TRA IL SOGNO E LA FANTASIA

Caro diario,

mi capita tante volte di sognare ad occhi aperti, di visitare mondi sconosciuti e di fantasticare su alcuni lati della vita. Non è sempre facile quando alla mattina ti risvegli e capisci che il sogno non si potrà mai realizzare, ma è molto bello sognare ed entrare in un mondo che è interamente nostro.

Ieri mi è capitato di sognare, ancora una volta ad occhi aperti, ma questo è stato un sogno diverso, un sogno che mi ha fatto vivere nuove emozioni e avventure.

Mi trovavo a bordo di una grande nave, piena di persone, di bambini e strani oggetti, che probabilmente servivano per affrontare il viaggio.

La nave non aveva una direzione precisa, ma io ero sicura di voler scoprire un tratto di oceano che ancora non era stato solcato da nessuno, volevo essere la prima.

Sulla nave non era presente nessuno della mia famiglia, probabilmente nessuno si era accorto della mia assenza, probabilmente pensavano che avessi ritardato a tornare da scuola.

Chissà quando sarei tornata da quel lungo viaggio, magari i miei genitori mi avrebbero sgridata o castigata, o magari sarebbero stati semplice così felici di rivedermi che mi avrebbero perdonata all’istante senza farmi troppe domande.

Comunque sarebbe andata, in quel momento non mi importava, mi interessava solo partire e compiere quella magnifica esperienza che avrebbe lasciato un bellissimo ricordo nella mia memoria.

Ben presto la nave incominciò a muoversi, finalmente il viaggio decollò! Quel giorno il mare era limpido di un blu acceso, era calmo e la schiuma bianca circondava la nave, il cielo era azzurro chiaro, con un sottile strato di nuvole che avevano le più svariate e strane forme.

Era la giornata perfetta per una crociera!

Dopo ore di viaggio, però, il cielo iniziò a scurirsi e ben presto scoppiò un terribile temporale. Il mare era in burrasca e le alte e forti onde inondarono la grande nave riempiendola d’acqua e, più si cercava di rimandarla in mare, più ne saliva altra. Le persone erano spaventate e molte si ferirono nel tentativo di salvarsi la vita, così scendemmo tutti su alcune piccole scialuppe di salvataggio. Le scialuppe erano leggere, quasi delicate e quindi si sarebbero rotte presto a causa della potenza delle onde Tutti si allontanarono in diverse direzioni, chi a destra, chi a sinistra e io in poco tempo rimasi sola al centro dell’immenso e spaventoso oceano.

Dopo ore passate su quella piccola imbarcazione, scorsi un piccolo punto verde che non si doveva trovare troppo lontano da dove mi trovavo io. Remai e remai fino quando raggiunsi l’isola. Quando approdai, mi accorsi subito di quanto fosse magnifica e sorprendente: era tutta ricoperta da un soffice tappeto di erbetta verde, si poteva sentire il dolce profumo dei più svariati fiori e il tutto era incorniciato da alti alberi di bambù.

isolaL’intera isola era abitata da tanti piccoli uccelli di ogni specie; ce ne erano di tutti i colori: alcuni avevano piume morbide dai colori sgargianti che variavano dal giallo al rosso fuoco, altri avevano code lunghe di colori che sfumavano dal blu elettrico all’azzurro opaco, insomma ce ne erano per tutti i gusti!

Inoltre non era difficile incontrare grandi farfalle e cuccioli di volpe che passeggiavano e cercavano cibo. Mi resi conto che in quella piccola e colorata isola non era mai arrivato alcun essere umano: ero io la prima!

Qui si interruppe il mio sogno perché ero stata distratta da una voce che mi chiamava, ma ero sicura che, oltre ad essere arrivata per prima in quel luogo magico, sarei stata l’unica perché quello era il mio sogno e nessuno me lo poteva copiare o rubare.

Penso che sia importante riflettere sui sogni, perché un sogno che non viene capito e interpretato è come una lettera che non viene mai letta o come un libro che non verrà mai finito…

A presto

Tua Benny

 

Benedetta Cazzulani, II D Secondaria, team del giornalino

 

LA RICERCA DEL SANTO GRAL

gralQuesto è il titolo del libro letto in I A durante le ore di narrativa. Scritto da Mino Milani, pubblicato in diverse edizioni, lo abbiamo fatto protagonista durante le nostre letture in questi ultimi mesi. Il libro all’inizio è ambientato durante la giornata in cui è morto Gesù. Giuseppe d’Arimatea è il protagonista di questa prima parte del libro: discepolo di Gesù che si pente di non essersi opposto alla cattura di Gesù, temendo per se stesso. Vedendo il suo maestro morire, chiede all’imperatore il permesso di toglierlo dalla croce e di deporlo in un sepolcro; ottenuto il permesso, anche non usando termini gentili nei confronti dell’ imperatore, si dirige verso la croce e una volta arrivato, stacca il cadavere, lo lava e lo porta nel sepolcro. Tre giorni dopo, Gesù resuscita. L’imperatore romano, non credendolo possibile, pensa a un rapimento e … a chi dà la colpa? A Giuseppe D’Arimatea. Lui decide di scappare. Dopo essere fuggito, le guardie romane incominciano a inseguirlo. Il protagonista si rifugia in alcune città, in una delle quali viene imprigionato e lasciato a morire di fame e di sete.

Ma il destino non ha riservato questa morte a Giuseppe. Infatti durante le sue preghiere quotidiane, lui chiede di avere il Santo Graal per trovare calore, acqua, cibo al solo contatto. Con una visione, Giuseppe D’Arimatea ha in dono il Calice. In questo modo riesce a sopravvivere in quella prigione per moltissimi anni. Riesce a uscire solo perché il figlio dell’imperatore rompe le mura tra le quali era rinchiuso. Una volta uscito da quella prigione, decide di andare da sua sorella, abitante a Sarras. Arrivato lì, gli abitanti gli comunicano che sua sorella è morta da un po’ di tempo, morti anche i suoi discendenti, tranne Giosefeo, un lontano nipote. Con lui Giuseppe scappa e, in modo o nell’altro, riescono a proteggere il Santo Graal in un castello in mezzo alla foresta. Ci troviamo in Britannia, ai tempi di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Re Artù dà il permesso ai cavalieri di partire per “LA RICERCA DEL SANTO GRAAL”. Partono in molti: Ser Galahd, Ser Perceval, Ser Lancillotto … molti senza riuscire nell’impresa.

Quello che troverà il santo Graal è solo uno… Il libro si chiuderà con un colpo di scena, non vi dico quale, così lo leggete! A me è piaciuto molto ed è molto interessante.

Luca Innocenti,

I A Secondaria, team del giornalino

BOTIUS, L’APPLICAZIONE DELLA MORTE

Richard, giovane ragazzo figlio unico, perse il padre in un incidente stradale all’età di un anno senza nemmeno poterlo conoscere. La madre era una donna molto stressata dal suo lavoro che la teneva occupata per buona parte della giornata. Richard stando molto tempo della giornata in solitudine, passava molte giornate in compagnia del suo cellulare. Ogni anno aspettava con ansia un nuovo modello di cellulare da acquistare, era sempre alla ricerca di nuove applicazioni da scaricare, finché un giorno vide un’applicazione che lo incuriosì molto.

Il nome dell’applicazione era “Botius”. L’icona dell’applicazione era un piccolo animaletto che però aveva qualcosa di strano, metteva quasi inquietudine. Nella descrizione c’era scritto: “Botius, l’unico amico reale che ti terrà sempre compagnia senza lasciarti mai solo ”. Fu proprio questa parola che insospettì Richard e lui pensò a che cosa volesse dire REALE, l’applicazione non aveva nessuna recensione e l’inventore del gioco era del tutto sconosciuto, ma Richard decise comunque di scaricarla. All’avvio del gioco c’era una porta di legno, non veniva dato nessun comando su come iniziare a giocare, così Richard cliccò su una parte a caso dello schermo e improvvisamente si sentì bussare per tre volte e la porta si aprì cigolando, ora lo schermo del cellulare mostrava un animaletto i cui occhi volevano comunicare qualcosa, qualcosa di brutto. In sottofondo c’era una musichetta simile a quella del circo. Poco dopo sullo schermo comparve un messaggio “Tocca qui per parlare con Botius” , Richard cliccò su quella scritta e scrisse una parola: “Ciao”. Dopo aver inviato la parola, l’animaletto rispose: “Ciao sono Botius, piacere di conoscerti. Tu chi sei?”. E così iniziò una lunga conversazione fra i due e anche se qualche volta Richard riceveva risposte maleducate, lui non rifiutò l’applicazione. Passò anche le successive giornate a parlare con Botius. Finalmente credeva di aver trovato un amico con cui parlare.

Una notte Richard si ritrovò a casa da solo, perché sua madre doveva lavorare fino a tardi. Come al solito andò nella sua cameretta al piano di sopra e avviò Botius, ma c’era qualcosa di insolito che lo fece rabbrividire: il gioco questa volta non emise nessun suono e lo schermo del dispositivo era completamente nero ma con un pallino rosso. Richard spaventato cercò di capire cosa stesse succedendo, così decise di schiacciare su quel punto rosso, ma quando lo schiacciò, il telefono del suo dispositivo si spense senza alcun motivo. Poco dopo Richard iniziò a sentire rumori di passi provenienti dalle scale che portavano al piano di sopra. Immediatamente il ragazzo chiuse la porta e si nascose sotto il letto. Subito dopo gli successe qualcosa che gli fece ribollire il sangue. Sentì tre colpi alla porta di camera sua e questa si aprì cigolando come all’inizio del gioco. Ma la cosa che lo spaventò di più, fu quella di vedere un essere spaventoso. Nei giorni successivi il giovane Richard non fu più ritrovato e quella stessa notte, quando la madre tornò a casa, di lui trovò solo il telefono che emetteva lo stesso identico suono. Si sentiva la voce mostruosa di qualcuno sembrava quasi una registrazione.

Gabriele Licitra, I C Secondaria,  team del giornalino            

LA FAMIGLIA

Thomas, un ragazzo di dieci anni, vive solo con la mamma, Thomas è spesso solo in casa perché la mamma lavora tutto il giorno. Il ragazzo non hai mai conosciuto il papà che lo ha abbandonato a soli tre anni.

Un giorno, mentre faceva i compiti, si ritrova a dover scrivere un tema sulla famiglia. Lui molto imbarazzato non sa cosa scrivere, allora decide di cercare nell’armadio dove la mamma conservava tutte le foto, informazioni per poter svolgere il compito. Mentre sfogliava vari album, si imbatte in una foto dove c’era lui la mamma e un uomo. Dietro a questa foto c’era un indirizzo. Incuriosito incomincia a cercare su Google dove si trovi quel posto.

Quando capisce che quel luogo non è distante da casa sua, si veste come un fulmine ed esce di casa lasciando un biglietto alla madre che sarebbe tornato presto, di non preoccuparsi .

Arrivato in quella piazza , attorno a lui c’era un sacco di gente, all’inizio era un po’ intimorito ma dopo un bel respiro si fa coraggio e incomincia a camminare e a raggiungere il punto esatto della foto. Dietro le loro spalle, nella foto, c’era un enorme arco che separava la piazza da un grande parco.

Arrivato sotto a questo enorme arco, con molta delusione Thomas non trova nulla, forse nel suo inconscio pensava di trovare quell’uomo della foto, sperando che fosse suo padre.

Così si siede a terra con le ginocchia al petto, chiuso come un riccio, quando all’improvviso una mano si posa sulla spalla. Era la mamma che con un fazzoletto in mano gli asciuga le lacrime e lo abbraccia forte. Appena la vede, il ragazzo scoppia in un mare di lacrime e si stringe forte a lei. Insieme mano nella mano tornano a casa.

Io penso che a volte bisogna correre dei rischi per capire che la famiglia, come nel caso di Thomas, non è necessariamente mamma e papà, ma è fatta anche solo da una persona che ti ama, ti cresce e resta al tuo fianco in tutti i momenti della tua vita.

Mattia Mattei, II D Secondaria

IL MIO PAESE

perschiera

 

 

 

Peschiera in allegria

con il suo autunno dalle

foglie variopinte

di rosso di giallo e di verde

e dal profumo di funghi

e di muschio

Brezza di primavera

dai colori rosa azzurri e verde,

il rintocco del campanile

di san Pietro e Paolo,

Il profumo di polenta e risotto

Peschiera e le passeggiate

nel Carengione

All’ombra del castello

Peschiera cascine in mezzo

ai campi, la storia

Tra le vie con Renzo e Lucia.

Peschiera e i giochi di pallone

Sulla piazza.

Luca di Luccia, I B Secondaria

L’ ITALIA E I SUOI SUCCESSI SPORTIVI

Storia di una pallavolista italiana

palla

La tradizione sportiva italiana è lunga quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l’Italia può vantare molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una caratteristica maschile, eccezione fatta per la pallavolo, la pallanuoto e la scherma. Il colore sportivo nazionale dell’Italia è l’azzurro.

Uno sport di cui l’Italia si può vantare è la pallavolo; l’avvio della nazionale italiana di pallavolo femminile avvenne il 7 aprile 1951 ad Alessandria, contro la Francia, lo stesso anno l’Italia partecipò per la prima volta al campionato europeo chiudendo all’ultimo posto, andando via a testa alta per l’impegno e la grinta avuta nella partita.

Gli anni ottanta furono segnati dalle solite partecipazioni al campionato europeo e mondiale, senza però raggiungere traguardi rilevanti, eccetto l’ultimo campionato europeo del decennio, dove l’Italia, con alla guida Sergio Guerra, vinse la sua prima medaglia in campo internazionale, ossia il bronzo, superando in finale la Romania.

Un mondiale molto importante per le azzurre pallavoliste è stato quello del 2014 anche se si è terminato con una sconfitta contro il Brasile nelle finali al 3° posto, andando via a testa alta per la forza e la passione avuta durante il percorso verso la finale.

Una persona molto importante per la storia della pallavolo è Francesca Piccinini nata a Massa, il 10 gennaio 1979; gioca nel ruolo di schiacciatrice LJ Volley.

La carriera di Francesca Piccinini inizia nel 1991 con la squadra del Robur Massa, in Serie D, per poi passare nella stagione seguente nella squadra maggiore, militante nel campionato di Serie B1.

Nella stagione 1993-94 viene ingaggiata dalla Pallavolo Carrarese, fa il suo esordio in campionato il 7 novembre 1993, in una gara contro l’Olimpia Teodora di Ravenna, all’età di 14 anni. Nel 1995 ottiene le prime convocazioni in nazionale, dove esordisce precisamente il 10 giugno, in un match contro gli Stati Uniti.

Nel 1999, con la nazionale conquista la medaglia di bronzo al campionato europeo. Anche con la nazionale ottiene numerosi successi, a partire dalle vittorie al campionato mondiale 2002, alla Coppa del Mondo 2007 e al campionato europeo e Grand Champions Cup nel 2009: numerose sono le medaglie di bronzo e argento al campionato europeo.

Nonostante i piccoli incidenti di percorso, l’Italia può ostentare molti successi, molti trofei e per questo noi italiani siamo orgogliosi delle persone che scendono in campo per portare in alto la bandiera italiana.

Alessia Garzaniti, III A Secondaria, team del giornalino

LA JUVENTUS

juve

La Juventus Football Club S.p.A. (dal latino iuventus, gioventù) nota anche come Juventus o, più semplicemente, Juve , è una società calcistica italiani per azioni con sede nella città di Torino.

Fondata nel 1897 come Sport-Club Juventus da un gruppo di studenti liceali torinesi, si tratta del terzo club italiano per anzianità tra quelli tuttora attivi e, insieme al Torino, uno dei due che rappresentano nel calcio professionistico il capoluogo piemontese. Legata fin dagli anni venti alla famiglia Agnelli, il club ha militato stabilmente nella massima categoria del campionato italiano di calcio (dal 1929 denominata  Serie A) sin dalla sua fondazione, eccezion fatta per la stagione 2006-2007.

La Juventus è la squadra più forte del campionato, ha vinto tre scudetti consecutivi. La Juve ha avuto Del Piero come miglior giocatore. Adesso ha giocatori molto forti come: Tevez, Lliorente, Coman, Buffon, Pirlo, Vidal ecc. Conte è stato uno dei migliori di allenatori, diciamo che il più forte, per ora. La JUVENTUS ha battuto squadre forti del campionato come per esempio la ROMA. Per ora la juve è la squadra più forte del campionato, è arrivata perfino in Champions, anche se ahimé contro il Barcellona, la squadra più forte del mondo non ce l’ha fatta.

La Juventus è la società calcistica più titolata del Paese, nonché una delle più vittoriose e importanti del mondo, essendo stata nominata come miglior club italiano e secondo a livello europeo del XX secolo dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA. Nel 1988, la Juventus fu insignita di uno speciale riconoscimento come prima squadra nella storia del calcio continentale ad aver vinto tutte e tre le maggiori competizioni  gestite dall’Unione delle Federazioni Calcistiche Europee, ovvero la Coppa dei campioni, la Coppa delle Coppe e la Coppa Uefa. Infine, con la conquista della Supercoppa UEFA 1984, della Coppa Intercontinentale del 1985 e della Coppa Intertoto 1999, la Juventus divenne il primo – e rimane tutt’ora l’unico- club al mondo ad avere conquistato almeno una volta tutti i trofei ufficiali messi in palio dalla confederazione di appartenenza.

In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos & Pi (settembre 2014), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 31% del campione. Inoltre, il club vanta uno dei maggiori bacini potenziali di simpatizzanti al mondo contandone circa 250 milioni – di cui 44,76 milioni nel resto del territorio europeo – in base a un rapporto della società tedesca di indagini sul mercato sportivo Sport+Markt AG del 2012.

Patrick De Simine, I A Secondaria, team del giornalino

IL VIET VO DAO: ARTI MARZIALI E DIFESA

Il Viet Vo Dao è una sintesi delle Arti Marziali vietnamite. Le sue origini si fanno risalire al 2879 a.C. quando l’imperatore Hung Vuong I fondò l’Accademia delle Arti Marziali. Col passare dei secoli le cognizioni filosofiche, mediche e marziali si fusero gradualmente realizzando un bagaglio culturale assai complesso; nacquero di conseguenza varie scuole che si specializzarono in tecniche e teorie differenti, a volte complementari.
Il Viet Vo Dao si basa sulla codifica delle tecniche marziali e dei principi di varie scuole che la rendono una disciplina ricca e completa sotto molteplici punti di vista. Molto di questo sviluppo moderno è dovuto al Maestro Phan Hoang, dottore in Scienze Ambientali attualmente residente in Canada, il quale ha dato vita, nel 1972, all’International Viet Vo Dao Federation.

