e Luna avevano sconfitto il Caos. La vita delle ragazze era cambiata: Ginny era la nuova regina della Città del Sole e viveva lì con tutta la famiglia. Luna aveva perso sua madre in battaglia ed era diventata la regina della Città della Luna.                                                                                                                                       Quella sera Ginny non si sentiva stanca. Era salita nella sua camera e guardava il cielo dal balcone; il sole stava tramontando. Ginny fece comparire le sue ali e volò sul tetto a cupola del palazzo. Si sedette e vide che Luna stava volando nel cielo della sua città, con la fenice blu. Ginny emise uno strano fischio, e la sua fenice rossa arrivò da lei. La ragazza spalancò le ali e volò nel cielo del tramonto con la fenice, per raggiungere Luna.

                                               Frazzini Chiara, II B Secondaria, team del giornalino

FILASTROCCHE IN LIBERTA’

UN VECCHIO LEONE

C’era una volta un vecchio leone

che con i suoi denti bucava il pallone.

Tutti i bambini avevan paura

che la palla finisse nella radura.

Ma i genitori pieni di rabbia

presero il leone e lo misero in gabbia.

Tommaso Ferrari, II A Primaria, Monasterolo

LA DOMENICA DEL PAPA’

Che bello stare con papà

che mi porta di qua e di là.

Con lui gioco e mi diverto

corro tanto in campo aperto.

Se gli chiedo una cosa,

è sempre sveglio, non riposa.

Abbiamo visto tipi strani

che giocavan con le mani.

Eran tanti uomini forti

che indossavano pantaloni corti.

Rugby, lo sport si chiamava

e tutta la gente per loro tifava

                                 Tabatha T. , II A Primaria, Monasterolo

LA FILASTROCCA DEGLI ANIMALI

Il leone a caccia è andato

ha molto camminato

e poi si è tanto stancato.

La giraffa poverina

era un poco birichina

ha mangiato la gelatina.

Lo struzzo piccolino

ha scavato un buchino

e ci ha messo il testolino.

Si riposa l’ippopotamo

ha sognato una rosa

e ha trovato la sua sposa.

Dimitri, II A Primaria, Monasterolo

L’ALLEGRA PRIMAVERA

Tra le corolle volano le farfalle

e fanno un girotondo in fondo alla valle.

E sui pistilli

saltano i grilli che sono belli arzilli:

Quanti profumi e quanti colori

in quei giardini dai tanti rumori.

Ecco l’azzurro, il giallo, il viola

che risplendono in mezzo all’aiuola.

Sento il profumo della mia rosa

dove la mia mano attenta si posa.

                                 Ester Delfi, II A Primaria, Monasterolo

 

FILASTROCCA DELLA FATTORIA

Mentre mangio una fresca mela

ho accanto una morbida pecora che bela.

Nel pollaio ci sono i pulcini

che cantano insieme ai canarini.

Una grossa mucca

cerca di fare l’equilibrista su una rotonda zucca.

Una bella foca

riesce a starnazzare come un’oca!

Infine un bel porcellino

gioca sempre come uno sciocchino.

                               Leonora C., II A Primaria, Monasterolo

 

IL CASTELLO DEL PRINCIPE AZZURRO

 Nel castello del principe azzurro

non si ode nemmeno un sussurro:

Il suo martello di ferro fuso

è sempre pronto ad ogni uso.

C’è una piovra di guardia al portone

che non fa avvicinare nessun furbacchione.

Il principe con un inchino

chiede alla principessa un bel bacino.

Al matrimonio partecipano in tanti

son felici e tutti eleganti.

                             Lara R., II A Primaria, Monasterolo

 

FILSTROCCA DELLA CASA

Nel salone ci son le poltrone

e più in là c’è anche il balcone.

In cucina ai fornelli

mamma sente il cinguettio degli uccelli.

Nel bagno c’è anche papà

a fare la doccia: che novità.

Nella camera io gioco

con finti fornelli senza fuoco,

All’orsetto e alla bambolina

preparo il cibo con la mia cucina.

In cantina tra scatole e scatoloni

escono fuori anche vecchi bottoni.

E in garage ci son biciclette

armadi, vasi e tante cosette.

In soffitta la libreria

e’ piena di libri di fantasia.