Lo studente inizia a conoscere il proprio corpo con una completa ginnastica ed esercizi respiratori che saranno praticati in base alle proprie capacità. Gradualmente vengono insegnate tecniche di braccia, di gambe, tecniche volanti e di proiezione, lotta corpo a corpo, senza tralasciare gli esercizi di meditazione e lo studio delle cognizioni e delle teorie sottostanti la filosofia vietnamita.

Il Viet Vo Dao è un insieme di tecniche di difesa e un’Arte Marziale per tutti e con una costante pratica, accompagnata da una seria ricerca interiore, permette di comprendere e di sviluppare le proprie potenzialità.

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Le tecniche del Viet Vo Dao sono state concepite in maniera ottimale. I principi su cui poggia questa disciplina provvedono ad una sequenzialità dei movimenti sempre chiara e sensata, di modo che ogni tecnica possa essere imparata facilmente e con gradualità, all’inizio persino dopo essere stati inattivi per qualche tempo a livello sportivo.

In particolar modo le donne trovano nel Viet Vo Dao un insieme di strumenti atti a proteggere in modo semplice ed efficace la propria vita, qualora ve ne fosse bisogno.

Le tecniche proposte nel Viet Vo Dao sono tante e diversificate e agiscono a tutto tondo; tutte le parti del corpo del praticante vengono messe in gioco: tecniche di pugno, di dita, di gomito, di gamba, leve articolari, proiezioni, cadute sono solo alcune di esse.

Quando si sceglie di praticare come sport la disciplina del Viet Vo Dao, occorre tenere presente che non si tratta solo di una valida ginnastica per il benessere fisico e di un’efficace forma di difesa personale, ma di una Arte Marziale completa che conduce il praticante in un contesto filosofico e spirituale di ricerca personale, di ascolto e di continua crescita.

Nel corso del tempo l’allievo praticante del Viet Vo Dao assiste ad una trasformazione corporea di un certo rilievo: aumentano sensibilmente le proprie potenzialità, quali la flessibilità, la capacità estensiva, la resistenza allo sforzo, la velocità di reazione, insieme ad un armonioso incremento del tono muscolare generale; viene inoltre favorito il rinnovo dei tessuti di tutto il corpo.

viet vo daoAllo stesso tempo si potenziano la volontà, l’autostima, l’autodisciplina, l’autocontrollo: gli esercizi di respirazione e di rilassamento conducono progressivamente ad uno stato di equilibrio e di serenità generale, migliorando la qualità della vita. Viet Vo Dao è una pratica sia per l’uomo che per la donna, sia per il giovane che per il meno giovane. Tuttavia per la disciplina, l’impegno e l’equilibrio che richiede è particolarmente indicato per le persone dal carattere forte e flessibile, e per coloro che per crescere sono disposti a mettersi in discussione.

Una volta non esisteva un abbigliamento specifico per i praticanti. Nel 1963 il Consiglio del Viet Vo Dao ha adottato due colori per la divisa di pratica: tenuta nera per l’allenamento in campagna, e blu, per la città (a causa del caldo in Vietnam).
Sul piano internazionale è adottata l’uniforme nera che in lingua vietnamita si chiama Vo Puch.

I gradi del Viet Vo Dao comprendono Cintura Bianca, Cintura Blu, Cintura Nera, Cintura Nera bordata di Rosso, Cintura Rossa e Cintura Rosso-Bianca.

Ci sono quattro gradi per le Cinture Bianche (dal I CAP al IV CAP), la Blu è una cintura facoltativa (che in pratica nessuno veste) prima della Cintura Nera. La Cintura Nera, anche nel Viet Vo Dao, così come in altre Arti Marziali, non rappresenta affatto un traguardo raggiunto, ma piuttosto semplicemente un nuovo inizio, un rimettersi al servizio dell’apprendimento, stavolta in modo ancora più serio con ancora maggiore impegno e dedizione.

Dopo la cintura nera ci sono vari gradi dal Primo DANG sino al Decimo. Il praticante, a questo livello, veste una cintura nera bordata di rosso con inserita una striscia verticale per ogni Dang raggiunto. Per i minorenni, fino al compimento della maggiore età questa cintura è invece bordata di blu.

I DIECI PRINCIPI DEL VIET VO DAO

Plurimillenaria, la via dell’arte marziale vietnamita Viet Vo Dao è oggi alla portata di tutti grazie alla sua filosofia pacifista ed al suo scopo umanitario.

Malgrado le sue tecniche più che temute, l’anima del Viet Vo Dao risiede profondamente nella ricerca dell’armonia tra l’intelletto ed il corpo, tra l’uomo e la società, tra l’uomo e la natura. Ogni praticante deve costantemente evolvere in questo senso. Le tecniche, qualunque sia il loro grado di efficacia, non sono che dei mezzi che permettono lo sviluppo della personalità del praticante in un’armonia generale. L’essenziale della questione è di trovare l’arte di vivere in armonia con ciò che si ha di più profondo in sé. Oggi il Viet Vo Dao deve essere inteso come un movimento mondiale dell’UOMO VERO e non come una semplice tecnica di combattimento.

1)• Raggiungere il più alto livello dell’arte per servire l’umanità.
2)• Essere fedele all’ideale Viet Vo Dao ed essere devoto alla sua causa.
3)• Essere sempre uniti, rispettare i Maestri, gli anziani, ed amare i condiscepoli.
4)• Rispettare rigorosamente la disciplina, porre l’onore al di sopra di tutto.
5)• Rispettare le altre Arti Marziali e non usare il Viet Vo Dao che per legittima difesa.
6)• Coltivare la conoscenza, forgiare lo spirito, progredire nella Via.
7)• Vivere con probità, semplicità, fedeltà e nobiltà d’animo.
8)• Sviluppare volontà d’acciaio, vincere le difficoltà.
9)• Essere lucido, perseverante ed attivo.
10)• Essere maestro di se stesso, modesto, rispettoso, tollerante e progredire giudicando se stessi.

Sara Tesei, III D Secondaria, team del giornalino

PERCHE’ AUTODISTRUGGERCI?

terraNoi crediamo di sapere molte cose … ma siamo sicuri di sapere che cos’è veramente l’inquinamento? Ecco, è un fenomeno che purtroppo viene causato ogni minuto, ogni secondo della vita quotidiana di tutti, di noi esseri umani soprattutto. Beh non tutti, ma la maggior parte e tutti coloro che inquinano, non fanno altro che rovinare e distruggere l’ambiente in cui vivono.

I tipi di inquinamento sono molti, alcuni dei quali:

  • Inquinamento atmosferico: è il più diffuso e consiste nell’inquinamento dell’aria dovuto ai gas di scarico dei veicoli e dall’emissione di impianti industriali ed inceneritori.
  • Inquinamento idrico: anche questo è molto frequente e consiste nell’inquinamento delle acque dei mari, fiumi e laghi a causa di scarichi di liquami, rifiuti domestici, industriali ed urbani in generale.
  • Inquinamento del suolo: è un fattore che va ad alterare la composizione chimica naturale del terreno a causa di attività dell’uomo, come l’utilizzo di prodotti chimici e fertilizzanti.

Ecco, questi sono degli esempi di inquinamento. Come potete vedere, non solo è l’uomo a causarli e a generare la loro origine, ma è inoltre uno dei primi che ne risente.

Quindi possiamo dire che egli è un po’ ingenuo a farsi del male da solo … e infatti lo è!

Per concludere, l’ unico mio consiglio, è quello di smettere di rovinare l’ambiente in cui viviamo perché, in caso contrario, saremo visti come una “specie” che non serve a molto, ma che contribuisce ad autodistruggersi.

Giulia D’ Ippolito, I A Secondaria,

team giornalino

UNO SCHELETRO CIBERNETICO

scheletro ciberneticoL’esoscheletro: sicuramente l’avrete già sentito in ambito videoludico associato a dei giochi come “Call of duty advance warfare” o “ Metroid” o anche a film come “Iron man”, ma questo “attrezzo” non è solo fonte di fantasia, ma si sta lavorando per crearne un vero e proprio prototipo, soprattutto in diverse industrie giapponesi e statunitensi.

Ma cos’è un’esoscheletro? L’esoscheletro è un apparecchio cibernetico esterno in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità, potenza, ecc.) della persona che lo usa e che forma una sorta di “muscolatura artificiale”. Il suo meccanismo è molto intelligente ma complicato, in pratica gli impulsi nervosi dell’utilizzatore vengono captati da dei rilevatori che azionano una parte meccanica che imita il movimento che tu vuoi fare, quindi aiutandoti.

L’esoscheletro sarà utilizzato in ambito lavorativo per aiutare muratori a sollevare pesi più elevati, ma anche in ambito militare per aumentare la forza, la resistenza e la velocità dei militari. Inoltre potrà essere utilizzato come sostegno per le persone che hanno perso il controllo di alcune parti del corpo.

L’esoscheletro, come detto prima, è ancora in fase di sviluppo e quindi si può considerare un’ipotesi perché i materiali che si dovrebbero usare non sono ancora stati creati e il tipo di batteria che si dovrebbe utilizzare non c’è. Quindi mi aspetterei un suo ingresso nel mercato fra almeno due anni o forse di più.

Per concludere, secondo me, questo attrezzo sarà utilissimo per tante persone, sia disabili che no, ma bisognerà aspettare ancora un po’ prima di vederlo.

Davide Santalmasi, III D Secondaria, team del giornalino

DO YOU SPEAK ENGLISH?

english

A questa domanda dobbiamo rispondere con un doveroso sì, perché per poter comunicare e interagire con il resto della società bisogna imparare l’inglese, che ora è una lingua conosciuta a livello mondiale.

Le persone “non-native speakers”, cioè quelle che non hanno l’inglese come lingua madre, parlano il globish, una versione semplificata dell’inglese che usa solo i termini e le frasi più comuni e semplici della lingua. Esiste un dizionario globish ideato dal francese Jean-Paul Nerriere, che ne ha tratto un marchio e ne detiene i diritti.

L’ideatore Nerriere ha concepito questa sorta di inglese “leggero” che la gente di tutto il mondo dovrebbe capire più facilmente di quello esteso. Infatti è così, molti conoscono un inglese molto semplificato. Egli ha avuto questa idea quando si trovava a un congresso assieme ad altri colleghi di diversa nazionalità, tra i quali riusciva a capire solo quelli non di madrelingua inglese, poiché i discorsi tenuti da quelli che lo erano, contenevano termini troppo complicati nella loro lingua che erano poco comprensibili.

Esistono molte altre varietà di inglese, ma principalmente distinguiamo quello britannico e quello statunitense, ci sono però differenze nella pronuncia, nella grammatica, nel lessico e nello spelling come ad esempio nel caso di “colour”, in Gran Bretagna e “color” in americano

Ecco alcuni esempi, invece, del differente lessico:

Italiano Inglese americano Inglese britannico
Discussione Argument Row
Baseball Baseball Rounders
Amico Friend Mate
Colla Gum Glue
Armadio Closet Wardrobe
Ascensore Elevator Lift
Conto Check Bill

Per le varie esperienze all’estero abbiamo capito che è fondamentale per comunicare in un paese straniero lontano dalla propria lingua e nazione.

Possiamo però dire che chi ama viaggiare, come noi, può imparare anche leggendo o vedendo film in lingua originale con i sottotitoli italiani, ascoltando musica e tutto ciò porta ad un perfezionamento del lessico e ad una quasi perfetta pronuncia .

Per chi vuole trasferirsi all’estero, si consiglia quindi di apprendere bene quest’idioma e di saper parlare l’inglese come una seconda lingua molto fluentemente e con facilità.

In conclusione possiamo dire che vale veramente la pena di studiare l’inglese, anche se non è semplice impararlo poiché è molto diverso dalla nostra lingua, ma ci aiuta a farci capire dalle persone del resto del mondo con cui, in altri modi, non potremmo dialogare.

Giulia di Nuzzo e Elisa Ragusa, III D Secondaria, team del giornalino

GEOMETRY DASH, UN HARDCORE GAME

quadratoGeometry Dash è un gioco fatto a cubi il cui protagonista è un cubo, che tu puoi chiamare come vuoi, che deve arrivare alla fine del livello per vincere, ci sono due modalità di gioco: la “normal mode” con la quale puoi completare il livello, solo che ogni volta che muori lo rinizi da capo; e la “practice mode”, con la quale puoi imparare qual è la strada da eseguire e nel caso muori, rinizi dall’ultimo checkpoint.

La Robtop Games è l’inventore del gioco ed è uno dei giochi più scaricati per telefono. Esistono sette tipi di difficoltà di livello: Auto, Easy, Normal, Hard, Harder, Insane e Demon.

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Il personaggio è modificabile secondo i propri gusti e comprende 46 personaggi (di cui 2 aggiuntivi per la versione Stream), 18 navi, 10 ruote e 10 ufo, una wave mode che per ora non è modificabile, e un powerup che lascia dietro al personaggio una scia arcobaleno.

Con il cubo puoi saltare sopra gli oggetti normalmente, con la navicella puoi volare, con l’ufo voli a salti, con la ruota cambi la forza di gravità a tuo piacimento, con la wave mode puoi andare a zig zag in volo.

I livelli della storia di Geometry Dash sono 18, dei quali due di loro sono Demon. Puoi creare anche dei livelli online che puoi personalizzare come vuoi tu.

Ci sono differenti oggetti che si possono inserire, i blocchi normali, che fanno da piattaforma, ce ne sono di diversi tipi, alcuni anche colorati, poi ci sono i triangoli che sono ostacoli, ci sono di 4 diversi tipi e ci sono 3 diverse specie: normali, bassi, piccoli e minuscoli; normali, colorati e elettronici; fanno parte della stessa categoria delle spine nere.

Ci sono poi gli speciali, di cui fanno parte: il cambio di gravità (3 di cui 2 automatici e 1 manuale) il doppio salto (uno grande e uno piccolo), il salto automatico (piccolo e grande) i portali (nave, ufo, ruota, wave mode e normale, piccolo e grande) e la velocità (lenta, normale, media e veloce), il cambio di visuale (normale e contraria), e la duplicazione del personaggio.

Le motoseghe, che sono rotonde e di tre diverse dimensioni, esistono normale, colorate, trasparenti, invisibili, a quattro, tre e due seghe; nella stessa classe di oggetti ci stanno anche decorazioni, alcune a tre, altre a quattro diverse dimensioni, a forma di rombo, cerchi, reticolato rotondo e ingranaggio.

L’ultima categoria è quella per cambiare i colori dello sfondo, i colori degli oggetti colorati, la scia del personaggio, e l’apparizione degli oggetti nello schermo (dall’alto, dal basso, da destra, da sinistra ecc.).

Tra poco uscirà la versione 2.0, nella quale dovrebbero venire aggiunti dei blocchi che spuntano dal nulla, lo sondo di Super Mario, gli oggetti animati e un portale che ti trasforma in un robot che corre.

Questo è tutto quello che so, nel caso voleste provare qualche mio livello, lascio il nome o l’ID.

gd

-Beautiful Space (1356934)

-Sound of Freedom (6686374)

-SowlWind (5601275)

-Demon of Fire (6298741)

-Energy System (6215888)

-Hell party (6271714)

-Last Level (5806185)

-Apple of Chaos (5283162)

LockOut (6994979)

Silent Hill (7101043)

Divertitevi!!!

Diego Lazzari, III B Secondaria, team del giornalino

AVREI VOLUTO, MA NON HO PIANTO

nonnoSono sicura che a tutti è capitato di voler piangere, ma di essersi trattenuti. In quei momenti ognuno di noi ha avuto stati d’animo e ragioni diverse.

In quel momento avrei voluto piangere, ma non lo feci, forse perché volevo dimostrargli che ero forte e non volevo sembrare davanti a lui una bambina troppo sensibile; allora mi feci coraggio e gli feci un cenno di saluto che conteneva tutta la tristezza e il dispiacere di non averlo ringraziato di quei bei giorni trascorsi insieme. Quando vidi l’aereo che stava decollando pensai che ero stata ingenua e che quel saluto lo avrebbe ricordato per sempre.

Mi girai e guardando quel bel peluche di orsetto, regalatomi da lui, scese un lacrimone, poi un altro e poi un altro ancora fino a bagnare tutta la spalla di mia madre. Lo so, avevo sbagliato, avrei dovuto pensare a quanto tempo sarebbe passato senza rivederlo, un anno, ed io, invece, lo avevo salutato con una faccia seria e cupa.

Ovviamente, mio nonno senza neanche pensarci due volte mi avrebbe perdonata… avevo sette anni.

Valentina Favara, I B Secondaria, team del giornalino

 

 

UNA LOTTA SILENZIOSA

Da sempre il mondo è dominato da due forze, il bene e il male, sempre in continua lotta tra loro, ci dicono fin da piccoli che il bene trionfa sempre, ma quello che sta accadendo in questi giorni sembra smentire completamente questo detto.

Il terrorismo è oggi la più grande preoccupazione della maggior parte della popolazione e politici di tutto il mondo cercano una soluzione a questo problema che impaurisce interi paesi, rendendoli schiavi di questa paura, di questo male.

A Parigi, per esempio, dopo l’attentato a Charlie Hebdo, la gente per dimostrare ai terroristi che non si sarebbe fatta sottomettere da quel tipo di minacce, ha organizzato una grande manifestazione per dimostrare proprio ai terroristi che non approva ciò che loro fanno e che non ha paura delle loro azioni.

Ma cos’è il terrorismo e chi sono i seguaci di questa forma di male?

Non è certo facile dare un precisa definizione di questo termine, non è di certo un fenomeno nuovo, fin dalla rivoluzione francese ci sono stati atti di terrorismo, in epoca recente ricordiamo la guerra terroristica tra Irlanda del nord e il resto dell’Irlanda, per arrivare al più clamoroso attacco terroristico dei nostri giorni, quello alle Torri Gemelle di New York, l’11 settembre 2001.

Coloro che seguono questa forma di male variano di volta in volta, i principali gruppi terroristici di oggi sono seguiti da persone che vengono da tutto il mondo e che condividono idee di solito religiose portate all’estremo, che cercano di diffondere nel mondo con la forza e la guerra. Ciò che porta le persone a uccidersi tra di loro è il desiderio che tutti la pensino allo stesso modo.

Nel corso della storia ci sono stati diversi capi che volevano un mondo di persone tutti uguali tra di loro, come ad esempio i nazisti che volevano che prevalesse ed esistesse solo la razza ariana. Ecco possiamo paragonare l’intolleranza dei capi di una volta con i terroristi di oggi che creano scompiglio, solo per cercare di convincere le persone a credere nella loro religione e pensare come loro. Hitler prima di realizzare i suoi progetti avvisò il mondo con un libro scritto in prigione “Mein Kampf” (La mia lotta), forse se si fosse preso sul serio quello che aveva scritto, non giustificando tutto come il delirio di un pazzo, si sarebbero potute evitare molte atrocità, ecco evitiamo che oggi succeda così!

Con le loro bandiere nere che sventolano ormai dappertutto l’ISIS in particolare ci sta mettendo sotto il naso tutti i suoi assurdi progetti e sta a noi comprenderli, cercare di prevedere le sue mosse e quindi evitare che nel mondo si scateni un’altra guerra, perché sono morte già troppe persone innocenti nel mondo dalla creazione della Terra, non ne vogliamo altre.

Erika Cordisco, III D Secondaria, team del giornalino

LA SECONDA GUERRA MONDIALE RACCONTATA DA GABRIELE

In Europa nel 1939 si era andato definendo sempre più il disegno imperialistico tedesco, volto a espandere il territorio abitato dai tedeschi. Dopo aver annesso l’Austria, conquistato la Boemia, sottomesso la Slovacchia, nel settembre 1939 Hitler invase la Polonia, avendo prima firmato un’alleanza militare con l’Unione Sovietica di Stalin. Di fronte a questo ulteriore grave atto, le potenze occidentali, Francia e Gran Bretagna, dichiararono guerra alla Germania, ma non riuscirono ad impedire la conquista, da parte dei tedeschi, della Polonia, della Danimarca e della Norvegia.

Nella primavera del 1940, Hitler volse l’esercito tedesco contro la Francia, che in poche settimane venne occupata. Il 10 giugno 1940, quando ormai la Francia era allo stremo, l’Italia fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Conquistata la Francia e la Danimarca cercò, inutilmente, di invadere la Gran Bretagna, mentre in Africa l’Italia perdeva la colonia etiopica a vantaggio degli inglesi. Nell’ottobre del 1940 l’Italia intraprese la conquista della Grecia, partendo dalla colonia albanese, ma, di fronte ai disastri militari italiani, dovette intervenire la Wehrmacht tedesca, che, in pochi giorni, conquistò la Jugoslavia e invase la Grecia. Nel giugno del 1941 la Germania iniziò l’invasione dell’Unione Sovietica, sostenuta anche in quest’opera dall’esercito italiano. Le armate nazi-fasciste giunsero fino a Mosca, Leningrado e Stalingrado, ma nel febbraio 1943 subirono una pesante sconfitta che le costrinse a ritirarsi disordinatamente verso ovest. In Oriente, frattanto, il Giappone nel dicembre 1941 aveva aggredito gli statunitensi, provocandone l’intervento in guerra.

Nel settembre 1943 l’Italia, dopo aver perso anche la colonia libica, venne occupata nella parte meridionale dagli alleati anglo-americani. Così il 25 luglio di quell’anno il re fece arrestare Mussolini, nominando Badoglio capo del governo e il fascismo venne dichiarato decaduto. Lo stesso governo Badoglio l’8 settembre 1943 firmò l’armistizio con gli alleati e subito dopo fuggì, assieme alla corte, a Brindisi nel territorio controllato dagli americani, mentre l’esercito tedesco invadeva l’Italia del centro-nord.
Iniziò così la guerra di Resistenza in Italia, che vide contrapporsi le truppe irregolari partigiane ai soldati tedeschi occupanti e al risorto esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Frattanto l’Armata Rossa sovietica avanzava da est e gli alleati erano sbarcati in Normandia.

Nel maggio 1945 ebbe termine la guerra in Europa con la conquista dell’intera Germania da parte degli eserciti alleati. Il Giappone continuò la guerra ancora fino ad agosto, quando le due bombe atomiche americane su Hiroshima e Nagasaki posero fine al conflitto mondiale.

Il mondo da allora non fu più come prima.

sec guerra

Gabriele Licitra, I C Secondaria, team del giornalino

LA PRIMA GUERRA MONDIALE: UN EVENTO DA RICORDARE

Quest’anno ricorre il centenario per l’Italia dell’inizio della Prima guerra mondiale. La Prima guerra mondiale non è famosa come la seconda , ma è sempre una guerra mondiale, una guerra che ha causato la morte di 9 milioni di persone e che ne ha ferite 20 milioni. Una guerra che ha fatto declinare l’Europa provocando una grande crisi economica e una grande inflazione. Una guerra che ha tolto il lavoro a tante persone e che ha rovinato la Germania per anni. Una guerra che ha fatto crollare quattro Stati ma che ne ha formati il doppio, e infine, una guerra che ha aiutato gli USA e il Giappone a diventare grandi.

Queste sono le conseguenze, ma pensiamo, tutto questo è cominciato per colpa di un ragazzo, Gavrilo Princip, che il 28 giugno 1914, a Sarajevo, ha ucciso il futuro erede a trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e sua moglie. Naturalmente non è solo questa la causa della guerra, questa è solo la causa occasionale, ma dietro c’erano delle cause che chiameremo “profonde” e che possiamo dividere in quattro categorie.

Le prime cause sono politiche, infatti la Francia voleva indietro dalla Germania l’Alsazia e la Lorena, che aveva perso con la sconfitta nella guerra franco-prussiana del 1870, l’Italia voleva il trentino Alto Adige e Trieste. I Bosniaci volevano unirsi con i Serbi che erano appoggiati dalla Russia che voleva entrambe e infine la Gran Bretagna aveva paura della Germania e del Giappone e degli Stati Uniti.

La seconda causa è quella militare, infatti in quell’epoca in Europa si incominciò a fabbricare armi, mentre la terza è economica: le grandi potenze facevano a gara per espandere il mercato e le colonie.

L’ultima causa è quella culturale, perché si diffonde un’idea positiva a favore della guerra e prende piede ovunque il nazionalismo.

Quindi nel 1914 la guerra era nell’aria. Si sentiva che sarebbe scoppiata a breve, ma naturalmente c’era chi la voleva e chi no. In Italia quelli che la volevano erano gli interventisti e tra di essi c’erano i nazionalisti, i democratici, gli irredentisti, i liberali conservatori, i proprietari di industrie belliche, l’esercito e gli uomini di corte. Chi la guerra non la voleva erano i neutralisti, come i socialisti, i cattolici e i liberali progressisti.

Fatto sta, che la guerra incomincia il 28 luglio 1914. Subito si schierarono in guerra due alleanze: la Triplice Intesa e la Triplice Alleanza, che entra però senza la partecipazione dell’Italia. Ma perché l’Italia inizialmente non partecipa? La posizione del nostro paese in guerra è un po’ complicata, infatti l’Italia prima della guerra era con la Triplice Alleanza, quindi con la Germania e l’Austria. Era però un’alleanza di difesa, l’Austria attacca per prima, quindi l’Italia si dichiara neutrale, fino al 24 maggio 1915, giorno in cui l’Italia entra in guerra nella Triplice Intesa, dopo il patto di Londra. Nella Triplice Intesa c’erano la Gran Bretagna, la Francia, la Serbia, la Russia e il Giappone.

Ma come fu questa guerra? All’inizio si pensava sarebbe stata una guerra di movimento, una guerra in cui si conquistavano territori velocemente, ma fu una guerra di logoramento o di trincea su vari fronti. C’era il fronte occidentale tra Francia e Germania, c’era il fronte orientale tra Germania e Russia, c’era il fronte italiano fra Italia e Austria, poi il fronte balcanico fra Austria e Serbia e infine il fronte giapponese fra Giappone e Austria.

Gli ultimi due anni furono decisivi per la Triplice Intesa, infatti nel 1917 gli USA entrarono in guerra, mentre si diffuse il malcontento in Europa contro la guerra e il 24 ottobre ci fu la disfatta a Caporetto dell’Italia.

Arriva il 1918 in cui a marzo si ritira la Russia, sempre il 24 ottobre (ma di un anno dopo appunto) c’è la vittoria dell’Italia a Vittorio Veneto e finalmente l’11 novembre 1918 finisce la guerra.

Di questa guerra sono rimaste le tracce in tutto il mondo, una di queste è il grande sacrario militare di “Redipuglia”, che si trova a Trieste e che è un grande cimitero a gradoni dedicato alla memoria di 100.000 soldati italiani caduti durante la Prima guerra mondiale. Lì sui gradoni del sacrario sono scritti tutti i loro nomi. Quelli di terza media sono andati a visitare il sacrario durante la gita di Trieste, e io ero uno di loro, la scalinata era grandissima e impressionante, ti sentivi una formica sulla scala di casa.

 

Davide Santalmasi, III D Secondaria,                                                                                team del giornalino

THE AC/DC, THE SINGERS

In this last, online version of the Giornalino, I’ll inform you about the two singers of the AC/DC. There were two because one died one night in a car, so the band called a new one… If you want to know more about these two, last, famous AC/DC members, just read the article!

Bon Scott, the first singer

SCOTT

Bon Scott was born on July 9, 1946 in Kirriemuir, Scotland. He spent the first six years of his life in the small town of Kirriemuir. Bon’s parents hailed from musical families; his father, Charles, known to friends and relations as Chick, played drums in the Kirriemuir Pipe Band and performed with the local light-opera company.

In Perth during 1966 he played with The Specters. Then he moved on to The Valentines. In May 1967 The Valentines released a debut single entitled ‘Every Day I Have To Cry’ on the Clarion label. Despite its lack of originality, the single reached the Top 5 of the local charts. But their next three singles flopped and they decided to move to Melbourne for a change of luck.

The Valentines recorded three Easy beats songs. The latter reached No. 23 in the Australian charts in July 1969. On September 20, 1969 The Valentines were arrested for dope possession which shattered their clean-cut image beyond repair. Nevertheless The Valentines released another single, ‘Juliette’ in April 1970 that barely reached the Australian Top 30. The band officially called it quits on August 1, 1970. Bon received a call from Bruce Howe, leader of a new blues-rock band called Fraternity, inviting him to join his group. For the most of 1973 they toured the Continent, principally Britain and Germany. They even got to support a band called Geordie, fronted by one Brian Johnson, in the UK.Bon was reduced to taking on casual work until theday he was offered the chance to drive this new band called AC/DC around.

Bon harboured ambitions to front the band. He persuaded the Young brothers that the band needed a better frontman and he suggested himself as the ideal replacement. And when Dave Evans failed to turn up for a show, Bon seized his chance.

Bon Scott was the man who brought AC/DC into sharp focus. He was a unique personality, a man of such charisma that he could make every single fan in an audience of thousands feel like he was performing just for them, whilst also having the ability to make the local pub seem like an arena. He enjoyed life and loved nothing better than giving pleasure to others. Yet Bon Scott was also an excessive and this would ultimately lead to tragedy. After a night of heavy drinking, Bon died in a car parked outside a friend’s flat in South London sometime on February 19, 1980. He was prononced dead on arrival at Kings College Hospital. Bon Scott lies in the

Fremantle Cemetery’s Memorial Garden in Australia. February the 19th 2000 was the 20th anniversary of the death of Bon Scott.

Brian Johnson, the last, and today’s, singer

BRIAN

Brian Johnson was born on October 5, 1947 in Newcastle Upon Tyne(Northumberland), England. As a kid Brian performed Gang Shows with the Scouts, appeared in a TV play and even joined the local church choir. But he was quickly bitten by the rock’n’roll demon. In February 1972 he joined the Newcastle band USA, also featuring guitarist Vic Malcolm, bassist Tom Hilland drummer Brian Gibson. They changed their name to the far more appropriate Geordie a few months later. The band’s first single, ‘Don’t DoThat’, was issued towards the end of the year through EMI, peaking at No.32 in the British charts. This was rapidly followed a few months later by their biggest hit in the form of ‘All Because Of You’, which reached No. 6 in the charts, and another Top 20 hit with ‘Can You Do It’. As the glam era thrived so did Geordie, although after ‘Electric Lady’ slid out of the charts, only reaching No. 32 in August 1973, the band began to go out of fashion. Geordie continued to play the club circuit and released three albums during the Seventies as well as one compilation album, ‘Master OfRock’ in 1974. Sadly, none of their albums managed to persuade anyone to take the band seriously in the long-term. Shortly after the release of ‘Save The World’ in 1976, Geordie called it quits. Brian actually gave up all hopes of making it in the music business at this point. But by the beginning of 1980, he started to think about having another crack at the entertainment world. He persuaded his former colleagues to reform Geordie. When AC/DC approached Brian, Geordie had just signed a deal with Red Bus Records in London, initially for a single. Geordie elected to carry on when Brian left, recruiting one Terry Schlesser as  his replacement.

 

Andrea Giammetti, II A Secondaria, team del giornalino

LA FAMIGLIA VOLPI

La nonna indossava sempre un grande ciondolo d’oro che racchiudeva la figura di un delfino, non se ne sarebbe mai separata, era affezionata a quell’oggetto più di ogni altra cosa. Le piaceva canticchiare e pensare sulla sua sedia a dondolo.

Ad un tratto fu distratta dalla voce di Magdalena, la sua cara nipotina, che le stava seduta accanto. Subito Magdalena ammise di annoiarsi, così la nonna decise di raccontarle una sua storia che non aveva mai raccontato prima d’ora e le fece promettere di mantenere il segreto. La nonna fece un grande sospiro e dopo poco iniziò a raccontare. “C’era una ragazza…” incominciò a dire la nonna “…di nome Marta che adorava nuotare e abitando vicino al mare ogni pomeriggio nuotava. Vicino a lei c’erano grotte e conche d’acqua; man mano che diventava più grande, esplorava sempre di più quell’ambiente e un giorno, insieme ai suoi amici, esplorò una grande conca e lì, nel fondale, trovarono monete antiche di ogni tipo e dimensioni e un ciondolo d’oro con raffigurato un delfino. Il giorno dopo fecero delle ricerche e scoprirono che quella conca, in verità, era stato un pozzo dei desideri dove la gente lasciava le monete esprimendo un desiderio. Scoprirono anche che per molti anni, scienziati e persone comuni cercarono quel pozzo non trovandolo mai e l’inizio di questa ricerca fu proposto dal sig. Filippo Volpi che trovò nella sua cantina, abitata da molte generazioni, un’antica mappa di quel posto. Marta sembrava l’unica che ne volesse sapere di più, agli altri bastava avere trovato il tesoro. Così decise di andare a trovare il sig. Volpi, lui l’accolse e gentilmente le mostrò la mappa, la quale era quasi indecifrabile perché molto vecchia, non trovando informazioni, Marta se ne andò. Decise allora di riesplorare il tesoro prima che gli amici prendessero i contenuti e pubblicassero la notizia. Lì trovo qualcosa di interessante: non solo il ciondolo raffigurava un delfino ma anche alcune monete sparse nel fondale. Marta suppose così che si poteva trattare di uno stemma di una famiglia nobile e andò a cercare su Internet la seguente parola:     “Nobile Famiglia antica con lo stemma di un delfino”. La risposta fu: “Famiglia Volpi, antica famiglia nobile che fa derivare la sua ricchezza da un delfino, la cui figura ne diventò lo stemma”. Marta, nonostante lo stesso cognome del sig. Filippo Volpi, pensò che fosse giusto raccontargli tutto e così andò a casa sua. Il sig. Volpi ascoltò attentamente e si fece subito coinvolgere, insieme si misero in viaggio verso il luogo dove prima vi era il grande castello della famiglia Volpi, ma non trovarono nulla se non una vecchia biblioteca, gli scaffali erano ricoperti da ragnatele e muffe che erano evidenziati dai fasci di luce che entravano obliqui dal lucernario. Un vecchio signore portò a Marta un libro il cui titolo era “I Segreti della famiglia Volpi”. In quel libro Marta trovò le sue risposte: il ciondolo d’oro era stato regalato da un fabbro alla principessa per dimostrarle il suo amore e le monete e il ciondolo si trovavano in quel pozzo perché la principessa, in una notte di cielo stellato, aveva desiderato di sposarsi con il fabbro e facendo cadere delle monete nel pozzo, per sbaglio, senza che se ne accorgesse, le cadde anche il ciondolo. La famiglia scomparve nel tempo perché l’unica erede si era sposata con un misero fabbro, non potendo così tramandare la sua nobiltà. Marta soddisfatta consegnò al sig. Volpi il ciondolo d’oro e il sig. Volpi medesimo lo regalò a Marta in segno di riconoscenza.

Marta e il sig. Volpi tennero per loro il segreto. Marta portò sempre con sé il ciondolo e ogni volta spera di rivivere un’avventura come quella che aveva vissuto. La nonna finì di raccontare la sua storia e passò il resto del tempo con la nipote fino a tardi a raccontare quei tempi andati, perché un’avventura così non l’aveva più vissuta. Magdalena mantenne il segreto e chiese alla nonna se da grande le avrebbe regalato quel ciondolo.

             Francesca Cammareri, II B Secondaria

PRIMAVERA

primavera

 

 

 

 

 

Profumata, dolce fiorita

tutte le piante riprendono vita.

Le farfalle ritornano a volare

e gli uccellini a cantare.

Il sole riprende a brillare

mentre la pioggia scompare.

I petali di ogni colore

riflettono amore.

Questa è la primavera

che si diffonde nell’atmosfera.

Bianca Seganfreddo e Luana Raimondo,

II D secondaria, team del giornalino

 

 

 

IN ASSENZA DI TE

In una notte come quella anche la luna si nascondeva … Dal tuo sguardo potevo intuire solo un “mi dispiace”; tenevi lo sguardo basso perché neanche tu, grande e ammirevole, riuscivi a guardarci allontanare, vederci scivolare via dalle tue mani, strappati dal calore della famiglia.

Come sia potuto accadere ancora non lo so … ricordo solo che un tempo noi eravamo una normale famiglia felice, ma soprattutto felice. Aver perso prima i nostri genitori, poi la nostra casa ed infine anche te, il nostro fratellone, è angosciante. Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò? Pare quasi un castigo del destino. Mi sono ritrovato da solo, in un collegio, pieno di rabbia e dolore. Ho iniziato a trasformarmi in qualcosa che non sono. Mi sono ritrovato ad indossare una maschera che non mi appartiene. A soli nove anni, ho iniziato a provare piacere nel vedere la gente soffrire. Eppure, a volte mi fermo, tolgo questa maschera e riesco a sorridere per davvero, all’unico anello che ancora mi lega alla mia famiglia: il mio fratellino Michael.