Su e giù per le scale va il cane

rincorrendo le briciole di pane.

L’anno scorso mia sorella

ha disegnato e appeso una stella,

con sopra scritto”questa è magia

e nessuno ce la porterà via.

                             Agnese S., II A Primaria, Monasterolo

 

LA MIA DOMENICA

 La domenica mattina

si corre subito tutti in cucina

facciamo un’abbondante colazione,

Poi tutta la famiglia fuori a giocare al pallone.

Gioco a calcio con mio papà

che sudata però che si fa!

Con mia mamma raccolgo fiori

in un campo dai mille colori.

Poi mangio un buon gelato

in un bellissimo e verde prato.

E la sera tutti a dormire

ma prima una fiaba vogliamo sentire.

                                  Martina C., II A Primaria, Monasterolo

FILSTROCCANDO

“Appello in rima”

Siamo gli alunni della seconda B

sempre insieme quasi ogni dì.

Mi chiamo Viola Amoruso

e stasera mi faccio un infuso.

Io sono Chiara Boffa,

per il disegno ho la stoffa.

Mi chiamo Marco Briani,

da grande studierò i vulcani.

Son Giulia Cappelletti

e adoro gli ovetti.

Io sono Alessia Caputo,

faccio i compiti in un minuto.

Mi chiamo Sofia De Ambroggi

e son felice oggi.

Sono Arianna De Luca,

porto i capelli legati sulla nuca.

Il mio nome è Matteo Di Pinto

e sono un calciatore convinto.

Mi chiamo Jacopo Feole,

mi piace fare capriole.

Io sono Fabio Ferrario,

consulto sempre il dizionario.

Son Tommaso Locatelli,

mi piace usare i pennelli

Io sono Lorenzo Magnani,

non rimando i compiti a domani.

Il mio nome è Asia Maiolo,

gioco sempre a pallavolo.

Mi chiamo Chiara Massoni,

e mi piace fare le moltiplicazioni.

Io sono Giorgia Mastropasqua,

a scuola studio il ciclo dell’acqua.

Mi chiamo Lorenzo Paladini

e non mi piacciono i bambini birichini.

Sono Beatrice Pavesi,

non mi piace portar pesi.

Io mi chiamo Marco Pelati,

mi piacciono i bambini educati.

Son Nicolò Pezzoli

e a scuola non mangio fagioli.

Io sono Ludovica Rollo,

non perdo mai il controllo.

Eccomi, son Renato Sacchetta,

vorrei viaggiare in bicicletta.

Sono Beatrice Sacchi

e a scuola non gioco a scacchi.

Mi chiamo Arturo Saccone,

in disegno sono un campione.

Il mio nome è Giulia Salvadori

e i miei disegni son capolavori.

Io mi chiamo Giorgia Turconi,

ai miei compagni mando tanti bacioni.

Sono Lorenzo Visaggi,

mi piace studiare i paesaggi.

Siamo una classe di veri amici,

stare insieme ci fa felici.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Filastroccando gli animali”

La giraffa ha il collo lungo

e di certo non può stare sotto un fungo.

Va sugli alberi la scimmietta,

ma non usa la scaletta.

L’elefante nel laghetto,

volentieri fa un bagnetto.

La zebra con le strisce,

un po’ galoppa e un po’ nitrisce.

L’ippopotamo grosso e grasso,

entra in acqua con gran fracasso.

Corre molto il rinoceronte,

corre e sparisce all’orizzonte.

Il leone sua maestà

non può vivere in città,

sotto l’albero riposa

aspettando una preda golosa.

Filastrocca degli animali,

tutti belli ma non uguali.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Scuola in Pubblicità”

La Scuola Primaria Don Milani

ti aiuta ad affrontare il domani.

Vieni a studiare qui da noi

ché di sicuro non ti annoi.

Tante cose imparerai

e difficoltà non avrai.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“La cavalletta in bicicletta”

 Nel prato una cavalletta

pedalava in bicicletta.

Andava forte a manetta

e ha perso una scarpetta.

È arrivato un agnellino

che viaggiava in motorino,

dietro c’era un topolino

seduto sul seggiolino.

Tutti insieme con la paletta

hanno trovato la scarpetta.

Per festeggiare hanno fatto il trenino

mangiando un buon panino.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

 “I tre fratelli”

Tre fratelli giocano sul prato

mentre la mamma compra un gelato.

Uno di loro prepara la merenda

invece gli altri son dietro la tenda.

Giocano felici a nascondino

si nascondono dietro un pino,

vedono un bel ruscello

e di acqua riempiono il secchiello.

Ludovica Rollo classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Giocando con le rime”

Oggi in un prato

abbiamo mangiato un buon gelato.

Ma che bella la merenda

se vien fatta in una tenda!

È arrivato l’amico Pino

e abbiam giocato a nascondino.

Tutti insieme con il secchiello

a giocar verso il ruscello.

Asia Maiolo classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“ I tre amici”

Sotto un grande pino,

tre amici giocano a nascondino.

Poi, con il secchiello,

vanno a prendere l’acqua del ruscello.

Sul prato

trovano un gran gelato.

Sotto la tenda

Uno dice:-Che buona merenda!

Marco Briani classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Filastrocca delle parole”

 Passeggiando nel prato

mi gusto un buon gelato.

Prendo il secchiello

e vado al ruscello.

Gioco a nascondino

e mi nascondo dietro un pino.

Se raggiungo la tenda

Posso fare una grande merenda.

Giulia Salvadori classe II B Scuola Primaria

 

OSSERVO CON GLI OCCHI DEL CUORE E DESCRIVO

“Mi presento”

MI PRESENTOMi chiamo Giorgia Mastropasqua, abito a Linate e frequento la classe seconda della scuola Primaria Don Milani.

Sono una bambina ubbidiente, vivace e sempre allegra perché mi piace fare tutto; giocherellona perché mi piace giocare a Memori con Beatrice; generosa, infatti, quando mi chiedono gli occhialetti io li presto volentieri.

Il mio cibo preferito è la pizza margherita, la mia bevanda preferita è la Coca-Cola, lo sport che pratico di più è lo Snowboard, infatti il mio papà, tutti i sabati mi porta in montagna per fare Snowboard. I giochi che più mi divertono sono “L’allegro chirurgo”, “Memory”, “Il lupo mangia frutta”, ma Memori è il mio preferito, perché vinco quasi sempre. Il mio animale preferito è il cavallo perché lo vorrei cavalcare. Il luogo di vacanze più divertente è la montagna perché c’è tanta neve e posso giocare con i miei cugini Riccardo, Nicola e Veronica a palle di neve. La disciplina di studio più interessante è Italiano perché mi piace scrivere i testi. Gli spettacoli preferiti sono quello dei burattini, quello di Snowboard e quello che facciamo noi a scuola durante l’intervallo.

Sono contenta quando prendo un bel voto, quando la mamma mi porta in edicola, o mi coccola; quando papà mi prende in braccio e io dormo come un sasso. Mi piace quando mio fratello mi fa i complimenti e quando esco fuori nel giardino della scuola perché ora che è Marzo ci sono tante margherite.

Sono invece triste quando prendo una nota, brutti voti tipo cinque o quattro, quando non vado in edicola, o non esco fuori in giardino; quando il mio papà mi sgrida, oppure mio fratello mi picchia; quando nessuno mi vuole far giocare. Sono di statura normale e magra.

Io ho il viso rotondo, liscio e di colore roseo. I miei occhi sono normali e di colore azzurro.

Il mio naso è a patatina, e un po’ corto.

La mia bocca è sempre allegra, a forma di cuoricino con labbra rosse rosse.

I miei capelli sono biondi, ricci, lunghi quasi sempre legati con un elastico. Mi vesto spesso elegante, ma oggi mi sono vestita con la tuta perché c’è ginnastica e forse se fa bel tempo usciamo fuori.

Giorgia Mastropasqua, IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“Mio fratello Emanuele”

Mio fratello Emanuele ha quasi dieci anni e frequenta la IV B della Scuola Primaria Don Milani. Emanuele è atletico, di altezza media ed è magro. Ha un viso rotondo, simpatico di colore roseo.

Gli occhi, non molto grandi, sono di colore verde con delle pagliuzze marroncine. Il naso è piccolo e regolare, ha la bocca a cuoricino con labbra carnose e rosse come una fragola. I capelli sono lisci e molto corti. Ha la pelle vellutata come una pesca. Di solito indossa i vestiti comodi e pratici con scarpe da ginnastica.