Sai, è buffo : ricordo i giorni della mia infanzia trascorsi con la mia famiglia e ricordo quante gliene combinavo : gli facevo i dispetti, lo schernivo, gli rubavo i giocattoli…

Mentre ora, ora mi prendo cura di lui. Gli do affetto, gli dedico ogni mio sorriso e durante le notti di pioggia, lo accolgo fra le mie braccia, perché so quanto sia spaventato dai temporali…

Sono passati tre anni da quella tragica notte, ma la ricordo perfettamente: ricordo ogni lacrima versata, ogni grido disperato. Per quanto io possa essere cambiato, conservo ancora una parte del vero me, che qualche volta prende il sopravvento. Infatti, pur essendo diventato così maledettamente orgoglioso, non mi vergogno di dirti che mi manchi. Non mi vergogno di dirti che ho bisogno di te. Non mi vergogno di dirti che ti voglio bene, caro fratellone. Ma io lo so, un giorno noi torneremo ad essere una famiglia e finalmente potrò lanciarmi fra le tue braccia e bearmi di quel calore che i tuoi abbracci mi hanno sempre trasmesso.

Con tanto amore,

il tuo fratellino Thomas.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino

L’AVVENTURA DI GINNY

Era una mattina grigia e piovosa e Ginevra si era appena alzata; dopo essersi vestita e aver fatto colazione, aveva spazzolato con cura i lunghi capelli rossi e ora era pronta a uscire. ­­                                                                                                                “Ginevra, sei sicura che non vuoi un passaggio?” chiese la mamma della ragazza, una donna che aveva gli stessi capelli della figlia. “No, grazie mamma, vado da sola a scuola” borbottò Ginevra: non sopportava quando sua madre la chiamava col suo nome per intero; la ragazza si faceva infatti chiamare Ginny.

Ginny si incamminò verso la fermata dell’autobus; la sua figura alta si distingueva bene tra i piccoli ragazzini di prima media. Ginny scrutò il cielo grigio e pensò con nostalgia ai suoi due fratelli, William e Justin che si trovavano entrambi all’estero. Ginny adorava i suoi fratelli: erano sempre molto gentili con lei e di sicuro quel giorno uno di loro l’avrebbe potuta accompagnare a scuola in moto, se non si fossero trovati così lontano. La ragazza salì sul pullman ed arrivò presto a scuola; entrò nell’edificio e salì nella sua aula al terzo piano; si sedette al suo solito banco vicino alla finestra e, di malavoglia, tirò fuori i libri in attesa del prof di scienze. Il professor Thiro entrò in classe allegro come al solito e diede un annuncio inaspettato: in classe ci sarebbe stata una nuova alunna, di nome Luna. Dalla porta entrò una ragazza dai lunghi capelli neri e due grandi occhi blu; era vestita completamente di azzurro e argento e indossava una collana a forma di luna impreziosita da piccole pietre scintillanti. La nuova venuta si sedette vicino a Ginny, le sorrise e prese ad ascoltare il professor Thiro. Ginny tornò ad osservare fuori dalla finestra, e nella sua mente iniziarono ad affollarsi un sacco di domande sulla nuova venuta: e senza volerlo sprofondò nel sonno, con il viso schiacciato contro la finestra…

volava leggera sopra ad una terra sconosciuta, fatta di montagne di roccia rossa. Si guardò le spalle: aveva due meravigliose ali piumate, di un bel colore rosso acceso. Si sentiva libera e felice, quando improvvisamente le sue ali la fecero scendere in picchiata; atterrò sopra ad una montagna e davanti a lei vide un’apertura molto stretta. Avanzò di poco, per guardare dentro… una forte agitazione si stava impadronendo di lei… chissà cosa c’era oltre l’apertura… stava per muovere un altro passo, quando udì qualcuno che la chiamava…” <<Ginny! Ehi Ginny!>> la ragazza alzò la testa e vide la faccia di Luna che la fissava. Ginny si raddrizzò, imbarazzata, e vide che la lezione di scienze era finita.

Da quel giorno Ginny sognò spesso le montagne rosse, specialmente quando era in compagnia di Luna; Ginny non riusciva mai a finire il suo sogno e per questo stava sempre di più vicino a Luna, e ben presto le due ragazze diventarono amiche. Un giorno, Luna e Ginny si misero d’accordo per incontrarsi subito dopo la scuola a casa di Luna. Luna abitava in una graziosa villetta che aveva un grosso giardino fiorito; tutte le stanze della casa avevano forme bizzarre ed erano piene di oggetti strani ed insoliti. La camera di Luna aveva le pareti ed il soffitto nero, sul quale era disegnata un cielo stellato. Dopo aver pranzato, le due amiche andarono in giardino, dove c’era un’enorme piscina; Luna emise un fischio sommesso, e dalla piscina uscì la testa grigia di un delfino.                                                                                                                      “Lui è Blu” disse Luna. “Ti va di nuotare un po’ Ginny?”. Le due ragazze si misero il costume e poi entrarono in piscina. Per Ginny era strano sapere che sotto di lei nuotava un delfino; non sapeva come muoversi, a differenza di Luna, che continuava ad immergersi per chiamare Blue. Alla fine anche Ginny prese coraggio e buttò la testa sott’acqua; si spinse più in profondità per raggiungere Luna e il delfino. All’inizio Blue si dimostrò un po’ diffidente nei confronti di Ginny; ma poi si abituò alla presenza della ragazza e quel pomeriggio tutti si divertirono molto.                                 Passato un po’ di tempo, Blue iniziò a comportarsi in modo strano; agitava la coda provocando grandi onde e spingeva le due ragazze con il muso, come per incitarle a seguirlo. Quando le due amiche capirono le sue intenzioni, si immersero e seguirono il delfino fino a toccare il fondo della piscina; Blue stava picchiando il muso contro due piastrelle traballanti, come se le volesse togliere. Luna e Ginny sollevarono le due piastrelle, rivelando un passaggio; Luna stava per entrarci, quando Ginny, con i polmoni in fiamme, risalì bruscamente in superficie. Poco dopo la testa di Luna comparve accanto a lei, e le due ragazze cominciarono a discutere su cosa era meglio fare: secondo Luna bisognava andare a vedere, mentre Ginny credeva che così facendo si sarebbero cacciate nei guai. Alla fine le due amiche decisero di andare a dare solo un’occhiata, ma prima di immergersi Luna rientrò in casa e ne uscì con il medaglione a forma di luna al collo e con un altro medaglione dorato a forma di sole per Ginny.

Le due ragazze ritornarono sott’acqua e imboccarono il passaggio; nuotarono toccando con la pancia la superficie di roccia del tunnel e finalmente il passaggio finì; le due amiche nuotarono verso la superficie e uscirono da quello che sembrava un piccolo stagno. Ginny si guardò intorno: si vedevano solo tantissime montagne di roccia rossa, come quelle del suo sogno. Ginny guardò Luna, che non sembrava per niente stupita o spaventata; sorridendo sfiorò il suo medaglione e dal nulla comparvero una tunica blu e dei sandali d’argento, una cintura e una spada. Luna si vestì e poi sfiorò il medaglione di Ginny: anche per lei comparvero una tunica rossa e dei sandali dorati e un arco con delle frecce. Poi Luna si incamminò sicura verso il fianco di una montagna e ci girò attorno, per poi fermarsi vicino ad un’apertura che si apriva nella roccia; la indicò a Ginny, che rimase sorpresa e stupita, perché l’apertura era identica a quella del sogno. “Tu sapevi tutto!” esclamò Ginny “Sapevi del passaggio e del mio sogno!”                                                     “Certo” rispose Luna con semplicità “Ma non sapevo dove portava il tunnel. Pensavo arrivasse in città” la ragazza entrò nella spaccatura nella roccia, seguita da Ginny; il percorso era accidentato e tortuoso e le due ragazze camminarono fino a raggiungere una grossa stanza circolare, che aveva un soffitto altissimo e nessun’uscita.                                                        “Adesso devi andare al centro della stanza, Ginny, e scegliere una di quelle pietre” disse Luna “Ti spiegherò tutto più tardi” aggiunse, vedendo l’espressione stupita di Ginny.                                                                                                                                                                  Ginny camminò insicura verso il centro della caverna, dove c’era un piedistallo, sul quale c’erano tantissime pietre colorate; un diamante a forma di luna, uno smeraldo a forma di albero, uno zaffiro a forma di goccia e tante altre. Ma la pietra più bella era il rubino a forma di sole; Ginny l’afferrò e sulla parete di fronte si delineò il profilo di una porta, che aveva un buco a forma di sole al posto della serratura. La ragazza vi incastrò la pietra e la porta si aprì; lei e Luna entrarono e iniziarono a percorrere un lungo corridoio e Luna prese a spiegare a Ginny il significato di tutto quello che stavano facendo…

Le montagne sono solo una parte della terra in cui ci troviamo. Dopo le montagne ci sono la Città del Sole e la Città della Luna,; quest’ultima confina con il mare. Le due città hanno ciascuna una fenice protettrice, le quali garantiscono la pace. Purtroppo, poco tempo fa, arrivarono a governare sulle città due sorelle, che non si preoccuparono di curare le fenici, che ben presto si pietrificarono e vennero nascoste in luoghi poco conosciuti. Quando le due sorelle morirono, la Città della Luna trovò presto una nuova regina, mentre la Città del Sole…                                                                                                                     “Chi è la regina della Città della Luna?” chiese Ginny, curiosa. Luna trasse un lungo sospiro, come se rispondere gli costasse un enorme sforzo “E’ mia madre” rispose infine; poi continuò: “La Città del Sole non trovò nessuna regnante; ma il guaio peggiore era che si stava avvicinando un nemico potente e sconosciuto, che viene chiamato Caos. Il Caos si presenta sotto forma di una nube e ha fatto diventare rosso il mare, ha invertito le caratteristiche delle due città, ma non è ancora arrivato sulle montagne. Per fermarlo dobbiamo risvegliare le fenici e farle cantare, ed è proprio qui che ne troveremo una”. “Ma perché proprio noi?” chiese Ginny “Cioè, perché io e non qualcun altro?”                                                       “Quando mi sono seduta vicino a te, ho sentito che avevi l’energia necessaria per risvegliare la fenice” rispose Luna “e sei anche riuscita a usare il medaglione”.

Finalmente il corridoio finì e le due ragazze si trovarono in una stanza uguale alla prima; nella parete di fronte a loro c’era la statua di una fenice. Ginny guardò verso Luna che le fece un segno con la testa, per invitarla a proseguire. Ginny camminò verso la statua e la guardò: la fenice era molto bella, con le piume delle ali e della coda decorate da piccole pietre; il becco era molto affilato e sulla testa aveva una bella cresta. La ragazza toccò la pietra, e improvvisamente si ritrovò a galleggiare nel vuoto; davanti a lei c’era una grossa palla di fuoco che si muoveva. Con sua grande sorpresa Ginny vide che la sua mano toccava il fuoco senza bruciare; e poi, improvvisamente, la palla di fuoco si trasformò in una bellissima fenice rossa. Il buio intorno a Ginny sparì e lei si ritrovò nella stanza di pietra, con in mano una piccola fenice neonata. Luna si avvicinò “Mettila nel medaglione” disse. Poi prese l’amica per mano e toccò il suo medaglione: la caverna sparì per lasciare il posto ad una città fatta di belle casette bianche simili a templi; il sole splendeva alto nel cielo.                                                                  “Bene” disse Luna “Ora io andrò a cercare la mia fenice, mentre tu dovrai andare sul confine tra le due città e trovare una torre. Non è difficile” aggiunse “Ti guiderà il medaglione” E così dicendo toccò di nuovo il medaglione e sparì.

Ginny prese a correre verso il punto dove la struttura delle case cambiava; nelle strade c’erano poche persone, tutte con facce tristi. Quando Ginny arrivò al confine tra le due città, il suo medaglione prese a vibrare forte ed emanò un raggio di luce rossa, che andò a schiantarsi contro qualcosa di invisibile. Quel qualcosa prese la forma di una torre, e Ginny ci salì in attesa di Luna.

La ragazza non tardò ad arrivare; salì sulla torre con l’amica e le disse che aveva trovato la sua fenice; poi rivolse lo sguardo al cielo e indicò una grossa nube nera, che avanzava minacciosa verso le montagne rosse…

Erano passati cinque giorni da quando Ginny e Luna avevano sconfitto il Caos. La vita delle ragazze era cambiata: Ginny era la nuova regina della Città del Sole e viveva lì con tutta la famiglia. Luna aveva perso sua madre in battaglia ed era diventata la regina della Città della Luna.                                                                                                                                       Quella sera Ginny non si sentiva stanca. Era salita nella sua camera e guardava il cielo dal balcone; il sole stava tramontando. Ginny fece comparire le sue ali e volò sul tetto a cupola del palazzo. Si sedette e vide che Luna stava volando nel cielo della sua città, con la fenice blu. Ginny emise uno strano fischio, e la sua fenice rossa arrivò da lei. La ragazza spalancò le ali e volò nel cielo del tramonto con la fenice, per raggiungere Luna.

                                               Frazzini Chiara, II B Secondaria, team del giornalino

EXPO 2015: MILANO AL CENTRO DEL MONDO

Expo

Expo Milano 2015 è una esposizione universale e il tema di quest’anno è “Nutrire il pianeta energia per la vita”, lo scopo di questa iniziativa in questa edizione milanese è anche quello di riuscire a riflettere a livello mondiale su come garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Durerà 184 giorni, precisamente dal 1 maggio al 31 ottobre e si terrà a Milano, Ro-Fiera.

L’Expo si tiene ogni cinque anni in uno dei 130 paesi aderenti a questa esposizione. Ricordiamo che nel 1906 c’è stato l’ultimo Expo a Milano che come tema principale aveva “I trasporti , traforo del Sempione”.

Il logo che caratterizza l’Expo è formato da quattro lettere (expo) e quattro numeri (2015) che si sovrappongono e la simpatica mascotte Foody che è composta da 11 frutti e verdure.

foodyL’esposizione è formata da 144 padiglioni, uno per singola nazione, che hanno caratteristiche diverse che però sono unite da un unico tema: “il cibo”. Abbiamo letto un articolo sul quotidiano che classificava i padiglioni più belli dell’Expo, quelli che ci hanno colpito di più sono stati: l’Inghilterra, dove viene riprodotto un alveare colmo di luci e suoni, l’Olanda che è rappresentata da furgoncini colorati e accampamenti hippy e infine quello del Brasile che è composto da una grossa rete che percorre tutto il padiglione e sotto la quale si trovano vari tipi di piante di quel luogo.

Infine all’Expo possiamo trovare nove “cluster” che raggruppano diversi paesi con caratteristiche simili. Essi sono: quello del riso, del cacao, del caffè, della frutta e dei legumi, delle spezie, del bio-mediterraneo, delle isole, delle zone aride, dei cereali e dei tuberi.

A Milano, all’apertura dell’Expo, è scoppiata una protesta da parte dei Black Bloc. I Black Bloc hanno incendiato auto, ridotto vetrine in frantumi, hanno devastato strade e hanno incendiato diversi negozi, cassonetti dell’immondizia ecc. I Milanesi, con la loro consueta laboriosità e senso civico, hanno risposto alle loro devastazioni ripulendo la città.

Grazie all’Expo Milano sarà visitata da oltre 20 milioni di visitatori provenienti da tutte le parti del mondo e per questo motivo è ora “ al centro del mondo”.

Ieri abbiamo visitato insieme l’Expo, vedendo finalmente dal vivo parte dell’esposizione (è grandissima!), è stato bello fare insieme qualche percorso che Expo 2015 propone per conoscere ed imparare nuove usanze diverse dalle nostre. Andateci anche voi e buon viaggio!

                                              Bianca Seganfreddo e Martina Dianin,

II D Secondaria

VACANZE … CHE DIVERTIMENTO!!!!!!

Questa parola per noi ragazzi è una parola magica. Dopo dieci lunghi mesi di scuola finalmente le vacanze. Vacanze, vuol dire niente più scuola, verifiche e studio, ma soprattutto tanto tanto divertimento.

Dopo essere stati per tanto tempo seduti, finalmente si va al mare a fare il bagno, in montagna, le passeggiate… gli amici che non si vedevano da tanto tempo e tutte le emozioni che durante l’estate si vivono.

Però, adesso, dobbiamo sperare che l’estate arrivi in fretta perché non abbiamo più pazienza per aspettare. L’ estate a me piace molto, credo anche agli altri, perché secondo me è il periodo più bello dell’anno, la stagione più bella.

Ora però parliamo del divertimento … la seconda parola magica. Siamo felici perché sappiamo che finiremo la scuola ma anche perché sappiamo che qualunque sia il posto in cui trascorreremo le nostre vacanze ci divertiremo andando al mare o in piscina, in Italia o all’Estero, da parenti, amici o solo con i nostri genitori e fratelli niente di ciò ci importerà perché la compagnia la avremo in tutti i casi e se andiamo solo con i genitori, in qualunque posto andremo faremo sempre nuove amicizie.

Io, personalmente, vado sempre al mare e nello stesso posto, ma ogni anno ci sono sempre nuove cose che imparo, nuovi amici che incontro, nuove esperienze.

Certe volte però abbiamo un po’ di nostalgia per gli amici che vediamo tutto l’anno e per tutta l’estate non vediamo, ma quando poi andiamo via dal posto della nostra vacanza, siamo felici di tornare alla nostra routine e siamo anche tristi perché dobbiamo lasciare il luogo a cui da poco tempo eravamo riusciti ad abituarci.VACANZE

Camilla Angiuli, I D Secondaria,

team del giornalino

GIOCHI MATEMATICI 2015: UN’AVVENTURA FRA LOGICA E MATEMATICA

Questo è il primo anno che la nostra scuola partecipa ai giochi matematici organizzati dall’università Bocconi di Milano. Per chi non sapesse che cosa sono i giochi matematici, sono delle prove che testeranno la vostra capacità di calcolo, ragionamento e logica.

Questi giochi nella nostra scuola si sono svolti in aula magna, molti degli studenti di tutte le classi, armati di penna e matita si sono seduti sulle sedie arancioni dell’aula e hanno cominciato a risolvere i quesiti.

C’erano due categorie C1, prima e seconda media, e C2, terza media; la differenza principale era che la categoria C2 aveva quesiti un po’ più difficili.

Vi propongo ora un test di media difficoltà chiamato “LA PIANTA DI BANANE”:
“Tre amici si addormentano sotto una pianta di banane. Nella notte uno si sveglia e mangia un terzo delle banane che ci sono sull’albero. Poi si sveglia il secondo e mangia un terzo delle banane che sono restate. Infine, si sveglia anche il terzo e mangia un terzo delle banane che sono rimaste sull’albero. Quando si svegliano la mattina dopo, i tre amici trovano sull’albero 8 banane.
Quante banane c’erano la sera prima sull’ albero?”

Bene, ora che vi ho dato il quesito da risolvere vi dò pure la soluzione, ma guardatela solo per controllare le vostre risposte. Sapendo che ognuno dei tre amici mangia 1/3 delle banane, sappiamo anche che ne lascia 2/3. L’ultimo amico ne ha lasciate 8: vuole dire che ne aveva trovate 12 (8/2×3=12). Il secondo amico, avendone lasciate 12, ne aveva trovate 18 (12/2×3=18). Il primo amico, avendone lasciate 18, aveva a sua disposizione 27 banane (18/2×3=27).
Bene, ora che vi ho detto tutto, spero che parteciperete in numerosi ai giochi matematici del prossimo anno e soprattutto che li vinciate.

mate

Sebastian Gafita, II D Secondaria, team del giornalino

MOLTO PIU’ CHE UN SMS

maggioCon grande soddisfazione e una punta di orgoglio ho il piacere di presentarvi la versione on line del nostro giornalino d’istituto, SMS, StudentsMontalciniSchool.

Il giornalino, nato nella sua versione cartacea otto anni fa da un’idea della professoressa Curatolo, è stato seguito e diretto con passione nei cinque anni successivi dalla prof. Muscillo e traghettato ora alla sua versione on line, dopo due anni di attività di caporedattrice, da me. Dal suo esordio ad oggi il nostro giornalino è cresciuto in partecipazione, idee e creatività. E’ lo specchio di una scuola viva che ha sempre voglia di migliorarsi e che si tiene al passo con i tempi.

L’esperienza di condurre e curare questo giornalino è stata per me un’esperienza impegnativa ed arricchente al tempo stesso. La nostra redazione è cresciuta – quaranta componenti-, ha perfezionato le tecniche di scrittura, ha lavorato con impegno e fantasia, ha rafforzato la sua collaborazione con gli altri ordini di scuola. Siamo arrivati oggi fino a qui, alla versione on line, una rivoluzione dalla quale credo sia impossibile tornare indietro. Con grande entusiasmo e senza nostalgie per la vecchia carta, i miei ragazzi si sono lanciati in questa avventura che sta muovendo i suoi primi passi e che d’ora in poi può solo migliorare. Io stessa, inizialmente tra i nostalgici della carta stampata e con mille perplessità, sono stata travolta dall’entusiasmo dei miei piccoli redattori e sono felice di mettere a disposizione della scuola uno strumento potente che ci offre la possibilità di raccontare chi siamo e come vive la nostra scuola e insieme di aumentare il grado della partecipazione di tutti alla sua vita stessa.

stu

 

SMSUn grazie particolare a Marco Dell’Omo, il nostro web project, ex alunno della Montalcini, che ha molto generosamente messo a disposizione della nostra scuola le sue competenze per farla crescere e per aiutarci a proiettare i nostri ragazzi verso il futuro.

Un grazie anche al Dirigente Scolastico, prof. Paladino, che sempre aperto alle novità ha appoggiato con lungimiranza il nostro progetto.

Ed ora buona lettura: assaggiate ciò che vi piace e partecipate con i vostri commenti alla vivacità di un anno scolastico pieno di novità e di piccoli grandi successi.

Grazie infine anche ai miei piccoli giornalisti e a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del nostro ultimo SMS, anno scolastico 2014/2015.

Buona estate a tutti

Prof.ssa Sandra Biasiolo

 

IL CIBO ITALIANO: CHE BONTA’ MONDIALE!

ciboIn Italia il cibo è molto importante, e circa tre quarti della popolazione italiana sa cucinare. Parlando di cucina in Italia ci sono alcuni dei migliori chef al mondo come Massimiliano Alajmo, gianni Cosetti, Carlo Cracco, Emmanuele Cucchi.

L’Italia è sempre stata nota per il suo cibo e per le sue tradizioni culinarie, soprattutto della zona sud –meridionale dove le ricette abbondano: pasta, spaghetti, pizza, pollo, dolci. Anche se vai in altri paesi di tutto il mondo e chiedi: ’’Dove vorresti andare a mangiare per cena?’’. Molti risponderebbero “In Italia’’ e questo è un altro dei molti motivi per cui l’Italia è uno dei migliori paesi in cui si cucina.

Tantissimi chef stranieri hanno imparato tutto quello che sanno in Italia. La cucina è molto importante a differenza dell’America, dove apri il frigo e mangi quello che ti pare. In Italia mangiare bene fa parte di un rito. Le ricette più famose sono per esempio cacciucco alla livornese, bistecca alla fiorentina, lasagne al forno, risotto allo zafferano … tutti piatti molto golosi, diversi e speciali in ogni regione.

Tanti bambini in Italia sognano di diventare chef e glielo auguro perché anche a me piace cucinare e mi diverte tanto.

Carlucci Christian, I C Secondaria, team del giornalino

KARATE: CHE PASSIONE!

La nostra scuola ha organizzato un corso di karate, tenuto nella nostra fantastica palestra per quattro lezioni. Ma la cosa più entusiasmante è stata quella più inaspettata: come istruttore abbiamo avuto il nostro bidello preferito Domenico Carluccio che è cintura nera, quindi un vero fenomeno. Ci faceva molto ridere quando urlava i comandi in giapponese.

DSC_3206Inizialmente ci ha insegnato le cose base: le tre parate basse medie e alte. Nelle lezioni successive, invece, abbiamo imparato i calci e i pugni; una delle cose che ci ha insegnato subito, è il comportamento che bisogna tenere durante una lotta, ci ha spiegato che le tecniche da lui insegnate non vanno usate per attaccare ma SOLO per difendersi da attacchi altrui!

In una delle ultime lezioni, inoltre, Domenico ci ha consigliato l’urlo dopo i pugni, in modo tale da utilizzare la massima energia. La cosa divertente era che bisognava urlare “chyay” e quando lo gridavamo tutti insieme, veniva fuori un vero e proprio “macello” e noi non sorridevamo, non ridevamo, ma ci piegavamo in due dalle risate; a quel punto, però, Domenico, subito ci rincorreva per sgridarci.

Copia di DSC_3208Poi è arrivato il giorno dell’esibizione per i genitori. Non abbiamo fatto del tutto una figuraccia, anzi è stato anche molto divertente!!! Si sono esibite prima tutte le classi prime in una unica esibizione. Poi le seconde e poi e terze. Tutti hanno fatto le stesse cose ma con stili diversi. Tra le nostre esibizioni, c’erano anche quelle di tutti coloro che fanno karate come sport; è stato molto divertente guardarli, ma non perché facevano ridere (come noi), ma perché erano bravissimi!!!! Un’ altra delle cose migliori, è stata quella di avere ricevuto alla fine di tutta l’esibizione, un diploma. Anche se abbiamo fatto poche lezioni, hanno comunque deciso di premiarci per tutto il nostro impegno. È stata una giornata fantastica, piena di emozioni e momenti felici. Sicuramente l’anno prossimo ci piacerebbe rifare questa esperienza!!!!!!

DSC_3260Gaia Spina I D, Giulia D’Ippolito I A, Alessia Raimondi I D Secondaria,

LA METAMORFOSI

Noi bambini delle classi seconde di Mezzate abbiamo partecipato ad un’esperienza entusiasmante. Grazie all’aiuto del signor Domenico Barboni abbiamo imparato a prenderci cura di alcuni bruchi, seguendo la loro crescita fino al momento della loro metamorfosi in farfalle.

Abbiamo compreso la ciclicità del processo di metamorfosi completa che caratterizza la vita delle farfalle, durato circa un mese.

ORTICHE

Un bruco si nutre di ortiche

 

 

 

 

 

I nostri bruchi, appartenenti alle specie vanessa delle ortiche e vanessa pavone, sono cresciuti in una gabbietta sistemata in classe, mangiando solamente ortiche. Hanno compiuto quattro mute prima di costruirsi una crisalide in cui rinchiudersi, per uscirne come farfalle.

crisalide

Una crisalide

 

 

 

 

 

E’ stato faticoso averne cura, perché abbiamo dovuto portar loro ortiche fresche tre volte la settimana, facendo attenzione a non pungerci, grazie all’aiuto dei nostri genitori e delle nostre maestre!

crisalidi

 

 

 

Le crisalidi

 

 

E’ stato però anche molto emozionante e coinvolgente ammirare da vicino questa meraviglia naturale, soprattutto quando abbiamo visto un bruco costruirsi pian pianino la sua crisalide e un altro, per primo, uscirne fuori come farfalla!

Le farfalle

arfalle

 

 

 

 

 

 

I bruchi sui rami di ortica

bruchi sui rami

 

 

 

 

 

La Vanessa delle Ortiche

vanessa

 

 

 

 

La Vanessa Pavone

vanessa pavone

 

 

 

 

 

Le classi II A e II B

Primaria di Mezzate

VIAGGIO NELLA NATURA

Il nostro pianeta ospita circa 5 milioni di esseri viventi ognuno dei quali ha un modo diverso di vivere e di interagire con l’ambiente. Ogni animale ha scelto il luogo in cui vivere in base alle sue esigenze e alle sue caratteristiche.

Incominciamo il nostro viaggio per il mondo partendo dall’ Antartide, nel Mar di Ross; qui, è stata avvistata e filmata una foca madre con il proprio cucciolo. Ha scelto questo ambiente per una sua caratteristica fondamentale: non ci sono predatori.

Questo è senz’altro un punto favorevole, che però, allo stesso tempo può rivelarsi controproducente, perché non essendoci molti animali è difficile procurarsi il cibo. Per questo la foca deve tenere aperto periodicamente un varco nel ghiaccio, che le consente di tuffarcisi dentro per procurarsi il cibo ogni volta che ne ha bisogno.

La foca, secondo noi, è un esempio di animale che rappresenta pienamente l’amore materno che si instaura tra ogni essere vivente e il suo cucciolo.

FOCHE

Continuiamo il nostro viaggio, visitando il Giappone, dove si sono insediati i macachi giapponesi, animali dalla folta pelliccia. Anche gli animali come gli umani si dividono in classi sociali, ad esempio solo alcuni macachi hanno il privilegio di affrontare l’inverno, rilassandosi in calde sorgenti termali.

MACACHI

Adesso scopriremo le abitudini di un fantastico animale che vive in Costa Rica, si tratta della “rana punta di freccia”.

Questo animale viene chiamato così per le sue dimensioni ridotte. A differenza delle altre rane questa strana specie attende la nascita dei propri girini e li nutre con le sue uova non fecondate. Un’altra importante curiosità è che i girini nascono tra lunghe foglie dove si sono fermate alcune gocce d’acqua.

Ora osserveremo il comportamento di due animali molto particolari che si trovano in Kenya; il primo è un elefante. La sua vita è molto intensa e faticosa e può durare fino a settant’anni. Sono animali molto protettivi e legati alla loro famiglia.

ELEFANTI

Il secondo animale che vive in questo ambiente è il ghepardo. Da solo potrebbe sembrare molto piccolo e fragile rispetto ad animali alti come gli struzzi, ma se sono in gruppo i ghepardi riuscirebbero a catturarli e quindi a nutrirsene.

Questo secondo noi è un animale che ci fa capire quanto è importante stare in gruppo per riuscire a superare molte prove della vita. E’ proprio vero, l’unione fa la forza!

LEO

Ora ci trasferiamo in Argentina dove possiamo trovare animali che apparentemente sembrano comuni e insignificanti, ma in realtà sono molto intelligenti e furbi: stiamo parlando delle “formiche taglia foglie”. Questo nome non è stato dato a caso, perché la loro specialità è appunto tagliare le foglie per darle in pasto ad un fungo che si trova nel loro formicaio. Questo, però, causa un grosso problema: il fungo emette anidride carbonica che è tossica per loro; trattandosi di animali intelligenti hanno risolto questo problema, che potrebbe essere fatale, costruendo delle specie di piccoli camini sulla superficie del formicaio.

Uno degli aspetti che ci ha colpito più di tutti è che degli animali così piccoli e apparentemente insignificanti siano così intelligenti.

FORMICHE

Esploreremo ora l’Etiopia dove abbiamo avvistato l’avvoltoio barbuto, un uccello grosso e veloce che riesce a vedere anche le più piccole prede da molto lontano. E’ un animale molto particolare e furbo perché si ciba degli scarti degli altri. Per procurarsi il cibo, vola ad una certa distanza dal suolo e prendendo la mira scaglia con violenza un osso su una pietra in modo che si spacchi. Atterrando prende uno dei pezzi dell’osso e mangiandolo riesce a ricavare il midollo situato all’interno.

AVVOLTOIO

Ora esploreremo il Brasile una terra ricca di animali, in particolare osserveremo una strana scimmia: il cebo dai cornetti. Questa specie si nutre di noci di palma, un alimento molto duro e difficile da aprire. La rottura avviene attraverso alcuni passaggi: il primo consiste nel togliere la buccia e esporlo per una settimana al sole. L’ultimo passaggio è il più difficoltoso; il cebo deve procurarsi un grosso sasso e sbatterlo con forza contro la noce, dopo vari tentativi riuscirà a romperlo e finalmente a mangiare! Questo   esempio dimostra che oltre agli uomini anche gli animali sono intelligenti e hanno la capacità di adattarsi a qualsiasi situazione gli venga imposta dalla natura.

SCIMMIA

Adesso ci inoltreremo in Indonesia dove conosceremo le abitudine del Drago di Komodo. Principalmente si nutre di animali molto più grossi di lui come ad esempio il bufalo. Caccia in un modo molto strano: basta che riesca a dare un piccolo morso all’animale e questo dopo poco tempo morirà istantaneamente. Quando morde inietta del veleno che agisce anche in archi di tempo piuttosto lunghi, però allo scadere del tempo la preda si indebolisce, allora è questione di secondi prima che il drago si possa nutrire.

DRAGO

Andremo, ora, nelle acque del Canada dove si possono trovare i più fantastici pesci, ma noi ci concentreremo solo sul polpo. Questo è un periodo molto particolare perché il polpo sta cercando una casa adeguata per mettere su famiglia. Dopo lunghe e approfondite ricerche riesce a trovare il luogo ideale e quindi inizia a deporre le sue microscopiche uova. Per sei mesi non le lascerà incustodite e non si muoverà neanche in cerca di cibo. Il polpo riuscirà appena a vedere i piccoli nascere prima di morire. Questo animale ci dovrebbe far riflettere perché ha rischiato la sua vita per vederne nascere di nuove e quindi ci insegna il rispetto per ogni forma vivente.

POLPO

Il nostro viaggio è ormai giunto alla fine, spero che per tutti voi sia stato interessante ed istruttivo, oltre ad essere uno strumento utile per apprezzare tutte le forme di vita presenti sul nostro pianeta. Noi abbiamo capito che ogni animale ha un modo diverso e unico di sopravvivere che dovrebbe sempre essere tutelato e protetto.

 

Benedetta Cazzulani e Bianca Seganfreddo,

II D Secondaria, team del giornalino

I LUPI

lupoSpesso i lupi, nelle favole vengono rappresentati come antagonisti o bestie feroci; ma in realtà sanno essere davvero adorabili e affettuosi!

-CARATTERE, COMPORTAMENTO E VITA SOCIALE

Il lupo è il classico animale che vive in branco (è possibile però trovare anche lupi solitari) che è formato da una coppia riproduttiva (chiamata coppia alfa) e da alcuni giovani lupi della figliata precedente. Nel branco possono anche essere presenti uno o due adulti subordinati, in genere fratelli della coppia alfa. Le dimensioni del branco variano da 3-4 lupi fino a 20-30 in funzione della quantità di cibo disponibile nella zona. Una caratteristica del branco è che lo stato di ciascun individuo è molto chiaro: è certo chi è il capo e chi sono i subordinati e questo viene evidenziato attraverso il linguaggio del corpo, le espressioni del muso, i latrati ed i combattimenti.

-HABITAT E DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

Il lupo grigio della famiglia dei Canidi, un tempo era uno dei mammiferi più diffusi sulla terra. Oggi in numerose zone si è estinto come ad esempio in gran parte dell’Europa occidentale, in Messico e nella maggior parte degli Stati Uniti. Lo ritroviamo diffuso nelle zone remote del Canada, dell’Alaska, nel nord Italia, in Europa ed in Asia.

ALCUNE STORIE STRAORDINARIE!

Un lupo ha viaggiato per 400 km inseguendo l’amore.

Parecchi lupi sono stati uccisi dai cacciatori, per fortuna nei parchi nazionali sono protetti da guardie forestali.

Questi animali sono davvero speciali e sarebbe un peccato vederli estinti…

 

Nicole Veshaj e Raimondi Alessia,

I A e I D Secondaria, team del giornalino

FILASTROCCHE IN LIBERTA’

UN VECCHIO LEONE

C’era una volta un vecchio leone

che con i suoi denti bucava il pallone.

Tutti i bambini avevan paura

che la palla finisse nella radura.

Ma i genitori pieni di rabbia

presero il leone e lo misero in gabbia.

Tommaso Ferrari, II A Primaria, Monasterolo

LA DOMENICA DEL PAPA’

Che bello stare con papà

che mi porta di qua e di là.

Con lui gioco e mi diverto

corro tanto in campo aperto.

Se gli chiedo una cosa,

è sempre sveglio, non riposa.

Abbiamo visto tipi strani

che giocavan con le mani.

Eran tanti uomini forti

che indossavano pantaloni corti.

Rugby, lo sport si chiamava

e tutta la gente per loro tifava

                                 Tabatha T. , II A Primaria, Monasterolo

LA FILASTROCCA DEGLI ANIMALI

Il leone a caccia è andato

ha molto camminato

e poi si è tanto stancato.

La giraffa poverina

era un poco birichina

ha mangiato la gelatina.

Lo struzzo piccolino

ha scavato un buchino

e ci ha messo il testolino.

Si riposa l’ippopotamo

ha sognato una rosa

e ha trovato la sua sposa.

Dimitri, II A Primaria, Monasterolo

L’ALLEGRA PRIMAVERA

Tra le corolle volano le farfalle

e fanno un girotondo in fondo alla valle.

E sui pistilli

saltano i grilli che sono belli arzilli:

Quanti profumi e quanti colori

in quei giardini dai tanti rumori.

Ecco l’azzurro, il giallo, il viola

che risplendono in mezzo all’aiuola.

Sento il profumo della mia rosa

dove la mia mano attenta si posa.

                                 Ester Delfi, II A Primaria, Monasterolo

 

FILASTROCCA DELLA FATTORIA

Mentre mangio una fresca mela

ho accanto una morbida pecora che bela.

Nel pollaio ci sono i pulcini

che cantano insieme ai canarini.

Una grossa mucca

cerca di fare l’equilibrista su una rotonda zucca.