Emanuele è un bambino vivace e allegro. Gli piacciono gli animali ed è molto sensibile. Al parco giochi, fa subito amicizia con gli altri bambini.

Certe volte litighiamo, ma facciamo subito pace. Mi piace quando mi fa i complimenti. Non mi piace quando è dispettoso e mi prende in giro. Per me è il fratello migliore che si possa avere.

Beatrice Sacchi, II B Scuola Primaria, Monasterolo

“La zia Nadia”

La zia Nadia è la sorella del papà e tutti dicono che le assomiglia. La zia è alta e magra, il suo viso è pallido e morbido. I suoi occhi sono a mandorla e di colore marrone scuro. Il suo naso è piccolo e carino, mentre la bocca è grande, a forma di cuore. La zia Nadia ha i capelli corti e di color castano chiaro con delle ciocche dorate.

La zia si veste sempre in modo elegante e raffinato: le unghie smaltate, i capelli pettinati e al collo porta una collana di perle. Porta sempre le scarpe con il tacco.

Zia Nadia è sempre molto calma, silenziosa e ha la voce che quasi non si sente; ha un cane di nome Kira e lo porta sempre a spasso ai giardinetti vicino a casa sua. Tutte le domeniche pomeriggio zia Nadia e zio Marco vanno a trovare la nonna Francesca. Mi piace quando la zia porta il cane, a casa della nonna, che salta addosso a Sergio, il mio fratellino, che si spaventa.

Non mi piace invece quando non porta il cane. Per me è speciale perché è una persona brava.

Giulia Salvadori, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 “La mia mamma Francesca”

Francesca è la mia mamma ha i capelli lisci e castani, la bocca piccola e stretta, il viso allungato e liscio, le orecchie piccole e a sventola; ha il naso lungo e sottile, le labbra secche e screpolate; ha gli occhi grandi e marroni; ha la statura alta e la corporatura snella.

La mia mamma si veste sportiva: indossa la camicetta, i jeans e gli stivali.

La mia mamma ha il carattere buono, anche se quando la faccio arrabbiare, lei mi sgrida.

La mia mamma è abituata ad alzarsi presto e a vestirmi mentre dormo, ogni mattina prepara il caffè al mio papà e lo bevono insieme sul balcone.

Mi piace quando la mia mamma mi fa un complimento, quando mi fa le coccole e quando mi da i bacini. Non mi piace quando mi sgrida e quando mi manda in castigo.

Per me la mia mamma è carina.

Lorenzo Paladini, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Mia cugina Elisa”

Elisa è la mia cuginetta di cinque anni e frequenta la scuola dell’infanzia. Il prossimo anno andrà in prima elementare. Vive con me a Peschiera Borromeo. È di corporatura normale e bassa di statura. Il viso è rotondo, liscio e pallido. Ha gli occhi grandi e di colore nero. Il nasino è piccolo e all’insù. La bocca è piccola con le labbra sottili. Ha le orecchie a sventola. I suoi capelli sono neri e la sua mamma le fa i codini. Le piace indossare le gonne e le ballerine. Elisa è una bambina allegra e vivace. Le piace giocare con le Barbie e con la sua cagnolina Luna.

Mi piace quando giochiamo insieme alle principesse. Non mi piace quando noi litighiamo. Per me è una bambina carina.

Chiara Massoni, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Giacomo”

GIACOMOGiacomo è mio fratello, è alto e magro.

Gli occhi sono grandi, i capelli sono castani e non li pettina quasi mai. Fa tanto sport; gioca a pallacanestro, per cui è un po’ muscoloso. Si veste con i jeans e la felpa. Fa la terza secondaria, è molto bravo in matematica ma non tanto in disegno. Mi piace quando mi abbraccia e mi racconta le cose. Non mi piace quando mi fa i dispetti. Gli voglio tanto bene e anche lui me ne      vuole tanto.

Arturo Saccone, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio fratellino Gianluca”

Gianluca è il mio fratellino e ha dieci giorni. Bassissimo e magro. Ha un volto rotondo, fresco, simpatico e di colore roseo. Ha gli occhietti piccoli, rotondi e di colore azzurri. Il suo nasino è corto e a patatina. Ha la boccuccia piccola e stretta; ha pochi capelli e sono castani. Indossa sempre delle tute in ciniglia. Piange sempre quando la mamma gli cambia il pannolino(ueueueueue!!!).