Una bella foca

riesce a starnazzare come un’oca!

Infine un bel porcellino

gioca sempre come uno sciocchino.

                               Leonora C., II A Primaria, Monasterolo

 

IL CASTELLO DEL PRINCIPE AZZURRO

 Nel castello del principe azzurro

non si ode nemmeno un sussurro:

Il suo martello di ferro fuso

è sempre pronto ad ogni uso.

C’è una piovra di guardia al portone

che non fa avvicinare nessun furbacchione.

Il principe con un inchino

chiede alla principessa un bel bacino.

Al matrimonio partecipano in tanti

son felici e tutti eleganti.

                             Lara R., II A Primaria, Monasterolo

 

FILSTROCCA DELLA CASA

Nel salone ci son le poltrone

e più in là c’è anche il balcone.

In cucina ai fornelli

mamma sente il cinguettio degli uccelli.

Nel bagno c’è anche papà

a fare la doccia: che novità.

Nella camera io gioco

con finti fornelli senza fuoco,

All’orsetto e alla bambolina

preparo il cibo con la mia cucina.

In cantina tra scatole e scatoloni

escono fuori anche vecchi bottoni.

E in garage ci son biciclette

armadi, vasi e tante cosette.

In soffitta la libreria

e’ piena di libri di fantasia.

Su e giù per le scale va il cane

rincorrendo le briciole di pane.

L’anno scorso mia sorella

ha disegnato e appeso una stella,

con sopra scritto”questa è magia

e nessuno ce la porterà via.

                             Agnese S., II A Primaria, Monasterolo

 

LA MIA DOMENICA

 La domenica mattina

si corre subito tutti in cucina

facciamo un’abbondante colazione,

Poi tutta la famiglia fuori a giocare al pallone.

Gioco a calcio con mio papà

che sudata però che si fa!

Con mia mamma raccolgo fiori

in un campo dai mille colori.

Poi mangio un buon gelato

in un bellissimo e verde prato.

E la sera tutti a dormire

ma prima una fiaba vogliamo sentire.

                                  Martina C., II A Primaria, Monasterolo

FILSTROCCANDO

“Appello in rima”

Siamo gli alunni della seconda B

sempre insieme quasi ogni dì.

Mi chiamo Viola Amoruso

e stasera mi faccio un infuso.

Io sono Chiara Boffa,

per il disegno ho la stoffa.

Mi chiamo Marco Briani,

da grande studierò i vulcani.

Son Giulia Cappelletti

e adoro gli ovetti.

Io sono Alessia Caputo,

faccio i compiti in un minuto.

Mi chiamo Sofia De Ambroggi

e son felice oggi.

Sono Arianna De Luca,

porto i capelli legati sulla nuca.

Il mio nome è Matteo Di Pinto

e sono un calciatore convinto.

Mi chiamo Jacopo Feole,

mi piace fare capriole.

Io sono Fabio Ferrario,

consulto sempre il dizionario.

Son Tommaso Locatelli,

mi piace usare i pennelli

Io sono Lorenzo Magnani,

non rimando i compiti a domani.

Il mio nome è Asia Maiolo,

gioco sempre a pallavolo.

Mi chiamo Chiara Massoni,

e mi piace fare le moltiplicazioni.

Io sono Giorgia Mastropasqua,

a scuola studio il ciclo dell’acqua.

Mi chiamo Lorenzo Paladini

e non mi piacciono i bambini birichini.

Sono Beatrice Pavesi,

non mi piace portar pesi.

Io mi chiamo Marco Pelati,

mi piacciono i bambini educati.

Son Nicolò Pezzoli

e a scuola non mangio fagioli.

Io sono Ludovica Rollo,

non perdo mai il controllo.

Eccomi, son Renato Sacchetta,

vorrei viaggiare in bicicletta.

Sono Beatrice Sacchi

e a scuola non gioco a scacchi.

Mi chiamo Arturo Saccone,

in disegno sono un campione.

Il mio nome è Giulia Salvadori

e i miei disegni son capolavori.

Io mi chiamo Giorgia Turconi,

ai miei compagni mando tanti bacioni.

Sono Lorenzo Visaggi,

mi piace studiare i paesaggi.

Siamo una classe di veri amici,

stare insieme ci fa felici.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Filastroccando gli animali”

La giraffa ha il collo lungo

e di certo non può stare sotto un fungo.

Va sugli alberi la scimmietta,

ma non usa la scaletta.

L’elefante nel laghetto,

volentieri fa un bagnetto.

La zebra con le strisce,

un po’ galoppa e un po’ nitrisce.

L’ippopotamo grosso e grasso,

entra in acqua con gran fracasso.

Corre molto il rinoceronte,

corre e sparisce all’orizzonte.

Il leone sua maestà

non può vivere in città,

sotto l’albero riposa

aspettando una preda golosa.

Filastrocca degli animali,

tutti belli ma non uguali.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Scuola in Pubblicità”

La Scuola Primaria Don Milani

ti aiuta ad affrontare il domani.

Vieni a studiare qui da noi

ché di sicuro non ti annoi.

Tante cose imparerai

e difficoltà non avrai.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

“La cavalletta in bicicletta”

 Nel prato una cavalletta

pedalava in bicicletta.

Andava forte a manetta

e ha perso una scarpetta.

È arrivato un agnellino

che viaggiava in motorino,

dietro c’era un topolino

seduto sul seggiolino.

Tutti insieme con la paletta

hanno trovato la scarpetta.

Per festeggiare hanno fatto il trenino

mangiando un buon panino.

Classe II B della Scuola Primaria di Monasterolo

 

 “I tre fratelli”

Tre fratelli giocano sul prato

mentre la mamma compra un gelato.

Uno di loro prepara la merenda

invece gli altri son dietro la tenda.

Giocano felici a nascondino

si nascondono dietro un pino,

vedono un bel ruscello

e di acqua riempiono il secchiello.

Ludovica Rollo classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Giocando con le rime”

Oggi in un prato

abbiamo mangiato un buon gelato.

Ma che bella la merenda

se vien fatta in una tenda!

È arrivato l’amico Pino

e abbiam giocato a nascondino.

Tutti insieme con il secchiello

a giocar verso il ruscello.

Asia Maiolo classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“ I tre amici”

Sotto un grande pino,

tre amici giocano a nascondino.

Poi, con il secchiello,

vanno a prendere l’acqua del ruscello.

Sul prato

trovano un gran gelato.

Sotto la tenda

Uno dice:-Che buona merenda!

Marco Briani classe II B Scuola Primaria di Monasterolo

 

“Filastrocca delle parole”

 Passeggiando nel prato

mi gusto un buon gelato.

Prendo il secchiello

e vado al ruscello.

Gioco a nascondino

e mi nascondo dietro un pino.

Se raggiungo la tenda

Posso fare una grande merenda.

Giulia Salvadori classe II B Scuola Primaria

 

OSSERVO CON GLI OCCHI DEL CUORE E DESCRIVO

“Mi presento”

MI PRESENTOMi chiamo Giorgia Mastropasqua, abito a Linate e frequento la classe seconda della scuola Primaria Don Milani.

Sono una bambina ubbidiente, vivace e sempre allegra perché mi piace fare tutto; giocherellona perché mi piace giocare a Memori con Beatrice; generosa, infatti, quando mi chiedono gli occhialetti io li presto volentieri.

Il mio cibo preferito è la pizza margherita, la mia bevanda preferita è la Coca-Cola, lo sport che pratico di più è lo Snowboard, infatti il mio papà, tutti i sabati mi porta in montagna per fare Snowboard. I giochi che più mi divertono sono “L’allegro chirurgo”, “Memory”, “Il lupo mangia frutta”, ma Memori è il mio preferito, perché vinco quasi sempre. Il mio animale preferito è il cavallo perché lo vorrei cavalcare. Il luogo di vacanze più divertente è la montagna perché c’è tanta neve e posso giocare con i miei cugini Riccardo, Nicola e Veronica a palle di neve. La disciplina di studio più interessante è Italiano perché mi piace scrivere i testi. Gli spettacoli preferiti sono quello dei burattini, quello di Snowboard e quello che facciamo noi a scuola durante l’intervallo.

Sono contenta quando prendo un bel voto, quando la mamma mi porta in edicola, o mi coccola; quando papà mi prende in braccio e io dormo come un sasso. Mi piace quando mio fratello mi fa i complimenti e quando esco fuori nel giardino della scuola perché ora che è Marzo ci sono tante margherite.

Sono invece triste quando prendo una nota, brutti voti tipo cinque o quattro, quando non vado in edicola, o non esco fuori in giardino; quando il mio papà mi sgrida, oppure mio fratello mi picchia; quando nessuno mi vuole far giocare. Sono di statura normale e magra.

Io ho il viso rotondo, liscio e di colore roseo. I miei occhi sono normali e di colore azzurro.

Il mio naso è a patatina, e un po’ corto.

La mia bocca è sempre allegra, a forma di cuoricino con labbra rosse rosse.

I miei capelli sono biondi, ricci, lunghi quasi sempre legati con un elastico. Mi vesto spesso elegante, ma oggi mi sono vestita con la tuta perché c’è ginnastica e forse se fa bel tempo usciamo fuori.

Giorgia Mastropasqua, IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“Mio fratello Emanuele”

Mio fratello Emanuele ha quasi dieci anni e frequenta la IV B della Scuola Primaria Don Milani. Emanuele è atletico, di altezza media ed è magro. Ha un viso rotondo, simpatico di colore roseo.

Gli occhi, non molto grandi, sono di colore verde con delle pagliuzze marroncine. Il naso è piccolo e regolare, ha la bocca a cuoricino con labbra carnose e rosse come una fragola. I capelli sono lisci e molto corti. Ha la pelle vellutata come una pesca. Di solito indossa i vestiti comodi e pratici con scarpe da ginnastica.

Emanuele è un bambino vivace e allegro. Gli piacciono gli animali ed è molto sensibile. Al parco giochi, fa subito amicizia con gli altri bambini.

Certe volte litighiamo, ma facciamo subito pace. Mi piace quando mi fa i complimenti. Non mi piace quando è dispettoso e mi prende in giro. Per me è il fratello migliore che si possa avere.

Beatrice Sacchi, II B Scuola Primaria, Monasterolo

“La zia Nadia”

La zia Nadia è la sorella del papà e tutti dicono che le assomiglia. La zia è alta e magra, il suo viso è pallido e morbido. I suoi occhi sono a mandorla e di colore marrone scuro. Il suo naso è piccolo e carino, mentre la bocca è grande, a forma di cuore. La zia Nadia ha i capelli corti e di color castano chiaro con delle ciocche dorate.

La zia si veste sempre in modo elegante e raffinato: le unghie smaltate, i capelli pettinati e al collo porta una collana di perle. Porta sempre le scarpe con il tacco.

Zia Nadia è sempre molto calma, silenziosa e ha la voce che quasi non si sente; ha un cane di nome Kira e lo porta sempre a spasso ai giardinetti vicino a casa sua. Tutte le domeniche pomeriggio zia Nadia e zio Marco vanno a trovare la nonna Francesca. Mi piace quando la zia porta il cane, a casa della nonna, che salta addosso a Sergio, il mio fratellino, che si spaventa.

Non mi piace invece quando non porta il cane. Per me è speciale perché è una persona brava.

Giulia Salvadori, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 “La mia mamma Francesca”

Francesca è la mia mamma ha i capelli lisci e castani, la bocca piccola e stretta, il viso allungato e liscio, le orecchie piccole e a sventola; ha il naso lungo e sottile, le labbra secche e screpolate; ha gli occhi grandi e marroni; ha la statura alta e la corporatura snella.

La mia mamma si veste sportiva: indossa la camicetta, i jeans e gli stivali.

La mia mamma ha il carattere buono, anche se quando la faccio arrabbiare, lei mi sgrida.

La mia mamma è abituata ad alzarsi presto e a vestirmi mentre dormo, ogni mattina prepara il caffè al mio papà e lo bevono insieme sul balcone.

Mi piace quando la mia mamma mi fa un complimento, quando mi fa le coccole e quando mi da i bacini. Non mi piace quando mi sgrida e quando mi manda in castigo.

Per me la mia mamma è carina.

Lorenzo Paladini, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Mia cugina Elisa”

Elisa è la mia cuginetta di cinque anni e frequenta la scuola dell’infanzia. Il prossimo anno andrà in prima elementare. Vive con me a Peschiera Borromeo. È di corporatura normale e bassa di statura. Il viso è rotondo, liscio e pallido. Ha gli occhi grandi e di colore nero. Il nasino è piccolo e all’insù. La bocca è piccola con le labbra sottili. Ha le orecchie a sventola. I suoi capelli sono neri e la sua mamma le fa i codini. Le piace indossare le gonne e le ballerine. Elisa è una bambina allegra e vivace. Le piace giocare con le Barbie e con la sua cagnolina Luna.

Mi piace quando giochiamo insieme alle principesse. Non mi piace quando noi litighiamo. Per me è una bambina carina.

Chiara Massoni, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Giacomo”

GIACOMOGiacomo è mio fratello, è alto e magro.

Gli occhi sono grandi, i capelli sono castani e non li pettina quasi mai. Fa tanto sport; gioca a pallacanestro, per cui è un po’ muscoloso. Si veste con i jeans e la felpa. Fa la terza secondaria, è molto bravo in matematica ma non tanto in disegno. Mi piace quando mi abbraccia e mi racconta le cose. Non mi piace quando mi fa i dispetti. Gli voglio tanto bene e anche lui me ne      vuole tanto.

Arturo Saccone, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio fratellino Gianluca”

Gianluca è il mio fratellino e ha dieci giorni. Bassissimo e magro. Ha un volto rotondo, fresco, simpatico e di colore roseo. Ha gli occhietti piccoli, rotondi e di colore azzurri. Il suo nasino è corto e a patatina. Ha la boccuccia piccola e stretta; ha pochi capelli e sono castani. Indossa sempre delle tute in ciniglia. Piange sempre quando la mamma gli cambia il pannolino(ueueueueue!!!).

Preferisce dormire e bere il latte. Mi piace quando non piange, non mi piace invece quando strilla. Per me Gianluca è speciale.

Marco Briani, classe IIB, Monasterolo

 

“La mia amica Molly”

Si chiama Molly ed è un cane domestico di razza pastore tedesco, vive nel giardino, è un cane grande e ha il pelo lungo, il muso allungato e la testa è grande.

Molly è molto docile e giocherellone, si nutre di croccantini per cani e di pastasciutta.

Molly non è socievole, non vuole altri cani.

Con me è molto dolce, mi si avvicina e vuole che gli lancio il gioco per riportamelo. Molly mi fa tanta tenerezza.

Viola Amoruso, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio amico Lucky”

LUKYNel mio palazzo c’è un cane di nome Lucky. È un animale domestico di razza meticcio. Vive in casa. La sua testa e il muso sono piccoli, il pelo è liscio e di colore nero. È un cagnolino docile e giocherellone. Lucky mangia dei croccantini per cani. Quando vede altri cani lui corre da loro per giocare. Appena lo vedo lo accarezzo e lui mi salta addosso perché vuole le coccole e io sono felice di fargliele.

Per me è bellissimo guardarlo.

Giorgia Turconi, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Ughetto il pappagallo”

Ughetto è un pappagallo domestico che vive in una grande gabbia. Ha un testolina piccola e due occhietti vivaci e un grande becco ricurvo. Ha un pelo variopinto e quando apre le sue ali offre uno spettacolo meraviglioso.

Ughetto ha un carattere docile e giocherellone e ama giocare con i bambini. A Ughetto piace mangiare frutta e verdura e ha una gran paura dei gatti. Ughetto mi fa tenerezza.

Ludovica Rollo, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Sam”

Il mio cane si chiama Sam. È un bastardino che abbiamo preso al canile. Vive in casa con noi, lui è marrone e bianco e il pelo è liscio.

È piccolo con le orecchie e il muso bello. È un giocherellone che adora i bambini e gli altri cani. A casa sta spesso sotto il tavolo con il suo ossicino e mangia i croccantini e il riso.

Con me è molto affettuoso e mi riempie di baci. Per me Sam è molto importante e gli voglio bene.

Matteo Di Pinto classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Il mio gatto Leo”

Il mio gatto si chiama Leo. È un incrocio tra un siamese e un gatto europeo. Vive in casa con me da circa un anno. Compirà un anno il diciassette Aprile.

Il suo pelo è morbido di colore marrone chiaro con delle strisce di marrone scuro che lo fanno sembrare una tigre.

I suoi occhi sono azzurri ma a volte quando lo guardi cambiano colore e diventano rossi. Ha un musino simpatico con dei baffi bianchi e lunghi. Ha due orecchie a punta che sembrano piramidi e un nasino rosa e umido. Leo è un gatto vivace corre e salta dappertutto. Quando vede qualcosa che si muove lui la vuole prendere. Mangia tre volte al giorno, la mattina e la sera la scatoletta e a mezzogiorno le crocchette, è un gran mangion: ha sempre fame. Io e Leo giochiamo molto, a volte dorme sul mio letto e a volte si arrotola sotto il mio giubbotto. Per me Leo è il miglior gatto del mondo e non lo lascerei mai.

Marco Pelati, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 “Il cane di mio zio”

Il cane di mio zio si chiama Pave. È un cane domestico di razza pastore tedesco. Vive in casa, ha la testa piccola con il muso allungato, gli arti sottili e lunghi, il pelo è di due colori nero con le macchie senape. Il comportamento è docile; si nutre di croccantini e visto che è vecchio lo zio gli fa le pappine morbide. Quando vede altri animali abbaia forte, è un giocherellone. I miei sentimenti nei suoi confronti sono affetto e simpatia.

Beatrice Pavesi, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

“Gatto Silvestro”

L’animale che descrivo si chiama Silvestro. È un gatto domestico di razza europea. Vive in appartamento. È magro con il pelo grigio e marroncino, ha la testa con le orecchie lunghe, il muso nero e i baffi lunghi. Il mio gatto è giocherellone, affettuoso e dolce , si nutre di croccantini e di carne. Silvestro vivendo sempre in casa non è abituato a stare con altri animali, infatti quando li vede soffia. Con me Silvestro è affettuoso e dorme spesso sul mio letto. Il mio gatto mi suscita tenerezza e affetto.

Lorenzo Paladini, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

 

 

“La cameretta di…”

Peter ha una cameretta disordinata e piccola, ma carina.