Preferisce dormire e bere il latte. Mi piace quando non piange, non mi piace invece quando strilla. Per me Gianluca è speciale.

Marco Briani, classe IIB, Monasterolo

 

“La mia amica Molly”

Si chiama Molly ed è un cane domestico di razza pastore tedesco, vive nel giardino, è un cane grande e ha il pelo lungo, il muso allungato e la testa è grande.

Molly è molto docile e giocherellone, si nutre di croccantini per cani e di pastasciutta.

Molly non è socievole, non vuole altri cani.

Con me è molto dolce, mi si avvicina e vuole che gli lancio il gioco per riportamelo. Molly mi fa tanta tenerezza.

Viola Amoruso, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio amico Lucky”

LUKYNel mio palazzo c’è un cane di nome Lucky. È un animale domestico di razza meticcio. Vive in casa. La sua testa e il muso sono piccoli, il pelo è liscio e di colore nero. È un cagnolino docile e giocherellone. Lucky mangia dei croccantini per cani. Quando vede altri cani lui corre da loro per giocare. Appena lo vedo lo accarezzo e lui mi salta addosso perché vuole le coccole e io sono felice di fargliele.

Per me è bellissimo guardarlo.

Giorgia Turconi, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Ughetto il pappagallo”

Ughetto è un pappagallo domestico che vive in una grande gabbia. Ha un testolina piccola e due occhietti vivaci e un grande becco ricurvo. Ha un pelo variopinto e quando apre le sue ali offre uno spettacolo meraviglioso.

Ughetto ha un carattere docile e giocherellone e ama giocare con i bambini. A Ughetto piace mangiare frutta e verdura e ha una gran paura dei gatti. Ughetto mi fa tenerezza.

Ludovica Rollo, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Sam”

Il mio cane si chiama Sam. È un bastardino che abbiamo preso al canile. Vive in casa con noi, lui è marrone e bianco e il pelo è liscio.

È piccolo con le orecchie e il muso bello. È un giocherellone che adora i bambini e gli altri cani. A casa sta spesso sotto il tavolo con il suo ossicino e mangia i croccantini e il riso.

Con me è molto affettuoso e mi riempie di baci. Per me Sam è molto importante e gli voglio bene.

Matteo Di Pinto classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio gatto Leo”

Il mio gatto si chiama Leo. È un incrocio tra un siamese e un gatto europeo. Vive in casa con me da circa un anno. Compirà un anno il diciassette Aprile.

Il suo pelo è morbido di colore marrone chiaro con delle strisce di marrone scuro che lo fanno sembrare una tigre.

I suoi occhi sono azzurri ma a volte quando lo guardi cambiano colore e diventano rossi. Ha un musino simpatico con dei baffi bianchi e lunghi. Ha due orecchie a punta che sembrano piramidi e un nasino rosa e umido. Leo è un gatto vivace corre e salta dappertutto. Quando vede qualcosa che si muove lui la vuole prendere. Mangia tre volte al giorno, la mattina e la sera la scatoletta e a mezzogiorno le crocchette, è un gran mangion: ha sempre fame. Io e Leo giochiamo molto, a volte dorme sul mio letto e a volte si arrotola sotto il mio giubbotto. Per me Leo è il miglior gatto del mondo e non lo lascerei mai.

Marco Pelati, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 “Il cane di mio zio”

Il cane di mio zio si chiama Pave. È un cane domestico di razza pastore tedesco. Vive in casa, ha la testa piccola con il muso allungato, gli arti sottili e lunghi, il pelo è di due colori nero con le macchie senape. Il comportamento è docile; si nutre di croccantini e visto che è vecchio lo zio gli fa le pappine morbide. Quando vede altri animali abbaia forte, è un giocherellone. I miei sentimenti nei suoi confronti sono affetto e simpatia.

Beatrice Pavesi, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Gatto Silvestro”

L’animale che descrivo si chiama Silvestro. È un gatto domestico di razza europea. Vive in appartamento. È magro con il pelo grigio e marroncino, ha la testa con le orecchie lunghe, il muso nero e i baffi lunghi. Il mio gatto è giocherellone, affettuoso e dolce , si nutre di croccantini e di carne. Silvestro vivendo sempre in casa non è abituato a stare con altri animali, infatti quando li vede soffia. Con me Silvestro è affettuoso e dorme spesso sul mio letto. Il mio gatto mi suscita tenerezza e affetto.