A destra c’è una finestra con le tendine gialle. Sotto la finestra c’è una cassapanca dalla quale escono una

canottiera rossa e una calza nera e rossa. A sinistra c’è la porta con il ritratto del suo gattino Miao. In mezzo ci sono il letto e il comodino sul quale tiene la sveglia che gli ho regalato io. Sul letto c’è un bel piumone arancione come nel cuscino . Sopra il comodino c’è una piccola lampadina che usa per leggere i libri prima di addormentarsi. Alla sinistra del letto c’è un quadro di un maialino nero e rosa.

La stanza sembra lo spazio perché i muri sono blu come il cielo, la luna e le stelline che fanno compagnia a Saturno.

Il pavimento è bianco e nero come la tavola degli scacchi. Sul pavimento c’è un tappeto rosso e sopra c’ è una sedia comoda e piccina fatta di legno; c’è anche una panchina, anch’essa di legno, un po’ più chiaro. Sopra ci sono un orsacchiotto e un uccellino di peluche.

La camera è piccola, ma ha tanti giochi e lo spazio che sembra a Peter per giocare.

Mi piace molto la camera di Peter.

Giulia Salvadori, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“Mio fratello Davide”

 Mio fratello Davide è grande e forte. Ha i capelli biondi e gli occhi marroni, è buono e gentile, simpatico e carino.

Mi regala sempre cose nuove, vorrei stare sempre con lui.

Renato Sacchetta, classe IIB Scuola Primaria, Monasterolo

“La cameretta di Emma”

turconiLa cameretta di Emma è bellissima. All’ingresso c’è una porta con la faccina di un bel gatto arancione.

A sinistra c’è il disegno di un cane, appeso alla parete color blu; poi c’è

un letto dove Emma va a dormire. La coperta è fucsia, il cuscino e le lenzuola sono verde acqua. Vicino al letto c’è un tavolino molto piccolo, sopra c’è una sveglia. Sulla parete sopra il tavolino c’è con un jolly che serve per accendere e spegnere la luce. Quando Emma spegne la luce gli adesivi sulla parete fanno illuminare la stanza.

Sulla parete di fronte alla porta c’è la finestra con i bordi gialli e le tende rosa raccolte con un fermaglio violetto. Se ti affacci alla finestra vedi il cielo, il giardino con i cespugli pieni di fiori. Sotto la finestra c’è un mobile con un cassetto da dove sbucano una canottiera con una striscia rossa e una calza a righe azzurre e bianche. Proprio vicino alla porta c’è un tavolino con i giocattoli: un orsacchiotto e un pappagallo. Di fronte c’è una sedia dove Emma si siede quando è stanca.

Sul pavimento a quadretti gialli e verdi, c’è un tappeto rosso, un orsacchiotto, una matita e un foglio bianco. Penso che Emma sia un po’ disordinata, comunque è tutto molto bello e vorrei anch’io stare in quella cameretta, ma amo di più la mia camera.

 

Giorgia Turconi, classe II B Scuola primaria, Monasterolo

MARE MI PIACI

Mare mi piaci perché

dentro di te mi posso tuffare

e con le tue onde posso giocare.

Mare mi piaci perché

le tue onde mi fanno volare.

Mare mi piaci perché

sei più divertente di un gioco.

MARE

 

 

 

 

 

Mare mi piaci perché

le tue acque sono misteriose.

Mare mi piaci perché

tanti pesci nuotano intorno a me.

Mare mi piaci perché

mi spingi lontano.

Mare mi piaci perché

hai l’acqua più bella che c’è.

Mare mi piaci perché …

perché sei così azzurro?

II B Primaria, Monasterolo

SPORT, SPORT, SPORT E ANCORA SPORT!

sport

Lo sport per me è un momento per passare il tempo e per sfogarsi un po’. Io per ora ho fatto pochi sport ma diversi, tra cui nuoto, danza moderna, hip hop, pallavolo, circo, ginnastica ritmica e tennis che sono stati per me un mezzo per arrabbiarmi non più con me stessa, ma con un pallone, ad esempio, o con una racchetta per liberare ciò che mi turbava.

Lo sport è un attività educativa perché ti permette e ti insegna a stare bene con gli altri e a non buttarti giù quando perdi una partita o sbagli in uno spettacolo o in una gara e ti insegna anche a tener conto dei tuoi limiti e ad andare sempre avanti in qualsiasi modo o momento. Lo sport è un momento magico dove liberi la tua fantasia e la passione per qualcosa o per qualcuno e impari a renderti conto che anche se un giorno non riuscivi in qualcosa in quel momento, domani e per sempre ci riuscirai.

Ad esempio nel tennis io, pur mettendomi d’impegno, non riuscivo a fare il “rovescio” senza una mano, cioè a tener la racchetta con la mano sinistra, a prendere la pallina dopo un rimbalzo e poi a riuscire a ricacciarla dall’altra parte del campo, insomma una faticaccia! Ma, dopo che mi sono allenata ore e ore ogni mese, ho imparato e ora non ho più difficoltà. Oppure nel nuoto io non riuscivo a fare “lo stile libero” con la “respirazione” ma dopo che i sono allenata, ora, anche in mare ci riesco da sola senza che nessuno mi stia vicino per farmi vedere che movimenti fare. Anche nella pallavolo io non riuscivo a fare la “schiacciata” sotto rete o a “battere dall’alto” e a capire gli “schemi” del campo e, dopo che mi sono fatta spiegare e rispiegare tutto mentre giocavo a pallavolo, ci sono riuscita (poi ho smesso pallavolo quando il mio allenatore il papà di Luana, Luigi, è morto ma questa è un’altra storia…)

Comunque se in una cosa ci credi, ci riesci. Per me lo sport è un passatempo, uno sfogo e continuerò a fare sport fin quando questo non esisterà più.

Martina Dianin, II D Secondaria

ALBA

alba

 

 

 

 

 

Cos’è l’alba?

È qualcosa di sensazionale,

un calore da amare.

È il canto degli uccelli,

i suoni più belli.

È il sorriso intraprendente,

sul tuo viso che si accende.

È la luce del domani,

il mondo nelle tue mani.

Letizia Patruno, II C Secondaria, team del giornalino

INTERVISTA A GIACOMO LEOPARDI

leopardi

“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…” che poesia! La conoscono tutti, ma possiamo dire che è di proprietà di una sola persona: Giacomo Leopardi.

Il Corriere della Sera ha avuto l’opportunità di intervistare Giacomo Leopardi. Tutto è pronto, due sedie, la luce della candela sul protagonista e iniziamo.

Salve signor Leopardi, come sta?

Bene. Sono felice di stare con lei.

Prima di tutto volevo chiederle se posso darle del tu.

Per me va bene. Come stai?

Bene grazie. Iniziamo: vieni da una famiglia nobile, raccontami qualcosa.

Sono nato a Recanati nel 1798 da una famiglia nobile. Mio padre un conte e mia madre una marchesa.

Ti sei “istruito” da solo. Come hai fatto?

Recanati è un posto chiuso e io stavo per tutto il giorno in biblioteca a studiare. Ho imparato bene sei lingue. Per me era affascinante conoscere fino a quando non ho avuto problemi agli occhi e al sistema nervoso; in aggiunta avevo il morbo di Pot e la gobba (sono arrivato a essere al 139 cm).

Ci sono voci che dicono che hai cercato di fuggire da Recanati. E’ vero?

Sì. Ero stanco di stare a Recanati … diciamo che volevo cambiare aria, ma fui fermato perché i miei genitori lo vennero a scoprire. Solo al secondo tentativo, col consenso dei genitori, ho fatto un viaggio in tutta Italia.

Quali sono le città che hai visitato?

Roma, Bologna, Napoli, Firenze, Pisa, Milano.

Bene, cambiamo argomento. Ti sei mai innamorato?

Sì, una volta. Me lo ricordo alla perfezione, il suo sguardo e il battito del mio cuore al solo pensiero di poter stare insieme a lei (si chiamava Teresa) finché la natura non ha agito: la mia amata si è ammalata e infine è morta.

Quindi tu sei contro la natura?

La definisco una “matrigna malvagia”. Forse sono esagerato perché comunque la natura dà la vita ma porta a false illusioni e anche alla malattia.

E invece, cosa ne pensi della felicità?

La vera felicità? L’attesa stessa della felicità.

Hai scritto molte poesie, quali sono le tue preferite?

Mmmm … difficile. Per me sono come figli, tutte bellissime ma forse potrei dire che mi emozionano di più “L’infinito”, “A Silvia” e “Il sabato del villaggio”.

A te si sono ispirati molti spettacoli tra cui “Fuori Misura” al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano. Sei andato a vederlo?

Sì. Mi è piaciuto molto anche come hanno trasformato uno spettacolo che descriveva qualcosa di triste (la mia vita ha avuto molte scosse, ah ah ah) in qualcosa di bello e a tratti divertente.

Sei stato “paparazzato” che andavi da un veggente. Perché?

Volevo farmi leggere la mano per poter vedere quando sarei morto. La signora mi ha detto che la mia morte avverrà nel 1837. Chissà se sarà vero.

Ah ah ah. L ‘intervista è finita. Grazie mille del tempo che mi hai dedicato. Arrivederci.

Mi sono divertito molto. Arrivederci.

 

Irene Casalino, III D Secondaria

VI SIETE MAI SENTITI “FUORI MISURA”?

leo“Fuori misura”, ecco come si sentiva Giacomo Leopardi, 1 metro e 39 di uomo, malato e con la gobba, protagonista dello spettacolo al quale le classi terze hanno assistito il giorno 4 del febbraio di quest’ anno, interpretato da Andrea Robbiano al teatro “Leonardo Da Vinci” di Milano.

“Fuori misura” è uno spettacolo che ci è piaciuto molto perché vuole mostrare agli spettatori come un personaggio, che viene descritto in un modo e visto dagli studenti come una persona “noiosa”, possa diventare un’occasione per svolgere una piacevole lezione di italiano.

Andrea, l’attore protagonista del monologo, e Valeria Cavalli, la sceneggiatrice, hanno voluto dimostrare al pubblico di alunni e professori come leggere l’altra faccia della medaglia: Leopardi non è solo uno dei tanti personaggi della nostra letteratura, spesso non amato dagli studenti, ma è una persona che ha sofferto e che ha vissuto in solitudine.

Lo spettacolo parla di un giovane uomo, laureato in lettere, con il sogno nel cassetto di fare l’insegnante. Questo “cassetto” un giorno viene aperto perché finalmente il protagonista ha la possibilità di insegnare, svolgendo una supplenza. Felice della proposta, accetta e la sua euforia è al massimo finché non scopre che cosa deve spiegare: Giacomo Leopardi. Il professore non si sente in grado di presentare un personaggio come lui.

Con molto coraggio riuscirà a presentarsi, ma svolgerà il compito assegnato? Riuscirà a far amare ai propri alunni la vera parte che non conoscono di Leopardi?

L’attore svolge anche un altro ruolo, quello di Salim, il suo portinaio egiziano che rappresenta la saggezza, ma anche una semplice persona che può dare grandi consigli e questo ci fa capire che tutti noi potremmo dare suggerimenti preziosi che dovremmo donare a chi ne ha bisogno. Salim aiuta il giovane prof. a capire che “non deve spiegare tramonto a chi a gli occhi per vedere …”, cioè che l’esperienza vissuta e la sensibilità innata in ciascuno di noi aiuta a comprendere nell’immediato il contenuto di una poesia che parla di vita.

I messaggi dello spettacolo sono molti:

  • Non abbattersi di fronte alle prime difficoltà
  • Inseguire i propri sogni
  • Non giudicare dalle apparenze e senza conoscere
  • Avere fiducia nelle proprie capacità

L’ opera, secondo noi, ha aiutato molti spettatori a non giudicare Leopardi solo come un poeta, ma anche come un animo sensibile, un uomo che non ha ricevuto amore e affetto, soffrendo molto per ciò di cui la vita l’ha privato.

Abbiamo capito che dobbiamo inseguire i nostri sogni e che non dobbiamo cadere di fronte ai primi ostacoli, ma se così accadesse, bisogna avere la forza di ricominciare fino a raggiungere il proprio obbiettivo.

Elisa Ragusa e Giulia di Nuzzo, III D Secondaria,

team del giornalino

AFORISMI SULLA GUERRA E SULLA PACE

La scuola sta finendo e in questo che è l’anno in cui ricorre il centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale per l’Italia, vorremmo parlare di pace. Abbiamo raccolto alcuni aforismi che parlano di guerra e soprattutto di pace. Raccontateci quale vi è piaciuto di più o aggiungetene uno che vi piace o che avete ideato voi. Vi aspettiamo!

L’umanità deve mettere fine alla guerra o la guerra metterà fine all’umanità.

John Fitzgerald Kennedy

In guerra, la verità è la prima vittima.

Eschilo

La via più rapida per porre fine a una guerra è quella di perderla.

George Orwell

È molto più facile fare la guerra che la pace.

Georges Clémenceau

In guerra e in amore sono le ritirate che scatenano le avanzate.

Antonio Fogazzaro

Per farsi dei nemici non è necessario dichiarare guerra. E’ sufficiente dire ciò che si pensa.

Martin Luther King

Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra.

Jim Morrison

Chi vuol la pace, prepari la guerra!

Gianni Rodari

Questa dannata guerra finirà quando saremo troppo vecchi per goderci la pace.

Jim Morrison

 La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro.

Karol Wojtyla

Vale la pena di lottare per le cose senza le quali non vale la pena di vivere.

Ernesto Che Guevara

Non parlare mai di pace e di amore: un Uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso.

Jim Morrison

La poesia è un atto di pace. La pace costituisce il poeta come la farina il pane.

Pablo Neruda

Per avere una vera pace, bisogna darle un’anima. Anima della pace è l’amore.

Papa Paolo VI

La vera felicità è la pace con se stessi. E per averla non bisogna tradire la propria natura.

Mario Monicelli

La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno.

Gandhi

La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.

Nelson Mandela

La pace è come un bambino che sorride ogni volta che lo si guarda.

Toon Hermans

Bianca Seganfreddo e Martina Colombo,

 II D e II B Secondaria, team del giornalino

ECCO PERCHE’ NON VEDO L’ORA DI DIVENTARE GRANDE

ragazza

28 Aprile 2015

Caro diario,

non vedo l’ora di diventare grande, perché vorrei che i miei genitori mi dessero quel poco di fiducia e di indipendenza di cui ho bisogno.

Tutti gli adulti pensano che sia meglio essere piccoli, senza pensieri, che sia meglio andare a scuola e studiare. Ma scommetto che anche loro da ragazzi avevano il mio stesso desiderio, quello di crescere, almeno un po’, per capire cosa c’è al di là di quella che tutti quelli chiamano “infanzia”.

Mi piacerebbe diventare grande per essere indipendente e per decidere da sola quello che vorrei. Tutte le volte che chiedo qualcosa a mia mamma lei mi risponde : ”Quando sarai più grande…” Se ogni volta ci ripetono questo, noi vogliamo crescere ancora di più per arrivare a tutte quelle cose che vogliamo fare.

Eh … diario quante volte abbiamo sentito dire: ”Quanto crescono in fretta!” dai nostri genitori? Non ce ne possiamo mica fare una colpa, in fondo è il ciclo della vita e nessuno ti può impedire di crescere (ad eccezione del vampiro nel film Twilight).

Tutti i “grandi”, che a volte sono più piccoli di noi, ci dicono che questi sono gli anni migliori, ma nessuno di noi la pensa proprio come loro, insomma andare a scuola sei ore per poi fare i compiti fino alle 16:30 per poi uscire meno di due ore, non è proprio il massimo.

Secondo me gli anni migliori sono dai 20 ai 30 anni, perché non si è né troppo giovani né troppo vecchi e perché ormai si è totalmente indipendenti.

Dai 20 anni inizi la continuazione della tua adolescenza e puoi iniziare a fare un sacco di cose anche da solo, per esempio potresti diventare mamma e trovare l’uomo giusto per te.

Puoi iniziare ad andare ai ristoranti con amici senza che i camerieri non ti guardino neanche, perché sei troppo piccola in tutti i sensi.

Crescere sarebbe proprio bello, ma se potessi crescere in questo preciso momento non lo farei perché la vita va vissuta tutta.

Ciao

la tua Lilla

 

Camilla Piatti, III D Secondaria

“DOVE PASSA ATTILA NON CRESCE PIU’ L’ERBA”

attila

Dove passa Attila non cresce più l’erba“: questo il famosissimo detto associato al celebre re degli Unni che ci fa intuire quanto temuto dovesse essere Attila al suo tempo.
Fu infatti l’avversario più irriducibile dell’Impero Romano d’Oriente e di quello d’Occidente.
Il suo soprannome era “flagellum Dei”, ossia flagello di Dio, gli deriva dalla sua malvagità, ma a lui vengono attribuite anche doti di grande e coraggioso condottiero. Il suo vastissimo impero si estendeva dall’Europa Centrale al Mar Nero, al Danubio al Baltico, unificando per la prima ed unica volta nella storia la maggior parte dei popoli barbarici dell’Eurasia settentrionale.

Tra il 404 e il 453 Attila scese con i suoi barbari sull’occidente: settecentomila uomini assetati di sangue con lo sterminio e il saccheggio nei loro cuori, distrussero senza pietà molte città, tra le quali Aquileia che fu rasa al suolo, devastarono e fecero razzia per molti anni nelle regioni dell’impero Romano.

Attila morì nei primi mesi del 453; la tradizione dice che la notte dopo un banchetto che celebrava il suo ultimo matrimonio (con un’ungherese di nome Krimhilda, poi abbreviato con Ildiko), egli ebbe una copiosa epistassi e morì soffocato dal suo stesso sangue.

Alcuni storici hanno provato a spiegare la tradizione dell'”epistassi” con una ipotesi di morte più credibile, probabilmente provocata da emorragia interna  , più precisamente di natura digestiva: Attila ritornato in patria carico di gloria e di bottino, si dedicò al trionfo, imbandendo, per giorni e giorni, colossali tavolate per festeggiare i suoi trionfi e durante uno di questi banchetti il re, esagerando oltre misura con il mangiare morì improvvisamente.

I suoi guerrieri, dopo aver scoperto la sua morte, si tagliarono i capelli e si sfregiarono con le loro spade in segno di lutto così che il più grande di tutti i guerrieri doveva essere pianto senza lamenti femminili e senza lacrime, ma con il sangue degli uomini. Fu seppellito in un triplo sarcofago d’oro, argento e ferro con il bottino conquistato in anni di razzie e ruberie per tutta l’Europa e tutto il corteo funebre, gli uomini che avevano scavato la tomba e i guerrieri che vigilavano sulla sua persona, vennero uccisi e sepolti in sua compagnia, per rendere segreta la sua sepoltura. Secondo le leggende ungheresi il sarcofago si trova tra ilDanubio e il Tibisco, in Ungheria. La sua figura visse, dopo la sua morte, nelle parole dei cantastorie barbari, diventando, con il passare dei tempi, una saga che durò fino alla nascita di quelle su re Artù e i suoi cavalieri, continuò a vivere come figura leggendaria.

Una teoria alternativa sulla morte di Attila, registrata per la prima volta ottant’anni dopo il fatto, racconta che morì per mano di sua moglie Gudrun.

Tra le numerose leggende che circondano al sua morte, interessante quella ambientata ad Aquileia: qui Attila è ammirato da Odabella, una schiava scampata alla distruzione della città che in realtà intende vendicare il suo popolo. Ella è amata da Foresto, il quale arriva al campo di Attila per ucciderlo, ma Odabella sventa il suo piano: deve essere lei a distruggere Attila. Attila, per ringraziarla di averlo salvato, libera Foresto e decide di sposare Odabella. Ma lei fugge e va al campo dei romani, Attila la insegue, viene circondato dai romani e Odabella lo pugnala uccidendolo con la spada donatale dallo stesso Attila.

La maggioranza degli studiosi rifiuta comunque queste versioni come racconti leggendari, preferendo invece la versione data da Prisco di Panion, contemporaneo di Attila.

Riccardo Signorotto, I C Secondaria, team del giornalino

PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA: QUAL E’ IL VOSTRO PREFERITO?

 

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L’elezione del Presidente della Repubblica Italiana del 2015, svoltasi tra il 29 e il 31 gennaio, è stata la tredicesima elezione del Capo dello Stato. Al quarto scrutinio Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica.

Sebbene la scadenza naturale del secondo mandato di Giorgio Napolitano fosse il 22 aprile2020, come largamente anticipato nei mesi precedenti il presidente della Repubblica, quasi novantenne, ha rassegnato le proprie dimissioni il 14 gennaio 2015, al termine del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea.L’Italia nel corso del tempo ha avuto molti presidenti della Repubblica, per l’esattezza undici prima del presidente Mattarella e ognuno di essi a segnato la storia italiana sia nel bene che nel male.

A scuola abbiamo parlato dell’elezione del presidente e ognuno di noi ha intervistato parenti ed amici, per sapere quale sia stato il presidente che li ha colpiti di più e perché.

Ecco la mia intervista ad una giovane mamma italiana:

  • Qual è stato il presidente della Repubblica che l’ha maggiormente colpita? Perché?

Sandro Pertini, il settimo presidente che fu in carica dal  perché ha fatto innumerevoli cose per l’Italia e secondo me si dovrebbe prendere esempio da lui.

  • Quale fatto compiuto da Pertini le è rimasto impresso?

Uno dei fatti per cui credo che Pertini sia il migliore è quello che egli si è fatto sentire dall’alto della Sua autorità di Capo dello Stato per denunciare altri capi di Stato o di Governo che calpestavano i diritti di democrazia e libertà.

  • Quale sue qualità crede l’abbia fatto ammirare da molte persone?

La sua incapacità di resa che fu “mostruosa”, nel senso latino della parola, cioè prodigiosa e l’enorme culto della propria personalità, infine le espressioni e i comportamenti di ambiziosa autocoscienza.

  • Direbbe che egli abbia dato una svolta all’Italia?

Credo di sì, se ricordiamo che quando fu eletto presidente, fin dai primi anni della Sua presidenza, durante la quale le regole democratiche erano minate dalla corruzione, dal terrorismo, da lobbies affaristiche; lui lottò senza tregua per il riscatto di tutti, tanto da ottenere anche piena stima dagli avversari politici, per la sua indiscussa rettitudine.

  • Cosa pensava lui dell’Italia?

Pertini diceva che l’Italia doveva essere portatrice di Pace, che non doveva essere sorgente di morte né di guerra. Sosteneva che il popolo italiano si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra e che tutti dovevano seguire questa strada.

  • Che idea ha lei di Pertini?

Sandro Pertini fu un patrimonio di storia, di idealismo puro, di cultura, di lotta, di nobiltà, di passione che abbiamo il compito di portare avanti.

  • Si può anche dire che era sostenitore dei giovani?

Sì, era uno dei suoi costanti pensieri quello di poter assicurare un posto di lavoro ad ogni cittadino, soprattutto ai giovani; che la disoccupazione era ed è tutt’oggi un male tremendo che può portare anche alla disperazione. Inoltre sosteneva che la più grande preoccupazione era quella che i nostri giovani potessero diventare emigrati della società e che potessero diventare violenti o sottomesi da corruttori senza scrupoli.

  • Pertini come può essere definito?

Egli fu un uomo semplice seguito per la sua concezione non complicata, la sua passionalità, il suo essere schietto, irascibile, a volte burbero, ma anche dolce, la sua etica, ma soprattutto il suo grande esempio di onestà.

  • C’era qualcosa che egli ripeteva sempre di sostenere?

Egli ripeteva che la Sua coscienza di uomo libero si era formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si era rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, Carlo Rosselli, Filippo Turati ecc.

  • Per cosa lo ricorda?

Lo ricordo attraverso l’ultimo suo incontro al Quirinale in cui disse: ”Voi, giovani non venite meno all’impegno per la giustizia e la libertà, non scendete ai compromessi, difendete la vostra dignità, costi quello che costi!”. Grandi parole per una grande persona come lui.

Questo è ciò che pensa una persona italiana che ha visto Pertini quando era Presidente della Repubblica e che ringrazio per aver risposto alle mie domande a cui è stata sottoposta e per il tempo che mi ha dedicato per la riuscita di questa intervista.

 

Giulia di Nuzzo, III D secondaria, team del giornalino

 

 

 

UN MONDO A CUBI: MINECRAFT

minecraftMinecraft ps3 Edition è un gioco creato dalla Mojang da Notch, e si svolge in un mondo fatto di blocchi, la maggior parte dei quali sono cubici, a partire dalla skin, il personaggio che interpreti.

Esiste anche la versione per PC, solo che in questa il mondo è quasi infinito (alle coordinate il mondo è diverso e con una fine), per ps3 il mondo ha dei limiti.

Il personaggio che interpretiamo si chiamerà Steve e con lui andremo in giro per il mondo creato dal gioco per sopravvivere.

Per sopravvivere bisognerà cercare animali per mangiare, spaccare legna per costruire e crearsi un rifugio anti-mostri: un rifugio per difendersi dai mostri che si creeranno durante la notte, i diversi nemici che si creeranno saranno:

-creeper: mostri che sopravvivono anche di giorno e che quando ti avvicini a loro ti esplodono addosso, ogni volta che ne uccidi uno, ti rilascia polvere da sparo, utile per costruire TNT; sono una decodificazione malfunzionante di Minecraft;

-zombie: sono i più facili da sconfiggere perché, a differenza degli altri mob sono più lenti e ti attaccano solo venendoti contro, ogni volta che ne uccidi uno ti rilascia carne marcia, che per 30 secondi non ti fa soffrire la fame, la mattina prendono fuoco e muoiono da soli;

-scheletri: sono quelli che ti attaccano anche da lontano, questo a causa dell’arco che portano, sono gli unici che hanno un arma (nella modalità facile, nelle altre modalità anche lo zombi potrebbe avere un arma e un’armatura), quando li uccidi ti rilasciano degli ossi, utili per addomesticare i lupi, che ti aiutano e ti difendono se vieni attaccato o attacchi qualcuno, la mattina muoiono, ma non rilasciano nessuno osso;

-ragni: questi mob sopravvivono anche di giorno, solo che attaccano solo di notte (se però gli attacchi di giorno ti attaccano anche loro), questi sono uno dei più pericolosi, questo quando ti attacca ti salta addosso e ti manda molti metri rispetto alla posizione in cui eri, quando li uccidi ti lasciano una ragnatela, utile per costruire un arco, e un suo occhio, utile per creare pozioni;

-enderman: questi non attaccano almeno che o non li guardi negli occhi (se indossi una zucca anche se li guardi negli occhi non ti attaccano) oppure non li attacchi, questi mostri hanno la particolarità di trasportarsi e di raccogliere blocchi di qualunque genere, se cerchi di attaccarli da lontano con un arco loro si spostano evitando la freccia, ma non ti attaccano;

-streghe: vivono nelle paludi dentro una casa sopra l’acqua, dentro la casa puoi trovare un tavolo da lavoro e un calderone.

Nel mondo ci sono anche mob, cioè personaggi come i villici o animali, i diversi sono:

-maiali: sono dei mob che uccidendoli rilasciano della carne utile per sopravvivere;

-mucche: esistono due tipi di mucche: quella da latte e quella da funghi: quando uccidi quella da latte ti da della bistecca e della pelle, utile per farsi un’armatura (se hai in mano un secchio vuoto e premi L2 sulla mucca ti ritroverai con un secchio di latte, utile per guarirsi da pozioni spesso inflitte dalle streghe); se uccidi quella da fungo ti da della pelle e un fungo, utile per farsi una zuppa di funghi (se hai una scodella in mano e premi L2 sulla mucca ti dà una zuppa di funghi);

-pecore: ci sono tre tipi di pecore: bianca, nera e grigia… però puoi tu stesso renderle anche di altri colori come: rosso, blu, verde, rosa, viola e altri; questo grazie a delle porpore che se le hai in mano e premi L2 sulla pecora bianca, questa cambierà colore; di qualsiasi colore siano puoi lo stesso creare un letto con tre tipi di lana differenti, il letto serve per passare velocemente dalla notte al mattino e a ripristinare la vita senza mangiare;

-polli: quando li uccidi ti rilasciano un petto di pollo e una piuma con la quale, se hai anche dell’inchiostro, creare un libro;

-lupi: sono animali che si trovano nelle zone innevate, se attacchi uno di loro, ti attaccano in gruppo, puoi addomesticarli premendo L2 con un osso in mano, quando non ti seguono devi dargli della bistecca;

-ocealot: il corrispettivo dei gatti, si addomesticano premendo L2 quando hai un pesce crudo in mano, vanno dove vogliono loro e raramente ti seguono;

-calamari: quando li uccidi ti rilasciano dell’inchiostro e della seppia;

-villici: si trovano in comunità di circa 10 membri e abitano in villaggi, molto spesso nel deserto; puoi effettuare scambi con loro.

Questi sono tutti i mob che trovi nel mondo normale, ma ci sono anche diversi mondi in cui puoi accedere costruendo portali; i portali principali sono due (gli altri si possono scaricare); sono:

-il portale dell’Ender: si costruisce utilizzando occhi di enderman e frammenti del portale dell’Ender, nel quale devi mettere gli occhi , per attivarlo serve un acciarino; in questa dimensione ci sono solo enderman e il Drago dell’ Ender, boss che devi battere per forza per ritornare nel tuo mondo; i blocchi presenti qui sono tutti blocchi dell’Ender;

-il Nether: è costruibile con ossidiana e per attivarlo serve un acciarino, qui si trovano Vampe, mostri di fuoco, zombi pigman: maiali zombificati, non ti attaccano, ma se tu attacchi loro, loro attaccano in gruppo (portano con loro sempre una spada d’oro), Ghast, sono mostri volanti che ti attaccano con palle di fuoco; questo mondo è fatto con blocchi del Nether, lava, pietra lucente e slowstone.

Minecraft è un bel gioco a cubi, fluido e altro, puoi esplorare ovunque tu voglia, fare quello che vuoi e per noi è un ottimo passatempo da impegnare con gli amici.

Diego Lazzari e Riccardo Clemente,

III B e III C Secondaria, team del giornalino

FIVE NIGHTS AT FREDDY’S: LA VERITA’ E’ SVELATA

freddyFive Nights at Freddy’s è il nuovo gioco horror da poco uscito è diventato subito il più famoso e pericoloso gioco horror.

Noi andremo a scavare nella storia di questo gioco perché ogni gioco horror non è sempre solo un’idea del programmatore, ma una storia vera successa realmente.

Esiste un negozio chiamato “Freddy’s Fazbear Pizza” in America nel quale si svolge il gioco, questo ristorante un tempo era un famoso locale nel quale c’erano “animatroni’ robot che si muovevano e parlavano da soli. Un tempo però al posto degli animatroni, nei pupazzi recitavano persone e nel costume di Freddy si trovava un serial killer che sfruttando la fede che avevano i bambini in Freddy, li portò in uno stanzino chiuso dove poi li uccise e li nascose nei costumi di Freddy l’orso, Bonnie il coniglio, Chica il pollo e Foxi la volpe (solo Chica è femmina); i bambini uccisi erano 5 e il quinto si pensa che sia Golden Freddy, un costume uguale a Freddy ma oro e si pensa che le anime di questi bambini controllino i pupazzi e vengano ad ucciderci (nel gioco), si pensa questa cosa perché sulla maschera di Freddy ci sono impronte di mani di bambino.

Si scoprì che i bambini si trovavano nei pupazzi mesi dopo perché sui pupazzi iniziarono a formarsi delle macchie di sangue negli occhi ed essi iniziarono a puzzare di persone morte, tanto che una persona li definì “carcasse animate”.

Nell’87 alla pizzeria durante il giorno della riapertura del locale (Five Nights at Freddy’s 2) a Foxi avviene un cortocircuito e morde una bambina strappandogli il lobo dell’orecchio destro e un adulto, la roba più creepy è che prima di mordere la bambina sembra avere sentimenti (strano per un animatrone) e sembra impossessato e dice frasi strane: “Non mi accetteranno mai” “Non sono come loro” “Uccidili”, e prima di morderla quasi per avvertirla di scappare dice “Non ho il controllo”.

Durante il giorno dell’uccisione dei bambini, la madre di quello che sarebbe diventato Golden Freddy aveva perso il bambino all’entrata dalla pizzeria e sentiva dentro di sé che suo figlio rischiava di morire se entrava lì; la canzone di “Five Nights at Freddy’s 2” è s’intitolata “It’s been so long” e racconta l’episodio in cui vennero uccisi i 5 bambini.

Nel gioco si trova anche un altro personaggio: “The Puppet”, che è quello che ha ridato la vita a 4 dei 5 bambini che poi sono diventati Bonnie, Chica, Foxi e Freddy; questo spiegherebbe perché nel gioco Golden Freddy sembra morto, ma non specificherebbe perché si muoverebbe, infatti nel 2 alcune volte potresti vedere un animatrone senza vestito, appunto quello appartenuto a Golden Freddy

Gli animatroni stanno sotto al controllo di The Puppet ma questo sta sotto un’altra persona: il suo assassino.

Ancora prima dell’apertura del locale c’è stata un apertura alla quale ha partecipato il bambino che sarebbe diventato “The Puppet”: lui non voleva andare al Freddy Fazbear Pizza; infatti cercò di allontanarsi cercando un posto dove non stare ad ascoltare le canzoni cantate da Freddy, Bonnie e Chica (allora cantate ancora da persone umane), ma incontra una persona col costume di Golden Freddy, il quale dopo averlo condotto nella cucina gli tolse tutta la possibilità di muoversi e lo trasformò nel “The Puppet”. Nel gioco bisogna far andare una canzoncina per non farlo uscire dalla scatola in cui si trova; questa canzone è quella che canticchiò l’assassino mentre lo torturava

Allora tutti voi ormai vi chiederete chi sarà il misterioso assassino, basta provare a pensare (per chi ha il gioco): nel 2 la guardia che c’è stata prima di te in un messaggio ti dice “Hai visto Foxi muoversi su East Hall, non è possibile non possono muoversi” e lo dice in un modo quasi per dire che ti vuole morto; sempre nel 2 in uno dei mini-giochi devi inseguire The Puppet e interpreti Freddy, il livello non è possibile se eseguito in un certo modo e questo modo è seguire The Puppet. Ad un certo punto tuttavia, ti arriva incontro il Purple Man che ti ferma, se si esamina la figura si può notare che ha un distintivo sul petto che è quello per identificare la guardia che lavora alla pizzeria e in mano ha un telefono che è quello che usa per mandarti i messaggi, quindi i messaggi che ti invia non sono pre-registrati, ma detti in diretta. Questo poi non è l’unico assassino o Purple Man; infatti dopo che finisci di lavorare nel 2, il giorno dopo riapre il ristorante; ma come?! Vuol dire che noi in realtà non parliamo del fatto che gli animatroni si muovevano e quindi quello che interpretavamo era il Purple Man che si trova in Five Nights at Freddy 1.

Questa è la storia che io e i miei amici abbiamo scoperto riguardo alla vera storia di Five Nights at Freddy e spero che a voi risulti interessante.

Diego Lazzari e Matteo Tognolo,

III B Secondaria, team del giornalino

VOGLIO FARE LA SCRITTRICE

scrittrice

Il libro che oggi vi voglio presentare si intitola “Voglio fare la scrittrice” e l’autrice è Paola Zannoner. Visto che ho appena finito di leggerlo e mi è sembrato fantastico ed istruttivo volevo presentarvelo.

Questo libro racconta di una ragazza di nome Maria Veronica che ha deciso di cambiare il suo nome in Mia quando era piccola. Questa è una ragazza semplice, dolce, carina e ha un solo scopo nella vita: scrivere. Sogna di diventare una celebre scrittrice, ma ogni volta che legge i suoi libri si pente di ciò che ha scritto, non è mai soddisfatta. Il suo grande sogno, infatti, è anche entrare nella più celebre scuola di scrittori, non è del tutto sicura della scelta, ma, quando scopre che in quella scuola ci sarà anche Sean Hamilton, il ragazzo per il quale ha perso la testa, accetta e ne entra a far parte.

Tutto ciò che le accade, lo confida alla sua amica del cuore: Genni, di cui lei si fida ciecamente. Durante l’anno scolastico la ragazza scrive un libro, che racconta di una bambina che si chiama Mia e si ispira a un diario che ha scritto quando era piccola. In questo diario racconta di quando voleva fare la ballerina, la cantante, la maga e molte altre fantasie. Insieme a racconti in parte inventati racconta anche un po’ di realtà. Mentre scrive il suo libro non dice ai genitori della scuola per scrittori e fa finta di studiare, anche se alla fine dirà loro la verità. Dopo tante fatiche, Mia riesce ad entrare in quella scuola scrivendo di un’avventura in barca e nella lista degli ammessi trova anche il nome di Sean.

Spero che questo romanzo vi possa piacere perché a me ha aiutato a scrivere meglio i temi che la mia prof mi ha dato per compito e perché la storia narrata è molto interessante ed il confronto tra la realtà e la fantasia di Mia si mescolano formando un unico insieme, dando così alla storia originalità. Per finire vi raccomando di leggerlo insieme a gli altri libri dell’autrice, tra quelli “Lasciatemi in pace”.

 Valentina Favara, I B Secondaria, team del giornalino