Lorenzo Paladini, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

 

“La cameretta di…”

Peter ha una cameretta disordinata e piccola, ma carina.

A destra c’è una finestra con le tendine gialle. Sotto la finestra c’è una cassapanca dalla quale escono una

canottiera rossa e una calza nera e rossa. A sinistra c’è la porta con il ritratto del suo gattino Miao. In mezzo ci sono il letto e il comodino sul quale tiene la sveglia che gli ho regalato io. Sul letto c’è un bel piumone arancione come nel cuscino . Sopra il comodino c’è una piccola lampadina che usa per leggere i libri prima di addormentarsi. Alla sinistra del letto c’è un quadro di un maialino nero e rosa.

La stanza sembra lo spazio perché i muri sono blu come il cielo, la luna e le stelline che fanno compagnia a Saturno.

Il pavimento è bianco e nero come la tavola degli scacchi. Sul pavimento c’è un tappeto rosso e sopra c’ è una sedia comoda e piccina fatta di legno; c’è anche una panchina, anch’essa di legno, un po’ più chiaro. Sopra ci sono un orsacchiotto e un uccellino di peluche.

La camera è piccola, ma ha tanti giochi e lo spazio che sembra a Peter per giocare.

Mi piace molto la camera di Peter.

Giulia Salvadori, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“Mio fratello Davide”

 Mio fratello Davide è grande e forte. Ha i capelli biondi e gli occhi marroni, è buono e gentile, simpatico e carino.

Mi regala sempre cose nuove, vorrei stare sempre con lui.

Renato Sacchetta, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“La cameretta di Emma”

turconiLa cameretta di Emma è bellissima. All’ingresso c’è una porta con la faccina di un bel gatto arancione.

A sinistra c’è il disegno di un cane, appeso alla parete color blu; poi c’è

un letto dove Emma va a dormire. La coperta è fucsia, il cuscino e le lenzuola sono verde acqua. Vicino al letto c’è un tavolino molto piccolo, sopra c’è una sveglia. Sulla parete sopra il tavolino c’è con un jolly che serve per accendere e spegnere la luce. Quando Emma spegne la luce gli adesivi sulla parete fanno illuminare la stanza.

Sulla parete di fronte alla porta c’è la finestra con i bordi gialli e le tende rosa raccolte con un fermaglio violetto. Se ti affacci alla finestra vedi il cielo, il giardino con i cespugli pieni di fiori. Sotto la finestra c’è un mobile con un cassetto da dove sbucano una canottiera con una striscia rossa e una calza a righe azzurre e bianche. Proprio vicino alla porta c’è un tavolino con i giocattoli: un orsacchiotto e un pappagallo. Di fronte c’è una sedia dove Emma si siede quando è stanca.

Sul pavimento a quadretti gialli e verdi, c’è un tappeto rosso, un orsacchiotto, una matita e un foglio bianco. Penso che Emma sia un po’ disordinata, comunque è tutto molto bello e vorrei anch’io stare in quella cameretta, ma amo di più la mia camera.

 

Giorgia Turconi, classe II B Scuola primaria, Monasterolo

MARE MI PIACI

Mare mi piaci perché

dentro di te mi posso tuffare

e con le tue onde posso giocare.

Mare mi piaci perché

le tue onde mi fanno volare.

Mare mi piaci perché

sei più divertente di un gioco.

MARE

 

 

 

 

 

Mare mi piaci perché

le tue acque sono misteriose.

Mare mi piaci perché

tanti pesci nuotano intorno a me.

Mare mi piaci perché

mi spingi lontano.

Mare mi piaci perché

hai l’acqua più bella che c’è.

Mare mi piaci perché …

perché sei così azzurro?

II B Primaria, Monasterolo

ALBA

alba

 

 

 

 

 

Cos’è l’alba?

È qualcosa di sensazionale,

un calore da amare.

È il canto degli uccelli,

i suoni più belli.

È il sorriso intraprendente,

sul tuo viso che si accende.

È la luce del domani,

il mondo nelle tue mani.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino